Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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martedì 12 febbraio 2013

Rischio crisi subprime per la Cina?

Secondo lo studio Feeding the Dragon: Why China’s Credit System Looks Vulnerable, pubblicato dalla società di gestione americana GMO, infatti, il pericolo di una bolla creditizia e immobiliare in Cina sarebbe quanto mai reale.

La società di gestione americana GMO, attraverso lo studio Feeding the Dragon: Why China’s Credit System Looks Vulnerable, ha lanciato l’allarme: la possibilità di una nuova crisi subprime, come quella del 2007 negli Usa, è molto vicina per il Dragone.
Per ora si tratta solo di una voce, ma l’ammontare del debito presente nel sistema economico cinese sta continuando ad aumentare toccando livelli record. Secondo il report, il controvalore totale dei debiti contratti dalle 3.895 compagnie non finanziarie cinesi oggetto di indagine ha toccato ormai quota 1.700 miliardi di dollari, mentre tra il 2007 e il 2008 questo valore si attestava sui 600 miliardi.
Stando ai dati diffusi dall’istituto centrale cinese, lo scorso anno le banche cinesi hanno accordato nuovi prestiti per 1.300 miliardi di dollari con una crescita pari al 10% rispetto all’anno precedente. Questo boom ha provocato un altrettanto boom di investimenti che ha compensato il calo delle esportazioni e allo stesso tempo ha alimentato una bolla immobiliare sempre più difficile da tenere sotto controllo.
Una delle principali preoccupazioni, infatti, deriva dall’intreccio tra debiti e fortune di questo settore, i cui asset fungono molto spesso da garanzia per i prestiti stessi. In sostanza, se il mercato immobiliare virerà al ribasso, è opinione dello studio della società americana che anche i governi locali potrebbero andare incontro a una potenziale contrazione della liquidità.

venerdì 20 luglio 2012

Il ridimensionamento del mercato immobiliare

Secondo quanto riportato dal Financial Times, la ripresa economica è prevista per la seconda metà dell’anno. Fondamentale sarà il ruolo del settore immobiliare.

Il settore immobiliare è stato, ed è tuttora, uno dei pesi maggiori per la crescita economica della Cina. Se per molti anni questo settore ha rappresentato un vero e proprio Eldorado per gli investitori stranieri, oggi le cose sono drasticamente cambiate.
Ci sono però delle novità. L’aumento dei prezzi delle abitazioni, voluto dal Governo e registrato lo scorso giugno, può essere considerato come un segnale di ripresa dell’economia cinese che, nella seconda metà dell’anno, tornerà a riprendersi e a dimenticare lo slowdown di questa prima metà anno.
Dati alla mano, delle 70 città tracciate dall’indagine dell’Ufficio Statistiche Cinese, 25 hanno registrato un aumento mensile dei prezzi degli immobili, per 24 città non c’è stata alcuna variazione mentre in 21 città i prezzi sono scesi. Nello specifico: Pechino ha visto un aumento dello 0.3%, Shanghai e Guangzhou dello 0.2%.
È parere comunque di molti esperti che la bolla immobiliare cinese sarà destinata a scoppiare. Secondo alcune previsioni ci saranno due crolli, con il primo che si verificherà probabilmente tra il 2013-2015 ed il secondo intorno al 2025, dopo il quale i prezzi non torneranno mai più ai livelli precedenti.

martedì 10 aprile 2012

Il mercato immobiliare

Aumenta il prezzo delle case in Asia.

 
Una nuova linea di demarcazione tra le economie mature e quelle in via di sviluppo: il prezzo del mattone. Stando infatti ai dati relativi al 2011, nelle nuove economie è stata registrata una crescita a lungo termine dei valori immobiliari. Dal 2005 al giugno 2011 i prezzi delle abitazioni di buon livello nelle dieci principali città mondiali sono aumentati in media del 77%, crescita alla quale si è aggiunto un ulteriore +6% registrato nel secondo semestre dello scorso anno. Un dato significativo se si considera che mentre Londra, Parigi, Tokyo, Sidney e New York, che appartengono alle cd. vecchie economie, hanno visto aumentare i prezzi del 35% dal 2005, Shanghai, Singapore, Hong Kong e Mumbai hanno registrato un aumento del 123%. Nel dettaglio proprio Mumbai ha registrato l’apprezzamento maggiore dal 2005 (+138%). Jatin Patel di Savills India ha commentato: “[…] il real estate riflette la transizione in atto da città nazionale a metropoli mondiale, un fenomeno che non è più possibile arrestare”.

martedì 17 gennaio 2012

Crollano prezzi e vendite degli immobili cinesi

Per controllare i prezzi sempre più elevati delle abitazioni, Pechino ha limitato la disponibilità di credito per i compratori e ha imposto più vincoli ai venditori: con i prezzi crollano però anche le vendite.

Considerando la scarsa disponibilità dei leader cinesi a discutere le loro priorità di politica economica con i partner stranieri e a rendere noti i dati relativi all’andamento generale dell’economia nazionale, gli analisti non si pronunciano, non azzardano previsioni sull’andamento futuro dell’economia del Dragone; tuttavia, è molto probabile che il rallentamento delle economie occidentali frenerà anche la crescita economica cinese.
Il settore che fa da traino alla crescita economica cinese, e al quale viene destinato almeno il 25% degli investimenti, è indubbiamente quello immobiliare, che costituire anche una preziosa fonte di reddito per molti investitori stranieri. Tuttavia, negli ultimi 24 mesi, le autorità hanno cercato di limitare la disponibilità di credito per i compratori e di imporre più vincoli sui venditori, al fine di controllare i sempre più elevati prezzi degli immobili. Le misure adottate da Pechino hanno raggiunto tale scopo, consentendo cioè un abbassamento dei prezzi delle abitazioni, ma hanno anche fatto crollare le vendite delle stesse, mettendo in difficoltà sia gli investitori, sia i compratori: da quando i costruttori hanno iniziato a promuovere a prezzi stracciati i loro appartamenti rimasti troppo a lungo invenduti, sul mercato si è creato un circolo vizioso dovuto al consolidarsi di un’aspettativa di costi - in progressivo calo - che induce i potenziali compratori, sicuri di poter ottenere prezzi ancora più bassi, a prolungare i tempi di acquisto. Ne è conseguito che nei primi dieci mesi dell’anno scorso, dei 3,6 miliardi di metri quadrati di superficie edificati, ne sono stati venduti solo 709 milioni: secondo molti analisti si può affermare che è scoppiata “la più grande bolla del secolo”. Tuttavia, per ora, Pechino sembra ostinarsi a mantenere i vincoli che hanno portato a tale situazione e il premier Wen Jiabao, nella speranza di poter risolvere tutte le difficoltà con l’incremento dei consumi, ha ribadito all’Occidente quanto, ancora oggi, possa essere vantaggioso spostare capitali in Cina; a tal riguardo, ha annunciato che a breve verrà messa a disposizione degli investitori una guida che segnalerà i settori più sicuri.

martedì 18 ottobre 2011

Nel terzo trimestre l’economia cinese cala

Secondo i dati relativi al terzo trimestre 2011, la Cina registra una crescita del 9,1% rispetto allo stesso periodo del 2010, contro il 9,3% previsto.

Nel periodo luglio-settembre 2011 la Cina ha registrato il peggior risultato economico dal 2009. Il trimestre in analisi, infatti, ha visto una crescita pari al 9,1% rispetto allo stesso trimestre del 2010; il ritmo appare rallentato rispetto a quanto previsto dalle stime ufficiali che prevedevano invece un aumento del 9,3%.
Con la pubblicazione di questi dati si sono già verificate le prime conseguenze: le borse di Shanghai e l’MSCI Asia Pacific Index hanno subito perdite tra l’1,2% e il 2%. Le piazze finanziare sono già sotto pressione da tempo a causa dell’incertezza sulla politica monetaria cinese e delle tensioni economiche. L’inflazione continua a salire provocando enormi rincari sul costo della vita, che in settembre ha avuto un picco del 6%. Il fenomeno inflattivo, poi, trascina con sé altri problemi, come la crisi del credito, particolarmente diffusa tra le Pmi di Wenzhou, dove gli imprenditori si sono affidati al “grey landing” per ottenere finanziamenti facili. Ulteriori rischi che corre il Dragone al momento sono il calo delle esportazioni e il rallentamento del settore immobiliare, in cui i prezzi delle proprietà cinesi hanno visto un nuovo aumento del 32% medio in settembre.

venerdì 23 settembre 2011

Si riscalda ancora il real estate in Cina

Nonostante le misure intraprese dal governo, aumentano ancora i prezzi degli alloggi nelle città cinesi di secondo e terzo livello.

L’estate cinese ha visto nuovamente un’impennata dei prezzi degli immobili, segno che la crisi che attraversa il settore non è ancora giunta al termine. Nel primo semestre 2011 i prezzi delle case sono aumentati in 67 città sulle 70 monitorate; a luglio il fenomeno ha riguardato ben 68 centri, mentre ad agosto per la prima volta tutte le 70 città controllate hanno subito il rialzo dei prezzi. In particolare, A Pechino l’aumento è stato pari all’1,9% rispetto all’anno scorso, mentre a Shanghai del 2,8%.
Nonostante le misure attuate dal governo per riequilibrare il mercato immobiliare con l’aumento degli acconti e dei tassi ipotecari, quindi, il real estate cinese non sembra raffreddarsi. La Repubblica Popolare ha già disposto nelle zone metropolitane, tra cui Pechino e Shanghai, la limitazione per l’acquisto della casa a una sola famiglia, ma deve trovare nuove soluzioni soprattutto nelle città meno abbienti. Inoltre, il governo centrale deve scontrarsi con le autorità locali che non sempre applicano le restrizioni aggiuntive sugli acquisti degli alloggi, in quanto necessitano di liquidi per saldare i debiti; il reddito di molte città occidentali e centrali, infatti, deriva in buona parte dalla vendita dei terreni.

venerdì 15 luglio 2011

Moody’s tiene sotto controllo 60 società cinesi

Moody’s ha pubblicato un dossier in cui segnala che 60 società cinesi, operanti in diversi settori, presenterebbero forti rischi sulla governance e il bilancio.

Per venire incontro alle preoccupazioni di molti imprenditori nazionali ed esteri, l’agenzia di rating internazionale Moody’s, dopo aver segnalato il rischio delle banche cinesi, ora punta il dito verso alcune compagnie del Dragone. Si tratta di un gruppo di società quotate su listini internazionali di Cina, USA e UE, sulle quali Moody’s ha pubblicato un dossier in cui annuncia di averle messe sotto stretto controllo.
Queste compagnie sarebbero, infatti, a forte rischio in merito alla governance e al bilancio; in particolare, si riscontrerebbero fragilità nella governance, modelli di business poco trasparenti, cash flow di scarsa qualità, timori sulla revisione dei conti e strategie poco orientate al medio-lungo termine. I settori in cui operano le società coinvolte sono, per la maggior parte, il real estate, seguito dal campo delle energie rinnovabili. Tuttora molti analisti di mercato, tra cui la statunitense SEC, stanno valutando l’affidabilità finanziaria di tutte le compagnie cinesi quotate in borsa, al fine di rassicurare gli operatori internazionali e mettere a nudo il proprio metodo di approccio.
In questi ultimi giorni l’agenzia di rating sta monitorando con attenzione il mercato cinese, vista anche la delicata congiuntura economica della Repubblica Popolare. Solo qualche settimana fa, infatti, si era espressa negativamente sull’Outlook delle banche cinesi, coinvolte in operazioni di finanziamenti opachi che avevano portato all’indebitamento delle amministrazioni locali.
Per quanto riguarda le 60 società coinvolte in quest’ultimo dossier, Moody’s fa sapere che non ci sarà, almeno per ora, un abbassamento del rating, ma semplicemente una segnalazione attraverso l’assegnazione di bandiere rosse.

martedì 5 luglio 2011

Anche il terziario è in crisi

Si concretizzano i segnali di un indebolimento dell’economia cinese: dopo il settore manifatturiero, anche il terziario è in discesa.

Continua il rallentamento dell’economia cinese, i cui dati non sono confortanti: qualche settimana fa il Purchasing Manger Index del settore manifatturiero aveva registrato un calo dell’1,1%, attestandosi ai 50,1 punti secondo la società HSBC (su 430 imprese) e ai 50,9 punti secondo la China Federation of Logistics (su 820 società di 28 settori differenti).
Ora lo stesso segnale viene dal terziario, che ha raggiunto i peggiori risultati degli ultimi 4 mesi: il Purchasing Manager Index del non manifatturiero, elaborato su imprese dei settori immobiliare, dei trasporti, della distribuzione, della ristorazione e dei software è passato dai 61,9 punti del mese scorso ai 57 attuali.
Chi è maggiormente esposto a questi cali sono soprattutto le piccole imprese locali, strettamente legate alla stabilità economica del Paese. Per questo, il vice premier Wang Qishang ha chiesto alle banche cinesi di incrementare i finanziamenti alle piccole realtà , incoraggiando la nascita di istituti di microcredito. In particolare, il settore maggiormente colpito sarebbe quello immobiliare e le industrie ad esso connesse (come il cemento e l’acciaio), motivo per cui secondo Wang, il governo dovrebbe incentivare gli investimenti in abitazioni a prezzi accessibili; entro la fine del 2011, infatti, dovrebbero realizzarsi 10.000 case a prezzi popolari e nei prossimi 5 anni arrivare a quota 36 milioni di nuclei.
A completare la difficile situazione c’è ancora l’inflazione che, secondo il China Securities Journal, entro la fine del mese aumenterà del 6% anno su anno.

venerdì 17 giugno 2011

Ferrovia da record tra Pechino e Shanghai

Inaugurata un anno prima del previsto la linea ferroviaria ad alta velocità tra Shanghai e Pechino: il collegamento rappresenterà una migliore alternativa all’aereo e servirà a incrementare il business di molti altri settori.

Nonostante i vari scandali che ne hanno accompagnato la realizzazione, la linea ferroviaria ad alta velocità che collega Pechino e Shanghai entrerà in funzione il prossimo primo luglio, un anno prima del previsto. Il tragitto sarà percorso da due treni diversi: uno a 300 km/h, che lo coprirà in cinque ore, e l’altro a 250 km/h, che ne impiegherà otto. Il traffico stimato è di circa 80 milioni di passeggeri l’anno e il costo del biglietto sarà molto competitivo. Infatti, tra gli obiettivi del nuovo treno c’è anche quello di offrire una valida alternativa al trasporto aereo, che non riesce a garantire un servizio efficiente per la tratta Pechino-Shanghai.
Con questa nuova linea, la Cina oggi detiene la Tav più luna al mondo, con i suoi 8.400 km di binari; grazie ai numerosi investimenti nel settore, nel 2012 i chilometri potrebbero diventare 13.000 e nel 2020 addirittura 30.000. Molti saranno gli ulteriori vantaggi di cui la Cina beneficerà con l’alta velocità, in primis la creazione di un collegamento tra zona costiera e zone interne più povere. Inoltre, la facilità e la velocità di trasporto all’interno del Paese contribuirà a espandere l’urbanizzazione: sono già in progetto, infatti, quattro nuove città e l’espansione di due metropoli. Infine, secondo uno studio di Morgan Stanley, ne risentiranno positivamente anche molti altri settori economici del Dragone, come il comparto alberghiero, la ristorazione, il turismo, l’automotive, i beni di consumo, la grande distribuzione e l’immobiliare. Proprio quest’ultimo potrebbe, così, risollevarsi dalla dura crisi che l’ha colpito nell’ultimo anno, a causa della bolla speculativa. In questi giorni, il real estate è stato ulteriromente penalizzato dalla diminuzione dell’Outlook da parte dell’agenzia di rating internazionale Standard & Poor, che l’ha portato da “stabile” a “negativo”. Le motivazioni di questa decisione sono da ricercare nell’incremento dei rischi del settore e nel forte indebitamento die costruttori.
L’alta velocità, comunque, cambierà anche gli assetti geopolitici e i collegamenti internazionali: i progetti della Repubblica Popolare comprendono anche linee di lunga percorrenza che andranno dalla Cina verso tre direzioni principali: il Sudest Asiatico, l’Asia Centrale e la Russia europea, toccando una ventina di Paesi stranieri.

martedì 3 maggio 2011

L’economia cinese continua a crescere ma la produzione si assesta

Le previsioni di crescita dell’economia cinese per il 2011 indicano un tasso del 9,3%, accompagnato dai rischi connessi ad un ritmo così veloce. Tuttavia, nel mese di aprile la produzione del Dragone non ha manifestato incrementi preoccupanti.

La Banca Mondiale ha rivisto nuovamente le previsioni di crescita dell’economia cinese per il 2011, portando il precedente tasso dell’8,3% ad un più alto 9,3%, segnale di ritmi ancora molto elevati per il Dragone. Tuttavia, lo sviluppo economico si accompagna ancora ai rischi su cui l’istituto mette in guardia: l’impennata dei prezzi delle commodities primarie e la minaccia della bolla immobiliare che ancora gravano sulla Cina. Il ritmo di crescita così veloce, infatti, porta a continui rincari sul costo vita, così che le famiglie cinesi hanno visto ridurre progressivamente il loro potere di acquisto. Nel mese di marzo, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 5,4% anno su anno contro il 4,9% di gennaio e febbraio. Relativamente al real estate, la scorsa settimana la China Banking Regulatory Commission ha ordinato alle banche di effettuare nuovi stress test sulle società immobiliari e sui prestiti a loro concessi, mentre il governo di Pechino continua a prendere misure per contenere i prezzi degli immobili.
Nonostante ciò, l’economia della Repubblica Popolare ha manifestato nel mese di aprile segnali di assestamento. In primo luogo, la produzione non ha avuto grandi accelerazioni; in particolare nel settore manifatturiero c’è stato un leggero rallentamento: il Purchasing Managers Index, basato su 820 società di 28 settori diversi, ha registrato un calo da 53,4 punti del mese di marzo a 52,9 di aprile. Altro dato incoraggiante è stata la diminuzione degli ordini per le esportazioni rispetto a marzo, segnale che la politica cinese sta ottenendo risultati nel suo tentativo di essere più autosufficiente e di puntare sulla domanda interna.

martedì 19 aprile 2011

Le contraddizioni dell’economia cinese

La scorsa settimana la Cina ha aumentato, per la quarta volta nel 2011, le riserve monetarie delle banche: Pechino tenta così di frenare l’inflazione per scongiurare il rischio di un crollo dell’economia.

L’economia cinese potrebbe arrivare al collasso entro un paio d’anni a causa di diversi fattori compresenti: i contrasti fra gli investimenti a breve e medio termine, il surriscaldamento della bolla immobiliare, l’aumento dell’inflazione e il congelamento del prezzo dello yuan.
Nouriel Roubini, professore di Economia alla Stern School of Business dell'università di New York, sostiene che “l’economia della Cina si sta surriscaldando. Nel tempo, gli iper-investimenti che Pechino sta autorizzando si dimostreranno deflazionari sia all’interno che all’estero. Prima o poi gli investimenti fissi non potranno essere aumentati, probabilmente nel 2013, e questo condannerà il Paese a una veloce marcia indietro”. Roubini, inoltre, ricorda che nel 2008-2009 i leader comunisti hanno reagito aumentando dal 42 al 47 % del Pil il valore degli investimenti fissi garantiti dallo Stato per far fronte al crollo, dall’11 al 5%, delle esportazioni: questo ha evitato la recessione del gigante asiatico, tuttavia tale escamotage non può essere utilizzato a lungo, in quanto “nessuna nazione è in grado di investire la metà del proprio Pil in nuovi stock di capitali senza dover poi subire l’iper-produzione, soprattutto nel campo delle infrastrutture e in quello immobiliare”.
La politica monetaria cinese - nonostante provvedimenti quali l’aumento, in più riprese, delle riserve monetarie obbligatorie per le banche e gli aumenti dei tassi di interesse per i finanziamenti, studiati per diminuire i prestiti per i finanziamenti - sembra non essere in grado di frenare l’inflazione. Alcuni esperti ritengono che la rapida crescita economica combinata alla grave inflazione che caratterizzano il Dragone potrebbero danneggiare il ceto medio cinese che, a fronte di un reddito che cresce con lentezza, vede ridursi il proprio potere d’acquisto: il rischio è l’aggravarsi del già noto divario tra una ristretta minoranza di ricchi e centinaia di milioni di persone sempre più povere. A tutto questo si aggiungono le insidie dell’aumento combinato dei prezzi del mattone e dei prestiti bancari, gli stessi fattori che hanno portato al crollo dei sistemi finanziari di Islanda e Irlanda. Il rischio è che un vuoto repentino di domanda provochi un crollo improvviso dei prezzi e l’innescarsi della classica reazione a catena provocata dallo scoppio di bolle speculative: i costruttori indebitati non riuscirebbero più a onorare il pagamento degli interessi e le banche sarebbero costrette a rivalersi sulle società insolventi che verrebbero così spinte verso il fallimento.
Secondo il prof. Rubini “Pechino ha bisogno di privatizzare le proprie imprese statali e di tassare in maniera maggiore i profitti degli investitori se non vuole crollare […] le contraddizioni dell’economia cinese sono enormi, e non bastano trucchetti finanziari o monetari per frenare il disastro previsto”.

martedì 15 marzo 2011

L’ANP si conclude con nuove misure per il real estate e per il sistema pensionistico

Si è conclusa l’Assemblea Nazionale del Popolo in Cina: tra gli argomenti trattati, la diminuzione del divario tra ricchi e poveri, da risolvere agendo sull’edilizia e le pensioni.

Il 14 marzo scorso si è conclusa a Pechino la sessione invernale dell’Assemblea Nazionale del Popolo, in cui si è discusso il Dodicesimo Piano Quinquennale della Cina. Se da un lato, si sono messi al centro l’importanza di proseguire con una crescita economica equilibrata attraverso un nuovo modello di sviluppo, che sarò più incentrato sul consumo interno, e investimenti in nuovi settori strategici (come il rinnovabile), dall’altro, si sono affrontate anche le diverse problematiche del Paese. Inflazione, speculazione nel real estate, riforma finanziaria, corruzione e occupazione sono le questioni più delicate al momento per il Dragone.
In particolare, la diminuzione del divario tra ricchi e poveri è stato uno dei temi più discussi nel dibattito politico dell’ANP; per ovviare a questo fenomeno sociale si sono presentati due programmi: uno nel settore immobiliare e l’altro nel sistema pensionistico. Il real estate sta vivendo un periodo particolarmente difficile in Cina, a causa dell’aumento dei prezzi e del rischio di una bolla speculativa. In occasione dell’incontro a Pechino, il viceministro per lo Sviluppo Rurale e Urbano Qi Ji ha annunciato un programma di investimenti per il 2011 pari a 1.300 yuan per progetti di edilizia popolare, 500 dei quali stanziati da governo e amministrazioni locali e i rimanenti da investitori privati. Ciò rappresenta l’ennesima misura da parte delle autorità per mitigare il problema dell’’innalzamento indiscriminato dei prezzi delle case.
Analogamente, il viceministro per le Risorse Umane e la Sicurezza Sociale Hu Xiaoyi ha esposto il time planning del programma di welfare rurale approvato nel 2009: se ora il sistema pensionistico copre il 24% de contadini, nel 2011 dovrà arrivare al 40% ed entro il 2015 ad una copertura totale delle contee del Paese. Il vero problema in questo caso è l’inevitabile invecchiamento della popolazione; attualmente il 12,8% dei cinesi ha più di 60 anni, ma il numero è destinato a crescere con il conseguente aumento del valore delle pensioni.
Il documento finale dell’Assemblea del Popolo, comunque, verrà pubblicato tra circa due settimane e solo allora si potrà effettivamente sapere quali saranno le linee guida della Repubblica Popolare per i prossimi anni.

giovedì 10 marzo 2011

Rischio bolla immobiliare in Cina

Secondo l’agenzia di rating Fitch, l’inflazione che caratterizza attualmente il settore immobiliare cinese potrebbe causare una bolla speculativa mettendo a rischio il sistema finanziario del Dragone.

L’agenzia di rating Fitch assegna a Pechino un grado di rischio MPI3, in quanto ritiene che ci sia il 60% di possibilità che si verifichi una bolla speculativa nel settore immobiliare entro il 2013, mettendo così a repentaglio il sistema finanziario cinese.
I timori sono fondati su alcuni “segnali premonitori” che l’istituto avrebbe individuato e che in genere portano poi a quella che è definita “crisi sistemica”: crescita annuale dei prestiti oltre il 15% e aumento dei prezzi immobiliari del 5% in un biennio. La Repubblica Popolare Cinese presenta entrambe le situazioni; per fronteggiare la crisi economica ed evitare il collasso dei mercati di credito, infatti, le banche cinesi hanno immesso nel sistema una grande massa di liquidità: gli istituti di credito hanno concesso nel periodo 2009-2010 prestiti per 17.500 yuan (1.900 miliardi di euro), denaro utilizzato in gran parte nel settore immobiliare che ha, quindi, causato forti aumenti dei prezzi delle proprietà, arrivati anche oltre il 18% nel 2010. Per frenare la speculazione, il governo ha varato una serie di misure, tra cui la crescita dei tassi di interesse (arrivati al 6,06% sui prestiti a un anno e al 3% sui depositi) e dei coefficienti di riserva obbligatoria delle banche (al 19,5% per gli istituti maggiori e al 16% per quelli minori).
Una grande responsabilità l’hanno avuta anche le amministrazioni locali che dal 2008 hanno creato, allo scopo di ottenere maggiori finanziamenti, le Local Investment Companies, agenzie semipubbliche che ottengono crediti dalle banche fornendo come garanzia la terra; con questo sistema le LIC hanno ottenuto prestiti pari a 7.660 yuan (839 miliardi di euro).
Con una situazione simile, in definitiva, la Cina corre il rischio di una crisi del sistema: l’eventuale crollo della domanda nel real estate provocherebbe una diminuzione dei prezzi, scatenando così una serie di bolle speculative. I costruttori sarebbero indebitati e non potrebbero più pagare gli interessi dei prestiti e le banche si rifarebbero sulle società insolventi provocando una serie di fallimenti. Tuttavia, le altre agenzie di rating non hanno la stessa visione pessimista: per Standard & Poor’s le banche cinesi hanno rafforzato la propria capitalizzazione nel corso del 2010 e sarebbero quindi in grado di far fronte ad eventuali perdite.

martedì 1 febbraio 2011

Nuove misure contro il surriscaldamento del settore immobiliare cinese

Cresce ancora la bolla immobiliare cinese ed il governo interviene con nuove misure per frenare la speculazione: stop all’acquisto della seconda e terza casa anche nelle città minori e aumenta l’anticipo da versare alla compravendita.

Nel 2010 la Cina si è confermata per il secondo anno consecutivo il primo mercato immobiliare con il 34% delle compravendite globali di immobili. Tuttavia, il real estate cinese sta attraversando da mesi una fase di speculazione che preoccupa il governo e le autorità internazionali. I prezzi delle abitazioni, infatti, continuano ad alzarsi vertiginosamente: in oltre 70 città del Dragone sono aumentati di un quinto e si calcola che a Shanghai e in altre 11 metropoli il valore degli immobili sia sopravvalutato del 30-50%. La preoccupazione è giunta sino al forum economico mondiale di Davos, svoltosi la settimana scorsa, dove la bolla immobiliare cinese è stato uno dei temi principali del meeting.
Le contromisure per frenare questo fenomeno sono state molteplici già nei mesi scorsi e proprio in questi giorni il governo centrale ha varato nuovi provvedimenti. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero per gli Alloggi e lo Sviluppo Urbano e Rurale, le restrizioni sulla seconda e terza casa, che già erano state applicate nelle principali città, ora vengono estese alle zone urbane di seconda e terza fascia. Queste sono, comunque, realtà di almeno un milione di abitanti e sono caratterizzate da una fiorente economia; si tratta di città come Qingdao (nello Shadong), e centri delle province dello Shaanxi e del Guanxi. Tale decisione è stata presa in quanto, con le disposizioni applicate nelle metropoli maggiori e nelle aree costiere, molti investitori del settore si sono spostati nelle zone centrali e occidentali del Paese, dove si prevede, di conseguenza, un aumento dei prezzi delle case tra il 10% e il 20%. In sostanza, i residenti non potranno acquistare la terza casa, mentre i non residenti non potranno comperare una seconda abitazione.
A ciò si aggiunge l’ultima serie di norme approvate dal Consiglio di Stato, che impongono un aumento dell’anticipo da versare sull’acquisto della casa pari al 60% (precedentemente si era arrivati al 50%). Saranno, inoltre, le amministrazioni locali, ora, a dover controllare la situazione del mercato e a fissare, entro il prossimo marzo, il limite massimo dei prezzi applicabili nell’edilizia popolare.

martedì 11 gennaio 2011

La Cina introduce l’ICI

Per la prima volta la Cina introduce una tassa sugli immobili, sperando così di contrastare anche l’inflazione crescente.

Novità in arrivo nel settore immobiliare in Cina: dopo gli aumenti del 20% dei prezzi degli appartamenti nelle principali municipalità nel corso del 2010, con picchi del +37,9% nel Chongqing e del 37,1% a Pechino, il nuovo anno si avvia con un tassazione sugli immobili paragonabile all’Ici italiano. La nuova misura si applicherà inizialmente alle case di lusso di Chongqing, nel Sud-Ovest della Cina e partirà già nel primo trimestre 2011. La tassa riguarderà un elevato numero di persone, dato che Chongqing è una delle aree più estese del Paese con 32,3 milioni di abitanti di cui 3,4 residenti nella sola zona urbana. Qui, inoltre, si concentrano gran parte degli investimenti occidentali grazie agli ingenti aiuti pubblici ,soprattutto nel settore delle infrastrutture.
Fino ad oggi l’unica forma di imposta sugli immobili era applicata agli edifici ad uso commerciale e veniva riscossa annualmente; con questa decisione il governo spera, inoltre, di frenare il fenomeno di inflazione che sta dilagando dalla fine dello scorso anno nella Repubblica Popolare, a cui seguirà una rivalutazione dello yuan del 5% nei prossimi mesi.

giovedì 28 ottobre 2010

Le nuove misure nel real estate

Le autorità di Pechino introducono nuovi provvedimenti per frenare i prezzi del settore immobiliare: a dicembre verrà approvata una nuova tassa sulle proprietà.

Nonostante dall’agosto scorso la situazione del mercato immobiliare cinese si sia relativamente raffreddata, le autorità di Pechino continuano ad introdurre nuove misure per tenere sotto controllo l’innalzamento dei prezzi delle case. Numerosi sono stati i provvedimenti degli ultimi mesi: riduzioni degli agevolazioni sui mutui, con la sospensione degli stessi per l’acquisto della terza casa, l’aumento degli anticipi da versare all’acquisto al 30% del valore totale e il limite al numero di immobili acquistabili nelle città in cui o i prezzi sono ancora bassi o sono troppo levati. Ora si aggiunge una nuova legge che con tutta probabilità verrà approvata prima della fine di dicembre: la tassa sulle proprietà immobiliari. Questa potrebbe venire calcolata in base al prezzo di fattura del bene immobile oppure tenendo in considerazione le fluttuazioni di valore che la casa potrebbe subire nel tempo.
Le restrizioni nel settore immobiliare in Cina hanno per ora riguardano 13 province, in cui rientrano le grandi megalopoli dove numerosa è la presenza di operatori stranieri. In conseguenza a tali misure, si sta verificando un fenomeno in continua crescita: gli investitori cinesi cercano di aggirare gli ostacoli acquistando case all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, in Canada, a Singapore e a Londra.
Tutto ciò potrebbe essere un forte deterrente anche per gli imprenditori stranieri che potrebbero quindi limitare gli acquisti immobiliari nel Paese asiatico.

giovedì 9 settembre 2010

Sale ancora il rischio di una “bolla immobiliare” in Cina

Continua ad aumentare in Cina il giro di affari nel settore immobiliare che, nel mese di agosto, è lievitato fino al 60% in città come Pechino, Shanghai, Canton e Shenzhen assieme ad un forte rincaro dei prezzi.
Si parla di 2.426 euro al metro quadro a Shanghai (+ 5,8% rispetto a luglio), 2.430 euro a metro quadro a Pechino (+10,6%) mentre a Shenzhen i prezzi sono saliti del 7%. A fronte di questi dati sembra che le autorità di Pechino vogliano imporre alle banche di trattenere una riserva obbligatoria pari al 2,5% dei prestiti erogati, misura che alcuni istituti bancari locali hanno già intrapreso da tempo. Nel frattempo i prestiti richiesti alle banche per acquistare una terza casa non si placano e si affaccia un nuovo fenomeno: il turismo immobiliare in Giappone. La classe cinese benestante infatti, sta cominciando ad acquistare edifici residenziali, ma anche resort, case di villeggiatura e hotel in Giappone per connazionali che risiedono nel Paese del Sol Levante o che vi si recano per turismo. Tutto ciò è permesso dalla normativa giapponese che garantisce i diritti di proprietà sugli immobili agli acquirenti stranieri.
Se gli acquisti di beni immobili cresce a dismisura è pur vero che si profila anche un aumento della speculazione edilizia: ciò sarà evidente con tutta probabilità nel prossimo censimento dell’Istituto Nazionale di Statistica, in cui verranno anche conteggiate le unità abitative vuote; secondo alcune fonti attuali la percentuale delle case disabitate sarebbe del 25-30% del totale degli immobili sul territorio nazionale.
In definitiva, l’investitore immobiliare italiano che si reca in Cina, il quale solitamente punta alle grandi città sia per l’edilizia residenziale che commerciale, non solo deve tenere conto di quali e quanti sono gli immobili che possono essere trasferiti a proprietà straniera ma deve anche fare i conti con i picchi dei prezzi del settore.

lunedì 5 luglio 2010

Segnali di crisi per il settore immobiliare cinese

Secondo Michael Klibaner, responsabile dell’ufficio studi della filiale cinese della prestigiosa società di consulenza Jones Lang LaSalle, i prezzi delle case cinesi sono destinati a scendere del 20%. L’analista ha evidenziato che, a differenza di quanto avviene nel mercato immobiliare anglosassone e in quello spagnolo - che negli anni recenti si sono caratterizzati per un abbondante ricorso all’indebitamento – in quello cinese gli acquisti in contanti prevalgono sulle sottoscrizioni di mutui.
Tale tesi, tuttavia, è in disaccordo con quanto previsto da Kenneth Rogoff della Harvard University, ex capo economista del Fmi: secondo lo studioso la velocità di sviluppo della Cina sarebbe eccessiva e il Paese si troverebbe ora in uno stato di “collasso della proprietà” che potrebbe colpire il sistema bancario nazionale. Gli investitori sembrano confermare tali teorie, tant’è vero che l’indice della borsa di Shanghai è sceso al livello più basso da un anno a questa parte.
Gli indici dei prezzi di vendita degli edifici in 70 città cinesi medio-grandi sono aumentati del 12,4% su base annua nel mese di maggio e a Shanghai – città benchmark in Cina – i prezzi delle nuove case, nel primo semestre di quest’anno, sono aumentati del 48% rispetto all’anno precedente. Inoltre, anche a causa delle misure governative adottate per raffreddare il mercato immobiliare, a Shanghai le vendite di nuove case sono scese del 70% negli ultimi 12 mesi: secondo Real Estate Information Services nel primo semestre del’anno sono stati venduti 3,57 milioni di metri quadrati di residenziale, mentre, un anno prima, ne erano stati venduti 8,24. Si tratta delle vendite più basse degli ultimi cinque anni.

venerdì 14 maggio 2010

In aprile l’inflazione cinese è salita oltre le previsioni

Secondo l’ufficio di statistica cinese, l’inflazione del paese è fortemente accelerata nel mese di aprile: i prezzi al consumo sono aumentati del 2,8% rispetto al 2009 e il costo degli immobili è cresciuto del 12,8%. Si tratta dell’innalzamento più elevato dal 2005, anno di inizio delle rilevazioni.
Salgono, inoltre, le richieste di prestiti: la Banca Centrale ha registrato 774 miliardi di yuan (113 miliardi di dollari) di nuovi prestiti, contro ogni previsione degli economisti. Con questi dati, le autorità cinesi sono sempre più sotto pressione per cercare di evitare gli eccessi nei prezzi tramite l’innalzamento dei tassi di interesse e un nuovo apprezzamento della valuta.

venerdì 30 aprile 2010

Le misure restrittive nel mercato immobiliare hanno bloccato la crescita del settore

Il governo cinese ha recentemente introdotto una serie di misure restrittive nel mercato immobiliare, tra cui l’obbligo di versare un anticipo del 50% per l’acquisto della seconda e terza casa. La politica attuata ha però avuto come conseguenza il blocco del settore, che ha subito un forte crollo delle vendite ed un lieve calo dei prezzi nelle zone suburbane. Il calo dei prezzi in queste aree è a beneficio degli acquirenti, dato che nell’ultimo anno i prezzi dei beni immobili era cresciuto fino al 12%. Questa depressione, però, non riguarderà le aree urbane almeno fino alla seconda metà del 2010, in cui si prevede un calo del 30%. Secondo l’Istituto di ricerca China Index Academy, 21 città su 35 hanno subito una caduta delle compra-vendite; si parla di una diminuzione pari al 72,6%. A Pechino la diminuzione è stata del 45,5% e a Shanghai del 32,9%.
Le misure adottate dal governo sono state prese per correggere il mercato e tenere a freno gli acquisti delle seconde case, ma si prevede che ciò contribuirà a ridurre la domanda di investitori e speculatori. Tuttavia gli esperti sostengono che questa politica non danneggerà gli investimenti e i possedimenti stranieri nel paese.