Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
Visualizzazione post con etichetta internazionalizzazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta internazionalizzazione. Mostra tutti i post

mercoledì 2 maggio 2012

Brembo: freni italiani per le auto cinesi

Brembo ha inaugurato il nuovo polo industriale in Cina, a Nanchino: un progetto da 70 milioni di dollari che impiegherà circa 1.000 persone.

La maggior parte delle auto cinesi avrà freni italiani: la Brembo, multinazionale leader mondiale nella progettazione e produzione di sistemi frenanti, ha investito 70 milioni di dollari per il progetto relativo ad uno stabilimento che sorge a Nanchino e sfornerà ogni anno 6 milioni di “dischi” per Bmw, Daimler, Volkswagen, Volvo, Iveco, Mg e Mitsubishi. Il nuovo polo, che impiegherà circa 1.000 persone, comprende anche un centro di ricerca e sviluppo in grado di eseguire simulazioni e test completi.
Alberto Bombassei, dirigente dell’azienda bergamasca fondata nel 1961, ha voluto sottolineare che non si tratta di un processo di delocalizzazione: “Da 20 facciamo investimenti nuovi all’estero come iternazionalizzazione, finalizzati a dare risposte a un mercato, o esistente o che sta nascendo […]. Siamo pronti a essere partner delle case automobilistiche cinesi, perché stanno investendo su nuove vetture e hanno bisogno di prodotti tecnologici. Per noi essere qui è un obbligo”.

giovedì 3 novembre 2011

L’industria automobilistica cinese arriva a Torino

Cresce l’interesse delle case automobilistiche cinesi per il tessuto produttivo piemontese: dopo Jac e Chang’an arriva a Torino la Baic per avviare progetti di collaborazione con le aziende italiane di alto livello.
 
 
L’auto cinese continua la sua crescita inesorabile, evidente anche con le acquisizioni effettuate da alcuni gruppi del settore cinese di marchi occidentali. Recentemente, infatti, la Youngman e Pang Da hanno acquistato la Saab, appartenente alla Swedish Automobile (ex Spyker). Si tratta di uno dei segnali di rafforzamento dell’automotive in un Paese dove le vetture sono sempre più numerose: nel 2010 le vendite di auto sul mercato cinese sono infatti aumentate del 32%.
Per quanto riguarda l’Italia, il Dragone è molto interessato all’area produttiva di Torino, attratti dal know how di alto livello sia nel design che nella progettazione. Nel corso di questi anni le più grandi industrie automobilistiche cinesi hanno avviato rapporti con la città italiana, puntando ora a trasformarli in una relazione più stabile. Cinque anni fa la cinese Jac fondò un centro ricerche presso il politecnico torinese, seguita poi da Chang’an, già partner di Ford e Suzuki.
In questi giorni, invece, è arrivata la Baic, azienda da un milione e mezzo di vendite annuali e collaborazioni con Hyundai e Daimler, che recentemente ha avviato un proprio marchio. A Torino la Baic ha inaugurato una base, ospite del Centro estero per l’internazionalizzazione nell’ambito del progetto “From a Concept to car”, nell’ambito del quale per un anno un gruppo di ingegneri cinesi valuterà in loco le opportunità di collaborazione con aziende piemontesi per l’eventuale creazione di un centro tecnologico. Infine, a metà novembre arriverà anche la Sokon, azienda produttrice di veicoli commerciali interessata ad espandersi nel comparto delle auto.

mercoledì 12 ottobre 2011

Si intensifica la collaborazione tra Cina e Russia

Putin si trova in visita ufficiale a Pechino, dove avrà alcuni importanti colloqui con le autorità cinesi per rafforzare i rapporti economici e commerciali tra i due Paesi.

Il premier uscente della Russia, Vladimir Putin, è in visita ufficiale in questi giorni a Pechino, dove ha in programma una serie di colloqui con il primo ministro cinese Wen Jiabao e il presidente Hu Jintao. Questo appuntamento, oltre ad avere come obiettivo l’intensificazione economica e commerciale tra i due Paesi, ha una grande valenza politica. Putin, infatti, ha recentemente annunciato la sua futura presidenza, con l’intenzione di avviare nei prossimi 12 anni un’integrazione economica tra i Paesi dell’Eurasia.
L’interscambio economico tra Russia e Cina dovrà passare quest’anno dai 59 miliardi di dollari ai 70 miliardi, e ai 100 miliardi nel 2015 fino ai 200 entro il 2020, concentrandosi maggiormente sulle innovazioni e le tecnologie avanzate. Gli impegni reciproci prevedono che la Federazione Russa sostenga il Dragone nello sviluppo dell’energia nucleare e dell’industria aerospaziale, mentre la Repubblica Popolare fornirà il proprio aiuto alla Russia nella produzione dei treni ad alta velocità e nelle energie alternative. A tale scopo, durante la visita Putin firmerà un memorandum sulla collaborazione per la modernizzazione dell’economia russa.
Tra gli altri accordi che verranno firmati c’è anche l’intesa per la creazione di un fondo di investimento di 4 miliardi di dollari, al quale contribuiranno il Fondo russo di investimenti diretti e la China Investment Corporation. La condizione alla firma del documento è quella che almeno il 70% del denaro dovrà essere investito in Russia o nella Comunità di Stati indipendenti per progetti strategici, tra cui lo sviluppo di giacimenti minerari e il sistema di trasporto in Siberia.
Infine, questa visita servirà a discutere nuovamente la questione del prezzo del gas, sul quale non è ancora stata raggiunta un’intesa per la fornitura di 70 miliardi di metri cubi all’anno.

giovedì 4 agosto 2011

Luxottica punta sugli emergenti

Il gruppo italiano Luxottica scommette sui mercati emergenti, in particolare del mercato cinese: sono stati finora aperti 250 negozi i cui profitti sono in crescita.
 
 
Il gruppo italiano Luxottica scommette sui mercati emergenti, in particolare su quello cinese: sono stati finora aperti 250 negozi i cui profitti sono in crescita. La penetrazione nel mercato cinese consente un vantaggio competitivo di circa 5-6 anni rispetto ai concorrenti e Luxottica punta a espandersi anche in altri mercati. Il vantaggio competitivo deriva in primo luogo dagli investimenti in ricerca e sviluppo: negli ultimi cinque anni sono stati investiti ben 3 miliardi di euro nell’innovazione.
È vero che abbiamo aumentati del 10% il nostro portafoglio premium e lusso, ma è un risultato che abbiamo ottenuto tramite la ricerca, l’utilizzo di materiali diversi, attraverso una combinazione di industria e artigianato che dimostra che è ancora possibile ampliare le vendite se c’è valore nel prezzo. È una fase che pone grandi sfide, ma che offre anche enormi opportunità perché davanti a noi si è aperto un mercato di due miliardi di consumatori” ha dichiarato Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica, aggiungendo che “in Italia abbiamo il 60% della produzione ma solo il 3% delle vendite, la crescita è altrove”.
Oltre alla Cina, il Brasile rappresenta oggi un mercato in forte espansione e nel prossimo futuro si prevede di investire anche in Messico e Turchia per aumentare le quote di mercato a livello globale.

giovedì 23 giugno 2011

Lusso & design: strada in salita per le aziende italiane

Il design italiano ha faticato molto negli ultimi 20 anni per posizionarsi sul mercato cinese, causa strategie sbagliate e una cultura non orientata al lusso della casa. Le tendenze, però, stanno cambiando, lasciando intravedere qualche spiraglio anche per questo settore.

Tra i settori più profittevoli per le aziende italiane in Cina, si parla spesso di luxury, comparto che negli ultimi 5 anni ha avuto un incremento medio del 20% annuo e che ha portato la Repubblica Popolare a posizionarsi al settimo posto a livello mondiale tra i Paesi consumatori. L’ultimo studio della Boston Consulting Group dichiara che il Dragone nel 2010 contava 1,11 milioni di milionari, ovvero il 31% in più che nel 2009. Il settore del lusso, però, può vantare in realtà 100 milioni di consumatori, la cui spesa media è di circa 1000 euro pro capite; di questi, il 60% acquista per ragioni di status sociale, un 20% per necessità e un ulteriore 20% per piacere personale. Questa ultima percentuale rappresenta un mercato che potrebbe accogliere con favore prodotti che vadano oltre l’abbigliamento, i cosmetici e gli accessori, i beni attualmente preferiti dai ricchi cinesi.
Un esempio è dato dal design italiano, in particolare arredamento e luce, le cui aziende, pur avendo investito massicciamente ed essendo presenti in Cina da quasi 20 anni, non hanno ottenuto grandi successi; il comparto, infatti, realizza nel Paese asiatico appena il 4/5% del proprio fatturato. La spiegazione è di matrice culturale: mentre la moda è qualcosa che può essere ostentato immediatamente, l’arredo rimane un aspetto che nel Dragone non viene ancora mostrato all’esterno ma rimane intimo. Se a ciò si aggiunge il costo elevato del design italiano di qualità, si capisce perché grandi nomi del settore che avevano aperto negozi monomarca a Shanghai e Pechino, assieme a società produttrici di mobili e complementi in loco siano state obbligate a chiudere i battenti nel giro di pochi anni.
Tuttavia, le cose stanno cambiando gradualmente: mercati più maturi come Hong Kong e Singapore mostrano un maggior interesse per l’arredo; il Salone del Mobile di Milano ha visto, infatti, una crescita del 10% di visitatori asiatici, la maggior parte dei quali proveniva dalle due metropoli. Il trend dimostra ancora una volta che il vantaggio qualitativo delle aziende italiane le fa preferire alle realtà locali. Inoltre, il cambio di approccio commerciale sperimentato da alcune imprese ha dato buoni frutti: anziché presentarsi in Cina con punti vendita diretti, alcuni hanno scelto la strada dell’intermediario locale, figura che può trovare il punto di incontro tra il prodotto e il consumatore finale. Ulteriore segnale del cambio di tendenza è rappresentato dalla nascita delle facoltà di architettura nella Repubblica Popolare, che fino a qualche anno fa non esistevano, ma che ora stanno immettendo sul mercato giovani designer locali che contribuiranno a far accrescere il settore.

martedì 17 maggio 2011

Sistema moda Italia approda in Cina

Lo scorso 27 aprile è stata inaugurata la nuova sede di Sistema moda Italia a Shanghai:
ampliare l’export del settore tessile italiano si prefigura come il fine da raggiungere.

Nel 2010 il settore dell’abbigliamento moda è cresciuto del 7,5 % e allo stesso modo è salito quello italiano, ma nonostante ciò sono solo duemila le aziende italiane che hanno una base all’estero, perciò Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria per l’internazionalizzazione ed ex past president di Smi, aveva lanciato l’idea di aprire una sede di rappresentanza di Smi a Shanghai, dedicata alle aziende del settore, tra cui anche le piccole e medie imprese.
L’idea si è concretizzata lo scorso aprile grazie al sostegno di IntesaSanpaolo, della Fondazione industrie cotone e lino e di Milano Unica.
Tra coloro che hanno reso possibile questo progetto, figura il vicepresidente vicario di Smi Paolo Bastianello, il quale ha dichiarato che già duecento aziende si sono rivolte al desk; inoltre Bastianello ha sottolineato l’importanza della collaborazione con Lily Lee, project manager e responsabile della sede, “persona di grande esperienza, anche se il contributo dell’Ice è stato fondamentale e continuerà ad esserlo, come accade nelle sedi dell’Istituto commercio estero in Russia, Brasile o in altri mercati emergenti”.
Entusiaste le reazioni delle aziende che si sono rivolte all’ufficio di Shanghai, infatti per esse la penetrazione nel mercato cinese risultava poco agevole prima di affidarsi all’esperienza e agli strumenti forniti dal progetto di Sistema moda Italia: l’economia cinese è in continua evoluzione e ormai non può più basarsi esclusivamente sull’export, perciò lo sviluppo del mercato interno e l’aumento dei consumatori della classe media rappresentano delle ottime opportunità per il settore tessile italiano, ma è necessario avere le chiavi giuste fornite appunto dal desk di Shanghai.

venerdì 26 novembre 2010

Intesa commerciale tra Cina, Giappone e Corea del Sud

A Qingdao si è tenuto questa settimana il summit del OEAED per rafforzare la cooperazione e gli investimenti tra le tre potenze asiatiche.

L’Organizzazione per lo Sviluppo dell’Economia nell’Asia Orientale ha organizzato nei giorni scorsi il summit di Quingdao, nello Shangdong, al fine di stimolare le intese commerciali tra Cina, Giappone e Corea del Sud, anche in risposta ad una ASEAN sempre più indebolita dalle problematiche geopolitiche. La necessità di un’area di libero scambio nell’Asia Orientale ha portato, durante il convegno, alla stipulazione del Trattato di Cooperazione tra le tre economie e alla creazione di un fondo per gli investimenti.
Il Trattato firmato coinvolge 10 città tra le quali verrà creata una zona free trade: Qingdao, Tianjin, Dalian e Yantai in Cina, Kitakyushuu, Shimonoseki e Fukuoka in Giappone e Busan, Inchon e Ulsan nella Corea del Sud.
Il piano di investimenti, invece, prevede l’incentivo di IDE nell’area, in particolare nel settore del commercio, della logistica e dei servizi. Misure di sostegno sono state discusse anche per ciò che riguarda le energie rinnovabili, da implementare nei prossimi anni nell’area, e per lo sviluppo del turismo internazionale nella zona del Mar Giallo, con la creazione di un’area ad alta ricettività tra i tre Paesi.
Gli accordi presi dalle tre potenze economiche favoriscono la presenza straniera, non solo per gli investimenti che sono stati stanziati, ma anche perché la collaborazione interna alla regione facilita gli scambi delle aziende operanti nella zona, potendo così estendere il business ai Paesi confinanti, forti delle intese commerciali vigenti.

martedì 16 novembre 2010

L’importanza delle fiere emergenti

Le fiere internazionali rappresentano uno strumento efficace per la comunicazione commerciale, ma anche per gli incontri d’affari e la conoscenza del mercato. Anche nei Paesi emergenti le manifestazioni fieristiche si stanno facendo largo, con iniziative di grande importanza internazionale a cui è d’obbligo essere presenti.

Per alcuni settori, la possibilità di essere presenti ad una fiera internazionale è fondamentale per accedere al mercato. Oggi, non solo Europa e Stati Uniti, ma anche i Paesi dei Bric sono in grado di organizzare eventi ed esposizioni di grande livello.
In Cina le sedi fieristiche più rilevanti si concentrano nelle zone di Pechino, Shanghai, Canton, Shenzhen e naturalmente Hong Kong. Tra le manifestazioni di maggior interesse si trovano quelle del settore tessile: Intertextile, per i tessuti pregiati, che si snoda in più edizioni, tra Pechino, Shanghai e Guangzhou, oppure Chic, specializzata nel campo del lusso. Altro tema di forte richiamo è negli ultimi anni quello del settore enogastronomico, il quale ha visto crescere esponenzialmente in Cina numerose fiere dedicate: International Wine & Spirits Fair, Food & Hospitality China, Interwine and Interfood, solo per citarne alcune. Oltre a ciò, l’abbigliamento e le nuove tecnologie attirano numerosi espositori internazionali e, sebbene siano principalmente fiere per la promozione dei prodotti cinesi, non mancano gli eventi dedicati agli scambi commerciali, come l’Import & Export di Canton o la CIFIT di Xiamen.
Anche le fiere russe rappresentano un buon modo per farsi conoscere sul mercato dell’ex area sovietica: qui le manifestazioni più importanti, localizzate ancora prevalentemente a Mosca e San Pietroburgo, riguardano i macchinari, come la Zolotoi Ocien, la meccatronica e l’edilizia, di cui si ricordano Holzhaus, Mobibuild ed Expocem.
Fiorenti anche le manifestazioni dell’India, le cui fiere maggiori si svolgono a Mumbai, New Delhi e Bangalore. Anche qui l’edilizia e l’arredo sono i settori più coinvolti nelle esposizioni: Stona a Bangalore, per la lavorazione del marmo, Index a Mumbai per l’arredamento e Cityscape per gli investimenti immobiliari. Non mancano le iniziative dedicate all’energia, un tema sempre più caro alle economie emergenti: Entech ed Energy India trattano, infatti, le rinnovabili.
Infine il Brasile, dove primeggiano le fiere dedicate all’agroalimentare e ai macchinari. Nel primo caso, va citata Agrishow a Ribeirao Preto, grande esposizione per le macchine agricole, mentre per i macchinari si trovano: Feimafe, Brasilplast, M&T Expo, Fimai e Simai. In Brasile le manifestazioni principali si tengono nei centri maggiori, come San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte.

giovedì 11 novembre 2010

A Pechino nasce il Centro per le Pmi europee

Dal 2011 le piccole e medie imprese europee che commerciano con la Cina potranno contare su di un nuovo strumento: un Centro finanziato dalla Commissione europea per il sostegno delle attività internazionali nel paese asiatico.

Il nuovo centro per le Pmi europee di Pechino, recentemente inaugurato dal vicepresidente della Commissione europea e responsabile per imprese e industria Antonio Tajani, inizierà la propria attività il prossimo gennaio. Sarà gestito da un consorzio delle camere di commercio europee, tra cui anche Unioncamere e le camere del Benelux, Francia, Germania e Spagna. L’iniziativa rientra nel progetto di “Small Business Act” dell’Unione Europea che ha lo scopo di sostenere le imprese più piccole che internazionalizzano, oggi in continuo aumento. Solo le Pmi europee che esportano, infatti, sono oggi il 25% del totale.
Le attività del Centro saranno molteplici. Innanzitutto, esso fornirà informazioni tecniche per operare in Cina, quali: procedure burocratiche, tipologie di contratti e strutture societarie ammesse, certificazione necessarie. L’ente darà anche consigli pratici, che si concretizzeranno nella pubblicazione di un dossier sulle strategie di internazionalizzazione nel corso del 2011, e sosterrà le imprese nella risoluzione di eventuali problemi che sorgeranno nell’approccio al mercato. L’obiettivo ultimo è la cooperazione tra Europa e Cina che sarà incentivata dalla collaborazione del Centro con altri enti di supporto, come la rete “European Enterprise Network” (EEN), che offre già alle imprese cinesi aiuto per lo sviluppo tecnologico e fornisce loro contatti con le organizzazioni europee.

martedì 9 novembre 2010

Se Maometto non va alla montagna…

Perche’ un’azienda italiana, una PMI mettiamo caso, dovrebbe internazionalizzare in Cina? Le ragioni sono moltissime, piu’ o meno legittime, e vanno dalla classica “per non perdere il treno”(che nel caso dell’Italia in Cina e’ ormai passato da un paio di decenni) all’azzardata strategia dell’“ultima spiaggia”. Per quanto mi riguarda penso che il motivo principale per cui non ci si puo’ permettere di ignorare la Cina sia che se non iniziamo a imparare a competere con i Cinesi nella loro Terra, dovremo imparare a farlo a casa nostra, come gia’ sta succedendo in alcuni settori, tessile per citarne uno.
Ora viene il dunque, pero’, come assistere piccole imprese di fronte a un immenso mercato? Come aiutarle a raggiungere la tanto sospirata massa critica? Il bisogno di istituzioni stabili e che siano in grado di coordinare l’azione e “fare Sistema” e’ enorme, ma di contro il panorama italiano in Cina si presenta frammentato con piu’ di 40 tra sportelli regionali, Camere di Commercio e ICE, a replicare una governance multi-livello che spesso implica inefficienze e costi inutili.
Finche’ non esistera’ un network di Paese, una volonta’ di crescere insieme pur rimanendo fedeli in principio all’italianissimo adagio “piccolo e’ bello”, finche’ non ci sara’ un allineamento di voci e una struttura concreta, le cose non cambieranno per le nostre PMI e chi vorra’ provare a farcela dovra’ farlo da solo, accettando di crescere e cambiare. Quello che preoccupa, tuttavia, e’ il destino di chi non ha risorse sufficienti per farlo, in qual caso si prospettano anni di grandi sforzi per sopravvivere all’avanzata rossa.

A cura di Marta Caccamo

venerdì 5 novembre 2010

Le imprese cinesi sono poco innovative

Gli investimenti cinesi in scienza e tecnologia sono stati scarsi negli ultimi due anni, con il risultato che le imprese hanno poca capacità innovativa. Ciò può rappresentare un’opportunità per le imprese italiane innovative interessate alla Cina.

Durante la 12ma Conferenza dell’Associazione della Scienza e Tecnologia di Fuzhou, tenutosi il 1°novembre scorso, il ministro della Scienza e Tecnologia cinese, Wan Gang, ha dichiarato che le imprese cinesi hanno ancora scarsa capacità innovativa. Nonostante nel 2009 gli investimenti in questi ambiti da parte delle finanze centrali cinesi siano stati pari a 15 miliardi di yuan, mentre quelli totali in ricerca e sviluppo tecnico-scientifico siano ammontati a 58 miliardi di yuan, la competitività dal punto di vista dell’innovazione non è ancora sufficiente.
La criticità delle imprese cinesi può essere un vantaggio però per gli operatori esteri, in quanto la necessità di innovare e di disporre di conoscenze e know-how di alto livello potrebbe favorire la stipulazione di forme di collaborazione internazionale, quali sono: accordi interaziendali, licenze, e joint venture. Quest’ultima possibilità è una delle modalità di ingresso più utilizzata dalle aziende straniere in Cina, sostenuta peraltro da numerose leggi del Paese e dall’impulso dato dall’ingresso della Cina nella WTO nel 2001. Tramite le joint venture, i soci stranieri solitamente apportano capitale ma anche tecnologia, innovazione e know-how, beneficiando di un partner cinese ben consolidato sul mercato e con una conoscenza diretta della domanda, dei canali distributivi e delle strategie di marketing più adatte.
Relativamente all’innovazione, un importante incontro per le imprese italiane interessate alla Cina si terrà il prossimo 8 novembre presso l'Auditorium della Tecnica di Confindustria. Si tratta del “Forum dell’innovazione Italia-Cina”, uno degli incontri organizzati per l’Anno Culturale Cinese in Italia, a cui presenzierà proprio il ministro Wan Gang assieme alle istituzioni italiane. Tra i temi che verranno trattati si segnalano: efficienza energetica e fonti alternative; scienze della vita; design; e-government.

lunedì 9 agosto 2010

La Cina arriva nel Sud Italia per investire nel fotovoltaico

E’ di 100 milioni di dollari l’ammontare degli investimenti cinesi nel Mezzogiorno italiano per lo sviluppo del settore fotovoltaico. Le aziende cinesi hanno infatti intravisto ottime opportunità di investimento grazie all’enorme quantità di energia solare sfruttabile nel nostro Sud. Il 30 giugno scorso è stata siglata un’intesa a Guangzhou tra il governatore della Puglia Nichi Vendola e il vice governatore della Provincia del Guandong Lin Musheng, tramite il quale il paese asiatico investirà ulteriori 30 milioni di dollari nella regione pugliese. Dalla firma dell’accordo già 4 aziende cinesi sono arrivate in Italia, tra cui la China Eergy Conservation & Environment Protection, che installerà entro settembre 2010 una serie di impianti fotovoltaici. Per il futuro non si esclude la possibilità di investimenti nel Nord Italia, probabilmente in Lombardia e Veneto: un'eccellente occasione per le imprese italiane del settore.

giovedì 24 giugno 2010

Avviata la libera fluttuazione dello yuan: record per la valuta cinese e benefici per l’export italiano

Sabato scorso la People Bank of China aveva annunciato che la Cina, dopo mesi di dibattiti internazionali, avrebbe finalmente sganciato lo yuan dal dollaro statunitense, flessibilità resa ormai necessaria vista la ripresa economica del paese. La decisione, secondo gli Stati Uniti, dovrebbe ora dare avvio ad una serie di riequilibri globali che sosterranno la ricrescita mondiale. Nel primo giorno di flessibilità, questa settimana, lo yuan ha già stabilito un record, ottenendo un apprezzamento sul dollaro dello 0,4%, il più elevato dal 2005, prima che il renminbi si agganciasse al dollaro per sostenere le esportazioni cinesi in caduta. Il cambio valutario, comunque, non è stato fatto rispetto alla moneta americana come si pensava, ma sulle forze di mercato, ovvero optando per una fluttuazione libera.
A fronte di un rafforzamento della valuta cinese e di un indebolimento dell’euro le imprese italiane potrebbero ottenere numerosi benefici. Secondo Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria per l’internazionalizzazione, appena rientrato dalla missione di sistema in Cina, è proprio questo il momento di investire nel paese asiatico, dove attualmente sono presenti “solo” duemila imprese italiane. I vantaggi maggiori potrebbe averli l’export, che si prevede possa crescere in Cina del 20% entro l’anno; i settori che sembrano essere più competitivi in questa fase sono ancora una volta quelli relativi ai prodotti tradizionali del Made in Italy (tessile, calzatura e mobili).

giovedì 10 giugno 2010

Le autorità cinesi aumentano il salario minimo in 30 città

Svolta economica e politica importante da parte delle autorità cinesi in seguito allo sciopero negli stabilimenti della Honda della scorsa settimana che ha causato la chiusura temporanea degli impianti di assemblaggio. Nonostante in Cina gli scioperi siano illegali, il governo cinese, nel caso Honda, non ha scelto la consueta linea repressiva, al contrario ha lasciato che i lavoratori scioperassero e che i media riportassero ampiamente l’evento. L’effetto della manifestazione, inoltre, è stato l’aumento del 24% del salario per tutti i lavoratori dello stabilimento. A seguito dell’episodio le autorità cinesi hanno annunciato l’innalzamento del salario minimo in una trentina di grandi Municipalità dove le Amministrazioni hanno la facoltà di imporre un paga minima; a Pechino, ad esempio, il salario minimo vige da più di 15 anni e con l’aumento annunciato sarà di 160 yuan mensili (23,5 dollari) e riguarderà circa 100.000 pechinesi. Shanghai, invece, è la città con i salari più elevati con 1.120 yuan al mese (164 dollari).
La decisione del governo cinese è significativa: con questa manovra si vuole dare un segnale importante alle aziende straniere che operano in Cina, che probabilmente dovranno considerare un allentamento dei salari. La Cina potrebbe, infatti, essere sulla strada per abbandonare il ruolo di “fabbrica a basso costo del mondo”, favorendo le esportazioni di beni a prezzi ridotti. Se ciò dovesse concretamente verificarsi, per il settore automobilistico, finora l’unico coinvolto, non sarebbe una perdita, in quanto la Cina rimane il mercato più promettente per le sue possibilità di espansione. Tuttavia, i settori manifatturieri che operano principalmente nell’export potrebbero avere delle difficoltà. Già ora alcuni paesi più vicini geograficamente ai mercati di destinazione dei beni risultano essere più vantaggiosi della Cina per la delocalizzazione produttiva (il Messico lo è per vendere negli Stati Uniti e l’Europa dell’Est per i mercati europei occidentali).
La manovra governativa è comunque una scelta che rientrerebbe nel programma politico cinese che prevede una ridistribuzione della ricchezza più equa a favore degli strati meno privilegiati. I salari, infatti, coprono attualmente meno del 40% del PIL della domanda. Inoltre, uno dei maggiori timori della classe dirigente è proprio quello di un proliferare di conflitti sociali dovuti al gap economico tra ricchi e poveri.
L’aumento dei salari ha un’importanza anche dal punto di vista strettamente economico: l’innalzamento del costo del lavoro, infatti, significa aumento dei prezzi, il che porterebbe ad una svalutazione del potere d’acquisto della valuta cinese. L’inflazione che ne deriverebbe sarebbe comunque positiva perché allenterebbe le pressione sulla parità dello yuan.

lunedì 7 giugno 2010

La Fiat pianifica il rientro sul mercato cinese

Durante la giornata italiana all’Expo di Shanghai, avvenuta il 2 giugno scorso, il presidente della Fiat, John Elkann, ha ribadito che la Cina rappresenta per la casa automobilistica italiana una grande opportunità e quindi il gruppo sta pensando ad un incremento della propria presenza nel paese asiatico.
Fiat è assente dal mercato cinese da circa quattro anni, dopo che nel 2007 ruppe la partnership con Nanjing Automotive. Da allora la presenza di Fiat in Cina si è limitata a veicoli commerciali e vetture d’importazione.
Magneti Marelli inaugurerà prossimamente uno stabilimento a Jiading, distretto automobilistico di Shanghai, grazie alla joint venture creata con la locale Saic. Nel 2012, invece, Fiat aprirà una fabbrica nella provincia di Guandong, dove produrrà modelli assieme al nuovo partner locale, Guangzhou Automobile Group. Inizialmente la produzione si limiterà ad una linea ”made in China”, e successivamente si passerà a modelli europei. Guangzhou sembra essere un parner promettente per Fiat, dato che è il principale costruttore automobilistico della provincia di Guandong e vanta collaborazioni con grandi marchi internazionali.

venerdì 4 giugno 2010

L’innovazione alla fiera internazionale di Pechino del settore tecnico-scientifico

Si è svolta la scorsa settimana a Pechino la Fiera internazionale del settore tecnico-scientifico, esposizione che si tiene ogni anno a maggio ed è organizzata dal Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese e dal Consiglio cinese per la promozione del commercio internazionale. L’evento ha ospitato delegazioni di una ventina di paesi e regioni del mondo, nove organizzazioni internazionali e aveva il seguente tema: “Rafforzamento della capacità di innovazione autonoma e accelerazione della trasformazione del modello di sviluppo”. Alla manifestazione, infatti, le circa 2000 imprese cinesi e straniere partecipanti hanno presentato gli ultimi risultati tecnico-scientifici legati alle nuove risorse energetiche, al risparmio energetico e alla tutela dell’ambiente, ai nuovi materiali, al settore informatico e delle biotecnologie. Nelle edizioni passate molte tecnologie e prodotti presentati alla fiera hanno poi contribuito alla nascita di nuove concezioni tecnico-scientifiche mondiali.
In particolare, quest’anno si sono proposti i risultati dell’innovazione autonoma della Cina, si sono toccati i temi legati all’economia a bassa emissione di carbonio, alla biodiversità e alle città mondiali, e si è promossa la cooperazione settoriale e l’attuazione di progetti, dando molto spazio all’internazionalizzazione. L’ammontare totale dei progetti in campo tecnico-scientifico e nel commercio tecnologico si è attestato a 4 miliardi di dollari.

giovedì 3 giugno 2010

Missione italiana in Cina: resoconto dei primi tre giorni a Chongquing e Shanghai

E’ tuttora in corso la missione di sistema che Confindustria, Abi e Ice, con i ministeri dello Sviluppo Economico e degli Affari Esteri, hanno organizzato dal 30 maggio al 4 giugno e a cui partecipano 230 aziende, 600 imprenditori e 18 associazioni industriali. Si tratta della terza missione italiana nel paese asiatico, la prima fu nel 2004 e la seconda nel 2006. Per il governo è presente il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, il vice ministro allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso; per Confindustria partecipa la presidente, Emma Marcegaglia, il vice presidente per l’Internazionalizzazione, Paolo Zegna e il presidente della Piccola Industria, Vincenzo Boccia. Gli obiettivi della missione sono molteplici: rafforzare il commercio bilaterale tra Italia e Cina, cercando di raggiungere un interscambio paria a 40 miliardi di dollari; incrementare gli investimenti cinesi in Italia e quelli italiani in Cina; affiancare alla collaborazione già esistente nel settore manifatturiero anche quella nei campi d tecnologia ambientale ed efficienza energetica. La Cina rimane infatti una priorità per le imprese italiane e i dati dimostrano come la presenza italiana nella Repubblica Popolare sia in aumento: in aprile l’export è stato del +17%.
La prima tappa della missione si è svolta a Chongquing, città simbolo dello sviluppo economico del West cinese; si stima, infatti, che nel 2012 la sua popolazione raggiungerà i 40 milioni di persone. Inoltre la città è interessante anche per la sua tradizione manifatturiera; qui il governo cinese e operatori stranieri hanno già investito molto denaro facendone un importante centro per l’industria pesante, la produzione di motociclette ed automobili. Il 31 maggio ed il primo giugno a Chongquing si sono svolti seminari su automotive, energia e protezione ambientale, meccanica, tecnologie e beni di consumo, oltre ad un seminario per gli operatori cinesi dal titolo “Fare affari in Italia e opportunità di investimento”. Italia e Cina hanno inoltre firmato due accordi: il primo per la costituzione di un distretto agroalimentare sino-europeo e il secondo per il trasferimento del know-how italiano ai cinesi per la realizzazione di una vettura ibrida.
Ieri, 2 giungo, la delegazione si è fermata a Shanghai, dove si è svolta la giornata italiana dell’Esposizione Universale cinese. Alla manifestazione ha partecipato anche il commissario generale del governo per l’Expo, Beniamino Quintieri. Il padiglione italiano sta riscuotendo un grande successo all’Expo, ed è considerato il più attraente dell’Esposizione. Già nei primi giorni, infatti, aveva registrato il massimo della capienza quotidiana grazie ad un Made in Italy sempre più richiesto dagli stranieri.

lunedì 3 maggio 2010

Inaugurazione dell’Expo di Shanghai: i primi numeri

Sabato primo maggio l’Expo di Shanghai dal titolo “Better City, Better Life” ha aperto al pubblico internazionale e ai 20 Capi di Stato presenti, in seguito ad una cerimonia inaugurale il 30 aprile che non ha superato in stravaganza quella per le Olimpiadi di Pechino del 2008. Sabato, primo giorno, il numero di visitatori è stato di 207.700, mentre domenica se ne sono registrati 213.600 ed oggi il numero risulta al momento dimezzato. Nei primi giorni la folla di persone desiderose di entrare ha dovuto attendere anche due ore in coda per poter accedere allo spazio espositivo. Sono 8 al momento i padiglioni più visitati: Svizzera, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Corea del Sud e Spagna. All’inaugurazione del padiglione italiano erano presenti il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, il commissario generale per l’Expo, Beniamino Quintieri, e l’Ambasciatore dell’Italia in Cina, Riccardo Sessa.
La Cina, come per le Olimpiadi, si è data un gran da fare per questo evento: si stima che siano stati spesi 58 miliardi di dollari contro i 42 dei giochi olimpici. Molti sono stati i lavori nella metropoli di Shanghai: la metropolitana è stata raddoppiata; è stato aggiunto un terzo terminal aeroportuale; sono stati spesi 700 milioni di dollari per il rimodellamento della promenade e di alcuni grattacieli. Anche in fatto di sicurezza non si è lasciato nulla al caso: le autorità hanno effettuato 6.000 arresti per crimini vari; i dissidenti sono tenuti sotto stretto controllo ed i confini con Kirghizistan e il Kazakistan sono stati chiusi fino a martedì. Per la Cina, infatti, si tratta di una grande opportunità per dimostrare al mondo le sue potenzialità e la sua grandezza; non a caso il presidente cinese Hu Jintao qualche giorno fa ha definito la manifestazione “orgoglio di tutti i cinesi”.

lunedì 26 aprile 2010

L’evoluzione del mercato cinese: avanzano le imprese locali

La Cina, oggi più che mai, rappresenta un mercato fondamentale in cui entrare per la maggior parte delle imprese straniere, tanto che è considerata dal mondo economico il paese chiave del ventunesimo secolo. Il numero delle aziende internazionali che sono penetrate ed hanno investito nella Repubblica Popolare Cinese è aumentato notevolmente dal 1978, anno in cui la Cina aprì le proprie frontiere agli operatori stranieri. Oggi sono 450.000 le imprese straniere presenti sul territorio cinese (di cui 480 delle 500 aziende leader mondiali). Tuttavia ciò a cui si sta assistendo negli ultimi anni è un progressivo incremento anche delle società locali che stanno elevando il proprio livello competitivo e le proprie posizioni, soprattutto nei settori principali della produzione cinese, come quello tecnologico. Anche le aziende statali, grazie agli incentivi governativi, hanno ormai conquistato posizioni ottimali. L’evoluzione delle imprese domestiche è stata rapida come la crescita economica del paese, basti pensare che nel 1992 si contavano 140.000 imprese private mentre oggi sono 6,6 milioni. Al di là dello sviluppo economico della Cina, che ha ovviamente contribuito a modificare il tessuto industriale, un aiuto fondamentale è arrivato dalle normative cinesi che, secondo molti imprenditori stranieri, sono applicate a favore delle aziende locali. Nonostante ciò, le regolamentazioni nel settore imprenditoriale sono sicuramente migliorate rispetto ad una decina di anni fa e si presentano oggi più chiare e semplici anche per le società internazionali. Risulta inoltre più facile per le aziende globali reclutare forza lavora di talento nel mercato locale.

venerdì 23 aprile 2010

Operazione finanziaria internazionale per la terza banca della Cina

Agricultural Bank of China, una delle maggiori banche del paese, ha coinvolto per la propria operazione di IPO (Initial Public Offering) 10 banche, tra cui China International Capital, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Ip Morgan, Macquarie Group e Morgan Stanley. Con questa mossa finanziaria potrebbe raccogliere ben 29,3 miliardi di dollari vendendo azioni alla borsa cinese e a quella di Hong Kong. Per gli economisti si tratta di un’operazione straordinaria, la più grande IPO cinese, e rappresenta inoltre una grande occasione per le banche d’investimento che operano in Asia.
Il successo di questa azione potrebbe eclissare così quello della Industrial and Commercial Bank of China, che raggiunse 21,9 miliardi di dollari a Hong Kong e Shanghai nel 2006.