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lunedì 21 febbraio 2011

La Cina annuncia le zone per l’estrazione pianificata di terre rare

Al fine di tutelare le risorse di terre rare e di salvaguardare l’ambiente, il Dragone annuncia la creazione di 11 zone per l’estrazione di terre rare. Tuttavia, la riduzione delle esportazioni cinesi spinge i Paesi occidentali a cercare nuove riserve in aree vicine.

La riduzione di riserve nell’ambito delle terre rare porta ad una nuova misura in Cina, primo produttore mondiale dei minerali preziosi: il Ministero della Terra e Risorse, infatti, ha annunciato la creazione di 11 zone per l’estrazione pianificata dei metalli di terre rare. L’insieme delle aree individuate occupa una superficie di 2.500 kmq e si stima possegga 760 mila tonnellate di riserve. La prima zona interessata a questo scopo sarà quella di Ganzhou, nello Jiangxi, a cui seguiranno altre due zone a Panzhihua, nello Sichuan, che rappresenteranno, quindi, le nuove frontiere per l’approvvigionamento nazionale e internazionale.
La decisione è stata presa anche in vista di una maggiore sostenibilità del processo di recupero delle terre rare; l’estrazione, infatti, ha conseguenze negative su foreste, terreni e suolo coltivabile. La tutela ambientale è una carta già giocata dalla Cina, che l’aveva usata come giustificazione nel momento in cui annunciò la stretta sulle esportazioni ai Paesi sviluppati. Le riduzione sull’export, comunque, non ha comportato cali nell’attività commerciale: tra gennaio e novembre 2010, infatti, le esportazioni dei minerali dal Dragone sono cresciute del 14,5% rispetto al 2009, con 35 mila tonnellate di metalli vendute.
Nonostante ciò, le limitazioni della Repubblica Popolare nell’estrazione e nel commercio di terre rare stanno costringendo le potenze mondiali, particolarmente bisognose di questi metalli, a ricercare altrove nuove fonti di approvvigionamento. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno individuato la Mongolia come interessante partner commerciale: il Paese, infatti, detiene il 16,77% di riserve mondiali e si colloca al secondo posto in qualità di produttore, dopo la Cina.

mercoledì 7 luglio 2010

La Cina investe 70 miliardi euro per lo sviluppo dell’Ovest

Il governo cinese ha varato un nuovo piano di sviluppo destinato alle regioni dell’Ovest del Paese che sono ancora sottosviluppate e rappresentano una priorità per la Cina. Per questo nuovo piano di sviluppo Pechino ha deciso di investire 70 miliardi di euro.
La Commissione per le riforme e lo sviluppo nazionale ha assicurato che il piano vedrà la luce prima della fine dell’anno. Esso prevede la realizzazione di infrastrutture del valore complessivo di 682,2 miliardi di yuan (circa 68 miliardi di euro). Sono previsti 23 progetti per la costruzione di strade, autostrade, aeroporti, miniere di carbone, centrali nucleari ed elettriche. Inoltre, verranno introdotte nuove tasse sul petrolio e sul gas naturale che verranno applicate sulla base dei prezzi di mercato e non sulla quantità prodotta e sono previste anche agevolazioni per le aziende straniere che si trovano nelle aree più disagiate: tali aziende godranno di un’esenzione dalle tasse per il primo e il secondo anno e di una riduzione del %0% per i tre anni successivi. L’obiettivo di fondo del progetto è quello di espandere e favorire la domanda interna.La “Go west policy” risale a più di venti anni fa ed è rivolta alla Mongolia interna, allo Xinjiang, al Tibet, allo Yuannan e al Sichuan. Nei prossimi dieci anni, in queste zone arretrate ma ricche di risorse energetiche, saranno concentrate industrie di importanza strategica. Inoltre, agli abitanti di tali regioni, verranno garantiti servizi pubblici efficienti e un adeguato livello di istruzione e di assistenza sanitaria affinché le loro condizioni di vita migliorino.