Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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martedì 9 aprile 2013

Manifatturiero a marzo in positivo

Lo scorso mese l'indice Pmi della China Federation of Logistics and Purchasing è salito a 50,9 punti, contro i 50,1 punti di febbraio, quando aveva fatto registrare il minimo in cinque mesi.

L'attività manifatturiera in Cina dà segnali di recupero. A marzo l'indice Pmi della China Federation of Logistics and Purchasing è salito a 50,9 punti, a fronte dei 50,1 punti di febbraio, quando aveva fatto registrare il minimo in cinque mesi.
Si tratta del più alto livello registrato da undici mesi a questa parte. Gli economisti avevano atteso un aumento a 51,7 punti.
Le rilevazioni sopra quota 50 segnalano comunque un'espansione dell'attività. Il sottoindice relativo ai nuovi ordini è salito lo scorso mese rispetto a febbraio da 50,1 a 52,3 punti, quello relativo alla produzione da 51,2 a 52,7 punti e quello relativo agli ordini per esportazioni da 47,3 a 50,9 punti.
"Questo indica che l'economia globale si sta stabilizzando", ha dichiarato l'economista cinese, Zhang Liqun.

giovedì 21 marzo 2013

Manifatturiero cinese in ripresa

L'espansione dell'attività manifatturiera cinese ha segnato una ripresa a marzo, indicando per il primo trimestre dell'anno la tendenza ad una crescita consistente anche se non spettacolare per la seconda economia del mondo.

Migliora ancora il comparto manifatturiero cinese dopo il tentennamento visto a inizio 2013.
Stando alle stime dell’indice Pmi elaborato dalla Hsbc (dato preliminare che si basa sui responsi dell'85-90% del campione solitamente preso ad esame), a marzo l'indicatore che misura lo stato di salute della manifattura è salito a 51,7 punti rispetto al 50,4 del mese scorso. Il dato risulta comunque decisamente migliore delle attese che erano per un livello a 50,8 punti.
Il rallentamento di febbraio aveva acceso il timore, sui mercati finanziari, che l'economia cinese stesse perdendo slancio. Qu Hongbin, capo economista di HSBC Cina, ha spiegato che l'economia di Pechino sta ancora vivendo una ripresa graduale, dove la Banca Centrale cinese detiene ancora un certo margine di azione a livello di politiche accomodanti. In realtà i dati ufficiali diffusi all'inizio di marzo suggeriscono che l'economia ha iniziato il 2013 solo con una crescita tenue rispetto allo scoppiettante finale di 2012.
"L'inflazione resta perfettamente sotto controllo. Dunque, Pechino potrà mantenere un atteggiamento accomodante per sostenere il rilancio economico" ha concluso Hongbin.

giovedì 28 febbraio 2013

Crescita PIL cinese prevista all’8%

Nel primo trimestre del 2013 la crescita economica cinese protrarrà la sua contenuta risalita anche grazie alla politica pro-crescita del governo e a un lento recupero dell'economia mondiale.

La crescita economica cinese nel terzo quarto del 2012 ha rallentato la sua corsa al 7.4%; un dato tra i più bassi registrati dal secondo quarto del 2009, in concomitanza con il rallentamento dell’economia mondiale.
Stando ai dati resi noti dal SIC, State Information Center, il PIL cinese crescerà dell'8% annuo nei primi tre mesi dell’anno in corso, sulla scia del positivo slancio osservato nell'ultimo periodo del 2012.
Nel primo trimestre dunque la crescita economica del Dragone proseguirà la sua risalita, grazie soprattutto alla politica pro-crescita del governo e a un lento recupero dell'economia mondiale.
Secondo il rapporto, gli investimenti nelle proprietà patrimoniali avranno un rialzo del 21% annuo nel primo quarto, con le costruzioni di infrastrutture che sono stimate ricevere il 20% in più dei fondi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Guardando alle note dolenti, la produzione lenta unita alle crescenti difficoltà incontrate dalle aziende del manifatturiero comporteranno un incremento del 22% del settore stesso, con quasi 3 punti percentuali in meno del tasso di crescita dello stesso periodo dello scorso anno.
L'indice dei prezzi dei consumatori è stimato dover crescere del 2.6% mentre l'indice dei prezzi dei produttori si abbasserà dell'1.7 annuo, in ripresa dalla decrescita dell'1.9 registrata lo scorso dicembre.

martedì 4 settembre 2012

Attività manifatturiera ai minimi

In frenata l'attività manifatturiera di Pechino. Mai così male dal 2009.

Secondo i dati comunicati nella giornata di ieri dalla banca Hsbc, lo scorso mese l'attività manifatturiera in Cina è scesa al livello più basso dal marzo 2009. Il dato conferma dunque il forte rallentamento della crescita della seconda economia mondiale.
L'indice Pmi dei responsabili degli acquisti delle imprese cinesi lo scorso mese è sceso a 47,6 punti dai 49,3 di luglio. L'indicatore, se si trova sotto quota 50, segnala una congiuntura in frenata.
I dati ufficiali appena comunicati da Pechino, non si discostano di molto dalle previsioni degli analisti che una settimana fa avevano pronosticato 47,8 contro i 49,3 di luglio.
Secondo gli analisti, l'inflazione ad agosto dovrebbe essere registrata al 2,3% rispetto all'1,8% di luglio, che rappresentava a ogni modo il dato più basso da 30 mesi.

lunedì 2 luglio 2012

Cala il settore manifatturiero

In netto calo l’indice dell’industria manifatturiera in Cina nel mese di giugno.

La federazione cinese di logistica e acquisti conferma che nel mese di giugno l’indice dell’attività dell’industria manifatturiera in Cina è sceso al livello più basso degli ultimi sette mesi, arrivando al 50,2%. A maggio l’indice era del 50,4%. Se il dato dovesse scendere sotto il 50% significherebbe una contrazione della produzione e secondo gli analisti, la discesa dell’indice dimostra che l’economia cinese ha rallentato il suo ritmo di crescita, che per il 2012 sarà, secondo le previsioni tra il 7,5 e l’ 8,5%. Il dato appena diffuso non si discosta di molto da quello della banca Hsbc diffuso qualche settimana fa.
"Le attività manifatturiere si sono indebolite ancora in maggio – affermava il capo economista della banca Hsbc, Qu Hongbin - riflettendo il deterioramento delle situazione sul fronte dell'export. Questo richiede una politica di riduzione del costo del denaro più aggressiva visto che l'inflazione continua a rallentare".
In crisi dunque l'export così come si sono dimezzati i nuovi ordini. Anche l’inflazione dovrebbe continuare a scendere e a giugno il dato dovrebbe essere del 2,3% rispetto al 3% di maggio, dato quello del quinto mese dell’anno, che comunque dovrebbe essere quello medio annuale.

lunedì 4 giugno 2012

Crescita dei prezzi al consumo in Cina

In Cina i prezzi al consumo cresceranno a un ritmo non superiore al 3,4% nel 2012. Sono queste le stime riportate dalla principale agenzia di pianificazione economica della Repubblica Popolare Cinese. Cattive notizie anche dal settore manifatturiero.
    
Secondo le stime pubblicate dal China Securities Journal previste da Xu Lianzhong, della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme,  l'indice dei prezzi al consumo nel Paese è destinato a crescere del 3% nel secondo trimestre, per totale di +3,4% sull’intero semestre. In Cina dunque i prezzi al consumo cresceranno a un ritmo non superiore al 3,4% nel 2012.
Cattive notizie arrivano invece dal settore dell'attività manifatturiera cinese. Nel mese di maggio l'indice PMI manifatturiero scivola infatti a 50,4 punti, rispetto ai 53,5 punti di aprile. Un dato che delude gli analisti che si aspettavano il raggiungimento di almeno 51 punti, ma il risultato di maggio, al momento, non lascia molto spazio all'immaginazione.
Anche l'indice PMI HSBC è in discesa e a maggio si ferma a 48,4 punti dai 49,3 di aprile e al di sotto della prima lettura flash di 48,7 punti.

venerdì 23 marzo 2012

Cina, calano ancora manifattura e occupazione

Per marzo, Hsbc segnala un nuovo rallentamento del settore manifatturiero in Cina, dove l’assenza di un vero mercato interno sfavorisce anche l’occupazione.

A causa della crisi globale e della mancanza di un solido mercato interno, per il quale Pechino stenta a creare le condizioni favorevoli, la crescita economica della Cina continua a rallentare: secondo quanto ha riportato Markit Economics che, in collaborazione con la banca anglo-asiatica Hsbc, conduce l'indagine preliminare sui dati di marzo, nel mese corrente l'indice sui responsabili degli approvvigionamenti delle Pmi cinesi, dopo i 49,6 punti segnati a febbraio, ha subito una contrazione a 48,1 punti, finendo ai minimi da 4 mesi. Come in altre indagini analoghe, i 50 punti rappresentano la soglia di demarcazione tra crescita e recessione dell'attività delle imprese: si tratta del quarto calo consecutivo di tale valore. I dati collimano con l'aspettativa cinese per il Pil 2012 (+7,5 %), la più bassa fissata da Pechino dal 2004.
Qu Hongbin, capo economista per l'Asia di Hsbc, ha affermato: “L'indebolimento della domanda interna ha continuato a zavorrare la crescita” e, in particolare, si è dichiarato preoccupato relativamente al tasso di occupazione del Paese, che ha segnato “il valore più debole fin dal marzo del 2009 a riflesso del fatto che la debolezza produttiva sta seriamente minando la propensione delle imprese ad assumere”.

venerdì 25 novembre 2011

Tensioni sociali in Cina

In Cina si respira un’aria di tensione negli ultimi mesi: gli operai protestano nuovamente, mentre i ricchi emigrano all’estero per sfuggire ad una situazione incerta e preoccupante.

Anche la Cina sta vivendo un momento difficile dal punto di vista sociale, riflesso anche di un’economia altalenante e sottoposta ai rischi della situazione internazionale. Nel Sud del Paese, e in particolare a Shenzhen, Dongguan e Foshan, si registrano nuove ondate di scioperi da parte degli operai di fabbriche dell’industria manifatturiera. Sono per lo più di lavoratori impiegati in aziende taiwanesi o di Hong Kong che protestano contro i recenti tagli salariali che prevedono la cancellazione degli straordinari. Si tratta di una misura presa da molte aziende del settore per compensare il calo degli ordini avvenuto in conseguenza della diminuzione della domanda occidentale. Altro motivo della protesta, inoltre, è la delocalizzazione di alcune produzioni in aree della Cina con costo della manodopera minore o in Vitenam.
A lamentare una situazione difficile non sono solo le classi più basse, ma anche i super ricchi della Repubblica Popolare. Secondo una recente ricerca della Hurun Report e della Banca di Cina, effettuata su 980 milionari (con oltre 1,17 miliardi di euro), il 46% dei super ricchi sarebbe pronto ad emigrare in Paesi come USA, Canada, Singapore, e Australia, mentre il 14% l’avrebbe già fatto. Il motivo principale è proprio l’insicurezza che si respira nel Dragone, dovuta alla situazione politica, alle nuove tensioni sociali, alla corruzione e all’inquinamento. Molti di loro, infatti, vorrebbero dare ai loro figli un’educazione qualitativamente migliore, che la Repubblica Popolare al momento non può offrire. Infine, un terzo degli intervistati emigra per investire il proprio capitale in un Paese più sicuro e molte economie occidentali si stanno attrezzando per poter accogliere adeguatamente i cinesi milionari.

venerdì 4 novembre 2011

Preoccupazione per il manifatturiero cinese

Gli indici relativi al settore manifatturiero cinese per il mese di ottobre non registrano segnali positivi, offrendo un quadro economico indebolito e a rischio.

Nel mese di ottobre gli indici relativi al manifatturiero cinese fanno intravedere un rallentamento dell’economia cinese, in linea con i dati registrati anche nel terzo trimestre 2011.
Il Purchasing Managers Index della China Federation of Logistic and Purchasing è sceso dal 51,2 di settembre al 50,4, poco sopra la soglia del 50, che separa la fase di contrazione da quella di espansione. Anche il Pmi della Hong Kong Shanghai Bank, pur registrando un trend positivo, non dipinge un quadro ottimista: per ottobre, l’indicatore Hsbc è cresciuto dal 49,9 al 51.
Nonostante il Pmi sia considerato un indice poco affidabile per molti analisti, in quanto basato sulla produzione industriale, la domanda domestica, le scorte, l’occupazione, gli ordini e il commercio estero, è comunque evidente che questi dati delineino un’economia cinese in un equilibrio precario, minacciata dalla politica monetaria restrittiva, dalla crisi dell’immobiliare, dalla contrazione della domanda mondiale che pesa sull’export cinese.

martedì 27 settembre 2011

Olivo Tappeti in Cina

L’azienda di Carmignano di Brenta, Olivo Tappeti, approderà anche in Cina grazie alla collaborazione con un importatore di Hong Kong.

Ulteriore conferma dell’apprezzamento dei cinesi nei confronti del design e della qualità italiana arriva anche dal comparto dei tappeti. L’azienda padovana Olivo Tappeti Snc, che produce e commercializza tappetti lavorati a telaio meccanico, ha recentemente avviato una collaborazione con un importatore di Hong Kong interessato alla tradizione e allo stile dell’impresa.
Olivo Tappeti è una piccola realtà italiana attiva da trent’anni sul mercato, che ha saputo ottenere un ottimo successo arrivando oggi a 9 milioni di fatturato e ad un trend di crescita, nel primo semestre 2011, pari al 10%. L’azienda ha circa dieci dipendenti e dispone di una rete di una trentina di agenti; a livello strutturale possiede un magazzino con capacità di 500mila tappeti pronta consegna e uno show room di 400 mq. L’organizzazione prevede un know how interamente localizzato in Veneto e si avvale di laboratori di proprietà in India ed Egitto per l’approvvigionamento, grazie a joint-venture con produttori locali. Le collezioni di tappeti, inoltre, sono disegnate da tecnici interni e sono a marchio registrato.
Monostante la piccola dimensione aziendale, i prodotti Olivo Tappeti sono presenti nei negozi specializzati di arredamento e di largo consumo, nei supermercati e negli ipermercati italiani ed europei. Infatti, l’azienda ha saputo affermarsi anche sul piano internazionale attraverso rapporti commerciali in Germania, Kosovo, Romania, Russia e Spagna.
L’esempio di Olivo Tappeti Snc dimostra che anche una realtà a conduzione familiare può arrivare ad espandersi in Asia e a sfruttare le opportunità che la Cina offre pure in questo settore.

martedì 5 luglio 2011

Anche il terziario è in crisi

Si concretizzano i segnali di un indebolimento dell’economia cinese: dopo il settore manifatturiero, anche il terziario è in discesa.

Continua il rallentamento dell’economia cinese, i cui dati non sono confortanti: qualche settimana fa il Purchasing Manger Index del settore manifatturiero aveva registrato un calo dell’1,1%, attestandosi ai 50,1 punti secondo la società HSBC (su 430 imprese) e ai 50,9 punti secondo la China Federation of Logistics (su 820 società di 28 settori differenti).
Ora lo stesso segnale viene dal terziario, che ha raggiunto i peggiori risultati degli ultimi 4 mesi: il Purchasing Manager Index del non manifatturiero, elaborato su imprese dei settori immobiliare, dei trasporti, della distribuzione, della ristorazione e dei software è passato dai 61,9 punti del mese scorso ai 57 attuali.
Chi è maggiormente esposto a questi cali sono soprattutto le piccole imprese locali, strettamente legate alla stabilità economica del Paese. Per questo, il vice premier Wang Qishang ha chiesto alle banche cinesi di incrementare i finanziamenti alle piccole realtà , incoraggiando la nascita di istituti di microcredito. In particolare, il settore maggiormente colpito sarebbe quello immobiliare e le industrie ad esso connesse (come il cemento e l’acciaio), motivo per cui secondo Wang, il governo dovrebbe incentivare gli investimenti in abitazioni a prezzi accessibili; entro la fine del 2011, infatti, dovrebbero realizzarsi 10.000 case a prezzi popolari e nei prossimi 5 anni arrivare a quota 36 milioni di nuclei.
A completare la difficile situazione c’è ancora l’inflazione che, secondo il China Securities Journal, entro la fine del mese aumenterà del 6% anno su anno.

venerdì 24 giugno 2011

La crisi inflazionaria si ripercuote sul mondo del lavoro

Segnali di crisi per l’economia cinese: l’inflazione dilaga, l’industria nazionale è in calo e nel Guangdong riprendono nuove ondate di scioperi.

L’economia cinese manifesta i primi segnali di un rallentamento, dovuto a diversi fattori interni che si sono verificati negli ultimi mesi e alla debolezza dei mercati esteri. L’attività manifatturiera, nel mese di giugno, ha registrato il livello più basso da luglio dall’anno scorso, con un punteggio di 50,1 punti secondo il Purchasing Managers Index (contro i 51,6 di maggio). Dall’altra parte, per contrastare l’inflazione galoppante, il governo di Pechino ha varato una serie di misure che hanno avuto come diretta conseguenza la diminuzione della domanda, mentre la banca centrale ha aumentato per quattro volte i tassi di interesse e per sei volte le riserve minime obbligatorie dall’inizio dell’anno. I prezzi, infatti, continuano a salire, tanto che nel mese di maggio sono cresciuti del 5,5%, il livello più alto dal 2008, a fronte di un PIL che sembra in diminuzione con una crescita del 9,7% nei primi tre mesi del 2011, contro il 10,3% del 2010.
Tali fenomeni non fanno altro che accrescere il malcontento sociale, che inizia a farsi sentire nuovamente nelle fabbriche di una delle province più industrializzate della Cina: il Guangdong. Nei giorni scorsi 4.000 dipendenti della Simone Limited, fabbrica di borse sudcoreane che produce anche per marchi quali Burberry, DKNY, Michael Kors e Coach, hanno iniziato a scioperare contro le condizioni di lavoro e per chiedere salari più alti. I lavoratori in questione denunciano di dover lavorare 12 ore al giorno, con solo tre pause giornaliere, per uno stipendio di 1.100 yuan (circa 100 euro) al mese, che può arrivare a 1.900 yuan (circa 200 euro) con gli straordinari, da cui comunque vengono detratti 200 yuan per la previdenza sociale e 100 yuan per la mensa. L’episodio non è, però, isolato: altri casi simili si sono verificati, a Dongguan, in una fabbrica di orologi di Chang’an, a Xitang, vicino a Canton, e a Chaozhou, nella regione orientale del Guangdong. Le denunce sono sempre le stesse: condizioni di lavoro invivibili, con episodi di violenza, e salari troppo bassi.
Il Guangdong non è nuovo a queste ondate di scioperi, dato che solo l’anno scorso era stato teatro di manifestazioni analoghe. Il perpetuarsi di questi fenomeni sociali dimostrano ancora una volta come la Cina non possa più considerarsi la “fabbrica del mondo” low cost.

lunedì 13 giugno 2011

Un pezzo d’Italia a Suzhou

Per le aziende manifatturiere italiane, Suzhou rappresenta un’area industriale d’eccellenza, dove produrre a costi ridotti e usufruire di una serie di servizi efficienti.

Suzhou è una città cinese della Provincia del Jiangsu, molto conosciuta per i suoi giardini, la cui bellezza attira milioni di turisti ogni anno e le ha permesso di diventare Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 1997.
Da sette anni a questa parte, però, Suzhou è anche uno dei principali poli industriali del settore manifatturiero italiano, dove si producono beni di alta qualità, ma a prezzi molto bassi. Sono oltre 70, ormai, le aziende italiane presenti nell’area, installate nei due parchi industriali della città: Suzhou Industrial Park e Suzhou New District. L’avventura tricolore è cominciata nel 2005, grazie all’esenzione fiscale promossa dal governo locale per attirare investimenti stranieri sul territorio. Ora il business italiano conta un miliardo di euro di giro d’affari, 670 milioni di investimenti, 11.000 dipendenti e 600.000 mq di stabilimenti. A Suzhou, infatti, si registra la maggior concentrazione di imprese italiane di tutto l’Estremo Oriente, tanto che la comunità tricolore presente ha costituito un gruppo di lavoro presso la Camera di Commercio italiana in Cina, il Suzhou Working Group (SWG), la cui attività consiste nel rafforzare i rapporti con la Municipalità di Suzhou e fornire assistenza diretta al business italiano nell`area.
Oltre al supporto della CCIAA, Suzhou garantisce alle aziende italiane diversi strumenti che la rendono attraente: costi di produzione competitivi; infrastrutture, trasporti, sistema logistico e servizi doganali efficienti; la presenza di uffici per gli adempimenti burocratici e amministrativi direttamente in loco e gratuiti. Inoltre, a Suzhou si registra un’ottima rete di fornitori per le aziende meccaniche, di cui molti italiani. Infine, da non sottovalutare la vicinanza della città con Shanghai, cuore economico della Cina moderna.

martedì 3 maggio 2011

L’economia cinese continua a crescere ma la produzione si assesta

Le previsioni di crescita dell’economia cinese per il 2011 indicano un tasso del 9,3%, accompagnato dai rischi connessi ad un ritmo così veloce. Tuttavia, nel mese di aprile la produzione del Dragone non ha manifestato incrementi preoccupanti.

La Banca Mondiale ha rivisto nuovamente le previsioni di crescita dell’economia cinese per il 2011, portando il precedente tasso dell’8,3% ad un più alto 9,3%, segnale di ritmi ancora molto elevati per il Dragone. Tuttavia, lo sviluppo economico si accompagna ancora ai rischi su cui l’istituto mette in guardia: l’impennata dei prezzi delle commodities primarie e la minaccia della bolla immobiliare che ancora gravano sulla Cina. Il ritmo di crescita così veloce, infatti, porta a continui rincari sul costo vita, così che le famiglie cinesi hanno visto ridurre progressivamente il loro potere di acquisto. Nel mese di marzo, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 5,4% anno su anno contro il 4,9% di gennaio e febbraio. Relativamente al real estate, la scorsa settimana la China Banking Regulatory Commission ha ordinato alle banche di effettuare nuovi stress test sulle società immobiliari e sui prestiti a loro concessi, mentre il governo di Pechino continua a prendere misure per contenere i prezzi degli immobili.
Nonostante ciò, l’economia della Repubblica Popolare ha manifestato nel mese di aprile segnali di assestamento. In primo luogo, la produzione non ha avuto grandi accelerazioni; in particolare nel settore manifatturiero c’è stato un leggero rallentamento: il Purchasing Managers Index, basato su 820 società di 28 settori diversi, ha registrato un calo da 53,4 punti del mese di marzo a 52,9 di aprile. Altro dato incoraggiante è stata la diminuzione degli ordini per le esportazioni rispetto a marzo, segnale che la politica cinese sta ottenendo risultati nel suo tentativo di essere più autosufficiente e di puntare sulla domanda interna.

mercoledì 16 marzo 2011

La Cina è il primo produttore manifatturiero mondiale

La Repubblica Popolare supera gli Stati Uniti nella produzione manifatturiera mondiale; tra le industrie più fiorenti nel Paese asiatico si affaccia quella della carta.

Non solo seconda economia mondiale: secondo un'analisi di Global Insight, ora la Cina ha superato gli Stati Uniti anche nella produzione manifatturiera, collocandosi al primo posto con il 19,8% della quota globale, pari a 1.995 miliardi di dollari, contro il 19,4% americano. A livello mondiale la produzione manifatturiera del 2010 ha un valore pari a 10.078 miliardi di dollari. Tuttavia, gli Usa detengono ancora il primato in termini di produttività e la Cina ha comunque mostrato segnali di rallentamento del settore nel mese di febbraio, un dato incoraggiante per l’assestamento dell’economia e la riduzione dell’inflazione.
Tra le industrie fiorenti del settore manifatturiero sembra che la Cina, per il 2011, punti molto su quella cartaria. Sebbene i maggiori competitor mondiali, Usa ed Europa, siano particolarmente agguerriti e abbiano innalzato barriere commerciali sulle importazioni applicando elevati dazi sui prodotti cinesi, le aziende cartarie cinesi si sono rafforzate grazie alla forte domanda interna che, a partire dal 2000, è crescita annualmente del 10%. Inoltre, i leader cinesi del comparto sono particolarmente avanzati a livello qualitativo e di produzione, nonché nella cattura di carbonio, nel risparmio energetico e nella tutela ambientale. Negli anni scorsi l’industria cartaria nazionale ha investito molto nella costruzione di fabbriche d’eccellenza e ha seguito clienti in tutto il mondo, attualmente i leader del settore stanno premendo per ottenere nuove politiche per il risparmio energetico e la riduzione dell’inquinamento. Il sistema integrativo “Plantation-Pulp-Paper” sembra essere la soluzione sostenibile più adeguata per il successo del comparto della carta in Cina, sia ad opera dei produttori nazionali che internazionali.

venerdì 1 ottobre 2010

Cina, il manifatturiero cresce anche in settembre

Nel mese di settembre il settore manifatturiero cinese si è mantenuto in crescita; il Purchasing Manager’s Index (PMI) – il principale indicatore del comparto – si è attestato a 53.8 punti, il miglior risultato dallo scorso maggio: si tratta del diciannovesimo mese consecutivo in cui si registra un incremento.

Zhang Liqun, analista del Centro Ricerche e Sviluppo del Consiglio di Stato, ha dichiarato: “il risultato di settembre mostra che la crescita economica cinese si è stabilizzata e non ci aspettiamo grossi rallentamenti nell’immediato futuro”.
Il PMI, quando si attesta sopra quota 50, indica che il mercato è in fase di espansione, mentre, al di sotto di questa cifra, è indice di una contrazione del settore.
Positivi anche i dati emersi dalle statistiche elaborate dalla HSBC – gruppo bancario con sede a Londra - qualche giorno fa: il PMI cinese di settembre ha raggiunto quota 52.9 e si tratta del livello più alto dall’aprile scorso. Hongbin Qu, capo economista della HSBC per la Cina, ha affermato che “un aumento delle nuove ordinazioni significa che la domanda interna è ancora forte”. Tuttavia, dopo un +11.9% segnato nel primo trimestre di quest’anno, la crescita economica cinese ha subito un lieve calo nel periodo aprile-giugno fino ad attestarsi a quota 10.3% e molti analisti sostengono che presto il Dragone potrebbe trovarsi ad affrontare una frenata molto più rilevante. Il rapporto HSBC indica che l’export, anche se in misura piuttosto limitata, in settembre è aumentato rispetto ai tre mesi precedenti, ma evidenzia anche un massiccio incremento dei costi, condizionati dall’aumento dell’inflazione, soprattutto quelli delle materie prime. A sua volta, l’inflazione è cresciuta in agosto, a causa delle gravi inondazioni verificatesi la scorsa estate e in seguito ad un’accelerazione della crescita industriale.

venerdì 2 luglio 2010

La politica economica di Pechino potrebbe compromettere la ripresa del Paese

Il ritmo dell’attività manifatturiera in Cina ha subito un rallentamento: l’indice ufficiale cinese dei responsabili agli acquisti, rispetto al 53,9% di maggio, è sceso a quota 52,1 il mese scorso, segnando il secondo mese consecutivo di frenata. Anche l’indice elaborato dalla Hsbc ha evidenziato un calo e ha segnalato che si tratta del livello più basso registrato dalla primavera 2009, periodo in cui le conseguenze negative della crisi globale avevano raggiunto il loro apice.
Vi è la percezione che le misure adottate da Pechino al fine di raffreddare la bolla immobiliare e il credito bancario e, di conseguenza, per evitare un balzo dei prezzi degli asset e dei beni di consumo, possano minare la ripresa asiatica. Inoltre, Fan Janping, capo del dipartimento di previsioni economiche dello State Information Center, ha segnalato che nel quarto trimestre il tasso annuale della crescita cinese dovrebbe rallentare all’8,2%, dopo l’11,9% del primo trimestre e una stima del 10,5% nel secondo e del 9,5% nel terzo. Tali previsioni giungono proprio nel momento in cui la crescita globale sembra necessitare di un traino da parte dei Paesi emergenti, Cina in primis.
Tuttavia dal continente asiatico arriva anche qualche segnale positivo. Il rapporto Tankan della banca centrale nipponica ha segnalato che per la prima volta da due anni l’indice della fiducia delle grandi imprese ha evidenziato un segno positivo (+0.1, con un miglioramento di 15 punti rispetto a marzo). Sempre secondo il Tankan, la ripresa si sta espandendo sia relativamente ai settori industriali, sia relativamente alle dimensioni delle imprese (includendo anche le Pmi). Anche gli investimenti di capitale sembrano in fase di miglioramento.