Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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mercoledì 15 giugno 2011

L’inflazione in Cina raggiunge i livelli del 2008

La Banca centrale cinese alza la riserva obbligatoria per le banche a causa dell’aumento dell’inflazione, che è ai massimi degli ultimi tre anni.

Lo scorso maggio, come preannunciato dagli analisti, Pechino ha segnato il maggiore incremento dell'indice dei prezzi al consumo dal luglio 2008, con un aumento anno su anno del 5,5%. Il Governo cinese è particolarmente allarmato dal dilagare dell’inflazione: l’aumento del costo della vita costituisce una grande minaccia per la stabilità sociale del Paese.
Ancora una volta, la crescita dell’inflazione cinese è ascrivibile alla corsa dei prezzi dei generi alimentari, sempre più volatili. I prezzi della verdura, che nella prima metà di maggio erano scesi sensibilmente, verso la fine del mese sono tornati a crescere a dismisura a causa della grave siccità che ha colpito il Paese; inoltre, hanno segnato un rialzo improvviso e inaspettato anche i costi della carne di maiale, aumentati di oltre il 40%. I rincari delle derrate alimentari, tuttavia, costituiscono solo un aspetto del problema: nel mese di maggio, infatti, anche i prezzi degli altri beni sono cresciuti più del previsto, arrivando a quota +2,9% e segnando l'incremento più elevato degli ultimi nove anni.
La People's Bank of China, in seguito all’annuncio della variazione mensile dell'indice dei prezzi al consumo, ha subito stretto “i rubinetti del credito”: a partire da lunedì 20 giugno, le principali banche del Dragone dovranno tenere congelata in bilancio una quota pari al 21,5% dei loro depositi, un livello record che giunge in seguito ai sei rialzi già operati dalla Pboc dall'inizio del 2011. Come ha affermato Dong Tao, economista di Credit Suisse, “aumentando immediatamente la riserva obbligatoria di 50 punti base, la Pboc ha voluto dimostrare la sua massima determinazione nell'arginare la corsa dei prezzi”.
Sebbene quest’ultima stretta creditizia drenerà 384 miliardi di yuan (circa 41 miliardi di euro) dal mercato interbancario, considerando la siccità e le alluvioni che si sono abbattute sulla Cina prima del previsto quest’anno – situazione che, durante l’estate, potrebbe peggiorare – e i probabili danni che, di conseguenza, subirà la produzione agricola, l'inflazione potrebbe salire anche oltre il 6%, costringendo così la Banca centrale a operare un’ulteriore stretta creditizia.

lunedì 21 marzo 2011

La Cina rallenta la corsa al nucleare

In seguito al dramma del Giappone e all’allerta radiazioni, anche la Cina ha deciso di rivedere il suo programma di potenziamento nucleare previsto per sopperire all’enorme domanda energetica del Paese.

Il Consiglio di stato cinese, presieduto dal premier Wen Jiabao, ha deciso nei giorni scorsi di rivedere il programma di potenziamento nucleare del Paese, visto l’allarme di Fukushima in Giappone. Il Dragone, difatti, aveva pianificato la realizzazione di un grande numero di centrali (circa il 40% delle centrali mondiali), di cui una dozzina già in fase di costruzione e 25 in fase di progettazione, per un totale di 400 gigawatt entro il 2050. L’obiettivo era quello di soddisfare il fabbisogno energetico del Paese, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili provenienti dall’estero e limitando l’impatto ambientale del carbone, che attualmente copre il 70% della domanda energetica e produce l’83% delle emissioni di gas serra della Repubblica Popolare.
Fino a qualche tempo fa il nucleare in Cina è stata una voce poco sentita: al momento il Paese dispone di 13 reattori distribuiti in 4 centrali che producono il 2% dell’elettricità nazionale; inoltre, la tecnologia a disposizione in questo campo non è mai stata particolarmente avanzata e il Dragone ha sempre dovuto importare il know how necessario dall’estero. Solo negli ultimi anni si è presa in considerazione l’idea di puntare sull’energia nucleare per soddisfare il crescente fabbisogno, tanto che la Cina ha dichiarato di aver sviluppato una nuova tecnologia per riprocessare il combustibile nucleare esaurito.
Ora, però, la paura proveniente dal Giappone sta rimettendo in gioco i programmi nucleari di molte nazioni, Cina compresa. Il governo di Pechino ha predisposto un test sia sui reattori già in funzione che su quelli in fase di progettazione, per verificarne il rispetto degli standard di sicurezza. L’esito dei test e, presumibilmente, l’evoluzione della situazione giapponese decreteranno il futuro energetico della Cina e di altri Paesi, con un probabile ed ulteriore sviluppo delle fonti rinnovabili.

martedì 20 aprile 2010

Terremoto nella provincia di Qinghai

Mercoledì scorso un’altra tragedia ha colpito la Cina: un terremoto di magnitudo 7,1 ha sconvolto la provincia di Qinghai, al confine con il territorio tibetano. Le vittime sono circa 2.000 e si contano ancora 195 dispersi; l’area maggiormente devastata è quella della contea di Yushu, una zona della Cina poco sviluppata. Il territorio colpito, infatti, già viveva con un’economia locale poco avanzata e lontana dalla globalizzazione della Cina moderna. Nonostante iniziassero a sorgere nuove costruzioni e anche alcuni negozi di marchi americani, la popolazione, di circa 100.000 persone, vive prevalentemente grazie al piombo locale, alle miniere di zinco, al turismo montano estivo e alla medicina cinese tradizionale. La tragedia che si è ora abbattuta ha messo a dura prova la sopravvivenza di questo sistema economico. Il governo cinese si sta ora attivando per intervenire: il presidente Hu Jintao si è recato sul posto domenica scorsa, lasciando così in anticipo il summit BRIC in corso a Brasilia, e ha dichiarato che sono già in programma piani di ricostruzione e che verrà convocato questa settimana un gruppo di coordinamento per gestire gli interventi. Mercoledì il Consiglio di Stato verrà sospeso per esprimere le condoglianze alla popolazione colpita. Intanto sul posto è già presente l’UNICEF per offrire sostegno umanitario.

mercoledì 31 marzo 2010

Siccità nel Sud-Est della Cina: numerosi danni economici ma ora arrivano gli aiuti del governo

I danni provocati dalla lunga siccità che continua a devastare il Sud-Est della Cina dall’estate scorsa sono enormi. Circa 7,73 milioni di ettari di superficie coltivabile sono stati colpiti dal fenomeno, provocando un forte impatto sulla vita e lo sviluppo economico della regione. 24,25 milioni di persone e 15,84 milioni di animali sono coinvolti e soffrono per la mancanza di acqua potabile. Le cause della lunga siccità sono molteplici: la mancanza di pioggia, diminuzione della portata d’acqua dei fiumi, alte temperature, scarsi servizi per la fornitura d’acqua e uso inefficiente dell’acqua. La situazione futura non sembra migliorare, in quanto si prevede che la siccità continuerà ancora per molto.
Le conseguenze economiche del disastro sono molteplici, a cominciare dall’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli della zona. Nella provincia di Guangdong, ad esempio, il prezzo del riso è aumentato del 10% arrivando a circa 8 dollari a sacchetto. Anche la verdura, il tè, fiori freschi ed alcune erbe tipiche di quell’area hanno subito incrementi notevoli di prezzo negli ultimi mesi. Le produzioni agricole, inoltre, sono fortemente diminuite: quella del riso è calata del 10% in quanto la canna da zucchero è stata decimata dalla siccità; nella provincia di Guangxi la produzione è stata addirittura fermata. Il prezzo dello zucchero, di conseguenza, ha raggiunto livelli altissimi. Tra gli effetti più devastanti c’è la misera condizione dei contadini, i quali hanno dovuto rinunciare al raccolto del grano e delle piante leguminose. La mancanza di acqua potabile e di lavoro rende la vita impossibile in queste aree, motivo per cui le autorità consigliano di trovare lavoro in altre zone come lavoratori migranti.
Gli aiuti economici per risollevare la drammatica situazione sono stati stanziati: 72 milioni di dollari per il rinnovo e la costruzione di riserve d’acqua, impianti d’irrigazione e acquedotti. Molti contadini hanno cominciato a coltivare mais, tabacco e patate con tecnologie e sistemi d’irrigazione che risparmiano acqua. Ma per limitare i danni il governo dovrebbe puntare maggiormente su progetti di conservazione dell’acqua, anche in previsione di fenomeni analoghi futuri. Secondo il ChinaDaily, il governo centrale avrebbe stanziato 922,4 miliardi di dollari per supportare i progetti da attivare nella regione colpita.