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lunedì 7 novembre 2011

Forum Italia-Cina: ceramica e tecnologia in agenda

Innovazione tecnologica e materiali ceramici sono i due temi affrontati in occasione di recenti forum tra Italia e Cina, in cui si è ribadita l’importanza della cooperazione bilaterale.

Si sono svolti nelle ultime settimane due importanti forum nell’ambito della cooperazione Italia-Cina, in continuo rafforzamento in diversi ambiti.
Tra questi, il forum sui materiali ceramici, il primo mai realizzato tra i due Paesi, è stato realizzato grazie allo Shanghai Ceramics Insitute della China Academy of Science in collaborazione con l’Ufficio Scientifico e Tecnologico dell’Ambasciata Italiana. Si tratta di un evento volto all’individuazione di attività di ricerca, in ambito istituzionale, in un campo dalla tradizione molto forte in entrambe le realtà. Il progetto assume una rilevanza maggiore alla luce del fatto che l’industria della ceramica italiana sta puntando molto sui Paesi emergenti per risollevare il Made in Italy in seguito alla crisi. E’ importante ricordare, però, che la Cina è stata spesso accusata in questo settore di esportazioni illegali e di dumping, per le quali l’Unione Europea si è più volte pronunciata.
L’altro forum, aperto a Nanchino e concluso a Shanghai, è già al suo secondo appuntamento e riguarda l’innovazione tecnologica. L’evento ha di fatto rafforzato la cooperazione che si era già stabilita in occasione del primo incontro, puntando alla collaborazione attraverso progetti di ricerca scientifica e programmi di ricerca globale. In questo anni sono stati fatti molti passi in avanti tra i due Paesi creando tre Centri di Cooperazione in Italia (trasferimento tecnologico, design e de-governement), programmi di innovazione, di cooperazione industriale e ricerca scientifica.
Entrambi i forum rappresentano la volontà del nostro Sistema-Paese di voler affrontare la potenza cinese attraverso partnership strutturate in quelli che sono i settori chiave di entrambe le economie.

giovedì 22 settembre 2011

La ceramica italiana si rafforza in Cina

Sono i BRICS la salvezza delle aziende del settore della ceramica italiano: con l’esportazione e la delocalizzazione nei Paesi emergenti si può uscire dalla crisi. 

Il futuro della ceramica italiana dipende in buona sostanza dall’export, forte soprattutto nei BRICS, dove la Cina primeggia con tassi di crescita del settore dell’80%. E’ quanto emerge dalla fiera mondiale della ceramica di Bologna, Cersaie, dove la maggior parte dei visitatori è di origine straniera.
Il settore della ceramica, che ha visto nel 2010 ricavi pari a 6,5 miliardi di dollari, detiene un terzo del mercato nel commercio internazionale ed esporta l’80% dei propri guadagni. La maggior parte delle aziende presenti in fiera dichiara di puntare molto sui mercati esteri, dove non solo esportano ma anche producono. L’espansione all’estero riguarda sia i vicini Paesi europei (come Spagna, Francia e Russia) che le nazioni emergenti; in Cina, ad esempio, molte aziende aprono joint-venture con partner locali. La qualità italiana risulta, quindi, sempre apprezzata e può contare oggi anche sull’apporto tecnologico che permette di creare nuove strutture, nuovi materiali e lavorazioni particolarmente innovative.
L’orientamento all’estero, però, è molto spesso dettato dalle difficili condizioni con cui le aziende sono costrette a lavorare in Italia; nel nostro Paese i costi legati all’energia sono superiori anche del 30% rispetto ad altre nazioni e manca un Sistema in grado di tutelare le realtà imprenditoriali, anche dalla forte concorrenza asiatica che avanza. Le istituzioni sono assenti e l’intricata situazione politica attuale non aiuta a sostenere le imprese.

giovedì 1 settembre 2011

Anti dumping UE anche per le piastrelle cinesi

Con 15 voti favorevoli e 10 contrari, l’Unione Europea ha adottato, lo scorso 12 agosto, la proposta di regolamento per rinforzare e rendere permanenti le misure anti dumping nei confronti delle piastrelle Made in China.

Le esportazioni cinesi a basso costo verso l’Europa sono viste come una minaccia per le imprese occidentali, che rischiano così di perdere in competitività; per molte categorie di prodotto provenienti dalla Repubblica Popolare, quindi, negli ultimi tempi sono state adottate misure protezionistiche da parte della UE.
L’ultima disposizione applicata riguarda le piastrelle in ceramica, le cui importazioni dalla Cina sono cresciute con tassi superiori al 20% annuo. La UE ha approvato la proposta di regolamento per l’introduzione di norme anti dumping nei confronti delle piastrelle cinesi, misure che entreranno in vigore nei prossimi mesi e saranno permanenti per i prossimi 5 anni con un’aliquota al prezzo netto franco frontiera che sarà tra il 26,3% e il 69,7%.
Tuttavia, non tutti i Paesi europei sono d’accordo nell’applicazione dell’anti dumping: se l’area centro-meridionale, con Italia, Francia e Germania, preme per il protezionismo, dato che si tratta di nazioni con una forte tradizione manifatturiera che punta molto sull’export, i Paesi nordici preferiscono l’apertura al libero mercato. Pur rappresentando solo il 7% dei consumi europei, l’avanzata cinese In Europa ha causato la perdita di 15 mila posti di lavoro e la competitività è stata garantita solo grazie agli sforzi in innovazione di prodotto, tecnologica e di design. L’Italia, leader mondiale del settore, ha subito particolarmente questo fenomeno: basti pensare che l’industria italiana conta 284 aziende e 37.990 addetti, ha un fatturato di 6,5 miliardi di cui 4 provenienti dall’export. Le piastrelle di ceramica, inoltre, rappresentano il punto di forza del settore, con 172 imprese.

mercoledì 16 febbraio 2011

Merce irregolare dalla Cina

La Cina primeggia nell’esportazione verso l’Europa di beni fuori norma; l’allarme proviene da due settori importanti per l’Italia: il distretto della piastrella e il comparto alimentare.

La Repubblica Popolare Cinese non detiene posizioni da leader solo nello sviluppo economico, ma anche nelle irregolarità delle merci. Negli ultimi mesi, infatti, si è potuto assistere ad un crescente allarmismo nel Vecchio Continente dovuto all’importazione dalla Cina di beni contraffatti e illegali.
Il primo segnale viene dal comparto italiano della piastrella, impegnato da tempo nella lotta alla contraffazione di articoli clonati provenienti dal distretto della ceramica cinese, a Dongguan. In questa zona, infatti, viene prodotta da colossi cinesi quali Dugres, Dongpeng e Marco Polo, tramite aziende satellite sotto altro nome, una piastrella clone di quella italiana brevettata a Fiorano Modenese. Gli articoli in ceramica Made in China utilizzano materiali contraffatti e applicano nomi ed etichette "italianeggianti" che traggono facilmente in inganno. Tale situazione rischia di compromettere il mercato e le dinamiche competitive delle imprese italiane ed europee; a questo proposito il Cet, associazione europea dei prodotti di ceramica, nel 2010 ha ottenuto l’apertura di un dossier antidumping sull’importazione di piastrelle cinesi.
Altro fronte su cui l’Europa si sta battendo nei confronti della Cina è il settore alimentare; nel 2010 la Repubblica Popolare ha ottenuto il primato per la produzione di beni alimentari contenenti sostanze illegali nella UE e tossiche, quali microtossine, additivi e coloranti. La Coldiretti, infatti, ha denunciato che il 13% dei prodotti irregolari importati è di origine cinese. Anche in questo caso il rischio è che, per contrastare il commercio cinese, nel settore si ricorra al ribasso, con conseguenze gravi per la sicurezza degli alimenti.
Questi segnali dimostrano come il Dragone, pur essendo la seconda potenza economica mondiale, non è ancora in grado di contrastare fenomeni illeciti che danneggiano le attività di import-export dei suoi partner commerciali. Ciò comporta che gli operatori che hanno a che fare con la Cina dovrebbero sempre tutelarsi e mantenere un rigido controllo sulle attività e le dinamiche nel Paese asiatico.

giovedì 14 ottobre 2010

Le piastrelle Made in Italy puntano sull’Asia

L’industria italiana della ceramica vede salire i valori dell’export nei Paesi emergenti. Tra i mercati più promettenti si fa notare l’Asia, dove la Cina però inizia ad essere anche un pericoloso competitor.

Il 2010 è stato l’anno della ripresa per l’industria italiana della ceramica, la quale ha visto un aumento delle vendite di piastrelle del 3,5% in quantità e del 5,2% in valore. Le buone performance sono dovute soprattutto agli ottimi risultati dell’export, in particolare verso Asia, Stati Uniti, Africa e Russia: verso queste aree la percentuale delle esportazioni è cresciuta del 12,6% rispetto al 2009. Contrariamente, nei Paesi dell’Unione Europea si è registrato un calo delle vendite pari al 2,98%. Il mercato più promettente tra quelli citati, comunque, è ancora l’Asia, verso cui le vendite sono salite del 21,63% in volume e del 26,8% in valore. Nei Paesi asiatici, infatti, si continua a registrare una certa vitalità che li rende particolarmente interessanti, anche se l’Italia non ha ancora raggiunto in queste zone una presenza stabile.
Tuttavia, i mercati asiatici rappresentano anche una potenziale minaccia: la Cina, nel 2007, ha superato l’Italia diventando il maggior venditore mondiale di piastrelle in termini di quantità. Al nostro Paese rimane il primato per quanto riguarda il valore di mercato: 32% del totale, mentre la Cina detiene il 19,7%.
Le imprese italiane che operano nel settore della ceramica possono ancora sfruttare questa leadership cercando di consolidare la presenza e l’espansione verso Cina e in generale tutta l’Asia, dove si prevede un futuro promettente a fronte di una saturazione del mercato europeo.