Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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venerdì 16 dicembre 2011

Inaugurato il quinto volo settimanale Roma-Pechino

Visto il successo dei collegamenti diretti tra Roma e Pechino nei primi sei mesi, Alitalia ha inaugurato il quinto volo settimanale tra i due Paesi.

Nonostante il rallentamento economico della Cina, il Paese asiatico rappresenta ancora un insieme di opportunità imperdibili per le nostre imprese. Per sostenere e incentivare i rapporti commerciali, ma non solo, tra Italia e Dragone, Alitalia prosegue nel rafforzamento dei collegamenti diretti tra i due Paesi. I primi sei mesi di voli tra Roma e Pechino hanno avuto un ottimo riscontro, tanto che dal 1 ottobre scorso è partito anche il quinto volo settimanale che collega le due città.
L’inaugurazione del passaggio per la Cina è stata fatta la scorsa settimana presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino, alla presenza di partner commerciali di Alitalia e di alcuni rappresentanti della comunità italiana di Pechino. I collegamenti arrivano in un momento in cui il numero di visti concessi a cittadini cinesi per l’Italia è aumentato fortemente e sempre più turisti, studenti e imprenditori cinesi sfruttano i voli diretti per l’Italia.
Per la compagnia di bandiera italiana si tratta di un passo importante, che le permetterà di riconquistare i clienti e il mercato. L’obiettivo futuro di Alitalia è quello di poter garantire collegamenti giornalieri tra Pechino e Roma e inaugurare voli anche con altre città del Dragone.

giovedì 15 dicembre 2011

Rallentamento economico della Cina: quale impatto sulle imprese italiane?

Il lieve calo dell’economia cinese registrato negli ultimi tre trimestri potrebbe avere, nei prossimi mesi, delle conseguenze sull’export italiano, i cui operatori, però, al momento non sembrano preoccuparsi.

Negli ultimi anni la sorprendente crescita cinese ha attirato numerose imprese italiane alla ricerca di nuovi sbocchi, soprattutto nei quattro settori tipici del Made in Italy. Le potenzialità ancora enormi della Repubblica Popolare, tuttavia, devono fare i conti, oggi, con un rallentamento dell’economia nazionale, dovuta in parte a politiche sbagliate e in parte alla crisi internazionale.
Alcuni operatori italiani, parlando al Sole 24 Ore, dichiarano di avvertire un calo dei rendimenti in terra asiatica e iniziano a chiedersi se nel prossimo futuro l’impatto sull’export tricolore sarà negativo. Il comparto delle macchine utensili, ad esempio, ha perso lo 0,4% nei primi 8 mesi dell’anno, ma il Dragone rappresenta ancora il 12,8% della produzione totale. Nel caso del legno arredo, settore che ha puntato la maggior parte delle risorse sulla Cina, registra nel Paese asiatico l’8% dell’export. Il mercato cinese vale attualmente circa 60 milioni di euro e reggerà grazie al fatto che l’arredamento si può proporre ad una fascia medio-alta di clienti. Anche nella moda non si vedono gravi conseguenze per il momento, e l’unico cambiamento potrebbe esserci per i marchi che si rivolgono alle fasce medie.
In sostanza, l’opinione generale è che chi è già presente e consolidato sul territorio cinese, non avrà ripercussioni in seguito al rallentamento economico, ma anzi potrà beneficiare la corrente debolezza dell’euro, che favorisce in qualche modo le esportazioni. Le difficoltà potrebbero esserci, invece, per chi ancora non è approdato in Cina e per chi stava pianificando un ingresso nella Repubblica Popolare. In ogni caso, la maggior parte degli investitori è convinta che, data la precaria e debole situazione italiana, orientarsi verso i nuovi mercati sia l’unica scelta per sopravvivere.

lunedì 28 novembre 2011

Costa Crociere in Cina con una WFOE

Costa Crociere S.p.A. sarà la prima compagnia di crociera a costituire una WFOE in Cina, un traguardo ottenuto grazie al sostegno delle autorità locali.

Costa Crociere S.p.A. è uno dei migliori esempi di successo attuali in Cina ottenuto grazie alla cooperazione con le autorità locali, oltre che rappresentare un segnale positivo per il turismo crocieristico dell’area. La società, infatti, sarà la prima compagnia di crociere a costituire una WFOE (wholly foreign owned enterprise) in Cina, che avrà sede a Shanghai.
Il traguardo raggiunto è stato possibile grazie ad un percorso nel Paese asiatico cominciato nel 2006, quando Costa Crociere, anche in quel caso, fu la prima azienda internazionale del settore ad entrare nel mercato cinese e iniziò a sostenere lo sviluppo dell’industria crocieristica in qualità di first mover nel Dragone. In questi anni il marchio si è promosso ed ha ottenuto fiducia e credibilità, diventando tra i più popolari nel campo del turismo: i passeggeri cinesi che hanno viaggiato sulle navi italiane fino ad oggi sono stati 170.000. Il merito dei successi della società va dato agli investimenti in innovazione, relativamente ai servizi e agli itinerari offerti, e alla cooperazione con il Ministero dei Trasporti e la Municipalità di Shanghai; difatti una spinta decisiva è stata l’estensione alle compagnie di crociera della legislazione relativa alle WFOE nel settore dello shipping.
Con la costituzione della WFOE, Costa Crociere offrirà servizi finanziari e commerciali alle agenzie di viaggi cinesi, tra cui attività di marketing, emissione di biglietti e incassi in valuta locale, e punterà ad aumentare la domanda di mercato. Ci sarà, quindi, più spazio per la promozione dei viaggi in crociera, grazie anche alla nuova nave che verrà posizionata in Cina già nel 2012, Costa Victoria.

mercoledì 23 novembre 2011

Lavazza apre 15 coffee shop in Cina

Lavazza Espression si prepara all’espansione in Cina, dove ha recentemente inaugurato 15 nuovi coffee shop a Shanghai, Pechino e Guangzhou.

Lavazza Espression è il marchio lanciato da Lavazza nel 2007 per espandersi in tutto il mondo con un brand che riassumesse lo stile, il design e la qualità di un’azienda italiana. Dopo essere approdata all’estero nei luoghi di maggiore visibilità, come vie centrali, centro commerciali e aeroporti, oggi la catena arriva anche in Cina, dove ha recentemente inaugurato 15 coffee shop nelle zone principali di Shanghai, Pechino e Guangzhou. Lavazza Espression ha scelto come partner per il suo investimento nel Dragone la società Guangdong HongCheng Coffee Catering Investment, Area Developer esclusivo nel Paese asiatico per il brand italiano. L’obiettivo di Lavazza nella Repubblica Popolare è quello di espandere il marchio nei prossimi anni e fidelizzare, in particolare, i giovani consumatori, ovvero la fascia che maggiormente è attratta dalle abitudini occidentali. Nei prossimi cinque anni, inoltre, prevede di aprire altri 200 coffee shops in tutto il Paese.
Tra i motivi che hanno spinto verso questo successo dell’azienda, c’è una particolare attenzione per la continua innovazione di prodotto: in Cina i punti Lavazza Espression non offrono solo il classico caffè ma anche una gamma di bevande e piatti italiani; nei locali si trovano, inoltre, ricettari di caffè e un menu frutto dell’alta cucina italiana e internazionale. Gli ambienti sono estremamente curati e caratterizzati dal design creativo e moderno.
Oltre al mercato cinese, il marchio Espression aprirà locali in Russia, Bulgaria, Stati Uniti, Cile, Argentina e Brasile, grazie alle partnership e ai progetti in via di sviluppo in queste aree.

venerdì 28 ottobre 2011

Commitment tra Italia e Cina nella moda

Le camere di commercio della moda italiana e cinese rinnovano lo storico impegno di alleanza siglato lo scorso marzo.

La camera italiana della moda e la China Fashion Association hanno rinnovato, in occasione del Sino-Italian fashion forum di Pechino conclusosi ieri, una collaborazione strategica. L’alleanza prevede la realizzazione dei punti chiave individuati nel protocollo firmato tra i due Paesi lo scorso marzo e che vedrà compiere il primo passo nel marzo 2012. In primavera, infatti, le aziende italiane del settore parteciperanno alla fiera dii Pechino “Chic 2012” e verrà inoltre realizzata una sfilata di moda di marchi prêt-à-porter italiano.
L’accordo, in sostanza, permette la collaborazione tra due Paesi molto attivi nel settore del fashion: da un lato, l’Italia con la sua importante tradizione tessile e l’alta qualità e dall’altro, la Cina con la forte produzione. Per le imprese ci sarà il supporto del Ministero del Commercio con l’estero e della Camera che mette a disposizione il fondo sino-italiano Mandarin.
Tra gli obiettivi della Cina, oltre alla presenza di marchi locali in Italia, ci sarà innanzitutto il riequilibrio commerciale: il nostro Paese, infatti, con 700mila addetti, 70mila imprese e 62 miliardi di fatturato, ha esportato verso il Dragone 6,7 miliardi e importato 862 milioni con un saldo di oltre 5,8 miliardi. Molti sono, poi, i problemi che la Repubblica Popolare deve risolvere nel comparto: il rispetto delle normative, l’aumento del costo del lavoro del 20% che ha provocato la delocalizzazione cinese in Vietnam, e il rischio del credito immobiliare in province come lo Zhejiang, patria del tessile.

giovedì 13 ottobre 2011

Cina, quarto mercato per la seta italiana

La Cina sorpassa la Germania nella classifica degli acquirenti di seta mondiale italiana, confermando la ricerca per l’alta qualità.

La Repubblica Popolare è diventata il quarto mercato di destinazione dei tessuti serici italiani, dopo Francia, Spagna e Stati Uniti, superando così la Germania. Secondo l’analisi dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, nel primo semestre 2011 la Cina ha avuto un incremento del 35% negli acquisti delle stoffe in seta Made in Italy, prodotte per la maggior parte nella zona di Como. Il trend conferma l’interesse dei consumatori cinesi per articoli di elevata qualità, pregiati e più costosi. Infatti, oltre alle stoffe, si registra un buon andamento anche nelle vendite di accessori femminili, quali i foulard.
In generale, comunque, il comparto italiano della seta ha raggiunto ottimi risultati quest’anno, secondo quanto riportato dagli studi di Sistema Moda Italia: il fatturato è cresciuto nel primo trimestre di quest’anno del 23,7% rispetto al 2010 e le vendite del 13,4%. L’andamento del fatturato nei mercati esteri ha avuto un balzo del 21%, mentre sul mercato nazionale è salito del 27,3%.
Tuttavia, se il Dragone da un lato rappresenta un mercato di sbocco interessante, dall’altro è visto come una minaccia. La produzione locale nel settore tessile ha visto un aumento dei livelli qualitativi, con il risultato che nel giro di pochi anni il Paese asiatico potrebbe diventare un temibile concorrente nell’offerta di articoli e tessuti in seta ma non solo. Lo conferma anche la tendenza tra le aziende italiane di abbigliamento che negli ultimi anni hanno trasferito le produzioni in Cina senza diminuire gli standard qualitativi della merce. Ne sono un esempio Snobby Sheep, marchio fondato da Stefano Impecora, che ha spostato gli stabilimenti in Cina per poter vendere prodotti di stile italiano ma a prezzi sostenibili; analoga scelta per la Lerock di Luca Berti, che produce a Guangzhou la sua linea di jeans. In entrambi i casi il design, i prototipi e i materiali sono italiani ma la fabbricazione è diventata cinese.

mercoledì 28 settembre 2011

Cina leader nel fotovoltaico

La Cina si appresta a salire sul podio tra i Paesi che investono maggiormente nel fotovoltaico: entro il 2015 potrebbe produrre il 45% della capacità totale di energia solare.

Come già preannunciato, la Cina ha confermato gli ingenti investimenti nel settore delle energie rinnovabili: Xie Zhenhua, viceministro per lo Sviluppo nazionale, ha dichiarato che il Paese asiatico ha stanziato 233 miliardi di euro per un’economia a basse emissioni di CO2; inoltre, diverse iniziative sono in cantiere, tra cui progetti pilota low carbon in cinque province e otto città.
Tra le fonti energetiche verdi, spicca il ruolo del Dragone nel fotovoltaico, comparto in cui le previsioni di IMS e dell’Unione Europea assegnano alla Cina il 45% della capacità totale di energia solare nel 2015. Pechino sta guadagnando posizioni a livello mondiale anno dopo anno, passando dal nono posto nel 2010 al quarto entro la fine di quest’anno, subito dopo Germania, Italia e Stati Uniti. La Commissione nazionale per lo Sviluppo e le Riforme della Repubblica Popolare ha varato un ulteriore aiuto definito “Feed-in tarif”, oltre al programma Golden Sun del 2009 che prevede aiuti del 50% per i nuovi impianti e fino al 70% nelle zone disagiate. Entro il 2011 la Cina installerà 1,3 GW di nuovi impianti e più di 2 GW nel 2012; con questo ritmo il Dragone si appresta ad essere tra i primi tre Paesi nel 2015 nel fotovoltaico.
La leadership cinese apre le porte alle opportunità anche per le imprese italiane del settore; lo dimostra l’esempio di Elettronica Santerno del Gruppo Carraro, una delle aziende d’eccellenza nella costruzione di inverter, parte fondamentale degli impianti fotovoltaici. Nel 2006 Santerno ha iniziato l’espansione verso i nuovi mercati, tra cui India e Cina; nel Dragone è oggi quarto fornitore di inverter per i progetti solari ed entro il 2011 vedrà installati circa 100 MW di impianti con i propri componenti. Per il 2012, inoltre, prevede la creazione di una base produttiva nella Repubblica Popolare per supportare meglio i volumi di produzione.

martedì 27 settembre 2011

Olivo Tappeti in Cina

L’azienda di Carmignano di Brenta, Olivo Tappeti, approderà anche in Cina grazie alla collaborazione con un importatore di Hong Kong.

Ulteriore conferma dell’apprezzamento dei cinesi nei confronti del design e della qualità italiana arriva anche dal comparto dei tappeti. L’azienda padovana Olivo Tappeti Snc, che produce e commercializza tappetti lavorati a telaio meccanico, ha recentemente avviato una collaborazione con un importatore di Hong Kong interessato alla tradizione e allo stile dell’impresa.
Olivo Tappeti è una piccola realtà italiana attiva da trent’anni sul mercato, che ha saputo ottenere un ottimo successo arrivando oggi a 9 milioni di fatturato e ad un trend di crescita, nel primo semestre 2011, pari al 10%. L’azienda ha circa dieci dipendenti e dispone di una rete di una trentina di agenti; a livello strutturale possiede un magazzino con capacità di 500mila tappeti pronta consegna e uno show room di 400 mq. L’organizzazione prevede un know how interamente localizzato in Veneto e si avvale di laboratori di proprietà in India ed Egitto per l’approvvigionamento, grazie a joint-venture con produttori locali. Le collezioni di tappeti, inoltre, sono disegnate da tecnici interni e sono a marchio registrato.
Monostante la piccola dimensione aziendale, i prodotti Olivo Tappeti sono presenti nei negozi specializzati di arredamento e di largo consumo, nei supermercati e negli ipermercati italiani ed europei. Infatti, l’azienda ha saputo affermarsi anche sul piano internazionale attraverso rapporti commerciali in Germania, Kosovo, Romania, Russia e Spagna.
L’esempio di Olivo Tappeti Snc dimostra che anche una realtà a conduzione familiare può arrivare ad espandersi in Asia e a sfruttare le opportunità che la Cina offre pure in questo settore.

lunedì 26 settembre 2011

Difficoltà per l’agroalimentare italiano

Nonostante l’alta qualità dei prodotti, il settore agroalimentare italiano in Cina non riesce a decollare a causa di alcuni errori imprenditoriali.

L’agroalimentare italiano in Cina è uno dei settori che più difficilmente riesce a ottenere grandi successi al pari di altri comparti del Made in Italy. Sia nei ristoranti che nei punti vendita, gli articoli italiani sono la minoranza e vengono superati per quantità e convenienza della merce di origine francese e tedesca.
Sebbene la qualità dei prodotti alimentari nostrani sia molto elevata, infatti, sussistono diversi ostacoli confermati recentemente da alcuni progetti fallimentari. Piazza Italia, il lussuoso centro commerciale inaugurato nel 2008 a Chaoyang, ha perso in 14 mesi sei milioni e ha debiti per quattro milioni e mezzo. Il centro era nato dall’idea di un consorzio che racchiudeva marchi quali Crai, Cavit vini, Grana Padano, San Daniele Service, Conserve Italia e Frantoi Artigiani e doveva essere il primo di una serie di punti vendita che avrebbe coperto tutto il Paese. Analogo destino è toccato a Caffè Parma e Gusto Menta, entrambe costrette a chiudere.
I problemi riscontrati in questo settore sono, in sostanza, la scarsa conoscenza del mercato nel momento in cui lo si affronta, a cui è legata anche l’arroganza di alcuni operatori. Inoltre, i prodotti italiani hanno prezzi troppo elevati rispetto ai concorrenti stranieri, motivo per cui sono considerati beni di nicchia.
Simili difficoltà si registrano nel comparto vitivinicolo; la Cina non è un Paese che apprezza il vino da molto tempo ma si sta verificando un cambiamento di tendenze a favore del consumo di bevande alcoliche. Tuttavia, il vino italiano stenta a decollare ancora una volta a causa dei prezzi eccessivi. A ciò si aggiunge la scarsa pubblicità che viene fatta per far conoscere le etichette, che rimangono così sconosciute alla maggior parte dei consumatori.
Per salvare il settore agroalimentare in Cina, quindi, servono più investimenti volti a fare un’analisi adeguata del mercato e a creare campagne pubblicitarie ad hoc.

giovedì 22 settembre 2011

La ceramica italiana si rafforza in Cina

Sono i BRICS la salvezza delle aziende del settore della ceramica italiano: con l’esportazione e la delocalizzazione nei Paesi emergenti si può uscire dalla crisi. 

Il futuro della ceramica italiana dipende in buona sostanza dall’export, forte soprattutto nei BRICS, dove la Cina primeggia con tassi di crescita del settore dell’80%. E’ quanto emerge dalla fiera mondiale della ceramica di Bologna, Cersaie, dove la maggior parte dei visitatori è di origine straniera.
Il settore della ceramica, che ha visto nel 2010 ricavi pari a 6,5 miliardi di dollari, detiene un terzo del mercato nel commercio internazionale ed esporta l’80% dei propri guadagni. La maggior parte delle aziende presenti in fiera dichiara di puntare molto sui mercati esteri, dove non solo esportano ma anche producono. L’espansione all’estero riguarda sia i vicini Paesi europei (come Spagna, Francia e Russia) che le nazioni emergenti; in Cina, ad esempio, molte aziende aprono joint-venture con partner locali. La qualità italiana risulta, quindi, sempre apprezzata e può contare oggi anche sull’apporto tecnologico che permette di creare nuove strutture, nuovi materiali e lavorazioni particolarmente innovative.
L’orientamento all’estero, però, è molto spesso dettato dalle difficili condizioni con cui le aziende sono costrette a lavorare in Italia; nel nostro Paese i costi legati all’energia sono superiori anche del 30% rispetto ad altre nazioni e manca un Sistema in grado di tutelare le realtà imprenditoriali, anche dalla forte concorrenza asiatica che avanza. Le istituzioni sono assenti e l’intricata situazione politica attuale non aiuta a sostenere le imprese.

lunedì 19 settembre 2011

Ermenegildo Zegna festeggia 20 anni in Cina

Il celebre marchio di abbigliamento italiano festeggia 20 anni di presenza nella Repubblica Popolare con risultati eccellenti nel settore luxury cinese.

Il gruppo Ermenegildo Zegna festeggia con una serie di eventi speciali la presenza ventennale del proprio marchio in Cina. Il brand di abbigliamento di lusso, infatti, fu uno dei primi a penetrare nel mercato asiatico, dapprima per la ricerca di materie prime e tessuti in Mongolia e poi aprendo nel 1991 il primo store di Pechino presso l’hotel Peninsula. La scelta di investire in un Paese che al tempo non aveva ancora sviluppato il settore luxury fu decisamente vincente e gli investimenti fatti nel corso degli anni hanno premiato il Gruppo. Oggi Zegna dispone di una estesa rete di punti vendita in 37 città del Dragone e nel 2010 il Paese asiatico è stato il primo mercato del brand per vendite retai.
In questi vent’anni Zegna si è esteso nel Paese con una catena di negozi monomarca per poi consolidare la presenza nel 1997 con lo store di Hong Kong e la creazione di una filiale di distribuzione a Shanghai, la Zegna Traiding. Il vero sviluppo è stato, però, nell’ultimo decennio con l’apertura nel 2003 del flagship store Ermenegildo Zegna all’Oriental Plaza di Pechino, i concept store ZZegna nel 2006 e Zegna Sport nel 2009. Tra i prossimi progetti si parla di un nuovo Global Store a Shenyang.
Per celebrare i vent’anni di successo il marchio ha prodotto, in collaborazione con partner quali Girard-Perregaux, Tateossian e Vertu, una collezione ad edizione limitata; inoltre è stata allestita presso il Today Art Museum di Pechino una mostra dal titolo “Un secolo di eccellenza” che ripercorre la storia del Gruppo.
L’esempio di Zegna dimostra come il settore dell’abbigliamento, anche nella fascia del lusso, stia riscuotendo un enorme successo in Cina, premiando la qualità e il design italiano.

mercoledì 7 settembre 2011

Nuove acquisizioni per Illy Caffè in Cina

IIly Caffè potenzia la presenza in Cina attraverso lo sviluppo di una rete di punti vendita al dettaglio, con la quale prevede di quadruplicare le vendite.

Il mercato cinese del caffè si sta sviluppando molto velocemente in questi anni, aprendo opportunità per gli operatori stranieri del settore. Sebbene la bevanda non sia ancora particolarmente consumata nel Dragone, dove si preferisce il tè e il caffè viene consumato occasionalmente fuori casa, le abitudini in merito si stanno occidentalizzando. Secondo Euromonitor International le vendite di caffè in Cina hanno raggiunto il valore di mezzo miliardo di euro. Starbucks, ad esempio, ha già 400 coffee-shop distribuiti nel Paese e ora anche Illy caffè vuole potenziare la propria presenza in loco.
Illy Caffè è presente nella Repubblica Popolare da dieci anni ormai tramite il canale wholesale, ovvero nei bar, alberghi, supermercati e uffici, e ha una rete che arriva in circa 12 città dove vende 110 tonnellate di caffè a un migliaio di clienti. Il 2010 è stato un anno d’oro per l’azienda italiana, che ha visto crescere i ricavi dell’8%, per un valore di 305 milioni di euro, e il margine operativo lordo dell’11%, per un valore di 44 milioni, mentre l’utile è raddoppiato a 11 milioni. Per quest’anno si prevede un andamento ancora più positivo, grazie anche al boom del prezzo del caffè. Illy ha deciso comunque di puntare sulla Cina e ha appena acquisito il distributore locale Dachan Espressamente che prenderà il nome di Illycaffè China, con il quale l’azienda punta a quadruplicare gli affari nel giro di cinque anni. La strategia prevede lo sviluppo di una rete di punti di vendita al dettaglio e di attività commerciali di alto livello.

giovedì 25 agosto 2011

Cina: transazioni commerciali e politica

La cultura gioca un ruolo centrale nelle relazioni commerciali e nelle strategie di marketing. Ad esempio, in Cina le qualifiche formali, come vicepresidenti, direttori generali, responsabili finanziari, non fanno testo: quello che conta davvero è la posizione nel Partito.

La cultura gioca un ruolo centrale nelle relazioni commerciali e nelle strategie di marketing. Risulta spesso difficile interagire con persone appartenenti a culture diverse e si rischia di mandare in fumo una trattativa per una sottigliezza culturale, percepita come sgradita dal nostro interlocutore.
La cultura rappresenta un fattore cruciale per l’instaurazione di nuove relazioni e il mantenimento di quelle esistenti: un comportamento sbagliato, anche se innocente, potrebbe essere considerato come una mancanza di rispetto e, in quanto tale causare la perdita di una trattativa con un cliente. Per quanto riguarda i paesi Bric è bene fare attenzione ai comportamenti assunti nei confronti dei partner cinesi, indiani e russi. I brasiliani, appartenendo a una cultura latina, sono molto simili agli italiani e non presentano particolari criticità.
Per quanto riguarda la Cina, invece, Alberto Forchielli, presidente di Osservatorio Asia, ha spiegato che è fondamentale avere il senso della gerarchia: “le qualifiche formali, come vicepresidenti, direttori generali, responsabili finanziari, non fanno testo: quello che conta davvero è la posizione nel Partito”. Gli incontri d’affari avranno un maggiore successo se sono seguiti da un invito al ristorante, facendo bene attenzione agli orari: i cinesi pranzano tra le 12 e le 12.30 e cenano tra le 18 e le 18.30, lontano dalle abitudini mediterranee. E nel momento in cui si conclude la trattativa è bene fare un brindisi in stile cinese: “bisogna alzarsi, fare il giro del tavolo, e andare dietro alla persona con cui si intende brindare, stando attenti a cominciare da quella più importante. Il bicchiere va sollevato, ma sempre un dito sotto a quello dell’interlocutore. È un segno di rispetto che non va dimenticato”.
L’importanza di valutare le peculiarità culturali di uno specifico paese, favorisce la possibilità di mettere a proprio agio il proprio interlocutore e rendere più semplice l’instaurazione di una relazione.

venerdì 29 luglio 2011

Il vino italiano prova la strada verso la Cina

Negli ultimi anni il mercato cinese si sta aprendo anche al settore vitivinicolo, con interessanti opportunità di investimento per il Made in Italy. Quest’anno Enoteca Italiana ha, quindi, avviato un progetto pilota per diffondere le migliori etichette italiane nei ristoranti cinesi.

Il settore vitivinicolo, dopo un periodo di crisi, ha iniziato a registrare una buona ripresa dall’inizio di quest’anno, soprattutto nei nuovi mercati; in termini di valore, infatti, Cina e Russia hanno dimostrato di apprezzare maggiormente il vino, con una percentuale di crescita rispettivamente del 145% e del 69%. Anche per volume di vendita la Cina si colloca al primo posto (+218%), seguita da Russia (+123%), Canada (+50%) e Corea del Sud (+34%). Secondo le statistiche ufficiali, la Repubblica Popolare diventerà il sesto mercato al mondo per consumo di vino entro il 2014, con un aumento annuo del 19,6% nel giro di quattro anni.
I potenziali consumatori cinesi sono milioni, motivo per cui Enoteca Italiana, l’ente nazionale dei vini, ha appena avviato un progetto pilota che si svilupperà da luglio a dicembre di quest’anno a Shanghai. Si tratta di un programma di formazione e promozione delle migliori etichette italiane rivolto al mondo della ristorazione cinese. Inizialmente si partirà con i vini toscani, grazie al supporto della sede cinese di Enoteca italiana a Shanghai, Yishang, e di Toscana Promozione; si organizzeranno una serie di corsi di formazione rivolti a direttori, sommelier e chef dei migliori ristoranti di Shanghai per imparare ad abbinare il vino toscano alla cucina locale. In seguito, i ristoranti che aderiscono al progetto avranno a disposizione una lista dei vini per i clienti con le etichette toscane.
Se il programma di Enoteca Italiana avrà il successo sperato, si potrà poi estendere alle denominazioni di altre regioni italiane e si allargherà anche ad altre metropoli di seconda e terza fascia con un interessante sviluppo economico e tecnologico, quali: Chengdu, Dalian, Nanjing, Qingdao, Shenzhen, Suzhou, Tianjin.

lunedì 25 luglio 2011

La Cina cerca aziende italiane per lo smaltimento dei rifiuti

Lo smaltimento dei rifiuti è uno dei settori con maggiori opportunità di business per le imprese italiane: la Cina inquina ma non ha il know how adeguato per riciclare e smaltire i metalli non ferrosi tossici.

Le aziende cinesi hanno bisogno di know how specializzato per smaltire le 1.200 tonnellate di metalli non ferrosi tossici, come rame, alluminio e piombo, che utilizzano per scopi industriali. Il Governo di Pechino, infatti, ha avviato un intenso programma per ridurre l’inquinamento provocato dalle fabbriche: entro il 2015 il 40% del rame e del piombo e il 30% dell’alluminio dovranno essere riciclati, mentre le industrie più inquinanti dovranno convertire gli impianti. Nel piano dell’esecutivo sono state individuate dieci zone a cui destinare i finanziamenti per sostenere le imprese, tra cui Zhejiang, Guangdong, Shandong, Tianjin e Jiangxi per il rame, Guangdong, Zhejiang, Chongqing, Shanghai e Henan per l’alluminio e Henan, Shandong, Jiangsu e Hubei per il piombo.
Tuttavia, le imprese cinesi non dispongono del know how necessario per smaltire correttamente i rifiuti tossici e hanno bisogno di impianti efficienti, come quelli costruiti dalle aziende italiane che dispongono di tecnologie adeguate. Un esempio è la Merloni Progetti, già attiva nel Dragone dove opera nel settore dello smaltimento delle batterie esauste grazie ad un contratto con la municipalità di Chongqing. Le opportunità di business in questo campo, quindi, sono enormi per le realtà tricolore; solo nel 2010 sono state smaltite 2 miliardi di tonnellate di rifiuti urbani, con una crescita dell’11% negli ultimi 5 anni. Lo stesso governo italiano ha attivato 200 progetti da 324 milioni di euro e il ministero dell’Ambiente ha in programma altri importanti investimenti per la sostenibilità ambientale in Cina.
Tra le strategie più adeguate per penetrare il mercato cinese in questo ambito si parla molto di consorzi; nei giorni scorsi Cmra (China non ferrous metal industry association) e Cobat (consorzio per lo smaltimento dei rifiuti industriali) hanno firmato a Roma un accordo quadro per l’avvio di una collaborazione di sistema. Il progetto prevede l’adesione delle aziende con il know how adeguato e una missione nei prossimi mesi per aderire al protocollo anche a Pechino.

venerdì 22 luglio 2011

Frattini in Cina: nuovi accordi tra Italia e Dragone

Terminata la missione di quattro giorni di Frattini nella Repubblica Popolare: si rafforza la diplomazia e la collaborazione economica tra i due Paesi .

Si è conclusa ieri, giovedì 21 luglio, la missione in Cina del Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini; Pechino, Shanghai e Canton sono state le tappe della visita diplomatica.
A Pechino, Frattini ha incontrato il direttore del Fondo sovrano cinese Cic (China Investment Corporation), Gao Xiqing, con il quale ha discusso di potenziali investimenti esteri e cinesi in Italia, in particolare per tre settori chiave: restauro di edifici pubblici di interesse storico, la piattaforma logistica in Alto Adriatico e alta velocità.
Dopo Pechino è stata la volta di Shanghai, dove il ministro italiano ha presentato il nuovo padiglione italiano post-expo che da marzo 2012 costituirà la vetrina permanente dell’Italia nella metropoli.
Molto proficua è stata la visita a Canton, nella Provincia del Guangdong, area ad alto sviluppo industriale tra le più redditizie della Repubblica Popolare. Qui è stata firmata con il segretario del Partito comunista locale, Wang Yang, una lettera d’intenti per una partnership tra Italia e Cina che coinvolgerà studenti e giovani manager per uno scambio formativo e professionale. Il nostro Paese, inoltre, ha proposto la decisione di esentare i visti per i passaporti diplomatici; non è escluso che tale iniziativa venga in futuro estesa anche ai passaporti di servizio per studenti, turisti e imprenditori al fine di favorirne la circolazione. La collaborazione economica nel Guangdong è una scelta strategica dettata dal fatto che l’area, oltre a essere tra le più produttive, è anche quella più aperta a riforme e dallo spirito internazionale.
Con questa missione l’Italia ha confermato l’importanza strategica della Cina nel mondo del business, evidenziando come questo sia un momento positivo per gli accordi bilaterali tra i due Paesi.

giovedì 21 luglio 2011

Made in Italy in Cina: le regole per non sbagliare

Non sempre investire in Cina è sinonimo di successo per le imprese italiane: è importante conoscere quali sono i rischi e le scelte più adeguate.

Nonostante la Cina rappresenti per il nostro Paese un partner fondamentale, le aziende italiane che vi approdano non sempre hanno avuto il successo sperato, registrando clamorosi fallimenti. Sulla base degli errori commessi da alcune imprese, anche molto note, le società di consulenza cercano in questo periodo di fornire consigli per non ricadere negli stessi tranelli.
Due sono gli errori più comuni che si commettono: Il primo consiste nel penetrare il mercato cinese con lo stesso approccio che si applica in Italia o in altri Paesi, senza capire che non tutti i prodotti o servizi possono essere adattati nel Dragone. La diversità culturale nei Paesi emergenti è fondamentale e anche nelle contrattazioni può fare la differenza: un classico esempio è la diversa concezione del tempo.
Il secondo errore, soprattutto negli ultimi tempi, è pensare ancora che la Cina sia un Paese low cost, dove produrre e commerciare costa poco; ormai la Repubblica Popolare non può più essere considerata in questo modo, basta pensare ai recenti aumenti di salari per la manodopera, all’elevata inflazione e agli aumenti dei costi anche delle materie prime.
Parlando di risorse umane, molti sono i passi falsi: spesso non ci sono i manager adeguati da spendere nel Paese asiatico e si mandano figure che lavorano in Italia, ma non specializzate per il mercato asiatico.
Per quanto riguarda il metodo di penetrazione del mercato, molte aziende si limitano ad esportare senza investire in progetti a lungo-medio termine in loco; inoltre, spesso ci si affida ad un unico partner locale, mentre sarebbe consigliabile cercare un controllo diretto tramite proprie filiali in più zone o stipulando accordi commerciali senza partecipazione societaria.
In termini finanziari, è utile conoscere a fondo la situazione fiscale del Paese, al fine di valutare correttamente il fabbisogno finanziario; in un territorio così vasto, poi, ogni distretto avrà un sistema differente. Analogo discorso vale per le questioni giuridiche: è importante monitorare non solo i cambiamenti normativi, piuttosto frequenti in Cina, ma anche le diversificazioni a livello locale. In questo campo, inoltre, è opportuno fare attenzione al metodo di applicazione delle leggi, spesso affidate alla libera interpretazione delle autorità. Regola fondamentale in Cina è poi quella di tutelare sin dall’inizio la proprietà intellettuale, visti i numerosi casi di contraffazione.
Infine, è sbagliato pensare che le opportunità della Repubblica Popolare si concentrino esclusivamente nelle grandi metropoli: negli ultimi anni sono sorti importanti distretti industriali anche nelle aree meno conosciute del Paese, zone dall’elevato valore di produttività e di business che andrebbero conosciute e sfruttate.

mercoledì 13 luglio 2011

Fiat lancia la 500 anche in Cina

Il Gruppo Fiat ritorna in Cina con il modello che più la rappresenta: la Fiat 500. La vettura sarà presentata sul mercato a settembre ma l’azienda torinese ha lanciato, nel frattempo, un’edizione speciale in versione limitata.

E’ stata presentata nei giorni scorsi a Shanghai la nuova Fiat 500 destinata al mercato cinese, con la quale l’azienda torinese intende farsi strada nel Dragone per promuovere il marchio. Si tratta della “First Edition”, una versione limitata a soli 100 veicoli che è stata creata in vista del lancio ufficiale della 500 in Cina, previsto per il 15 settembre prossimo. La vettura Limited Edition è legata, infatti, ad un’iniziativa promozionale che prevede l’estrazione di alcuni fortunati, tra chi ordinerà una 500 entro il 12 luglio, che potranno sostituire l’auto acquistata con la sfiziosa “First Edition”. L’auto è disponibile esclusivamente in bianco perlato tristato, con interni in pelle rossa e alcuni motivi grafici realizzati da 5 giovani designer cinesi.
La 500 per la Repubblica Popolare è stata realizzata dal gruppo Fiat-Chrysler assieme al partner cinese GAC (Guangzhou Automobile Group). La vettura che verrà commercializzata dall’autunno è stata progettata sulla base della 500 Lounge ed è prodotta in Messico, a Toluca; avrà un prezzo a partire da 190.000 yuan e offrirà tre tipi di allestimenti (Pop, Sport e Lounge), 12 colori esterni, 9 combinazioni di colori per i sedili e 2 per gli interni. Sono previste, inoltre, numerose altre versioni speciali, tra cui il modello convertibile 500 c e la lussuosa 500 by Gucci.
Il ritorno di Fiat in Cina segna la fine di tre anni di assenza dal Dragone del marchio italiano, giustificati dal flop della partnership con Nanjing nel 2007. Oggi il Gruppo si sente più solido, grazie anche all’alleanza con Chrysler e alle innovazioni sviluppate negli ultimi anni nell’ambito della tecnologia verde (gamma Natural Power e motori TwinAir). Dopo la 500, Fiat lancerà sul mercato cinese una nuova berlina progettata con GAC esclusivamente per la Repubblica Popolare, che verrà commercializzata nel 2012 e prodotta nello stabilimento di Changsha.

lunedì 4 luglio 2011

Più spazio alle joint-venture in Cina

Tra i diversi strumenti che si presentano oggi agli operatori stranieri interessati alla Cina, la joint-venture è tra le strategie più indicate, sia in termini di vantaggi che di riduzione dei rischi per entrambi i partner.

Investire in Cina oggi significa avviare una presenza complessa e articolata sul mercato, che si allontana sempre più dalla semplice delocalizzazione a basso costo, con cui i primi stranieri si affacciarono al Paese asiatico vent’anni fa. Oggi che l’obiettivo principale è produrre in loco per il mercato locale, o comunque vendere un prodotto di qualità realizzato all’estero, sono diverse le strategie che si presentano dinnanzi agli operatori esteri.
Tuttavia, la tendenza verso cui ci si sta orientando attualmente è quella della diminuzione delle acquisizioni per puntare maggiormente sulle joint-venture. Le prime, infatti, sono in netto calo tra le aziende europee, in quanto le imprese cinesi sono iper valutate, tanto da tenere lontane perfino le banche, e comunque non sempre in vendita da parte degli imprenditori che in pochi anni hanno avuto successo partendo da zero.
La soluzione migliore è quella, quindi, di creare una società terza per perseguire un progetto definito che porti vantaggi ad entrambi i contraenti. Da un lato, le aziende straniere hanno bisogno della produttività, e in qualche caso della liquidità delle imprese cinesi, e dall’altro, i cinesi vogliono il know-how e la qualità delle aziende estere. Sebbene fino a qualche anno fa le jv non erano le benvenute in Cina e il rischio di fallimento era quasi una certezza, ora la Repubblica Popolare ha fatto qualche passo in avanti per tutelare questa forma di collaborazione, introducendo una legislazione più efficace e attenta ai patti parasociali. I rischi di una società mista sono minori rispetto all’acquisizione, e anche gli stessi investitori stranieri hanno più spirito critico e investono nelle proprie risorse umane anziché affidarsi completamente ai cinesi.
Per quanto riguarda gli italiani, però, permane ancora una forte reticenza nel fondare una jv sino-italiana; molti imprenditori non si fidano sufficientemente dei partner cinesi e preferiscono fare di testa propria, con conseguenti fallimenti.

mercoledì 29 giugno 2011

La moda italiana è di tendenza in Cina

La Cina, assieme alla Russia, rappresenta il mercato di sbocco d’eccellenza per la moda italiana, sia per i grandi che per i piccoli nomi del settore.

Il Made in Italy in Cina ha una reputazione molto elevata, soprattutto per quello che riguarda il mondo del fashion. Le opportunità sono enormi e la presenza del Smi agevola l’ingresso sul mercato di aziende del settore. Per le imprese di grandi dimensioni, il cui marchio è affermato internazionalmente, l’accesso è facilitato, ma la loro esperienza ha incentivato l’arrivo anche di quelle di piccola e media grandezza. Queste ultime preferiscono approcciarsi alla Cina scegliendo partner affidabili e ricercando il sostegno di istituzioni italiane.
Tra le grandi aziende, molte stanno avviando una fase espansiva nella Repubblica Popolare, a dimostrazione che il mercato è ricco e in continua crescita. Salvatore Ferragamo, ad esempio, aprirà a breve due nuove boutique nel Paese asiatico: una nel Ginko Department Store Shinghuan Shop di Kunming, città turistica protetta dall’Unesco, e l’altra a Guiyang, città di terzo livello. Un altro nome d’eccellenza, Roberto Cavalli, ha avviato una joint venture controllata al 75% con Uccal di Shanghai, che gestisce 700 punti vendita. Nell’accordo risultano due intese di 5 anni più altri 5 per la distribuzione della linea Just Cavalli per la fascia contemporary, e della linea Class Roberto Cavalli, per il segmento soft look-bridge, nei 95 negozi che verranno aperti con la primavera-estate 2012. Le due boutique della collezione principale Roberto Cavalli, invece, saranno 5 e le prime due apriranno a Pechino e a Shanghai. Con i primi 5 anni il marchio italiano punta a raggiungere 70-80 milioni di euro di fatturato vendita. A completare la lista dei grandi marchi c’è poi John Richmond, brand di punta del gruppo italiano di Saverio Moschillo, che il 18 giugno ha inaugurato un negozio monomarca a Changsha a cui seguirà uno store a Shanghai.
Tra le piccole aziende della moda si distingue, invece, Marly’s, marchio veneto che ha appena avviato una partnership con la Austen Company di Shanghai, colosso presente in 150 città cinesi e che gestisce oltre 250 clienti e distributori. Grazie a questa collaborazione, nei prossimi tre anni l’azienda aprirà 32 negozi nel Dragone in cui si troveranno le collezioni Marly’s, Marly’s 1981 e Kathleen Madden.
Dopo la dura flessione nel 2009, gli anni della ripresa per la moda italiana, quindi, saranno caratterizzati dai nuovi mercati; i tempi sono decisamente maturi per presentarsi con successo in Asia.