Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina

mercoledì 30 novembre 2011

La Cina entra nel mercato dei vaccini

Grazie alle regole più severe e ai numerosi controlli imposti dal governo nel settore farmaceutico, la Cina potrà vendere, nel giro di due anni, vaccini a costi ridotti.

Nonostante gli scandali che hanno riguardato il settore farmaceutico cinese negli ultimi anni, la Repubblica Popolare si prepara ad entrare nel mercato dei vaccini a costi ridotti. Il Paese asiatico ha dimostrato di poter essere al pari degli standard internazionali, tanto che lo scorso marzo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che l’Autorità per la sicurezza dei farmaci di Pechino è conforme ai requisiti internazionali. Questo riconoscimento permetterà ora di sottoporre i singoli vaccini all’organizzazione entro due anni per venderli successivamente alle Nazioni Unite e alla Gavi raggiungendo le popolazioni più povere. Il primo vaccino potrebbe essere quello contro l’encefalite giapponese, malattia che può condurre anche al decesso.
Già nel 2009 una ditta farmaceutica cinese fu in grado di sviluppare, dopo solo 87 giorni, il primo vaccino contro la febbre suina. Oggi in Cina esistono 30 aziende che producono circa un miliardo di dosi annuali, un record mondiale. Il merito di questi successi è dovuto anche alle misure intraprese dal governo per aumentare i controlli e le sanzioni in caso di irregolarità. L’Oms, comunque, continuerà a verificare la sicurezza dei vaccini.

martedì 29 novembre 2011

Il CIC investirà nelle infrastrutture di Europa e USA

La Cina investirà capitale in Europa e negli Stati Uniti già dal prossimo anno: il CIC è interessato alle infrastrutture occidentali mentre il governo di Pechino comprerà asset di Paesi europei.

In un editoriale del Financial Times, il presidente di China Investment Corporation Lou Jiwei ha annunciato che il Fondo Sovrano cinese, che dispone oggi di riserve per oltre 400 miliardi di dollari, investirà nelle infrastrutture europee e statunitensi. Obiettivo degli investitori cinesi, infatti, è quello di diversificare il più possibile: se prima le operazioni all’estero li coinvolgevano solo in qualità di fornitori, oggi desiderano partecipare attivamente ai progetti e al loro sviluppo.
Il CIC è una realtà basata su principi commerciali ed economici ed è slegata dai piani governativi, motivo per cui non ne segue le dinamiche politiche; tuttavia, gli investimenti che ricerca sono necessariamente ad alta redditività e a rischi contenuti. Per questo, al momento risultano esclusi dai piani di investimento del Dragone i Paesi europei fortemente indebitati. La prima destinazione degli investimenti del Fondo sarà il Regno Unito, dove il CIC collaborerà con i gestori di fondi o investendo direttamente nel settore delle infrastrutture.
Il governo di Pechino, nel frattempo, ha dichiarato di essere interessato ad acquistare asset europei e già dall’anno prossimo invierà una delegazione di investitori cinesi in Europa per comprare aziende europee, promuovendo così il commercio e gli investimenti bilaterali. Il ministro del Commercio cinese Cheng Deming, però, chiarisce che l’Europa deve compiere alcuni passi, tra cui eliminare gli ostacoli normativi per l’entrata di capitale cinese e fronteggiare la crisi del debito. In cambio, la Repubblica Popolare aprirà alle imprese europee, soprattutto in campo finanziario.

lunedì 28 novembre 2011

Costa Crociere in Cina con una WFOE

Costa Crociere S.p.A. sarà la prima compagnia di crociera a costituire una WFOE in Cina, un traguardo ottenuto grazie al sostegno delle autorità locali.

Costa Crociere S.p.A. è uno dei migliori esempi di successo attuali in Cina ottenuto grazie alla cooperazione con le autorità locali, oltre che rappresentare un segnale positivo per il turismo crocieristico dell’area. La società, infatti, sarà la prima compagnia di crociere a costituire una WFOE (wholly foreign owned enterprise) in Cina, che avrà sede a Shanghai.
Il traguardo raggiunto è stato possibile grazie ad un percorso nel Paese asiatico cominciato nel 2006, quando Costa Crociere, anche in quel caso, fu la prima azienda internazionale del settore ad entrare nel mercato cinese e iniziò a sostenere lo sviluppo dell’industria crocieristica in qualità di first mover nel Dragone. In questi anni il marchio si è promosso ed ha ottenuto fiducia e credibilità, diventando tra i più popolari nel campo del turismo: i passeggeri cinesi che hanno viaggiato sulle navi italiane fino ad oggi sono stati 170.000. Il merito dei successi della società va dato agli investimenti in innovazione, relativamente ai servizi e agli itinerari offerti, e alla cooperazione con il Ministero dei Trasporti e la Municipalità di Shanghai; difatti una spinta decisiva è stata l’estensione alle compagnie di crociera della legislazione relativa alle WFOE nel settore dello shipping.
Con la costituzione della WFOE, Costa Crociere offrirà servizi finanziari e commerciali alle agenzie di viaggi cinesi, tra cui attività di marketing, emissione di biglietti e incassi in valuta locale, e punterà ad aumentare la domanda di mercato. Ci sarà, quindi, più spazio per la promozione dei viaggi in crociera, grazie anche alla nuova nave che verrà posizionata in Cina già nel 2012, Costa Victoria.

venerdì 25 novembre 2011

Tensioni sociali in Cina

In Cina si respira un’aria di tensione negli ultimi mesi: gli operai protestano nuovamente, mentre i ricchi emigrano all’estero per sfuggire ad una situazione incerta e preoccupante.

Anche la Cina sta vivendo un momento difficile dal punto di vista sociale, riflesso anche di un’economia altalenante e sottoposta ai rischi della situazione internazionale. Nel Sud del Paese, e in particolare a Shenzhen, Dongguan e Foshan, si registrano nuove ondate di scioperi da parte degli operai di fabbriche dell’industria manifatturiera. Sono per lo più di lavoratori impiegati in aziende taiwanesi o di Hong Kong che protestano contro i recenti tagli salariali che prevedono la cancellazione degli straordinari. Si tratta di una misura presa da molte aziende del settore per compensare il calo degli ordini avvenuto in conseguenza della diminuzione della domanda occidentale. Altro motivo della protesta, inoltre, è la delocalizzazione di alcune produzioni in aree della Cina con costo della manodopera minore o in Vitenam.
A lamentare una situazione difficile non sono solo le classi più basse, ma anche i super ricchi della Repubblica Popolare. Secondo una recente ricerca della Hurun Report e della Banca di Cina, effettuata su 980 milionari (con oltre 1,17 miliardi di euro), il 46% dei super ricchi sarebbe pronto ad emigrare in Paesi come USA, Canada, Singapore, e Australia, mentre il 14% l’avrebbe già fatto. Il motivo principale è proprio l’insicurezza che si respira nel Dragone, dovuta alla situazione politica, alle nuove tensioni sociali, alla corruzione e all’inquinamento. Molti di loro, infatti, vorrebbero dare ai loro figli un’educazione qualitativamente migliore, che la Repubblica Popolare al momento non può offrire. Infine, un terzo degli intervistati emigra per investire il proprio capitale in un Paese più sicuro e molte economie occidentali si stanno attrezzando per poter accogliere adeguatamente i cinesi milionari.