Dallo scorso 6 settembre la Cina ha iniziato a utilizzare lo yuan nella compravendita di petrolio proveniente dalla Russia. Il dollaro quindi, perlomeno in relazione ai rapporti petroliferi cino-russi, sembra estromesso.
La guerra delle valute annunciata lo scorso fine settimana dal ministro della finanze brasiliano potrebbe essere solo all’inizio. La Repubblica Popolare Cinese, infatti, ha comunicato che dal 6 settembre ha iniziato a utilizzare direttamente lo yuan nella compravendita di petrolio proveniente dalla Russia.
Siamo quindi di fronte a una possibile messa in discussione di quello che è l’ordine mondiale attuale, con gli Usa che potrebbero veder vacillare il loro ruolo di superpotenza basato sull’artificioso predominio del dollaro. La domanda che gli analisti si pongono ora riguarda quelle che potranno essere le reazioni degli americani dinanzi a questa mossa di Pechino.
“La decisione della Cina di pagare in yuan le forniture di petrolio provenienti dalla Russia, che ha accettato di buon grado, rispondendo che le risorse a di oro nero a favore del partner asiatico saranno illimitate, benché poco reclamizzata dai media, potrebbe essere l'alba di un nuovo ordine valutario mondiale dove il dollaro potrebbe progressivamente perdere il proprio ruolo centrale - spiega Gabriele Vedani, managing director di Fxcm Italia -. Non dimentichiamo infatti che il bene di gran lunga più scambiato oggi al mondo è proprio il petrolio. Potenzialmente devastante per il biglietto verde con effetti difficilmente reversibili nel medio/lungo termine”.
L’annuncio dell’abbandono del dollaro negli scambi petroliferi cino-russi potrebbe essere una semplice mossa cinese per rilanciare la domanda interna. Ma c’è dell’altro. Potrebbe esserci infatti dietro a ciò un progetto fondato sul futuro ruolo che lo yuan potrebbe avere come unica valuta imposta da Pechino per gli scambi internazionali.
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mercoledì 26 settembre 2012
mercoledì 12 ottobre 2011
Si intensifica la collaborazione tra Cina e Russia
Putin si trova in visita ufficiale a Pechino, dove avrà alcuni importanti colloqui con le autorità cinesi per rafforzare i rapporti economici e commerciali tra i due Paesi.
Il premier uscente della Russia, Vladimir Putin, è in visita ufficiale in questi giorni a Pechino, dove ha in programma una serie di colloqui con il primo ministro cinese Wen Jiabao e il presidente Hu Jintao. Questo appuntamento, oltre ad avere come obiettivo l’intensificazione economica e commerciale tra i due Paesi, ha una grande valenza politica. Putin, infatti, ha recentemente annunciato la sua futura presidenza, con l’intenzione di avviare nei prossimi 12 anni un’integrazione economica tra i Paesi dell’Eurasia.
L’interscambio economico tra Russia e Cina dovrà passare quest’anno dai 59 miliardi di dollari ai 70 miliardi, e ai 100 miliardi nel 2015 fino ai 200 entro il 2020, concentrandosi maggiormente sulle innovazioni e le tecnologie avanzate. Gli impegni reciproci prevedono che la Federazione Russa sostenga il Dragone nello sviluppo dell’energia nucleare e dell’industria aerospaziale, mentre la Repubblica Popolare fornirà il proprio aiuto alla Russia nella produzione dei treni ad alta velocità e nelle energie alternative. A tale scopo, durante la visita Putin firmerà un memorandum sulla collaborazione per la modernizzazione dell’economia russa.
Tra gli altri accordi che verranno firmati c’è anche l’intesa per la creazione di un fondo di investimento di 4 miliardi di dollari, al quale contribuiranno il Fondo russo di investimenti diretti e la China Investment Corporation. La condizione alla firma del documento è quella che almeno il 70% del denaro dovrà essere investito in Russia o nella Comunità di Stati indipendenti per progetti strategici, tra cui lo sviluppo di giacimenti minerari e il sistema di trasporto in Siberia.
Infine, questa visita servirà a discutere nuovamente la questione del prezzo del gas, sul quale non è ancora stata raggiunta un’intesa per la fornitura di 70 miliardi di metri cubi all’anno.
martedì 28 giugno 2011
Alleanza tra Cina e Russia per l’energia
Si rafforza la partnership strategica tra Cina e Russia in campo energetico, nonostante il precedente fallimento dell’accordo sul gas a San Pietroburgo.
Si consolidano i legami tra Cina e Russia, due Paesi in forte espansione. Durante il Summit della Shanghai Cooperation Organization di qualche settimana fa, i leader dei due Bric hanno ribadito l’intenzione di creare una partnership strategica al fine di garantire l’equilibrio internazionale e di consentire la crescita economica di entrambe le nazioni. Inoltre, Cina e Russia si sono prefissate di aumentare l’interscambio dai 70 miliardi di dollari attuali ai 100 miliardi di dollari entro il 2015, fino ad arrivare ai 150 miliardi nel 2020. All’interno dell’accordo è compresa la promessa delle Federazione Russa di vendere al Dragone 60 miliardi di kwh entro il 2010 per sopperire all’enorme fabbisogno energetico del Paese asiatico.
Il bacino a disposizione della Russia è decisamente ricco da poter stringere accordi in campo energetico; proprio recentemente è partito il progetto di costruzione della diga di Boguchanskaya, nella Siberia orientale, che quando entrerà in funzione, presumibilmente nell’aprile del 2012, produrrà 17 miliardi di kwh all’anno. Assieme ad altri tre impianti idroelettrici lungo il fiume Angara, costituirà un enorme disponibilità di energia che la Russia potrà esportare, contribuendo, tra l’altro, ad arricchire la Siberia, che nei prossimi 15 anni potrebbe vedere triplicato il suo PIL.
L’intesa, comunque, non ha permesso che al Forum economico di San Pietroburgo dei primi di giugno i due Paesi raggiungessero un accoro sul gas; era, infatti, molto attesa la firma tra la Gazprom russa e la Cnpc cinese per la fornitura triennale a quest’ultima di gas per 1000 miliardi di dollari. Il prezzo del gas, oltre il tetto di 250 dollari a migliaio di metri cubici che si era prefissata la compagnia cinese, ha bloccato l’ambizione della Russia di poter diversificare le esportazioni di idrocarburi e intensificare l’export di gas verso la Repubblica Popolare, già pari a 68 miliardi di metri cubici l’anno.
mercoledì 29 settembre 2010
Russia e Cina: accordi per la cooperazione energetica
Lunedì 27 settembre, a Pechino, Dimitri Medvedev e Hu Jintao hanno firmato numerosi accordi di cooperazione nel settore energetico, in quello bancario e relativamente alla lotta al terrorismo.
Si conclude oggi la visita ufficiale di tre giorni del Presidente russo in Cina, volta a rinvigorire i rapporti tra i due Paesi. Medvedev è stato accompagnato da una folta delegazione di uomini d’affari, cui, oltre al ministro dell’Energia Sergej Shmatko, ha preso parte anche Alexej Miller, amministratore delegato di Gazprom, che mira a vendere le sue prime forniture di gas naturale in Cina dal 2015: come ha affermato il vicepremier Igor Sechin “non ci sono limiti alla crescita del consumo di gas in Cina e Mosca può fornire a Pechino tutto il gas di cui ha bisogno”. Il Dragone è il primo produttore di emissioni al mondo e intende ridurre la propria dipendenza da carbone e petrolio incrementando l’impiego di gas, fino a trarre, entro il 2020, il 10% del suo fabbisogno energetico da quest’altra fonte. Secondo i dati forniti dall’International Energy Agency, nel 2009, la domanda di energia proveniente dalla Cina è stata più consistente di quella di Washington, che deteneva il record dei consumi da oltre un secolo.
Come conseguenza di tali accordi il gas naturale andrà a sommarsi alle consistenti esportazioni di petrolio russo verso la Cina che, da una parte, permettono alla Russia di diversificare le destinazioni delle proprie risorse energetiche dalle destinazioni europee che spesso sono motivo di tensioni con gli stati partner e, dall’altra, consentono alla Cina di soddisfare la sua continua esigenza di energia.
L’unico termine contrattuale che separa i due paesi è quello relativo al prezzo finale del gas, a tal proposito Sechin ha dichiarato: “contiamo di siglare gli ultimi accordi commerciali entro i primi sei mesi del prossimo anno”.
Molti analisti sostengono che il costo finale del gas russo per la Cina sarà abbastanza simile alle tariffe stabilite per i paesi europei.
Come conseguenza di tali accordi il gas naturale andrà a sommarsi alle consistenti esportazioni di petrolio russo verso la Cina che, da una parte, permettono alla Russia di diversificare le destinazioni delle proprie risorse energetiche dalle destinazioni europee che spesso sono motivo di tensioni con gli stati partner e, dall’altra, consentono alla Cina di soddisfare la sua continua esigenza di energia.
L’unico termine contrattuale che separa i due paesi è quello relativo al prezzo finale del gas, a tal proposito Sechin ha dichiarato: “contiamo di siglare gli ultimi accordi commerciali entro i primi sei mesi del prossimo anno”.
Molti analisti sostengono che il costo finale del gas russo per la Cina sarà abbastanza simile alle tariffe stabilite per i paesi europei.
venerdì 30 luglio 2010
Accordo nel settore elettrico tra Cina e Russia
La società elettrica cinese State Grid Corp ha recentemente firmato un importante accordo con l’operatore nazionale russo per l’energia elettrica al fine di estendere la cooperazione tra i due paesi nel campo elettrico. La cooperazione riguarderà l’ambito tecnologico, gli scambi di esperienze, la costruzione di centrali elettriche, il management, il rifornimento di materiale e la consulenza; vedrà inoltre la costruzione, da parte di entrambe le società, di una nuova centrale elettrica nell’area russa del fiume Amur, vicino al confine con la Cina. Il progetto dovrebbe partire nel 2011 mentre ancora non è stato reso noto l’ammontare degli investimenti.
La collaborazione tra Russia e Repubblica Popolare Cinese nel settore dell’energia elettrica è iniziata già nel 2009 e proseguirà sempre più intensamente nei prossimi anni, dal momento che la Cina, per sopperire alla domanda in costante crescita, soprattutto nelle aree settentrionali ed orientali del paese, dovrà aumentare le importazioni di corrente elettrica dalla Federazione Russa. Si stima, infatti, che entro la fine del 2010 il paese importerà 1 miliardo di Kwh di elettricità per un valore complessivo di 40 milioni di dollari. Cina e Russia sono i due maggiori produttori e consumatori di energia elettrica al mondo, motivo per cui la cooperazione tra i due paesi prevede, nel prossimo futuro, la creazione di una serie di elettrodotti lungo i loro confini.
La collaborazione tra Russia e Repubblica Popolare Cinese nel settore dell’energia elettrica è iniziata già nel 2009 e proseguirà sempre più intensamente nei prossimi anni, dal momento che la Cina, per sopperire alla domanda in costante crescita, soprattutto nelle aree settentrionali ed orientali del paese, dovrà aumentare le importazioni di corrente elettrica dalla Federazione Russa. Si stima, infatti, che entro la fine del 2010 il paese importerà 1 miliardo di Kwh di elettricità per un valore complessivo di 40 milioni di dollari. Cina e Russia sono i due maggiori produttori e consumatori di energia elettrica al mondo, motivo per cui la cooperazione tra i due paesi prevede, nel prossimo futuro, la creazione di una serie di elettrodotti lungo i loro confini.
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