Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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giovedì 26 gennaio 2012

L’inquinamento

Un nuovo record nella percentuale di inquinamento dell’aria a causa dei festeggiamenti per il nuovo Anno.

Stando agli ultimi dati forniti da fonti ufficiali, la Cina sarebbe diventata per la prima volta nella sua storia, il primo importatore a livello mondiale di carbon fossile, la fonte di energia cd. “sporca”, un combustibile altamente inquinante. A questo si aggiungono purtroppo gli incrementi registrati nei livelli di inquinamento nel corso dei festeggiamenti in corso: sembra infatti che durante i due giorni di festeggiamenti in occasione dell’inizio dell’Anno del Dragone, i fuochi d’artificio abbiano fatto aumentare i particolati di Pechino fino a 1.600 microgrammi per metro cubo, un valore ottanta volte superiore rispetto ai livelli di inquinamento registrati la sera precedente. Da questi dati emerge la difficoltà riscontrata in Cina nel convincere le persone del fatto che l’inquinamento non dipende solo dalle emissioni industriali. Si pensi che solo nello scorso anno il gigante asiatico, che rappresenta il maggiore produttore di carbone al mondo, è stato costretto ad importarne 182,4 milioni di tonnellate per riuscire a soddisfare la domanda di energia dell’industria, registrando un aumento del 10,8% rispetto al 2010.
Il Premier cinese, Wen Jiabao, ha comunque sottolineato il fatto che “la Cina è impegnata attivamente nell’adozione delle tecnologie pulite e nello sviluppo delle fonti rinnovabili, ma almeno per il momento non può fare a meno del carbone, fonte indispensabile per sostenere il processo di industrializzazione e di urbanizzazione. La struttura economica della Cina negli anni da oggi al 2020 continuerà ad essere caratterizzata da bassa efficienza energetica, alto consumo di energia ed elevate emissioni”.

martedì 14 giugno 2011

Rinnovabili: Cina leader ma rischia saturazione nell’eolico

Secondo lo studio della Ernst & Young, la Cina rimane il primo paese al mondo per lo sfruttamento di fonti rinnovabili; tuttavia, gli ingenti investimenti nel settore eolico, a fronte di una domanda minore, stanno rischiando di saturare il mercato.

Secondo una recente indagine della Ernst & Young dal titolo “Renewable Country Attractiveness Indices”, la Cina si conferma al primo posto nella classifica mondiale per utilizzo di energie rinnovabili; seguono gli Stati Uniti, mentre l’Italia si piazza alla quinta posizione scendendo di due gradini nell’indice “Solar”.
La Cina è leader nel le fonti alternative dall’agosto dell’anno scorso, grazie all’impegno del governo esplicitato nel Piano Quinquennale, che prevede di ottenere entro il 2015 energia proveniente da fonti verdi pari all’11,3%. In particolare, la Repubblica Popolare ha sviluppato in modo massiccio l’industria eolica, grazie ad una serie di investimenti statali concessi già a partire dal 2008 e che per quest’anno ammontano a 400 milioni di euro. Nel 2009, il mercato eolico cinese è diventato primo al mondo per capacità installata e nel 2010 il Dragone ha aumentato ulteriormente la capacità di produzione di 18,9 gigawatt, per un totale di 44,7 gigawatt.
Oggi il paese asiatico si ritrova con oltre 70 impianti ma molti di questi rischiano l’inattività a causa della scarsa organizzazione del settore, della mancanza di controllo qualitativo e della saturazione della domanda, ormai già pienamente soddisfatta. Il rischio di surriscaldamento del mercato ha imposto a Pechino un freno agli incentivi nel settore: il governo pensa, infatti, di adottare misure più severe per l’approvazione di impianti eolici e di introdurre l’autorizzazione del National Energy Bureau anche per progetti di capacità inferiore ai 50 megawatt. Inoltre, la Cina ha dichiarato che interromperà i sussidi alle società che utilizzano componenti nazionali invece che importati dall’estero. Quest’ultima decisione è stata presa dopo la denuncia degli Stati Uniti di qualche mese fa in merito alla campagna cinese di supporto ai settori innovativi, tramite la quale l’eolico aveva ricevuto incentivi stimati tra i 6 e i 22 milioni di dollari.
Oltre al Dragone, buone le performance registrate dalla Ernst & Young anche di altri paesi emergenti: il Brasile si piazza al dodicesimo posto, mentre l’India si classifica quarta; di interesse anche la risalita del Marocco che, con ingenti risorse eoliche e solari a disposizione ed una buona domanda, si posiziona al ventiduesimo posto.
Lo studio dimostra ancora una volta che la maggior parte delle nazioni sta investendo sulle energie verdi, con un aumento della produttività commerciale dell’eolico offshore e del concentrated solar power. Tale tendenza permette la creazione di nuovi posti di lavoro, la differenziazione energetica e la crescita economica. I costi della tecnologia saranno così destinati a calare, con beneficio di chi investirà nel rinnovabile nel prossimo futuro.

venerdì 3 giugno 2011

Allarme elettricità in Cina

La carenza energetica della Cina sta provocando un’ondata di inflazione e di riduzione delle forniture elettriche. Tra le manovre del Paese si punta sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili.

La Cina si trova in piena “crisi elettricità”, la più grave dal 2004. La carenza energetica, a fronte del continuo aumento della domanda dei consumi, sta mettendo in ginocchio i cinque maggiori produttori di energia; a ciò si aggiunge l’aumento del prezzo del carbone che rischia, tra l’altro, di far aumentare le importazioni di materie prime.
Le conseguenze di questa situazione di emergenza sono l’inflazione e la contrazione delle forniture elettriche, già imposte dalla siccità che ha colpito il Paese negli ultimi mesi. I prezzi delle utenze industriali saliranno del 3,5% e ciò si ripercuoterà in particolar modo sulle piccole e medie imprese industriali, agricole e commerciali di 15 Provincie. A livello nazionale, si stima che l’inflazione nel settore crescerà ancora dello 0,5% e addirittura del 12-14% se aumenterà ancora la domanda di energia.
Dall’altra parte, una ventina di provincie hanno dovuto, invece, fare i conti con i tagli alle erogazioni per 18 milioni di kilowatt, misura varata dal governo per ridurre i consumi e che è destinata a ripetersi con l’estate in arrivo. Molte imprese hanno già ridotto del 20,3% l’intensità energetica nel periodo 2005-2010, grazie agli investimenti statali di 37 milioni di euro, e anche per il periodo 2011-2015 si sono impegnate, così come previsto dal Nuovo Piano Quinquennale, a ridurre l’intensità elettrica del 16% e quella del carbonio del 17%. Recentemente, inoltre, la SASAC (State-owned Assets supervision and Administration Commission), ha affermato che entro il 2015 le principali compagnie statali produttrici di acciaio, energia e carbone dovranno ridurre del 16% l’energia utilizzata per la produzione industriale.
Per sopperire alla mancanza di energia si parla molto anche di rinnovabili: un ottimo esempio di sfruttamento di energie alternative viene dall’Ambasciata italiana di Pechino, la quale ha annunciato la ristrutturazione “verde” della sede diplomatica, che si completerà entro l’estate. L’edificio si doterà di pannelli solari e di una microturbina che servirà a produrre energia elettrica e acqua calda; sarà così la prima ambasciata fotovoltaica in Cina, il cui progetto vede la partecipazione di cinque imprese italiane in collaborazione con il ministero dell’Ambiente.

giovedì 19 maggio 2011

Estate 2011: torna il rischio black-out nelle aziende cinesi

Come ogni estate si ripresenta il problema dell’approvvigionamento di elettricità per le imprese cinesi, che devono fare i conti con l’esponenziale consumo di energia causato dai condizionatori.

Con l’arrivo della bella stagione e l’innalzamento delle temperature, cresce esponenzialmente il consumo di energia da parte di privati e di aziende, che fanno largo uso di condizionatori per sopportare il caldo che attanaglia la Cina nei mesi estivi.
Tutto ciò causa la secca dei fiumi e la conseguente diminuzione di produzione idroelettrica, nonché la riduzione delle scorte di carbone
A pagarne le conseguenze sono però solo le imprese del settore manifatturiero, che devono subire periodicamente sospensioni della fornitura di corrente elettrica, al fine di limitare il rischio di black-out dovuti all’aumento vertiginoso del consumo di elettricità; intervenire sui consumi dei privati potrebbe turbare l’ordine sociale, perciò le autorità si sono dovute rivolgere altrove.
Numerose le lamentele da parte degli interessati, come Chen Wang, imprenditore di un'azienda chimica situata in una delle province più industrializzate del Paese, il quale sottolinea quanto la situazione stia volgendo al peggio: “Le società elettriche, infatti, hanno cominciato a sospendere le forniture già all'inizio di aprile”.
La sospensione della fornitura di energia crea una serie di problemi, dovuti anche al fatto che le imprese non vengono avvisate sullo stacco di corrente.
Uno dei testimoni di questa situazione è Fabio Antonello, direttore generale di MiniGears, azienda di ingranaggi in metallo speciale con sede a Suzhou, il quale ha dichiarato che “tra scarti di produzione, ritardi di consegna e oneri vari, gli otto black-out dell'estate 2010, più gli altri quattro di gennaio, hanno pesato per circa 1,2 milioni di yuan, circa 130mila euro, sul nostro conto economico, a fronte di un risparmio energetico indotto di soli 75mila yuan, 8mila euro”.
Già preannunciati dalle autorità cinesi, i black-out colpiranno anche quest’estate il settore manifatturiero e colpiranno ancora nei prossimi anni se non verranno risolte alcune cruciali problematiche legate alla fornitura di corrente elettrica.
In primo luogo il divario esistente tra domanda e offerta di energia, che anche quest’anno causerà un vuoto energetico pari a circa 30 milioni di kilowatt; a ciò si unisce la forte dipendenza dal carbone, che soddisfa ancora oltre l’80% del fabbisogno nazionale.

lunedì 7 marzo 2011

Le opportunità nel campo delle rinnovabili in Cina

La forte domanda energetica del Dragone e gli incentivi del governo facilitano gli investimenti italiani nell’energia verde in Cina.

La Repubblica Popolare Cinese rappresenta oggi il mercato più interessante per gli investimenti nelle rinnovabili. Il Paese asiatico, infatti, ha visto crescere, assieme allo sviluppo economico e alla produzione industriale, anche la domanda di energia ed elettricità. Nel 2010 il consumo elettrico nazionale è aumentato del 13,1%, quello di petrolio del 12,9%, mentre la richiesta di gas naturale è salita del 18,2% e quella di carbone del 5,3%. Sono numeri che hanno, però, anche contribuito a classificare il Paese asiatico come il maggior inquinatore mondiale.
La forte necessità energetica e l’enorme impatto ambientale hanno, quindi, incentivato negli ultimi anni una particolare sensibilità del governo cinese verso le energie pulite, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza del Dragone dai combustibili fossili. Per questo motivo, infatti, tra il 2007 e il 2010 la Cina ha investito 150 miliardi di dollari in energie verdi e nel nuovo Piano quinquennale ha espresso l’intenzione di ridurre del 17% l’energia impiegata per unità di Pil entro il 2015.
Tra i settori energetici in cui la Repubblica Popolare ha già manifestato interesse vi sono: l’idroelettrico, la principale fonte rinnovabile del Paese per cui si prevede di installare ulteriori 20 GW l’anno di capacità; l’eolico, per il quale nei prossimi 10 anni sono previsti 1.500 miliardi di dollari di spese; il solare, che entro il 2020 potrà garantire 1,9 GW di capacità installata.
In questo scenario favorevole le imprese italiane vedono buone opportunità di business: la produzione Made in Italy può contare, nel campo delle rinnovabili, su know-how e tecnologie sofisticate che si legano bene con un contesto caratterizzato da incentivi governativi, forte richiesta e disponibilità di manodopera locale, al momento ancora a costi contenuti. In questa ottica è stato organizzato dall’Osservatorio Internazionale sull’Industria e la Finanza delle Rinnovabili (Oir) un ciclo di seminari che si svolgeranno a partire dal prossimo 21 marzo a Milano, in cui verranno presentate e discusse le opportunità di business nel settore nei BRIC.

lunedì 29 novembre 2010

Il fabbisogno energetico della Cina crea difficoltà

La richiesta di energia in Cina raggiunge livelli record e le conseguenze dannose sono numerose: non solo inquinamento, ma anche forti rischi di black-out minacciano il Paese. Nucleare e rinnovabili saranno la risposta al problema.

Nella prima metà di novembre, in Cina, la produzione di energia è aumentata dell’8,9% ed il consumo energetico del 7% rispetto allo stesso periodo nel 2009. La domanda energetica del paese asiatico, quindi, continua a crescere in modo inarrestabile.
A fonte di ciò, diversi saranno i problemi che la Repubblica Popolare dovrà affrontare, tra cui la riduzione delle scorte di carbone, che provocherà disagi soprattutto nelle metropoli come Pechino, Tianjin e Chongquing. Tale scarsità di materia prima ha già provocato un aumento del prezzo del carbone che, assieme al freddo che incombe e alle politiche di risparmio energetico attuate, aumenta in questi mesi il rischio di black-out nel nord del Paese. Le politiche di risparmio energetico e di riduzione dell’inquinamento, infatti, sono recentemente state prese in quanto la Cina detiene il record mondiale di emissioni di gas ad effetto serra, con un aumento nell’ultimo anno dell’8%.
Diverse, infatti, sono le soluzioni che le autorità di Pechino stanno mettendo in atto per affrontare in modo efficace il problema energetico. Innanzitutto, la ricerca di altre risorse, scelta messa in pratica tramite la cooperazione con l’Africa per l’estrazione di minerali e gas naturale, e gli investimenti nel nucleare, la cui produzione dovrebbe aumentare del 5% l’elettricità entro il 2020.
In secondo luogo, si punta molto sulla green economy, settore per il quale tra il 2005 e il 2010 sono stati investiti più di 300 miliardi di dollari. Con l’obiettivo del risparmio energetico si sono garantiti ingenti investimenti alle aziende che sviluppano tecnologie per la conservazione energetica e che tutelano l’ambiente. Ciò ha permesso, ad esempio, di puntare, nel campo automobilistico, alla creazione dell’auto elettrica.
Anche nel nuovo piano di sviluppo quinquennale la green economy è uno dei temi principali: si prevedono appalti pubblici e privati da parte del Ministero dell’Industria e dell’Information Technology per attirare aziende straniere che sviluppino il settore. Finora, su 8000 appalti, 7000 sono stati vinti da imprese estere.

venerdì 12 novembre 2010

La Cina all’avanguardia per le energie pulite

La Cina è il Paese con la più alta domanda di energia al mondo e, secondo le stime, entro il 2035 verrà triplicata. Il bisogno crescente e la lotta all’inquinamento avviata negli ultimi mesi stanno favorendo programmi e progetti per lo sviluppo delle energie pulite, quali la distribuzione del gas naturale e il mercato di carbonio.
L’emergenza energetica è uno dei temi principali della Repubblica Popolare Cinese: secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, infatti, la Cina avrà sempre più bisogno di nuovi fonti per soddisfare il fabbisogno crescente della popolazione e dipenderà sempre più dalle importazioni di combustibili fossili, quali: petrolio, carbone e gas. Tuttavia, la richiesta di petrolio si dovrà confrontare con l’imminente riduzione delle risorse e con una domanda mondiale che aumenterà del 18% entro il 2035, metà della quale proverrà dalla Cina. Ciò contribuirà alla crescita dei prezzi del greggio, che potrebbe raggiungere già nel 2015 i 100 dollari a barile.
In aggiunta a ciò, petrolio e carbone comportano anche gravi problemi di inquinamento ambientale.
Per far fronte a queste difficoltà, la Repubblica Popolare sta promuovendo lo sviluppo delle energie pulite, il cui futuro è molto promettente. Pechino è decisa, quindi, a spostare la propria domanda sul gas a scapito di greggio e carbone, ponendosi come obiettivo quello di aumentare il consumo di gas naturale dal 4 al 10%. Il gas non solo è vantaggioso dal punto di vista ecologico ma può contare su enormi volumi dell’offerta, che lasciano i prezzi ancora bassi. L’Asian Development Bank ha messo a disposizione di Pechino, proprio in questi giorni, 200 milioni di dollari per gli investimenti in energie verdi e la distribuzione di gas naturale. Ciò permetterà, quindi, di coprire il fabbisogno dei centri minori nella parte occidentale del Paese.
Ulteriore iniziativa in ambito ambientale è quella della probabile dotazione della Cina di un proprio mercato di emissioni di carbonio entro il 2013. Il Paese asiatico, che è il maggiore produttore di CO2, si doterebbe così di un sistema che permetterebbe la riduzione delle emissioni guadagnando crediti da rivendere. In Europa questo mercato di “Cap and Trade” è già in funzione ed ha contribuito a tagli di CO2 importanti.
Ancora una volta, quindi, si ribadisce che il futuro dell’energia sarà nelle fonti pulite e rinnovabili, di cui si stima una crescita tra il 7 ed il 14% nei prossimi venticinque anni.

mercoledì 13 ottobre 2010

La Cina, grande consumatore di energia

Ancora molti sono i dubbi sui dati di consumo energetico riguardanti la Cina: l’Aie ritiene che il Paese sia diventato già nel 2009 il maggior consumatore al mondo, mentre il Dragone smentisce. Di certo, la Repubblica Popolare Cinese è oggi tra i primi fruitori e produttori di energia.
Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, la Cina avrebbe sorpassato gli Usa per consumo energetico già l’anno scorso, con il 4,4% in più. Dal Paese asiatico proviene quasi la metà della domanda di petrolio ed il dato è destinato a crescere. Per queste ragioni nella Repubblica Popolare Cinese si investe molto nel settore energetico e nella ricerca di nuove fonti, in particolare quelle rinnovabili.
Energia eolica e nucleare sono tra le risorse più implementate non solo in Cina, ma in quasi tutta l’area asiatica. In campo nucleare, infatti, Medio Oriente e Asia detengono notevoli potenzialità. La Repubblica Popolare Cinese, in particolare, è al lavoro per la creazione di impianti di propria progettazione e sta attualmente realizzando 23 nuovi reattori; nel frattempo, anche a Hong Kong si pianifica la costruzione di una centrale nucleare. Sempre in Cina, sono in cantiere due Epr (European Pressurized Reactor) e sono già stati realizzati i primi quattro esemplari di AP1000, reattore di nuova generazione prodotto dalla Westinghouse Electric Company. L’obiettivo della Cina, così come della maggior parte dei Paesi dell’Asean, è quello di collaborare con società straniere del settore per acquisirne la tecnologia.
A favorire lo sviluppo asiatico in ambito energetico è stata anche la crisi economica che ha colpito soprattutto Europa e Stati Uniti. In Occidente, infatti, nell’ultimo anno si è verificato un calo di investimenti sul fronte degli impianti eolici e per il 2011, quindi, gli operatori del settore puntano sulla riduzione dei costi, il potenziamento dei generatori ma anche la creazione di impianti offshore nei Paesi asiatici, da cui proviene una forte domanda. In ambito eolico le imprese italiane potrebbero cogliere le opportunità dell’Oriente, poiché il know how italiano è molto richiesto e apprezzato già in Europa, grazie all’eccellenza di aziende del settore elettromeccanico, della componentistica e della meccanica che hanno puntato molto sull’innovazione.

mercoledì 22 settembre 2010

In Cina elevata domanda di prodotti italiani nell’edilizia sostenibile

Lo sviluppo di tecnologie per l’ambiente da parte delle imprese italiane trova un interessante sbocco nell’edilizia sostenibile in Cina, mercato con enormi potenzialità, favorito dalla collaborazione con le autorità di Pechino.
Dura ormai da dieci anni la cooperazione ambientale tra Italia e Cina, che fino ad oggi ha permesso lo sviluppo di oltre 200 progetti per un valore di 342 milioni di euro. La tecnologia italiana è particolarmente innovativa in questo campo, grazie alla realizzazione di prodotti come scaldabagno, pareti isolanti, mini centrali elettriche e pavimentazioni avanzate, che nel paese asiatico sono molto richiesti. Nella Repubblica Popolare Cinese, infatti, la domanda di tali beni si registra soprattutto nella costruzione di edifici, dove il consumo energetico è pari al 40% del totale; se si pensa che ogni anno in Cina vengono costruiti 2,3 miliardi di immobili è facile immaginare la portata del segmento. L’edilizia sostenibile di produzione italiana nel paese asiatico è già al lavoro con alcuni progetti di grande rilievo: alla Sannini Impruneta, ad esempio, produttrice di cotto toscano, è stata commissionata la ristrutturazione della stazione ferroviaria di Chendu, capitale della provincia del Sichuan, nel sudovest della Cina. Ma molte altre sono le aziende italiane del settore che vantano numerose richieste dal mercato cinese e che si stanno adattando alle opportunità in vista. L’Ariston, che negli anni ‘80 fede conoscere ai consumatori cinesi lo scaldabagno elettrico, oggi sta pensando di cambiare orientamento e, anziché importare in Italia la merce prodotta in Cina, punta alla realizzazione di beni specificatamente destinati al mercato cinese.
Un importante appuntamento per le imprese italiane nell’ambito energetico si terrà il 27 settembre, a Milano, con il decimo Italian Energy Summit, realizzato dal Sole 24 Ore in collaborazione con Ibc Global Conferences; l’evento quest’anno affronterà le tematiche dell’energia nucleare e delle fonti rinnovabili e vedrà la partecipazione dei maggiori operatori del settore.

mercoledì 15 settembre 2010

E’ la Cina la miglior destinazione di investimenti in energie verdi

Secondo il rapporto della società Ernst & Young dal titolo “Renewable Energy Country Attractiveness Indices”, pubblicato lo scorso 9 settembre, la Cina si colloca al primo posto, superando gli USA, come migliore destinazione finale per gli investimenti in energie rinnovabili.
L’indagine condotta ha classificato i paesi in base alla loro attrattività per gli investimenti in energia pulita, valutando variabili come l’efficienza delle infrastrutture presenti, la fattibilità dei progetti futuri e la possibilità di sviluppare nuove tecnologie. La Cina si è guadagnata il primato grazie ad una politica che sin dalla legge “verde” del 2005 ritiene prioritario l’utilizzo delle energie rinnovabili e che ha portato ad un notevole sviluppo sia nella produzione energetica che nella produzione di tecnologie necessarie per lo sfruttamento di tali sorgenti. Oggi il paese asiatico ottiene l’8% di energia e il 17% di elettricità dalle fonti alternative con l’intenzione di crescere fino al 20% entro il 2020. Ciò sembra abbastanza fattibile in quanto, secondo il report del Worldwatch Institute, se la linea politica dovesse rimanere invariata la Cina potrebbe in questo modo trarre il 15% di energia entro il 2012 ed il 30% entro il 2050. Gli investimenti della Repubblica Popolare Cinese in tale campo sono stati pari a 34,6 miliardi nel 2009, il doppio rispetto agli Stati Uniti, e nello stesso anno si è attestata come leader mondiale nell’industria eolica.
A livello globale i dati relativi all’energia pulita sono comunque positivi: lo scorso anno in tutto il mondo sono stati investiti 162 miliardi di dollari nel rinnovabile e negli ultimi 5 anni si è assistito ad una crescita di investimenti del 50% concentrata nei paesi del G20.
L’Italia si è confermata al quinto posto nella classifica della Ernst & Young, dopo Cina, Stati Uniti, Germania ed India, ma detiene un notevole vantaggio competitivo per la costruzione dei più grandi parchi fotovoltaici d’Europa. Le imprese italiane del settore potrebbero sfruttare le capacità in questo settore per approdare in Cina, dove però la competizione è sempre più elevata, soprattutto tra i concorrenti stranieri che vogliono conquistare il mercato.

lunedì 2 agosto 2010

La Cina è la seconda economia mondiale

In una recente intervista, Yi Gang, direttore della State Administration of Foreign Exchange, nonché Vicegovernatore della Banca Centrale cinese, ha dichiarato che la Cina ha finalmente superato il Giappone, attestandosi così come la seconda economia mondiale. Il sorpasso è avvenuto certamente grazie alla costante ed incredibile crescita economica della Repubblica Popolare Cinese, che nel primo semestre 2010 è arrivata a + 11,1%, ma anche alla recente stagnazione del Giappone che ha avuto negli ultimi mesi un minor impatto mondiale rispetto alla vicina Cina.
Già nel 2009 si era iniziato a parlare di un possibile scambio di posizioni tra i due paesi, sebbene il Giappone abbia avuto nell’ultimo trimestre dello scorso anno una ripresa inaspettata, dovuta al fatto che la Cina è diventata la prima destinazione mondiale delle merci nipponiche. Ora il sorpasso è avvenuto, tuttavia non si può ancora dire se sia definitivo o meno. I fatti, comunque, dimostrano come la Cina sia in continua ascesa da circa 30 anni: dal 1978 il PIL cinese, infatti, cresce ad una media del 9,5%. Nel 2007 La Repubblica Popolare Cinese divenne la terza potenza mondiale, superando così la Germania, e recentemente si è anche confermata come il primo consumatore mondiale di energia. Secondo gli economisti, se la crescita dovesse proseguire a questo ritmo, pur con un normale ridimensionamento all’ 8%-9%, entro il 2025 il paese potrebbe superare gli Stati Uniti e diventare così la prima economia al mondo.
Per le imprese italiane che internazionalizzano in Cina o ne hanno l'intenzione si prevede quindi uno sviluppo notevole per l'esportazione e la vendita nel paese asiatico.

venerdì 30 luglio 2010

Accordo nel settore elettrico tra Cina e Russia

La società elettrica cinese State Grid Corp ha recentemente firmato un importante accordo con l’operatore nazionale russo per l’energia elettrica al fine di estendere la cooperazione tra i due paesi nel campo elettrico. La cooperazione riguarderà l’ambito tecnologico, gli scambi di esperienze, la costruzione di centrali elettriche, il management, il rifornimento di materiale e la consulenza; vedrà inoltre la costruzione, da parte di entrambe le società, di una nuova centrale elettrica nell’area russa del fiume Amur, vicino al confine con la Cina. Il progetto dovrebbe partire nel 2011 mentre ancora non è stato reso noto l’ammontare degli investimenti.
La collaborazione tra Russia e Repubblica Popolare Cinese nel settore dell’energia elettrica è iniziata già nel 2009 e proseguirà sempre più intensamente nei prossimi anni, dal momento che la Cina, per sopperire alla domanda in costante crescita, soprattutto nelle aree settentrionali ed orientali del paese, dovrà aumentare le importazioni di corrente elettrica dalla Federazione Russa. Si stima, infatti, che entro la fine del 2010 il paese importerà 1 miliardo di Kwh di elettricità per un valore complessivo di 40 milioni di dollari. Cina e Russia sono i due maggiori produttori e consumatori di energia elettrica al mondo, motivo per cui la cooperazione tra i due paesi prevede, nel prossimo futuro, la creazione di una serie di elettrodotti lungo i loro confini.

lunedì 7 giugno 2010

Per l’Italia i futuri investimenti in Cina saranno nella “green economy”

Dall’Expo di Shanghai si intravedono nuove opportunità di business per le imprese italiane, in particolare in due settori: l’urbanizzazione (nel 2020 si stima che saranno 220 le città cinesi con più di un milione di abitanti) e la sostenibilità ambientale (la Cina, infatti, deve ridurre le emissioni di CO2 ed il consumo energetico). Secondo la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, presente nel paese asiatico per la missione di sistema italiana, sarà proprio la green economy il futuro degli investimenti italiani in Cina, campo in cui il nostro paese potrà eccellere grazie all’elevato sviluppo tecnologico di cui dispone.
Il Made in Italy in Cina è già un grande successo, lo dimostra l’afflusso di visitatori ed il gradimento dimostrato per il Padiglione italiano presente all’Esposizione Universale di Shanghai. Proprio a Shanghai, durante il convegno organizzato da Intesa Sanpaolo sull’efficienza energetica ed i sistemi urbani, è emerso che nel 2030 il 15% delle emissioni di CO2 proverrà dalla Cina.
Oltre agli investimenti nel settore, saranno importanti anche le collaborazioni tra imprese; ne è un esempio Enel, che è già acquirente privato di certificati di emissioni di CO2 in Cina.

martedì 1 giugno 2010

La Cina potenzia il settore energetico e promuove l’energia a basso tenore di carbonio

Durante la conferenza sulla capacità produttiva dell’industria elettrica cinese il Segretario nazionale del Dipartimento dell’energia Zhuang Guobao ha affermato che l’attuale capacità elettrica del paese (più di 900 milioni di kw) verrà ulteriormente aumentata nei prossimi anni. Nel 2010 le installazioni idroelettriche sono già passate da 11,7 a 11,97 milioni di kw e gli impianti di energia eolica hanno prodotto 2.414 milioni di kw. Intanto 23 nuove centrali nucleari sono in fase di costruzione e avranno una capacità di 25 milioni di kw. E’ previsto inoltre un rinnovamento del settore termoelettrico.
All’Expo di Shanghai la Cina si è fatta promotrice di una “rete elettrica intelligente”, ovvero a basso tenore di carbonio, tramite l’utilizzo di trasporti a zero emissioni, pannelli solari, impianti eolici, edifici a risparmio energetico e impianti di raffreddamento con una tecnologia “priva di alimentazione elettrica”. L’obiettivo è quello di diffondere nuovi prodotti innovativi a basso tenore di carbonio utilizzando le risorse naturali e diminuendo il consumo energetico.

giovedì 13 maggio 2010

In aumento la produzione industriale cinese

Si conferma l’aumento costante della produzione industriale cinese. In aprile il valore aggiunto delle imprese industriali statali e non statali con un fatturato superiore ai 5 milioni di yuan ha avuto una crescita del 17,8% rispetto al 2009.
L’industria pesante, in particolare, è cresciuta del 19,4%, pur con un lieve calo in marzo. In questa industria si registra una forte accelerazione del settore ad alto consumo energetico. Ciò potrebbe rappresentare un problema sul fronte dell’inquinamento mondiale e quindi un contrasto con i piani di riduzione del consumo energetico e delle emissioni. La Cina è uno dei paesi più inquinanti del pianeta e l’aria di Pechino è la più inquinata al mondo, anche a causa dell’aumento di automobili circolanti.