Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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mercoledì 26 giugno 2013

Luxury China show 2013

Dal 22 al 24 giugno scorso si è svolto al China International Exhibition Center di Pechino, il Luxury China show 2013, organizzato congiuntamente dalla Camera di Commercio Internazionale Cinese e Zhenwei Exhibition CoLtd. 

Lusso e crisi. Questa la dicotomia al centro del Luxury China show 2013, svoltosi dal 22 al 24 giugno scorsi a Pechino. Se infatti solamente ad aprile Credit Suisse affermava che  il mercato del lusso in Paesi come Cina o Russia cresceva tre volte di più di quanto faceva il Pil nazionale, oggi, la campagna moralizzatrice, voluta dal presidente cinese Xi Jinping, rischia d’impattare non solo sull’economia di Pechino, ma anche sull’espansione dei marchi del lusso mondiale.
Nel 2012 la Cina si posizionava al quarto posto in termini di vendite di beni di lusso, dietro Stati Uniti, Giappone, Italia e Francia. Stando al China Daily, il mercato dei beni di lusso starebbe addirittura superando quello di una superpotenza come gli Stati Uniti. Un sondaggio proposto dal giornale ha stabilito nel punteggio di 108 l’indice di propensione agli acquisti di lusso da parte dei consumatori cinesi, con un surplus di 15 punti rispetto alla media globale.
Zhai Wenjing, direttrice del progetto afferma che: “Molti ancora credono che i prodotti più costosi siano i migliori. Forse ciò che cercano è il simbolo della loro identità. Più costose sono le cose, più alto è il tuo status sociale. Ma per chi cerca davvero gusto e qualità della vita, ha più importanza l’aspetto privato e spirituale di prodotti di lusso su misura. Persone differenti hanno bisogni differenti”.
Non è tutto oro quello che luccica dunque. Se dal 2007 al 2011 tante aziende del lusso hanno visto crescite a doppia cifra in Cina, ora la situazione si fa più difficile: i gusti dei clienti stanno diventando sempre più sofisticati. L'esposizione, ad esempio, già lo scorso anni aveva attirato molte marche svizzere di orologi, ma l’effettivo impatto sul mercato, come affermato da Arnaud Nicolas, amministratore delegato della SWIZA SA Manufacture, è stato molto modesto.

venerdì 19 aprile 2013

Lusso senza freni per il mercato cinese

Il mercato cinese non conosce soste e sembra non risentire della crisi. Uno studio della Credit Suisse conferma che i marchi più dinamici si sono già posizionati da tempo, ma anche gli italiani sono ben rappresentati.

In questo pesante periodo di crisi esiste un settore che non flette anzi continua costantemente a crescere: si tratta del settore del lusso.
Secondo uno studio del Credit Suisse, il fatturato mondiale passerà da 191 miliardi di euro nel 2011, a 202 nel 2012, 217 nel 2013 a 238 miliardi nel 2014.
A farla da padroni saranno i cinesi; il mercato infatti in Paesi come Cina, Russia, Brasile e Middle East "cresce tre volte più di quanto cresce il Pil nazionale, per esempio se la Cina cresce dell'8% il mercato del lusso cresce del 25%".
Consumi non necessariamente originati in Cina, anche perché la maggior parte dello shopping avviene fuori dai confini nazionali per il semplice motivo che i dazi all'importazione continuano ad essere molto elevati.
Per questo, spiegano gli esperti, l’importante oggi è essere ben posizionati fisicamente in loco. Per portare un esempio, marchi come Prada e Chanel vendono il 55% del loro fatturato a consumatori dei Paesi emergenti, mentre Lvmh si "ferma" al 46% e un nutrito gruppo, tra cui gli italiani Zegna, Dolce & Gabbana, sta intorno al 45%.
Sempre restando nel settore, è della scorsa settimana la notizia che Fraser Yachts, uno dei più grandi fornitori di servizi per imbarcazioni esclusive, porterà sul mercato il più grande yacht di lusso mai costruito in Cina. Si chiamerà Illusion, sarà lungo 88 metri e sarà inaugurato nel maggio 2015.

mercoledì 6 marzo 2013

220 punti vendita cinesi per Morellato

“Ad aprile arriveremo a 220 punti vendita Morellato. Poi il piano di opening prosegue per raggiungere quota 310 entro la fine del 2013” afferma Massimo Carraro di Morellato Group.

Morellato punta deciso sull’ampliamento della propria attività in Cina. Il gruppo italiano, presente nel Paese dal 2005 e che dal 2010 può contare sulla Morellato Shanghai, ha un’area in forte espansione nel Medio Oriente, dove il brand made in Italy ha vetrine importanti a Dubai, in Kuwait, Arabia Saudita e Iran.
“Ad aprile arriveremo a 220 punti vendita Morellato. Poi il piano di opening prosegue per raggiungere quota 310 entro la fine del 2013” afferma Massimo Carraro di Morellato Group.
A oggi il network distributivo si compone di 200 punti vendita monomarca sparsi tra Europa, Americhe, Middle East e Greater China, oltre a 4.000 selezionati multibrand in tutto il mondo.
Morellato Group ad oggi controlla nove società operative basate nei mercati strategici di riferimento: Hong Kong, Shanghai, Barcellona, Stoccarda, Lione, New York, Dubai, Lugano e Mumbay. Un’espansione internazionale che ha portato al 40% la quota dell’estero sul totale del giro d’affari di gruppo.
Mentre molti marchi sono alle prese con tagli negli investimenti pubblicitari, Morellato ha recentemente investito 4 milioni di euro nel primo semestre dell'anno proprio in questo settore.

martedì 22 gennaio 2013

Cinesi primi clienti per il fashion europeo

I cinesi sono i primi clienti dei marchi europei leader nel settore della moda e del lusso, con un'incidenza di circa il 30% sul totale, secondo stime di Credit Suisse. Al secondo posto gli europei che con il 16% stanziano di poco i giapponesi (15%).

Secondo le stime di Credit Suisse, i cinesi sono i primi clienti dei marchi europei leader nel settore della moda e del lusso.
La loro incidenza è infatti del 30% sul totale contro il solo 16% degli europei stessi.
Subito sotto, consumatori giapponesi (15%) seguiti da statunitensi e asiatici che pesano per il 14% ciascuno, così come latino-americani e mediorientali/africani fermi invece al 5%.
Stando ai dati pubblicati da un recente studio della società McKinsey, l'Europa è quindi una tra le mete più ambite per il 94 milioni di cinesi che si prevede viaggeranno all'estero entro il 2015 e che a monumenti e opere d'arte preferiranno incursioni in centri commerciali, cittadelle del lusso e outlet.
Erwan Rambourg, analista della HSBC Holdings, afferma che: “I cinesi trovano estremamente cool comprare una borsa di Vuitton a Parigi piuttosto che a Shanghai o Hong Kong”.
Ed è anche per questo motivo che l’Europa si sta piano piano adeguando al fenomeno. Da Londra a Madrid stanno cambiando sia la tipologia di personale assunto, con addetti specifici per i clienti cinesi, sia alcune scenografie di negozi, ispirate al mondo asiatico.

giovedì 14 giugno 2012

Lusso: nel 2015 la Cina al primo posto

La Boston Consulting Group (BCG), multinazionale di consulenza di management, nella sua ultima indagine presentata a Pechino ha dichiarato che nel 2015 la Cina costituirà il 29% dei consumi di lusso mondiali, diventando così il primo paese al mondo.

Tre anni per arrivare davanti a tutti. Tre anni per essere al primo posto nel settore del lusso e superare di slancio il Giappone e gli Stati Uniti.
Il 2015 è quindi la data entro la quale uno studio della BCG prevede che la Cina, con una crescita del 20% a partire già dal prossimo anno, riuscirà in questo intento.
Attualmente il Paese risulta essere il terzo mercato più grande al mondo nel lusso, con un valore di circa 25 miliardi di dollari. La Cina offre infatti un mercato ricco e la sua stabilità è di grande attrattiva per gli investitori.
Gli analisti hanno previsto che entro il 2020 oltre 330 città cinesi arriveranno ad un reddito medio simile a quello di Shanghai nel 2010. I primi passi già si colgono analizzando la collocazione dei punti vendita dei più lussuosi brand internazionali; al momento essi sono concentrati solo nelle grandi città (Shanghai, Pechino e Shenzen) o nelle ricche province costiere, ma nel giro di poco tempo arriveranno anche in luoghi considerati di “seconda fascia” come Harbin e Shenyang.
Il Direttore di SMG China National Research & Insights, Jeffrey Tan, ha confermato che: “Vi è un crescente livello di sofisticazione e di discernimento tra i consumatori simile a quella trovata nei mercati di lusso maturi come il Giappone, Hong Kong e Singapore. Vediamo – ha poi aggiunto – uno spostamento molto distinto dalla validazione esterna all’apprezzamento più interno”. Ciò significa che si è passati dalla mera voglia di esibire i propri beni di lusso ad una più attenta acquisizione del bene.
Ma chi sono oggi gli amanti del lusso cinesi? Una ricerca, condotta da Luxe, ha individuato alcune caratteristiche del consumatore di lusso in Cina. Essi possono essere brevemente riassunti nelle seguenti tipologia: dalla donna in carriera, all’arrampicatore pronto a fare la scalata aziendale, ai sociomani modaioli arrivando ai figli di papà.

giovedì 1 dicembre 2011

Cina, secondo mercato per Ferrari

Ferrari si rafforza nel periodo di crisi e aumenta le vendite all’estero, con la Cina come secondo mercato di riferimento.

Ferrari batte ogni record nei primi mesi del 2011: ricavi per 1.650 milioni, una crescita del 18,9% rispetto allo stesso periodo del 2010 e 5.165 vetture consegnate (con un trend del +12,35). Nonostante la crisi economica, quindi, il marchio di auto di lusso italiano ha conosciuto un’ascesa incredibile, grazie soprattutto all’aumento della domanda in molti Paesi esteri. Se gli USA si confermano il primo mercato di destinazione (compresi Canada e Sudamerica) con un +14,5% e 1.436 vetture consegnate, al secondo posto si trova, invece, la Cina (Taiwan e Hong Kong inclusi) con 542 auto vendute. I risultati sembrano confermare ancora una volta l’appetibilità del Dragone per quanto riguarda il settore luxury e in particolare i prodotti Made in Italy, fattore in continua ascesa nella Repubblica Popolare.
Ferrari è riuscita a conquistare i clienti di tutto il mondo grazie anche alla diversificazione delle sue attività: lo sfruttamento del canale web, tramite il negozio online e i social network, permette al marchio di avvicinarsi alle nuove generazioni e alle persone più esigenti. Meriti, comunque, vanno anche alla scelta di aumentare del 5% gli investimenti in ricerca e sviluppo e nei servizi ai dipendenti, elementi che rendono Ferrari un’azienda affidabile e in continuo rinnovamento.
Oltre al mercato cinese, inoltre, è in crescita anche il Medio Oriente, con un aumento degli acquisti di vetture del 23% rispetto allo scorso anno.

giovedì 17 novembre 2011

Iniziative per il turismo internazionale in Cina

La Cina si apre al turismo internazionale, puntando su mete e servizi di alto livello e vacanze ecosostenibili.

Negli ultimi anni la Cina si sta affermando come meta turistica internazionale di alto livello, tanto che ora diverse sono le iniziative locali che spingono affinché vacanzieri da tutto il mondo scelgano una delle località del Dragone.
Tra le novità più recenti e accattivanti sta per essere promossa, a livello mondiale, l’isola tropicale di Hainan, nel golfo di Tonchino, dove la città di Sanya conta già numerose presenze turistiche grazie alla bellezza naturale del luogo e al clima favorevole. L’isola si rivolge soprattutto ad una clientela dedita al lusso, la quale può trovare catene alberghiere internazionali con servizi elevati, e si presta sia per il turismo per il tempo libero che per quello congressuale. Per far conoscere la meta alla clientela italiana, l’Ufficio Nazionale Turismo Cinese in Italia punterà sul web: il progetto prevede la formazione degli agenti di viaggi con workshop, educational, promo e corsi online. Per tutti, inoltre, sarà accessibile a breve il sito ufficiale completamente rinnovato turismocinese.it. con una sezione dedicata a “Hainan The tropical Island”.
All’inizio del nuovo anno, invece, la catena di alberghi ecofriendly europea NH Hotel aprirà la sua prima struttura nella Repubblica Popolare, a Chongqing, grazie ad una collaborazione con il gruppo cinese leader nel turismo in Cina HNA Hotel Group Ltd. Questo progetto apre le porte del Dragone ad un ulteriore branca del turismo, di particolare tendenza negli ultimi anni: la vacanza ecosostenibile.

venerdì 28 ottobre 2011

Commitment tra Italia e Cina nella moda

Le camere di commercio della moda italiana e cinese rinnovano lo storico impegno di alleanza siglato lo scorso marzo.

La camera italiana della moda e la China Fashion Association hanno rinnovato, in occasione del Sino-Italian fashion forum di Pechino conclusosi ieri, una collaborazione strategica. L’alleanza prevede la realizzazione dei punti chiave individuati nel protocollo firmato tra i due Paesi lo scorso marzo e che vedrà compiere il primo passo nel marzo 2012. In primavera, infatti, le aziende italiane del settore parteciperanno alla fiera dii Pechino “Chic 2012” e verrà inoltre realizzata una sfilata di moda di marchi prêt-à-porter italiano.
L’accordo, in sostanza, permette la collaborazione tra due Paesi molto attivi nel settore del fashion: da un lato, l’Italia con la sua importante tradizione tessile e l’alta qualità e dall’altro, la Cina con la forte produzione. Per le imprese ci sarà il supporto del Ministero del Commercio con l’estero e della Camera che mette a disposizione il fondo sino-italiano Mandarin.
Tra gli obiettivi della Cina, oltre alla presenza di marchi locali in Italia, ci sarà innanzitutto il riequilibrio commerciale: il nostro Paese, infatti, con 700mila addetti, 70mila imprese e 62 miliardi di fatturato, ha esportato verso il Dragone 6,7 miliardi e importato 862 milioni con un saldo di oltre 5,8 miliardi. Molti sono, poi, i problemi che la Repubblica Popolare deve risolvere nel comparto: il rispetto delle normative, l’aumento del costo del lavoro del 20% che ha provocato la delocalizzazione cinese in Vietnam, e il rischio del credito immobiliare in province come lo Zhejiang, patria del tessile.

lunedì 17 ottobre 2011

Hong Kong a caccia di luxury brand italiani

Per risollevarsi dalle continue discese, l’Hong Kong Exchange punta alle quotazioni sul listino dei marchi italiani di lusso, soprattutto nel settore dell’abbigliamento.

Nonostante il calo generalizzato delle borse asiatiche, la piazza di Hong Kong è alla ricerca di nuove quotazioni, preferibilmente di marchi italiani del lusso. Durante l’estate si è assistito alle adesioni di Prada, Samsonite e altre matricole, le cui quotazioni sul listino della Hong Kong Exchange permettono una facilitazione all’espansione in Asia, grazie alla minor complessità burocratica e ad un miglior accesso al mercato asiatico. Prada, ad esempio, ha da tempo in corso una strategia commerciale rivolta al continente asiatico, e in particolare in Cina, che ha portato l’azienda ad avere, quest’anno, il 40% del business proveniente dall’Asia, percentuale che potrebbe salire al 50% nel 2012. Le vendite del brand di moda nella Cina continentale, Hong Kong e Macao sono state di 223 milioni di euro nel primo semestre, con una crescita del 38%, pari al 20% dei ricavi. le previsioni, inoltre, parlano della possibilità di raddoppiare, se non triplicare, le vendite nei prossimi 2-3 anni.
Tra le altre aziende a cui la borsa di Hong Kong sarebbe interessata ci sarebbe un altro marchio di abbigliamento: Versace, al quale si aggiungono nomi come Cavalli e Dolce & Gabbana. Oltre alla moda, interessanti sarebbero, poi, le quotazioni di Ducati e Ferrari.
Tuttavia, l’arricchimento del listino della Hong Kong Exchange porterebbe, dall’altra parte, all’impoverimento di Piazza Affari, già in notevole difficoltà sul fronte dei capitali.

lunedì 19 settembre 2011

Ermenegildo Zegna festeggia 20 anni in Cina

Il celebre marchio di abbigliamento italiano festeggia 20 anni di presenza nella Repubblica Popolare con risultati eccellenti nel settore luxury cinese.

Il gruppo Ermenegildo Zegna festeggia con una serie di eventi speciali la presenza ventennale del proprio marchio in Cina. Il brand di abbigliamento di lusso, infatti, fu uno dei primi a penetrare nel mercato asiatico, dapprima per la ricerca di materie prime e tessuti in Mongolia e poi aprendo nel 1991 il primo store di Pechino presso l’hotel Peninsula. La scelta di investire in un Paese che al tempo non aveva ancora sviluppato il settore luxury fu decisamente vincente e gli investimenti fatti nel corso degli anni hanno premiato il Gruppo. Oggi Zegna dispone di una estesa rete di punti vendita in 37 città del Dragone e nel 2010 il Paese asiatico è stato il primo mercato del brand per vendite retai.
In questi vent’anni Zegna si è esteso nel Paese con una catena di negozi monomarca per poi consolidare la presenza nel 1997 con lo store di Hong Kong e la creazione di una filiale di distribuzione a Shanghai, la Zegna Traiding. Il vero sviluppo è stato, però, nell’ultimo decennio con l’apertura nel 2003 del flagship store Ermenegildo Zegna all’Oriental Plaza di Pechino, i concept store ZZegna nel 2006 e Zegna Sport nel 2009. Tra i prossimi progetti si parla di un nuovo Global Store a Shenyang.
Per celebrare i vent’anni di successo il marchio ha prodotto, in collaborazione con partner quali Girard-Perregaux, Tateossian e Vertu, una collezione ad edizione limitata; inoltre è stata allestita presso il Today Art Museum di Pechino una mostra dal titolo “Un secolo di eccellenza” che ripercorre la storia del Gruppo.
L’esempio di Zegna dimostra come il settore dell’abbigliamento, anche nella fascia del lusso, stia riscuotendo un enorme successo in Cina, premiando la qualità e il design italiano.

giovedì 4 agosto 2011

Luxottica punta sugli emergenti

Il gruppo italiano Luxottica scommette sui mercati emergenti, in particolare del mercato cinese: sono stati finora aperti 250 negozi i cui profitti sono in crescita.
 
 
Il gruppo italiano Luxottica scommette sui mercati emergenti, in particolare su quello cinese: sono stati finora aperti 250 negozi i cui profitti sono in crescita. La penetrazione nel mercato cinese consente un vantaggio competitivo di circa 5-6 anni rispetto ai concorrenti e Luxottica punta a espandersi anche in altri mercati. Il vantaggio competitivo deriva in primo luogo dagli investimenti in ricerca e sviluppo: negli ultimi cinque anni sono stati investiti ben 3 miliardi di euro nell’innovazione.
È vero che abbiamo aumentati del 10% il nostro portafoglio premium e lusso, ma è un risultato che abbiamo ottenuto tramite la ricerca, l’utilizzo di materiali diversi, attraverso una combinazione di industria e artigianato che dimostra che è ancora possibile ampliare le vendite se c’è valore nel prezzo. È una fase che pone grandi sfide, ma che offre anche enormi opportunità perché davanti a noi si è aperto un mercato di due miliardi di consumatori” ha dichiarato Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica, aggiungendo che “in Italia abbiamo il 60% della produzione ma solo il 3% delle vendite, la crescita è altrove”.
Oltre alla Cina, il Brasile rappresenta oggi un mercato in forte espansione e nel prossimo futuro si prevede di investire anche in Messico e Turchia per aumentare le quote di mercato a livello globale.

giovedì 14 luglio 2011

Mobili cinesi venduti come Made in Italy

Da Vinci, distributore di mobili dall’estero nella Repubblica Popolare, è ora sotto inchiesta per aver venduto pezzi spacciati per italiani al 100% ma che in realtà erano fabbricati in Cina.

In Cina, una truffa ai danni dei consumatori nel settore del mobile di lusso ha dimostrato come le aziende italiane corrano ancora forti rischi nel Paese asiatico a causa delle contraffazioni. La vicenda riguarda il mobilificio “Da Vinci Forniture Co Ltd”, fabbricante di Pechino e distributore di mobili provenienti dall’estero, anche italiani, in tutto il Dragone tramite una propria rete di negozi. Da Vinci è ora sotto inchiesta, dopo che è stato accusato da alcuni clienti di vendere arredi italiani a prezzi molto elevati, ma di pessima qualità; alcuni mobili dichiarati in legno massello si sono rivelati in compensato, la vernice di altri ha iniziato d emanare fastidiosi odori.
In realtà i pezzi erano prodotti nei laboratori di Dongguan, nel Guangdong, a Shenzhen e in altre zone dell’Asia, che poi venivano esportati in Italia e da lì re-importati in Cina e spacciati per autentici mobili Made in Italy. Il traffico è durato per molto tempo, grazie anche alla buona reputazione che il mobilificio si era costruito in questi anni con la sua attività e pubblicizzando il proprio spazio espositivo come “negozio dell’amicizia”, simbolo di unione tra anima italiana e cinese.
Tuttavia, l’aspetto positivo che può rassicurare le nostre imprese è dato dal forte connubio che i consumatori cinesi riconoscono tra marchio italiano e qualità del prodotto e per il quale sono disposti a spendere. Proprio la mancanza di qualità, infatti, ha fatto scattare il sospetto che i mobili Da Vinci non fossero effettivamente italiani e ha fatto in modo che un tale episodio di falsificazione venisse alla luce per la prima volta.

venerdì 1 luglio 2011

Probabile taglio a tasse sui beni di lusso

I beni di lusso importati in Cina potrebbero vedere una riduzione delle tasse ad essi applicate, con conseguente incremento del commercio nel settore.

E’ in corso la trattativa per mettere in atto una nuova manovra che agevolerà il già proficuo settore del lusso in Cina: il portavoce del ministro del Commercio cinese Yao Jian ha affermato che è in vaglio la proposta di ridurre le tasse sui beni di lusso importati nel Paese asiatico. La riduzione riguarderebbe beni di lusso in generale oltre a cosmetici, alcool e sigarette e dovrà ora essere sottoposta al Consiglio di Stato per l’eventuale approvazione
La scelta di avvantaggiare ulteriormente il luxury nel Dragone è dettata dall’andamento positivo di questo comparto: entro il 2012, infatti, la Repubblica Popolare sarà il più grande consumatore al mondo di beni di lusso, con un mercato dal valore di 14,6 miliardi di dollari. Tuttavia, si è constatato che l’acquisto di questi prodotti da parte dei consumatori è effettuato in misura maggiore all’estero piuttosto che all’interno dei confini nazionali. Questo fenomeno dipende dalle elevate tariffe doganali e dalle tasse che sono applicate in Cina sui beni di lusso, che ne aumentano il costo di una percentuale che oscilla tra il 45% e il 72% a seconda del tipo di articolo.
In constatazione di ciò, la proposta di riduzione delle tasse va incontro alla necessità di stimolare la domanda interna del Paese e di spingere i consumatori ad acquistare in Cina anziché all’estero. La manovra, inoltre, incrementerebbe le importazioni, con buona possibilità che queste raddoppino entro il 2020 come prefissato. A ciò si aggiunge il fatto che i beni di lusso non hanno mai avuto una riduzione delle tariffe doganali dall’entrata della Cina nella WTO nel 2001, contrariamente ad altre merci, e perciò, questa scelta farebbe si che la Repubblica Popolare possa rispettare le regole dell’organizzazione internazionale.
Non mancano, comunque, le polemiche, dal momento che si tratta di articoli acquistabili da una minoranza della popolazione, mentre i beni di prima necessità sono ancora penalizzati dall’inflazione.

giovedì 23 giugno 2011

Lusso & design: strada in salita per le aziende italiane

Il design italiano ha faticato molto negli ultimi 20 anni per posizionarsi sul mercato cinese, causa strategie sbagliate e una cultura non orientata al lusso della casa. Le tendenze, però, stanno cambiando, lasciando intravedere qualche spiraglio anche per questo settore.

Tra i settori più profittevoli per le aziende italiane in Cina, si parla spesso di luxury, comparto che negli ultimi 5 anni ha avuto un incremento medio del 20% annuo e che ha portato la Repubblica Popolare a posizionarsi al settimo posto a livello mondiale tra i Paesi consumatori. L’ultimo studio della Boston Consulting Group dichiara che il Dragone nel 2010 contava 1,11 milioni di milionari, ovvero il 31% in più che nel 2009. Il settore del lusso, però, può vantare in realtà 100 milioni di consumatori, la cui spesa media è di circa 1000 euro pro capite; di questi, il 60% acquista per ragioni di status sociale, un 20% per necessità e un ulteriore 20% per piacere personale. Questa ultima percentuale rappresenta un mercato che potrebbe accogliere con favore prodotti che vadano oltre l’abbigliamento, i cosmetici e gli accessori, i beni attualmente preferiti dai ricchi cinesi.
Un esempio è dato dal design italiano, in particolare arredamento e luce, le cui aziende, pur avendo investito massicciamente ed essendo presenti in Cina da quasi 20 anni, non hanno ottenuto grandi successi; il comparto, infatti, realizza nel Paese asiatico appena il 4/5% del proprio fatturato. La spiegazione è di matrice culturale: mentre la moda è qualcosa che può essere ostentato immediatamente, l’arredo rimane un aspetto che nel Dragone non viene ancora mostrato all’esterno ma rimane intimo. Se a ciò si aggiunge il costo elevato del design italiano di qualità, si capisce perché grandi nomi del settore che avevano aperto negozi monomarca a Shanghai e Pechino, assieme a società produttrici di mobili e complementi in loco siano state obbligate a chiudere i battenti nel giro di pochi anni.
Tuttavia, le cose stanno cambiando gradualmente: mercati più maturi come Hong Kong e Singapore mostrano un maggior interesse per l’arredo; il Salone del Mobile di Milano ha visto, infatti, una crescita del 10% di visitatori asiatici, la maggior parte dei quali proveniva dalle due metropoli. Il trend dimostra ancora una volta che il vantaggio qualitativo delle aziende italiane le fa preferire alle realtà locali. Inoltre, il cambio di approccio commerciale sperimentato da alcune imprese ha dato buoni frutti: anziché presentarsi in Cina con punti vendita diretti, alcuni hanno scelto la strada dell’intermediario locale, figura che può trovare il punto di incontro tra il prodotto e il consumatore finale. Ulteriore segnale del cambio di tendenza è rappresentato dalla nascita delle facoltà di architettura nella Repubblica Popolare, che fino a qualche anno fa non esistevano, ma che ora stanno immettendo sul mercato giovani designer locali che contribuiranno a far accrescere il settore.

venerdì 6 maggio 2011

In Cina in aumento il business del lusso

La Cina è destinata ad essere il mercato più promettente per il settore del lusso, la cui crescita è stimata del 25% nel 2011, con grandi prospettive soprattutto per l’abbigliamento made in Italy.

Il comparto del lusso è ormai fuori dalla crisi: i consumi mondiali nel 2010 sono cresciuti del 12%, per il 2011 si prevede un rialzo pari all’8%, pari ad un valore di 185 miliardi di euro, e anche per il 2012 il trend rimane positivo con un ulteriore aumento del 5-6%. A trainare lo sviluppo del luxury saranno i mercati emergenti, ma buona parte la faranno anche USA ed Europa che recupereranno il terreno.
La Cina sarà il mercato più promettente ed è destinata a superare il Giappone, ora in seconda posizione a livello mondiale, ed entro i prossimi cinque anni anche gli Usa, attualmente al primo posto. Nella Repubblica Popolare sono già presenti molti grandi marchi del lusso, soprattutto italiani e francesi, tra cui Prada, Gucci, Ferragamo e Louis Vitton. I grandi nomi approdano nel Paese asiatico puntando sullo sviluppo del retail, affidandosi ai partner locali e avviando campagne di comunicazione mirate e specifiche per il contesto locale. Nel Dragone le vendite del comparto nel 2010 hanno visto un incremento pari al 30% e per il 2011 si prevede un rialzo del 25% (11,5 miliardi di euro) e anche nel 2009, anno della crisi, il lusso è cresciuto del 16%.
Al di là dello sviluppo economico della Cina, a stimolare il mercato è anche il cambiamento di tendenze e dei comportamenti di consumo. Innanzitutto, i clienti finali non sono più solo i ricchi, ma gradualmente si affacciano anche individui della classe medio-alta della popolazione, che già oggi rappresentano il 12% dei consumatori del lusso. Tale percentuale è destinata a crescere al 22% entro il 2015. Inoltre, la gamma di prodotti del lusso si estenderà dall’abbigliamento, accessori e gioielli ai servizi, aprendo opportunità di business anche ad altri settori. Infine, la consapevolezza e la conoscenza del consumatore sarà sempre maggiore, anche grazie alla diffusione e allo sviluppo di internet.
Le opportunità della Cina in questo contesto si focalizzano ora nelle 36 città più grandi, dove entro il 2015 si concentrerà il 76% dei consumi mondiali e il 74% della crescita del lusso. Tuttavia, per i prossimi cinque anni si prevedono nuove opportunità anche in altri centri che si espanderanno, quali Qingdao e Wuxi.
Viste le prospettive, gli investimenti in terra cinese necessiteranno di un supporto strutturato in loco. A questo scopo è stata inaugurata qualche settimana fa a Shanghai la nuova sede del Sistema moda Italia (Smi), evoluzione del desk presso gli uffici Ice della metropoli. Il nuovo organismo si occuperà di assistere le imprese italiane offrendo progetti di penetrazione del mercato, consulenza strategica, legale e finanziaria, ricerca e gestione delle risorse umane e attività formative.

giovedì 28 aprile 2011

I cinesi sempre più attratti dall’Occidente

Mentre la Cina è meta prediletta degli investimenti stranieri, gli abitanti del Dragone sono interessati alle tendenze e allo stile di vita dell’Occidente, in particolare nel turismo, nella moda e nel lusso.

In diversi ambiti quali il turismo, la moda e lo stile di vita, gli abitanti del Dragone sono attratti dal mondo occidentale, complice anche la maggior capacità di spesa di cui sempre più cinesi beneficiano grazie al boom economico del Paese asiatico.
L’Europa resta la meta prediletta dello shopping: Francia, Italia e Gran Bretagna sono le destinazioni più gettonate. Nei primi mesi del 2010 gli acquisti cinesi in Italia sono stati pari a 270 milioni di euro, mentre nei primi due mesi del 2011 la spesa è raddoppiata con acquisti nella moda e nel lusso pari a 869 euro a persona. Le città italiane che hanno maggiormente assistito a questa nuova ondata di clienti facoltosi sono Firenze e Venezia, dove i cinesi hanno superato i russi, ma buone performance si registrano anche a Roma e Milano.
Nel turismo, l’Italia resta la meta più ambita, non solo per lo shopping, dove vanno forte anche gli outlet, ma anche per le città d’arte più conosciute e lungo i nuovi itinerari del vino. Tuttavia, le potenzialità offerte dai portafogli dei cinesi benestanti non sono poi così sfruttate nel nostro Paese: i collegamenti diretti con la Repubblica Popolare rimangono ancora scarsi, nonostante dal prossimo giugno partiranno quattro nuovi voli diretti Roma-Pechino, e la politica dei visti necessita di una certa semplificazione.
L’ambiente occidentale, comunque, ha scatenato un nuovo fenomeno emergente: secondo una recente indagine della Bain&Company, il 50% dei cinesi facoltosi pensa di lasciare il proprio Paese per andare a vivere in una nazione occidentale; il 10% degli uomini più ricchi l’ha già fatto e un altro 10% ha inoltrato la domanda all’ufficio immigrazione. Molti di questi cercano nuove aree dove investire, altri sono attirati dall’ambiente più salutare di alcuni Paesi, altri ancora per sfuggire alle tasse cinesi e c’è anche chi scappa da una condanna di corruzione. Al momento gli Stati Uniti rimangono la destinazione ideale, ma con l’aumento vertiginoso dei milionari nel Dragone si può pensare che tale tendenza potrà riguardare anche la vecchia Europa.

venerdì 11 marzo 2011

La nautica italiana è al primo posto in Cina per gli yacht

Gli yacht di lusso Made in Italy registrano ottimi risultati in Cina, con prospettive di crescita interessanti grazie alla crescita economica e al rafforzamento della domanda.

Il mercato degli yacht di lusso permette il lancio della nautica italiana in Cina. Nella classifica stilata dalla rivista cinese China Boating, l’Italia vede posizionate 15 barche tra i 30 yacht più lussuosi. Azimut, Ferretti, Pershing, Dominator e Admiral sono i marchi tricolore più gettonati nel Dragone; Azimut, inoltre, detiene il 40% del market share delle imbarcazioni tra i 40 ai 120 piedi.
Le barche di lusso italiane nella Repubblica Popolare sono particolarmente avvantaggiate per il valore aggiunto rappresentato dal fattore del “Made in”; molte sono le aziende cinesi che hanno provato ad acquisire stabilimenti italiani: dall’Admiral, che stava per essere ceduta alla Nauticstar, al gruppo InRizzardi, che aveva avviato una trattativa di vendita ad un gruppo cinese del settore; riuscita, invece, l’operazione di acquisto della veneta Dalla Pietà, comprata dalla Millennium Marine di Zheiang, che ha mantenuto il cantiere in Italia.
Il settore della nautica in Cina è ancora in una fase iniziale di sviluppo; tuttavia, le prospettive di crescita sono buone. Il governo locale, infatti, ha avviato una serie di agevolazioni fiscali e un processo di semplificazione burocratica che faciliteranno l’entrata nel mercato cinese. Inoltre, le autorità hanno avviato grandi opere di investimento per potenziare il settore, come la creazione del polo nautico nell’isola di Hainan, con hotel, scali aeroportuali e porti turistici.
Con l’aumento della ricchezza e della classe benestante, anche la domanda è destinata a crescere, con futuri successi per il lusso Made in Italy anche in questo comparto. Da segnalare il prossimo mese la fiera dedicata al settore della nautica a Shanghai: dal 14 al 17 aprile prossimi, infatti, si svolgerà la manifestazione “International Boat Show”.

giovedì 24 febbraio 2011

Aumenta il numero di cinesi benestanti

Secondo le ultime rilevazioni sulla popolazione cinese, la percentuale di cittadini della Repubblica Popolare appartenenti alla classe benestante è aumentata vistosamente ed è destinata a raddoppiare nei prossimi cinque anni. Anche il settore del turismo inizia a sfruttare questo fenomeno e a portare i milionari cinesi in Italia.

Il target di riferimento dei settori di beni di consumo, di servizi di qualità e del lusso in generale potrebbe espandersi notevolmente nei prossimi anni in Cina. In base ad una recente ricerca del Centro Studi Confindustria, infatti, la classe benestante cinese ha già raggiunto un nuovo record ed è destinata a crescere nei prossimi dieci anni; nel 2010 la borghesia cinese, ovvero i cittadini con oltre 30.000 dollari pro capite, ha raggiunto la quota di 95 milioni di individui e raddoppierà ogni cinque anni almeno fino al 2020. Entro il 2015 i benestanti potrebbero arrivare a 201 milioni di individui (il 14,5% della popolazione) ed entro il 2020 addirittura a 424 milioni, quanto l’intera popolazione dell’Europa Occidentale.
Con il numero di persone, aumenterà anche il loro peso in termini di Pil: se nel 2010 questo corrispondeva al 4,2% del Pil mondiale, nel 2015 raddoppierà sino al 7,1% e nel 2020 potrebbe arrivare a rappresentare il 12,2% del Pil mondiale. Anche i consumi privati della classe benestante, di conseguenza, subiranno un incremento rispetto all’attuale 36% del Pil cinese, pari al 2,6% dei consumi mondiali.
Le opportunità di business, per chi fosse interessato al mercato cinese, sono molteplici a fronte di tale scenario, soprattutto per il settore del lusso, che già registra buone performance nel Dragone per ciò che riguarda abbigliamento, automobili ed edilizia.
Tuttavia, potrebbe svilupparsi anche un nuovo ambito, ovvero quello del turismo, già in graduale crescita in Cina. Lo spunto in questo comparto proviene da un’azienda italiana, la Dream Italy, che ha saputo cogliere le potenzialità della classe di milionari cinesi unita al loro interesse per l’Italia. Dream Italy organizza, infatti, viaggi personalizzati di alto livello nel nostro Paese per i ricchi cinesi, che comprendono: residenze storiche, auto di lusso e ristoranti rinomati. Visto il successo del progetto, si aprono le porte per iniziative simili, quali viaggi itineranti all’estero, resort di lusso e crociere.

venerdì 4 febbraio 2011

Entro il 2020 la Cina rappresenterà la metà del mercato mondiale del lusso

Grazie alla crescita economica e la conseguente diffusione del benessere, nel giro di dieci anni la Cina potrebbe diventare una delle mete più ambite per il luxury e attirare così sempre più aziende occidentali del comparto che già realizzano ne Paese quote di fatturato significative.

Secondo un recente studio di CLSA Asia Pacific Markets, la Repubblica Popolare Cinese assorbirà, entro il 2020, la metà del mercato mondiale dei viaggi e del lusso, passando da una quota odierna nelle vendite del luxury del 15% ad una pari al 44%. I motivi che inducono ad elaborare tali previsioni sono molteplici: la Cina registra una crescita annua del 23% che la rende appetibile per piazzare i beni di fascia alta grazie al diffondersi della ricchezza; inoltre, con la progressiva occidentalizzazione che anche il Dragone sta sperimentando, la cultura locale si è ormai adeguata al consumismo. Ormai il numero di milionari cinesi continua ad aumentare: si stima che le persone che possiedono oltre 110 milioni di euro siano aumentati del 50% negli ultimi dieci anni, arrivando a 1.363 individui. A ciò vanno aggiunte le peculiarità della classe ricca cinese, che sono principalmente due: quella di avere un’età media inferiore di 15 anni rispetto al livello mondiale e il desiderio di ostentare il proprio benessere, fattore che porta ad accumulare beni di prestigio che identifichino lo status symbol.
Molte aziende occidentali del comparto luxury hanno già individuato le potenzialità del mercato cinese e sono presenti con quote rilevanti: Luis Vitton trova in Cina la maggior parte dei suoi clienti, mentre Bulgari realizza nel Paese asiatico il 14% del proprio fatturato e sulla stessa linea sono anche altri marchi noti come Gucci ed Hermès.
Tuttavia, il comparto del lusso non apre le porte solo ai marchi occidentali, ma si fa strada anche tra quelli tradizionali Made in China, benché dietro questi ci siano sempre collaborazioni e idee europee. Tra i brand emergenti nel settore si trovano: Shanghai Tang, operante nell’abbigliamento e sostenuta da Richemond; Shang Xia, per abiti e arredo e appartenente ad Hermès; Qeelin, griffe di gioielli metà francese e metà cinese.
Ciò dimostra come le opportunità nel settore lusso siano ricche e possano attirare numerosi operatori italiani del comparto che vogliano esportare il proprio brand o collaborare con aziende locali per lanciare un prodotto tradizionale e vicino alla cultura cinese.

martedì 26 ottobre 2010

L’invasione della Cina

La Cina non è più solo un mercato oggetto di investimenti da parte delle imprese internazionali; il Paese, infatti, si impone sempre più come competitor e investitore globale.

Tecnologia e innovazione non sono caratteristiche esclusive del mondo occidentale: oggi la Cina ne ha fatto i suoi punti di forza per sviluppare il processo di modernizzazione del Paese. Il settore maggiormente coinvolto in questo percorso è quello dei trasporti: qui si stanno mettendo a punto progetti ambiziosi e di grande portata.
Nel campo aeronautico, entro il 2014 la Cina metterà in commercio un nuovo jumbo che è destinato a competere con i Boeing e Airbus grazie ai motori di nuova generazione di cui disporrà. Nel 2016 i velivoli potrebbero essere consegnati ai primi acquirenti, che si ipotizza saranno le compagnie nazionali, ma l’obiettivo è quello di penetrare il mercato internazionale. Sulla rete ferroviaria, invece, si sta pianificando la costruzione di un treno che viaggi a 500 chilometri orari. La Repubblica Popolare Cinese è già all’avanguardia nell’alta velocità ferroviaria con 7.055 km di rete che nel 2012 potrebbe arrivare a 13 mila km.
L”invasione” della Cina, tuttavia, non si limita a questo ma è visibile anche nel turismo, attività in aumento tra i cinesi, grazie anche alla graduale crescita dei redditi. Le ultime rilevazioni di Global Blue sugli acquisti tax free in Italia da parte di acquirenti extra –Ue nei primi nove mesi del 2010, vedono i consumatori cinesi al secondo posto subito dopo i russi. I compratori dalla Cina acquistano prevalentemente prodotti di lusso come articoli di gioielleria e dell’arte orafa italiana tra cui accessori e orologi. Non sarà un caso se le vendite del settore del lusso registrano un aumento del 22% in Asia e la Cina rappresenta il 6% del mercato totale, con vendite pari a 8,2 miliardi di euro. La maggior parte sceglie come meta Milano (dove le spese nelle gioiellerie arrivano a 6.500 euro) ma non vengono disdegnati gli outlet, in cui si è registrato un aumento del 65%.