In principio furono i giapponesi, poi i coreani e ora tocca ai cinesi. La Qoros Auto Co punta tutto sulla qualità. Il marchio, nato nel 2007 da una joint venture tra la Chery e la Israel Corporation, sta allestendo una sede produttiva dalla capacità iniziale di 150.000 unità l'anno, ma progettata per raggiungere in futuro le 450.000.
Una nuova berlina compatta. È questo il primo prodotto che la casa produttrice Qoros Auto Co ha mostrato in anteprima al Salone dell’Auto di Monaco di Baviera.
È giunta dunque l’ora dell’imprenditoria cinese in tema di macchine, sulla scia dei brillanti successi conseguiti da giapponesi e coreani.
Già ridefinita come la “cinese all’europea”, la Qoros Auto Co, sigla depositata nel 2007 e nata da un’intesa paritaria tra la casa cinese e la Israel Corporation, si pone dunque l’obiettivo di far ricredere gli scettici, puntando sulla qualità. Di sede a Shanghai, con lo stabilimento produttivo di Changshu che potrà contare su una capacità produttiva di 150.000 veicoli l’anno, incrementabile fino a 450.000, il 50% del suo capitale è in mano alla Chery mentre il restante alla Israel Corporation. Lo scorso anno i dipendenti erano 300, mentre ad oggi sono più di un migliaio.
Il nuovo marchio ha scelto il confronto diretto con pubblico e operatori in uno degli scenari europei più prestigiosi, il prossimo Salone di Ginevra, dove presenterà ufficialmente la nuova 3 Sedan, affiancata da due concept, la wagon 3 Estate e la suv 3 Cross Hybrid, modelli di taglia media che rappresentano l’avanguardia della diffusione in Cina e nel Vecchio Continente a partire dalla fine di quest’anno. L’approdo in Italia probabilmente è previsto per il 2015.
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venerdì 15 febbraio 2013
mercoledì 11 luglio 2012
Magneti Marelli apre stabilimento a Changsha
L’azienda di Corbetta ha ufficialmente avviato un nuovo
stabilimento a Changsha dove realizzerà sistemi di scarico destinati alla GAC
Fiat.
Contemporaneamente all’inaugurazione
del nuovo stabilimento GAC Fiat è stato avviato un nuovo impianto della Magneti
Marelli a Changsha. Il nuovo sito, che sorge proprio nel parco fornitori di GAC
Fiat occupa un'area di 21mila metri quadrati e avrà un organico di oltre 200
persone in grado di produrre fino a 300mila sistemi l'anno.
A Chansha verranno prodotti sistemi
completi di scarico sulla base del consolidato know how di Magneti Marelli nel
settore, che in Cina ha già costituito dal 2000 una base produttiva a Shanghai
per servire i clienti locali.
Queste le parole di Eugenio Razelli, CEO
di Magneti Marelli: "Siamo lieti di
contribuire all'avvio dell'iniziativa industriale della JV GAC Fiat in Cina con
un moderno sito produttivo che allarga ulteriormente la nostra presenza in
Cina, in un settore rilevante per l'automotive. Anche in questa iniziativa
portiamo il nostro know-how ed esperienza maturati sul mercato cinese dal 1996,
attraverso crescita costante nel business, nei settori di presenza e
nell'offerta di tecnologie evolute, mirate al mercato locale".
martedì 3 luglio 2012
La Fiat Viaggio è realtà
È stato inaugurato lo scorso 28 giugno a Changsha,
nella provincia cinese di Hunan, il nuovo stabilimento GAC Fiat.
La nuova berlina Viaggio arriverà in più di 90 concessionari e 125 saloni alla fine dell'anno, attraverso una rete che nasce anch'essa dall'accordo con la GAC. La fabbrica GAC-Fiat occupa oggi una superficie di 730 mila metri quadrati, ed è il frutto di un investimento complessivo di 5 miliardi di renminbi (oltre 630 milioni di euro) e a regime avrà una capacità produttiva di 300 mila vetture all'anno. L'accordo di joint venture è stato siglato a marzo 2010 con un investimento complessivo di 5 miliardi di renminbi cinesi.
Queste le parole di Marchionne: “In futuro lo stabilimento di Changsha potrebbe produrre anche per l'Europa. L'impianto industriale di Changsha è dotato di una struttura che può produrre per tutto il mondo. Sicuramente parte del volume che produrremo qui sarà destinata all'export e credo che una parte arriverà in Europa”.
Nato da una joint venture tra l’azienda
italiana e la Gac (Guangzhou Automobile Group), è stato inaugurato lo scorso 28
giugno a Changsha un nuovo stabilimento che permetterà la realizzazione della
nuova berlina Viaggio, il primo modello Fiat prodotto in Cina.
Hanno preso parte alla cerimonia Sergio
Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Presidente e Amministratore
Delegato di Chrysler, Michael Manley, COO del Gruppo per l'area APAC, Zhang
Fangyou, Presidente di Guangzhou Automobile Group Corporation (GAC), Jack Cheng,
Direttore Generale di GAC Fiat e Jiang Ping, Vice-Direttore Generale di GAC
Fiat. La nuova berlina Viaggio arriverà in più di 90 concessionari e 125 saloni alla fine dell'anno, attraverso una rete che nasce anch'essa dall'accordo con la GAC. La fabbrica GAC-Fiat occupa oggi una superficie di 730 mila metri quadrati, ed è il frutto di un investimento complessivo di 5 miliardi di renminbi (oltre 630 milioni di euro) e a regime avrà una capacità produttiva di 300 mila vetture all'anno. L'accordo di joint venture è stato siglato a marzo 2010 con un investimento complessivo di 5 miliardi di renminbi cinesi.
Queste le parole di Marchionne: “In futuro lo stabilimento di Changsha potrebbe produrre anche per l'Europa. L'impianto industriale di Changsha è dotato di una struttura che può produrre per tutto il mondo. Sicuramente parte del volume che produrremo qui sarà destinata all'export e credo che una parte arriverà in Europa”.
lunedì 19 dicembre 2011
Benelli, un marchio italo-cinese
L’azienda Benelli rappresenta uno dei migliori esempi di come la forza congiunta di italiani e cinesi possa dare buoni frutti e ora prepara la produzione della Due 756 in Cina.
Benelli è una storica casa di motocicli italiana che qualche anno fa ha rischiato il fallimento, ma è stata salvata nel 2005 dalla Qianjiang Group, che ne ha risollevato le sorti. Nonostante le preoccupazioni dei dipendenti e dell’opinione pubblica al tempo, l’azienda non si è convertita al made in China dei peggiori stereotipi, ma è riuscita a diventare un eccellente caso di cooperazione italocinese. La società cinese, infatti, ha mantenuto a Pesaro la produzione e il gruppo ingegneristico, conservando quindi la qualità e l’esperienza italiana; la nuova forza asiatica, invece, si è tradotta in maggiore efficienza e organizzazione. Grazie ala nuova amministrazione, Benelli è ripartita presto con successo, riproponendo sul mercato vecchi modelli rivisti (come il Tornado) e nuovi motocicli.
Oggi l’azienda prova a fare una nuovo passo in avanti, decidendo di produrre la Due 756, un prototipo risalente al 2006 che, però, non fu mai realizzato. Qianjiang vuole rivedere il modello e farlo produrre nel Dragone per distribuirlo prima nel mercato cinese e poi in Europa e nel resto del mondo. Si tratta di una sfida interessante, visto che la 756 era stata progettata per il mercato italiano, mentre in Asia privilegiano le piccole cilindrate. Non si sa ancora, quindi, se la moto verrà riadattata per i consumatori locali o se Benelli sperimenterà una nova strategia distributiva.
martedì 6 dicembre 2011
Cina, la collaborazione con Marche e Umbria
La scorsa settimana, tra il 27 e il 30 novembre, alcuni imprenditori marchigiani e umbri hanno visitato Changsha e a Dalian, nell’ambito della missione economica delle due regioni in Cina.
Nell'ottobre dello scorso anno, i premier di Italia e Cina avevano stabilito di aumentare l'interscambio commerciale bilaterale e, in particolare, di portarlo a quota 80 miliardi di USD entro il 2015. Al fine di portare a compimento tale obiettivo, i due Paesi hanno cominciato ad avviare sempre più collaborazioni economico-commerciali, a livello provinciale-regionale: in quest’ambito, la collaborazione tra la Regione Marche e la Regione Umbria e le due città cinesi di Changsha (capoluogo della provincia dello Hunan) e Dalian (nella provincia del Liaoning), assume un ruolo molto significativo.
Nel corso dell’intervista rilasciata congiuntamente ai media cinesi e a quelli italiani, in seguito alla visita nel capoluogo dello Hunan e nella città di Dalian, Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche, e Luigi Rossetti, direttore dell’area Internazionalizzazione della Regione Umbria, hanno manifestato il loro apprezzamento relativamente alla collaborazione economico-commerciale avviata con le due città. Circa le caratteristiche di tale cooperazione, Spacca ha dichiarato che con la provincia dello Hunan la collaborazione riguarda prevalentemente il settore meccanico e coinvolgerà la Fiat, mentre a Changsha è previsto un rapporto di cooperazione fra Zoomlion e CIFA Italia e, infine, con Dalian la cooperazione riguarderà le aziende operanti nel settore della moda.
Il presidente Spacca ha poi invitato le Pmi a prendere parte sempre più numerose ai progetti di collaborazione con il Dragone; citando la crisi del debito europeo che sta minacciando l'Italia, ha affermato che proprio in ragione di tale situazione le piccole e medie imprese italiane devono cogliere le opportunità offerte dalla Cina, facendo però attenzione all'aspetto qualitativo della collaborazione con il colosso asiatico, per poter garantire, appunto, la qualità e i risultati ed evitarne un’espansione eccessiva a livello quantitativo.
Nel corso dell’intervista rilasciata congiuntamente ai media cinesi e a quelli italiani, in seguito alla visita nel capoluogo dello Hunan e nella città di Dalian, Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche, e Luigi Rossetti, direttore dell’area Internazionalizzazione della Regione Umbria, hanno manifestato il loro apprezzamento relativamente alla collaborazione economico-commerciale avviata con le due città. Circa le caratteristiche di tale cooperazione, Spacca ha dichiarato che con la provincia dello Hunan la collaborazione riguarda prevalentemente il settore meccanico e coinvolgerà la Fiat, mentre a Changsha è previsto un rapporto di cooperazione fra Zoomlion e CIFA Italia e, infine, con Dalian la cooperazione riguarderà le aziende operanti nel settore della moda.
Il presidente Spacca ha poi invitato le Pmi a prendere parte sempre più numerose ai progetti di collaborazione con il Dragone; citando la crisi del debito europeo che sta minacciando l'Italia, ha affermato che proprio in ragione di tale situazione le piccole e medie imprese italiane devono cogliere le opportunità offerte dalla Cina, facendo però attenzione all'aspetto qualitativo della collaborazione con il colosso asiatico, per poter garantire, appunto, la qualità e i risultati ed evitarne un’espansione eccessiva a livello quantitativo.
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venerdì 18 novembre 2011
Le aziende cinesi cercano risorse e competenze italiane
L’Italia piace ai cinesi per i suoi professionisti e il know-how di qualità: Huawei ha inaugurato un nuovo laboratorio nel milanese, dove lavoreranno centinaia di “cervelli” italiani.
In molti settori dell’industria le aziende cinesi puntano sull’Italia per la ricerca di collaborazioni scientifiche. Le multinazionali del Dragone, infatti, riconoscono le alte competenze di ingegneri, ricercatori e professionisti italiani e il forte know-how presente in alcune zone strategiche del Belpaese.
Giovedì scorso la conferma di questo fenomeno è arrivata dalla Huawei, importante realtà cinese per la produzione e commercializzazione di apparecchiature per le telecomunicazioni e leader nella ricerca e sviluppo. L’azienda ha spostato il centro di ricerca strategico sulle tecnologie microwave da Shenzhen a Milano e, grazie ad un investimento di 100 milioni di euro da qui al 2015, ne farà un hub di eccellenza globale nello sviluppo di tecnologie. La scelta della multinazionale è stata indotta dalle buone performance realizzate sin dall’arrivo in Italia: dal 2003 le sue quotazioni sulla piazza europea sono cresciute dall’1% al 16% e negli ultimi tre anni ha conseguito ottimi risultati grazie alle competenze eccellenti e al know-how locale. Tra i progetti futuri di Huawei nel nostro Paese ci sono la creazione di 100 nuovi posti di lavoro sin dal 2012 e il finanziamento di dottorati di ricerca orientati sulle necessità interne.
Altre realtà cinesi, comunque, hanno investito in Italia negli ultimi anni. Haier, colosso degli elettrodomestici, ha il centro europeo del design tra i poli di Varese e di Campodoro; la rivale Hisense ha traslocato il quartier generale da Torino a Milano e presto aprirà anche un centro ricerche. A Torino, invece, si concentrano i costruttori di automobili: Changan, Jac e, recentemente, Sokon holidng car che è interessata al territorio torinese per aprire una propria unità di ricerca e sviluppo.
giovedì 3 novembre 2011
L’industria automobilistica cinese arriva a Torino
Cresce l’interesse delle case automobilistiche cinesi per il tessuto produttivo piemontese: dopo Jac e Chang’an arriva a Torino la Baic per avviare progetti di collaborazione con le aziende italiane di alto livello.
L’auto cinese continua la sua crescita inesorabile, evidente anche con le acquisizioni effettuate da alcuni gruppi del settore cinese di marchi occidentali. Recentemente, infatti, la Youngman e Pang Da hanno acquistato la Saab, appartenente alla Swedish Automobile (ex Spyker). Si tratta di uno dei segnali di rafforzamento dell’automotive in un Paese dove le vetture sono sempre più numerose: nel 2010 le vendite di auto sul mercato cinese sono infatti aumentate del 32%.
Per quanto riguarda l’Italia, il Dragone è molto interessato all’area produttiva di Torino, attratti dal know how di alto livello sia nel design che nella progettazione. Nel corso di questi anni le più grandi industrie automobilistiche cinesi hanno avviato rapporti con la città italiana, puntando ora a trasformarli in una relazione più stabile. Cinque anni fa la cinese Jac fondò un centro ricerche presso il politecnico torinese, seguita poi da Chang’an, già partner di Ford e Suzuki.
In questi giorni, invece, è arrivata la Baic, azienda da un milione e mezzo di vendite annuali e collaborazioni con Hyundai e Daimler, che recentemente ha avviato un proprio marchio. A Torino la Baic ha inaugurato una base, ospite del Centro estero per l’internazionalizzazione nell’ambito del progetto “From a Concept to car”, nell’ambito del quale per un anno un gruppo di ingegneri cinesi valuterà in loco le opportunità di collaborazione con aziende piemontesi per l’eventuale creazione di un centro tecnologico. Infine, a metà novembre arriverà anche la Sokon, azienda produttrice di veicoli commerciali interessata ad espandersi nel comparto delle auto.
venerdì 9 settembre 2011
Delegazione cinese al Salone del camper di Parma
Dal 10 al 18 settembre il Salone del camper di Parma vedrà la partecipazione anche di una delegazione di operatori del settore di Pechino.
Al Salone del Camper di Parma, in programma dal 10 al 18 settembre prossimi, sarà presente una delegazione di operatori del settore provenienti da Pechino e accompagnata da Agenzia per la Cina. La Repubblica Popolare, infatti, sembra molto interessata al mondo del caravan e in particolare al prodotto Made in Italy e il Salone si presenta come l’occasione giusta per stringere affari. La fiera è una delle maggiori manifestazioni europee del turismo all’aria aperta e quest’anno si presenta totalmente rinnovata, con nuovi padiglioni e un afflusso previsto di oltre 100.000 visitatori.
Molte sono le novità previste per questa edizione: dal modello “easy chef”, dotato di fornello integrato, al “panoramic system”. Inoltre, saranno innovative anche le proposte straniere, a cui probabilmente i cinesi guarderanno con interesse: la tedesca Concorde presenterà il suo modello di lusso Charisma, la francese Itineo porterà la serie Next con le pareti che cambiano colore e la connazionale Fleurette mostrerà la linea luxury di Migrateur con mobili in legno massello, la Calltronic, anch’essa tedesca, avrà un camper con riscaldamento via sms. Tra gli italiani viene menzionata la gamma della Cbe di Trento con i modelli fotovoltaici.
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giovedì 8 settembre 2011
Aumentano le vendite di auto in agosto
Nel mese di agosto le vendite di auto sono cresciute del 3,3%, anche se secondo gli esperti il settore non è ancora in ripresa.
Secondo l’organizzazione China Passenger Car Association, nel mese di agosto il settore automobilistico cinese ha visto un lieve aumento delle vendite pari al 3,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un totale di 1.041.584 vetture. Tuttavia, non si tratta, secondo gli analisti, di un segnale di ripresa per l’automotive, in quanto si è ben lontani dalla crescita del 32,4% del 2010, per quanto riguarda vendita di autoveicoli nel complesso.
Una delle motivazioni di sofferenza del comparto è stata l’interruzione di incentivi governativi all’acquisto, avvenuta a fine 2010 e che ha provocato un calo di vendite tra i produttori nazionali che operano nella fascia inferiore del mercato.
Per l’associazione, una migliore ripresa si avrà nel terzo semestre 2011.
mercoledì 1 giugno 2011
Le aziende di macchine utensili si preparano per la Cina
Per sostenere le aziende italiane di macchine utensili in Cina, Ucimu e Ice hanno ingaggiato un manager locale che analizzerà la domanda cinese valutando le opportunità di business del mercato per le nostre imprese.
L’esplorazione del mercato cinese da parte del settore delle macchine utensili italiano è cominciato nell’aprile scorso, in occasione della fiera CIMT (China International Machinery Tool Show) svoltasi a Pechino. L’evento, interamente dedicato al comparto della costruzione di macchine utensili, ha permesso l’incontro tra gli operatori mondiali di diversi settori: automotive, ferroviario, aeronautico, infrastrutture e navale. La Cina rappresenta attualmente uno sbocco fondamentale in questo ambito, dopo che nel 2009 si è confermata primo produttore ed importatore mondiale. Nel 2010, inoltre, il Paese asiatico ha importato macchine dall’Italia per 350 milioni di euro, con un incremento del 4,6% rispetto al 2009, e attestandosi così il primo cliente con il 15% dell’export Made in Italy. Per molte aziende del comparto, la Repubblica Popolare non è solo un Paese low cost, ma, contrariamente, si presta all’individuazione di nicchie che necessitano di «impianti flessibili, customizzati e con elevata produttività».
L'Italia si è presentata alla manifestazione con la migliore tecnologia da esportazione e gli operatori che hanno partecipato hanno potuto raccogliere preziosi contatti, su cui ora occorre fare una scrematura. Data la complessità dell’ambiente cinese, l’Ucimu, associazione dei costruttori di macchine utensili e robot, ha coinvolto i propri affiliati in un’iniziativa promossa dall’Ice che vede la “familiarizzazione” tra le aziende italiane di Minhu Zhang, manager cinese che si impegnerà a facilitare le opportunità di business tra le realtà nostrane e quelle cinesi del settore.
Zhang si trova in queste settimane in Italia e sta studiando alcune imprese del nostro territorio per poter incrociare le loro caratteristiche con la domanda cinese di macchine utensili, operanti nei settori automotive, aerospazio, energia, stampaggio, ferrovie, elettrodomestici e meccanica generale. Le imprese italiane interessate al Dragone hanno, infatti, espresso l’esigenza di un distributore o comunque di una figura locale che le aiuti a penetrare il mercato, sia da un punto di vista linguistico che logistico.
Compito di Zhang sarà quello di monitorare le barriere tariffarie, analizzare l’ambiente competitivo, le politiche di cooperazione, le strategie di sviluppo e le azioni del governo, oltre ad analizzare i canali distributori e monitorare le fiere in loco. Inoltre, le aziende interessate verranno puntualmente fornite di un report sulle opportunità e i cambiamenti del mercato cinese. Il progetto, che avrà inizialmente durata di due anni, passerà poi alla fase successiva, che consiste nel sostenere le imprese nel presidio effettivo del mercato, anche tramite forme di aggregazione. Nell’ambito di tale iniziativa si svolgerà, inoltre, la missione in Cina dell’Ucimu del prossimo novembre.
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giovedì 13 gennaio 2011
Economia cinese: un bilancio del 2010 e le previsioni per il nuovo anno
Con l’inizio del 2011 è tempo di bilanci anche per la Cina, Paese che nello scorso anno ha stabilito numerosi record in ambito commerciale ma che dovrà affrontare un 2011 leggermente in salita.
La Repubblica Popolare Cinese ha chiuso il 2010 con una lieve ripresa del surplus commerciale rispetto al 2009, ma ancora lontana dai record degli anni precedenti alla crisi. 183 miliardi di dollari è l’ammontare del saldo commerciale del Paese asiatico dell’anno appena concluso, che ha visto però il raggiungimento di un primato per quanto riguarda il commercio estero. Le esportazioni cinesi, infatti, sono cresciute, rispetto al 2009, del 18% arrivando alla cifra di 154 miliardi di dollari, a cui è peraltro seguita l’affermazione del Made in China a livello internazionale. Dato eccellente anche quello delle importazioni, aumentate del 39% nel 2010 e che si sono confermate superiori del 31% rispetto alle esportazioni.
Tra i settori trainanti dell’economia del Dragone, ottimi risultati sono stati ottenuti nel comparto dell’automotive: solo nel 2010 le vendite di auto in Cina sono state 13,8 milioni, con una crescita del 33%. Importante ed emergente settore è poi quello delle energie rinnovabili, di cui la Repubblica Popolare si è fatta promotrice con enormi investimenti nell’eolico e fotovoltaico, direzione che il Paese seguirà anche nel nuovo anno.
Per ciò che riguarda il 2011, comunque, le prospettive rimangono positive, pur con un calo rispetto all’anno precedente. La Banca Mondiale, infatti, stima la crescita economica della Cina all’’8,7%, contro il 10% del 2010, e per il 2012 probabilmente il tasso scenderà all’8,4%. Tali considerazioni sono fatte sulla base delle politiche previste e già in atto per
contenere l’inflazione e i fenomeni speculativi che hanno messo a rischio il sistema economico cinese nei mesi scorsi.
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giovedì 25 novembre 2010
Missione italiana in Cina per il settore automotive
Dal 22 al 25 novembre è stata organizzata la visita follow-up della Missione di Sistema in Cina del giugno scorso dedicata alla Filiera Automotive.
Si conclude oggi la Missione del settore automotive italiano in Cina, organizzata da ICE e Confindustria con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero degli Affari Esteri, l’ANFIA e l’Unione Industriale di Torino. L’obiettivo della visita è quello favorire la creazione di partnership tra aziende italiane e promuovere insediamenti e investimenti in loco.
Il settore automobilistico cinese è in grande espansione, nonostante la crisi economica del 2009. La Cina è il più grande produttore mondiale di auto e la sua quota di immatricolazioni è attualmente pari a 62 milioni, che nel 2020 potrebbero superare i 200 milioni. Solo nei primi 7 mesi del 2010 le vendite sono cresciute del 43% con 10,26 milioni di vetture ed entro la fine dell’anno potrebbero superare i 15 milioni di veicoli. Il governo cinese, inoltre, sta puntando molto sulla riduzione dell’impatto ambientale delle automobili spingendo sulla produzione di vetture elettriche ed ibride. Entro il 2020 si è posto l’obiettivo di far circolare solo veicoli a basse emissioni. Per raggiungere questo scopo, 16 grandi aziende cinesi hanno stipulato un’alleanza per investire 14,7 miliardi di dollari per la realizzazione di auto elettriche.
La Missione in corso si snoda in due tappe: la prima a Canton (o Guangzhou), dove ha sede il maggior gruppo automobilistico cinese, il Guangzhou Automobile Industry Group (GAIG), e la seconda a Shanghai, dove si trovano la Shanghai Automotive Industry Corporation (SAIC) e altri leader del settore, tra cui la Magneti Marelli e il Gruppo Fiat. Durante le giornate sono stati organizzati seminari, incontri B2B dedicati alla componentistica, car design e macchine utensili nonché visite a stabilimenti, distretti industriali e centri di ricerca. Vi partecipano 66 rappresentanti italiani, di cui 33 aziende (12 delle quali già presenti in Cina) e 2 associazioni industriali.
Con questa iniziativa si completerà il quadro delle opportunità di sbocco per le PMI italiane in Cina, già delineato con la missione di giugno. Se la visita di questi giorni porterà buoni frutti, si apriranno nuove prospettive per le aziende che puntano su qualità, innovazione e rispetto per l’ambiente.
Si conclude oggi la Missione del settore automotive italiano in Cina, organizzata da ICE e Confindustria con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero degli Affari Esteri, l’ANFIA e l’Unione Industriale di Torino. L’obiettivo della visita è quello favorire la creazione di partnership tra aziende italiane e promuovere insediamenti e investimenti in loco.
Il settore automobilistico cinese è in grande espansione, nonostante la crisi economica del 2009. La Cina è il più grande produttore mondiale di auto e la sua quota di immatricolazioni è attualmente pari a 62 milioni, che nel 2020 potrebbero superare i 200 milioni. Solo nei primi 7 mesi del 2010 le vendite sono cresciute del 43% con 10,26 milioni di vetture ed entro la fine dell’anno potrebbero superare i 15 milioni di veicoli. Il governo cinese, inoltre, sta puntando molto sulla riduzione dell’impatto ambientale delle automobili spingendo sulla produzione di vetture elettriche ed ibride. Entro il 2020 si è posto l’obiettivo di far circolare solo veicoli a basse emissioni. Per raggiungere questo scopo, 16 grandi aziende cinesi hanno stipulato un’alleanza per investire 14,7 miliardi di dollari per la realizzazione di auto elettriche.
La Missione in corso si snoda in due tappe: la prima a Canton (o Guangzhou), dove ha sede il maggior gruppo automobilistico cinese, il Guangzhou Automobile Industry Group (GAIG), e la seconda a Shanghai, dove si trovano la Shanghai Automotive Industry Corporation (SAIC) e altri leader del settore, tra cui la Magneti Marelli e il Gruppo Fiat. Durante le giornate sono stati organizzati seminari, incontri B2B dedicati alla componentistica, car design e macchine utensili nonché visite a stabilimenti, distretti industriali e centri di ricerca. Vi partecipano 66 rappresentanti italiani, di cui 33 aziende (12 delle quali già presenti in Cina) e 2 associazioni industriali.
Con questa iniziativa si completerà il quadro delle opportunità di sbocco per le PMI italiane in Cina, già delineato con la missione di giugno. Se la visita di questi giorni porterà buoni frutti, si apriranno nuove prospettive per le aziende che puntano su qualità, innovazione e rispetto per l’ambiente.
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martedì 5 ottobre 2010
Missione italiana del motociclo a Chongqing
La città di Chongqing ospiterà dal 20 al 24 ottobre prossimi, durante la "China International Motorcycle Fair", la missione italiana del motociclo, il cui obiettivo è sviluppare una partnership tra Italia e Cina nel settore.
L’ufficio cinese delle Nazioni Unite ha organizzato un workshop per imprenditori italiani del settore motociclistico che fornirà informazioni riguardanti le possibilità di stringere accordi di partenariato oltre a direttive pratiche per investire in Cina. L’iniziativa si svolgerà durante la missione italiana del motociclo a Chongqing in programma dal 20 al 24 ottobre prossimi, in cocomitanza con la "China International Motorcycle Trade Exhibition", fiera di livello internazionale dedicata al settore del motociclo che si svolgerà dal 21 fino al 24 ottobre prossimi presso il Chongqing International Exhibition Center. La scelta di Chongqing è una scelta strategica in quanto è la metropoli più vasta della Cina e ospita circa 100.000 aziende grazie alle numerose ed efficienti infrastrutture logistiche, tra porti fluviali, aeroporti e reti ferroviarie, di cui è dotata. Numerosi imprenditori europei hanno già scelto questa area per cercare nuove fonti di business tanto nelle importazioni quanto nelle esportazioni. E’ proprio qui, tra l’altro, che ha sede il Gruppo Zongshen, tra i maggiori costruttori cinesi di motori e veicoli a due ruote, che nel 2004 creò assieme a Piaggio la joint venture Piaggio Zongshen Foshan Motorcycle Co. Ltd. Si tratta quindi di una zona di particolare attrattività per le imprese italiane del settore motociclistico che volessero internazionalizzare in Cina.
E’ importante sottolineare che il mercato delle due ruote in Cina è in forte espansione e che i ciclomotori rappresentano una buona alternativa alle auto che congestionano il traffico delle grandi città. Tuttavia, permangono alcune problematiche relative alla regolamentazione dei veicoli e al loro utilizzo nelle aree urbane.
martedì 10 agosto 2010
Ottima performance del settore automobilistico in Cina anche nel mese di luglio
A luglio le vendite di auto in Cina sono state di 822.300 unità, registrando una crescita del 4,5% rispetto a giugno e del 15,4% rispetto a un anno fa. Una parte del successo sarebbe dovuta ai numerosi sconti dei venditori per operazioni di marketing ma anche agli incentivi del governo; lo scorso mese, infatti, le autorità di Pechino avevano promosso sussidi di 3000 yuan (più di 300 euro) per tutti coloro che avrebbero deciso di acquistare una macchina a risparmio energetico. Gli incentivi hanno riguardato 71 veicoli a risparmio energetico prodotti da 16 case automobilistiche diverse con un risultato eccezionale: a luglio i cinesi hanno acquistato ben 57.353 auto “verdi” che hanno fatto registrare un incremento del 12% rispetto al mese precedente. Da gennaio a luglio sono state oltre 6,29 milioni le auto vendute in Cina, ovvero il 25% in più rispetto allo stesso periodo del 2009.
La Cina si conferma ancora una volta un mercato di destinazione ideale nel settore automobilistico anche per le aziende straniere che sempre più puntano su vetture ecologiche.
lunedì 21 giugno 2010
Continuano gli scioperi nel Nord della Cina
La scorsa settimana un nuovo sciopero in Cina si è verificato nell’azienda subappaltatrice della casa automobilistica giapponese Toyota, la Toyoda Gosei. La manifestazione di protesta, che pare sia durata solo 24 ore, ha comportato il blocco della produzione per l’intera giornata, con il rischio di una sospensione prolungata dell’attività. La causa dello sciopero è stata ancora una volta la questione dei salari.
Dal maggio scorso sono stati dodici gli scioperi verificatesi nella parte settentrionale del paese, e hanno coinvolto diverse compagnie, tra cui, oltre la Honda, Sharp Electronics e Nikon. Tutte le proteste hanno riguardato il problema dei salari bassi e si sono risolti con l’aumento dei compensi. L’organo del Partito Comunista, il Quotidiano del Popolo, ha dichiarato che le autorità del paese stanno operando per un generale miglioramento delle condizioni dei lavoratori. Di certo, queste manifestazioni che stanno avvenendo in Cina negli ultimi mesi sono la dimostrazione di un complesso processo di modernizzazione del paese che, partendo dall’aspetto economico, si sta ora espandendo all’ambito sociale e politico.
Dal maggio scorso sono stati dodici gli scioperi verificatesi nella parte settentrionale del paese, e hanno coinvolto diverse compagnie, tra cui, oltre la Honda, Sharp Electronics e Nikon. Tutte le proteste hanno riguardato il problema dei salari bassi e si sono risolti con l’aumento dei compensi. L’organo del Partito Comunista, il Quotidiano del Popolo, ha dichiarato che le autorità del paese stanno operando per un generale miglioramento delle condizioni dei lavoratori. Di certo, queste manifestazioni che stanno avvenendo in Cina negli ultimi mesi sono la dimostrazione di un complesso processo di modernizzazione del paese che, partendo dall’aspetto economico, si sta ora espandendo all’ambito sociale e politico.
mercoledì 16 giugno 2010
La Piaggio inaugura una nuova fase di presenza in Cina
All’Expo di Shanghai e successivamente al Museum of Contemporary Art di Shanghai il Gruppo Piaggio ha presentato lo scooter a 3 ruote Piaggio Mp3 250, il primo prodotto rivolto al mercato cinese con il marchio italiano che sarà in vendita da agosto. Per l’occasione, il Presidente del Gruppo Piaggio, Roberto Colaninno, ha illustrato il Piano Triennale della società in Asia, che si concentrerà sullo sviluppo asiatico e su nuovi investimenti in Cina, India e Vietnam. Per Piaggio, la Cina rappresenta una importante opportunità, in particolare per le potenzialità di consumo, che vede nei prossimi anni lo sviluppo dei veicoli a tre ruote e dei veicoli leggeri. Proprio per questo, Piaggio sta rafforzando la sua joint venture con il Gruppo locale Zongshen Foshan Motorcycle Co. Ltd, fondata nel 2004 e localizzata a Foshan, nel Guangdong. La partnership attualmente permette la produzione di 210.000 veicoli l’anno ed un fatturato di 80 milioni di euro.
giovedì 10 giugno 2010
Le autorità cinesi aumentano il salario minimo in 30 città
Svolta economica e politica importante da parte delle autorità cinesi in seguito allo sciopero negli stabilimenti della Honda della scorsa settimana che ha causato la chiusura temporanea degli impianti di assemblaggio. Nonostante in Cina gli scioperi siano illegali, il governo cinese, nel caso Honda, non ha scelto la consueta linea repressiva, al contrario ha lasciato che i lavoratori scioperassero e che i media riportassero ampiamente l’evento. L’effetto della manifestazione, inoltre, è stato l’aumento del 24% del salario per tutti i lavoratori dello stabilimento. A seguito dell’episodio le autorità cinesi hanno annunciato l’innalzamento del salario minimo in una trentina di grandi Municipalità dove le Amministrazioni hanno la facoltà di imporre un paga minima; a Pechino, ad esempio, il salario minimo vige da più di 15 anni e con l’aumento annunciato sarà di 160 yuan mensili (23,5 dollari) e riguarderà circa 100.000 pechinesi. Shanghai, invece, è la città con i salari più elevati con 1.120 yuan al mese (164 dollari).
La decisione del governo cinese è significativa: con questa manovra si vuole dare un segnale importante alle aziende straniere che operano in Cina, che probabilmente dovranno considerare un allentamento dei salari. La Cina potrebbe, infatti, essere sulla strada per abbandonare il ruolo di “fabbrica a basso costo del mondo”, favorendo le esportazioni di beni a prezzi ridotti. Se ciò dovesse concretamente verificarsi, per il settore automobilistico, finora l’unico coinvolto, non sarebbe una perdita, in quanto la Cina rimane il mercato più promettente per le sue possibilità di espansione. Tuttavia, i settori manifatturieri che operano principalmente nell’export potrebbero avere delle difficoltà. Già ora alcuni paesi più vicini geograficamente ai mercati di destinazione dei beni risultano essere più vantaggiosi della Cina per la delocalizzazione produttiva (il Messico lo è per vendere negli Stati Uniti e l’Europa dell’Est per i mercati europei occidentali).
La manovra governativa è comunque una scelta che rientrerebbe nel programma politico cinese che prevede una ridistribuzione della ricchezza più equa a favore degli strati meno privilegiati. I salari, infatti, coprono attualmente meno del 40% del PIL della domanda. Inoltre, uno dei maggiori timori della classe dirigente è proprio quello di un proliferare di conflitti sociali dovuti al gap economico tra ricchi e poveri.
L’aumento dei salari ha un’importanza anche dal punto di vista strettamente economico: l’innalzamento del costo del lavoro, infatti, significa aumento dei prezzi, il che porterebbe ad una svalutazione del potere d’acquisto della valuta cinese. L’inflazione che ne deriverebbe sarebbe comunque positiva perché allenterebbe le pressione sulla parità dello yuan.
La decisione del governo cinese è significativa: con questa manovra si vuole dare un segnale importante alle aziende straniere che operano in Cina, che probabilmente dovranno considerare un allentamento dei salari. La Cina potrebbe, infatti, essere sulla strada per abbandonare il ruolo di “fabbrica a basso costo del mondo”, favorendo le esportazioni di beni a prezzi ridotti. Se ciò dovesse concretamente verificarsi, per il settore automobilistico, finora l’unico coinvolto, non sarebbe una perdita, in quanto la Cina rimane il mercato più promettente per le sue possibilità di espansione. Tuttavia, i settori manifatturieri che operano principalmente nell’export potrebbero avere delle difficoltà. Già ora alcuni paesi più vicini geograficamente ai mercati di destinazione dei beni risultano essere più vantaggiosi della Cina per la delocalizzazione produttiva (il Messico lo è per vendere negli Stati Uniti e l’Europa dell’Est per i mercati europei occidentali).
La manovra governativa è comunque una scelta che rientrerebbe nel programma politico cinese che prevede una ridistribuzione della ricchezza più equa a favore degli strati meno privilegiati. I salari, infatti, coprono attualmente meno del 40% del PIL della domanda. Inoltre, uno dei maggiori timori della classe dirigente è proprio quello di un proliferare di conflitti sociali dovuti al gap economico tra ricchi e poveri.
L’aumento dei salari ha un’importanza anche dal punto di vista strettamente economico: l’innalzamento del costo del lavoro, infatti, significa aumento dei prezzi, il che porterebbe ad una svalutazione del potere d’acquisto della valuta cinese. L’inflazione che ne deriverebbe sarebbe comunque positiva perché allenterebbe le pressione sulla parità dello yuan.
lunedì 7 giugno 2010
La Fiat pianifica il rientro sul mercato cinese
Durante la giornata italiana all’Expo di Shanghai, avvenuta il 2 giugno scorso, il presidente della Fiat, John Elkann, ha ribadito che la Cina rappresenta per la casa automobilistica italiana una grande opportunità e quindi il gruppo sta pensando ad un incremento della propria presenza nel paese asiatico.
Fiat è assente dal mercato cinese da circa quattro anni, dopo che nel 2007 ruppe la partnership con Nanjing Automotive. Da allora la presenza di Fiat in Cina si è limitata a veicoli commerciali e vetture d’importazione.
Magneti Marelli inaugurerà prossimamente uno stabilimento a Jiading, distretto automobilistico di Shanghai, grazie alla joint venture creata con la locale Saic. Nel 2012, invece, Fiat aprirà una fabbrica nella provincia di Guandong, dove produrrà modelli assieme al nuovo partner locale, Guangzhou Automobile Group. Inizialmente la produzione si limiterà ad una linea ”made in China”, e successivamente si passerà a modelli europei. Guangzhou sembra essere un parner promettente per Fiat, dato che è il principale costruttore automobilistico della provincia di Guandong e vanta collaborazioni con grandi marchi internazionali.
Fiat è assente dal mercato cinese da circa quattro anni, dopo che nel 2007 ruppe la partnership con Nanjing Automotive. Da allora la presenza di Fiat in Cina si è limitata a veicoli commerciali e vetture d’importazione.
Magneti Marelli inaugurerà prossimamente uno stabilimento a Jiading, distretto automobilistico di Shanghai, grazie alla joint venture creata con la locale Saic. Nel 2012, invece, Fiat aprirà una fabbrica nella provincia di Guandong, dove produrrà modelli assieme al nuovo partner locale, Guangzhou Automobile Group. Inizialmente la produzione si limiterà ad una linea ”made in China”, e successivamente si passerà a modelli europei. Guangzhou sembra essere un parner promettente per Fiat, dato che è il principale costruttore automobilistico della provincia di Guandong e vanta collaborazioni con grandi marchi internazionali.
giovedì 13 maggio 2010
La Cina è sempre più competitiva nel settore dei trasporti: in prima linea le ferrovie ad alta velocità
La competizione cinese nel settore dei trasporti sta diventando sempre più intensa a livello internazionale. Nel mercato automobilistico, dopo aver definitivamente sorpassato gli Stati Uniti, continuano a registrarsi aumenti delle vendite. Nel solo mese di aprile sono state vendute 1.110 auto; nei primi quattro mesi del 2010 le vendite sono salite del 23,8% rispetto all’anno scorso e sono state immatricolate 634.000 auto (+ 63,6% dal 2009). Entro la fine dell’anno si prevede di vendere circa 5 milioni di vetture.
La concorrenza sta ottenendo ottimi traguardi anche nella produzione di boeing ed airbus.
Tuttavia, il mercato che ha visto crescere enormemente il proprio potenziale è senz’altro quello ferroviario. La Cina ha, infatti, ottenuto la leadership nelle ferrovie ad alta velocità; i treni cinesi sono i più veloci al mondo, la rete ferroviaria è la più grande al mondo e i piani di espansione sono molto ambiziosi. Nei progetti futuri si intravedono esportazioni in altri paesi, come gli Stati Uniti. La compagnia Csr Sifang ha inoltre interessi in Thailandia, Singapore e Medioriente. L’anno prossimo verrà inaugurata la linea Pechino-Shanghai che impiegherà 4 ore per percorrere le 600 miglia che le separano. Un aiuto fondamentale è sicuramente fornito dal governo, il quale aveva già stanziato nel piano anti-crisi 100 miliardi di dollari per le infrastrutture a cui quest’anno aggiungerà altri 120 miliardi di dollari.
La concorrenza sta ottenendo ottimi traguardi anche nella produzione di boeing ed airbus.
Tuttavia, il mercato che ha visto crescere enormemente il proprio potenziale è senz’altro quello ferroviario. La Cina ha, infatti, ottenuto la leadership nelle ferrovie ad alta velocità; i treni cinesi sono i più veloci al mondo, la rete ferroviaria è la più grande al mondo e i piani di espansione sono molto ambiziosi. Nei progetti futuri si intravedono esportazioni in altri paesi, come gli Stati Uniti. La compagnia Csr Sifang ha inoltre interessi in Thailandia, Singapore e Medioriente. L’anno prossimo verrà inaugurata la linea Pechino-Shanghai che impiegherà 4 ore per percorrere le 600 miglia che le separano. Un aiuto fondamentale è sicuramente fornito dal governo, il quale aveva già stanziato nel piano anti-crisi 100 miliardi di dollari per le infrastrutture a cui quest’anno aggiungerà altri 120 miliardi di dollari.
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giovedì 22 aprile 2010
Al salone dell’auto di Pechino verranno presentati nuovi modelli di auto ad energia alternativa
Domani, 23 aprile, si aprirà l’undicesima fiera internazionale di Pechino dedicata alle auto. Saranno presenti alla manifestazione 2.100 espositori provenienti da 16 nazioni e verranno esposte 990 auto, 89 delle quali sono anteprime mondiali e 75 di industrie cinesi. Tra le case automobilistiche internazionali parteciperanno Volkswagen, BMW, Porshe, Ford, General Motors, Toyota e Ferrari. Tra i nuovi veicoli verranno presentate la Ferrari più veloce finora costruita e l’ultima Porshe Palmera. La vera novità di questo appuntamento internazionale è rappresentato dalla presenza di 95 modelli di auto ad energia alternativa, un numero relativamente grande e mai raggiunto nelle precedenti manifestazioni del settore. La nuova Prius sarà uno dei modelli ecologici di Toyota, mentre BMW esporrà l’ibrida Serie 7 e Audi l’ibrida A8.
Per la Cina l’evento è di particolare rilevanza perché segna definitivamente il sorpasso nei confronti degli Stati Uniti, confermandosi come il più grande mercato automobilistico mondiale. Il settore è sicuramente uno di quelli che hanno avuto la crescita più rapida nella Repubblica Popolare Cinese, se si pensa che 15 anni fa non esistevano auto private nel paese. Oggi le auto rappresentano ancora un lusso per la maggior parte della popolazione e le vendite di veicoli costosi sono tuttora modeste. Tuttavia, secondo la General Motors, il numero di famiglie cinesi che potrà permettersi un’auto nel 2015 salirà a 75 milioni.
Per la Cina l’evento è di particolare rilevanza perché segna definitivamente il sorpasso nei confronti degli Stati Uniti, confermandosi come il più grande mercato automobilistico mondiale. Il settore è sicuramente uno di quelli che hanno avuto la crescita più rapida nella Repubblica Popolare Cinese, se si pensa che 15 anni fa non esistevano auto private nel paese. Oggi le auto rappresentano ancora un lusso per la maggior parte della popolazione e le vendite di veicoli costosi sono tuttora modeste. Tuttavia, secondo la General Motors, il numero di famiglie cinesi che potrà permettersi un’auto nel 2015 salirà a 75 milioni.
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