Secondo lo studio Feeding the Dragon: Why China’s Credit System Looks Vulnerable, pubblicato dalla società di gestione americana GMO, infatti, il pericolo di una bolla creditizia e immobiliare in Cina sarebbe quanto mai reale.
La società di gestione americana GMO, attraverso lo studio Feeding the Dragon: Why China’s Credit System Looks Vulnerable, ha lanciato l’allarme: la possibilità di una nuova crisi subprime, come quella del 2007 negli Usa, è molto vicina per il Dragone.
Per ora si tratta solo di una voce, ma l’ammontare del debito presente nel sistema economico cinese sta continuando ad aumentare toccando livelli record. Secondo il report, il controvalore totale dei debiti contratti dalle 3.895 compagnie non finanziarie cinesi oggetto di indagine ha toccato ormai quota 1.700 miliardi di dollari, mentre tra il 2007 e il 2008 questo valore si attestava sui 600 miliardi.
Stando ai dati diffusi dall’istituto centrale cinese, lo scorso anno le banche cinesi hanno accordato nuovi prestiti per 1.300 miliardi di dollari con una crescita pari al 10% rispetto all’anno precedente. Questo boom ha provocato un altrettanto boom di investimenti che ha compensato il calo delle esportazioni e allo stesso tempo ha alimentato una bolla immobiliare sempre più difficile da tenere sotto controllo.
Una delle principali preoccupazioni, infatti, deriva dall’intreccio tra debiti e fortune di questo settore, i cui asset fungono molto spesso da garanzia per i prestiti stessi. In sostanza, se il mercato immobiliare virerà al ribasso, è opinione dello studio della società americana che anche i governi locali potrebbero andare incontro a una potenziale contrazione della liquidità.
Visualizzazione post con etichetta bolla speculativa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bolla speculativa. Mostra tutti i post
martedì 12 febbraio 2013
venerdì 20 luglio 2012
Il ridimensionamento del mercato immobiliare
Secondo quanto riportato dal Financial Times, la ripresa economica è prevista per la seconda metà dell’anno. Fondamentale sarà il ruolo del settore immobiliare.
Il settore immobiliare è stato, ed è tuttora, uno dei pesi maggiori per la crescita economica della Cina. Se per molti anni questo settore ha rappresentato un vero e proprio Eldorado per gli investitori stranieri, oggi le cose sono drasticamente cambiate.
Ci sono però delle novità. L’aumento dei prezzi delle abitazioni, voluto dal Governo e registrato lo scorso giugno, può essere considerato come un segnale di ripresa dell’economia cinese che, nella seconda metà dell’anno, tornerà a riprendersi e a dimenticare lo slowdown di questa prima metà anno.
Dati alla mano, delle 70 città tracciate dall’indagine dell’Ufficio Statistiche Cinese, 25 hanno registrato un aumento mensile dei prezzi degli immobili, per 24 città non c’è stata alcuna variazione mentre in 21 città i prezzi sono scesi. Nello specifico: Pechino ha visto un aumento dello 0.3%, Shanghai e Guangzhou dello 0.2%.
È parere comunque di molti esperti che la bolla immobiliare cinese sarà destinata a scoppiare. Secondo alcune previsioni ci saranno due crolli, con il primo che si verificherà probabilmente tra il 2013-2015 ed il secondo intorno al 2025, dopo il quale i prezzi non torneranno mai più ai livelli precedenti.
Il settore immobiliare è stato, ed è tuttora, uno dei pesi maggiori per la crescita economica della Cina. Se per molti anni questo settore ha rappresentato un vero e proprio Eldorado per gli investitori stranieri, oggi le cose sono drasticamente cambiate.
Ci sono però delle novità. L’aumento dei prezzi delle abitazioni, voluto dal Governo e registrato lo scorso giugno, può essere considerato come un segnale di ripresa dell’economia cinese che, nella seconda metà dell’anno, tornerà a riprendersi e a dimenticare lo slowdown di questa prima metà anno.
Dati alla mano, delle 70 città tracciate dall’indagine dell’Ufficio Statistiche Cinese, 25 hanno registrato un aumento mensile dei prezzi degli immobili, per 24 città non c’è stata alcuna variazione mentre in 21 città i prezzi sono scesi. Nello specifico: Pechino ha visto un aumento dello 0.3%, Shanghai e Guangzhou dello 0.2%.
È parere comunque di molti esperti che la bolla immobiliare cinese sarà destinata a scoppiare. Secondo alcune previsioni ci saranno due crolli, con il primo che si verificherà probabilmente tra il 2013-2015 ed il secondo intorno al 2025, dopo il quale i prezzi non torneranno mai più ai livelli precedenti.
venerdì 13 luglio 2012
Crescita cinese ai minimi degli ultimi 3 anni
Come ampiamente previsto, la Cina rallenta la
corsa. Nel secondo trimestre del 2012 il PIL ha registrato un incremento del
7,6%, il peggior risultato dal 2009.
A ogni modo, le ragioni del risultato odierno si possono riassumere in due punti fondamentali: il calo delle esportazioni (legato alla debolezza della domanda mondiale) e il ridimensionamento del settore immobiliare.
Il peggio, comunque, dovrebbe essere passato. Tutti gli analisti sono concordi nel ritenere che tra aprile e giugno l'economia del Paese abbia toccato il fondo e che, grazie alle politiche fiscali espansive messe in atto di recente dal governo, nel terzo trimestre la congiuntura del gigante asiatico dovrebbe stabilizzarsi, per poi riprendere a crescere a un tasso superiore all'8% nell'ultima parte dell'anno.
Sicuramente ora il Paese non dovrà cadere nella trappola della liquidità e dovrà evitare di gonfiare ulteriormente la bolla immobiliare della quale, alcuni esperti, si aspettano l'esplosione da un momento all'altro.
Sarà necessario, in seguito, reggere all'indebitamento degli enti locali e correggere le forti diseconomie del sistema industriale.
Una sfida importante che il Premier Wen Jiabao dovrà affrontare con la consapevolezza che questa congiuntura economica è tra le più complesse verificatasi negli ultimi trenta anni.
In linea con le previsioni degli
analisti sono stati resi noti i dati relativi al PIL della Cina nel secondo
trimestre del 2012. Senza troppe sorprese arriva la conferma del peggior
risultato dall'inizio del 2009: un incremento che ferma la sua corsa al 7,6%.
Già a marzo era chiaro che Pechino non sarebbe
riuscita a raggiungere la quota dell'8% di crescita annuale (punto di
equilibrio); la riduzione dell'obiettivo annuale al 7,5% ne era stata una
chiara indicazione.A ogni modo, le ragioni del risultato odierno si possono riassumere in due punti fondamentali: il calo delle esportazioni (legato alla debolezza della domanda mondiale) e il ridimensionamento del settore immobiliare.
Il peggio, comunque, dovrebbe essere passato. Tutti gli analisti sono concordi nel ritenere che tra aprile e giugno l'economia del Paese abbia toccato il fondo e che, grazie alle politiche fiscali espansive messe in atto di recente dal governo, nel terzo trimestre la congiuntura del gigante asiatico dovrebbe stabilizzarsi, per poi riprendere a crescere a un tasso superiore all'8% nell'ultima parte dell'anno.
Sicuramente ora il Paese non dovrà cadere nella trappola della liquidità e dovrà evitare di gonfiare ulteriormente la bolla immobiliare della quale, alcuni esperti, si aspettano l'esplosione da un momento all'altro.
Sarà necessario, in seguito, reggere all'indebitamento degli enti locali e correggere le forti diseconomie del sistema industriale.
Una sfida importante che il Premier Wen Jiabao dovrà affrontare con la consapevolezza che questa congiuntura economica è tra le più complesse verificatasi negli ultimi trenta anni.
mercoledì 20 giugno 2012
In calo i prezzi immobiliari
Nel mese di maggio i prezzi delle case sono scesi in 54
delle 70 città monitorate dal governo ciense.
Bloomberg riporta l’opinione di Peter Churchouse, di Portwood Capital: «Il mercato immobiliare cinese si sta lentamente avvicinando al fondo della sua discesa e mi aspetto di assistere a un atterraggio nell’arco dei prossimi tre-quattro mesi». A detta sua, l’impatto delle manovre delle autorità può dirsi positivo.
Di diverso avviso è invece Alistair Thornton, uno dei maggiori esperti della IHS Global Insight, "Il settore immobiliare continuerà a gravare sulla crescita economica e per la fine dell’anno sarà un ulteriore freno a questa".
L’agenzia Bloomberg, riportando i dati diffusi nella giornata del
18 giugno dall’Ufficio nazionale di Statistica, conferma che, lo scorso mese in
Cina, i prezzi delle case sono scesi in 54 delle 70 città monitorate dal
governo. Il calo più consistente si è registrato a Wenzhou, (-14% rispetto al
2011), mentre Pechino e Shanghai hanno riportato una diminuzione attorno all’1,6%.
L’esecutivo di Pechino ha promesso di mantenere attive le
restrizioni applicate al mercato immobiliare in risposta al boom, che ha fatto
temere gli effetti dell’eventuale scoppio di una bolla speculativa. Tuttavia,
se i prezzi si abbasseranno ancora di molto e in poco tempo, sicuramente ci saranno a breve
delle ripercussioni sull’intero sistema economico della Cina. Bloomberg riporta l’opinione di Peter Churchouse, di Portwood Capital: «Il mercato immobiliare cinese si sta lentamente avvicinando al fondo della sua discesa e mi aspetto di assistere a un atterraggio nell’arco dei prossimi tre-quattro mesi». A detta sua, l’impatto delle manovre delle autorità può dirsi positivo.
Di diverso avviso è invece Alistair Thornton, uno dei maggiori esperti della IHS Global Insight, "Il settore immobiliare continuerà a gravare sulla crescita economica e per la fine dell’anno sarà un ulteriore freno a questa".
venerdì 20 aprile 2012
Calano i profitti delle aziende statali cinesi
In Cina, il 50% delle costruzioni rimane invenduto, così alcune ditte di stato, impossibilitate a pagare i debiti a causa della stretta creditizia, dichiarano bancarotta.
Oggi sono state diffuse le cifre sui profitti relativi alle industrie statali cinesi, che nel primo trimestre del 2012 sono scesi de 13,6%: sulle industrie di Stato pesa la diminuzione della domanda dall'estero.
A differenza delle ditte private, che dal 2008, in assenza di finanziamento, hanno smesso di investire in nuovi progetti, le compagnie edilizie di Stato, incoraggiate dalla facilità nell’ottenere prestiti delle banche Statali, hanno creato progetti ovunque, senza prendere in considerazione l’entità della domanda reale, così, molte si trovano ora nella condizione di dover dichiarare bancarotta. In Cina, l'area abitativa per persona è più alta di quella dell'Europa e del Giappone: le proprietà in eccesso potrebbero dare casa ad altri 200 milioni di persone, pari all'incremento di 15 anni nella popolazione urbana.
Gli analisti si aspettano un'ondata di bancarotte soprattutto a Pechino e a Shanghai, dove almeno il 50% delle nuove costruzioni è rimasto vuoto e invenduto, anche a causa dei limiti ai prestiti delle banche imposti dal governo per frenare la bolla speculativa.
Oggi sono state diffuse le cifre sui profitti relativi alle industrie statali cinesi, che nel primo trimestre del 2012 sono scesi de 13,6%: sulle industrie di Stato pesa la diminuzione della domanda dall'estero.
A differenza delle ditte private, che dal 2008, in assenza di finanziamento, hanno smesso di investire in nuovi progetti, le compagnie edilizie di Stato, incoraggiate dalla facilità nell’ottenere prestiti delle banche Statali, hanno creato progetti ovunque, senza prendere in considerazione l’entità della domanda reale, così, molte si trovano ora nella condizione di dover dichiarare bancarotta. In Cina, l'area abitativa per persona è più alta di quella dell'Europa e del Giappone: le proprietà in eccesso potrebbero dare casa ad altri 200 milioni di persone, pari all'incremento di 15 anni nella popolazione urbana.
Gli analisti si aspettano un'ondata di bancarotte soprattutto a Pechino e a Shanghai, dove almeno il 50% delle nuove costruzioni è rimasto vuoto e invenduto, anche a causa dei limiti ai prestiti delle banche imposti dal governo per frenare la bolla speculativa.
lunedì 12 marzo 2012
La Cina registra il peggior deficit da 22 anni
La Cina risente della crisi globale: dall'inizio dell'anno, lo yuan è stato deprezzato dello 0,5%, sono cresciute le importazioni di greggio e minerali e sono scesi del 25% i prezzi delle case.
Lo scorso febbraio, a causa dell’innalzamento delle importazioni (+39,6%) e della ridotta crescita delle esportazioni (+18,4%), Pechino ha segnato il peggior deficit degli ultimi 22 anni: 31,5 miliardi di dollari Usa, quattro volte superiore a quello previsto. Anche i dati relativi alla produzione industriale e alla vendita al dettaglio sono più bassi.
La scorsa settimana, il premier Wen Jiabao ha lanciato la previsione che nel 2012 il Pil cinese crescerà del 7,5% (il più basso dal 2004) e ha fissato un limite del 4% all'inflazione; tuttavia, quest’ultima è molto più alta in realtà, soprattutto relativamente ai prodotti alimentari.
Per contrastare il deficit e migliorare le esportazioni, la Banca centrale di Cina ha abbassato il valore dello yuan, che sui mercati è stato svalutato dello 0,2%: negli ultimi due mesi la Cina ha permesso che il valore della propria moneta scendesse dello 0,5%, mentre l’anno scorso lo aveva accresciuto del 4,7%.
La bilancia commerciale cinese è influenzata anche dalla continua crescita del prezzo del petrolio, che oggi ha raggiunto i 125 dollari al barile: per proteggersi da futuri innalzamenti del prezzo, il Dragone ha immagazzinato circa 5,95 milioni di barili al giorno.
Inoltre, non è escluso il rischio di una bolla speculativa per le proprietà. Negli ultimi anni, grazie a prestiti e immissioni di liquidità da parte di Pechino, il mercato immobiliare si è accresciuto fino a squilibrarsi: nei primi mesi dell’anno si è riscontrato un abbassamento del 25% dei prezzi delle case, a Pechino e Shanghai, tuttavia, il prezzo medio per metro quadro supera il valore di cinque mesi di un salario medio. Inoltre, secondo l'economista Andy Xie, la Cina ha più case di quanto ne abbia bisogno, in quanto il 50% delle nuove costruzioni risulta vuoto e invenduto. Per frenare la bolla speculativa, il governo ha imposto limiti ai presti delle banche e all'acquisto di seconde e terze case.
La scorsa settimana, il premier Wen Jiabao ha lanciato la previsione che nel 2012 il Pil cinese crescerà del 7,5% (il più basso dal 2004) e ha fissato un limite del 4% all'inflazione; tuttavia, quest’ultima è molto più alta in realtà, soprattutto relativamente ai prodotti alimentari.
Per contrastare il deficit e migliorare le esportazioni, la Banca centrale di Cina ha abbassato il valore dello yuan, che sui mercati è stato svalutato dello 0,2%: negli ultimi due mesi la Cina ha permesso che il valore della propria moneta scendesse dello 0,5%, mentre l’anno scorso lo aveva accresciuto del 4,7%.
La bilancia commerciale cinese è influenzata anche dalla continua crescita del prezzo del petrolio, che oggi ha raggiunto i 125 dollari al barile: per proteggersi da futuri innalzamenti del prezzo, il Dragone ha immagazzinato circa 5,95 milioni di barili al giorno.
Inoltre, non è escluso il rischio di una bolla speculativa per le proprietà. Negli ultimi anni, grazie a prestiti e immissioni di liquidità da parte di Pechino, il mercato immobiliare si è accresciuto fino a squilibrarsi: nei primi mesi dell’anno si è riscontrato un abbassamento del 25% dei prezzi delle case, a Pechino e Shanghai, tuttavia, il prezzo medio per metro quadro supera il valore di cinque mesi di un salario medio. Inoltre, secondo l'economista Andy Xie, la Cina ha più case di quanto ne abbia bisogno, in quanto il 50% delle nuove costruzioni risulta vuoto e invenduto. Per frenare la bolla speculativa, il governo ha imposto limiti ai presti delle banche e all'acquisto di seconde e terze case.
martedì 19 aprile 2011
Le contraddizioni dell’economia cinese
La scorsa settimana la Cina ha aumentato, per la quarta volta nel 2011, le riserve monetarie delle banche: Pechino tenta così di frenare l’inflazione per scongiurare il rischio di un crollo dell’economia.
L’economia cinese potrebbe arrivare al collasso entro un paio d’anni a causa di diversi fattori compresenti: i contrasti fra gli investimenti a breve e medio termine, il surriscaldamento della bolla immobiliare, l’aumento dell’inflazione e il congelamento del prezzo dello yuan.
Nouriel Roubini, professore di Economia alla Stern School of Business dell'università di New York, sostiene che “l’economia della Cina si sta surriscaldando. Nel tempo, gli iper-investimenti che Pechino sta autorizzando si dimostreranno deflazionari sia all’interno che all’estero. Prima o poi gli investimenti fissi non potranno essere aumentati, probabilmente nel 2013, e questo condannerà il Paese a una veloce marcia indietro”. Roubini, inoltre, ricorda che nel 2008-2009 i leader comunisti hanno reagito aumentando dal 42 al 47 % del Pil il valore degli investimenti fissi garantiti dallo Stato per far fronte al crollo, dall’11 al 5%, delle esportazioni: questo ha evitato la recessione del gigante asiatico, tuttavia tale escamotage non può essere utilizzato a lungo, in quanto “nessuna nazione è in grado di investire la metà del proprio Pil in nuovi stock di capitali senza dover poi subire l’iper-produzione, soprattutto nel campo delle infrastrutture e in quello immobiliare”.
La politica monetaria cinese - nonostante provvedimenti quali l’aumento, in più riprese, delle riserve monetarie obbligatorie per le banche e gli aumenti dei tassi di interesse per i finanziamenti, studiati per diminuire i prestiti per i finanziamenti - sembra non essere in grado di frenare l’inflazione. Alcuni esperti ritengono che la rapida crescita economica combinata alla grave inflazione che caratterizzano il Dragone potrebbero danneggiare il ceto medio cinese che, a fronte di un reddito che cresce con lentezza, vede ridursi il proprio potere d’acquisto: il rischio è l’aggravarsi del già noto divario tra una ristretta minoranza di ricchi e centinaia di milioni di persone sempre più povere. A tutto questo si aggiungono le insidie dell’aumento combinato dei prezzi del mattone e dei prestiti bancari, gli stessi fattori che hanno portato al crollo dei sistemi finanziari di Islanda e Irlanda. Il rischio è che un vuoto repentino di domanda provochi un crollo improvviso dei prezzi e l’innescarsi della classica reazione a catena provocata dallo scoppio di bolle speculative: i costruttori indebitati non riuscirebbero più a onorare il pagamento degli interessi e le banche sarebbero costrette a rivalersi sulle società insolventi che verrebbero così spinte verso il fallimento.
Secondo il prof. Rubini “Pechino ha bisogno di privatizzare le proprie imprese statali e di tassare in maniera maggiore i profitti degli investitori se non vuole crollare […] le contraddizioni dell’economia cinese sono enormi, e non bastano trucchetti finanziari o monetari per frenare il disastro previsto”.
giovedì 10 marzo 2011
Rischio bolla immobiliare in Cina
Secondo l’agenzia di rating Fitch, l’inflazione che caratterizza attualmente il settore immobiliare cinese potrebbe causare una bolla speculativa mettendo a rischio il sistema finanziario del Dragone.
L’agenzia di rating Fitch assegna a Pechino un grado di rischio MPI3, in quanto ritiene che ci sia il 60% di possibilità che si verifichi una bolla speculativa nel settore immobiliare entro il 2013, mettendo così a repentaglio il sistema finanziario cinese.
I timori sono fondati su alcuni “segnali premonitori” che l’istituto avrebbe individuato e che in genere portano poi a quella che è definita “crisi sistemica”: crescita annuale dei prestiti oltre il 15% e aumento dei prezzi immobiliari del 5% in un biennio. La Repubblica Popolare Cinese presenta entrambe le situazioni; per fronteggiare la crisi economica ed evitare il collasso dei mercati di credito, infatti, le banche cinesi hanno immesso nel sistema una grande massa di liquidità: gli istituti di credito hanno concesso nel periodo 2009-2010 prestiti per 17.500 yuan (1.900 miliardi di euro), denaro utilizzato in gran parte nel settore immobiliare che ha, quindi, causato forti aumenti dei prezzi delle proprietà, arrivati anche oltre il 18% nel 2010. Per frenare la speculazione, il governo ha varato una serie di misure, tra cui la crescita dei tassi di interesse (arrivati al 6,06% sui prestiti a un anno e al 3% sui depositi) e dei coefficienti di riserva obbligatoria delle banche (al 19,5% per gli istituti maggiori e al 16% per quelli minori).
Una grande responsabilità l’hanno avuta anche le amministrazioni locali che dal 2008 hanno creato, allo scopo di ottenere maggiori finanziamenti, le Local Investment Companies, agenzie semipubbliche che ottengono crediti dalle banche fornendo come garanzia la terra; con questo sistema le LIC hanno ottenuto prestiti pari a 7.660 yuan (839 miliardi di euro).
Con una situazione simile, in definitiva, la Cina corre il rischio di una crisi del sistema: l’eventuale crollo della domanda nel real estate provocherebbe una diminuzione dei prezzi, scatenando così una serie di bolle speculative. I costruttori sarebbero indebitati e non potrebbero più pagare gli interessi dei prestiti e le banche si rifarebbero sulle società insolventi provocando una serie di fallimenti. Tuttavia, le altre agenzie di rating non hanno la stessa visione pessimista: per Standard & Poor’s le banche cinesi hanno rafforzato la propria capitalizzazione nel corso del 2010 e sarebbero quindi in grado di far fronte ad eventuali perdite.
Etichette:
banche cinesi,
bolla speculativa,
dati Cina 2010,
economia cinese,
inflazione in Cina,
LIC,
mercato finanziario,
prestiti bancari,
settore immobiliare
Iscriviti a:
Post (Atom)