Stando agli ultimi dati pubblicati, crescono in maggio i rischi di un ulteriore rallentamento della crescita economica della Cina nel secondo trimestre, dopo che i dati della prima settimana di giugno hanno mostrato la debolezza delle esportazioni in maggio e un'attività interna che fatica a crescere.
Nelle ultime settimane l'economia cinese ha rallentato la sua crescita e anche per questo mese i dati economici hanno sorpreso al ribasso, portando alcuni analisti a ritenere che il Paese potrebbe perdere il suo obiettivo di crescita del 7,5% fissato per quest'anno.
Cosa succederà di qui alla fine del 2013 non è facile a dirsi anche se, stando a quanto dichiarato da alcuni economisti di fama mondiale come Louis Kuijs, la crescita rimane poco convincente e sembra aver perso il ritmo nello scorso, dove le esportazioni hanno segnato il tasso di crescita annuale più basso in quasi un anno all'1%.
Shen Lan, economista di Standard Chartered Bank a Shanghai, ha affermato che: "I dati del commercio riflettono una domanda interna ed estera pigra, segnalando una ripresa più lenta del previsto nel secondo trimestre".
La sensazione generale è dunque quella di un possibile rallentamento della crescita economica del Paese per quanto riguarda il secondo trimestre e di un ulteriore taglio delle stime per l'intero anno.
Di diverso avviso è invece il premier Li Keqiang che, in una nota, ha sottolineato la stabilità dell’economia e la crescita contenuta all’interno di un "range relativamente alto e ragionevole".
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martedì 4 giugno 2013
martedì 14 maggio 2013
Crescita controllata per PIL e valore aggiunto
Lo scorso 13 maggio l’Ufficio Nazionale cinese di Statistica di Pechino ha reso noto alcuni dati relativi all’economia cinese. Il valore aggiunto delle imprese industriali statali e non statali con un fatturato annuo superiore a 5 milioni di RMB ha visto una crescita concreta del 9.3% rispetto allo stesso periodo del 2012, ma è in calo rispetto alla fine del 2012. PIL in incremento del 7,7%.
Lo scorso 13 maggio l’Ufficio Nazionale cinese di Statistica di Pechino ha reso noto alcuni dati relativi all’economia cinese.
Nel primo trimestre del 2013 il PIL cinese si è attestato ad 11,8 bilioni di renmimbi (1.900 miliardi di dollari). L’incremento in termini tendenziali è del 7,7%, con un rallentamento di 0,2 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2012, mentre in termini congiunturali è dell’1,6%.
Dati controversi invece per quanto riguarda il valore aggiunto industriale, che se da un lato fa registrare una crescita del 9,5% su base annua, vede allo stesso tempo un notevole rallentamento rispetto al periodo ottobre-dicembre dello scorso anno quando il valore si attestava sull’11,6%.
A ogni modo, rispetto al mese di marzo, in aprile si è riscontrato un incremento dello 0.87%, e una crescita di 0.20 percentuali.
Relativamente agli investimenti in asset fissi complessivi, nel primo trimestre del 2013 la cifra complessiva in Cina è di 5,8 bilioni di renmimbi (929 milioni di dollari).
Per quanto riguarda i settori, lo scorso mese, dei 41 industriali nazionali, 40 hanno realizzato una crescita del valore aggiunto rispetto allo stesso periodo del 2012.
Lo scorso 13 maggio l’Ufficio Nazionale cinese di Statistica di Pechino ha reso noto alcuni dati relativi all’economia cinese.
Nel primo trimestre del 2013 il PIL cinese si è attestato ad 11,8 bilioni di renmimbi (1.900 miliardi di dollari). L’incremento in termini tendenziali è del 7,7%, con un rallentamento di 0,2 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2012, mentre in termini congiunturali è dell’1,6%.
Dati controversi invece per quanto riguarda il valore aggiunto industriale, che se da un lato fa registrare una crescita del 9,5% su base annua, vede allo stesso tempo un notevole rallentamento rispetto al periodo ottobre-dicembre dello scorso anno quando il valore si attestava sull’11,6%.
A ogni modo, rispetto al mese di marzo, in aprile si è riscontrato un incremento dello 0.87%, e una crescita di 0.20 percentuali.
Relativamente agli investimenti in asset fissi complessivi, nel primo trimestre del 2013 la cifra complessiva in Cina è di 5,8 bilioni di renmimbi (929 milioni di dollari).
Per quanto riguarda i settori, lo scorso mese, dei 41 industriali nazionali, 40 hanno realizzato una crescita del valore aggiunto rispetto allo stesso periodo del 2012.
giovedì 28 febbraio 2013
Crescita PIL cinese prevista all’8%
Nel primo trimestre del 2013 la crescita economica cinese protrarrà la sua contenuta risalita anche grazie alla politica pro-crescita del governo e a un lento recupero dell'economia mondiale.
La crescita economica cinese nel terzo quarto del 2012 ha rallentato la sua corsa al 7.4%; un dato tra i più bassi registrati dal secondo quarto del 2009, in concomitanza con il rallentamento dell’economia mondiale.
Stando ai dati resi noti dal SIC, State Information Center, il PIL cinese crescerà dell'8% annuo nei primi tre mesi dell’anno in corso, sulla scia del positivo slancio osservato nell'ultimo periodo del 2012.
Nel primo trimestre dunque la crescita economica del Dragone proseguirà la sua risalita, grazie soprattutto alla politica pro-crescita del governo e a un lento recupero dell'economia mondiale.
Secondo il rapporto, gli investimenti nelle proprietà patrimoniali avranno un rialzo del 21% annuo nel primo quarto, con le costruzioni di infrastrutture che sono stimate ricevere il 20% in più dei fondi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Guardando alle note dolenti, la produzione lenta unita alle crescenti difficoltà incontrate dalle aziende del manifatturiero comporteranno un incremento del 22% del settore stesso, con quasi 3 punti percentuali in meno del tasso di crescita dello stesso periodo dello scorso anno.
L'indice dei prezzi dei consumatori è stimato dover crescere del 2.6% mentre l'indice dei prezzi dei produttori si abbasserà dell'1.7 annuo, in ripresa dalla decrescita dell'1.9 registrata lo scorso dicembre.
La crescita economica cinese nel terzo quarto del 2012 ha rallentato la sua corsa al 7.4%; un dato tra i più bassi registrati dal secondo quarto del 2009, in concomitanza con il rallentamento dell’economia mondiale.
Stando ai dati resi noti dal SIC, State Information Center, il PIL cinese crescerà dell'8% annuo nei primi tre mesi dell’anno in corso, sulla scia del positivo slancio osservato nell'ultimo periodo del 2012.
Nel primo trimestre dunque la crescita economica del Dragone proseguirà la sua risalita, grazie soprattutto alla politica pro-crescita del governo e a un lento recupero dell'economia mondiale.
Secondo il rapporto, gli investimenti nelle proprietà patrimoniali avranno un rialzo del 21% annuo nel primo quarto, con le costruzioni di infrastrutture che sono stimate ricevere il 20% in più dei fondi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Guardando alle note dolenti, la produzione lenta unita alle crescenti difficoltà incontrate dalle aziende del manifatturiero comporteranno un incremento del 22% del settore stesso, con quasi 3 punti percentuali in meno del tasso di crescita dello stesso periodo dello scorso anno.
L'indice dei prezzi dei consumatori è stimato dover crescere del 2.6% mentre l'indice dei prezzi dei produttori si abbasserà dell'1.7 annuo, in ripresa dalla decrescita dell'1.9 registrata lo scorso dicembre.
lunedì 17 dicembre 2012
La Cina corre verso le riforme economiche
Riforme per stabilizzare la crescita economica del Paese. Tra queste, tagli alle tasse e maggior aiuto ai lavoratori rurali che vogliono trasferirsi in città.
Durante la Central Economic Work Conference dello scorso weekend, sono emerse due possibili proposte per stabilizzare la crescita economica del Paese: i tagli alle tasse e il maggior aiuto ai lavoratori rurali che vogliono trasferirsi in città.
Le riforme più urgenti rimangono quelle riguardo la distribuzione del reddito, i prezzi dell'energia e le imprese di monopolio statale.
È previsto un aumento relativo alla fornitura di capitale destinata allo sviluppo, che comporterà l’innalzamento dei prestiti bancari e il mantenimento della valuta.
Saranno inoltre incoraggiati gli investimenti pubblici e privati, mentre verranno mantenute attive politiche fiscali (con una nuova riforma) e prudenti politiche monetarie.
Promesse sono state fatte anche riguardo il sostegno all'agricoltura, all'economia rurale, all'innovazione, e riguardo il miglioramento del tenore di vita.
È parere di molti economisti che l'obiettivo di crescita per il 2013 potrebbe mantenere il livello del 7,5% come per l’anno corrente. Nel terzo trimestre la crescita del PIL si è attestata al 7,4%.
Dalla conferenza è emerso infine che la Cina mostra "grande coraggio e intelligenza" nel promuovere le riforme di mercato.
Durante la Central Economic Work Conference dello scorso weekend, sono emerse due possibili proposte per stabilizzare la crescita economica del Paese: i tagli alle tasse e il maggior aiuto ai lavoratori rurali che vogliono trasferirsi in città.
Le riforme più urgenti rimangono quelle riguardo la distribuzione del reddito, i prezzi dell'energia e le imprese di monopolio statale.
È previsto un aumento relativo alla fornitura di capitale destinata allo sviluppo, che comporterà l’innalzamento dei prestiti bancari e il mantenimento della valuta.
Saranno inoltre incoraggiati gli investimenti pubblici e privati, mentre verranno mantenute attive politiche fiscali (con una nuova riforma) e prudenti politiche monetarie.
Promesse sono state fatte anche riguardo il sostegno all'agricoltura, all'economia rurale, all'innovazione, e riguardo il miglioramento del tenore di vita.
È parere di molti economisti che l'obiettivo di crescita per il 2013 potrebbe mantenere il livello del 7,5% come per l’anno corrente. Nel terzo trimestre la crescita del PIL si è attestata al 7,4%.
Dalla conferenza è emerso infine che la Cina mostra "grande coraggio e intelligenza" nel promuovere le riforme di mercato.
martedì 4 dicembre 2012
S&P's conferma rating AA-/A-1+ per la Cina
L'agenzia stima una crescita di Pil pro capite al 7,3% per il 2013-2015, meno del 10,2% medio dei passati cinque anni (2007-2011). Le prospettive di crescita per la Cina sono dunque eccezionali.
Prospettive di crescita eccezionali per la Cina. A rivelarlo è un rapporto stilato dall’agenzia di rating Standard & Poor's.
L'agenzia stima una crescita di Pil pro capite al 7,3% per il 2013-2015, meno del 10,2% medio dei passati cinque anni (2007-2011) e conferma il rating del Paese come AA-/A-1+.Il Pil pro capite per il 2012 è invece attualmente stimato in 6.141 dollari.
Secondo Kim Eng Tan, analista dell'agenzia: "Gli sforzi verso riforme strutturali e fiscali più profonde dovrebbero continuare. L'outlook è stabile, ma se lo sforzo riformista si dovesse indebolire, con una minore performance economica e con un peggioramento del settore del credito, l'agenzia potrebbe ridurre il giudizio. Al contrario, con un maggiore sforzo riformista e un riferimento maggiore a strumenti basati sul mercato e un tasso di cambio più flessibile, il rating potrebbe ancora migliorare. Ci aspettiamo che l'economia cinese prosegua la sua forte crescita e che il Paese mantenga la sua solida posizione di creditore estero nei prossimi 3-5 anni […] Ci aspettiamo inoltre che gli elevati risparmi domestici siano più che sufficienti per finanziare forti investimenti nel prossimo futuro".
Gli analisti hanno poi stimano un possibile aumento del debito governativo pari in media all'1,4% del Pil all'anno nel 2012-2015. In proporzione al Pil, l'indebitamento governativo dovrebbe continuare il suo calo, con il debito netto al 13,4% del Pil nel 2014.
Prospettive di crescita eccezionali per la Cina. A rivelarlo è un rapporto stilato dall’agenzia di rating Standard & Poor's.
L'agenzia stima una crescita di Pil pro capite al 7,3% per il 2013-2015, meno del 10,2% medio dei passati cinque anni (2007-2011) e conferma il rating del Paese come AA-/A-1+.Il Pil pro capite per il 2012 è invece attualmente stimato in 6.141 dollari.
Secondo Kim Eng Tan, analista dell'agenzia: "Gli sforzi verso riforme strutturali e fiscali più profonde dovrebbero continuare. L'outlook è stabile, ma se lo sforzo riformista si dovesse indebolire, con una minore performance economica e con un peggioramento del settore del credito, l'agenzia potrebbe ridurre il giudizio. Al contrario, con un maggiore sforzo riformista e un riferimento maggiore a strumenti basati sul mercato e un tasso di cambio più flessibile, il rating potrebbe ancora migliorare. Ci aspettiamo che l'economia cinese prosegua la sua forte crescita e che il Paese mantenga la sua solida posizione di creditore estero nei prossimi 3-5 anni […] Ci aspettiamo inoltre che gli elevati risparmi domestici siano più che sufficienti per finanziare forti investimenti nel prossimo futuro".
Gli analisti hanno poi stimano un possibile aumento del debito governativo pari in media all'1,4% del Pil all'anno nel 2012-2015. In proporzione al Pil, l'indebitamento governativo dovrebbe continuare il suo calo, con il debito netto al 13,4% del Pil nel 2014.
lunedì 12 novembre 2012
Cina: crescita PIL al 7,5%
Nella terza giornata del 18esimo Congresso del Partito Comunista a Pechino, resi noti i dati che vedranno alla fine del 2012 il Pil cinese attestarsi oltre il 7,5%.
La Cina riparte e, a fine 2012, la crescita del Pil cinese si attesterà oltre il 7,5%. È questo quanto emerso nella terza giornata del 18esimo Congresso del Partito Comunista svoltosi a Pechino.
Il responsabile della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme del Paese, Zhang Ping, ha infatti dichiarato: "A ottobre i segnali di stabilizzazione dell'economia sono diventati piu' evidenti e abbiamo pienamente fiducia che a fine anno raggiungeremo gli obiettivi economici e che manterremo la crescia del Pil al di sopra del 7,5%".
I dati di ottobre hanno registrato un'impennata degli investimenti in infrastrutture, una produzione industriale che ha viaggiato ai ritmi più veloci da cinque mesi, un surplus della bilancia commerciale ai massimi da 45 mesi, in crescita di oltre l'11%.
L’inflazione si attesta invece a 1,7% (in rallentamento rispetto all'1,9% di settembre) e ai minimi dal gennaio 2010.
La Cina riparte e, a fine 2012, la crescita del Pil cinese si attesterà oltre il 7,5%. È questo quanto emerso nella terza giornata del 18esimo Congresso del Partito Comunista svoltosi a Pechino.
Il responsabile della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme del Paese, Zhang Ping, ha infatti dichiarato: "A ottobre i segnali di stabilizzazione dell'economia sono diventati piu' evidenti e abbiamo pienamente fiducia che a fine anno raggiungeremo gli obiettivi economici e che manterremo la crescia del Pil al di sopra del 7,5%".
I dati di ottobre hanno registrato un'impennata degli investimenti in infrastrutture, una produzione industriale che ha viaggiato ai ritmi più veloci da cinque mesi, un surplus della bilancia commerciale ai massimi da 45 mesi, in crescita di oltre l'11%.
L’inflazione si attesta invece a 1,7% (in rallentamento rispetto all'1,9% di settembre) e ai minimi dal gennaio 2010.
venerdì 13 luglio 2012
Crescita cinese ai minimi degli ultimi 3 anni
Come ampiamente previsto, la Cina rallenta la
corsa. Nel secondo trimestre del 2012 il PIL ha registrato un incremento del
7,6%, il peggior risultato dal 2009.
A ogni modo, le ragioni del risultato odierno si possono riassumere in due punti fondamentali: il calo delle esportazioni (legato alla debolezza della domanda mondiale) e il ridimensionamento del settore immobiliare.
Il peggio, comunque, dovrebbe essere passato. Tutti gli analisti sono concordi nel ritenere che tra aprile e giugno l'economia del Paese abbia toccato il fondo e che, grazie alle politiche fiscali espansive messe in atto di recente dal governo, nel terzo trimestre la congiuntura del gigante asiatico dovrebbe stabilizzarsi, per poi riprendere a crescere a un tasso superiore all'8% nell'ultima parte dell'anno.
Sicuramente ora il Paese non dovrà cadere nella trappola della liquidità e dovrà evitare di gonfiare ulteriormente la bolla immobiliare della quale, alcuni esperti, si aspettano l'esplosione da un momento all'altro.
Sarà necessario, in seguito, reggere all'indebitamento degli enti locali e correggere le forti diseconomie del sistema industriale.
Una sfida importante che il Premier Wen Jiabao dovrà affrontare con la consapevolezza che questa congiuntura economica è tra le più complesse verificatasi negli ultimi trenta anni.
In linea con le previsioni degli
analisti sono stati resi noti i dati relativi al PIL della Cina nel secondo
trimestre del 2012. Senza troppe sorprese arriva la conferma del peggior
risultato dall'inizio del 2009: un incremento che ferma la sua corsa al 7,6%.
Già a marzo era chiaro che Pechino non sarebbe
riuscita a raggiungere la quota dell'8% di crescita annuale (punto di
equilibrio); la riduzione dell'obiettivo annuale al 7,5% ne era stata una
chiara indicazione.A ogni modo, le ragioni del risultato odierno si possono riassumere in due punti fondamentali: il calo delle esportazioni (legato alla debolezza della domanda mondiale) e il ridimensionamento del settore immobiliare.
Il peggio, comunque, dovrebbe essere passato. Tutti gli analisti sono concordi nel ritenere che tra aprile e giugno l'economia del Paese abbia toccato il fondo e che, grazie alle politiche fiscali espansive messe in atto di recente dal governo, nel terzo trimestre la congiuntura del gigante asiatico dovrebbe stabilizzarsi, per poi riprendere a crescere a un tasso superiore all'8% nell'ultima parte dell'anno.
Sicuramente ora il Paese non dovrà cadere nella trappola della liquidità e dovrà evitare di gonfiare ulteriormente la bolla immobiliare della quale, alcuni esperti, si aspettano l'esplosione da un momento all'altro.
Sarà necessario, in seguito, reggere all'indebitamento degli enti locali e correggere le forti diseconomie del sistema industriale.
Una sfida importante che il Premier Wen Jiabao dovrà affrontare con la consapevolezza che questa congiuntura economica è tra le più complesse verificatasi negli ultimi trenta anni.
mercoledì 14 dicembre 2011
China International Import Expo
Dal 29 al 31 marzo 2012 Kunshan ospiterà la fiera internazionale CIE 2012, dedicata alle opportunità di introduzione di prodotti stranieri in Cina.
L’Associazione Italia Commercio Estero ha programmato una business mission per la partecipazione alla fiera di Kunshan, vicino a Shanghai, dedicata all’import cinese dall’estero. La manifestazione si terrà dal 29 al 31 marzo 2012 e il supporto di AICE prevede l’accompagnamento di una delegazione di aziende, oltre all’organizzazione di negoziati e alla facilitazioni sui costi di allestimento e partecipazione all’evento. Durante la missione interverrà anche l’associazione di promozione sociale Asian Studies Group, specializzata sull’Asia orientale e sull’internazionalizzazione di imprese B2B, che fornirà alle aziende partecipanti sostegno negli incontri, nell’introduzione ai contatti, nella comunicazione e mediazione in lingua e un servizio di studio della fattibilità commerciale sui contatti avviati.
I settori su cui si focalizzerà la fiera sono fondamentalmente quattro: macchinari tecnologici e attrezzature; Information Technology; tecnologie verdi, nuovi materiali e prodotti high-tech; prodotti di consumo di marca.
La scelta dell’area di Kunshan è dettata dal fatto che si tratta di una delle zone urbane più grandi al mondo, comprendente Shanghai, Suzhou, Wuxi, Ningbo e Nanjingis, con un Pil pari al 20% di quello nazionale. Se la Cina si è configurata come il secondo mercato per importazioni al mondo, con una quota di import pari a 1.394,83 miliardi di dollari nel 2010, la sola regione di Kunshan rappresenta oltre il 40% dell’import cinese. Per le aziende italiane coinvolte si tratta di un evento importante per poter avviare e potenziare il commercio di prodotti nell’area.
lunedì 12 dicembre 2011
Criticità del sistema economico e sociale cinese
La diminuzione del tasso di crescita contro l’aumento dell’inflazione e della moneta circolante rendono la Cina un Paese verso cui guardare con maggiore attenzione e spirito critico.
Con l’avvicinarsi del nuovo anno si comincino a fare i primi bilanci anche in campo economico e molte sono le notizie relative alla Cina, che quest’anno ha avuto un ritmo altalenante e sembra far preoccupare economisti ed investitori. Negli ultimi giorni i dati sul Dragone, infatti, mettono il Paese asiatico in una luce non particolarmente positiva: l’indice Pmi è sceso sotto i 50 punti manifestando una probabile contrazione della produzione industriale, mentre la crescita economica si è attestata al 9,1%, in calo rispetto ai mesi precedenti.
Tuttavia, a preoccupare maggiormente non sono tanto i dati relativi alla crescita, quanto la gestione del sistema finanziario e l’equilibrio sociale del Paese. La Repubblica Popolare ha un eccesso di moneta circolante: circa 10.500 miliardi di dollari, il doppio del Pil nazionale, che ha provocato una bolla nel settore immobiliare e delle commodity. Di pari passo si è assistito, nel corso del 2011, ad un tasso di inflazione in continua ascesa fino ad arrivare al picco del 6,5% contro il 4% prefissato. Squilibrato risulta, inoltre, il peso delle singole voci di investimenti: le infrastrutture pesano il 50% del Pil, mentre i consumi domestici rappresentano solo il 35%. Le aziende pubbliche sono ancora troppo privilegiate dallo Stato rispetto a quelle private, così che il 70% dei profitti derivano dalle prime. Risulta necessaria, quindi, una riforma strutturale del sistema finanziario cinese, che dovrebbe garantire alle imprese private maggior accesso al capitale degli istituti di credito. Ad oggi, però, non si colgono segnali in questo senso e la mossa di Pechino di ridurre la riserva obbligatoria delle banche allo 0,5% non farà alto che aumentare il denaro in circolazione.
Nel frattempo, comunque, il Dragone, prosegue nel suo impegno di salvataggio dell’Occidente: la Banca centrale cinese ha annunciato la possibilità di creare due fondi per investire in Europa e negli Stati Uniti. Lo strumento finanziario sarà affidato alla Safe e avrà una dotazione inziale di 300 miliardi di dollari: Il fondo per gli Usa si chiamerà Hua Mei e quello per l’Europa Hua Pu.
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martedì 13 settembre 2011
Crescita economica inferiore al 9% nel 2012
Rallenta la corsa della Cina, la cui crescita per il 2012 è stimata sotto il 9% del PIL annuo.
Secondo l’autoity forex di Pechino SAFE (State Administration of Foreign Exchange), la Cina non crescerà oltre il 9% nel corso del 2012, ma potrebbe fermarsi all’8,8% contro il 9,3% di quest’anno. Nonostante la Repubblica Popolare rimanga uno dei Paesi a più elevato tasso di crescita, il Paese asiatico dovrà affrontare molte sfide nei prossimi mesi.
In primis rimane preoccupante, infatti, la questione dell’inflazione, alimentata ulteriormente dal continuo afflusso di capitali dall’estero e segnando un nuovo record nel mese di luglio. A contribuire al rallentamento cinese sarebbe, poi, l’incertezza economica a livello globale che aggrava la crisi dei debiti sovrani e riduce la fiducia dei mercati mondiali minacciando anche la Cina. Infine, la politica monetaria del Dragone è un altro punto su cui il governo dovrà prestare attenzione: la delicata congiuntura economica impone una maggiore valutazione degli effetti di tali misure adottate anche nei mesi precedenti per far fronte all’inflazione.
La riduzione del PIL, comunque, rientra nel Piano Quinquennale 2011-2015, nel quale si è fissato un tasso di crescita medio del 7% circa. Già per quest’anno si sta notando un calo del PIL significativo: se nel primo trimestre si era registrato il 9,7%, nel secondo si è passati al 9,5% e secondo alcuni analisti potrebbe scendere sotto il 9% entro la fine del 2011. Tuttavia, un dato inferiore all’8% per gli economisti cinesi significa rischiare di non garantire l’occupazione interna e per la Repubblica Popolare significherebbe trascorrere un anno molto più difficile di quello in corso.
mercoledì 20 luglio 2011
L’economia cinese regge nonostante l’inflazione
Dati incoraggianti per l’economia cinese che, a fronte dell’inflazione galoppante, non manifesta evidenti segni di cedimento ma cresce del 9,5%.
L’inflazione in Cina non lascia tregua: i dati del National Bureau of Statistics confermano la salita dei prezzi al consumo, aumentati del 6,4% in giugno, con picco dei beni alimentari il cui costo è aumentato fino al 14,4%. Parallelamente, negli ultimi mesi, l’economia della Repubblica Popolare ha manifestato segnali di rallentamento: il mese scorso le importazioni sono cresciute in modo moderato (+19,3%) contro una risalita delle esportazioni (+17.9%); il calo dell’import si è verificato in seguito alla diminuzione della domanda interna ed è stato particolarmente evidente in alcune commodities, come greggio (-11.5%), alluminio, minerale di ferro. L’effetto è stato la dilatazione del surplus commerciale, che in giugno ha raggiunto la cifra di 22,7 miliardi di dollari (il dato più alto dallo scorso novembre).
Tuttavia, il sistema economico cinese regge ancora e, nonostante le pesanti misure varate dal Governo per contrastare il fenomeno inflattivo, stanno emergendo dati incoraggianti per il Dragone. Nel secondo trimestre del 2011, infatti, il Paese è cresciuto del 9,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; il PIL trimestre su trimestre è salito del 2,2%, con lieve aumento rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Anche la produzione industriale ha registrato una ripresa: in giugno l’incremento annuo è stato del 15,1%, il migliore risultato degli ultimi 13 mesi, mentre nel primo semestre la produzione è cresciuta del 14,3%. Dati positivi per i primi sei mesi del 2011 ci sono anche per gli investimenti nominali fissi nelle aree urbane (+25,6%) e le vendite al dettaglio (+16,8% e +17,7% a giugno).
Tutto ciò fa pensare che, nonostante il rallentamento, l’economia della Cina possa reggere anche in situazioni critiche come quella in cui sta versando attualmente; inoltre, se come sostengono molti economisti l’inflazione si attenuerà a fine estate, potrà dimostrare ancora una discreta ripresa prima della fine dell’anno.
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venerdì 24 giugno 2011
La crisi inflazionaria si ripercuote sul mondo del lavoro
Segnali di crisi per l’economia cinese: l’inflazione dilaga, l’industria nazionale è in calo e nel Guangdong riprendono nuove ondate di scioperi.
L’economia cinese manifesta i primi segnali di un rallentamento, dovuto a diversi fattori interni che si sono verificati negli ultimi mesi e alla debolezza dei mercati esteri. L’attività manifatturiera, nel mese di giugno, ha registrato il livello più basso da luglio dall’anno scorso, con un punteggio di 50,1 punti secondo il Purchasing Managers Index (contro i 51,6 di maggio). Dall’altra parte, per contrastare l’inflazione galoppante, il governo di Pechino ha varato una serie di misure che hanno avuto come diretta conseguenza la diminuzione della domanda, mentre la banca centrale ha aumentato per quattro volte i tassi di interesse e per sei volte le riserve minime obbligatorie dall’inizio dell’anno. I prezzi, infatti, continuano a salire, tanto che nel mese di maggio sono cresciuti del 5,5%, il livello più alto dal 2008, a fronte di un PIL che sembra in diminuzione con una crescita del 9,7% nei primi tre mesi del 2011, contro il 10,3% del 2010.
Tali fenomeni non fanno altro che accrescere il malcontento sociale, che inizia a farsi sentire nuovamente nelle fabbriche di una delle province più industrializzate della Cina: il Guangdong. Nei giorni scorsi 4.000 dipendenti della Simone Limited, fabbrica di borse sudcoreane che produce anche per marchi quali Burberry, DKNY, Michael Kors e Coach, hanno iniziato a scioperare contro le condizioni di lavoro e per chiedere salari più alti. I lavoratori in questione denunciano di dover lavorare 12 ore al giorno, con solo tre pause giornaliere, per uno stipendio di 1.100 yuan (circa 100 euro) al mese, che può arrivare a 1.900 yuan (circa 200 euro) con gli straordinari, da cui comunque vengono detratti 200 yuan per la previdenza sociale e 100 yuan per la mensa. L’episodio non è, però, isolato: altri casi simili si sono verificati, a Dongguan, in una fabbrica di orologi di Chang’an, a Xitang, vicino a Canton, e a Chaozhou, nella regione orientale del Guangdong. Le denunce sono sempre le stesse: condizioni di lavoro invivibili, con episodi di violenza, e salari troppo bassi.
Il Guangdong non è nuovo a queste ondate di scioperi, dato che solo l’anno scorso era stato teatro di manifestazioni analoghe. Il perpetuarsi di questi fenomeni sociali dimostrano ancora una volta come la Cina non possa più considerarsi la “fabbrica del mondo” low cost.
lunedì 2 agosto 2010
La Cina è la seconda economia mondiale
In una recente intervista, Yi Gang, direttore della State Administration of Foreign Exchange, nonché Vicegovernatore della Banca Centrale cinese, ha dichiarato che la Cina ha finalmente superato il Giappone, attestandosi così come la seconda economia mondiale. Il sorpasso è avvenuto certamente grazie alla costante ed incredibile crescita economica della Repubblica Popolare Cinese, che nel primo semestre 2010 è arrivata a + 11,1%, ma anche alla recente stagnazione del Giappone che ha avuto negli ultimi mesi un minor impatto mondiale rispetto alla vicina Cina.
Già nel 2009 si era iniziato a parlare di un possibile scambio di posizioni tra i due paesi, sebbene il Giappone abbia avuto nell’ultimo trimestre dello scorso anno una ripresa inaspettata, dovuta al fatto che la Cina è diventata la prima destinazione mondiale delle merci nipponiche. Ora il sorpasso è avvenuto, tuttavia non si può ancora dire se sia definitivo o meno. I fatti, comunque, dimostrano come la Cina sia in continua ascesa da circa 30 anni: dal 1978 il PIL cinese, infatti, cresce ad una media del 9,5%. Nel 2007 La Repubblica Popolare Cinese divenne la terza potenza mondiale, superando così la Germania, e recentemente si è anche confermata come il primo consumatore mondiale di energia. Secondo gli economisti, se la crescita dovesse proseguire a questo ritmo, pur con un normale ridimensionamento all’ 8%-9%, entro il 2025 il paese potrebbe superare gli Stati Uniti e diventare così la prima economia al mondo.
Già nel 2009 si era iniziato a parlare di un possibile scambio di posizioni tra i due paesi, sebbene il Giappone abbia avuto nell’ultimo trimestre dello scorso anno una ripresa inaspettata, dovuta al fatto che la Cina è diventata la prima destinazione mondiale delle merci nipponiche. Ora il sorpasso è avvenuto, tuttavia non si può ancora dire se sia definitivo o meno. I fatti, comunque, dimostrano come la Cina sia in continua ascesa da circa 30 anni: dal 1978 il PIL cinese, infatti, cresce ad una media del 9,5%. Nel 2007 La Repubblica Popolare Cinese divenne la terza potenza mondiale, superando così la Germania, e recentemente si è anche confermata come il primo consumatore mondiale di energia. Secondo gli economisti, se la crescita dovesse proseguire a questo ritmo, pur con un normale ridimensionamento all’ 8%-9%, entro il 2025 il paese potrebbe superare gli Stati Uniti e diventare così la prima economia al mondo.
Per le imprese italiane che internazionalizzano in Cina o ne hanno l'intenzione si prevede quindi uno sviluppo notevole per l'esportazione e la vendita nel paese asiatico.
giovedì 29 luglio 2010
Lieve frenata dell’economia cinese nel secondo quadrimestre 2010
Nel secondo trimestre 2010 si è registrato un aumento del PIL cinese 10,3%, un dato buono ma inferiore rispetto all’11,9% del primo trimestre; a ciò si deve aggiungere il tasso di crescita del paese che negli ultimi mesi si è attestato al 7,% contro l’11,4% precedente. Questi dati rappresentano un segnale di leggera frenata dell’economia della Repubblica Popolare Cinese, frenata che già si era intravista con il calo della produzione industriale a giugno (attestatasi al 13,7%). Nonostante ciò, le vendite al dettaglio e gli investimenti nelle aree urbane sono rimasti invariati nell’ultimo periodo e anche l’inflazione ha ripreso a diminuire. Non sono incoraggianti, invece, i dati relativi alla valuta, che, in seguito alla manovra di rivalutazione dello yuan, ha visto un apprezzamento della moneta cinese inferiore all’1% rispetto al dollaro americano.
Il Ministro del Commercio cinese, Chen Deming, ha inoltre affermato che anche il commercio del paese sta attraversando un momento di crisi, causata in particolare dalla riduzione di consumi ed investimenti delle economie europee, ma anche da segnali di rallentamento da parte di paesi come Brasile e India. Si prevede, quindi, che l’export cinese, cresciuto nel giugno scorso del 44%, calerà nell’ultimo semestre dell’anno, arrivando ad una quota pari al 16,3%. A fronte di queste previsioni il Ministro ha comunque confermato che la politica macroeconomica cinese dei prossimi mesi si concentrerà sulla stabilità economica e punterà sullo sviluppo della domanda interna, cresciuta del 17-18% negli ultimi anni.
Più ottimista il commento del rappresentante del Fondo Monetario internazionale per la Cina, Houng Lee, che in una recente intervista ha dichiarato che l’economia cinese è robusta e crescerà ancora nel corso del 2010, nonostante i segnali di rallentamento. Secondo Lee, la frenata economica registrata nel secondo quadrimestre era largamente attesa e probabilmente si registrerà ancora finché resisteranno le situazioni di incertezza locali ed internazionali.
Il Ministro del Commercio cinese, Chen Deming, ha inoltre affermato che anche il commercio del paese sta attraversando un momento di crisi, causata in particolare dalla riduzione di consumi ed investimenti delle economie europee, ma anche da segnali di rallentamento da parte di paesi come Brasile e India. Si prevede, quindi, che l’export cinese, cresciuto nel giugno scorso del 44%, calerà nell’ultimo semestre dell’anno, arrivando ad una quota pari al 16,3%. A fronte di queste previsioni il Ministro ha comunque confermato che la politica macroeconomica cinese dei prossimi mesi si concentrerà sulla stabilità economica e punterà sullo sviluppo della domanda interna, cresciuta del 17-18% negli ultimi anni.
Più ottimista il commento del rappresentante del Fondo Monetario internazionale per la Cina, Houng Lee, che in una recente intervista ha dichiarato che l’economia cinese è robusta e crescerà ancora nel corso del 2010, nonostante i segnali di rallentamento. Secondo Lee, la frenata economica registrata nel secondo quadrimestre era largamente attesa e probabilmente si registrerà ancora finché resisteranno le situazioni di incertezza locali ed internazionali.
giovedì 15 aprile 2010
L’economia cinese cresce nel primo trimestre 2010 dell’11,9%
Il PIL della Cina registra una ripresa dell’11,9% nei primi tre mesi del 2010, in linea, al momento, con le stime della Banca Mondiale che aveva previsto una crescita annuale tra l’8 e il 10%. L’andamento dell’economia cinese, se dovesse continuare con questo ritmo di crescita, sembra essere molto più rapido di ciò che gli economisti si aspettavano. Ad aumentare inoltre sono anche altri indici della Repubblica Cinese: l’inflazione si è per ora attestata al 2,2% e la produzione industriale tra gennaio e marzo è salita del 19,6%. I dati positivi della Cina si ripercuotono anche sul mercato azionario: le Borse asiatiche, infatti, hanno registrato i valori più alti degli ultimi 20 mesi.
A frenare l’entusiasmo sono però le tensioni legate a questa crescita rapida: la Borsa di Shanghai rimane ancora cauta, temendo che la Banca Centrale cinese possa aumentare i tassi di interesse a fronte di questo sviluppo. Anche a Pechino si respira una certa pressione poiché i valori registrati potrebbero far riconsiderare l’ipotesi di una rivalutazione monetaria oltre all’introduzione di una politica economica più severa, così come auspicato dalle principali economie mondiali.
A frenare l’entusiasmo sono però le tensioni legate a questa crescita rapida: la Borsa di Shanghai rimane ancora cauta, temendo che la Banca Centrale cinese possa aumentare i tassi di interesse a fronte di questo sviluppo. Anche a Pechino si respira una certa pressione poiché i valori registrati potrebbero far riconsiderare l’ipotesi di una rivalutazione monetaria oltre all’introduzione di una politica economica più severa, così come auspicato dalle principali economie mondiali.
lunedì 12 aprile 2010
La sovracapacità nel settore delle infrastrutture e della produzione industriale allarma gli economisti cinesi
La sovracapacità di alcuni settori sta preoccupando gli economisti cinesi, i quali denunciano la realizzazione di numerosi progetti e la produzione di beni per cui non esiste una domanda sufficiente. Il problema si presenterebbe soprattutto in due ambiti: quello delle infrastrutture e quello della produzione industriale.
Nel primo caso si parla di strade, aeroporti, uffici commerciali e impianti industriali che sarebbero in costruzione senza che poi vi sia un reale bisogno. La produzione industriale lorda della Cina è cresciuta nei 5 anni precedenti al 2008 di circa 1,6 volte in più rispetto al PIL nazionale, ciò significa che la capacità produttiva dell’economia stava crescendo più velocemente rispetto alla domanda che l’economia domestica poteva supportare.
Nel secondo caso, invece, la questione riguarda in particolare industrie importanti dell’economia cinese: ferro e acciaio, cemento, vetro, carbone, carbone chimico e silicone poli-cristallino e attrezzature per l’energia eolica. Nel caso dell’acciaio, ad esempio, la Cina ha recentemente prodotto 58 milioni di tonnellate extra a fronte di una domanda mondiale in diminuzione del 14,9%. A preoccupare è inoltre la produzione di alluminio, di cui la Cina è il primo produttore mondiale; molte industrie del settore dovranno espandersi nel rame o altri metalli per sopravvivere.
Le conseguenze della sovracapacità produttiva danneggiano molte industrie, ma si verificano anche a livello globale. Secondo alcuni economisti a peggiorarne la situazione è stata la crisi economica che ha colpito l’Occidente.
Le autorità governative si stanno attivando per fronteggiare il problema attraverso misure di controllo della capacità, realizzate per ora soprattutto nel settore dell’acciaio. L’opinione di alcuni, però, è che questo fenomeno difficilmente si potrà frenare con le sole forze locali.
Nel primo caso si parla di strade, aeroporti, uffici commerciali e impianti industriali che sarebbero in costruzione senza che poi vi sia un reale bisogno. La produzione industriale lorda della Cina è cresciuta nei 5 anni precedenti al 2008 di circa 1,6 volte in più rispetto al PIL nazionale, ciò significa che la capacità produttiva dell’economia stava crescendo più velocemente rispetto alla domanda che l’economia domestica poteva supportare.
Nel secondo caso, invece, la questione riguarda in particolare industrie importanti dell’economia cinese: ferro e acciaio, cemento, vetro, carbone, carbone chimico e silicone poli-cristallino e attrezzature per l’energia eolica. Nel caso dell’acciaio, ad esempio, la Cina ha recentemente prodotto 58 milioni di tonnellate extra a fronte di una domanda mondiale in diminuzione del 14,9%. A preoccupare è inoltre la produzione di alluminio, di cui la Cina è il primo produttore mondiale; molte industrie del settore dovranno espandersi nel rame o altri metalli per sopravvivere.
Le conseguenze della sovracapacità produttiva danneggiano molte industrie, ma si verificano anche a livello globale. Secondo alcuni economisti a peggiorarne la situazione è stata la crisi economica che ha colpito l’Occidente.
Le autorità governative si stanno attivando per fronteggiare il problema attraverso misure di controllo della capacità, realizzate per ora soprattutto nel settore dell’acciaio. L’opinione di alcuni, però, è che questo fenomeno difficilmente si potrà frenare con le sole forze locali.
mercoledì 7 aprile 2010
La Cina supera la Germania e diventa il primo esportatore mondiale
Dopo 13 mesi di declino la Cina scavalca la Germania e diventa il maggior paese esportatore globale, superando così le previsioni attese. Il 2010 sarà per il paese asiatico l’anno del rafforzamento e dello sviluppo economico ed il PIL potrebbe vedere nei prossimi anni una crescita del 10%. Il settore trainante dell’export rimane quello automobilistico, ma si registra una buona crescita anche per l’industria dell’informatica elettronica, le cui vendite hanno visto un aumento del 20% superando i 67,1 miliardi di dollari. Le esportazioni di questo settore riguardano prevalentemente prodotti come telefonini, personal computer e fotocamere digitali. Anche l’import ha un andamento positivo, soprattutto per le industrie del ferro, greggio e rame.
Infine, per ciò che riguarda il commercio cinese, questo è cresciuto del 17,7% contro il 4% previsto. Tra le industrie in continua crescita vi sono: semi di soia, carne e acciaio.
Infine, per ciò che riguarda il commercio cinese, questo è cresciuto del 17,7% contro il 4% previsto. Tra le industrie in continua crescita vi sono: semi di soia, carne e acciaio.
giovedì 1 aprile 2010
In marzo è cresciuto il settore manifatturiero cinese
Secondo le statistiche del National Bureau of Statistics, l’indice PMI (Purchasing Manager’s Index) per il settore manifatturiero cinese si è attestato nel mese di marzo al 55,1%, crescendo dell’1,3% rispetto a febbraio. L’indice è comunque sopra il 50% da 13 mesi, in seguito al calo subito tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 dovuto alla crisi mondiale. Una lettura sopra il 50% indica un’economia in espansione, mentre sotto il 50% indica contrazione.
I dati registrati segnano quindi una positiva ripresa economica per il settore manifatturiero; infatti, sia le esportazioni che le vendite nel mercato interno hanno avuto un buon andamento. Si tratta della crescita più veloce registrata dall’aprile 2004, ovvero da quando sono iniziate le rilevazioni. I dati positivi del PMI indicano inoltre la possibilità che la Cina prosegua con la politica di contrazione monetaria, ma conferme ed ulteriori analisi si potranno far con i nuovi e primi dati sul PIL che arriveranno il 15 aprile.
I dati registrati segnano quindi una positiva ripresa economica per il settore manifatturiero; infatti, sia le esportazioni che le vendite nel mercato interno hanno avuto un buon andamento. Si tratta della crescita più veloce registrata dall’aprile 2004, ovvero da quando sono iniziate le rilevazioni. I dati positivi del PMI indicano inoltre la possibilità che la Cina prosegua con la politica di contrazione monetaria, ma conferme ed ulteriori analisi si potranno far con i nuovi e primi dati sul PIL che arriveranno il 15 aprile.
giovedì 18 marzo 2010
Nel 2010 la Cina avrà una crescita tra l’8 e il 10 %
L'11 marzo 2010 è stato pubblicato il primo rapporto annuale della Fondazione Cina intitolato "La Cina nel 2010, scenari e prsopettive per le imprese". Secondo il documento, le previsioni di crescita del paese asiatico si attesteranno durante quest'anno tra l'8 e il 10 % in termini di PIL, inoltr le persone benestanti (con reddito superiore a 30.000 dollari l'anno) supereranno i 200 milioni. Per la Fondazione, la Cina rappresenta sempre più una destinazione ideale per le imprese italiane, soprattutto nei settori dell'acciaio, metalli non ferrosi, automotive, chimica, servizi finanziari, telecomunicazioni ed energia. Tuttavia restano ancora alcune barriere da superare, come il protezionismo attuato dal governo cinese per tutelare le aziende pubbliche.
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