Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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martedì 14 maggio 2013

Crescita controllata per PIL e valore aggiunto

Lo scorso 13 maggio l’Ufficio Nazionale cinese di Statistica di Pechino ha reso noto alcuni dati relativi all’economia cinese. Il valore aggiunto delle imprese industriali statali e non statali con un fatturato annuo superiore a 5 milioni di RMB ha visto una crescita concreta del 9.3% rispetto allo stesso periodo del 2012, ma è in calo rispetto alla fine del 2012. PIL in incremento del 7,7%.

Lo scorso 13 maggio l’Ufficio Nazionale cinese di Statistica di Pechino ha reso noto alcuni dati relativi all’economia cinese.
Nel primo trimestre del 2013 il PIL cinese si è attestato ad 11,8 bilioni di renmimbi (1.900 miliardi di dollari). L’incremento in termini tendenziali è del 7,7%, con un rallentamento di 0,2 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2012, mentre in termini congiunturali è dell’1,6%.
Dati controversi invece per quanto riguarda il valore aggiunto industriale, che se da un lato fa registrare una crescita del 9,5% su base annua, vede allo stesso tempo un notevole rallentamento rispetto al periodo ottobre-dicembre dello scorso anno quando il valore si attestava sull’11,6%.
A ogni modo, rispetto al mese di marzo, in aprile si è riscontrato un incremento dello 0.87%, e una crescita di 0.20 percentuali.
Relativamente agli investimenti in asset fissi complessivi, nel primo trimestre del 2013 la cifra complessiva in Cina è di 5,8 bilioni di renmimbi (929 milioni di dollari).
Per quanto riguarda i settori, lo scorso mese, dei 41 industriali nazionali, 40 hanno realizzato una crescita del valore aggiunto rispetto allo stesso periodo del 2012.

giovedì 22 novembre 2012

La Cina compra in Europa

Nei primi sei mesi del 2012 sono state acquisite 27 società nell’Ue. Lo shopping cinese in Europa non conosce crisi.

Secondo un recente studio nell'Unione europea la Cina ha battuto un nuovo record: sono state infatti sottoscritte 27 acquisizioni di società europee, raggiungendo il livello degli Stati Uniti nel 2011, confermando il trend dello scorso anno (11 miliardi investiti). Nella prima parte dell’anno, ben nove transazioni hanno avuto inoltre un valore superiore a 1 miliardo di dollari.
Il 21,3% delle acquisizioni cinesi riguarda aziende del settore energetico; ben 7 su 27. Poi vengono le società ad alto contenuto tecnologico.
La strategia di Pechino è innanzitutto quella di assicurarsi le tecnologie chiave e il know how da poter importare e diffondere in patria.
Nei primi sei mesi del 2012 le transazioni e le fusioni di società nel Paese sono diminuite del 25% anche se l’attività all'estero è rimasta pressoché stabile (solo -6%).
Nella classifica che tiene conto del giro d'affari, emerge un’altra tendenza: il tentativo di farsi strada usando il cosiddetto soft power. Il 10,9% dei fondi totali, infatti, sono stati investiti in società di media e nell'industria dell'entertainment.

venerdì 15 giugno 2012

Investitori cinesi in Italia

Gli investimenti dei cinesi nel Bel Paese sono passati dalla quota prossima allo zero del 2009 ai 528 milioni di euro dei primi sei mesi del 2012.

Indipendentemente dagli effetti della crisi economica, gli uomini d'affari cinesi sono sempre più attratti dall’Italia. Il loro numeri sono aumentati in maniera esponenziale passando da una quota praticamente nulla registrata nel 2009 per arrivare alla sorprendente cifra di 528 milioni di euro registrata nel periodo gennaio-giugno 2012.
Investimenti che sono dunque aumentati, come allo stesso tempo sono ampliati gli interessi dei correntisti cinesi verso i più svariati settori dell’economia italiana. Le più forti sinergie si sono registrate nei comparti del lusso e della moda, ove attraverso jv, le grandi firme italiane sono state aiutate a raggiungere anche le metropoli più remote della Repubblica popolare.
I cinesi, dal canto loro, portano avanti la loro ricerca di partner europei al fine di apprendere know how e le principali tecnologie.
Tutti questi investimenti, a ogni modo, non sono ben visti dai colossi della finanza cinese che stanno cercando di scoraggiare i loro correntisti interessati a trasferire capitali in Europa. Essi sottolineano infatti che, anche se le oscillazioni dell’euro rendono queste acquisizioni più economiche, l’economia cresce così poco da rendere poco convenienti queste acquisizioni.
Difficile però pensare che gli investitori si lascino scappare l’occasione di poter avere queste tecnologie a un così basso costo.

martedì 20 dicembre 2011

Cina sempre più leader nelle rinnovabili

Dopo aver conquistato il primo posto nella classifica degli investimenti nelle energie rinnovabili, la Cina raddoppia l’obiettivo solare al 2015 e collabora con Enel per la cattura di CO2.

Secondo l’ultimo rapporto della Ernst & Young “Renewable Energy Country Attractiveness Indices”, la Cina è ufficialmente la prima nazione mondiale per investimenti in energia rinnovabile, nonostante abbia comunque registrato un calo rispetto al passato e inizi a subire l’eccesso di offerta di turbine. L’indagine rivela, per altro, che il settore a livello mondiale sta registrando una forte crescita ed interesse soprattutto tra le economie emergenti, a differenza dei Paesi sviluppati, dove la riduzione degli incentivi governativi e il limitato acceso al capitale hanno ridotto gli investimenti.
La Repubblica Popolare, negli ultimi mesi, ha aumentato notevolmente l’installazione di impianti fotovoltaici e i progetti sono ampliamente finanziati da Pechino, che offre tariffe vantaggiose ai quelli che si concluderanno entro il 31 dicembre prossimo. Il primato mondiale, inoltre, ha provocato un nuovo “raddoppio solare”, il secondo del 2011 dopo quello avvenuto in seguito al dramma nucleare del vicino Giappone. La NEA, infatti, ha pubblicato il piano nazionale per lo sviluppo del settore delle energie rinnovabili per il periodo 2011-2015, in cui stabilisce un obiettivo di 15 GW di capacità solare installata per una produzione di 20.000 TWh annuali e 100 GW di capacità eolica per energia elettrica annua pari a 190.000 TWh.
Tali dati configurano il Dragone come un ottimo partner per le aziende del settore. L’italiana Enel, infatti, ha appena concluso un confronto scientifico con i rappresentanti del ministero della Scienza e Tecnologia cinese e di istituti di ricerca e Università della Cina per la creazione di un impianto CCS nella centrale termoelettrica di Tongchuan, nello Shaanxi. Si tratta di un sistema di cattura dell’anidride carbonica che verrà riutilizzata per estrarre petrolio in un pozzo vicino. Enel in questo tipo di progettazione è all’avanguardia e ha già realizzato un impianto pilota bella Centrale Federico II di Brindisi.

venerdì 16 dicembre 2011

Inaugurato il quinto volo settimanale Roma-Pechino

Visto il successo dei collegamenti diretti tra Roma e Pechino nei primi sei mesi, Alitalia ha inaugurato il quinto volo settimanale tra i due Paesi.

Nonostante il rallentamento economico della Cina, il Paese asiatico rappresenta ancora un insieme di opportunità imperdibili per le nostre imprese. Per sostenere e incentivare i rapporti commerciali, ma non solo, tra Italia e Dragone, Alitalia prosegue nel rafforzamento dei collegamenti diretti tra i due Paesi. I primi sei mesi di voli tra Roma e Pechino hanno avuto un ottimo riscontro, tanto che dal 1 ottobre scorso è partito anche il quinto volo settimanale che collega le due città.
L’inaugurazione del passaggio per la Cina è stata fatta la scorsa settimana presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino, alla presenza di partner commerciali di Alitalia e di alcuni rappresentanti della comunità italiana di Pechino. I collegamenti arrivano in un momento in cui il numero di visti concessi a cittadini cinesi per l’Italia è aumentato fortemente e sempre più turisti, studenti e imprenditori cinesi sfruttano i voli diretti per l’Italia.
Per la compagnia di bandiera italiana si tratta di un passo importante, che le permetterà di riconquistare i clienti e il mercato. L’obiettivo futuro di Alitalia è quello di poter garantire collegamenti giornalieri tra Pechino e Roma e inaugurare voli anche con altre città del Dragone.

martedì 13 dicembre 2011

Dagong abbassa il rating dell’Italia

Dagong ha declassato il debito pubblico italiano portandolo a “BBB” con outlook negativo. E’ l’unica agenzia di rating che posiziona l’Italia sotto il voto “A”.

L’agenzia di rating cinese ha declassato il debito pubblico del nostro Paese, portandolo da “A-“ a “BBB” con outlook sempre negativo. Lla decisione di Dagong è motivato dal fatto che l’Italia si trova in una fase di recessione che difficilmente riuscirà a superare nel medio termine. Secondo la società cinese, infatti, il governo Monti non basterà a risollevare le sorti del Belpaese: gli obiettivi di austerity e di taglio del deficit che l’esecutivo si è fissato per il 2011 sono troppo ambiziosi e la situazione politica italiana rimane ancora instabile e vulnerabile. Inoltre, secondo il Dragone l’Italia dipende troppo dalla Banca centrale europea per l’acquisto dei bond, il cui rendimento aumenterà a causa della crisi economica e finanziaria.
Il quadro negativo che dipinge l’agenzia cinese sfavorisce non poco il nostro Paese: gli investitori asiatici, che finora si sono sempre mostrati interessati alle opportunità dello Stivale, sono ora sfiduciati e temono i rischi derivanti dalla crisi del debito italiano. Tuttavia, il giudizio di Dagong è da considerare con cautela: si tratta di un ente nato nel 2010 come alternativa a Moody’s, Fitch e S&P, ma il cui controllo è ancora ignoto. Dagong si definisce una società privata, controllata solo da due soci, di cui uno sembra appartenga alla leadership cinese. Finora l’agenzia ha saputo intuire l’andamento di alcuni Paesi in almeno un’occasione, come nel caso del declassamento del debito americano, ma è anche stata accusata da accademici e quotidiani cinesi di oscurare le criticità di alcune società e compagni di investimento della Repubblica Popolare.

lunedì 12 dicembre 2011

Criticità del sistema economico e sociale cinese

La diminuzione del tasso di crescita contro l’aumento dell’inflazione e della moneta circolante rendono la Cina un Paese verso cui guardare con maggiore attenzione e spirito critico.

Con l’avvicinarsi del nuovo anno si comincino a fare i primi bilanci anche in campo economico e molte sono le notizie relative alla Cina, che quest’anno ha avuto un ritmo altalenante e sembra far preoccupare economisti ed investitori. Negli ultimi giorni i dati sul Dragone, infatti, mettono il Paese asiatico in una luce non particolarmente positiva: l’indice Pmi è sceso sotto i 50 punti manifestando una probabile contrazione della produzione industriale, mentre la crescita economica si è attestata al 9,1%, in calo rispetto ai mesi precedenti.
Tuttavia, a preoccupare maggiormente non sono tanto i dati relativi alla crescita, quanto la gestione del sistema finanziario e l’equilibrio sociale del Paese. La Repubblica Popolare ha un eccesso di moneta circolante: circa 10.500 miliardi di dollari, il doppio del Pil nazionale, che ha provocato una bolla nel settore immobiliare e delle commodity. Di pari passo si è assistito, nel corso del 2011, ad un tasso di inflazione in continua ascesa fino ad arrivare al picco del 6,5% contro il 4% prefissato. Squilibrato risulta, inoltre, il peso delle singole voci di investimenti: le infrastrutture pesano il 50% del Pil, mentre i consumi domestici rappresentano solo il 35%. Le aziende pubbliche sono ancora troppo privilegiate dallo Stato rispetto a quelle private, così che il 70% dei profitti derivano dalle prime. Risulta necessaria, quindi, una riforma strutturale del sistema finanziario cinese, che dovrebbe garantire alle imprese private maggior accesso al capitale degli istituti di credito. Ad oggi, però, non si colgono segnali in questo senso e la mossa di Pechino di ridurre la riserva obbligatoria delle banche allo 0,5% non farà alto che aumentare il denaro in circolazione.
Nel frattempo, comunque, il Dragone, prosegue nel suo impegno di salvataggio dell’Occidente: la Banca centrale cinese ha annunciato la possibilità di creare due fondi per investire in Europa e negli Stati Uniti. Lo strumento finanziario sarà affidato alla Safe e avrà una dotazione inziale di 300 miliardi di dollari: Il fondo per gli Usa si chiamerà Hua Mei e quello per l’Europa Hua Pu.

martedì 29 novembre 2011

Il CIC investirà nelle infrastrutture di Europa e USA

La Cina investirà capitale in Europa e negli Stati Uniti già dal prossimo anno: il CIC è interessato alle infrastrutture occidentali mentre il governo di Pechino comprerà asset di Paesi europei.

In un editoriale del Financial Times, il presidente di China Investment Corporation Lou Jiwei ha annunciato che il Fondo Sovrano cinese, che dispone oggi di riserve per oltre 400 miliardi di dollari, investirà nelle infrastrutture europee e statunitensi. Obiettivo degli investitori cinesi, infatti, è quello di diversificare il più possibile: se prima le operazioni all’estero li coinvolgevano solo in qualità di fornitori, oggi desiderano partecipare attivamente ai progetti e al loro sviluppo.
Il CIC è una realtà basata su principi commerciali ed economici ed è slegata dai piani governativi, motivo per cui non ne segue le dinamiche politiche; tuttavia, gli investimenti che ricerca sono necessariamente ad alta redditività e a rischi contenuti. Per questo, al momento risultano esclusi dai piani di investimento del Dragone i Paesi europei fortemente indebitati. La prima destinazione degli investimenti del Fondo sarà il Regno Unito, dove il CIC collaborerà con i gestori di fondi o investendo direttamente nel settore delle infrastrutture.
Il governo di Pechino, nel frattempo, ha dichiarato di essere interessato ad acquistare asset europei e già dall’anno prossimo invierà una delegazione di investitori cinesi in Europa per comprare aziende europee, promuovendo così il commercio e gli investimenti bilaterali. Il ministro del Commercio cinese Cheng Deming, però, chiarisce che l’Europa deve compiere alcuni passi, tra cui eliminare gli ostacoli normativi per l’entrata di capitale cinese e fronteggiare la crisi del debito. In cambio, la Repubblica Popolare aprirà alle imprese europee, soprattutto in campo finanziario.

venerdì 18 novembre 2011

Le aziende cinesi cercano risorse e competenze italiane

L’Italia piace ai cinesi per i suoi professionisti e il know-how di qualità: Huawei ha inaugurato un nuovo laboratorio nel milanese, dove lavoreranno centinaia di “cervelli” italiani.

In molti settori dell’industria le aziende cinesi puntano sull’Italia per la ricerca di collaborazioni scientifiche. Le multinazionali del Dragone, infatti, riconoscono le alte competenze di ingegneri, ricercatori e professionisti italiani e il forte know-how presente in alcune zone strategiche del Belpaese.
Giovedì scorso la conferma di questo fenomeno è arrivata dalla Huawei, importante realtà cinese per la produzione e commercializzazione di apparecchiature per le telecomunicazioni e leader nella ricerca e sviluppo. L’azienda ha spostato il centro di ricerca strategico sulle tecnologie microwave da Shenzhen a Milano e, grazie ad un investimento di 100 milioni di euro da qui al 2015, ne farà un hub di eccellenza globale nello sviluppo di tecnologie. La scelta della multinazionale è stata indotta dalle buone performance realizzate sin dall’arrivo in Italia: dal 2003 le sue quotazioni sulla piazza europea sono cresciute dall’1% al 16% e negli ultimi tre anni ha conseguito ottimi risultati grazie alle competenze eccellenti e al know-how locale. Tra i progetti futuri di Huawei nel nostro Paese ci sono la creazione di 100 nuovi posti di lavoro sin dal 2012 e il finanziamento di dottorati di ricerca orientati sulle necessità interne.
Altre realtà cinesi, comunque, hanno investito in Italia negli ultimi anni. Haier, colosso degli elettrodomestici, ha il centro europeo del design tra i poli di Varese e di Campodoro; la rivale Hisense ha traslocato il quartier generale da Torino a Milano e presto aprirà anche un centro ricerche. A Torino, invece, si concentrano i costruttori di automobili: Changan, Jac e, recentemente, Sokon holidng car che è interessata al territorio torinese per aprire una propria unità di ricerca e sviluppo.

lunedì 24 ottobre 2011

Infrastrutture ed energia le parole chiave della nuova Cina

La Cina è un enorme cantiere in continuo sviluppo, con 130 grandi progetti in corso, in particolare nei settori delle infrastrutture e dell’energia.

Come già preannunciato nel piano quinquennale 2011-2015, la Cina si presta ad un periodo di grandi opere, alcune delle quali sono già in fase di ultimazione. In cantiere, attualmente, ci sono ben 130 progetti, per un valore di 1.700 miliardi di dollari. Due sono le priorità che il Paese asiatico si è prefissato: soddisfare la domanda di energia e sviluppare le infrastrutture nazionali, entrambi con un occhio alla produzione ad alto valore aggiunto e all’innovazione tecnologica.
Nel primo caso, la Repubblica Popolare si trova a dover far fronte ad una richiesta energetica sempre maggiore, alla quale è doveroso rispondere anche in modo sostenibile. Nel piano economico sono previsti impianti idroelettrici, nucleari ed eolici e nuovi giacimenti petroliferi. Per incentivare lo sfruttamento di fonti rinnovabili, la Cina ha stanziato 315 miliardi di dollari che sosterranno un’economia nazionale low carbon, a basse emissioni, attenta all’ambiente e al clima. Proprio in questi giorni, tra l’altro, il Dragone ospita nella città di Dalian il “Low Carbon Earth summit 2011”, evento che attira ricercatori, imprese e istituzioni mondiali per discutere delle energie rinnovabili e della sostenibilità. La Repubblica Popolare dimostra così ancora una volta l’impegno verso la green economy, sul cui fronte è all’avanguardia grazie ad investimenti in ricerca e innovazione pari a 50 miliardi di dollari l’anno. Nel campo delle rinnovabili, inoltre, la Cina possiede il parco eolico più grande del mondo, a Jiuquan, nel Gansu, con 5.160 MW che nel 2020 diventeranno 20 GW.
Nell’ambito delle infrastrutture l’urgenza non è minore e il Paese ha infatti stanziato la maggior parte delle risorse nella costruzione di ferrovie, autostrade, porti e aeroporti che possano garantire un elevato tasso di sviluppo. Numerose sono anche in questo caso i progetti da record: il canale Nord-Sud per portare acqua dal fiume Yangtze (la più grande opera pubblica in costruzione); la linea ferroviaria a lievitazione magnetica Shanghai-Hangzhou di 200 km; i futuri cantieri navali più grandi al mondo che nasceranno a Changxing; il più grande porto al mondo di Tianjin; il più grande porto al mondo dedicato ai container di Yangshan.

giovedì 20 ottobre 2011

China Southern Airlines, primo operatore cinese per l’A380

La compagnia aerea cinese China Southern Airlines ha ricevuto dal CEO di Airbus il primo A380, e ora punta a diventare tra le aziende leader per il settore a livello internazionale.

In occasione di una speciale cerimonia a Tolosa, Tom Enders, Presidente e CEO di Airbus, ha ufficialmente consegnato alla China Southern Airlines il primo dei cinque Airbus A380 ordinati dalla compagnia cinese. Ora, l’azienda è diventata così il primo operatore cinese, e il settimo a livello mondiale, di uno degli aeromobili più eco-efficienti al mondo, che recentemente si è ulteriormente rinnovato negli standard e nel confort, migliorandone la redditività.
Per China Southern Airlines si apre una nuova fase di sviluppo che la porterà ad accrescere la competitività e, nel lungo periodo, a diventare una delle compagnie aeree leader nel mondo. Con il nuovo A380 l’azienda potrà offrire ai propri clienti un servizio di alta qualità, potendo disporre di un aeromobile più spazioso, più avanzato e dal confort internazionale.
Inizialmente, l’Airbus verrà utilizzato per le rotte nazionali, collegando le maggiori città cinesi quali Pechino, Shanghai e Guangzhou; successivamente l’A380 verrà impiegato anche nelle rotte internazionali.

mercoledì 19 ottobre 2011

Architetti stranieri per costruire la Cina

Nel giro di 50 anni la Cina avrà il 76% del proprio territorio urbanizzato; numerosi i progetti in cantiere e le opportunità nei settori dell’edilizia e del design che richiedono soprattutto professionisti occidentali.

È la Repubblica Popolare, attualmente, uno dei Paesi più attraenti per gli architetti e le società di costruzione internazionali: se oggi il Dragone investe molto nelle costruzioni (l’anno scorso ha speso 1000 miliardi di dollari per vari progetti), nei prossimi 50 anni si prevede che il 76% dl suo territorio sarà urbanizzato.
Molti professionisti del settore hanno già colto l’opportunità cinese: sono numerosi gli studi di architetti stranieri a Pechino e Shanghai, aperti al fine di capitalizzare la crescita del mercato edilizio. Chi è riuscito ad aprire un ufficio in loco ha visto raddoppiare gli utili nel giro di pochi anni. Alcune grandi opere del Paese asiatico, infatti, sono state realizzate da architetti occidentali, come il quartier generale di China Central Television di Pechino e la Guangzhou Opera House di Zaha Hadid. Le opportunità di business non ci sono solo nelle grandi metropoli, ma anche nelle città di secondo e terzo livello dove il fenomeno dell’urbanizzazione è in rapida evoluzione.
Nonostante l’appetibilità del mercato, permangono alcune difficoltà. In primis, la necessità delle società di costruzioni di doversi adattare alle esigenze del luogo: le tendenze e gli standard sono ancora molto differenti rispetto al design occidentale, così come i processi di costruzione, la progettazione e la qualità. Inoltre, le tempistiche sono decisamente ridotte rispetto a quelle occidentali: in Cina si costruisce nel giro di pochi mesi, invece che anni.
La presenza di architetti stranieri, assieme al maggiore tolleranza per le sperimentazioni, ha inevitabilmente modificato i paesaggi, rendendo le città cinesi più simili a quelle europee e statunitensi. Se da un lato, ciò rappresenta un modo per aprirsi alla globalizzazione, dall’altro è fonte di numerose critiche da parte di chi non ama lo stravolgimento dei concept orientali.

lunedì 3 ottobre 2011

La Cina inaugura la sua era spaziale

Il Dragone è pronto per conquistare lo spazio ed affermarsi anche nel settore aerospaziale: lanciato con successo il promo modulo per la prima stazione spaziale cinese.

La Repubblica Popolare Cinese si vuole imporre anche nel settore spaziale, avvicinandosi alle imprese di protagonisti storici dello spazio, quali Stati Uniti e Russia. Da tempo il Dragone desiderava affermarsi nello Spazio con una propria stazione spaziale e ora sembra riuscire nel suo intento. Da Jiquan, nella provincia di Gansu, è stato lanciato il Tiangong-1 (Palazzo Celeste), modulo sperimentale che accoglierà sonde, astronauti ed esperimenti scientifici. Inoltre, il modulo sarà in grado di individuare segnali di inquinamento da metalli, residui di pesticidi e malattie delle piante sul territorio cinese.
In novembre verrà, poi, lanciata una capsula personale, Shenzhou 8, che tenterà l’attracco al Tiangong. Seguiranno, successivamente, altre missioni per completare la stazione: Shenzhou 9 e 10 e una spedizione con equipaggio umano, che secondo le fonti ufficiali avverrà nel 2012. Alla fine, la Cina dovrebbe essere in grado di realizzare una stazione spaziale da 60 tonnellate nel giro di 10 anni.
Per il Paese asiatico questa è la prima esperienza di docking, ovvero l’assemblaggio nello spazio, la cui realizzazione è stata commissionata alla China Manned Space Engineering (Cmse).

mercoledì 28 settembre 2011

Cina leader nel fotovoltaico

La Cina si appresta a salire sul podio tra i Paesi che investono maggiormente nel fotovoltaico: entro il 2015 potrebbe produrre il 45% della capacità totale di energia solare.

Come già preannunciato, la Cina ha confermato gli ingenti investimenti nel settore delle energie rinnovabili: Xie Zhenhua, viceministro per lo Sviluppo nazionale, ha dichiarato che il Paese asiatico ha stanziato 233 miliardi di euro per un’economia a basse emissioni di CO2; inoltre, diverse iniziative sono in cantiere, tra cui progetti pilota low carbon in cinque province e otto città.
Tra le fonti energetiche verdi, spicca il ruolo del Dragone nel fotovoltaico, comparto in cui le previsioni di IMS e dell’Unione Europea assegnano alla Cina il 45% della capacità totale di energia solare nel 2015. Pechino sta guadagnando posizioni a livello mondiale anno dopo anno, passando dal nono posto nel 2010 al quarto entro la fine di quest’anno, subito dopo Germania, Italia e Stati Uniti. La Commissione nazionale per lo Sviluppo e le Riforme della Repubblica Popolare ha varato un ulteriore aiuto definito “Feed-in tarif”, oltre al programma Golden Sun del 2009 che prevede aiuti del 50% per i nuovi impianti e fino al 70% nelle zone disagiate. Entro il 2011 la Cina installerà 1,3 GW di nuovi impianti e più di 2 GW nel 2012; con questo ritmo il Dragone si appresta ad essere tra i primi tre Paesi nel 2015 nel fotovoltaico.
La leadership cinese apre le porte alle opportunità anche per le imprese italiane del settore; lo dimostra l’esempio di Elettronica Santerno del Gruppo Carraro, una delle aziende d’eccellenza nella costruzione di inverter, parte fondamentale degli impianti fotovoltaici. Nel 2006 Santerno ha iniziato l’espansione verso i nuovi mercati, tra cui India e Cina; nel Dragone è oggi quarto fornitore di inverter per i progetti solari ed entro il 2011 vedrà installati circa 100 MW di impianti con i propri componenti. Per il 2012, inoltre, prevede la creazione di una base produttiva nella Repubblica Popolare per supportare meglio i volumi di produzione.

mercoledì 21 settembre 2011

Probabile apertura del mercato aeronautico cinese

Al Salone internazionale dell’aeronautica di Pechino Boeing e Airbus illustrano i nuovi obiettivi per i prossimi anni, mentre il mercato cinese si prepara ad un’espansione.

La domanda cinese di aeromobili potrebbe espandersi ulteriormente nei prossimi anni; secondo le statistiche, infatti, si potrebbe avere una richiesta tra i 4 e i 5 mila arei nei prossimi 20 anni. Tale prospettiva permetterebbe ai due maggiori competitor in Cina di puntare ad aumentare le rispettive quote di mercato: Airbus vorrebbe passare entro il 2015 dal 46% attuale al 50%, mentre Boeing cercherà di mantenere il suo 50-51%.
Dal 2016, inoltre, il mercato aeroportuale della Cina potrebbe aprirsi a nuovi competitor, interrompendo così il duopolio tra Boeing 737 ed Airbus A320 su medio raggio che insieme detengono una quota del 70%. Il produttore cinese Comac, infatti, è pronto a inaugurare per quella data il nuovo velivolo C919. Nel frattempo, il prossimo 15 ottobre verrà consegnato per la prima volta ad una società cinese, la China Southern Airlines, un superjambo A380 che farà il primo volo commerciale da Pechino a Guangzhou il 17 ottobre, per poi volare tra Pechino e Shanghai dal 27 al 29 ottobre. Successivamente verrà impiegato su una rotta internazionale.
Questo è ciò che emerso al Salone internazionale dell’aeronautica di Pechino, manifestazione dedicata al settore dell'aviazione e che si tiene ogni due anni. La mostra include il controllo del traffico aereo e aeroportuale, gli strumenti di apparecchiature di comando di volo, i serbatoi di carburante, la difesa aerea, le dotazioni di terra aeroportuali, l'installazione della pista, di comunicazione e sistemi radar, le apparecchiature di volo e di tecnologia.

giovedì 15 settembre 2011

La Cina in aiuto della Ue

La Cina conferma il suo intento di accorrere in aiuto dell’Europa attraverso un programma di investimenti locali.

Wen Jiabao si è recentemente pronunciato sulla crisi sul debito dei Paesi sviluppati, sostenendo che un primo intervento deve essere fatto dagli stessi governi interessati tramite politiche fiscali e monetarie efficienti, come incentivi all’occupazione e tagli al deficit. Tuttavia, il premier cinese ha confermato che la Repubblica Popolare è pronta ad intervenire in aiuto delle nazioni europee con una serie di investimenti locali.
Il sostegno del Dragone non è del tutto disinteressato: l’Unione Europea, infatti, è il primo partner commerciale della Cina, e quindi una crisi europea danneggerebbe, di riflesso, anche tutte le aziende locali che puntano soprattutto all’export, ovvero la maggior parte. Inoltre, la Repubblica Popolare avrebbe posto una conditio sine qua non: i leader europei dovrebbero rafforzare le relazioni con il Paese asiatico, ovvero riconoscere alla Cina lo status di economia di mercato, riconoscimento che, comunque, dovrebbe verificarsi nel 2016.
L’intervento del Dragone dimostra ancora una volta che le problematiche occidentali sono osservate con interesse dai Paesi emergenti; I BRIC, infatti, stanno considerando l’ipotesi di acquistare obbligazioni europee: i ministri delle Finanze dei quattro Paesi si riuniranno la prossima settimana a Washington per elaborare un piano volto a stabilizzare la situazione dei mercati globali.

mercoledì 14 settembre 2011

La Cina investe in infrastrutture e industria italiane

Visita di una delegazione cinese del Cic in Italia per alcuni incontri istituzionali alla ricerca di settori del mercato italiano in cui investire.

La scorsa settimana una delegazione cinese guidata da Lou Jiwei, presidente del fondo sovrano China Investment Corp (Cic), è arrivata in Italia per una serie di appuntamenti presso alcuni ministeri e istituzioni italiani. L’obiettivo della missione è quello di individuare settori strategici in cui investire; durante gli incontri è emerso l’interesse dei cinesi in due campi importanti per l’economia: infrastrutture e industrie.
Il meeting più rilevante è stato quello tra Cic e la Cassa Depositi e Prestiti, il cui fine è quello di promuovere lo sviluppo delle Pmi italiane. Lo strumento messo a disposizione delle imprese nostrane è quello di due fondi di private equity, il Fondo italiano di investimento e il Fondo strategico italiano, ideati per rafforzare il capitale delle aziende anche attirando afflussi dall’estero. Per i cinesi lo Stato italiano ha messo a disposizione una selezione di imprese tra cui scegliere per effettuare gli investimenti.
I progetti maggiori su cui sta puntando Cic sono localizzati in Sicilia: qui è in pianificazione il finanziamento cinese di un impianto fotovoltaico per il settore energia, mentre per le infrastrutture si parla di uno stanziamento pari al 50% dei fondi privati per la costruzione del Ponte di Messina. Altri otto progetti infrastrutturali, inoltre, sarebbero stati oggetto nel novembre scorso di un memorandum tra la Regione Sicilia e la China Development Bank. La Repubblica Popolare avrebbe anche messo in campo 90 milioni di euro per ampliare i porti di Augusta e Pozzallo per poter ospitare le navi container provenienti dall’Oriente. Al vaglio ci sarà, infine, anche il completamento della tratta ferroviaria Napoli-Palermo, che verrà discusso prossimamente tra i vertici delle ferrovie cinesi e quelli della Società dello Stretto.
Per quanto riguarda il nord Italia, invece, rimane in stand-by il progetto di 700 milioni di euro per la realizzazione della piattaforma logistica dell’alto Adriatico.

venerdì 9 settembre 2011

Delegazione cinese al Salone del camper di Parma

Dal 10 al 18 settembre il Salone del camper di Parma vedrà la partecipazione anche di una delegazione di operatori del settore di Pechino.

Al Salone del Camper di Parma, in programma dal 10 al 18 settembre prossimi, sarà presente una delegazione di operatori del settore provenienti da Pechino e accompagnata da Agenzia per la Cina. La Repubblica Popolare, infatti, sembra molto interessata al mondo del caravan e in particolare al prodotto Made in Italy e il Salone si presenta come l’occasione giusta per stringere affari. La fiera è una delle maggiori manifestazioni europee del turismo all’aria aperta e quest’anno si presenta totalmente rinnovata, con nuovi padiglioni e un afflusso previsto di oltre 100.000 visitatori.
Molte sono le novità previste per questa edizione: dal modello “easy chef”, dotato di fornello integrato, al “panoramic system”. Inoltre, saranno innovative anche le proposte straniere, a cui probabilmente i cinesi guarderanno con interesse: la tedesca Concorde presenterà il suo modello di lusso Charisma, la francese Itineo porterà la serie Next con le pareti che cambiano colore e la connazionale Fleurette mostrerà la linea luxury di Migrateur con mobili in legno massello, la Calltronic, anch’essa tedesca, avrà un camper con riscaldamento via sms. Tra gli italiani viene menzionata la gamma della Cbe di Trento con i modelli fotovoltaici.

mercoledì 24 agosto 2011

Italia ambita dalle imprese cinesi

Con quasi 37 mila imprese sul nostro territorio, i cinesi sono tra gli imprenditori stranieri più presenti in Italia.

La presenza cinese in Italia a livello imprenditoriale è tra le più cospicue nel nostro Paese: sono 36.800 le aziende individuali avviate da cinesi in Italia. Il governo della Repubblica Popolare, infatti, sostiene gli emigrati che vengono a fare fortuna in Occidente, oltre al fatto che la comunità e la famiglia, con cui si mantengono forti legami, garantiscono loro lavoro, formazione e prestiti necessari. Il risultato è che i cinesi sono la quinta etnia in Italia e in Europa e i primi nel flusso di rimesse all’estero. La maggior parte di loro si caratterizza per la giovane età, ma anche per l’elevato tasso di imprenditorialità e occupazione, il grande volume di affari e la massiccia presenza femminile.
Delle quasi 37 mila imprese cinesi nel nostro Paese, la metà si concentra principalmente in tre regioni: Toscana (22%), Lombardia (18%) e Veneto (11%); tra le provincie con maggior presenza si trovano poi Prato (con 4.000 imprese), Milano (con 3.500) e Firenze (con 3.000). Gli imprenditori cinesi in Italia sono impiegati soprattutto nel manifatturiero (in particolare nel settore tessile), commercio e ristorazione. Il volume di affari delle imprese cinesi è minore solo rispetto a quello della comunità romena, il fatturato invece, si aggira oltre i 36 mila euro, dopo egiziani e tunisini. Tra le etnie cinesi più preponderanti ci sono i whenzouren, provenienti da Wenzhou, nella Provincia dello Zehjiang.
Un aspetto rilevante degli imprenditori cinesi è che solo il 2% decide di associarsi con stranieri per svolgere l’attività; la caratteristica principale di questa comunità, infatti, è la preponderanza del guanxi, le relazioni tra cinesi, siano questi in madrepatria o in altri paesi esteri. Inoltre, la maggior parte dei cinesi sogna alla fine di diventare laoban, ovvero padrone e di raggiungere l’autonomia lavorativa, a prescindere dal tipo di attività avviata.

mercoledì 10 agosto 2011

Ferretti: partnership cinese

Il gruppo italiano Ferretti sta attraversando una fase molto delicata: a causa dell'enorme debito è stato deciso di aumentare il capitale e di avviare le trattative con la società cinese Shantui Heavy Industry Group.

Il gruppo italiano Ferretti, detentore dei marchi di yacht Pershing, Cnr, Riva, Bertram, Itama e Mochi, sta attraversando una fase molto delicata. Dopo la ripresa dalla procedura di fallimento che ha colpito il Gruppo nel 1999, Ferretti si trova nuovamente a fronteggiare la pressione finanziaria.
A causa della crisi economica e il conseguente drastico calo degli ordini a livello mondiale, il Gruppo deve risanare un debito che ammonta, oggi, a 600 milioni di euro. Secondo alcune stime il margine operativo lordo previsto per il 2011 ammonterebbe a 50-60 milioni di euro, non sufficienti per dare respiro alle finanze.
Per questo motivo è stato deciso di aumentare il capitale e di avviare le trattative con la società cinese Shantui Heavy Industry Group, una delle venti maggiori aziende cinesi, che parteciperebbe alle quote societarie con un apporto di 100 milioni di euro. La società cinese, con sede a Pechino, otterrebbe l’esclusiva per quanto riguarda la produzione e la vendita degli yatch firmati Ferretti in tutta l’Asia.
La Cina, nuovo gigante economico mondiale, gioca un ruolo sempre più centrale nello scenario economico globale. Attraverso questa joint-venture il gruppo Ferretti potrebbe risanare le casse e raggiungere nuovi mercati.