Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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martedì 20 dicembre 2011

Cina sempre più leader nelle rinnovabili

Dopo aver conquistato il primo posto nella classifica degli investimenti nelle energie rinnovabili, la Cina raddoppia l’obiettivo solare al 2015 e collabora con Enel per la cattura di CO2.

Secondo l’ultimo rapporto della Ernst & Young “Renewable Energy Country Attractiveness Indices”, la Cina è ufficialmente la prima nazione mondiale per investimenti in energia rinnovabile, nonostante abbia comunque registrato un calo rispetto al passato e inizi a subire l’eccesso di offerta di turbine. L’indagine rivela, per altro, che il settore a livello mondiale sta registrando una forte crescita ed interesse soprattutto tra le economie emergenti, a differenza dei Paesi sviluppati, dove la riduzione degli incentivi governativi e il limitato acceso al capitale hanno ridotto gli investimenti.
La Repubblica Popolare, negli ultimi mesi, ha aumentato notevolmente l’installazione di impianti fotovoltaici e i progetti sono ampliamente finanziati da Pechino, che offre tariffe vantaggiose ai quelli che si concluderanno entro il 31 dicembre prossimo. Il primato mondiale, inoltre, ha provocato un nuovo “raddoppio solare”, il secondo del 2011 dopo quello avvenuto in seguito al dramma nucleare del vicino Giappone. La NEA, infatti, ha pubblicato il piano nazionale per lo sviluppo del settore delle energie rinnovabili per il periodo 2011-2015, in cui stabilisce un obiettivo di 15 GW di capacità solare installata per una produzione di 20.000 TWh annuali e 100 GW di capacità eolica per energia elettrica annua pari a 190.000 TWh.
Tali dati configurano il Dragone come un ottimo partner per le aziende del settore. L’italiana Enel, infatti, ha appena concluso un confronto scientifico con i rappresentanti del ministero della Scienza e Tecnologia cinese e di istituti di ricerca e Università della Cina per la creazione di un impianto CCS nella centrale termoelettrica di Tongchuan, nello Shaanxi. Si tratta di un sistema di cattura dell’anidride carbonica che verrà riutilizzata per estrarre petrolio in un pozzo vicino. Enel in questo tipo di progettazione è all’avanguardia e ha già realizzato un impianto pilota bella Centrale Federico II di Brindisi.

giovedì 28 luglio 2011

Eni firma un Memorandum con Sinopec

Eni è interessata alle numerose opportunità energetiche della Cina e ha firmato due accordi d’intesa con PetroChina, in gennaio, e con Sinopec, ora. Gli investimenti più appetibili, secondo la società, sono nel campo dello shale gas.

Prosegue l’interesse di Eni per le opportunità di investimento in terra cinese. In gennaio, la società italiana aveva firmato un Memorandum of Understanding con PetroChina per una serie di attività e analisi sulle opportunità nel Dragone, ma anche fuori dal Paese asiatico, in particolare in Africa, dove si concentrano le maggiori risorse cinesi. Nei giorni scorsi un altro Memorandum d’intesa è stato siglato tra Eni e Sinopec, gigante energetico della Cina. L’accordo prevede l’analisi delle opportunità di collaborazione nel settore sia in Cina che al di fuori del Paese.
Ciò che emerge da queste collaborazioni è, da un lato l’interesse cinese per investimenti in terra africana attraverso la cooperazione con Eni e, dall’altro la volontà della società italiana di sfruttare le nuove opportunità dello shale gas. Questo, conosciuto anche come gas da scisti, è metano contenuto nei sedimenti di scisti dal costo altamente competitivo e, attualmente, rappresenta la miglior risorsa di gas per la Cina. Pur non necessitando di tecnologie complesse per l’estrazione, Eni è dotato del giusto know how per lavorare con lo shale gas, competenze acquisite grazie all’investimento Quicksilver in Texas. Con l’accordo appena firmato, quindi, Eni sarà in grado di individuare e studiare le aree adeguate per lo shale gas ed eventualmente scavare dei pozzi. In seguito, se la Repubblica Popolare dovesse mettere a disposizione le zone individuate, la società italiana potrebbe acquisire la proprietà del gas e diventare uno dei maggiori operatori del settore.

martedì 28 giugno 2011

Alleanza tra Cina e Russia per l’energia

Si rafforza la partnership strategica tra Cina e Russia in campo energetico, nonostante il precedente fallimento dell’accordo sul gas a San Pietroburgo.

Si consolidano i legami tra Cina e Russia, due Paesi in forte espansione. Durante il Summit della Shanghai Cooperation Organization di qualche settimana fa, i leader dei due Bric hanno ribadito l’intenzione di creare una partnership strategica al fine di garantire l’equilibrio internazionale e di consentire la crescita economica di entrambe le nazioni. Inoltre, Cina e Russia si sono prefissate di aumentare l’interscambio dai 70 miliardi di dollari attuali ai 100 miliardi di dollari entro il 2015, fino ad arrivare ai 150 miliardi nel 2020. All’interno dell’accordo è compresa la promessa delle Federazione Russa di vendere al Dragone 60 miliardi di kwh entro il 2010 per sopperire all’enorme fabbisogno energetico del Paese asiatico.
Il bacino a disposizione della Russia è decisamente ricco da poter stringere accordi in campo energetico; proprio recentemente è partito il progetto di costruzione della diga di Boguchanskaya, nella Siberia orientale, che quando entrerà in funzione, presumibilmente nell’aprile del 2012, produrrà 17 miliardi di kwh all’anno. Assieme ad altri tre impianti idroelettrici lungo il fiume Angara, costituirà un enorme disponibilità di energia che la Russia potrà esportare, contribuendo, tra l’altro, ad arricchire la Siberia, che nei prossimi 15 anni potrebbe vedere triplicato il suo PIL.
L’intesa, comunque, non ha permesso che al Forum economico di San Pietroburgo dei primi di giugno i due Paesi raggiungessero un accoro sul gas; era, infatti, molto attesa la firma tra la Gazprom russa e la Cnpc cinese per la fornitura triennale a quest’ultima di gas per 1000 miliardi di dollari. Il prezzo del gas, oltre il tetto di 250 dollari a migliaio di metri cubici che si era prefissata la compagnia cinese, ha bloccato l’ambizione della Russia di poter diversificare le esportazioni di idrocarburi e intensificare l’export di gas verso la Repubblica Popolare, già pari a 68 miliardi di metri cubici l’anno.

martedì 7 giugno 2011

Accordi commerciali tra Italia e Cina

Cooperazione Italia-Cina: firmati 14 nuovi accordi commerciali tra imprese italiane e cinesi in occasione della visita di Xi Jinping in Italia nei giorni scorsi.

Xi Jinping, futuro presidente della Repubblica Popolare Cinese e futura guida del Pcc, ha concluso da poco la visita in Italia, durante la quale è stato ospite a Roma, per le celebrazioni della Festa della Repubblica, e a Milano. L’evento diplomatico rientra nel progetto dell’Anno Culturale della Cina in Italia, che durerà tutto il 2011, ed è stato l’occasione per rafforzare la cooperazione tra i due paesi, frutto del Comitato Intergovernativo creato nel 2004. L’obiettivo è quello di incrementare lo scambio bilaterale, portandolo a 80 miliardi di euro entro il 2015; le premesse ci sono tutte, dato che solo nel 2010 l’interscambio è cresciuto del 50% e nei primi due mesi di quest’anno è aumentato di un ulteriore 41%.
Durante il soggiorno, Xi ha incontrato diversi ministri italiani e il presidente Giorgio Napolitano, con il quale ha discusso di questioni di rilievo internazionale riguardanti il Nord Africa, l’Asia Orientale e le relazioni tra Ue e Cina. In ambito diplomatico, l’Italia si è impegnata a sostenere il Dragone a livello comunitario per i dossier dell’embargo alla vendita delle armi e a riconoscere la Cina un’economia di mercato.
Il vice presidente cinese, inoltre, ha siglato 16 accordi, due istituzionali e 14 commerciali per un valore di 3,3 miliardi di dollari. Si tratta di intese nell’ambito dell’alta tecnologia, telecomunicazioni, risparmio energetico, tutela ambientale, servizi, farmaceutica, moda e cantieristica. Tra gli accordi strategici si citano: un’intesa tra Huawei e Telecom Italia in ambito tlc; un accordo con Linkem per le licenze wi-max; accordi con Comau, Fiat Powertrain, Nuovo Pignone e Safe gas per l’energia e l’automotive; due accordi tra società cinesi e il Fondo Mandarin in campo sanitario; un’intesa con Miroglio e un accordo quadro tra il laboratorio Marangoni e il Beijing International Center per la moda; infine, una collaborazione tra il gruppo Rizzo-Bottiglieri-De Carlini armatori con i cantieri di Shanghai per la costruzione di navi portacontainer.
I prossimi appuntamenti bilaterali coinvolgeranno il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che a luglio presiederà a Pechino la riunione del Comitato governativo Bilaterale, e il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, che a settembre si recherà a Pechino e Shanghai per una nuova missione.

venerdì 3 giugno 2011

Allarme elettricità in Cina

La carenza energetica della Cina sta provocando un’ondata di inflazione e di riduzione delle forniture elettriche. Tra le manovre del Paese si punta sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili.

La Cina si trova in piena “crisi elettricità”, la più grave dal 2004. La carenza energetica, a fronte del continuo aumento della domanda dei consumi, sta mettendo in ginocchio i cinque maggiori produttori di energia; a ciò si aggiunge l’aumento del prezzo del carbone che rischia, tra l’altro, di far aumentare le importazioni di materie prime.
Le conseguenze di questa situazione di emergenza sono l’inflazione e la contrazione delle forniture elettriche, già imposte dalla siccità che ha colpito il Paese negli ultimi mesi. I prezzi delle utenze industriali saliranno del 3,5% e ciò si ripercuoterà in particolar modo sulle piccole e medie imprese industriali, agricole e commerciali di 15 Provincie. A livello nazionale, si stima che l’inflazione nel settore crescerà ancora dello 0,5% e addirittura del 12-14% se aumenterà ancora la domanda di energia.
Dall’altra parte, una ventina di provincie hanno dovuto, invece, fare i conti con i tagli alle erogazioni per 18 milioni di kilowatt, misura varata dal governo per ridurre i consumi e che è destinata a ripetersi con l’estate in arrivo. Molte imprese hanno già ridotto del 20,3% l’intensità energetica nel periodo 2005-2010, grazie agli investimenti statali di 37 milioni di euro, e anche per il periodo 2011-2015 si sono impegnate, così come previsto dal Nuovo Piano Quinquennale, a ridurre l’intensità elettrica del 16% e quella del carbonio del 17%. Recentemente, inoltre, la SASAC (State-owned Assets supervision and Administration Commission), ha affermato che entro il 2015 le principali compagnie statali produttrici di acciaio, energia e carbone dovranno ridurre del 16% l’energia utilizzata per la produzione industriale.
Per sopperire alla mancanza di energia si parla molto anche di rinnovabili: un ottimo esempio di sfruttamento di energie alternative viene dall’Ambasciata italiana di Pechino, la quale ha annunciato la ristrutturazione “verde” della sede diplomatica, che si completerà entro l’estate. L’edificio si doterà di pannelli solari e di una microturbina che servirà a produrre energia elettrica e acqua calda; sarà così la prima ambasciata fotovoltaica in Cina, il cui progetto vede la partecipazione di cinque imprese italiane in collaborazione con il ministero dell’Ambiente.

mercoledì 1 giugno 2011

Le aziende di macchine utensili si preparano per la Cina

Per sostenere le aziende italiane di macchine utensili in Cina, Ucimu e Ice hanno ingaggiato un manager locale che analizzerà la domanda cinese valutando le opportunità di business del mercato per le nostre imprese.

L’esplorazione del mercato cinese da parte del settore delle macchine utensili italiano è cominciato nell’aprile scorso, in occasione della fiera CIMT (China International Machinery Tool Show) svoltasi a Pechino. L’evento, interamente dedicato al comparto della costruzione di macchine utensili, ha permesso l’incontro tra gli operatori mondiali di diversi settori: automotive, ferroviario, aeronautico, infrastrutture e navale. La Cina rappresenta attualmente uno sbocco fondamentale in questo ambito, dopo che nel 2009 si è confermata primo produttore ed importatore mondiale. Nel 2010, inoltre, il Paese asiatico ha importato macchine dall’Italia per 350 milioni di euro, con un incremento del 4,6% rispetto al 2009, e attestandosi così il primo cliente con il 15% dell’export Made in Italy. Per molte aziende del comparto, la Repubblica Popolare non è solo un Paese low cost, ma, contrariamente, si presta all’individuazione di nicchie che necessitano di «impianti flessibili, customizzati e con elevata produttività».
L'Italia si è presentata alla manifestazione con la migliore tecnologia da esportazione e gli operatori che hanno partecipato hanno potuto raccogliere preziosi contatti, su cui ora occorre fare una scrematura. Data la complessità dell’ambiente cinese, l’Ucimu, associazione dei costruttori di macchine utensili e robot, ha coinvolto i propri affiliati in un’iniziativa promossa dall’Ice che vede la “familiarizzazione” tra le aziende italiane di Minhu Zhang, manager cinese che si impegnerà a facilitare le opportunità di business tra le realtà nostrane e quelle cinesi del settore.
Zhang si trova in queste settimane in Italia e sta studiando alcune imprese del nostro territorio per poter incrociare le loro caratteristiche con la domanda cinese di macchine utensili, operanti nei settori automotive, aerospazio, energia, stampaggio, ferrovie, elettrodomestici e meccanica generale. Le imprese italiane interessate al Dragone hanno, infatti, espresso l’esigenza di un distributore o comunque di una figura locale che le aiuti a penetrare il mercato, sia da un punto di vista linguistico che logistico.
Compito di Zhang sarà quello di monitorare le barriere tariffarie, analizzare l’ambiente competitivo, le politiche di cooperazione, le strategie di sviluppo e le azioni del governo, oltre ad analizzare i canali distributori e monitorare le fiere in loco. Inoltre, le aziende interessate verranno puntualmente fornite di un report sulle opportunità e i cambiamenti del mercato cinese. Il progetto, che avrà inizialmente durata di due anni, passerà poi alla fase successiva, che consiste nel sostenere le imprese nel presidio effettivo del mercato, anche tramite forme di aggregazione. Nell’ambito di tale iniziativa si svolgerà, inoltre, la missione in Cina dell’Ucimu del prossimo novembre.

lunedì 21 marzo 2011

La Cina rallenta la corsa al nucleare

In seguito al dramma del Giappone e all’allerta radiazioni, anche la Cina ha deciso di rivedere il suo programma di potenziamento nucleare previsto per sopperire all’enorme domanda energetica del Paese.

Il Consiglio di stato cinese, presieduto dal premier Wen Jiabao, ha deciso nei giorni scorsi di rivedere il programma di potenziamento nucleare del Paese, visto l’allarme di Fukushima in Giappone. Il Dragone, difatti, aveva pianificato la realizzazione di un grande numero di centrali (circa il 40% delle centrali mondiali), di cui una dozzina già in fase di costruzione e 25 in fase di progettazione, per un totale di 400 gigawatt entro il 2050. L’obiettivo era quello di soddisfare il fabbisogno energetico del Paese, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili provenienti dall’estero e limitando l’impatto ambientale del carbone, che attualmente copre il 70% della domanda energetica e produce l’83% delle emissioni di gas serra della Repubblica Popolare.
Fino a qualche tempo fa il nucleare in Cina è stata una voce poco sentita: al momento il Paese dispone di 13 reattori distribuiti in 4 centrali che producono il 2% dell’elettricità nazionale; inoltre, la tecnologia a disposizione in questo campo non è mai stata particolarmente avanzata e il Dragone ha sempre dovuto importare il know how necessario dall’estero. Solo negli ultimi anni si è presa in considerazione l’idea di puntare sull’energia nucleare per soddisfare il crescente fabbisogno, tanto che la Cina ha dichiarato di aver sviluppato una nuova tecnologia per riprocessare il combustibile nucleare esaurito.
Ora, però, la paura proveniente dal Giappone sta rimettendo in gioco i programmi nucleari di molte nazioni, Cina compresa. Il governo di Pechino ha predisposto un test sia sui reattori già in funzione che su quelli in fase di progettazione, per verificarne il rispetto degli standard di sicurezza. L’esito dei test e, presumibilmente, l’evoluzione della situazione giapponese decreteranno il futuro energetico della Cina e di altri Paesi, con un probabile ed ulteriore sviluppo delle fonti rinnovabili.

lunedì 7 marzo 2011

Le opportunità nel campo delle rinnovabili in Cina

La forte domanda energetica del Dragone e gli incentivi del governo facilitano gli investimenti italiani nell’energia verde in Cina.

La Repubblica Popolare Cinese rappresenta oggi il mercato più interessante per gli investimenti nelle rinnovabili. Il Paese asiatico, infatti, ha visto crescere, assieme allo sviluppo economico e alla produzione industriale, anche la domanda di energia ed elettricità. Nel 2010 il consumo elettrico nazionale è aumentato del 13,1%, quello di petrolio del 12,9%, mentre la richiesta di gas naturale è salita del 18,2% e quella di carbone del 5,3%. Sono numeri che hanno, però, anche contribuito a classificare il Paese asiatico come il maggior inquinatore mondiale.
La forte necessità energetica e l’enorme impatto ambientale hanno, quindi, incentivato negli ultimi anni una particolare sensibilità del governo cinese verso le energie pulite, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza del Dragone dai combustibili fossili. Per questo motivo, infatti, tra il 2007 e il 2010 la Cina ha investito 150 miliardi di dollari in energie verdi e nel nuovo Piano quinquennale ha espresso l’intenzione di ridurre del 17% l’energia impiegata per unità di Pil entro il 2015.
Tra i settori energetici in cui la Repubblica Popolare ha già manifestato interesse vi sono: l’idroelettrico, la principale fonte rinnovabile del Paese per cui si prevede di installare ulteriori 20 GW l’anno di capacità; l’eolico, per il quale nei prossimi 10 anni sono previsti 1.500 miliardi di dollari di spese; il solare, che entro il 2020 potrà garantire 1,9 GW di capacità installata.
In questo scenario favorevole le imprese italiane vedono buone opportunità di business: la produzione Made in Italy può contare, nel campo delle rinnovabili, su know-how e tecnologie sofisticate che si legano bene con un contesto caratterizzato da incentivi governativi, forte richiesta e disponibilità di manodopera locale, al momento ancora a costi contenuti. In questa ottica è stato organizzato dall’Osservatorio Internazionale sull’Industria e la Finanza delle Rinnovabili (Oir) un ciclo di seminari che si svolgeranno a partire dal prossimo 21 marzo a Milano, in cui verranno presentate e discusse le opportunità di business nel settore nei BRIC.

mercoledì 2 marzo 2011

Nuovo aumento dei salari minimi in Cina

Per far fronte alla recente crisi inflazionistica e alla diminuzione del consumo interno, le autorità cinesi hanno deciso di aumentare i salari minimi a partire da tre grandi città: Shanghai, Pechino e Nanchino.

Per raggiungere l’obiettivo di rafforzamento della domanda interna del Paese, esplicitata nel dodicesimo Piano Quinquennale, la Cina comincia intervenendo sugli stipendi dei lavoratori. Shanghai, Pechino e Nanchino saranno le tre città che nei prossimi mesi vedranno crescere il salario minimo mensile; la scelta di applicare la nuova misura in queste tre metropoli è dovuta al fatto che proprio qui si è registrata maggiormente la crisi inflazionistica dei mesi precedenti, con conseguenze negative sui prezzi e, quindi, sul consumo interno.
A Shanghai il salario aumenterà già dal 1 aprile prossimo e vedrà un innalzamento pari al 14% mensile, che porterà lo stipendio a 1.280 yuan (130 euro); la paga oraria crescerà, così, del 22% arrivando a 11 yuan. A Pechino, invece, l’applicazione della nuova paga si verificherà posteriormente ed i salari, attualmente pari a 800 yuan mensili (80 euro), aumenteranno del 10%; a Nanchino, invece, gli stipendi passeranno da 850 a 960 yuan.
A seguire, l’aumento dei salari minimi si estenderà progressivamente ad altre regioni, tra cui la provincia dello Zhejiang e quella del Guangdong.
Si tratta di una nuova misura, quella dell’aumento delle paghe dei lavoratori, che andrà a riguardare anche tutte le realtà produttive straniere presenti in Cina; l’aumento del costo del lavoro, infatti, sarà uno dei fattori che maggiormente incideranno sugli investimenti esteri nei prossimi anni.

martedì 1 marzo 2011

Obiettivi 2011-2015 della Cina: quali le prospettive per le imprese italiane?

La crescita del 7% e lo sviluppo sostenibile prefissati nel nuovo Piano Quinquennale della Cina delineano un nuovo Sistema Paese, in cui per le imprese italiane si aprono nuove opportunità di investimento.

Con il dodicesimo Piano Quinquennale, la Repubblica Popolare Cinese ha affermato i nuovi obiettivi economici del Paese: crescita moderata nel rispetto dell’ambiente e dell’equilibrio sociale. A fronte di questo cambiamento di vedute del gigante asiatico, anche per le imprese italiane interessate al Dragone si prospettano importanti mutamenti.
Sebbene gli Investimenti Diretti Esteri, infatti, saranno ancora favoriti dal governo centrale, molte saranno le questioni critiche da affrontare: la dura concorrenza locale in primis, ma anche i costi più elevati sia del lavoro che degli immobili, nonché i prezzi alti delle materie prime. Nonostante ciò, molti saranno gli ambiti favoriti in cui sarà possibile insediarsi: outsourcing, sistema bancario, sistema assicurativo, commercio elettronico, logistica e distribuzione saranno ancora le aree in cui le imprese italiane avranno buone opportunità di investimento.
Attualmente, nonostante i buoni rapporti commerciali tra i due Paesi, la presenza italiana in Cina è ancora ridotta: si contano circa 1.500 aziende in loco, che sono, comunque, molto competitive in quanto dispongono di una tecnologia efficiente legata principalmente al settore manifatturiero e infrastrutturale.
Con i nuovi obiettivi espressi dal Piano cinese, si prospettano nuove aree di interesse dove sarà più facile penetrare, in quanto esprimono le necessità della nuova Cina: l’industria estrattiva, la sanità (per la quale il governo ha già previsto di stanziare 125 miliardi di dollari), la trasformazione dei beni alimentari, le macchine utensili sofisticate, le tecnologie per il riciclo e gli impianti per l’eolico e le energie rinnovabili.
Le novità del futuro non riguardano solo nuovi settori, ma anche nuove aree dove localizzare impianti e stabilimenti: vista la saturazione delle aree dell’Est e delle grandi metropoli, la Cina cercherà di stimolare investimenti nelle aree interne del Paese e nelle città ancora da sviluppare in zone come la Mongolia, lo Shandong e il Guangdong.

venerdì 11 febbraio 2011

La ricerca e sviluppo della Cina verso energia e chimica

La Repubblica Popolare Cinese non frena il proprio attivismo nei settori che a livello globale mostrano maggiori potenzialità: energia e produzione chimica, in forte crescita in tutto il mondo, vedono, infatti, affermare la leadership cinese.

Nonostante la difficile situazione economica legata all’inflazione, la Cina dichiara che proseguirà con una serie di investimenti destinati a renderla leader nei settori più attuali della scienza, tecnologia e industria.
Secondo un recente documento del Ministero per la Scienza e la Tecnologia, infatti, il settore energetico sarà il campo in cui verranno concentrate le maggiori risorse nei prossimi cinque anni: nel piano quinquennale 2011-2015 sono già previsti dieci accordi energetici con gli Stati Uniti per un valore di 10 miliardi di dollari. L’obiettivo del Dragone è quello di sostituire l’energia del carbone con le fonti energetiche pulite, ivi per cui, nucleare, eolico e solare saranno gli ambiti che vedranno un certo sviluppo. Tuttavia, anche la ricerca di combustibili fossili tramite lo sfruttamento di nuovi giacimenti sarà tra le priorità della Cina: il Paese si sta già attivando nell’esplorazione marina intensiva per trovare petrolio, gas, metano e minerali nei fondali.
La direzione intrapresa dalla Repubblica Popolare non solo rappresenta una risposta alle nuove necessità globali, ma è una mossa indispensabile alla luce dell’enorme fabbisogno e consumo energetico del Paese, direttamente proporzionale alla crescita economica.
Oltre all’energia, comunque, la Cina si afferma anche nella produzione chimica, la cui quota è cresciuta notevolmente negli ultimi dieci anni, passando dal 5,8% al 22,2% attuale. L’industria chimica globale ha avuto uno sviluppo del 60% dal 1999 al 2009, dove, però, i Paesi occidentali hanno visto ridurre il proprio peso a fronte dell’aumento di quello di nazioni come Cina e India. In questo campo, per l’Europa, una delle soluzioni per risollevare il settore potrebbe essere l’apertura ad investimenti provenienti dalle economie emergenti, dato il loro dinamismo e potenzialità.

giovedì 3 febbraio 2011

La Cina investe nella green economy

La Repubblica Popolare Cinese vuole ridurre la dipendenza dell’industria locale dal know-how straniero e per questo annuncia grandi investimenti in ricerca e sviluppo e tecnologie all’avanguardia.

Sarà green economy la parola d’ordine della Cina per i prossimi anni: il portavoce del Ministro dell’Industria e dell’Innovazione cinese, infatti, ha annunciato, nei giorni scorsi, che il governo finanzierà lo sviluppo di nuove tecnologie in ambito energetico e industriale. Fonti pulite, auto elettriche, tecnologia mobile di ultima generazione, semiconduttori e biotecnologie sono i progetti per cui verranno stanziati i maggiori investimenti, allo scopo di creare nuove occasioni di business.
A sostenere la politica cinese, si sono mosse anche le principali istituzioni internazionali: il 3 dicembre scorso, infatti, Pechino ha firmato il Climate Change Framework Loan II con la Banca Europea degli Investimenti; si tratta di un piano di finanziamento che impegna la Cina a ridurre le emissioni di CO2 e a sviluppare le energie pulite e per il quale ha, quindi, ottenuto un contributo di 500 milioni di euro.
Infatti, con l’implementazione della green economy, la Cina potrà incentivare l’attenzione per l’ambiente, grazie ad una nuova politica di risparmio energetico e alla moderazione dell’impatto dell’industria del carbone e sarà, inoltre, in grado di ridurre notevolmente la sua dipendenza dai Paesi esteri per il rifornimento di carburante e fonti energetiche.
Con questi obiettivi, in linea con la tendenza globale di promozione delle energie pulite, il Dragone spera di migliorare e consolidare i rapporti con i maggiori Paesi occidentali, soprattutto con gli Stati Uniti. Tuttavia, i sussidi governativi annunciati dalla Cina, non fanno che preoccupare ulteriormente Washington: gli USA, infatti, ritengono che le misure intraprese dal Paese asiatico, in particolare nel comparto eolico e fotovoltaico, violino gli accordi di libero commercio dell’Organizzazione mondiale del Commercio e che possano togliere opportunità di lavoro e di profitto alle aziende occidentali impegnate nello sviluppo di nuove tecnologie.

martedì 25 gennaio 2011

Eni firma un accordo con Petrochina

Il gigante italiano dell’energia Eni firma un’intesa con Petrochina per sviluppare nella Repubblica Popolare Cinese una nuova strategia basata sullo shale gas e per potenziare la propria presenza in Africa.

Il colosso del gas italiano Eni ha recentemente siglato un memorandum con Cncp-Petrochina, leader mondiale degli idrocarburi nonché la maggiore società petrolifera quotata al mondo, per rafforzare le potenzialità di business del settore in Cina. La Repubblica Popolare, infatti, offre interessanti opportunità in questo ambito, sia a livello di mercato che di upstream. Il mercato cinese del gas, d’altronde, è destinato a crescere enormemente nei prossimi anni: oggi nel Paese asiatico solo il 3% dei consumi energetici (per lo più concentrati nell’elettrico) è rappresentato dal gas, addirittura meno dell’Italia; tuttavia, la Cina si è prefissata di ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2020 e sarà quindi costretta a cercare nuove fonti di energia alternative al carbone.
Eni, quindi, che è presente nel Mar Cinese Meridionale sin dal 1984, mira a divenire nei prossimi anni uno dei principali fornitori di gas del Dragone grazie alla collaborazione con le società locali del settore, che le permetteranno di inserirsi nel mercato, nonostante la Repubblica Popolare prediligerà il gas domestico. Per il prossimo futuro, però, la società italiana punterà sullo shale gas, ovvero gas contenuto in alcune pietre porose, fornendo l’esperienza maturata nel campo in Nord America.
Tramite l’accordo, inoltre, il gigante italiano si impegnerà a livello economico, di ricerca e tecnologia nell’estrazione del gas non convenzionale e otterrà la partnership con la Cina per l’avvio di una serie di operazioni negli idrocarburi convenzionali e non convenzionali in Africa, dove Eni è già ben radicato. La Cina è già presente diffusamente nel Continente nero e si rivela quindi un prezioso collaboratore per la ricerca di nuove risorse nel territorio africano. D'altro canto, Eni garantirà ai cinesi l’opportunità di partecipare in alcuni asset italiani.
Nel documento d’intesa le due realtà si impegnano, inoltre, a sviluppare congiuntamente le tecnologie avanzate, grazie alle quali si potranno sfruttare giacimenti lasciati a riposo, focalizzando l’attenzione sull’utilizzo di risorse di olio e gas non convenzionali. Proprio per questo, il memorandum prevede sei mesi di analisi sia sui giacimenti che sulle nuove tecnologie, prima di mettere in pratica l’accordo tra Eni e Petrochina.

giovedì 13 gennaio 2011

Economia cinese: un bilancio del 2010 e le previsioni per il nuovo anno

Con l’inizio del 2011 è tempo di bilanci anche per la Cina, Paese che nello scorso anno ha stabilito numerosi record in ambito commerciale ma che dovrà affrontare un 2011 leggermente in salita.

La Repubblica Popolare Cinese ha chiuso il 2010 con una lieve ripresa del surplus commerciale rispetto al 2009, ma ancora lontana dai record degli anni precedenti alla crisi. 183 miliardi di dollari è l’ammontare del saldo commerciale del Paese asiatico dell’anno appena concluso, che ha visto però il raggiungimento di un primato per quanto riguarda il commercio estero. Le esportazioni cinesi, infatti, sono cresciute, rispetto al 2009, del 18% arrivando alla cifra di 154 miliardi di dollari, a cui è peraltro seguita l’affermazione del Made in China a livello internazionale. Dato eccellente anche quello delle importazioni, aumentate del 39% nel 2010 e che si sono confermate superiori del 31% rispetto alle esportazioni.
Tra i settori trainanti dell’economia del Dragone, ottimi risultati sono stati ottenuti nel comparto dell’automotive: solo nel 2010 le vendite di auto in Cina sono state 13,8 milioni, con una crescita del 33%. Importante ed emergente settore è poi quello delle energie rinnovabili, di cui la Repubblica Popolare si è fatta promotrice con enormi investimenti nell’eolico e fotovoltaico, direzione che il Paese seguirà anche nel nuovo anno.
Per ciò che riguarda il 2011, comunque, le prospettive rimangono positive, pur con un calo rispetto all’anno precedente. La Banca Mondiale, infatti, stima la crescita economica della Cina all’’8,7%, contro il 10% del 2010, e per il 2012 probabilmente il tasso scenderà all’8,4%. Tali considerazioni sono fatte sulla base delle politiche previste e già in atto per
contenere l’inflazione e i fenomeni speculativi che hanno messo a rischio il sistema economico cinese nei mesi scorsi.

lunedì 29 novembre 2010

Il fabbisogno energetico della Cina crea difficoltà

La richiesta di energia in Cina raggiunge livelli record e le conseguenze dannose sono numerose: non solo inquinamento, ma anche forti rischi di black-out minacciano il Paese. Nucleare e rinnovabili saranno la risposta al problema.

Nella prima metà di novembre, in Cina, la produzione di energia è aumentata dell’8,9% ed il consumo energetico del 7% rispetto allo stesso periodo nel 2009. La domanda energetica del paese asiatico, quindi, continua a crescere in modo inarrestabile.
A fonte di ciò, diversi saranno i problemi che la Repubblica Popolare dovrà affrontare, tra cui la riduzione delle scorte di carbone, che provocherà disagi soprattutto nelle metropoli come Pechino, Tianjin e Chongquing. Tale scarsità di materia prima ha già provocato un aumento del prezzo del carbone che, assieme al freddo che incombe e alle politiche di risparmio energetico attuate, aumenta in questi mesi il rischio di black-out nel nord del Paese. Le politiche di risparmio energetico e di riduzione dell’inquinamento, infatti, sono recentemente state prese in quanto la Cina detiene il record mondiale di emissioni di gas ad effetto serra, con un aumento nell’ultimo anno dell’8%.
Diverse, infatti, sono le soluzioni che le autorità di Pechino stanno mettendo in atto per affrontare in modo efficace il problema energetico. Innanzitutto, la ricerca di altre risorse, scelta messa in pratica tramite la cooperazione con l’Africa per l’estrazione di minerali e gas naturale, e gli investimenti nel nucleare, la cui produzione dovrebbe aumentare del 5% l’elettricità entro il 2020.
In secondo luogo, si punta molto sulla green economy, settore per il quale tra il 2005 e il 2010 sono stati investiti più di 300 miliardi di dollari. Con l’obiettivo del risparmio energetico si sono garantiti ingenti investimenti alle aziende che sviluppano tecnologie per la conservazione energetica e che tutelano l’ambiente. Ciò ha permesso, ad esempio, di puntare, nel campo automobilistico, alla creazione dell’auto elettrica.
Anche nel nuovo piano di sviluppo quinquennale la green economy è uno dei temi principali: si prevedono appalti pubblici e privati da parte del Ministero dell’Industria e dell’Information Technology per attirare aziende straniere che sviluppino il settore. Finora, su 8000 appalti, 7000 sono stati vinti da imprese estere.

mercoledì 24 novembre 2010

Shenzhen si trasforma e ospita l'innovazione

Da 30 anni la Zona Economica Speciale di Shenzhen è il centro manifatturiero cinese per eccellenza, ma ora le autorità spingono affinchè diventi la sede di progetti innovativi ad alta densità di capitale.

Quando nel 1980 il capo del Partito Comunista, Deng Xiao Ping, decise di trasformare un piccolo paese di pescatori del Guandong in una Zona Economica Speciale, diede inizio al fenomeno di sviluppo più rappresentativo della Cina. Quell'ex villaggio si chiama Shenzhen ed è stato protagonista negli ultimi 30 anni di una crescita incredibile: attualmente rappresenta il 30% del reddito nazionale, con un PIL pari a quello di molti Paesi occidentali e conta 12 milioni di abitanti.
Shenzhen è diventato il centro dell'industria manifatturiera cinese ed è il simbolo del neocapitalismo della Repubblica Popolare. Grazie a bassi costi di produzione, incentivi statali, agevole accesso alle materie prime, sviluppo delle infrastrutture e strategica posizione geografica, ha attirato investimenti locali e stranieri che hanno contribuito a farne la sede della meccanica e dell'elettronica.
Oggi, però, si assiste ad un cambiamento importante: sulla scia di alcune aziende che da qui hanno sviluppato nuove tecnologie con successo, molte altre realtà caratterizzate da alta innovazione stanno conquistando il territorio. Energie rinnovabili, nanotecnologie e biomedicale rappresentano il futuro della Zona Economica Speciale. Le autorità incentivano queste attività e investono per offrire un centro ad elevata qualità logistica e di servizi. Inoltre, il governo spinge per tagliare la manodopera a basso costo e puntare, invece, su forza lavoro qualificata e per poter garantire produzioni efficienti ed una catena distributiva breve.
Lo sviluppo scientifico sarà, quindi, la nuova sfida di Shenzhen e molti sono i punti di forza che favoriranno questa direzione. La metropoli, infatti, può anche contare sul mondo giovanile, che qui è numeroso. L'età media degli abitanti è di 25 anni e gran parte della crescita della città è dovuta alla giovane imprenditoria cinese, che qui trova spazio e ascolto.
Per gli investitori occidentali, quindi, Shenzhen continuerà ad essere un polo di grande interesse dove saranno possibili i cambiamenti industriali richiesti oggi dal mercato mondiale, come basso inquinamento e alta tecnologia.

martedì 23 novembre 2010

Il piano di sviluppo cinese per il prossimo quinquennio

Nonostante i dettagli del piano di sviluppo per il 2011-2015 si sapranno solo il prossimo anno, sono già state annunciate le linee guida che caratterizzeranno la crescita della Cina.

In seguito al quinto Plenum del Partito Comunista Cinese tenutosi nell’ottobre scorso, è stata presentata la pianificazione per lo sviluppo della Cina, che partirà nel 2011 e proseguirà per i successivi cinque anni. Tra gli obiettivi delle autorità cinesi ci saranno dunque: minore crescita del Pil e riduzione dell’inflazione, riduzione del divario tra i redditi, investimenti per la sicurezza e gli alloggi sociali, investimenti nelle energie rinnovabili.
A questo proposito il 22 novembre scorso, il vice ministro del commercio cinse, Jiang Yaoping, ha dichiarato che il governo attuerà una serie di politiche economiche e piani per lo sviluppo dell’industria e dell’economia verde e che in questo settore si impegnerà per offrire un ambiente imparziale che garantirà gli investimenti delle imprese straniere, alle quali verrà riservato lo stesso trattamento per le imprese locali. Lo stesso Wen Jabao ha annunciato che il Paese si impegnerà a ridurre del 4% anno su anno il consumo di energia.
A ciò si aggiunge l’intenzione di ridurre le importazioni dall’estero intensificando la domanda interna. Ruolo importante per questo obiettivo lo giocherà la valuta cinese, che dovrà apprezzarsi gradualmente. Sembra, però, che le autorità cinesi utilizzeranno l’aumento rapido della moneta assieme all’innalzamento dei tassi di interesse per rallentare l’economia.
Importante punto del piano quinquennale riguarda, inoltre, lo sviluppo scientifico. Dal 2006 al 2010 gli investimenti in questo settore sono cresciuti annualmente del 20% ma che per i prossimi 5 anni si seguirà uno sviluppo basato sul sostegno all’innovazione, l’incoraggiamento della domanda e l’elaborazione di un piano globale. La Cina mira alla creazione di programmi scientifici e tecnologici specializzati in campo informatico, agricolo, logistico, energetico e all’implementazione delle nuove industrie, ammodernando quelle tradizionali.

venerdì 12 novembre 2010

La Cina all’avanguardia per le energie pulite

La Cina è il Paese con la più alta domanda di energia al mondo e, secondo le stime, entro il 2035 verrà triplicata. Il bisogno crescente e la lotta all’inquinamento avviata negli ultimi mesi stanno favorendo programmi e progetti per lo sviluppo delle energie pulite, quali la distribuzione del gas naturale e il mercato di carbonio.
L’emergenza energetica è uno dei temi principali della Repubblica Popolare Cinese: secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, infatti, la Cina avrà sempre più bisogno di nuovi fonti per soddisfare il fabbisogno crescente della popolazione e dipenderà sempre più dalle importazioni di combustibili fossili, quali: petrolio, carbone e gas. Tuttavia, la richiesta di petrolio si dovrà confrontare con l’imminente riduzione delle risorse e con una domanda mondiale che aumenterà del 18% entro il 2035, metà della quale proverrà dalla Cina. Ciò contribuirà alla crescita dei prezzi del greggio, che potrebbe raggiungere già nel 2015 i 100 dollari a barile.
In aggiunta a ciò, petrolio e carbone comportano anche gravi problemi di inquinamento ambientale.
Per far fronte a queste difficoltà, la Repubblica Popolare sta promuovendo lo sviluppo delle energie pulite, il cui futuro è molto promettente. Pechino è decisa, quindi, a spostare la propria domanda sul gas a scapito di greggio e carbone, ponendosi come obiettivo quello di aumentare il consumo di gas naturale dal 4 al 10%. Il gas non solo è vantaggioso dal punto di vista ecologico ma può contare su enormi volumi dell’offerta, che lasciano i prezzi ancora bassi. L’Asian Development Bank ha messo a disposizione di Pechino, proprio in questi giorni, 200 milioni di dollari per gli investimenti in energie verdi e la distribuzione di gas naturale. Ciò permetterà, quindi, di coprire il fabbisogno dei centri minori nella parte occidentale del Paese.
Ulteriore iniziativa in ambito ambientale è quella della probabile dotazione della Cina di un proprio mercato di emissioni di carbonio entro il 2013. Il Paese asiatico, che è il maggiore produttore di CO2, si doterebbe così di un sistema che permetterebbe la riduzione delle emissioni guadagnando crediti da rivendere. In Europa questo mercato di “Cap and Trade” è già in funzione ed ha contribuito a tagli di CO2 importanti.
Ancora una volta, quindi, si ribadisce che il futuro dell’energia sarà nelle fonti pulite e rinnovabili, di cui si stima una crescita tra il 7 ed il 14% nei prossimi venticinque anni.

giovedì 21 ottobre 2010

Preoccupazioni dalla Cina per i rifornimenti di terre rare

Il Paese asiatico è al centro delle polemiche per aver dichiarato nei giorni scorsi di voler ridurre le esportazioni di terre rare. Nonostante la smentita ufficiale, si sono avviate delle indagini per violazione delle regole del WTO.
Sono confuse le voci riguardanti le decisioni di Pechino in merito alle terre rare. Martedì scorso, infatti, il China Daily e il Wall Streer Journal avevano riportato la notizia riguardante la possibilità di riduzione fino al 30% nel 2011 delle esportazioni dei mineali verso Stati Uniti ed Europa. Ciò aveva particolarmente allarmato le aziende occidentali, dato che per terre rare si indicano 17 metalli dalle caratteristiche magnetiche, indispensabili per le produzioni all’avanguardia come auto ibride, turbine eoliche, armamenti e high tech. La Cina è il primo fornitore mondiale di tali metalli e, infatti, detiene il 95% della produzione di beni ottenuti con questi materiali.
E’ arrivata, tuttavia, nelle ultime ore la smentita da parte delle autorità di Pechino, le quali rassicurano sul fatto che il Paese continuerà a rifornire le aziende internazionali. Nonostante ciò, la preoccupazione rimane: già nei primi sei mesi del 2010 la Cina ha ridotto del 72% le esportazioni, penalizzando soprattutto il Giappone, e i prezzi sono saliti con percentuali tra il 22% e il 720%. Inoltre, si stima che le riserve cinesi di terre rare potrebbero esaurirsi nel giro di 15-20 anni; basti pensare che nel 2009 i giacimenti sono arrivati a 27 milioni di tonnellate, quando solo nel 1996 ammontavano a 43 milioni.
Le mosse della Cina sono intanto sotto indagine per sospetto di violazione delle regole del WTO: si pensa, infatti, che un’eventuale riduzione o blocco delle esportazioni nel settore abbia come obiettivo lo spostamento delle multinazionali occidentali nelle aree cinesi dove abbondano le terre rare, con conseguente rischio di spionaggio industriale. Tutto questo si aggiunge all’altra inchiesta in corso, avviata dagli Stati Uniti nei giorni scorsi per verificare gli incentivi statali forniti da Pechino alle aziende esportatrici nel campo delle energie rinnovabili.

mercoledì 13 ottobre 2010

La Cina, grande consumatore di energia

Ancora molti sono i dubbi sui dati di consumo energetico riguardanti la Cina: l’Aie ritiene che il Paese sia diventato già nel 2009 il maggior consumatore al mondo, mentre il Dragone smentisce. Di certo, la Repubblica Popolare Cinese è oggi tra i primi fruitori e produttori di energia.
Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, la Cina avrebbe sorpassato gli Usa per consumo energetico già l’anno scorso, con il 4,4% in più. Dal Paese asiatico proviene quasi la metà della domanda di petrolio ed il dato è destinato a crescere. Per queste ragioni nella Repubblica Popolare Cinese si investe molto nel settore energetico e nella ricerca di nuove fonti, in particolare quelle rinnovabili.
Energia eolica e nucleare sono tra le risorse più implementate non solo in Cina, ma in quasi tutta l’area asiatica. In campo nucleare, infatti, Medio Oriente e Asia detengono notevoli potenzialità. La Repubblica Popolare Cinese, in particolare, è al lavoro per la creazione di impianti di propria progettazione e sta attualmente realizzando 23 nuovi reattori; nel frattempo, anche a Hong Kong si pianifica la costruzione di una centrale nucleare. Sempre in Cina, sono in cantiere due Epr (European Pressurized Reactor) e sono già stati realizzati i primi quattro esemplari di AP1000, reattore di nuova generazione prodotto dalla Westinghouse Electric Company. L’obiettivo della Cina, così come della maggior parte dei Paesi dell’Asean, è quello di collaborare con società straniere del settore per acquisirne la tecnologia.
A favorire lo sviluppo asiatico in ambito energetico è stata anche la crisi economica che ha colpito soprattutto Europa e Stati Uniti. In Occidente, infatti, nell’ultimo anno si è verificato un calo di investimenti sul fronte degli impianti eolici e per il 2011, quindi, gli operatori del settore puntano sulla riduzione dei costi, il potenziamento dei generatori ma anche la creazione di impianti offshore nei Paesi asiatici, da cui proviene una forte domanda. In ambito eolico le imprese italiane potrebbero cogliere le opportunità dell’Oriente, poiché il know how italiano è molto richiesto e apprezzato già in Europa, grazie all’eccellenza di aziende del settore elettromeccanico, della componentistica e della meccanica che hanno puntato molto sull’innovazione.