Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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venerdì 16 settembre 2011

Lo yuan convertibile nel 2015

Secondo il presidente della Camera di Commercio della Ue in Cina, la piena convertibilità dello yuan avverrà nel 2015, più rapidamente di quanto preventivato dal piano Quinquennale.

Davide Cucino, presidente della Camera di Commercio dell’Unione Europea, ha recentemente avuto un incontro con funzionari dell’amministrazione cinese, dal quale è emerso che la convertibilità dello yuan avverrà nel 2015. Il processo di piena convertibilità era già stato messo in agenda nel Dodicesimo Piano Quinquennale 2011-2015 ma ad un ritmo più graduale; questa notizia, invece, rivela che la Cina sarebbe pronta a tale passo prima del previsto.
Se ciò dovesse accadere la Repubblica Popolare affronterebbe un altro importante cambiamento nell’ambito della sua economia; ad oggi la valuta cinese non è convertibile, ma dipende dalla Banca Centrale che ne fissa il tasso di riferimento considerando una banda di oscillazione dello 0,5% e ne limita la conversione anche a fini di investimenti. Inoltre, il Dragone ha messo in vendita yuan per evitare un suo apprezzamento smisurato e ha concentrato le sue riserve in valuta estera, che ammonterebbero a 3.200 miliardi di dollari.
Molte sono le polemiche che hanno accompagnato la questione della convertibilità, soprattutto con l’affiorare della crisi finanziaria. Gli Stati Uniti hanno ripetutamente accusato la Cina di tenere appositamente basso il valore dello yuan per avvantaggiarsi sui mercati esteri. Dopo che la valuta cinese, inoltre, si è sganciata dal dollaro nel giugno 2010, la moneta si è apprezzata sulla valuta americana ma in modo molto graduale.

lunedì 18 luglio 2011

Missione strategica italiana in Cina

Il Ministro degli Esteri Franco Frattini sarà in Cina dal 18 al 21 luglio per rafforzare i rapporti economici, politici e strategici tra Italia e Dragone.

Il Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, si trova in Cina per un missione economico-politica che si svolgerà dal 18 al 21 luglio. La visita ufficiale punta al potenziamento delle relazione sino-italiane, non solo nel campo economico, in cui già si sono avviate importanti collaborazioni in diversi settori, ma anche in ambito politico e strategico. L’Italia ritiene che il partenariato con il Dragone sia di importanza fondamentale, dato che dal punto di vista commerciale il nostro Paese è il quindicesimo partner della Repubblica Popolare e in Europa è il quarto, dopo Germania, Gran Bretagna e Olanda. I due Paesi, inoltre, hanno avviato un piano triennale per raddoppiare l’interscambio che nel 2011 è di 45 miliardi di dollari.
La missione attuale è volta a sviluppare alcune tematiche di grande interesse, tra cui i timori legati al debito sovrano; in questo caso l’Italia punta a rafforzare la cooperazione con l’Unione Europea per arginare la crisi, in quanto la Banca Centrale cinese detiene circa il 13% del debito pubblico italiano, oltre al fatto che il 70% delle riserve valutarie cinesi sono estere e ¼ i queste sono in euro. La Cina è molto interessata all’euro per la diversificazione del proprio portafoglio e, di conseguenza, auspica la stabilità della moneta europea.
Altro punto su cui verterà la visita di Frattini riguarderà le questioni internazionali del momento, quali la crisi libica, il G20, il cambiamento climatico e il consiglio di sicurezza. Si discuterà, inoltre, della qualifica della Cina come economia di mercato, riconoscimento che dovrebbe scattare nel 2016 ma che Pechino vorrebbe anticipare, e la fine dell’embargo sulle armi. Appuntamenti fondamentali della missione saranno l’incontro tra Frattini e il vicepremier Li Keqiang, che dal 2013 potrebbe essere il nuovo premier cinese, l’intervento del ministro italiano alla scuola centrale di partito e l’incontro con Gao Xiqing, vicepresidente del fondo sovrano cinese, China Investment Cooperation.
Non mancheranno temi legati ai diritti umani, anche se inquadrati in un’ottica più amplia che non analizzerà singoli casi ma dovrebbe servire ad avvicinare le due culture.
Intanto, questa mattina sono già state firmate due intese con il capo della segreteria tecnica del ministro Sacconi, Lorenzo Malagola, in occasione della riunione del comitato intergovernativo Italia-Cina, istituito nel 2004. Gli accordi riguardano il sistema di welfare: la salute e la sicurezza sul lavoro, la protezione sociale e previdenziale, la riqualificazione professionale e della riabilitazione, la regolamentazione delle migrazioni per lavoro, la tutela dei disabili, degli anziani e dei non autosufficienti.

mercoledì 15 giugno 2011

L’inflazione in Cina raggiunge i livelli del 2008

La Banca centrale cinese alza la riserva obbligatoria per le banche a causa dell’aumento dell’inflazione, che è ai massimi degli ultimi tre anni.

Lo scorso maggio, come preannunciato dagli analisti, Pechino ha segnato il maggiore incremento dell'indice dei prezzi al consumo dal luglio 2008, con un aumento anno su anno del 5,5%. Il Governo cinese è particolarmente allarmato dal dilagare dell’inflazione: l’aumento del costo della vita costituisce una grande minaccia per la stabilità sociale del Paese.
Ancora una volta, la crescita dell’inflazione cinese è ascrivibile alla corsa dei prezzi dei generi alimentari, sempre più volatili. I prezzi della verdura, che nella prima metà di maggio erano scesi sensibilmente, verso la fine del mese sono tornati a crescere a dismisura a causa della grave siccità che ha colpito il Paese; inoltre, hanno segnato un rialzo improvviso e inaspettato anche i costi della carne di maiale, aumentati di oltre il 40%. I rincari delle derrate alimentari, tuttavia, costituiscono solo un aspetto del problema: nel mese di maggio, infatti, anche i prezzi degli altri beni sono cresciuti più del previsto, arrivando a quota +2,9% e segnando l'incremento più elevato degli ultimi nove anni.
La People's Bank of China, in seguito all’annuncio della variazione mensile dell'indice dei prezzi al consumo, ha subito stretto “i rubinetti del credito”: a partire da lunedì 20 giugno, le principali banche del Dragone dovranno tenere congelata in bilancio una quota pari al 21,5% dei loro depositi, un livello record che giunge in seguito ai sei rialzi già operati dalla Pboc dall'inizio del 2011. Come ha affermato Dong Tao, economista di Credit Suisse, “aumentando immediatamente la riserva obbligatoria di 50 punti base, la Pboc ha voluto dimostrare la sua massima determinazione nell'arginare la corsa dei prezzi”.
Sebbene quest’ultima stretta creditizia drenerà 384 miliardi di yuan (circa 41 miliardi di euro) dal mercato interbancario, considerando la siccità e le alluvioni che si sono abbattute sulla Cina prima del previsto quest’anno – situazione che, durante l’estate, potrebbe peggiorare – e i probabili danni che, di conseguenza, subirà la produzione agricola, l'inflazione potrebbe salire anche oltre il 6%, costringendo così la Banca centrale a operare un’ulteriore stretta creditizia.

venerdì 20 maggio 2011

In calo gli investimenti diretti esteri in Cina

Ad aprile hanno finalmente subito un calo gli investimenti diretti esteri in Cina, fermatisi a 8,46 miliardi di dollari con un incremento tendenziale del 15,2%.
Rispetto ai primi mesi del 2011, gli investimenti diretti esteri hanno subito un certo rallentamento, infatti fino a marzo in Cina è entrata una quota di investimenti pari 38,8 miliardi di dollari, in rialzo del 26% su base annuale, mentre ora l’afflusso appare in diminuzione.
Due i fattori che hanno inciso sulla scelta della Cina per investire: il primo riguarda il sostenuto ritmo di crescita dell’economia cinese, mentre il secondo prende in causa l’aspettativa di un sempre maggiore apprezzamento dello yuan, difatti entrambi i fattori promettono grossi ritorni agli investitori esteri.
Questa situazione tuttavia non ha giovato all’economia cinese, la cui salute è minata da una crescente inflazione, al punto che l’indice dei prezzi al consumo ad aprile ha raggiunto il 5,3%, dunque si è attestato al di sopra della soglia mensile del 4% fissata per il 2011 dal premier Wen Jiabao .
Numerosi i tentativi da parte dell’autorità cinesi per far defluire l’eccessiva liquidità in circolazione nel sistema, operazioni che ad aprile sembrano aver dato i propri frutti.
Principalmente le mosse adottate hanno riguardato l’innalzamento dei requisiti di riserva obbligatoria delle banche e dei tassi di interesse della People’s Bank of China.
Inoltre, il governo incoraggia le imprese cinesi a investire all’estero e, nei primi quattro mesi del 2011, tali investimenti non finanziari hanno raggiunto la quota di 13,4 miliardi con un rialzo del 17,5% su base annua.

giovedì 10 febbraio 2011

La Cina alza il costo del denaro per contenere l’inflazione

Pechino continua a varare provvedimenti per ridurre il tasso di inflazione: nei giorni scorsi la People’s Bank of China ha alzato i tassi di interesse per la terza volta in 4 mesi.

L’inflazione in Cina continua a rappresentare una grande minaccia per l’economia nazionale: la forte domanda interna, i crediti bancari, che a gennaio sono arrivati a quota 1.200 miliardi di yuan, e la necessità di creare liquidità per far fronte alle ricche riserve di valuta straniera generano un aumento della moneta circolante nel Paese. Il risultato è che, per contenere il fenomeno inflattivo e diminuire la liquidità, la People’s Bank of China ha alzato, nei giorni scorsi, il costo del denaro di 25 punti base, portando così il cambio dello yuan sul dollaro ad un vero record da 17 anni e facendo salire i tassi di interesse sui depositi al 3% e i tassi bancari al 6,06%. Tali misure hanno fatto in modo che lo yuan, in un anno, venisse apprezzato del 3,84% sul dollaro, pur rimanendo sottostimato secondo le maggiori economie mondiali.
Tuttavia, il tasso di interesse in Cina è ancora relativamente basso rispetto ad altre economie emergenti: il tasso del Brasile è dell’11,25%, quello della Russia del 7,75%, mentre quello dell’India è del 6,5%. Ciò rende il Dragone attraente per gli investimenti esteri e vantaggioso per la produzione industriale, a fronte, però, dell’inflazione galoppante. L’indice inflattivo, infatti, potrebbe aumentare ancora nei prossimi mesi: si stima che i prezzi al consumo potrebbero alzarsi al 5,3% in marzo e nell’arco dell’anno arrivare al 6%.
Per ora, l’obiettivo del governo di Pechino è quello di contenere l’inflazione al 4% entro il 2011 e si prevede, quindi, che seguiranno nei prossimi mesi ulteriori misure di contenimento.

lunedì 15 novembre 2010

Segnali di instabilità dall’economia cinese

Dopo le critiche al vertice di Seul per gli squilibri della bilancia commerciale ora la Cina deve affrontare un’inflazione allarmante, la più alta degli ultimi due anni.

Proprio la settimana scorsa l’agenzia Moody’s aveva alzato il rating per la Cina da A1 ad Aa3, mossa giustificata dalla stabilità economica dimostrata negli ultimi tempi da Pechino. La Repubblica Popolare, infatti, registra ancora una buona crescita: nei dati anno su anno l’export è salito del 23%, la produzione industriale è aumentata del 13,1% e anche gli investimenti in infrastrutture sono cresciuti del 24,4%. Tuttavia, ora iniziano a farsi sentire numerosi campanelli d’allarme.
Innanzitutto, il record del saldo commerciale, arrivato alla cifra incredibile di 27 miliardi di dollari, ha sollevato non poche critiche, a causa del forte squilibrio di alcune bilance commerciali, al vertice del G20 di Seul, conclusosi il 12 novembre scorso. La Cina vi era già arrivata sotto pressione a causa delle misure attuate dalla Federal Reserve riguardanti il freno all’eccessiva liquidità di alcuni Paesi e i controlli sui rimpatri di capitali delle società finanziarie cinesi. La proposta americana di fissare ad un tetto massimo del 4% il Pil è comunque stata bocciata e si rimanda la questione al 2011.
Ora arriva, però, l’allarme inflazione. Il tasso, infatti, è salito da ottobre al 4,4%, contro il 3% fissato dal governo, dopo che i prezzi di beni alimentari, prodotti agricoli e materie prime hanno iniziato ad accelerare. Ciò sta già avendo i primi effetti: la borsa di Shanghai è scesa del 5% la settimana scorsa, trascinando anche i principali listini internazionali. La Banca centrale ha reagito aumentando di 50 punti la riserva obbligatoria e i tassi di interesse dello 0,25%. Anche i prestiti, inoltre, sono cresciuti oltre le aspettative e rimane alta la tensione per probabili bolle speculative.

giovedì 11 novembre 2010

A Pechino nasce il Centro per le Pmi europee

Dal 2011 le piccole e medie imprese europee che commerciano con la Cina potranno contare su di un nuovo strumento: un Centro finanziato dalla Commissione europea per il sostegno delle attività internazionali nel paese asiatico.

Il nuovo centro per le Pmi europee di Pechino, recentemente inaugurato dal vicepresidente della Commissione europea e responsabile per imprese e industria Antonio Tajani, inizierà la propria attività il prossimo gennaio. Sarà gestito da un consorzio delle camere di commercio europee, tra cui anche Unioncamere e le camere del Benelux, Francia, Germania e Spagna. L’iniziativa rientra nel progetto di “Small Business Act” dell’Unione Europea che ha lo scopo di sostenere le imprese più piccole che internazionalizzano, oggi in continuo aumento. Solo le Pmi europee che esportano, infatti, sono oggi il 25% del totale.
Le attività del Centro saranno molteplici. Innanzitutto, esso fornirà informazioni tecniche per operare in Cina, quali: procedure burocratiche, tipologie di contratti e strutture societarie ammesse, certificazione necessarie. L’ente darà anche consigli pratici, che si concretizzeranno nella pubblicazione di un dossier sulle strategie di internazionalizzazione nel corso del 2011, e sosterrà le imprese nella risoluzione di eventuali problemi che sorgeranno nell’approccio al mercato. L’obiettivo ultimo è la cooperazione tra Europa e Cina che sarà incentivata dalla collaborazione del Centro con altri enti di supporto, come la rete “European Enterprise Network” (EEN), che offre già alle imprese cinesi aiuto per lo sviluppo tecnologico e fornisce loro contatti con le organizzazioni europee.

martedì 19 ottobre 2010

Vertice straordinario del FMI a Shanghai

La Cina e lo yuan sono stati al centro del dibattito durante il meeting organizzato dal Fondo Monetario Internazionale a Shanghai, nel quale però non sono stati presi accordi sostanziali.

Nella giornata di ieri, a Shanghai, si è tenuto il vertice straordinario del Fondo Monetario Internazionale, convocato per discutere della situazione finanziaria internazionale caratterizzata ultimamente da forti tensioni. L’Asia, in particolare, è l’area verso cui si muovono la maggior parte dei capitali internazionali e pertanto è considerata a maggior rischio finanziario. La Cina rimane nell’occhio del ciclone a causa del mancato apprezzamento dello yuan e della conseguente decisione degli USA di applicare tariffe doganali sulle merci Made in China. La disputa tra le due potenze mondiali non sembra quindi placarsi e la Banca Centrale di Pechino rimane ferma sulle attuali posizioni.
Durante la conferenza stampa che ha seguito la conferenza “Politiche macro-prudenziali: prospettive asiatiche” tra FMI e Banca Popolare Cinese, Yi Gang, numero due dell’istituto bancario, ha riaffermato le linee guida della politica economica cinese. Gang ha dichiarato che il Paese asiatico proseguirà sull’apprezzamento graduale della valuta e che inoltre, come già intuito dalla sessione plenaria del PCC, si rafforzerà la domanda interna come strumento per lo sviluppo economico della nazione. Gang e John Lipsky, vice direttore generale del FMI, sono stati d’accordo nell’affermare che per sostenere la crescita internazionale sia necessario che ogni Paese contribuisca all’equilibrio commerciale.
Nonostante le numerose discussioni, comunque, il vertice non ha prodotto alcun accordo concreto e di conseguenza, la vicenda dello yuan non è conclusa. Le opportunità e gli investimenti nel continente asiatico dipenderanno ancora una volta dalle dinamiche finanziarie e le mosse valutarie della Cina.

venerdì 6 agosto 2010

La Cina annuncia di voler aprire e sviluppare il mercato domestico dell’oro

Le autorità di Pechino hanno dichiarato di voler adottare una serie di misure per una maggiore liberalizzazione del mercato domestico dell’oro: la Banca Centrale ha annunciato un aumento del numero degli istituti di credito autorizzati a trattare l’oro su mercati internazionali e ha accennato alcune mosse per modificare la tassazione vigente. La Banca Popolare Cinese, inoltre, offrirà sostegno finanziario alle imprese aurifere che vogliano investire all’estero. La domanda domestica del metallo giallo è, infatti, aumentata nell’ultimo periodo: le vendite della compagnia statale China National Gold Group Corp sono cresciute nel 2010 del 40%. Inoltre, nel 2009 gli investitori cinesi hanno acquistato 73 tonnellate di lingotti. La Cina, ad oggi, è il primo produttore mondiale di oro e il secondo consumatore, dopo l’India; tuttavia, non ci sono ancora prodotti finanziari affidabili che sostengano lo sviluppo del mercato interno.
Le nuove linee per il mercato dell’oro fanno parte di una serie di politiche generali per una maggiore internazionalizzazione del sistema bancario cinese: si vuole così permettere alle banche di importare ed esportare in oro allo scopo di incoraggiare il trading sui derivati del metallo prezioso dominati in yuan. Si potrà così anche aumentare il numero di membri stranieri dello Shanghai Gold Exchange.
Dopo l’annuncio cinese, a Londra il prezzo del lingotto è salito fino a 1,190 dollari ad oncia.