Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina

venerdì 29 ottobre 2010

Le opportunità del settore farmaceutico cinese

Il mercato farmaceutico cinese è uno dei più ambiti dalle aziende internazionali del settore: si confermano molto alte le prospettive di crescita anche nelle attività di packaging.

Anche le aziende farmaceutiche internazionali hanno risentito della crisi e per questo hanno adottato misure per contenere i costi: utilizzare sempre più risorse interne, snellendo la struttura, e delocalizzare la fase di ricerca e sviluppo all’estero. Quest’ultima attività predilige i mercati emergenti, primo tra tutti il mercato cinese. Nel Paese asiatico, infatti, sono già presenti le prime dieci aziende farmaceutiche globali, le quali hanno avviato nella Repubblica Popolare attività di R&S, produzione, outsourcing e marketing. L’attrattività della Cina in questo settore è confermata dalla notizia di questi giorni che riporta la decisione di Sanofi Aventis, multinazionale francese, di acquisire BMP Sunstone Corporation, società farmaceutica cinese.
Nel settore farmaceutico cinese riveste una grande importanza il packaging. Sebbene gli Stati Uniti in questo ambito siano ancora leader con una quota globale del 28%, si prevede che la Cina possa raggiungere entro il 2013 i 62,3 miliardi di dollari con un tasso di crescita annuale dell’11,5%. Tra i fattori che favoriscono la crescita, non solo nel Paese del Dragone ma in tutti i mercati emergenti, vi è il basso costo dei farmaci generici, oltre alla possibilità di ottenere un valore aggiunto nei sistemi di imballaggio, trasporto e consegna dei farmaci.
Nonostante le rosee prospettive, le aziende farmaceutiche che si affacciano in questi Paesi, devono ancora porre molta attenzione al problema della contraffazione. Inoltre, si dovrà cercare di puntare sulle produzioni verdi, nell’impegno mondiale per il rispetto ambientale.

giovedì 28 ottobre 2010

Le nuove misure nel real estate

Le autorità di Pechino introducono nuovi provvedimenti per frenare i prezzi del settore immobiliare: a dicembre verrà approvata una nuova tassa sulle proprietà.

Nonostante dall’agosto scorso la situazione del mercato immobiliare cinese si sia relativamente raffreddata, le autorità di Pechino continuano ad introdurre nuove misure per tenere sotto controllo l’innalzamento dei prezzi delle case. Numerosi sono stati i provvedimenti degli ultimi mesi: riduzioni degli agevolazioni sui mutui, con la sospensione degli stessi per l’acquisto della terza casa, l’aumento degli anticipi da versare all’acquisto al 30% del valore totale e il limite al numero di immobili acquistabili nelle città in cui o i prezzi sono ancora bassi o sono troppo levati. Ora si aggiunge una nuova legge che con tutta probabilità verrà approvata prima della fine di dicembre: la tassa sulle proprietà immobiliari. Questa potrebbe venire calcolata in base al prezzo di fattura del bene immobile oppure tenendo in considerazione le fluttuazioni di valore che la casa potrebbe subire nel tempo.
Le restrizioni nel settore immobiliare in Cina hanno per ora riguardano 13 province, in cui rientrano le grandi megalopoli dove numerosa è la presenza di operatori stranieri. In conseguenza a tali misure, si sta verificando un fenomeno in continua crescita: gli investitori cinesi cercano di aggirare gli ostacoli acquistando case all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, in Canada, a Singapore e a Londra.
Tutto ciò potrebbe essere un forte deterrente anche per gli imprenditori stranieri che potrebbero quindi limitare gli acquisti immobiliari nel Paese asiatico.

mercoledì 27 ottobre 2010

Il Made in Italy che trionfa in Cina

I settori tipici del Made in Italy trionfano nel Paese asiatico, soprattutto per ciò che riguarda abbigliamento e alimentari.

Moda e cibo italiani crescono rapidamente nel mercato cinese, dove trovano un terreno molto fertile. Nel primo caso, i prodotti più gettonati sono scarpe, cappotti di pelle e borse. Le aziende del comparto sono localizzate principalmente nelle province di Zhejiang, Guangdong, Fujian, Hebei, Henan e Sichuan. Ma non è solo la pelletteria a dominare: anche il casualwear è particolarmente richiesto nella Repubblica Popolare Cinese. Un esempio illustre è quello della Paul&Shark, marchio di abbigliamento casual della provincia di Varese. Per l'impresa, infatti, la Cina è il primo mercato e vi è presente con 65 negozi, destinati ad aumentare nel prosimo futuro. Il Paese è infatti attraente per la grande dimensione e l'età media della popolazione, molto giovane rispetto ai mercati occidentali; inoltre, il marchio veste la classe dirigente della nazione, anch'essa in forte crescita.
Il progressivo cambiamento delle abitudini locali sta portando ad un mutamento anche del settore alimentare, che per ciò che riguarda la produzione e le importazioni si sta gradualmente globalizzando. Nonostante le numerose limitazioni all'import, i prodotti del Made in Italy sono in forte crescita nel Paese asiatico. Lo dimostra l'ultima analisi della Coldiretti, nella quale si riporta un dato estremamente positivo: dal 2000 al 2009 le esportazioni di pasta in Cina sono aumentate del 339%, superando i 3 milioni di chili all'anno. Rimangono, tuttavia, margini di crescita molto alti, in quanto la pasta, così come altri prodotti alimentari, è ancora molto presente soprattutto nei Paesi europei e negli Stati Uniti.

martedì 26 ottobre 2010

L’invasione della Cina

La Cina non è più solo un mercato oggetto di investimenti da parte delle imprese internazionali; il Paese, infatti, si impone sempre più come competitor e investitore globale.

Tecnologia e innovazione non sono caratteristiche esclusive del mondo occidentale: oggi la Cina ne ha fatto i suoi punti di forza per sviluppare il processo di modernizzazione del Paese. Il settore maggiormente coinvolto in questo percorso è quello dei trasporti: qui si stanno mettendo a punto progetti ambiziosi e di grande portata.
Nel campo aeronautico, entro il 2014 la Cina metterà in commercio un nuovo jumbo che è destinato a competere con i Boeing e Airbus grazie ai motori di nuova generazione di cui disporrà. Nel 2016 i velivoli potrebbero essere consegnati ai primi acquirenti, che si ipotizza saranno le compagnie nazionali, ma l’obiettivo è quello di penetrare il mercato internazionale. Sulla rete ferroviaria, invece, si sta pianificando la costruzione di un treno che viaggi a 500 chilometri orari. La Repubblica Popolare Cinese è già all’avanguardia nell’alta velocità ferroviaria con 7.055 km di rete che nel 2012 potrebbe arrivare a 13 mila km.
L”invasione” della Cina, tuttavia, non si limita a questo ma è visibile anche nel turismo, attività in aumento tra i cinesi, grazie anche alla graduale crescita dei redditi. Le ultime rilevazioni di Global Blue sugli acquisti tax free in Italia da parte di acquirenti extra –Ue nei primi nove mesi del 2010, vedono i consumatori cinesi al secondo posto subito dopo i russi. I compratori dalla Cina acquistano prevalentemente prodotti di lusso come articoli di gioielleria e dell’arte orafa italiana tra cui accessori e orologi. Non sarà un caso se le vendite del settore del lusso registrano un aumento del 22% in Asia e la Cina rappresenta il 6% del mercato totale, con vendite pari a 8,2 miliardi di euro. La maggior parte sceglie come meta Milano (dove le spese nelle gioiellerie arrivano a 6.500 euro) ma non vengono disdegnati gli outlet, in cui si è registrato un aumento del 65%.

lunedì 25 ottobre 2010

Un treno per lo……Shandong

“Shanghai-Taishan 12 hours overnight train standing tickets”: è così che hanno inizio le mie National holidays in quel dello Shandong. Riavutami dall’esperienza senza dubbio interessante, ma che non ripeterei (ho potuto constatare come i Cinesi mettano in pratica precisamente il concetto di capacità massima), parto alla scoperta del territorio.
Famosa per i monti sacri e la concessione tedesca di Qingdao che, oltre a un’impostazione occidentale, ha lasciato alla città il birrificio cinese più importante del Paese, la regione è stata a lungo protetta dagli investimenti esteri, accuratamente selezionati, perché ospita il comando militare di Jinan, considerato riserva strategica di prim’ordine. Ora le cose stanno cambiando, ed entro il 2020 si prospetta l’apertura di sei nuove zone industriali. Per il momento sono le imprese Sud Coreane e Giapponesi a dominare la scena, ma non c’è dubbio che spazio e interesse esistano verso tutti.
Sono molte le municipalità che offrono sgravi fiscali fino al 15 % e in più la Free trade zone di Qingdao facilita l’importazione di beni esteri favorendo in particolare logistica e hi-tech . Via da Shanghai s’era detto? Perché non partire da qui dunque.

A cura di Marta Caccamo

La Cina come risposta alla crisi economica

La crisi economica che ha colpito le PMI italiane ha contribuito all’incremento delle delocalizzazioni produttive, che sempre più spesso scelgono la Cina.

I conflitti valutari sul piano internazionale, in particolare tra USA e Cina, hanno importanti effetti anche sul tessuto imprenditoriale italiano. Le svalutazioni di yuan e dollaro, infatti, contribuiscono a rafforzare l’euro, con la conseguenza che le esportazioni italiane vengono penalizzate, soprattutto nei settori della meccanica, tessile, calzature, alimentare e arredo, mentre sono avvantaggiate le importazioni di materie prime, energia e semilavorati. Per contrastare la crisi dell’export, quindi, molte imprese scelgono di internazionalizzare le produzioni o di affidarsi ai consorzi per le esportazioni. Nel primo caso, si tratta di una scelta strategica per potersi ricavare un ruolo di rilievo nel Paese sede della delocalizzazione. Tra i mercati più interessanti vi è ancora una volta la Cina, dove, secondo quanto dichiarato dal direttore dell’ufficio ICE di Pechino, Antonio Laspina, «se in passato si sbarcava alla ricerca di fattori produttivi convenienti, oggi si produce qui per rivolgersi al mercato cinese».
D'altronde, l’interesse per la Repubblica Popolare Cinese da parte dell’Italia è in continua crescita, così come dichiarato anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in visita fino al 30 ottobre proprio nel Paese asiatico, dove si recherà a Pechino, Shanghai, Macao e Hong Kong. In un’intervista rilasciata al magazine “Globe”, giornale di promozione del Made in Italy in Cina, Napolitano ha detto:« Roma e Pechino oggi possono vantare un maturo dialogo politico, un intenso scambio economico e commerciale, una crescente collaborazione in campo culturale, un'interazione sempre più ricca nei settori della scienza e della tecnologia e un confronto aperto e costruttivo sui temi di maggiore respiro globale, come quelli della pace, della stabilità e sicurezza internazionale, del riconoscimento universale dei diritti umani».

venerdì 22 ottobre 2010

Cooperazione tra Italia e Cina

La tecnologia italiana sarà utilizzata in Cina in un progetto di cooperazione tra i due Paesi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti tossici.

Nell’ambito della Cooperazione tra Italia e Cina è stato varato un progetto dal valore di 70 milioni di euro per la salvaguardia dell’ambiente nel Paese asiatico. La tecnologia italiana sarà utilizzata per ora nella provincia di Hubei, dove è fiorente l’industria del piombo, la cui produzione sta mettendo a rischio l’ecosistema e la salute degli abitanti. Al momento, l’azienda italiana Engitec Technologies S.p.a. ha firmato un contratto per lo smaltimento di batterie per autotrazione esauste, progetto da 17 milioni di euro, 6 dei quali forniti dall’Italia.
L’iniziativa rientra nell’obiettivo di sviluppo sostenibile varato nel nuovo piano quinquennale del PCC e prevede la creazione di un sistema di smaltimento nazionale sul modello di quello italiano. Nel futuro, quindi, ci sarà spazio per nuove iniziative nel settore che potranno coinvolgere altre imprese italiane impegnate in progetti simili, come trattamento dell’acqua, tecnologie di energie dai rifiuti, settore dei rifiuti solidi.

giovedì 21 ottobre 2010

Preoccupazioni dalla Cina per i rifornimenti di terre rare

Il Paese asiatico è al centro delle polemiche per aver dichiarato nei giorni scorsi di voler ridurre le esportazioni di terre rare. Nonostante la smentita ufficiale, si sono avviate delle indagini per violazione delle regole del WTO.
Sono confuse le voci riguardanti le decisioni di Pechino in merito alle terre rare. Martedì scorso, infatti, il China Daily e il Wall Streer Journal avevano riportato la notizia riguardante la possibilità di riduzione fino al 30% nel 2011 delle esportazioni dei mineali verso Stati Uniti ed Europa. Ciò aveva particolarmente allarmato le aziende occidentali, dato che per terre rare si indicano 17 metalli dalle caratteristiche magnetiche, indispensabili per le produzioni all’avanguardia come auto ibride, turbine eoliche, armamenti e high tech. La Cina è il primo fornitore mondiale di tali metalli e, infatti, detiene il 95% della produzione di beni ottenuti con questi materiali.
E’ arrivata, tuttavia, nelle ultime ore la smentita da parte delle autorità di Pechino, le quali rassicurano sul fatto che il Paese continuerà a rifornire le aziende internazionali. Nonostante ciò, la preoccupazione rimane: già nei primi sei mesi del 2010 la Cina ha ridotto del 72% le esportazioni, penalizzando soprattutto il Giappone, e i prezzi sono saliti con percentuali tra il 22% e il 720%. Inoltre, si stima che le riserve cinesi di terre rare potrebbero esaurirsi nel giro di 15-20 anni; basti pensare che nel 2009 i giacimenti sono arrivati a 27 milioni di tonnellate, quando solo nel 1996 ammontavano a 43 milioni.
Le mosse della Cina sono intanto sotto indagine per sospetto di violazione delle regole del WTO: si pensa, infatti, che un’eventuale riduzione o blocco delle esportazioni nel settore abbia come obiettivo lo spostamento delle multinazionali occidentali nelle aree cinesi dove abbondano le terre rare, con conseguente rischio di spionaggio industriale. Tutto questo si aggiunge all’altra inchiesta in corso, avviata dagli Stati Uniti nei giorni scorsi per verificare gli incentivi statali forniti da Pechino alle aziende esportatrici nel campo delle energie rinnovabili.

mercoledì 20 ottobre 2010

Pomodoro cinese Made in Italy

Per la seconda volta quest’anno le autorità italiane hanno sequestrato confezioni di concentrato di pomodoro cinese distribuito con l’etichetta “Made in Italy”.

La Cina minaccia ancora una volta il settore agroalimentare italiano attraverso l’importazione in Italia di concentrato di pomodoro che, pur essendo prodotto parzialmente nel Paese asiatico, reca l’etichetta “Prodotto in Italia”. E’ il caso del maxisequestro avvenuto lunedì scorso nella provincia di Salerno, dove sono stati incettati dai carabinieri 4.500 quintali di doppio concentrato di pomodoro cinese per un valore di circa 400 mila euro.
Il problema delle etichette era già stato lanciato da Coldiretti nel giugno scorso, sostenendo che per tutelare l’economia italiana, i marchi e la salute dei cittadini, è necessario introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine del prodotto e non solo del confezionamento, come esige la normativa attuale. A sostenere la causa è intervenuto anche il Ministero delle Politiche agricole, che ha istituito una task force per avviare ispezioni sull’importazione di pomodoro cinese.
L’importazione del semilavorato cinese, per poi venire trattato in Italia, riguarda il 10% degli industriali italiani del settore e nei soli primi tre mesi del 2010 è aumentata del 174%; entro fine anno si stima che potrà riguardare circa il 15% della produzione italiana di pomodoro.
Nell’agroalimentare italiano, così come anche in altri ambiti, l’utilizzo di materie prime straniere è un fenomeno molto diffuso, che riguarda un terzo delle produzioni (pari a 51 miliardi di euro). I Paesi extraeuropei come la Cina, infatti, rappresentano ancora ottime opportunità per ridurre i costi di produzione, non essendo vincolati dagli obblighi e dagli standard della UE. Tuttavia, è bene ricordare che quando i prodotti sono diretti alla Repubblica Popolare Cinese, essi vengono sottoposti a severi e restrittivi controlli di qualità.

martedì 19 ottobre 2010

Furniture business in China…cosa ci stiamo perdendo!

Il 48.7% della popolazione cinese sono donne. Collochiamole ora in una Cina sulla via dell’emancipazione dai retaggi maoisti e in crescita dei consumi; collochiamole nella Cina d’oggi. Immaginiamo anche solo la metá di queste donne investite di potere decisionale e autonomia nell’arredare la propria casa. E’ un boom.
L’industria dell’arredamento in Cina, dopo una battuta d’arresto nel 2009 a causa di inflazione e crisi finanziaria, pare essere in netta ripresa con stime di crescita nell’ordine della doppia cifra per il 2010 che la porteranno a un giro d’affari di 700 miliardi RMB. Noi Italiani in questo, tuttavia, non giochiamo che un ruolo marginale presentandoci sul mercato con un’offerta adatta giusto giusto a servire paesi piccoli e vicini come la Svizzera. E i numeri lo confermano: 66 milioni EUR di export in Cina contro i 360 milioni oltralpe.
Le ragioni che frenano dall’investire sul mercato asiatico rientrano principalmente nella minaccia della contraffazione, che un mercato non ancora educato al gusto vede spesso come sostituto, ma ancor di più, ancora una volta, nelle dimensioni delle aziende italiane che con un prodotto completamente “made in Italy” non sono in grado di soddisfare l’ingente domanda, nè offrire servizi collaterali a un’ipotetica base consumer asiatica. Cosa servirebbe dunque? Investimenti e “sistema”, una parola che in questo periodo piace molto usare, ma resta debole nell’implementazione. Le opportunitá sono innumerevoli, specie per i nuovi materiali low-carbon ed eco-friendly e per i mobile in legno, che allo stesso tempo si sposano con l’idea di “exquisite life” ed “healthy style” che domina il pensiero della nuova borghesia cinese.

A cura di Marta Caccamo

Vertice straordinario del FMI a Shanghai

La Cina e lo yuan sono stati al centro del dibattito durante il meeting organizzato dal Fondo Monetario Internazionale a Shanghai, nel quale però non sono stati presi accordi sostanziali.

Nella giornata di ieri, a Shanghai, si è tenuto il vertice straordinario del Fondo Monetario Internazionale, convocato per discutere della situazione finanziaria internazionale caratterizzata ultimamente da forti tensioni. L’Asia, in particolare, è l’area verso cui si muovono la maggior parte dei capitali internazionali e pertanto è considerata a maggior rischio finanziario. La Cina rimane nell’occhio del ciclone a causa del mancato apprezzamento dello yuan e della conseguente decisione degli USA di applicare tariffe doganali sulle merci Made in China. La disputa tra le due potenze mondiali non sembra quindi placarsi e la Banca Centrale di Pechino rimane ferma sulle attuali posizioni.
Durante la conferenza stampa che ha seguito la conferenza “Politiche macro-prudenziali: prospettive asiatiche” tra FMI e Banca Popolare Cinese, Yi Gang, numero due dell’istituto bancario, ha riaffermato le linee guida della politica economica cinese. Gang ha dichiarato che il Paese asiatico proseguirà sull’apprezzamento graduale della valuta e che inoltre, come già intuito dalla sessione plenaria del PCC, si rafforzerà la domanda interna come strumento per lo sviluppo economico della nazione. Gang e John Lipsky, vice direttore generale del FMI, sono stati d’accordo nell’affermare che per sostenere la crescita internazionale sia necessario che ogni Paese contribuisca all’equilibrio commerciale.
Nonostante le numerose discussioni, comunque, il vertice non ha prodotto alcun accordo concreto e di conseguenza, la vicenda dello yuan non è conclusa. Le opportunità e gli investimenti nel continente asiatico dipenderanno ancora una volta dalle dinamiche finanziarie e le mosse valutarie della Cina.

lunedì 18 ottobre 2010

Le riforme economiche del piano quinquennale del PCC

A Pechino è in corso il V Plenum del XVII Comitato centrale del PCC, in occasione del quale si delinea il nuovo piano quinquennale (2011-2015) per l’economia cinese.

Al centro delle discussioni del V Plenum del XII Comitato centrale cinese ci sono sostanzialmente le riforme economiche del dodicesimo piano quinquennale (2011-2015), il cui obiettivo primario è rendere la Cina meno dipendente dalle esportazioni estere e rafforzare la domanda interna. Tra le notizie trapelate in questi giorni sembra che Pechino abbia stanziato circa 40 miliardi di euro per lo sviluppo di nove settori economici individuati come strategici per l’equilibrio economico del Paese: energie alternative, nuovi materiali, tecnologie informatiche, biologia e medicina, protezione ambientale, aerospaziale, navale, industrie avanzate e servizi high-tech. Nel piano economico si vuole, inoltre, porre maggior attenzione sulle industrie locali e la crescita delle regioni interne al Paese, oltre a proseguire sullo sviluppo delle aree occidentali già individuate dalla politica dei Go-West.
Altro tema caldo del Plenum riguarda il prossimo cambio dei vertici del PCC, in vista nel 2012, su cui circolano diverse voci. All’interno del Partito comunista si è verificata ultimamente una profonda spaccatura, che vede l’opposizione tra gruppo conservatore e riformista. Il primo non concorda con la linea di Wen Jiabao, considerata eccessivamente liberale e democratica, mentre 23 esponenti della fazione riformista hanno firmato nei giorni scorsi una lettera indirizzata al Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo per proclamare la libertà di stampa e fermare la censura. L’argomento ha recentemente fatto discutere anche la comunità internazionale, in seguito all’assegnazione del Nobel per la Pace al dissidente Liu Xiaobo, su cui la stampa cinese ha calato il sipario.
Nonostante la crescita straordinaria, quindi, la Repubblica Popolare Cinese rimane un Paese dalle forti contraddizioni. Inoltre, la direzione intrapresa dal Plenum dimostra la volontà delle autorità di Pechino di ridurre le esportazioni verso i Paesi occidentali. Ciò potrebbe ridurre i vantaggi di molte imprese che operano in Cina attraverso l’export e obbligarle a individuare nuove forme di internazionalizzazione.

venerdì 15 ottobre 2010

Accordo per la promozione del Made in Italy in Cina

Lo scorso 6 ottobre, in occasione della visita a Roma di Wen Jiabao, è stato firmato un accordo tra BIBMC e Agenzia per la Cina per la promozione del Made in Italy nella repubblica Popolare Cinese.

La Beijing International Brand Management Center (BIBMC), società del Ministero del Commercio Cinese, e Agenzia per la Cina, società lombarda senza fini di lucro che presidia il Paese asiatico da oltre 20 anni, hanno stipulato un accordo per supportare la presenza in Cina di imprese italiane che operano nei settori della moda, delle calzature, della valigeria, dell’arredo casa, dei complementi d’arredo, dell’eno-agroalimentare e degli apparecchi elettromedicali. Il sostegno che si andrà a fornire consisterà prevalentemente nell’assistenza per la tutela della proprietà intellettuale, per la ricerca di canali di distribuzione e di vendita, per le attività di promozione e marketing e la ricerca di clienti. L’obiettivo dell’intesa è quello di favorire lo sviluppo dei prodotti Made in Italy nel mercato cinese. L’accordo si espliciterà nelle prossime settimane con una serie di incontri bilaterali i quali prevedono anche il monitoraggio di alcune aree intorno a Shanghai. Proprio in questa municipalità, nel distretto di Changning, verrà inaugurato il primo “Italian Goods Promotion Center”, importante punto di riferimento per la cooperazione tra Italia e Cina e per l’affermazione delle PMI italiane nella Repubblica Popolare Cinese.

giovedì 14 ottobre 2010

Le piastrelle Made in Italy puntano sull’Asia

L’industria italiana della ceramica vede salire i valori dell’export nei Paesi emergenti. Tra i mercati più promettenti si fa notare l’Asia, dove la Cina però inizia ad essere anche un pericoloso competitor.

Il 2010 è stato l’anno della ripresa per l’industria italiana della ceramica, la quale ha visto un aumento delle vendite di piastrelle del 3,5% in quantità e del 5,2% in valore. Le buone performance sono dovute soprattutto agli ottimi risultati dell’export, in particolare verso Asia, Stati Uniti, Africa e Russia: verso queste aree la percentuale delle esportazioni è cresciuta del 12,6% rispetto al 2009. Contrariamente, nei Paesi dell’Unione Europea si è registrato un calo delle vendite pari al 2,98%. Il mercato più promettente tra quelli citati, comunque, è ancora l’Asia, verso cui le vendite sono salite del 21,63% in volume e del 26,8% in valore. Nei Paesi asiatici, infatti, si continua a registrare una certa vitalità che li rende particolarmente interessanti, anche se l’Italia non ha ancora raggiunto in queste zone una presenza stabile.
Tuttavia, i mercati asiatici rappresentano anche una potenziale minaccia: la Cina, nel 2007, ha superato l’Italia diventando il maggior venditore mondiale di piastrelle in termini di quantità. Al nostro Paese rimane il primato per quanto riguarda il valore di mercato: 32% del totale, mentre la Cina detiene il 19,7%.
Le imprese italiane che operano nel settore della ceramica possono ancora sfruttare questa leadership cercando di consolidare la presenza e l’espansione verso Cina e in generale tutta l’Asia, dove si prevede un futuro promettente a fronte di una saturazione del mercato europeo.

mercoledì 13 ottobre 2010

La Cina, grande consumatore di energia

Ancora molti sono i dubbi sui dati di consumo energetico riguardanti la Cina: l’Aie ritiene che il Paese sia diventato già nel 2009 il maggior consumatore al mondo, mentre il Dragone smentisce. Di certo, la Repubblica Popolare Cinese è oggi tra i primi fruitori e produttori di energia.
Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, la Cina avrebbe sorpassato gli Usa per consumo energetico già l’anno scorso, con il 4,4% in più. Dal Paese asiatico proviene quasi la metà della domanda di petrolio ed il dato è destinato a crescere. Per queste ragioni nella Repubblica Popolare Cinese si investe molto nel settore energetico e nella ricerca di nuove fonti, in particolare quelle rinnovabili.
Energia eolica e nucleare sono tra le risorse più implementate non solo in Cina, ma in quasi tutta l’area asiatica. In campo nucleare, infatti, Medio Oriente e Asia detengono notevoli potenzialità. La Repubblica Popolare Cinese, in particolare, è al lavoro per la creazione di impianti di propria progettazione e sta attualmente realizzando 23 nuovi reattori; nel frattempo, anche a Hong Kong si pianifica la costruzione di una centrale nucleare. Sempre in Cina, sono in cantiere due Epr (European Pressurized Reactor) e sono già stati realizzati i primi quattro esemplari di AP1000, reattore di nuova generazione prodotto dalla Westinghouse Electric Company. L’obiettivo della Cina, così come della maggior parte dei Paesi dell’Asean, è quello di collaborare con società straniere del settore per acquisirne la tecnologia.
A favorire lo sviluppo asiatico in ambito energetico è stata anche la crisi economica che ha colpito soprattutto Europa e Stati Uniti. In Occidente, infatti, nell’ultimo anno si è verificato un calo di investimenti sul fronte degli impianti eolici e per il 2011, quindi, gli operatori del settore puntano sulla riduzione dei costi, il potenziamento dei generatori ma anche la creazione di impianti offshore nei Paesi asiatici, da cui proviene una forte domanda. In ambito eolico le imprese italiane potrebbero cogliere le opportunità dell’Oriente, poiché il know how italiano è molto richiesto e apprezzato già in Europa, grazie all’eccellenza di aziende del settore elettromeccanico, della componentistica e della meccanica che hanno puntato molto sull’innovazione.

martedì 12 ottobre 2010

Cina & Tecnologia: il binomio ideale per le imprese italiane

La tecnologia è uno dei settori attualmente più promettenti tanto per gli investimenti italiani in Cina quanto per quelli cinesi nel nostro Paese.

Più volte, negli ultimi mesi, si è ribadito che l’ambito tecnologico è uno dei settori più attrattivi per i futuri investimenti delle imprese italiane in Cina. Il paese asiatico è recentemente diventato il primo mercato di sbocco per le macchine utensili italiane, superando così la Germania che deteneva il primato in precedenza. Il mercato cinese, infatti, è stato l’unico che nel corso del 2009 non ha rallentato i consumi di beni strumentali, ma che, anzi, si è conquistato il ruolo di principale destinazione per i robot italiani, con una crescita del 6,4%, pari ad un valore di 14 miliardi. Nel primo semestre 2010, inoltre, la Cina ha assorbito l’export italiano per un totale di 170 milioni, ovvero il 15,6% delle esportazioni.
La tecnologia è protagonista anche nei progetti di partnership tra Cina e Italia; tra le intese commerciali firmate nei giorni scorsi in occasione della visita di Wen Jiabao a Roma, vi è un accordo tra le società di telecomunicazioni Huawei e Vodafone, che prevede una collaborazione di 5 anni per lo sviluppo della rete a banda larga di nuova generazione. L’obiettivo è quello di ricercare tecnologie e servizi particolarmente innovativi nelle telecomunicazioni, attraendo talenti locali e rivolgendosi alle aziende che vogliono potenziare i propri servizi di comunicazione. La società cinese, presente in Italia da 5 anni, punta molto sull’attività di R&S e aprirà a breve un centro ricerche a Milano.
Il nostro Paese ha un notevole vantaggio in ambito tecnologico: è dotato di elevati livelli di innovazione e qualità, il che rappresenta non solo uno strumento ideale per l’espansione in Oriente, ma anche un vantaggio per la creazione di accordi con le multinazionali cinesi, fortemente orientate verso lo sviluppo di nuove tecnologie.

lunedì 11 ottobre 2010

Wen Jiabao in Italia: gli accordi siglati

In occasione dell’inaugurazione dell’Anno della Cultura Cinese in Italia, sono stati firmati dieci accordi commerciali e sette accordi governativi per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi.

La visita in Italia del Primo Ministro cinese, Wen Jiabao, nei giorni scorsi ha portato ad un piano di azione economica per il triennio 2010-2013 volto ad intensificare la cooperazione economica tra Italia e Cina. Dieci sono gli accordi firmati in campo commerciale, riguardanti i settori della tecnologia, dell’ambiente e delle energie rinnovabili, per un valore totale di 2,5 miliardi di dollari. Oltre alle intese commerciali, sono stati firmati anche sette accordi governativi nei settori dell’agroalimentare, delle tecnologie per l’ambiente, cultura, turismo e cooperazione finanziaria per lo sviluppo.
Di notevole importanza anche i due trattati siglati tra il ministro della Giustizia italiano, Angelino Alfano, ed il ministro degli Affari Esteri cinese, Yan Jiechi; il primo in tema di estradizione, la cui richiesta avrà luogo solo nei casi in cui si verifichi reato per entrambi i Paesi, ed il secondo riguardante l’assistenza giudiziaria penale.
Altri accordi sono stati firmati tra: ministro della Scienza e Tecnologia di Pechino e ministro italiano della Pubblica Amministrazione e Innovazione nel campo dell’innovazione; il ministro della Scienza cinese ed il ministro dell’Ambiente italiano sul tema del trasporto sostenibile; i due ministri della Pubblica Istruzione per l’istruzione e la gestione del patrimonio culturale.
Gli obiettivi generali delle intese a cui si è giunti sono: rafforzare l’interscambio tra Cina e Italia, già cresciuto nel corso di quest’anno del 30% e arrivato a 40 miliardi di dollari, e aumentare gli investimenti italiani in Cina, in quanto la presenza italiana nel paese asiatico è ancora bassa per le potenzialità che questa area offre in vari settori. A tal proposito, sebbene sussistano ancora problematiche legate alla scarsa tutela della proprietà intellettuale, Wen Jiabao ha assicurato che la Cina si impegnerà molto per garantire alle imprese italiane una maggior tutela dei marchi di qualità e condizioni pari alle aziende nazionali in tema di trattamento fiscale e gare d’appalto. La Cina, dal canto suo, sta dimostrando un crescente interesse nei confronti dell’Italia; ad oggi gli investimenti cinesi nel nostro Paese ammontano a 5 miliardi di euro ma sono destinati ad aumentare, dato che creatività, conoscenze tecniche, innovazione, arte, design e qualità del Made in Italy attirano gli imprenditori asiatici.

venerdì 8 ottobre 2010

Intertextile Shanghai 2010

Dal 19 al 22 ottobre prossimi si terrà a Shanghai la fiera dal titolo "Intertextile", dedicata ai settori del tessile, moda e abbigliamento.

Intertextile è la manifestazione internazionale più importante per chi opera nel campo dell'abbigliamento; viene organizzata dalla Messe Frankfurt di Hong Kong e si tiene ogni anno in due edizioni: una a Pechino, in primavera, e l'altra a Shanghai, in autunno. La Cina, infatti, è uno dei Paesi più attrattivi per il settore, in quanto nel primo semestre 2010 si è confermata il sesto partner dell'Italia per l'esportazione dei tessuti, con un incremento del 10,5 % rispetto al 2009.
Alla manifestazione di Shanghai, che avrà luogo presso il New International Expo Centre di Pudong dal 19 al 22 ottobre prossimi, verranno presentate le collezioni autunno/inverno 2011-2012 di tessuti per l’abbigliamento; parteciperanno, inoltre, i produttori di materiali naturali e sintetici, di accessori e forniture e imprese di servizi operanti nel settore.
Per l’occasione, ICE-Sistema Moda, che si occupa della promozione dei settori moda, tessile e abbigliamento, ha organizzato una Collettiva di 51 aziende italiane che presenzieranno alla fiera. Tra le attività in programma dall’ente ci sono la presentazione delle novità dalle collezioni italiane ed un seminario sulle tendenze del Made in Italy dal titolo “Fabric Fashion Flash Autumn/Winter 2011-2012”.

giovedì 7 ottobre 2010

In Cina entra in vigore la nuova riforma delle pensioni

A fronte dell’invecchiamento precoce della popolazione e di fondi per le pensioni insufficienti, il governo cinese ha avviato una riforma pensionistica per estendere gli anni lavorativi.

Il prossimo 9 ottobre comincerà a Shanghai l’applicazione della nuova riforma pensionistica elaborata dalle autorità della Repubblica Popolare Cinese. La nuova legge prevede che i lavoratori delle imprese private, quindi non chi opera nel pubblico per i quali la normativa rimane invariata, possano andare in pensione a 65 anni per gli uomini (anziché 60) e 60 anni per le donne (anziché 55), posticipando quindi di 5 anni l’età pensionabile e quindi il diritto al sussidio statale.
La riforma ha ovviamente suscitato un grande malcontento tra la popolazione, ma secondo la stampa locale si è trattata di una misura necessaria per contrastare l’invecchiamento della popolazione, derivante in parte dalla legge del figlio unico, e dalla scarsità dei fondi pensionistici, i quali avrebbero raggiunto un deficit di 200 miliardi di dollari.
Anche la Cina quindi, sembra seguire la stessa direzione di molti Paesi europei in materia di pensioni, il che per molte imprese operanti nel paese asiatico si tradurrà in una riduzione del turnover del personale e del cambio generazionale.

mercoledì 6 ottobre 2010

Anche l’Europa preme per un apprezzamento dello yuan

Il 4 e il 5 ottobre scorsi si è tenuto a Bruxelles l'ottavo vertice ASEM: tra le tematiche discusse primaria importanza è stata data alla regolamentazione delle valute internazionali, yuan in primis.

Nei giorni scorsi si è riaperto a Bruxelles il dialogo tra le potenze europee e quelle asiatiche, in occasione dell’ottavo vertice Ue-Asia a cui hanno partecipato i 27 membri dell’Unione Europea, 16 paesi asiatici e, per la prima volta, Russia, Australia e Nuova Zelanda. Al centro dei dibattiti ci sono stati numerosi argomenti, tra cui ambiente, sicurezza, miglioramento dell’accesso ai mercati, regolamentazione delle valute internazionali e cooperazione tra FMI e G20.
Tra gli incontri più importanti, da menzionare quello con la Cina, in cui oltre a discutere di libero commercio e protezione della proprietà intellettuale, temi particolarmente cari al mondo imprenditoriale europeo, si è cercato di esercitare pressioni per una più ampia rivalutazione dello yuan. Non solo gli Stati Uniti, quindi, ma anche l’Europa crede che tale manovra valutaria sia fondamentale per riequilibrare gli scambi globali; finora, infatti, i tassi di cambio yuan-euro non sono stati quelli desiderato dalla Ue, che attende nel giro di tre mesi un apprezzamento della valuta cinese. L’Europa teme, che la svalutazione dello yuan possa indebolire anche l’euro, già sottoposto a gravi crisi negli ultimi mesi, e ciò nocerebbe ulteriormente alla difficile ripresa del Vecchio Continente.
Altro tema affrontato è stato quello inerente ad una riforma del FMI che conceda maggior spazio ai paesi emergenti; dopo che nelle scorse settimane si è parlato di un aumento della quota di partecipazione cinese (dal 3,9% al 6%), ma anche dell’India, Corea del Sud, Indonesia e Brasile, i paesi europei si isono impegnati per un maggior riconoscimento delle economie emergenti. Al fine di proseguire verso la ripresa economica internazionale, inoltre, i partecipanti al vertice sono giunti ad un accordo per rafforzare la domanda interna e gli investimenti tramite una politica di liberalizzazione dei mercati.

martedì 5 ottobre 2010

Missione italiana del motociclo a Chongqing

La città di Chongqing ospiterà dal 20 al 24 ottobre prossimi, durante la "China International Motorcycle Fair", la missione italiana del motociclo, il cui obiettivo è sviluppare una partnership tra Italia e Cina nel settore.
L’ufficio cinese delle Nazioni Unite ha organizzato un workshop per imprenditori italiani del settore motociclistico che fornirà informazioni riguardanti le possibilità di stringere accordi di partenariato oltre a direttive pratiche per investire in Cina. L’iniziativa si svolgerà durante la missione italiana del motociclo a Chongqing in programma dal 20 al 24 ottobre prossimi, in cocomitanza con la "China International Motorcycle Trade Exhibition", fiera di livello internazionale dedicata al settore del motociclo che si svolgerà dal 21 fino al 24 ottobre prossimi presso il Chongqing International Exhibition Center.
La scelta di Chongqing è una scelta strategica in quanto è la metropoli più vasta della Cina e ospita circa 100.000 aziende grazie alle numerose ed efficienti infrastrutture logistiche, tra porti fluviali, aeroporti e reti ferroviarie, di cui è dotata. Numerosi imprenditori europei hanno già scelto questa area per cercare nuove fonti di business tanto nelle importazioni quanto nelle esportazioni. E’ proprio qui, tra l’altro, che ha sede il Gruppo Zongshen, tra i maggiori costruttori cinesi di motori e veicoli a due ruote, che nel 2004 creò assieme a Piaggio la joint venture Piaggio Zongshen Foshan Motorcycle Co. Ltd. Si tratta quindi di una zona di particolare attrattività per le imprese italiane del settore motociclistico che volessero internazionalizzare in Cina.
E’ importante sottolineare che il mercato delle due ruote in Cina è in forte espansione e che i ciclomotori rappresentano una buona alternativa alle auto che congestionano il traffico delle grandi città. Tuttavia, permangono alcune problematiche relative alla regolamentazione dei veicoli e al loro utilizzo nelle aree urbane.

lunedì 4 ottobre 2010

Il futuro degli investimenti italiani in Cina

Nel primi 8 mesi del 2010 l’Italia registra un notevole deficit commerciale con la Cina. Tuttavia, si prospettano grandi opportunità di investimento in molti settori, soprattutto nel campo delle rinnovabili e delle tecnologie ambientali.

L’import-export dell’Italia con la Cina da gennaio ad agosto di quest’anno registra un dato negativo, scendendo di 11,6 miliardi di euro. Nonostante ciò, a sostenere lo scambio commerciale resistono le esportazioni italiane verso il mercato asiatico, che nel 2009 aumentarono del 3,1%, sebbene settori come quello tessile, dell’elettronica e degli apparecchi elettrici abbiano subito maggiormente la crisi. Positiva, inoltre, la stima del volume degli scambi tra le due economie per il prossimo anno, che si attesterà intorno ai 40 miliardi di dollari.
Le opportunità di business per le imprese italiane nella Repubblica Popolare Cinese sono molteplici e destinate ad aumentare grazie ai numerosi progetti di collaborazione in programma tra i due paesi. Il prossimo 7 ottobre, infatti, si inaugurerà l’anno della cultura cinese in Italia, evento che oltre a spettacoli, manifestazioni, mostre, concerti, sarà caratterizzato da forum scientifici, dibattiti economici e convegni sulle rinnovabili. Gli obiettivi dell’iniziativa sono quelli di rafforzare il legame politico tra i due paesi, far conoscere le rispettive culture, ma soprattutto creare nuove opportunità di business in settori come quello tecnologico, delle energie rinnovabili, turistico e culturale, che al momento rappresentano le aree di maggior interesse. Diversi sono gli incontri previsti, uno di questi, è il forum sull’innovazione, che si terrà il prossimo 8 novembre.
Parallelamente, si lavora per rafforzare lo scambio di tecnologie Italia-Cina anche all’Expo di Shanghai, dove dal 13 settembre scorso si sono susseguiti numerosi seminari e convegni dedicati all’ambiente e alle tecnologie verdi. Tra gli obiettivi delineati si evidenziano: l’incentivo del turismo sostenibile e dei prodotti tipici, la protezione del patrimonio naturale e culturale, programmi di cooperazione allo sviluppo e scambio di know-how e tecnologie. Durante i seminari si sono proposti gemellaggi tra parchi italiani e cinesi oltre a partnership universitarie e di centri di ricerca. E’ stato inoltre definito il programma ambientale della Cooperazione italiana in Cina, per il quale saranno investiti 70 milioni di euro.

venerdì 1 ottobre 2010

Cina, il manifatturiero cresce anche in settembre

Nel mese di settembre il settore manifatturiero cinese si è mantenuto in crescita; il Purchasing Manager’s Index (PMI) – il principale indicatore del comparto – si è attestato a 53.8 punti, il miglior risultato dallo scorso maggio: si tratta del diciannovesimo mese consecutivo in cui si registra un incremento.

Zhang Liqun, analista del Centro Ricerche e Sviluppo del Consiglio di Stato, ha dichiarato: “il risultato di settembre mostra che la crescita economica cinese si è stabilizzata e non ci aspettiamo grossi rallentamenti nell’immediato futuro”.
Il PMI, quando si attesta sopra quota 50, indica che il mercato è in fase di espansione, mentre, al di sotto di questa cifra, è indice di una contrazione del settore.
Positivi anche i dati emersi dalle statistiche elaborate dalla HSBC – gruppo bancario con sede a Londra - qualche giorno fa: il PMI cinese di settembre ha raggiunto quota 52.9 e si tratta del livello più alto dall’aprile scorso. Hongbin Qu, capo economista della HSBC per la Cina, ha affermato che “un aumento delle nuove ordinazioni significa che la domanda interna è ancora forte”. Tuttavia, dopo un +11.9% segnato nel primo trimestre di quest’anno, la crescita economica cinese ha subito un lieve calo nel periodo aprile-giugno fino ad attestarsi a quota 10.3% e molti analisti sostengono che presto il Dragone potrebbe trovarsi ad affrontare una frenata molto più rilevante. Il rapporto HSBC indica che l’export, anche se in misura piuttosto limitata, in settembre è aumentato rispetto ai tre mesi precedenti, ma evidenzia anche un massiccio incremento dei costi, condizionati dall’aumento dell’inflazione, soprattutto quelli delle materie prime. A sua volta, l’inflazione è cresciuta in agosto, a causa delle gravi inondazioni verificatesi la scorsa estate e in seguito ad un’accelerazione della crescita industriale.