Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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lunedì 14 novembre 2011

La borsa di Shanghai apre alle aziende estere

Lo Shanghai Stock Exchange è pronto per l’internazionalizzazione del segmento azionario, tramite il quale si concederà agli emittenti esteri la vendita di titoli.

Una delle principali borse valori cinesi, lo Shanghai Stock Exchange, ha recentemente annunciato di voler permettere agli emittenti stranieri di vendere titoli azionari. Tale decisione garantirà ad un grande numero di investitori individuali di evitare i controlli diretti sul capitale a cui erano sottoposti finora e alle grandi compagnie di poter quotarsi in quello che è oggi il secondo mercato internazionale,.
L’iniziativa si rivelerà fruttuosa anche per la Repubblica Popolare, che così risulterà più appetibile agli occhi degli operatori esteri, mentre consentirà agli investitori cinesi di avere una maggiore varietà di società tra cui scegliere per accrescere il proprio portafoglio. Inoltre, Shanghai potrà, così, essere alla guida della finanza nazionale già a partire dal 2020.

martedì 18 ottobre 2011

Nel terzo trimestre l’economia cinese cala

Secondo i dati relativi al terzo trimestre 2011, la Cina registra una crescita del 9,1% rispetto allo stesso periodo del 2010, contro il 9,3% previsto.

Nel periodo luglio-settembre 2011 la Cina ha registrato il peggior risultato economico dal 2009. Il trimestre in analisi, infatti, ha visto una crescita pari al 9,1% rispetto allo stesso trimestre del 2010; il ritmo appare rallentato rispetto a quanto previsto dalle stime ufficiali che prevedevano invece un aumento del 9,3%.
Con la pubblicazione di questi dati si sono già verificate le prime conseguenze: le borse di Shanghai e l’MSCI Asia Pacific Index hanno subito perdite tra l’1,2% e il 2%. Le piazze finanziare sono già sotto pressione da tempo a causa dell’incertezza sulla politica monetaria cinese e delle tensioni economiche. L’inflazione continua a salire provocando enormi rincari sul costo della vita, che in settembre ha avuto un picco del 6%. Il fenomeno inflattivo, poi, trascina con sé altri problemi, come la crisi del credito, particolarmente diffusa tra le Pmi di Wenzhou, dove gli imprenditori si sono affidati al “grey landing” per ottenere finanziamenti facili. Ulteriori rischi che corre il Dragone al momento sono il calo delle esportazioni e il rallentamento del settore immobiliare, in cui i prezzi delle proprietà cinesi hanno visto un nuovo aumento del 32% medio in settembre.

venerdì 7 gennaio 2011

La Banca Mondiale apre le porte allo yuan

Per la prima volta nella storia della finanza internazionale la Banca Mondiale ha collocato sul mercato un’obbligazione nella valuta cinese, esplicitando l’interesse dell’istituto per il mercato dello yuan.
La Banca Mondiale ha recentemente emesso un prestito obbligazionario in yuan dal valore di 500 milioni, pari a 57 milioni di euro. Il bond ha un rating di AAA, con rendimento dello 0,95% su base semiannuale e ha scadenza il 14 gennaio 2013. Tuttavia, la misura intrapresa non è una novità assoluta nel mondo finanziario: un anno fa anche la Asian Development Bank, McDonald’s e Caterpillar avevano emesso obbligazioni in yuan, mentre sul mercato di Hong Kong sono stati collocati bond in valuta cinese già da tre anni.
La decisione dell’istituto internazionale conferma il crescente peso della valuta cinese e l’interesse del mercato finanziario globale per la moneta della Repubblica Popolare e la sua promozione. Ciò sosterrà uno degli obiettivi prefissati da Pechino, ovvero quello di far diventare lo yuan una delle principali monete internazionali assieme al dollaro e all’euro entro il 2020. Inoltre, con una reputazione monetaria superiore, la Cina potrebbe presto diventare il terzo creditore mondiale di cartamoneta dopo Stati Uniti e Giappone.
Se la valuta cinese dovesse dimostrarsi in grado di sostenere la nuova sfida, lo yuan potrebbe diventare oggetto di interesse per molti altri investitori internazionali, tra cui le grandi multinazionali.

giovedì 16 settembre 2010

Nuovo record storico per lo yuan

Martedì 14 settembre scorso La People’s Bank of China ha fissato il tasso di parità centrale sul dollaro ad un livello inferiore rispetto ai giorni precedenti, portando così la valuta cinese a 6,7435 nei confronti del dollaro, un record assoluto.
Il cambio di riferimento è avvenuto alla vigilia dell’incontro della commissione della House of Representatives USA che tra ieri ed oggi ha presentato le proprie considerazioni sul caso yuan valutando eventuali sanzioni commerciali; tali audizioni si concluderanno successivamente con la presa di posizione sulla politica monetaria cinese da parte dell’Amministrazione Obama tramite il Ministro del Tesoro Tim Geithner.
La questione dell’apprezzamento dello yuan ha aperto un lungo contenzioso tra Cina e Stati Uniti: la valuta sottostimata garantisce a Pechino enormi vantaggi nell’export e nello stesso tempo sfavorisce l’ingresso delle merci straniere, in particolare quelle americane per cui il mercato cinese è una grande risorsa. La soluzione sembrava essere giunta quando il 19 giugno scorso la moneta asiatica venne sganciata dal dollaro americano per permettere una maggior flessibilità nei cambi; tuttavia lo yuan, dopo un’iniziale ascesa, si è rivalutato sino ad oggi solo dell’1,2% nei confronti del biglietto verde e si è inoltre svalutato dell’1% sempre nei confronti del dollaro. Per Pechino ciò significa ancora una forte indipendenza dell’economia cinese che rimane altamente competitiva nel commercio internazionale, tanto che gli USA accusano la Cina di aver forzatamente mantenuto una linea protezionistica.
Le ripercussioni sulla questione valutaria cinese non ricadono esclusivamente sugli Stati Uniti, quindi, ma coinvolgono tutte le economie mondiali, Europa in primis, che dovrà ancora confrontarsi con elevate barriere all’entrata nel mercato cinese e beni provenienti dalla Cina altamente competitivi nel prezzo.

mercoledì 11 agosto 2010

In Cina la frenata dell’import fa aumentare il surplus commerciale

In luglio il surplus commerciale cinese è aumentato di 28,7 miliardi di dollari, segnando così il record assoluto degli ultimi 18 mesi e provocando un balzo del 180% rispetto ad un anno fa. Il risultato commerciale è stato provocato da una moderata crescita, rispetto a giugno, delle esportazioni a fronte di un forte calo delle importazioni; l’import, infatti, è cresciuto del 22,7% contro il 34,1% di giugno. Ciò dimostra come la Cina si stia gradualmente chiudendo alle merci estere e possa soddisfare autonomamente la domanda interna. Se i dati dovessero proseguire su questa linea, il surplus cinese potrebbe aumentare ancora nella seconda metà del 2010.
Con la diminuzione della domanda cinese la risposta delle borse non si è fatta attendere: la borsa cinese è calata di circa il 3% e anche Tokyo è scesa dello 0,2%. Ulteriori conseguenze potrebbero verificarsi nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, in quanto, secondo gli esperti, il calo delle importazioni farà aumentare le pressioni degli USA per un apprezzamento più forte dello yuan, visti gli scarsi risultati di un iniziale rafforzamento della moneta cinese.
Nonostante ciò, si conferma la crescita delle esportazioni verso l’Unione Europea che a luglio sono aumentate del 5,4% (per un valore di 28,67 miliardi di dollari), con un incremento del 38,3% rispetto a un anno fa.
Le imprese italiane interessate alla Cina come mercato di destinazione delle merci dovranno quindi puntare maggiormente su esclusività e qualità per poter importare nel paese.

giovedì 24 giugno 2010

Avviata la libera fluttuazione dello yuan: record per la valuta cinese e benefici per l’export italiano

Sabato scorso la People Bank of China aveva annunciato che la Cina, dopo mesi di dibattiti internazionali, avrebbe finalmente sganciato lo yuan dal dollaro statunitense, flessibilità resa ormai necessaria vista la ripresa economica del paese. La decisione, secondo gli Stati Uniti, dovrebbe ora dare avvio ad una serie di riequilibri globali che sosterranno la ricrescita mondiale. Nel primo giorno di flessibilità, questa settimana, lo yuan ha già stabilito un record, ottenendo un apprezzamento sul dollaro dello 0,4%, il più elevato dal 2005, prima che il renminbi si agganciasse al dollaro per sostenere le esportazioni cinesi in caduta. Il cambio valutario, comunque, non è stato fatto rispetto alla moneta americana come si pensava, ma sulle forze di mercato, ovvero optando per una fluttuazione libera.
A fronte di un rafforzamento della valuta cinese e di un indebolimento dell’euro le imprese italiane potrebbero ottenere numerosi benefici. Secondo Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria per l’internazionalizzazione, appena rientrato dalla missione di sistema in Cina, è proprio questo il momento di investire nel paese asiatico, dove attualmente sono presenti “solo” duemila imprese italiane. I vantaggi maggiori potrebbe averli l’export, che si prevede possa crescere in Cina del 20% entro l’anno; i settori che sembrano essere più competitivi in questa fase sono ancora una volta quelli relativi ai prodotti tradizionali del Made in Italy (tessile, calzatura e mobili).

giovedì 17 giugno 2010

Gli esportatori cinesi abbandonano l’euro a favore del dollaro

L’indebolimento della valuta europea ha ripercussioni anche nel mercato cinese: le autorità locali e gli esportatori starebbero prendendo le distanze dall’euro preferendo i pagamenti in dollari. Nei giorni scorsi erano addirittura circolate delle voci riguardanti una possibile riduzione della quota europea nelle riserve monetarie internazionali, ma Pechino ha provveduto immediatamente a smentire la notizia assicurando al contrario che “l’Europa si riconferma tra i mercati chiave”. Nonostante ciò gli operatori commerciali restano cauti e affermano che è necessario “essere molto prudenti in questi casi perché il rischio è quello di perdere gran parte dei profitti a causa di un tasso di cambio sfavorevole”. Gli stessi governi locali starebbero incitando gli esportatori ad effettuare transazioni nella moneta cinese o in dollari e a stipulare contratti a breve termine con i clienti europei. Eppure solo un anno fa le autorità cinesi avevano incoraggiato a fare transizioni in euro per diversificare le sue riserve valutarie, decisione motivata dal fatto che l’Europa è la prima destinazione delle merci cinesi. Oggi invece, con l’euro crollato del 17% rispetto allo yuan, sembra che ci sia una controtendenza pericolosa per gli operatori europei.

giovedì 10 giugno 2010

Le autorità cinesi aumentano il salario minimo in 30 città

Svolta economica e politica importante da parte delle autorità cinesi in seguito allo sciopero negli stabilimenti della Honda della scorsa settimana che ha causato la chiusura temporanea degli impianti di assemblaggio. Nonostante in Cina gli scioperi siano illegali, il governo cinese, nel caso Honda, non ha scelto la consueta linea repressiva, al contrario ha lasciato che i lavoratori scioperassero e che i media riportassero ampiamente l’evento. L’effetto della manifestazione, inoltre, è stato l’aumento del 24% del salario per tutti i lavoratori dello stabilimento. A seguito dell’episodio le autorità cinesi hanno annunciato l’innalzamento del salario minimo in una trentina di grandi Municipalità dove le Amministrazioni hanno la facoltà di imporre un paga minima; a Pechino, ad esempio, il salario minimo vige da più di 15 anni e con l’aumento annunciato sarà di 160 yuan mensili (23,5 dollari) e riguarderà circa 100.000 pechinesi. Shanghai, invece, è la città con i salari più elevati con 1.120 yuan al mese (164 dollari).
La decisione del governo cinese è significativa: con questa manovra si vuole dare un segnale importante alle aziende straniere che operano in Cina, che probabilmente dovranno considerare un allentamento dei salari. La Cina potrebbe, infatti, essere sulla strada per abbandonare il ruolo di “fabbrica a basso costo del mondo”, favorendo le esportazioni di beni a prezzi ridotti. Se ciò dovesse concretamente verificarsi, per il settore automobilistico, finora l’unico coinvolto, non sarebbe una perdita, in quanto la Cina rimane il mercato più promettente per le sue possibilità di espansione. Tuttavia, i settori manifatturieri che operano principalmente nell’export potrebbero avere delle difficoltà. Già ora alcuni paesi più vicini geograficamente ai mercati di destinazione dei beni risultano essere più vantaggiosi della Cina per la delocalizzazione produttiva (il Messico lo è per vendere negli Stati Uniti e l’Europa dell’Est per i mercati europei occidentali).
La manovra governativa è comunque una scelta che rientrerebbe nel programma politico cinese che prevede una ridistribuzione della ricchezza più equa a favore degli strati meno privilegiati. I salari, infatti, coprono attualmente meno del 40% del PIL della domanda. Inoltre, uno dei maggiori timori della classe dirigente è proprio quello di un proliferare di conflitti sociali dovuti al gap economico tra ricchi e poveri.
L’aumento dei salari ha un’importanza anche dal punto di vista strettamente economico: l’innalzamento del costo del lavoro, infatti, significa aumento dei prezzi, il che porterebbe ad una svalutazione del potere d’acquisto della valuta cinese. L’inflazione che ne deriverebbe sarebbe comunque positiva perché allenterebbe le pressione sulla parità dello yuan.

martedì 25 maggio 2010

Le industrie nucleari cinesi pianificano grandi espansioni entro il 2012

La compagnia cinese “State Nuclear Power Technology Corp.” ha annunciato di voler vendere le proprie azioni nel secondo quadrimestre del 2012, aumentando così il capitale da 600 milioni di dollari a 1,46 miliardi di dollari. Il progetto prevede una graduale strutturazione dell’impresa per poter entrare nel settore finanziario, processo che avverrà tra il 2011 e la fine del 2012. La "State Power Technology" è la compagnia responsabile dell’introduzione e sviluppo in Cina della tecnologia nucleare di terza generazione grazie alla collaborazione con la francese “Areva” e la statunitense “Westinghouse”. Al momento si sta occupando della costruzione di 4 nuovi impianti nucleari di nuova generazione: 2 nella provincia di Zhejang (Sanmen) e 2 nella provincia di Shandong (Haiyan).
La strategia di espansione tramite un listing plan è intrapresa anche da altre compagnie locali; la “China Guandong Nuclear Power Group” sta infatti pianificando il coinvolgimento di investitori stranieri per avviare una IPO entro il 2012. La Cina, quindi, continua a investire nell’energia nucleare, la cui industria ha conosciuto un notevole sviluppo negli ultimi anni. Il paese, infatti, prevede di aumentare la propria capacità nucleare da 70 gW a 80 gW entro il 2020.

lunedì 3 maggio 2010

Innalzata la soglia dei depositi per le banche cinesi

Per la terza volta dall’inizio del 2010 la Cina ha deciso di aumentare la quota dei depositi che le banche commerciali sono obbligate a mettere in riserva. L’aumento sarà di 50 punti base e sarà effettivo a partire dal prossimo 10 maggio.
Il vice Ministro cinese delle Finanze, Li Yong, ha dichiarato che la misura presa serve per contrastare il rischio di inflazione e di bolle speculative e per controllare la liquidità. Ha inoltre aggiunto che resta ferma la volontà del governo di mantenere stabile la moneta.
Mentre oggi la borsa di Shanghai e di Tokyo restano chiuse, le altre piazze asiatiche hanno reagito con ribassi alla stretta cinese sul credito.

venerdì 23 aprile 2010

Operazione finanziaria internazionale per la terza banca della Cina

Agricultural Bank of China, una delle maggiori banche del paese, ha coinvolto per la propria operazione di IPO (Initial Public Offering) 10 banche, tra cui China International Capital, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Ip Morgan, Macquarie Group e Morgan Stanley. Con questa mossa finanziaria potrebbe raccogliere ben 29,3 miliardi di dollari vendendo azioni alla borsa cinese e a quella di Hong Kong. Per gli economisti si tratta di un’operazione straordinaria, la più grande IPO cinese, e rappresenta inoltre una grande occasione per le banche d’investimento che operano in Asia.
Il successo di questa azione potrebbe eclissare così quello della Industrial and Commercial Bank of China, che raggiunse 21,9 miliardi di dollari a Hong Kong e Shanghai nel 2006.

giovedì 15 aprile 2010

L’economia cinese cresce nel primo trimestre 2010 dell’11,9%

Il PIL della Cina registra una ripresa dell’11,9% nei primi tre mesi del 2010, in linea, al momento, con le stime della Banca Mondiale che aveva previsto una crescita annuale tra l’8 e il 10%. L’andamento dell’economia cinese, se dovesse continuare con questo ritmo di crescita, sembra essere molto più rapido di ciò che gli economisti si aspettavano. Ad aumentare inoltre sono anche altri indici della Repubblica Cinese: l’inflazione si è per ora attestata al 2,2% e la produzione industriale tra gennaio e marzo è salita del 19,6%. I dati positivi della Cina si ripercuotono anche sul mercato azionario: le Borse asiatiche, infatti, hanno registrato i valori più alti degli ultimi 20 mesi.
A frenare l’entusiasmo sono però le tensioni legate a questa crescita rapida: la Borsa di Shanghai rimane ancora cauta, temendo che la Banca Centrale cinese possa aumentare i tassi di interesse a fronte di questo sviluppo. Anche a Pechino si respira una certa pressione poiché i valori registrati potrebbero far riconsiderare l’ipotesi di una rivalutazione monetaria oltre all’introduzione di una politica economica più severa, così come auspicato dalle principali economie mondiali.

venerdì 2 aprile 2010

I valori azionari del commercio cinese calano del 35,2% in febbraio

Secondo i dati della People’s Bank ok China il mercato azionario del commercio cinese è calato alla Borsa valori di Shanghai del 35,2% fino a raggiungere 14,2 miliardi di dollari nel mese di febbraio. Uno dei motivi di questa diminuzione è stata la chiusura del mercato dal 13 al 19 febbraio, in occasione della festa cinese più importante, lo Spring Festival. Non è inusuale, infatti, che durante questo periodo festivo il commercio cinese si indebolisca. Normalmente gli investitori o effettuano gli investimenti prima della chiusura oppure attendono i risultati finanziari del primo giorno lavorativo dopo la pausa, fermando così il mercato. Tuttavia il calo di quest’anno è stato più evidente rispetto agli anni scorsi. Nonostante ciò lo Shanghai Composite Index ha registrato un aumento di 110,58 punti nel mese di febbraio, segno che gli investitori ripongono fiducia nella ripresa economica.