Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
Visualizzazione post con etichetta tecnologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tecnologia. Mostra tutti i post

lunedì 19 marzo 2012

Il mercato degli Smartphone

Boom di vendite degli smartphone nei Paesi emergenti.

Secondo una recente indagine pubblicata da IDC, le vendite di smartphone nei Paesi emergenti sosterranno la crescita del mercato nei prossimi anni. Sempre secondo le previsioni, nel 2012 il principale mercato degli smartphone sarà rappresentato dalla Cina, che sostituirà gli Stati Uniti alla vetta della classifica. Una grande svolta per i mercati emergenti se si considera che entro il 2016 altri due giganti dell’economia mondiale, Brasile e India, entreranno a far parte dei primi cinque Paesi al mondo per consegne di smartphone.
Stando alle parole di Llamas Ramon, Senior Research Analyst per l'area Mobile Phone Technology and Trends di IDC, "Grazie alla dimensione, alla forte domanda e agli elevati ritmi di sostituzione, i mercati emergenti stanno velocemente diventando i motori del mercato smartphone mondiale. Gli utenti nei mercati emergenti cercano più della semplice telefonia vocale e gli smartphone offrono la piattaforma ideale per l'intrattenimento mobile, il social networking e le attività business come visto nei mercati già sviluppati."
I mercati cd. “maturi”, come Stati Uniti, Regno Unito e Giappone, continueranno a registrare importanti tassi di crescita nell’adozione degli smartphone da parte dei consumatori, ma senza dubbio si tratterà di incrementi inferiori rispetto al boom che si verificherà nei BIC. Occorre però precisare che l’aumento degli smartphone nei Paesi emergenti dovrà essere studiato con estrema attenzione, visto che come dichiarato da Llamas, "Il costo totale di proprietà resta un ostacolo per i potenziali acquirenti di smartphone. Gli smartphone rappresentano ancora un investimento consistente per gli utenti di molti paesi. [...] Un'altra considerevole barriera all'adozione è il costo di un piano dati mensile. Affinché i mercati emergenti possano esprimere il loro pieno potenziale, gli smartphone vendor devono sviluppare smartphone a basso costo che offrano una piena e convincente esperienza d'uso e gli operatori mobile dovranno con creatività sovvenzionare il costo dei dispositivi ed i piani dati".
Per quanto riguarda il mercato cinese, Wong Teck Zhung, Senior Market Analyst IDC per l'area Asia/Pacific, ha commentato: "Le consegne di smartphone in Cina avranno un piccolo vantaggio su quelle degli USA nel 2012 prima che il divario si ampli nel corso dei prossimi anni. Non vi sarà alcun passo indietro nel cambiamento di leadership". G. Rajeev, Senior Market Analyst mobile devices per IDC India ha sottolineato come "La domanda per gli smartphone crescerà con gli utenti privati e business che maturano nelle preferenze e nell'uso dei propri dispositivi. I consumatori si stanno abituando ad un maggior utilizzo dei dati, e sfruttano questi dispositivi per l'intrattenimento e per la fruizione di contenuti e non solo come un dispositivo di comunicazione".
Infine il mercato brasiliano è stato fortemente favorito dall’economia in piena espansione e da un tasso di inflazione basso, che hanno garantito un aumento del reddito della popolazione. Basti pensare che nel 2011 il Brasile ha superato il Giappone posizionandosi al terzo posto diventando il terzo mercato per PC.

martedì 20 dicembre 2011

Cina sempre più leader nelle rinnovabili

Dopo aver conquistato il primo posto nella classifica degli investimenti nelle energie rinnovabili, la Cina raddoppia l’obiettivo solare al 2015 e collabora con Enel per la cattura di CO2.

Secondo l’ultimo rapporto della Ernst & Young “Renewable Energy Country Attractiveness Indices”, la Cina è ufficialmente la prima nazione mondiale per investimenti in energia rinnovabile, nonostante abbia comunque registrato un calo rispetto al passato e inizi a subire l’eccesso di offerta di turbine. L’indagine rivela, per altro, che il settore a livello mondiale sta registrando una forte crescita ed interesse soprattutto tra le economie emergenti, a differenza dei Paesi sviluppati, dove la riduzione degli incentivi governativi e il limitato acceso al capitale hanno ridotto gli investimenti.
La Repubblica Popolare, negli ultimi mesi, ha aumentato notevolmente l’installazione di impianti fotovoltaici e i progetti sono ampliamente finanziati da Pechino, che offre tariffe vantaggiose ai quelli che si concluderanno entro il 31 dicembre prossimo. Il primato mondiale, inoltre, ha provocato un nuovo “raddoppio solare”, il secondo del 2011 dopo quello avvenuto in seguito al dramma nucleare del vicino Giappone. La NEA, infatti, ha pubblicato il piano nazionale per lo sviluppo del settore delle energie rinnovabili per il periodo 2011-2015, in cui stabilisce un obiettivo di 15 GW di capacità solare installata per una produzione di 20.000 TWh annuali e 100 GW di capacità eolica per energia elettrica annua pari a 190.000 TWh.
Tali dati configurano il Dragone come un ottimo partner per le aziende del settore. L’italiana Enel, infatti, ha appena concluso un confronto scientifico con i rappresentanti del ministero della Scienza e Tecnologia cinese e di istituti di ricerca e Università della Cina per la creazione di un impianto CCS nella centrale termoelettrica di Tongchuan, nello Shaanxi. Si tratta di un sistema di cattura dell’anidride carbonica che verrà riutilizzata per estrarre petrolio in un pozzo vicino. Enel in questo tipo di progettazione è all’avanguardia e ha già realizzato un impianto pilota bella Centrale Federico II di Brindisi.

lunedì 7 novembre 2011

Forum Italia-Cina: ceramica e tecnologia in agenda

Innovazione tecnologica e materiali ceramici sono i due temi affrontati in occasione di recenti forum tra Italia e Cina, in cui si è ribadita l’importanza della cooperazione bilaterale.

Si sono svolti nelle ultime settimane due importanti forum nell’ambito della cooperazione Italia-Cina, in continuo rafforzamento in diversi ambiti.
Tra questi, il forum sui materiali ceramici, il primo mai realizzato tra i due Paesi, è stato realizzato grazie allo Shanghai Ceramics Insitute della China Academy of Science in collaborazione con l’Ufficio Scientifico e Tecnologico dell’Ambasciata Italiana. Si tratta di un evento volto all’individuazione di attività di ricerca, in ambito istituzionale, in un campo dalla tradizione molto forte in entrambe le realtà. Il progetto assume una rilevanza maggiore alla luce del fatto che l’industria della ceramica italiana sta puntando molto sui Paesi emergenti per risollevare il Made in Italy in seguito alla crisi. E’ importante ricordare, però, che la Cina è stata spesso accusata in questo settore di esportazioni illegali e di dumping, per le quali l’Unione Europea si è più volte pronunciata.
L’altro forum, aperto a Nanchino e concluso a Shanghai, è già al suo secondo appuntamento e riguarda l’innovazione tecnologica. L’evento ha di fatto rafforzato la cooperazione che si era già stabilita in occasione del primo incontro, puntando alla collaborazione attraverso progetti di ricerca scientifica e programmi di ricerca globale. In questo anni sono stati fatti molti passi in avanti tra i due Paesi creando tre Centri di Cooperazione in Italia (trasferimento tecnologico, design e de-governement), programmi di innovazione, di cooperazione industriale e ricerca scientifica.
Entrambi i forum rappresentano la volontà del nostro Sistema-Paese di voler affrontare la potenza cinese attraverso partnership strutturate in quelli che sono i settori chiave di entrambe le economie.

mercoledì 12 ottobre 2011

Si intensifica la collaborazione tra Cina e Russia

Putin si trova in visita ufficiale a Pechino, dove avrà alcuni importanti colloqui con le autorità cinesi per rafforzare i rapporti economici e commerciali tra i due Paesi.

Il premier uscente della Russia, Vladimir Putin, è in visita ufficiale in questi giorni a Pechino, dove ha in programma una serie di colloqui con il primo ministro cinese Wen Jiabao e il presidente Hu Jintao. Questo appuntamento, oltre ad avere come obiettivo l’intensificazione economica e commerciale tra i due Paesi, ha una grande valenza politica. Putin, infatti, ha recentemente annunciato la sua futura presidenza, con l’intenzione di avviare nei prossimi 12 anni un’integrazione economica tra i Paesi dell’Eurasia.
L’interscambio economico tra Russia e Cina dovrà passare quest’anno dai 59 miliardi di dollari ai 70 miliardi, e ai 100 miliardi nel 2015 fino ai 200 entro il 2020, concentrandosi maggiormente sulle innovazioni e le tecnologie avanzate. Gli impegni reciproci prevedono che la Federazione Russa sostenga il Dragone nello sviluppo dell’energia nucleare e dell’industria aerospaziale, mentre la Repubblica Popolare fornirà il proprio aiuto alla Russia nella produzione dei treni ad alta velocità e nelle energie alternative. A tale scopo, durante la visita Putin firmerà un memorandum sulla collaborazione per la modernizzazione dell’economia russa.
Tra gli altri accordi che verranno firmati c’è anche l’intesa per la creazione di un fondo di investimento di 4 miliardi di dollari, al quale contribuiranno il Fondo russo di investimenti diretti e la China Investment Corporation. La condizione alla firma del documento è quella che almeno il 70% del denaro dovrà essere investito in Russia o nella Comunità di Stati indipendenti per progetti strategici, tra cui lo sviluppo di giacimenti minerari e il sistema di trasporto in Siberia.
Infine, questa visita servirà a discutere nuovamente la questione del prezzo del gas, sul quale non è ancora stata raggiunta un’intesa per la fornitura di 70 miliardi di metri cubi all’anno.

giovedì 5 maggio 2011

Tre nuovi centri italo-cinesi per le PMI

La collaborazione tra amministrazione italiana e quella cinese ha dato il via all’apertura di tre centri che sosterranno le PMI italiane e cinesi e ne incentiveranno le relazioni.

Lo scorso 25 aprile il Ministro italiano per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, assieme al ministro cinese della Scienza e della Tecnologia, Wan Gang, ha inaugurato a Pechino il nuovo centro italo-cinese sul trasferimento tecnologico. Si tratta di un supporto per le PMI italiane e cinesi che promuoverà le relazioni tra le diverse realtà nell’ambito della tecnologia e della protezione della proprietà intellettuale. Il Centro offrirà un’assistenza giuridica, tecnica e amministrativa che ridurrà il rischio legato alla proprietà intellettuale; inoltre, si occuperà anche della promozione, tutela e valorizzazione delle imprese sul territorio.
Altra inaugurazione è stata quella per il nuovo centro di Shanghai, anch’esso frutto della cooperazione tra l’amministrazione italiana e quella cinese, dedicato al design e dell’innovazione. E’ invece in previsione un terzo centro di e-governament e cloud computing.
Affiancheranno le tre realtà le rispettive sezioni italiane, che verranno aperte a Roma (per il design e l’innovazione), a Milano (per il trasferimento tecnologico) e a Torino (per l’e-governament e cloud computing).

mercoledì 9 marzo 2011

La Cina attacca il know how italiano

Secondo un rapporto dei servizi segreti, uno dei maggiori rischi delle imprese italiane in Cina è lo spionaggio industriale.

Tra i vari rischi che un’impresa italiana può correre in Cina, rimane quello dello spionaggio industriale “organizzato”. E’ questo lo scenario descritto all’inizio dell’anno dal vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani, che ha richiamato l’attenzione della Ue sul problema, e confermato poi dal servizio di intelligence italiana.
Sono molti, infatti, i casi di società nostrane che vengono acquisite da cinesi esclusivamente per apprenderne il know how tecnologico e sfruttarlo a proprio vantaggio facendo poi chiudere l’azienda italiana. Il fenomeno si è accresciuto in questi tempi a causa della crisi internazionale che ha indebolito le imprese all’estero e riguarda maggiormente le aziende con grandi capitali operanti in diversi settori: telecomunicazioni ed elettronica in primis, ma anche energia, biotecnologie e giochi on line. Molto spesso l’attività di spionaggio del patrimonio tecnologico, abilità tecniche e conoscenze acquisite, nonché di alterazione delle condizioni di mercato, avviene grazie ai soggetti cinesi che vengono inseriti nell’organico dell’impresa italiana. Ciò permette, tra l’altro, di sfruttare il territorio locale in cui è insediata l’impresa per affrontare il mercato europeo con più facilità.
La situazione di allarme riguarda, quindi, tutto il sistema imprenditoriale del Vecchio Continente; sono recenti i casi della Renault, che proprio in Cina avrebbe subito sottrazioni di tecnologie elettriche, e della società inglese City, a cui uomini di Pechino avrebbero rubato importanti segreti aziendali. Ciò richiede una soluzione imminente: tra le proposte vi è l’attuazione di un sistema di controllo ed autorizzazione degli investimenti stranieri applicato già in Paesi come Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Russia e Cina.

martedì 1 marzo 2011

Obiettivi 2011-2015 della Cina: quali le prospettive per le imprese italiane?

La crescita del 7% e lo sviluppo sostenibile prefissati nel nuovo Piano Quinquennale della Cina delineano un nuovo Sistema Paese, in cui per le imprese italiane si aprono nuove opportunità di investimento.

Con il dodicesimo Piano Quinquennale, la Repubblica Popolare Cinese ha affermato i nuovi obiettivi economici del Paese: crescita moderata nel rispetto dell’ambiente e dell’equilibrio sociale. A fronte di questo cambiamento di vedute del gigante asiatico, anche per le imprese italiane interessate al Dragone si prospettano importanti mutamenti.
Sebbene gli Investimenti Diretti Esteri, infatti, saranno ancora favoriti dal governo centrale, molte saranno le questioni critiche da affrontare: la dura concorrenza locale in primis, ma anche i costi più elevati sia del lavoro che degli immobili, nonché i prezzi alti delle materie prime. Nonostante ciò, molti saranno gli ambiti favoriti in cui sarà possibile insediarsi: outsourcing, sistema bancario, sistema assicurativo, commercio elettronico, logistica e distribuzione saranno ancora le aree in cui le imprese italiane avranno buone opportunità di investimento.
Attualmente, nonostante i buoni rapporti commerciali tra i due Paesi, la presenza italiana in Cina è ancora ridotta: si contano circa 1.500 aziende in loco, che sono, comunque, molto competitive in quanto dispongono di una tecnologia efficiente legata principalmente al settore manifatturiero e infrastrutturale.
Con i nuovi obiettivi espressi dal Piano cinese, si prospettano nuove aree di interesse dove sarà più facile penetrare, in quanto esprimono le necessità della nuova Cina: l’industria estrattiva, la sanità (per la quale il governo ha già previsto di stanziare 125 miliardi di dollari), la trasformazione dei beni alimentari, le macchine utensili sofisticate, le tecnologie per il riciclo e gli impianti per l’eolico e le energie rinnovabili.
Le novità del futuro non riguardano solo nuovi settori, ma anche nuove aree dove localizzare impianti e stabilimenti: vista la saturazione delle aree dell’Est e delle grandi metropoli, la Cina cercherà di stimolare investimenti nelle aree interne del Paese e nelle città ancora da sviluppare in zone come la Mongolia, lo Shandong e il Guangdong.

giovedì 3 febbraio 2011

La Cina investe nella green economy

La Repubblica Popolare Cinese vuole ridurre la dipendenza dell’industria locale dal know-how straniero e per questo annuncia grandi investimenti in ricerca e sviluppo e tecnologie all’avanguardia.

Sarà green economy la parola d’ordine della Cina per i prossimi anni: il portavoce del Ministro dell’Industria e dell’Innovazione cinese, infatti, ha annunciato, nei giorni scorsi, che il governo finanzierà lo sviluppo di nuove tecnologie in ambito energetico e industriale. Fonti pulite, auto elettriche, tecnologia mobile di ultima generazione, semiconduttori e biotecnologie sono i progetti per cui verranno stanziati i maggiori investimenti, allo scopo di creare nuove occasioni di business.
A sostenere la politica cinese, si sono mosse anche le principali istituzioni internazionali: il 3 dicembre scorso, infatti, Pechino ha firmato il Climate Change Framework Loan II con la Banca Europea degli Investimenti; si tratta di un piano di finanziamento che impegna la Cina a ridurre le emissioni di CO2 e a sviluppare le energie pulite e per il quale ha, quindi, ottenuto un contributo di 500 milioni di euro.
Infatti, con l’implementazione della green economy, la Cina potrà incentivare l’attenzione per l’ambiente, grazie ad una nuova politica di risparmio energetico e alla moderazione dell’impatto dell’industria del carbone e sarà, inoltre, in grado di ridurre notevolmente la sua dipendenza dai Paesi esteri per il rifornimento di carburante e fonti energetiche.
Con questi obiettivi, in linea con la tendenza globale di promozione delle energie pulite, il Dragone spera di migliorare e consolidare i rapporti con i maggiori Paesi occidentali, soprattutto con gli Stati Uniti. Tuttavia, i sussidi governativi annunciati dalla Cina, non fanno che preoccupare ulteriormente Washington: gli USA, infatti, ritengono che le misure intraprese dal Paese asiatico, in particolare nel comparto eolico e fotovoltaico, violino gli accordi di libero commercio dell’Organizzazione mondiale del Commercio e che possano togliere opportunità di lavoro e di profitto alle aziende occidentali impegnate nello sviluppo di nuove tecnologie.

giovedì 23 dicembre 2010

Nuovi accordi commerciali in seguito ai colloqui annuali tra Cina e Unione Europea

In seguito agli annuali colloqui commerciali tra Cina e Ue sono state siglate nuove intese in ambito tecnologico e si sono discusse le recenti problematiche legate alle terre rare ed al protezionismo.

Non si è dibattuto solo di debito pubblico europeo ai colloqui annuali tra Cina e Ue, tema per cui la Cina si è dichiarata preoccupata: sono state siglate, infatti, alcune importanti intese commerciali che potranno rafforzare la cooperazione tra il Dragone e il Vecchio Continente. All’incontro, tenutosi a Pechino, hanno partecipato il ministro del commercio cinese Chen Deming, il vice premier Wang Qishan, il commissario della Ue Karel De Gucht e il vice presidente della Commissione Europea Joaquin Almunia.
In ambito tecnologico si è raggiunto un accordo per intensificare gli scambi di prodotti tra le due potenze economiche e si sono, inoltre, messe in discussione le restrizioni sull’esportazione di prodotti high-tech verso la Cina attuate dall’Europa.
Altro tema di dibattito è stata la questione del protezionismo messo in pratica dalla Repubblica Popolare Cinese, in particolare per ciò che riguarda le terre rare. L’Europa, infatti, auspica ad un’apertura del Paese asiatico alle aziende europee e a questo proposito la Cina ha garantito prezzi inferiori di acquisto per i consumatori europei e ha dichiarato che non interromperà il rifornimento dei metalli, di cui detiene il 60% delle riserve mondiali.
Il Dragone ha, inoltre, richiesto, che gli venga riconosciuto lo status di economia di mercato e preme per liberarsi dalle accuse di dumping mosse dagli USA per sospetto di violazione delle regole in seno al WTO. Al momento, solo i dazi doganali imposti dall’Unione Europea sui prodotti in ferro e acciaio provenienti dalla Cina sono stati definiti illegali dalla WTO, mentre per quanto riguarda le misure restrittive statunitense sui pneumatici cinesi il Paese asiatico dovrà attendere ancora.
Grazie a questi colloqui la cooperazione tra Cina ed Unione Europea potrebbe conoscere nei prossimi mesi una graduale apertura che favorirebbe le imprese che operano nel Paese asiatico e che non verrebbero così totalmente limitate dalla politica prudenziale e protezionistica attuata dalla Repubblica Popolare.

martedì 14 dicembre 2010

Potenzialità della Cina nella sicurezza in rete

Nel prossimo biennio la Cina si configura come uno dei principali mercati per la sicurezza in rete, superando in valore USA ed Europa messe assieme.

Grazie alla privatizzazione commerciale e allo sviluppo economico, il Dragone potrebbe essere nei prossimi due anni il principale mercato per la Network Security, ovvero la tecnologia per la sicurezza dei dati in internet, gli accessi on-line e la gestione delle reti. La Cina si prospetta interessante soprattutto per l’impegno delle autorità nel controllo delle informazioni trasmesse in rete, elemento che richiede quindi uno sviluppo veloce del settore ed una applicazione massiccia della relativa tecnologia. Inoltre, sono già numerosi gli ingegneri cinesi specializzandi, dottorandi o ricercatori che si stanno formando in questo ambito nelle università ed imprese giapponesi, note per la loro eccellenza nella ricerca e sviluppo di IT.
Ad avere già individuato e colto le opportunità del settore è la Symantec, nota multinazionale nella Network Security che è in procinto di aprire una serie di uffici in Cina a Wuhan, Urumqui, Xi’an, Shenyang, Jinan e Fuzhou proponendosi con un elevato profilo e sfruttando le guanxi locali.
Visto lo sviluppo avviato del mercato giapponese ma anche di quello coreano, le imprese europee del settore che operano già nel continente asiatico e che volessero penetrare in Cina hanno la possibilità di sfruttare la loro notorietà nelle aree limitrofe, offrendo così una garanzia ulteriore ai clienti cinesi.

mercoledì 24 novembre 2010

Shenzhen si trasforma e ospita l'innovazione

Da 30 anni la Zona Economica Speciale di Shenzhen è il centro manifatturiero cinese per eccellenza, ma ora le autorità spingono affinchè diventi la sede di progetti innovativi ad alta densità di capitale.

Quando nel 1980 il capo del Partito Comunista, Deng Xiao Ping, decise di trasformare un piccolo paese di pescatori del Guandong in una Zona Economica Speciale, diede inizio al fenomeno di sviluppo più rappresentativo della Cina. Quell'ex villaggio si chiama Shenzhen ed è stato protagonista negli ultimi 30 anni di una crescita incredibile: attualmente rappresenta il 30% del reddito nazionale, con un PIL pari a quello di molti Paesi occidentali e conta 12 milioni di abitanti.
Shenzhen è diventato il centro dell'industria manifatturiera cinese ed è il simbolo del neocapitalismo della Repubblica Popolare. Grazie a bassi costi di produzione, incentivi statali, agevole accesso alle materie prime, sviluppo delle infrastrutture e strategica posizione geografica, ha attirato investimenti locali e stranieri che hanno contribuito a farne la sede della meccanica e dell'elettronica.
Oggi, però, si assiste ad un cambiamento importante: sulla scia di alcune aziende che da qui hanno sviluppato nuove tecnologie con successo, molte altre realtà caratterizzate da alta innovazione stanno conquistando il territorio. Energie rinnovabili, nanotecnologie e biomedicale rappresentano il futuro della Zona Economica Speciale. Le autorità incentivano queste attività e investono per offrire un centro ad elevata qualità logistica e di servizi. Inoltre, il governo spinge per tagliare la manodopera a basso costo e puntare, invece, su forza lavoro qualificata e per poter garantire produzioni efficienti ed una catena distributiva breve.
Lo sviluppo scientifico sarà, quindi, la nuova sfida di Shenzhen e molti sono i punti di forza che favoriranno questa direzione. La metropoli, infatti, può anche contare sul mondo giovanile, che qui è numeroso. L'età media degli abitanti è di 25 anni e gran parte della crescita della città è dovuta alla giovane imprenditoria cinese, che qui trova spazio e ascolto.
Per gli investitori occidentali, quindi, Shenzhen continuerà ad essere un polo di grande interesse dove saranno possibili i cambiamenti industriali richiesti oggi dal mercato mondiale, come basso inquinamento e alta tecnologia.

martedì 23 novembre 2010

Il piano di sviluppo cinese per il prossimo quinquennio

Nonostante i dettagli del piano di sviluppo per il 2011-2015 si sapranno solo il prossimo anno, sono già state annunciate le linee guida che caratterizzeranno la crescita della Cina.

In seguito al quinto Plenum del Partito Comunista Cinese tenutosi nell’ottobre scorso, è stata presentata la pianificazione per lo sviluppo della Cina, che partirà nel 2011 e proseguirà per i successivi cinque anni. Tra gli obiettivi delle autorità cinesi ci saranno dunque: minore crescita del Pil e riduzione dell’inflazione, riduzione del divario tra i redditi, investimenti per la sicurezza e gli alloggi sociali, investimenti nelle energie rinnovabili.
A questo proposito il 22 novembre scorso, il vice ministro del commercio cinse, Jiang Yaoping, ha dichiarato che il governo attuerà una serie di politiche economiche e piani per lo sviluppo dell’industria e dell’economia verde e che in questo settore si impegnerà per offrire un ambiente imparziale che garantirà gli investimenti delle imprese straniere, alle quali verrà riservato lo stesso trattamento per le imprese locali. Lo stesso Wen Jabao ha annunciato che il Paese si impegnerà a ridurre del 4% anno su anno il consumo di energia.
A ciò si aggiunge l’intenzione di ridurre le importazioni dall’estero intensificando la domanda interna. Ruolo importante per questo obiettivo lo giocherà la valuta cinese, che dovrà apprezzarsi gradualmente. Sembra, però, che le autorità cinesi utilizzeranno l’aumento rapido della moneta assieme all’innalzamento dei tassi di interesse per rallentare l’economia.
Importante punto del piano quinquennale riguarda, inoltre, lo sviluppo scientifico. Dal 2006 al 2010 gli investimenti in questo settore sono cresciuti annualmente del 20% ma che per i prossimi 5 anni si seguirà uno sviluppo basato sul sostegno all’innovazione, l’incoraggiamento della domanda e l’elaborazione di un piano globale. La Cina mira alla creazione di programmi scientifici e tecnologici specializzati in campo informatico, agricolo, logistico, energetico e all’implementazione delle nuove industrie, ammodernando quelle tradizionali.

martedì 26 ottobre 2010

L’invasione della Cina

La Cina non è più solo un mercato oggetto di investimenti da parte delle imprese internazionali; il Paese, infatti, si impone sempre più come competitor e investitore globale.

Tecnologia e innovazione non sono caratteristiche esclusive del mondo occidentale: oggi la Cina ne ha fatto i suoi punti di forza per sviluppare il processo di modernizzazione del Paese. Il settore maggiormente coinvolto in questo percorso è quello dei trasporti: qui si stanno mettendo a punto progetti ambiziosi e di grande portata.
Nel campo aeronautico, entro il 2014 la Cina metterà in commercio un nuovo jumbo che è destinato a competere con i Boeing e Airbus grazie ai motori di nuova generazione di cui disporrà. Nel 2016 i velivoli potrebbero essere consegnati ai primi acquirenti, che si ipotizza saranno le compagnie nazionali, ma l’obiettivo è quello di penetrare il mercato internazionale. Sulla rete ferroviaria, invece, si sta pianificando la costruzione di un treno che viaggi a 500 chilometri orari. La Repubblica Popolare Cinese è già all’avanguardia nell’alta velocità ferroviaria con 7.055 km di rete che nel 2012 potrebbe arrivare a 13 mila km.
L”invasione” della Cina, tuttavia, non si limita a questo ma è visibile anche nel turismo, attività in aumento tra i cinesi, grazie anche alla graduale crescita dei redditi. Le ultime rilevazioni di Global Blue sugli acquisti tax free in Italia da parte di acquirenti extra –Ue nei primi nove mesi del 2010, vedono i consumatori cinesi al secondo posto subito dopo i russi. I compratori dalla Cina acquistano prevalentemente prodotti di lusso come articoli di gioielleria e dell’arte orafa italiana tra cui accessori e orologi. Non sarà un caso se le vendite del settore del lusso registrano un aumento del 22% in Asia e la Cina rappresenta il 6% del mercato totale, con vendite pari a 8,2 miliardi di euro. La maggior parte sceglie come meta Milano (dove le spese nelle gioiellerie arrivano a 6.500 euro) ma non vengono disdegnati gli outlet, in cui si è registrato un aumento del 65%.

martedì 12 ottobre 2010

Cina & Tecnologia: il binomio ideale per le imprese italiane

La tecnologia è uno dei settori attualmente più promettenti tanto per gli investimenti italiani in Cina quanto per quelli cinesi nel nostro Paese.

Più volte, negli ultimi mesi, si è ribadito che l’ambito tecnologico è uno dei settori più attrattivi per i futuri investimenti delle imprese italiane in Cina. Il paese asiatico è recentemente diventato il primo mercato di sbocco per le macchine utensili italiane, superando così la Germania che deteneva il primato in precedenza. Il mercato cinese, infatti, è stato l’unico che nel corso del 2009 non ha rallentato i consumi di beni strumentali, ma che, anzi, si è conquistato il ruolo di principale destinazione per i robot italiani, con una crescita del 6,4%, pari ad un valore di 14 miliardi. Nel primo semestre 2010, inoltre, la Cina ha assorbito l’export italiano per un totale di 170 milioni, ovvero il 15,6% delle esportazioni.
La tecnologia è protagonista anche nei progetti di partnership tra Cina e Italia; tra le intese commerciali firmate nei giorni scorsi in occasione della visita di Wen Jiabao a Roma, vi è un accordo tra le società di telecomunicazioni Huawei e Vodafone, che prevede una collaborazione di 5 anni per lo sviluppo della rete a banda larga di nuova generazione. L’obiettivo è quello di ricercare tecnologie e servizi particolarmente innovativi nelle telecomunicazioni, attraendo talenti locali e rivolgendosi alle aziende che vogliono potenziare i propri servizi di comunicazione. La società cinese, presente in Italia da 5 anni, punta molto sull’attività di R&S e aprirà a breve un centro ricerche a Milano.
Il nostro Paese ha un notevole vantaggio in ambito tecnologico: è dotato di elevati livelli di innovazione e qualità, il che rappresenta non solo uno strumento ideale per l’espansione in Oriente, ma anche un vantaggio per la creazione di accordi con le multinazionali cinesi, fortemente orientate verso lo sviluppo di nuove tecnologie.

lunedì 4 ottobre 2010

Il futuro degli investimenti italiani in Cina

Nel primi 8 mesi del 2010 l’Italia registra un notevole deficit commerciale con la Cina. Tuttavia, si prospettano grandi opportunità di investimento in molti settori, soprattutto nel campo delle rinnovabili e delle tecnologie ambientali.

L’import-export dell’Italia con la Cina da gennaio ad agosto di quest’anno registra un dato negativo, scendendo di 11,6 miliardi di euro. Nonostante ciò, a sostenere lo scambio commerciale resistono le esportazioni italiane verso il mercato asiatico, che nel 2009 aumentarono del 3,1%, sebbene settori come quello tessile, dell’elettronica e degli apparecchi elettrici abbiano subito maggiormente la crisi. Positiva, inoltre, la stima del volume degli scambi tra le due economie per il prossimo anno, che si attesterà intorno ai 40 miliardi di dollari.
Le opportunità di business per le imprese italiane nella Repubblica Popolare Cinese sono molteplici e destinate ad aumentare grazie ai numerosi progetti di collaborazione in programma tra i due paesi. Il prossimo 7 ottobre, infatti, si inaugurerà l’anno della cultura cinese in Italia, evento che oltre a spettacoli, manifestazioni, mostre, concerti, sarà caratterizzato da forum scientifici, dibattiti economici e convegni sulle rinnovabili. Gli obiettivi dell’iniziativa sono quelli di rafforzare il legame politico tra i due paesi, far conoscere le rispettive culture, ma soprattutto creare nuove opportunità di business in settori come quello tecnologico, delle energie rinnovabili, turistico e culturale, che al momento rappresentano le aree di maggior interesse. Diversi sono gli incontri previsti, uno di questi, è il forum sull’innovazione, che si terrà il prossimo 8 novembre.
Parallelamente, si lavora per rafforzare lo scambio di tecnologie Italia-Cina anche all’Expo di Shanghai, dove dal 13 settembre scorso si sono susseguiti numerosi seminari e convegni dedicati all’ambiente e alle tecnologie verdi. Tra gli obiettivi delineati si evidenziano: l’incentivo del turismo sostenibile e dei prodotti tipici, la protezione del patrimonio naturale e culturale, programmi di cooperazione allo sviluppo e scambio di know-how e tecnologie. Durante i seminari si sono proposti gemellaggi tra parchi italiani e cinesi oltre a partnership universitarie e di centri di ricerca. E’ stato inoltre definito il programma ambientale della Cooperazione italiana in Cina, per il quale saranno investiti 70 milioni di euro.

mercoledì 8 settembre 2010

Imprese italiane protagoniste all’Expo di Shanghai

Dal 24 luglio al 7 agosto scorsi presso il padiglione italiano dell’Esposizione Universale di Shanghai si è svolta la mostra dal nome “Italia degli Innovatori”, un importante evento affiancato da manifestazioni culturali, convegni e 260 incontri business to business.
Alla manifestazione, promossa dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e Innovazione e che ha visto la partecipazione di 500 mila visitatori, 84 imprese italiane hanno esposto 265 progetti Made in Italy. I prodotti hanno rappresentato il meglio della creatività e dell’innovazione tecnologica italiana, in particolare nel campo medico, dell’energia eolica e dello smaltimento dei rifiuti. Ad ottenere maggiori preferenze è stato il progetto “Suite Home”, una casa sulle ruote riciclabile ed ecosostenibile progettata dalla Hanger Design, azienda veneta, e realizzata dalla Pircher Oberland, di Bolzano.
Durante i mesi estivi si sono succeduti diversi incontri, tra cui un convegno sulla robotica e sullo scambio di tecnologie tra Italia e Cina e una dimostrazione dell’abilità artigianale di Bottega Veneta per la produzione di borse. Un protagonista importante è stato il Piemonte, la prima regione italiana per attività di ricerca e sviluppo, che con la mostra “Sinfonia del Piemonte” ha sfoggiato esempi di creatività e tecnologia regionali.
Grazie ai numerosi eventi che hanno reso l’Italia protagonista in Cina nei mesi estivi, 14 imprese italiane presenti all’Expo hanno potuto stringere accordi commerciali con aziende locali, confermando così il grande apprezzamento per la qualità italiana in Cina. Per il futuro sembra che sia in progetto una collaborazione tra aziende italiane e istituzioni cinesi, mentre potremo assistere a successive edizioni di “Italia degli Innovatori” nei Paesi del BRIC con progetti specifici per Brasile, Russia, Cina e India. Un’occasione da non perdere per le imprese italiane che puntano sulla qualità e l’innovazione per farsi strada nei paesi emergenti.

mercoledì 9 giugno 2010

Gli accordi del forum di cooperazione tra Italia e Cina

Il 7 giugno scorso si è svolto a Milano un forum di cooperazione tra le PMI cinesi e quelle italiane, iniziativa promossa dal governo dei due paesi. La visita della delegazione cinese, guidata da He Guoqiang, membro del Comitato Centrale del Partito e dal vice ministro del Commercio Estero cinese, Gao Hucheng, rientra in una missione economica che, dopo l’Italia, toccherà anche Islanda, Norvegia, Lituania, Azerbaijan e Turkmenistan. L’iniziativa era volta ad accertare ed implementare le opportunità di collaborazione commerciale, industriale e di investimento offerte alle aziende italiane dalla Cina.
Al forum milanese circa 40 aziende italiane hanno incontrato 130 imprenditori cinesi del settore tessile, dell’abbigliamento, delle calzature e dell’elettronica. Molte sono state le intese e gli accordi portati a termine; è stato siglato, in primis, un memorandum d’intesa tra il Ministero dello Sviluppo Economico italiano ed il Ministero del Commercio Cinese in campo logistico e della grande distribuzione. E’ stato inoltre firmato un accordo tra la Camera di Commercio Cinese e la Camera nazionale della moda per l’import-export di prodotti tessili. Tra gli altri impegni è stato formulato un accordo in campo rinnovabile tra la Banca di sviluppo nazionale cinese ed il Fondo mondiale per l’energia solare per la costruzione di una centrale nel Sud Italia. In campo tecnologico è stata firmata un’intesa tra Huawei e Wind per la creazione di una piattaforma wireless. Altri accordi figurano per la fornitura di marmi, i prodotti d’arredamento, i macchinari per le calzature, per la cooperazione nelle produzioni artistiche e nella promozione fieristica.
Intanto Invitalia, Agenzia nazionale per l’attrazione di investimenti e lo sviluppo di imprese, ha firmato un accordo con China Development Bank (CDB), impegnata da anni a supportare gli investimenti cinesi all’estero. L’intesa siglata tra le due parti prevede una serie di iniziative comuni per le politiche d’investimento e le attività di promozione.

venerdì 4 giugno 2010

L’innovazione alla fiera internazionale di Pechino del settore tecnico-scientifico

Si è svolta la scorsa settimana a Pechino la Fiera internazionale del settore tecnico-scientifico, esposizione che si tiene ogni anno a maggio ed è organizzata dal Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese e dal Consiglio cinese per la promozione del commercio internazionale. L’evento ha ospitato delegazioni di una ventina di paesi e regioni del mondo, nove organizzazioni internazionali e aveva il seguente tema: “Rafforzamento della capacità di innovazione autonoma e accelerazione della trasformazione del modello di sviluppo”. Alla manifestazione, infatti, le circa 2000 imprese cinesi e straniere partecipanti hanno presentato gli ultimi risultati tecnico-scientifici legati alle nuove risorse energetiche, al risparmio energetico e alla tutela dell’ambiente, ai nuovi materiali, al settore informatico e delle biotecnologie. Nelle edizioni passate molte tecnologie e prodotti presentati alla fiera hanno poi contribuito alla nascita di nuove concezioni tecnico-scientifiche mondiali.
In particolare, quest’anno si sono proposti i risultati dell’innovazione autonoma della Cina, si sono toccati i temi legati all’economia a bassa emissione di carbonio, alla biodiversità e alle città mondiali, e si è promossa la cooperazione settoriale e l’attuazione di progetti, dando molto spazio all’internazionalizzazione. L’ammontare totale dei progetti in campo tecnico-scientifico e nel commercio tecnologico si è attestato a 4 miliardi di dollari.

martedì 25 maggio 2010

Le industrie nucleari cinesi pianificano grandi espansioni entro il 2012

La compagnia cinese “State Nuclear Power Technology Corp.” ha annunciato di voler vendere le proprie azioni nel secondo quadrimestre del 2012, aumentando così il capitale da 600 milioni di dollari a 1,46 miliardi di dollari. Il progetto prevede una graduale strutturazione dell’impresa per poter entrare nel settore finanziario, processo che avverrà tra il 2011 e la fine del 2012. La "State Power Technology" è la compagnia responsabile dell’introduzione e sviluppo in Cina della tecnologia nucleare di terza generazione grazie alla collaborazione con la francese “Areva” e la statunitense “Westinghouse”. Al momento si sta occupando della costruzione di 4 nuovi impianti nucleari di nuova generazione: 2 nella provincia di Zhejang (Sanmen) e 2 nella provincia di Shandong (Haiyan).
La strategia di espansione tramite un listing plan è intrapresa anche da altre compagnie locali; la “China Guandong Nuclear Power Group” sta infatti pianificando il coinvolgimento di investitori stranieri per avviare una IPO entro il 2012. La Cina, quindi, continua a investire nell’energia nucleare, la cui industria ha conosciuto un notevole sviluppo negli ultimi anni. Il paese, infatti, prevede di aumentare la propria capacità nucleare da 70 gW a 80 gW entro il 2020.

venerdì 21 maggio 2010

Le opportunità del distretto di Pudong, Shanghai

Nella zona est di Shanghai si trova un’area di 1210 Kmq che rappresenta in qualche modo la crescita economica della città: è il moderno distretto di Pudong, sorto nel 1990 in seno al processo di apertura e sviluppo della Cina, e che nel 2009 ha registrato un PIL pari a 400 miliardi di yuan. Pudong nasce all’interno dell’area finanziaria e commerciale della città, Lujiazui, zona di interesse nazionale ed internazionale, e si è sviluppato in settori particolarmente innovativi per la gestione della città e l’applicazione di nuovi metodi di sviluppo economico. Recentemente si sta puntando sul settore amministrativo, tra cui risulta importante il raggiungimento di efficienza e alta qualità per attirare aziende e talenti nella zona. Il distretto concentra inoltre molte risorse nel campo scientifico e tecnologico, con particolare attenzione all’high-tech e ai servizi. Notevole in questo senso è il parco hi-tech di Zhangijan, creato nel 1992, in cui vengono sperimentate le tecnologie più recenti e in cui trovano posto le multinazionali che operano nei settori dei circuiti integrati, biofarmaceutici e servizi informatici.
Tuttavia, ciò su cui non si è ancora investito molto è lo sviluppo sociale: nel prossimo futuro saranno necessarie riforme e progetti per migliorare la qualità della vita della popolazione, dando spazio all’evoluzione ecologica e all’energia sostenibile.