L'indagine anti-dumping sul vino made in UE importato dalla Cina preoccupa l’Ue che ha instituito oggi una riunione in Lussemburgo per approfondire la questione.
I dazi sul vino, dopo quelli applicati dall’Ue sui panelli solari prodotti in Cina.
È una partita a scacchi quella che si sta giocando sul fronte dei rapporti commerciali che ha portato a un vero e proprio muro contro muro.
Vinitaly ha recentemente organizzato in Cina una task force con operatori locali, opinion makers e media, per approfondire la questione della volontà del governo cinese di applicare dazi antidumping sul vino europeo. Questa decisione potrebbe infatti danneggiare fortemente anche il mercato italiano, bloccando un trend che negli ultimi tre anni ha visto quadruplicare le vendite di bottiglie Made in Italy sul mercato del paese asiatico.
Stevie Kim, managing director di Vinitaly International, spiega che: "Stiamo studiando insieme ai nostri interlocutori cinesi per capire che cosa accadrà da qui a breve. I produttori italiani sono molto preoccupati per l'avvio di un'indagine nei confronti dei vini provenienti dall'Europa.
A fine giugno incontreremo a Pechino i vertici della Caws (China Association for Importers & Exporters of Wine and Spirits), l'associazione dedicata al vino, facente capo all'influente Camera di Commercio della capitale (Mofcom), uno dei principali ospiti alla kermesse veronese dello scorso aprile".
I dati sulle esportazioni Ue di vino in Cina durante lo scorso anno parlano chiaro: 763 milioni di euro, l'8.6% del valore complessivo, di cui 77 per l'Italia, 89 per la Spagna e 546 per la Francia.
L'indagine anti-dumping del governo di Pechino rischia quindi di compromettere quanto di buono realizzato in questi anni, tanto più che la Cina importa vino dall'UE per il 58,7% del suo fabbisogno interno e che, dall'Italia in particolare, ha acquistato nel solo 2012 ben 31 milioni di litri, con un fatturato di non meno di 89 milioni di euro per le aziende produttrici italiane.
Nella giornata odierna è previsto un incontro tra i Ministri del commercio dei 27 dove verrà fatto il punto della situazione con De Gucht nel Consiglio Ue che si terrà in Lussemburgo.
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venerdì 14 giugno 2013
lunedì 27 maggio 2013
Vino rosso: “nuova” scoperta per la Cina
Lo scorso anno la Cina ha acquistato 1,58 miliardi di dollari di vino pari a 4 milioni di ettolitri. Una crescita vertiginosa rispetto all'anno precedente che è stata calcolata attorno al 9%.
Vino rosso e Cina binomio di business.
Dati alla mano, nel corso del 2012 il paese del Dragone ha investito ben 1,58 miliardi per l’acquisto di vino rosso. Spetta alla Francia il ruolo di leader nell'export, con oltre il 50% sul totale dei vini rossi importati.
La richiesta di vino dalla Cina è ogni giorno più forte. Basti pensare che non capita di rado di imbattersi nelle principali aste londinesi ed assistere ad acquisti di bottiglie pregiate con cifre a tre zeri da parte di cinesi.
L’Italia, dal canto suo, ha aumentato le esportazioni verso Pechino, ma il dato è ancora troppo modesto e ferma il Belpaese al sesto posto tra gli esportatori. Nel 2012 i volumi sono comunque saliti del 4%, toccando i 325 mila ettolitri, venduti per 96 milioni, con un dato positivo registrato rispetto al 2006 dell’11%.
Le armi principali su cui puntare per colmare il gap che penalizza la percezione del nostro vino come vino di qualità, si possono riassumere nella promozione unificata e nella formazione e ricerca di canali di distribuzione alternativi. Ed è in questo ambito che è stato inserito il progetto del Ministero dello Sviluppo economico in convezione con Federvini e Unione italiana vini, denominato "Vini italiani in Cina". Dal 20 al 26 maggio, nove tra i principali importatori cinesi hanno infatti visitato cantine e luoghi di produzione del vino, attraversando la Sicilia, la Puglia e il Piemonte, con l'obiettivo da parte del nostro Paese di diffondere le principali denominazioni enologiche italiane, facendo leva sul proprio appeal oltre che sul legame con il territorio, la storia e le tradizioni.
Vino rosso e Cina binomio di business.
Dati alla mano, nel corso del 2012 il paese del Dragone ha investito ben 1,58 miliardi per l’acquisto di vino rosso. Spetta alla Francia il ruolo di leader nell'export, con oltre il 50% sul totale dei vini rossi importati.
La richiesta di vino dalla Cina è ogni giorno più forte. Basti pensare che non capita di rado di imbattersi nelle principali aste londinesi ed assistere ad acquisti di bottiglie pregiate con cifre a tre zeri da parte di cinesi.
L’Italia, dal canto suo, ha aumentato le esportazioni verso Pechino, ma il dato è ancora troppo modesto e ferma il Belpaese al sesto posto tra gli esportatori. Nel 2012 i volumi sono comunque saliti del 4%, toccando i 325 mila ettolitri, venduti per 96 milioni, con un dato positivo registrato rispetto al 2006 dell’11%.
Le armi principali su cui puntare per colmare il gap che penalizza la percezione del nostro vino come vino di qualità, si possono riassumere nella promozione unificata e nella formazione e ricerca di canali di distribuzione alternativi. Ed è in questo ambito che è stato inserito il progetto del Ministero dello Sviluppo economico in convezione con Federvini e Unione italiana vini, denominato "Vini italiani in Cina". Dal 20 al 26 maggio, nove tra i principali importatori cinesi hanno infatti visitato cantine e luoghi di produzione del vino, attraversando la Sicilia, la Puglia e il Piemonte, con l'obiettivo da parte del nostro Paese di diffondere le principali denominazioni enologiche italiane, facendo leva sul proprio appeal oltre che sul legame con il territorio, la storia e le tradizioni.
mercoledì 28 dicembre 2011
Gruppo Italiano Vini punta su Cina e Russia
Il GIV si prepara per affermare i marchi italiani all’estero, dove le opportunità sono numerose; in particolare, punta ora su Cina e Russia.
Il Gruppo Italiano Vini punta sempre più sui nuovi mercati, dato che la produzione mondiale per la prima volta risulta inferiore ai consumi e l’Italia contribuisce solo ad un terzo del fatturato. Le opportunità sono, quindi, molteplici e l’affermazione all’estero risulta una delle possibilità per contrastare la crisi in patria. Dopo USA, Germania, Canada, Gran Bretagna, Paesi Scandinavi e Benelux, il Giv sta organizzando l’ingresso in Cina e Russia, i due Paesi al momento più appetibili.
Nella Repubblica Popolare il Gruppo ha aperto una società a Shanghai per poter seguire in modo diretto lo sviluppo dei vini, in particolare quelli di alta qualità. La necessità di avere un contatto diretto con i distributori e con la realtà dei consumi è dettata dalle difficoltà distributive che tutt’oggi permangono nel Dragone e che ostacolano le opportunità del settore. Attualmente in Cina dominano i vini francesi, ma le potenzialità dei marchi italiani sono notevoli, motivo per cui l’organizzazione commerciale è fondamentale.
Per quanto riguarda la Russia, invece, non è ancora prevista una società di distribuzione, perché il processo di penetrazione è ancora in fase di studio. Nonostante le problematiche che riguardano il mercato russo, però, si è registrata una buona crescita del settore grazie a molti bravi importatori locali.
Grazie all’ingresso nei nuovi mercati, si è potuto aumentare il fatturato Giv capogruppo di 15 milioni di euro rispetto al 2010, con una crescita del 6%. Il 2011 è stato un anno positivo, segnato anche dal lancio sul mercato internazionale del marchio Cavicchioli e del rilancio di Bolla negli Usa. Per il 2012, si prevedono difficoltà legate all’aumento del costo delle uve, elemento che obbligherà gli operatori a ricaricare i prezzi delle bottiglie del 15-20% anche all’estero.
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lunedì 21 novembre 2011
Il vino pugliese si promuove in Cina
La Regione Puglia partecipa con 16 aziende locali del settore vitivinicolo alla prima edizione di World Wine Meetings Asia, in corso a Canton fino al 22 novembre.
La Regione Puglia prosegue nella creazione di importanti forme di cooperazione con la Cina, attraverso programmi di sviluppo e instaurazione di relazioni stabili con le principali istituzioni locali. Dopo aver avviato azioni nell’ambito della green economy, con il presidente Nichi Vendola in prima linea, e aver stipulato un accordo con la Provincia del Guangdong lo scorso giugno, oggi la Puglia si prepara ad affrontare il mercato vitivinicolo, in forte espansione nel Paese asiatico.
Il settore si rivela per il territorio pugliese particolarmente favorevole: la domanda cinese di prodotti agroalimentari provenienti dalla Regione italiana è cresciuta del 319,5% solo nel 2010 e del 1000% negli ultimi 3 anni, segnale della preferenza accordata dai cinesi per bevande e il cibo internazionali.
Per cogliere appieno le opportunità offerte dal Dragone, Sprint Puglia, sportello regionale per l’internazionalizzazione delle imprese, con il coordinamento del Servizio Internazionalizzazione, ha organizzato la partecipazione di 16 aziende pugliesi al World Wine Meetings Asia, in programma a Canton dal 19 al 22 novembre. Si tratta di una borsa d’affari ,programmata dalla Adhesion Asia, dedicata al settore vitivinicolo, che ospiterà 80 produttori provenienti dall’Europa e 100 importatori dal Guangdong, da Hong Kong, da Singapore, dalla Cina centrale e dal Sud-Est asiatico. L’iniziativa vuole, quindi, facilitare gli incontri tra operatori internazionali del vino e importatori sezionati, oltre a dare alle aziende estere una buona occasione per promuoversi in Cina.
La Regione Puglia, che ha aperto la Convention con una presentazione dei propri vini, si è posta come obiettivo l’accompagnamento delle 16 aziende partecipanti, offrendo loro assistenza tecnica nella creazione di contatti e nell’individuazione di forme di collaborazione con i buyer esteri. Inoltre, l’ente desidera sviluppare la conoscenza dei prodotti pugliesi nella Repubblica Popolare attraverso attività formative, commerciali, promozionale e di scouting.
mercoledì 26 ottobre 2011
Collaborazione nel vitivinicolo tra Italia e Cina
Enoteca Italiana ha firmato un accordo di collaborazione strategica per aprire 100 enoteche italiane in Cina.
Il settore vitivinicolo è particolarmente complesso in Cina, dal momento che la cultura enologica si sta sviluppando solo negli ultimi anni. Per l’Italia, inoltre, il mercato cinese è ancora più difficile in quanto i prezzi elevati e la scarsa conoscenza dei consumatori non permettono al vino Made in Italy di attecchire. Tuttavia, le prospettive sono positive e vedono una crescita del consumo di vino rosso in Cina del 36,4% entro il 2012 e del 38% per i vini bianchi.
Per sfruttare le opportunità e sostenere il comparto vitivinicolo nel Dragone, quindi, è stato fatto un piccolo passo in avanti: il 22 ottobre scorso Enoteca Italiana (Ente nazionale Vini) ha firmato con la Beijing Zhengyuan Youshi, società leader di distribuzione del vino italiano, un accordo di collaborazione strategica che prevede la realizzazione di 100 enoteche italiane. Il progetto riguarderà le principali città della Repubblica Popolare e vedrà l’inaugurazione delle prime 10 enoteche entro il 2011. Con la diffusione di questa catena, si potranno avvicinare i consumatori all’eccellenza italiana e trasmetterne la cultura enologica. Le enoteche daranno una forte spinta al vino Made in Italy, proponendo solo vino italiano e dotandosi dei migliori sommelier.
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lunedì 26 settembre 2011
Difficoltà per l’agroalimentare italiano
Nonostante l’alta qualità dei prodotti, il settore agroalimentare italiano in Cina non riesce a decollare a causa di alcuni errori imprenditoriali.
L’agroalimentare italiano in Cina è uno dei settori che più difficilmente riesce a ottenere grandi successi al pari di altri comparti del Made in Italy. Sia nei ristoranti che nei punti vendita, gli articoli italiani sono la minoranza e vengono superati per quantità e convenienza della merce di origine francese e tedesca.
Sebbene la qualità dei prodotti alimentari nostrani sia molto elevata, infatti, sussistono diversi ostacoli confermati recentemente da alcuni progetti fallimentari. Piazza Italia, il lussuoso centro commerciale inaugurato nel 2008 a Chaoyang, ha perso in 14 mesi sei milioni e ha debiti per quattro milioni e mezzo. Il centro era nato dall’idea di un consorzio che racchiudeva marchi quali Crai, Cavit vini, Grana Padano, San Daniele Service, Conserve Italia e Frantoi Artigiani e doveva essere il primo di una serie di punti vendita che avrebbe coperto tutto il Paese. Analogo destino è toccato a Caffè Parma e Gusto Menta, entrambe costrette a chiudere.
I problemi riscontrati in questo settore sono, in sostanza, la scarsa conoscenza del mercato nel momento in cui lo si affronta, a cui è legata anche l’arroganza di alcuni operatori. Inoltre, i prodotti italiani hanno prezzi troppo elevati rispetto ai concorrenti stranieri, motivo per cui sono considerati beni di nicchia.
Simili difficoltà si registrano nel comparto vitivinicolo; la Cina non è un Paese che apprezza il vino da molto tempo ma si sta verificando un cambiamento di tendenze a favore del consumo di bevande alcoliche. Tuttavia, il vino italiano stenta a decollare ancora una volta a causa dei prezzi eccessivi. A ciò si aggiunge la scarsa pubblicità che viene fatta per far conoscere le etichette, che rimangono così sconosciute alla maggior parte dei consumatori.
Per salvare il settore agroalimentare in Cina, quindi, servono più investimenti volti a fare un’analisi adeguata del mercato e a creare campagne pubblicitarie ad hoc.
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mercoledì 31 agosto 2011
Boom di export per lo spumante italiano
Lo spumante italiano esportato in Cina ha visto una crescita del 775% in un anno. Per il settore enologico si aprono molte opportunità nel Paese asiatico e si segnalano due importanti fiere per l’autunno.
Le esportazioni italiane di spumante registrano un trend molto positivo negli ultimi mesi: la crescita in tutte le aree geografiche è del 28% complessivo. Particolare successo si sta verificando in Cina, dove l’export è aumentato esponenzialmente nell’ultimo anno, crescendo del 775%, e si stima che entro la fine del 2011 il valore delle merci esportate nella Repubblica Popolare potrebbe arrivare a 10 milioni di euro.
Il Dragone sta cominciando ora a diventare un mercato appetibile per la cultura enologica; fino a poco tempo fa, infatti, il consumo di vino e bevande alcoliche era alquanto ridotto e l’importazione limitata. Solo grazie alla diffusione tramite i ristoranti italiani e programmi internazionali di formazione anche la Cina si sta aprendo a questo business.
Nella Repubblica Popolare già da qualche anno si tengono alcune manifestazioni internazionali dedicate all’enologia: quest’anno dal 3 al 5 novembre si svolgerà ad Hong Kong la fiera INTERNATIONAL WINE & SPIRITS FAIR 2011, dall’8 al 10 novembre Guangzhou ospiterà GUANGZHOU INTERNATIONAL WINE EXHIBITION & WORLD FAMOUS WINE EXPO, mentre dal 29 novembre al 2 dicembre a Shanghai si terrà SIMPLY ITALIAN GREAT WINES.
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venerdì 29 luglio 2011
Il vino italiano prova la strada verso la Cina
Negli ultimi anni il mercato cinese si sta aprendo anche al settore vitivinicolo, con interessanti opportunità di investimento per il Made in Italy. Quest’anno Enoteca Italiana ha, quindi, avviato un progetto pilota per diffondere le migliori etichette italiane nei ristoranti cinesi.
Il settore vitivinicolo, dopo un periodo di crisi, ha iniziato a registrare una buona ripresa dall’inizio di quest’anno, soprattutto nei nuovi mercati; in termini di valore, infatti, Cina e Russia hanno dimostrato di apprezzare maggiormente il vino, con una percentuale di crescita rispettivamente del 145% e del 69%. Anche per volume di vendita la Cina si colloca al primo posto (+218%), seguita da Russia (+123%), Canada (+50%) e Corea del Sud (+34%). Secondo le statistiche ufficiali, la Repubblica Popolare diventerà il sesto mercato al mondo per consumo di vino entro il 2014, con un aumento annuo del 19,6% nel giro di quattro anni.
I potenziali consumatori cinesi sono milioni, motivo per cui Enoteca Italiana, l’ente nazionale dei vini, ha appena avviato un progetto pilota che si svilupperà da luglio a dicembre di quest’anno a Shanghai. Si tratta di un programma di formazione e promozione delle migliori etichette italiane rivolto al mondo della ristorazione cinese. Inizialmente si partirà con i vini toscani, grazie al supporto della sede cinese di Enoteca italiana a Shanghai, Yishang, e di Toscana Promozione; si organizzeranno una serie di corsi di formazione rivolti a direttori, sommelier e chef dei migliori ristoranti di Shanghai per imparare ad abbinare il vino toscano alla cucina locale. In seguito, i ristoranti che aderiscono al progetto avranno a disposizione una lista dei vini per i clienti con le etichette toscane.
Se il programma di Enoteca Italiana avrà il successo sperato, si potrà poi estendere alle denominazioni di altre regioni italiane e si allargherà anche ad altre metropoli di seconda e terza fascia con un interessante sviluppo economico e tecnologico, quali: Chengdu, Dalian, Nanjing, Qingdao, Shenzhen, Suzhou, Tianjin.
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lunedì 20 settembre 2010
Il settore vinicolo trova terreno fertile in Cina
La Cina ha un grande potenziale nell’industria vinicola ed è destinata a diventare il più importante paese consumatore e produttore di vino al mondo.
Sempre più consumatori cinesi iniziano ad apprezzare il vino e negli ultimi anni la popolarità di questa bevanda si è diffusa notevolmente nel paese asiatico, tanto da rendere il mercato cinese molto promettente per il settore. Le vendite di vino nella Repubblica Popolare Cinese lo scorso anno sono aumentate del 12% rispetto all’anno precedente e proprio in questi giorni si è data la notizia che il paese è diventato il primo mercato di esportazione per il Bordeaux francese, superando Regno Unito e Germania.
Tuttavia, la Cina si rivela interessante non solo come mercato di destinazione ma anche e soprattutto come paese produttore di vino. Nella provincia di Hebei (a nord del paese), ad esempio, si trova Quinhuangdao, città meglio conosciuta come “La Bordeaux orientale”, dato che si trova alla stessa latitudine della regione francese in cui si produce l’omonimo vino, che rappresenta una delle aree di produzione vinicola più interessanti per il paese. Proprio qui il mese scorso si è inoltre tenuto l’undicesimo Festival Internazionale del vino di Quinhuangdao. A sud-ovest di Pechino, invece, si trova Chateau Bolongbao, vigneto che sin dal 2006 serve vino rosso in molti ristoranti di Parigi.
Secondo i dati dell’International Organization of Vine and Wine, dal 2006 al 2009 la superficie adibita a vigneti in Cina è cresciuta del 6,1% e la produzione di uva del 10,7%; mentre nel 2009 la produzione di vino è aumentata del 27,63% rispetto al 2008. Attualmente nel paese ci sono circa 400 vigneti che, secondo le stime, sono destinati a crescere nei prossimi 50 anni portando la Cina a diventare entro il 2058 il primo produttore di vino al mondo. E’ interessante notare che molti operatori puntano sulla qualità del prodotto per garantire un vino migliore attraverso l’utilizzo di tecniche di produzione e di viticoltura accurate e all’assenza di pesticidi e altre sostanze chimiche.
Grazie alle notevoli potenzialità del paese sempre più investitori stranieri stanno accorrendo per conquistare una fetta del mercato, il che rappresenta una grande opportunità anche per i produttori di vino italiani, i quali potrebbero quindi intensificare l’esportazione di vino in Cina puntando sulla qualità, il prestigio e una tradizione vitivinicola ben consolidata. Da segnalare, inoltre, la presenza di numerose fiere dedicate al settore, una di queste in programma il prossimo mese nel Guangdong.
Sempre più consumatori cinesi iniziano ad apprezzare il vino e negli ultimi anni la popolarità di questa bevanda si è diffusa notevolmente nel paese asiatico, tanto da rendere il mercato cinese molto promettente per il settore. Le vendite di vino nella Repubblica Popolare Cinese lo scorso anno sono aumentate del 12% rispetto all’anno precedente e proprio in questi giorni si è data la notizia che il paese è diventato il primo mercato di esportazione per il Bordeaux francese, superando Regno Unito e Germania.
Tuttavia, la Cina si rivela interessante non solo come mercato di destinazione ma anche e soprattutto come paese produttore di vino. Nella provincia di Hebei (a nord del paese), ad esempio, si trova Quinhuangdao, città meglio conosciuta come “La Bordeaux orientale”, dato che si trova alla stessa latitudine della regione francese in cui si produce l’omonimo vino, che rappresenta una delle aree di produzione vinicola più interessanti per il paese. Proprio qui il mese scorso si è inoltre tenuto l’undicesimo Festival Internazionale del vino di Quinhuangdao. A sud-ovest di Pechino, invece, si trova Chateau Bolongbao, vigneto che sin dal 2006 serve vino rosso in molti ristoranti di Parigi.
Secondo i dati dell’International Organization of Vine and Wine, dal 2006 al 2009 la superficie adibita a vigneti in Cina è cresciuta del 6,1% e la produzione di uva del 10,7%; mentre nel 2009 la produzione di vino è aumentata del 27,63% rispetto al 2008. Attualmente nel paese ci sono circa 400 vigneti che, secondo le stime, sono destinati a crescere nei prossimi 50 anni portando la Cina a diventare entro il 2058 il primo produttore di vino al mondo. E’ interessante notare che molti operatori puntano sulla qualità del prodotto per garantire un vino migliore attraverso l’utilizzo di tecniche di produzione e di viticoltura accurate e all’assenza di pesticidi e altre sostanze chimiche.
Grazie alle notevoli potenzialità del paese sempre più investitori stranieri stanno accorrendo per conquistare una fetta del mercato, il che rappresenta una grande opportunità anche per i produttori di vino italiani, i quali potrebbero quindi intensificare l’esportazione di vino in Cina puntando sulla qualità, il prestigio e una tradizione vitivinicola ben consolidata. Da segnalare, inoltre, la presenza di numerose fiere dedicate al settore, una di queste in programma il prossimo mese nel Guangdong.
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