Lo scorso mese l'indice Pmi della China Federation of Logistics and Purchasing è salito a 50,9 punti, contro i 50,1 punti di febbraio, quando aveva fatto registrare il minimo in cinque mesi.
L'attività manifatturiera in Cina dà segnali di recupero. A marzo l'indice Pmi della China Federation of Logistics and Purchasing è salito a 50,9 punti, a fronte dei 50,1 punti di febbraio, quando aveva fatto registrare il minimo in cinque mesi.
Si tratta del più alto livello registrato da undici mesi a questa parte. Gli economisti avevano atteso un aumento a 51,7 punti.
Le rilevazioni sopra quota 50 segnalano comunque un'espansione dell'attività. Il sottoindice relativo ai nuovi ordini è salito lo scorso mese rispetto a febbraio da 50,1 a 52,3 punti, quello relativo alla produzione da 51,2 a 52,7 punti e quello relativo agli ordini per esportazioni da 47,3 a 50,9 punti.
"Questo indica che l'economia globale si sta stabilizzando", ha dichiarato l'economista cinese, Zhang Liqun.
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martedì 9 aprile 2013
martedì 6 dicembre 2011
Cina, la collaborazione con Marche e Umbria
La scorsa settimana, tra il 27 e il 30 novembre, alcuni imprenditori marchigiani e umbri hanno visitato Changsha e a Dalian, nell’ambito della missione economica delle due regioni in Cina.
Nell'ottobre dello scorso anno, i premier di Italia e Cina avevano stabilito di aumentare l'interscambio commerciale bilaterale e, in particolare, di portarlo a quota 80 miliardi di USD entro il 2015. Al fine di portare a compimento tale obiettivo, i due Paesi hanno cominciato ad avviare sempre più collaborazioni economico-commerciali, a livello provinciale-regionale: in quest’ambito, la collaborazione tra la Regione Marche e la Regione Umbria e le due città cinesi di Changsha (capoluogo della provincia dello Hunan) e Dalian (nella provincia del Liaoning), assume un ruolo molto significativo.
Nel corso dell’intervista rilasciata congiuntamente ai media cinesi e a quelli italiani, in seguito alla visita nel capoluogo dello Hunan e nella città di Dalian, Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche, e Luigi Rossetti, direttore dell’area Internazionalizzazione della Regione Umbria, hanno manifestato il loro apprezzamento relativamente alla collaborazione economico-commerciale avviata con le due città. Circa le caratteristiche di tale cooperazione, Spacca ha dichiarato che con la provincia dello Hunan la collaborazione riguarda prevalentemente il settore meccanico e coinvolgerà la Fiat, mentre a Changsha è previsto un rapporto di cooperazione fra Zoomlion e CIFA Italia e, infine, con Dalian la cooperazione riguarderà le aziende operanti nel settore della moda.
Il presidente Spacca ha poi invitato le Pmi a prendere parte sempre più numerose ai progetti di collaborazione con il Dragone; citando la crisi del debito europeo che sta minacciando l'Italia, ha affermato che proprio in ragione di tale situazione le piccole e medie imprese italiane devono cogliere le opportunità offerte dalla Cina, facendo però attenzione all'aspetto qualitativo della collaborazione con il colosso asiatico, per poter garantire, appunto, la qualità e i risultati ed evitarne un’espansione eccessiva a livello quantitativo.
Nel corso dell’intervista rilasciata congiuntamente ai media cinesi e a quelli italiani, in seguito alla visita nel capoluogo dello Hunan e nella città di Dalian, Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche, e Luigi Rossetti, direttore dell’area Internazionalizzazione della Regione Umbria, hanno manifestato il loro apprezzamento relativamente alla collaborazione economico-commerciale avviata con le due città. Circa le caratteristiche di tale cooperazione, Spacca ha dichiarato che con la provincia dello Hunan la collaborazione riguarda prevalentemente il settore meccanico e coinvolgerà la Fiat, mentre a Changsha è previsto un rapporto di cooperazione fra Zoomlion e CIFA Italia e, infine, con Dalian la cooperazione riguarderà le aziende operanti nel settore della moda.
Il presidente Spacca ha poi invitato le Pmi a prendere parte sempre più numerose ai progetti di collaborazione con il Dragone; citando la crisi del debito europeo che sta minacciando l'Italia, ha affermato che proprio in ragione di tale situazione le piccole e medie imprese italiane devono cogliere le opportunità offerte dalla Cina, facendo però attenzione all'aspetto qualitativo della collaborazione con il colosso asiatico, per poter garantire, appunto, la qualità e i risultati ed evitarne un’espansione eccessiva a livello quantitativo.
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venerdì 7 ottobre 2011
Aumenta il credito privato cinese
Fuori controllo, ormai, il fenomeno del credito privato in Cina e scatta l’allarme dell’authority.
La Cina è preoccupata per l’aumento insostenibile del fenomeno di credito privato; il Paese asiatico, infatti, registra il tasso più elevato di criminalità finanziaria del mondo. Da sempre, si può dire, il Dragone tollera questa forma di finanziamento informale che vede società, aziende, botteghe, consorzi di amici, famiglie e privati prestare danaro proprio o girare a terzi i soldi ricevuti in prestito dalle banche. Questa forma di credito è illegale, soprattutto perché viene erogato a tassi di interesse molto alti, a volte agli stessi livelli dell’usura.
Tuttavia, grazie a questo canale di finanziamento molte piccole e medio imprese sono riuscite a crescere contribuendo al boom economico cinese, motivo per cui il Governo non ha mai varato misure per contrastare la pratica. Ora però il fenomeno rischia di andare fuori controllo: i creditori privati nel Paese sono già centinaia e aumentano esponenzialmente a causa della stretta monetaria varata un anno fa dalla People’s Bank of China che impedisce a molti piccoli imprenditori l’accesso al credito pubblico. Il governo centrale, infatti, ha frenato i prestiti e bloccato la liquidità per ridurre l’inflazione. L’allarme proviene dalla China Banking Regulatory Commission, secondo cui i finanziamenti privati definiti “Grey lending” erogati nelle zone costiere ammonterebbero a circa 3 mila yuan (350 miliardi di euro), 64 aziende non operanti nel settore finanziario ma quotate in borsa avrebbero 17 miliardi di yuan (2 miliardi di euro) provenienti dal credito informale.
Parallelamente, se il grey lending continua a crescere, diminuiscono invece i prestiti concessi dalle banche cinesi: nella prima metà di settembre i prestiti erogati dai quattro principali istituti cinesi hanno registrato un calo di 87 miliardi di yuan.
Solo recentemente il premier cinese Wen Jiabao si è espresso in merito, esortando il governo a fornire un maggiore supporto finanziario alle piccole imprese, sostenendo che esse svolgono «un ruolo insostituibile nella creazione di posti di lavoro e per la crescita economica».
mercoledì 29 giugno 2011
La moda italiana è di tendenza in Cina
La Cina, assieme alla Russia, rappresenta il mercato di sbocco d’eccellenza per la moda italiana, sia per i grandi che per i piccoli nomi del settore.
Il Made in Italy in Cina ha una reputazione molto elevata, soprattutto per quello che riguarda il mondo del fashion. Le opportunità sono enormi e la presenza del Smi agevola l’ingresso sul mercato di aziende del settore. Per le imprese di grandi dimensioni, il cui marchio è affermato internazionalmente, l’accesso è facilitato, ma la loro esperienza ha incentivato l’arrivo anche di quelle di piccola e media grandezza. Queste ultime preferiscono approcciarsi alla Cina scegliendo partner affidabili e ricercando il sostegno di istituzioni italiane.
Tra le grandi aziende, molte stanno avviando una fase espansiva nella Repubblica Popolare, a dimostrazione che il mercato è ricco e in continua crescita. Salvatore Ferragamo, ad esempio, aprirà a breve due nuove boutique nel Paese asiatico: una nel Ginko Department Store Shinghuan Shop di Kunming, città turistica protetta dall’Unesco, e l’altra a Guiyang, città di terzo livello. Un altro nome d’eccellenza, Roberto Cavalli, ha avviato una joint venture controllata al 75% con Uccal di Shanghai, che gestisce 700 punti vendita. Nell’accordo risultano due intese di 5 anni più altri 5 per la distribuzione della linea Just Cavalli per la fascia contemporary, e della linea Class Roberto Cavalli, per il segmento soft look-bridge, nei 95 negozi che verranno aperti con la primavera-estate 2012. Le due boutique della collezione principale Roberto Cavalli, invece, saranno 5 e le prime due apriranno a Pechino e a Shanghai. Con i primi 5 anni il marchio italiano punta a raggiungere 70-80 milioni di euro di fatturato vendita. A completare la lista dei grandi marchi c’è poi John Richmond, brand di punta del gruppo italiano di Saverio Moschillo, che il 18 giugno ha inaugurato un negozio monomarca a Changsha a cui seguirà uno store a Shanghai.
Tra le piccole aziende della moda si distingue, invece, Marly’s, marchio veneto che ha appena avviato una partnership con la Austen Company di Shanghai, colosso presente in 150 città cinesi e che gestisce oltre 250 clienti e distributori. Grazie a questa collaborazione, nei prossimi tre anni l’azienda aprirà 32 negozi nel Dragone in cui si troveranno le collezioni Marly’s, Marly’s 1981 e Kathleen Madden.
Dopo la dura flessione nel 2009, gli anni della ripresa per la moda italiana, quindi, saranno caratterizzati dai nuovi mercati; i tempi sono decisamente maturi per presentarsi con successo in Asia.
martedì 31 maggio 2011
Partnership tra Pmi italiane e cinesi
Il business tra le imprese italiane e cinesi è in continuo rafforzamento, grazie alle frequenti missioni diplomatiche tra i due Paesi e le numerose partnership tra realtà aziendali di piccole dimensioni.
Italia e Cina sono sempre più vicine, sia negli affari che nella diplomazia. Il mese di giugno, infatti, si terrà la visita del vice presidente cinese Xi Jinping (nonché probabile prossimo capo del governo) in Italia. Xi si fermerà a Roma per le celebrazioni della Festa della Repubblica e successivamente si recherà a Milano per discutere di affari e potenziali accordi commerciali tra i due Paesi.
L’Italia, attualmente quarto partner commerciale del Dragone, punta a incrementare il traffico commerciale tra le due economie, arrivando a 80 miliardi di dollari entro il 2015. L’obiettivo potrà essere raggiunto soprattutto tramite le attività delle piccole-medio imprese, realtà aziendali comuni ad entrambi i Paesi; in Cina ci sono 42 milioni di Pmi e 2.500 sono quelle italiane che hanno investito in loco. La strategia commerciale più adottata è quella delle partnership: la Repubblica Popolare dispone di manodopera a basso costo, materie prime, mezzi finanziari e capacità produttiva, ma ha bisogno del know how tecnologico tutto italiano. Tramite queste relazioni le aziende italiane penetrano più facilmente il mercato cinese, mentre le Pmi cinesi possono investire nel nostro Paese per poi estendere le attività di business in tutta Europa.
In quest’ottica si è tenuto la settimana scorsa a Milano l’Italy-Shanghai SME Enterprises Cooperation Forum, con la partecipazione di cinque associazioni di settore italiane, della Regione Lombardia e di Promos Milano. Per l’occasione, i rappresentanti istituzionali della municipalità di Shanghai hanno incontrato enti ed imprenditori lombardi per discutere ed analizzare le opportunità di business. L’importanza delle Pmi è emersa anche per quanto riguarda l’area di Shanghai, in quanto nella municipalità si contano 400mila piccole-medio imprese, di cui 50mila a carattere familiare.
Durante l’incontro è stato ricordato che la Repubblica Popolare dispone di un sistema normativo particolarmente favorevole alle piccole realtà aziendali: è del 2002 la legge che promuove le Pmi attraverso un sistema di finanziamenti specifici che sono riservati dai singoli ministeri. A Shanghai, inoltre, le piccole imprese sono supportate in ogni fase imprenditoriale ed esiste un fondo per i piccoli imprenditori particolarmente innovativi.
Tuttavia, la diffusione di partnership tra Pmi italiane e cinesi risulta ostacolata da alcune criticità, presenti soprattutto nella diversità dei due sistema-Paese: la concezione di “piccola impresa” differisce tra le due nazioni (per la Cina la soglia è di 3.000 dipendenti contro i 50 italiani) e la politica di visti, nonché le normative relative alla proprietà complicano ulteriormente le attività di business.
giovedì 11 novembre 2010
A Pechino nasce il Centro per le Pmi europee
Dal 2011 le piccole e medie imprese europee che commerciano con la Cina potranno contare su di un nuovo strumento: un Centro finanziato dalla Commissione europea per il sostegno delle attività internazionali nel paese asiatico.
Il nuovo centro per le Pmi europee di Pechino, recentemente inaugurato dal vicepresidente della Commissione europea e responsabile per imprese e industria Antonio Tajani, inizierà la propria attività il prossimo gennaio. Sarà gestito da un consorzio delle camere di commercio europee, tra cui anche Unioncamere e le camere del Benelux, Francia, Germania e Spagna. L’iniziativa rientra nel progetto di “Small Business Act” dell’Unione Europea che ha lo scopo di sostenere le imprese più piccole che internazionalizzano, oggi in continuo aumento. Solo le Pmi europee che esportano, infatti, sono oggi il 25% del totale.
Le attività del Centro saranno molteplici. Innanzitutto, esso fornirà informazioni tecniche per operare in Cina, quali: procedure burocratiche, tipologie di contratti e strutture societarie ammesse, certificazione necessarie. L’ente darà anche consigli pratici, che si concretizzeranno nella pubblicazione di un dossier sulle strategie di internazionalizzazione nel corso del 2011, e sosterrà le imprese nella risoluzione di eventuali problemi che sorgeranno nell’approccio al mercato. L’obiettivo ultimo è la cooperazione tra Europa e Cina che sarà incentivata dalla collaborazione del Centro con altri enti di supporto, come la rete “European Enterprise Network” (EEN), che offre già alle imprese cinesi aiuto per lo sviluppo tecnologico e fornisce loro contatti con le organizzazioni europee.
Il nuovo centro per le Pmi europee di Pechino, recentemente inaugurato dal vicepresidente della Commissione europea e responsabile per imprese e industria Antonio Tajani, inizierà la propria attività il prossimo gennaio. Sarà gestito da un consorzio delle camere di commercio europee, tra cui anche Unioncamere e le camere del Benelux, Francia, Germania e Spagna. L’iniziativa rientra nel progetto di “Small Business Act” dell’Unione Europea che ha lo scopo di sostenere le imprese più piccole che internazionalizzano, oggi in continuo aumento. Solo le Pmi europee che esportano, infatti, sono oggi il 25% del totale.
Le attività del Centro saranno molteplici. Innanzitutto, esso fornirà informazioni tecniche per operare in Cina, quali: procedure burocratiche, tipologie di contratti e strutture societarie ammesse, certificazione necessarie. L’ente darà anche consigli pratici, che si concretizzeranno nella pubblicazione di un dossier sulle strategie di internazionalizzazione nel corso del 2011, e sosterrà le imprese nella risoluzione di eventuali problemi che sorgeranno nell’approccio al mercato. L’obiettivo ultimo è la cooperazione tra Europa e Cina che sarà incentivata dalla collaborazione del Centro con altri enti di supporto, come la rete “European Enterprise Network” (EEN), che offre già alle imprese cinesi aiuto per lo sviluppo tecnologico e fornisce loro contatti con le organizzazioni europee.
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