Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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mercoledì 7 novembre 2012

8 novembre: Congresso Nazionale del PCC

Il Partito Comunista Cinese, che governa la nazione più popolosa del mondo dal 1949, darà il via al Diciottesimo Congresso Nazionale il prossimo 8 novembre, al termine del quale sarà nominata la prossima formazione di leader alla guida del paese.

Inizia domani in Cina il congresso del PCC che porterà alla formazione della nuova guida del Paese. La transizione di governo in Cina ha una valenza che va oltre la stabilità economica nel contesto internazionale e sarà proprio il nuovo governo di Pechino a dare forma all’economia nazionale. Secondo gli esperti, la direzione verso la quale saranno indirizzate le riforme economiche determinerà la capacità del Paese di dirigersi verso la cosiddetta "sostenibilità".
A causa della segretezza del sistema politico cinese è sempre difficile prevedere quale sarà questa direzione e allo stesso tempo pronosticare quali saranno le prossime mosse del governo; il cambiamento per la Cina è a ogni modo vicino e quello che accadrà avrà impatto su tutta l’economia mondiale, forse anche più di quanto non ne abbia la rielezione di Obama.
Nel frattempo, l’economia mondiale resta a guardare, in attesa di conoscere quali saranno i cambiamenti e quali le implicazioni sugli assi economici internazionali che ne determineranno il futuro.

mercoledì 13 aprile 2011

Pechino: stretta conservatrice per mantenere la stabilità socio-politica

In reazione alle rivolte che hanno recentemente colpito il Nord Africa, Pechino chiude ogni possibilità di riforme democratiche e riafferma gli ideali conservatori per una più controllata “gestione sociale”. 

 In occasione del saluto all’Assemblea nazionale del popolo, Wu Bangguo presidente dell’Anp, ha attirato l’attenzione internazionale dopo aver elencato i “sette non” sulla politica cinese: la non adozione di valori occidentali; la non adozione di un sistema di più partiti che a rotazione tengano l’ufficio; la non pluralizzazione dei dogma guida dello Stato; la non divisione tripartita dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario; la non adozione di una legislatura bicamerale; il rifiuto di un sistema federale e della privatizzazione.
I precedenti piani quinquennali della Cina erano, in genere, focalizzati sull’economia, mentre il Programma Quinquennale per lo Sviluppo Sociale ed Economico per il 2011-2015, divulgato dall’Anp a metà marzo, ribadisce con fermezza la centralità del Partito Comunista Cinese (Pcc) ed è prevalentemente focalizzato sulla necessità di imporre un maggior controllo sulla popolazione. Infatti, il Programma contiene lunghe sezioni relative al rafforzamento della sicurezza pubblica per far fronte a eventuali “incidenti di massa” analoghi a quelli che si sono verificati nel Magreb – visti come un ostacolo sulla strada della grande modernizzazione della nazione - e mantenere così la stabilità socio-politica interna. Il Programma espone i piani elaborati dalla leadership del Pcc per costruire in tutta la nazione un “sistema di risposta rapida” atto a prevenire gli episodi di emergenza che le “forze ostili anti-cinesi” potrebbero provocare. L’ “ossatura” di questo meccanismo, che si prevede sarà costituita per il 2015, comprenderà la polizia, funzionari della Polizia armata del popolo (Pap) e dell’Esercito di liberazione del popolo (Pla): il secondo dovrebbe essere integrato da esperti di sicurezza pubblica e professionisti, da uno staff a tempo pieno e a tempo parziale di strutture connesse alla sicurezza e da volontari (nella maggior parte dei distretti, un residente su 10 diventerebbe un “volontario sociale registrato”). L’impiego di volontari è già stato sperimentato in occasione delle Olimpiadi estive del 2008 e dell’Expo 2010 di Shanghai, quando le municipalità di Pechino e di Shanghai reclutarono oltre un milione di sorveglianti per mantenere l’ordine e il rispetto della legge.
Affinché la società cinese “sia piena da una parte di vigore, e dall’altra di armonia e stabilità” - come ha affermato il presidente Hu Jintao in occasione di un incontro del Politburo a febbraio - gli uffici per la gestione sociale stanno sorgendo nell’intera nazione: ci sarà almeno una di queste unità per ogni strada principale nelle grandi città, come pure per ognuna delle città e dei comuni rurali del Paese.
Inoltre, in considerazione e conseguentemente al ruolo che le ong hanno svolto nelle rivoluzioni colorate in Asia Centrale, Medio Oriente e Nord Africa, il Programma raccomanda anche che le “organizzazioni sociali”, le ong cinesi, siano poste sotto una più stretta sorveglianza del governo, soprattutto quelle che sembrano avere rapporti con Paesi occidentali. Alcuni dipartimenti del Pcc e del governo sono stati sollecitati a “istituire una serie di prassi e di criteri per le attività delle organizzazioni sociali, e per aumentare l’efficienza effettiva della supervisione del governo”.

martedì 8 marzo 2011

La futura dirigenza cinese proviene dalle guardie rosse

Dal 2012 al governo attuale succederanno nuovi leader politici che rimarranno in carica fino al 2022: il profilo della nuova dirigenza, caratterizzata da un gruppo di ex rivoluzionari, condizionerà il futuro della Cina e del mondo intero.

Il Dragone si trova in una fase di transizione politica molto delicata: da un lato, il Paese si sta avvicinando al cambio della guardia nella dirigenza, e dall’altro, sta attraversano un clima di tensione inaugurato dalla modesta “rivoluzione dei gelsomini” delle ultime settimane.
Per quanto riguarda i nuovi leader politici, è ormai confermato che i futuri presidente e premier saranno, rispettivamente, Xi Jinping e Li Keqiang. Il primo, laureato in economia e legge, ha la fama di un uomo duro e volitivo ed è un ex capo delle guardie rosse; Keqiang, giurista, è cresciuto nella gioventù comunista e tra spiriti liberali. Il profilo dei due politici, di impronta rivoluzionaria, evidenzia già un forte cambiamento rispetto alla dirigenza attuale, invece molto più tecnico. Terzo dirigente supremo sarà Li Yuanchao, capo del dipartimento organizzazione del partito; si tratta di uno dei pochi politici cinesi che parla correttamente l’inglese, anch’egli ex militante nella gioventù comunista. Infine, altro esponente sarà Bo Xilai, forse la figura più occidentale del gruppo: agile nelle relazioni politiche e nel rapporto con la stampa ed il pubblico è un uomo schietto e attivo politicamente.
La futura dirigenza del Partito dovrà probabilmente fare i conti con una società cinese in continuo mutamento. Sebbene la maggior parte della popolazione rimanga filogovernativa, si affacciano anche in Cina i primi segnali di una rivoluzione che molto gradualmente potrà cambiare il Paese. Le ultime due domeniche di febbraio, infatti, sono state organizzate alcune manifestazioni nelle piazze di alcune città della Cina, ispirate alle sommosse del mondo arabo. L’adesione all’appello è stata a dir poco modesta, con poche centinaia di partecipanti, ma è stata sufficiente per scatenare le forze dell’ordine, che hanno attirato l’attenzione internazionale per la durezza e l’eccesso con cui hanno reagito nei confronti della popolazione. La piccola rivoluzione è forse il segnale che la Repubblica Popolare nei prossimi anni, con la stabilità economica ed il benessere diffuso, vedrà sorgere nuove esigenze da parte dei cittadini: crescenti aspettative politiche ma, soprattutto, maggiore libertà.

lunedì 14 febbraio 2011

Cina e religione

Per anni la Cina si è dichiarata una nazione atea, ma una recente indagine rivela che la maggior parte dei cinesi ha una credenza religiosa o ha partecipato almeno una volta a una cerimonia sacra.

Dalla Rivoluzione Culturale in poi, le autorità cinesi hanno cercato di sopprimere qualsiasi forma di credo religioso nel Paese, anche attraverso la violenza e la persecuzione. Ai membri del Partito Comunista e della Lega Giovanile, infatti, è vietato professare una confessione religiosa e il governo rifiuta di accettare la presenza di numerosi credenti tra la sua popolazione, affermando che solo 100 milioni di persone non sarebbero atee.
Tuttavia, la realtà sembra essere diversa: secondo quanto emerso dall’Indagine sulla Vita Spirituale dei Cinesi, solo il 15% degli adulti sarebbero atei, mentre l’85% pratica una religione. Anche all’interno dello stesso Partito di Stato e della Lega Giovanile, il 17% dichiara di avere una fede e il 65% di aver partecipato ad una cerimonia spirituale. La religione più seguita in Cina è, secondo l’indagine, il Buddismo con il 18% di credenti (185 milioni di persone), di cui il 12% all’interno del Partito Comunista. Segue il Cristianesimo, con il 3,2% della popolazione (33 milioni di persone). Tra le altre confessioni, si trovano il tradizionale culto degli antenati, praticato ancora da 754 milioni di persone, e il feng shui, i cui precetti sono seguiti da 45 milioni di individui.
Tali risultati dimostrano come il Dragone sia ben lontano dal poter essere considerato uno Stato ateo e che, invece, sia una nazione ricca di tradizioni e spiritualità. Sebbene le autorità tenteranno ancora di rimuovere qualsiasi riferimento religioso, la tendenza del Paese verso una religiosità si rafforzerà nei prossimi anni, anche grazie all’influenza e ai contatti con l’Occidente, aprendo le porte a nuove prospettive e approcci.

martedì 23 novembre 2010

Il piano di sviluppo cinese per il prossimo quinquennio

Nonostante i dettagli del piano di sviluppo per il 2011-2015 si sapranno solo il prossimo anno, sono già state annunciate le linee guida che caratterizzeranno la crescita della Cina.

In seguito al quinto Plenum del Partito Comunista Cinese tenutosi nell’ottobre scorso, è stata presentata la pianificazione per lo sviluppo della Cina, che partirà nel 2011 e proseguirà per i successivi cinque anni. Tra gli obiettivi delle autorità cinesi ci saranno dunque: minore crescita del Pil e riduzione dell’inflazione, riduzione del divario tra i redditi, investimenti per la sicurezza e gli alloggi sociali, investimenti nelle energie rinnovabili.
A questo proposito il 22 novembre scorso, il vice ministro del commercio cinse, Jiang Yaoping, ha dichiarato che il governo attuerà una serie di politiche economiche e piani per lo sviluppo dell’industria e dell’economia verde e che in questo settore si impegnerà per offrire un ambiente imparziale che garantirà gli investimenti delle imprese straniere, alle quali verrà riservato lo stesso trattamento per le imprese locali. Lo stesso Wen Jabao ha annunciato che il Paese si impegnerà a ridurre del 4% anno su anno il consumo di energia.
A ciò si aggiunge l’intenzione di ridurre le importazioni dall’estero intensificando la domanda interna. Ruolo importante per questo obiettivo lo giocherà la valuta cinese, che dovrà apprezzarsi gradualmente. Sembra, però, che le autorità cinesi utilizzeranno l’aumento rapido della moneta assieme all’innalzamento dei tassi di interesse per rallentare l’economia.
Importante punto del piano quinquennale riguarda, inoltre, lo sviluppo scientifico. Dal 2006 al 2010 gli investimenti in questo settore sono cresciuti annualmente del 20% ma che per i prossimi 5 anni si seguirà uno sviluppo basato sul sostegno all’innovazione, l’incoraggiamento della domanda e l’elaborazione di un piano globale. La Cina mira alla creazione di programmi scientifici e tecnologici specializzati in campo informatico, agricolo, logistico, energetico e all’implementazione delle nuove industrie, ammodernando quelle tradizionali.

lunedì 18 ottobre 2010

Le riforme economiche del piano quinquennale del PCC

A Pechino è in corso il V Plenum del XVII Comitato centrale del PCC, in occasione del quale si delinea il nuovo piano quinquennale (2011-2015) per l’economia cinese.

Al centro delle discussioni del V Plenum del XII Comitato centrale cinese ci sono sostanzialmente le riforme economiche del dodicesimo piano quinquennale (2011-2015), il cui obiettivo primario è rendere la Cina meno dipendente dalle esportazioni estere e rafforzare la domanda interna. Tra le notizie trapelate in questi giorni sembra che Pechino abbia stanziato circa 40 miliardi di euro per lo sviluppo di nove settori economici individuati come strategici per l’equilibrio economico del Paese: energie alternative, nuovi materiali, tecnologie informatiche, biologia e medicina, protezione ambientale, aerospaziale, navale, industrie avanzate e servizi high-tech. Nel piano economico si vuole, inoltre, porre maggior attenzione sulle industrie locali e la crescita delle regioni interne al Paese, oltre a proseguire sullo sviluppo delle aree occidentali già individuate dalla politica dei Go-West.
Altro tema caldo del Plenum riguarda il prossimo cambio dei vertici del PCC, in vista nel 2012, su cui circolano diverse voci. All’interno del Partito comunista si è verificata ultimamente una profonda spaccatura, che vede l’opposizione tra gruppo conservatore e riformista. Il primo non concorda con la linea di Wen Jiabao, considerata eccessivamente liberale e democratica, mentre 23 esponenti della fazione riformista hanno firmato nei giorni scorsi una lettera indirizzata al Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo per proclamare la libertà di stampa e fermare la censura. L’argomento ha recentemente fatto discutere anche la comunità internazionale, in seguito all’assegnazione del Nobel per la Pace al dissidente Liu Xiaobo, su cui la stampa cinese ha calato il sipario.
Nonostante la crescita straordinaria, quindi, la Repubblica Popolare Cinese rimane un Paese dalle forti contraddizioni. Inoltre, la direzione intrapresa dal Plenum dimostra la volontà delle autorità di Pechino di ridurre le esportazioni verso i Paesi occidentali. Ciò potrebbe ridurre i vantaggi di molte imprese che operano in Cina attraverso l’export e obbligarle a individuare nuove forme di internazionalizzazione.