Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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giovedì 10 novembre 2011

Rallenta l'inflazione in Cina

In ottobre l’inflazione ha registrato il dato più basso degli ultimi 5 mesi, confermando la progressiva diminuzione.

Il mese di ottobre è stato registrato un altro dato incoraggiante per l’inflazione cinese: il tasso è stato il più basso degli ultimi cinque mesi segnando un 5,5%, leggermente inferiore ad alcune previsioni. Ciò è perfettamente in linea con il progressivo calo verificatosi dopo il picco di luglio con il 6,5% ed è stato probabilmente agevolato dai guadagni ridimensionati nel settore alimentare. inoltre, le vendite al dettaglio sono salite del 17,2% in ottobre, un dato positivo ma più basso rispetto alle previsioni.
Alcuni dati mostrano il rallentamento della Repubblica Popolare Cinese: la produzione industriale ha avuto una crescita più debole con il 13,2% su base annuale, contro il 13,4% previsto.
I dati sull’inflazione hanno già avuto qualche effetto sui listini azionari: lo Shanghai Composite Index è cresciuto di 0,7 punti percentuali arrivando a 2.520,08 punti e l’interest rate è sceso di 1,25 punti base.
La diminuzione dell’inflazione, tuttavia, non è sufficiente per poter arrivare ad un taglio dei tassi di interesse. Nonostante ciò, il suo rallentamento potrebbe però permettere di attuare alcune politiche urgenti e necessarie, come l’allentamento della pressione fiscale e di misure monetarie che hanno ristretto il credito di molte compagnie.

martedì 8 novembre 2011

Cresce il mercato del retail online in Cina

Negli ultimi anni, grazie all’ampia espansione della popolazione di utenti Internet, il canale di vendita retail online ha assunto in Cina una rilevanza sempre maggiore.

Nel 2010, il valore totale delle transazioni al dettaglio online in Cina ha rappresentato circa il 3% delle vendite retail del paese e ha raggiunto un ammontare complessivo di circa 51 miliardi di euro, segnando una crescita di oltre il 75% rispetto al 2009.
L’incremento del mercato del retail online si deve alla massiccia espansione della popolazione di utenti Internet che ha caratterizzato la Cina negli ultimi anni: nel 2005 se ne contavano circa 111 milioni, a fine 2010 erano 485 (circa il 36,2% della popolazione del Dragone).
Nonostante sussistano ancora restrizioni all’accesso relativamente a numerosissimi siti web stranieri, il governo locale sta investendo molto nello sviluppo del settore dell’information technology ed è quindi molto probabile che la comunità di utenti Internet incrementi ulteriormente nei prossimi anni.
Il fenomeno del retail online riguarda, in primo luogo, i giovani: la fascia di età inferiore ai 30 anni  rappresenta circa il 70% del totale degli utenti. Gli articoli maggiormente acquistati mediante la rete, relativamente al 2010, sono soprattutto capi di abbigliamento, calzature e accessori; tra le preferenze anche libri, brani musicali, film e video. Inoltre, si riscontra che la maggior parte dei consumatori online cinesi appartengono ad una classe sociale medio-bassa e sono, pertanto, più attenti ai prezzi e disposti a spendere del tempo nella ricerca delle migliori occasioni online.
Le uniche note dolenti sono rappresentate dall’avversione dei “potenziali utenti” inibiti dal rischio di incorrere in acquisti di articoli contraffatti e dalla reputazione delle piattaforme di e-commerce: la ricerca di presupposti di base quali affidabilità e credibilità hanno portato il mercato del retail online in Cina al monopolio da parte di operatori prettamente domestici. Tuttavia, il settore offre indubbiamente molte opportunità anche agli operatori emergenti, a patto che dispongano di modelli di business innovativi.
Il Ministero del Commercio cinese prevede che anche i dati relativi al 2011 saranno molto positivi per il settore del retail online: il valore complessivo delle transazioni dovrebbe ammontare a 85 miliardi di euro, oltre il 4,5% delle vendite al dettaglio totali.

lunedì 31 ottobre 2011

In Cina aumenta la domanda di pasta italiana

Cresce la domanda di pasta italiana in Cina: negli ultimi dieci anni le esportazioni sono aumentate più di cinque volte.

Nonostante le numerose difficoltà del settore agroalimentare italiano in Cina, dovuto principalmente ai costi elevati e alla scarsa promozione, aumentano le esportazioni di pasta nel Paese asiatico. Secondo un’indagine della Coldiretti, tra il 2000 e il 2010 l’export del prodotto verso il Dragone è cresciuto del 414% e nei primi sei mesi del 2011 è salito del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La domanda di pasta nella Repubblica Popolare ha avuto un incremento del 61%, dato che condivide anche con altre nazioni emergenti: la Russia con +53,9%, l’India con + 36% e l’Arabia Saudita con addirittura +135,6%.
L’Italia rimane il primo produttore al mondo di pasta, con 3.247 milioni di tonnellate prodotte, simbolo intramontabile del Made in Italy alimentare. Tuttavia, in occasione del “World Pasta Day” , si sollevano alcune preoccupazioni: dal momento che non è ancora obbligatorio indicare l’etichetta di origine, si stima che oltre il 40% del grano duro utilizzato dalle industrie italiane produttrici provenga dall’estero, con un conseguente calo del raccolto nel nostro territorio: quest’anno, infatti, dovrebbe ammontare a 3,6 milioni di tonnellate, il 6% in meno dello scorso anno.

mercoledì 26 ottobre 2011

Collaborazione nel vitivinicolo tra Italia e Cina

Enoteca Italiana ha firmato un accordo di collaborazione strategica per aprire 100 enoteche italiane in Cina.

Il settore vitivinicolo è particolarmente complesso in Cina, dal momento che la cultura enologica si sta sviluppando solo negli ultimi anni. Per l’Italia, inoltre, il mercato cinese è ancora più difficile in quanto i prezzi elevati e la scarsa conoscenza dei consumatori non permettono al vino Made in Italy di attecchire. Tuttavia, le prospettive sono positive e vedono una crescita del consumo di vino rosso in Cina del 36,4% entro il 2012 e del 38% per i vini bianchi.
Per sfruttare le opportunità e sostenere il comparto vitivinicolo nel Dragone, quindi, è stato fatto un piccolo passo in avanti: il 22 ottobre scorso Enoteca Italiana (Ente nazionale Vini) ha firmato con la Beijing Zhengyuan Youshi, società leader di distribuzione del vino italiano, un accordo di collaborazione strategica che prevede la realizzazione di 100 enoteche italiane. Il progetto riguarderà le principali città della Repubblica Popolare e vedrà l’inaugurazione delle prime 10 enoteche entro il 2011. Con la diffusione di questa catena, si potranno avvicinare i consumatori all’eccellenza italiana e trasmetterne la cultura enologica. Le enoteche daranno una forte spinta al vino Made in Italy, proponendo solo vino italiano e dotandosi dei migliori sommelier.

lunedì 10 ottobre 2011

Le società più note ai cinesi: classifica Interbrand 2011

La classifica di Interbrand 2011 ha pubblicato le aziende più note ai consumatori cinesi; ai primi posti le società di telecomunicazioni, banche e assicurazioni.

L’edizione 2011 di “Best China Brand” di Interbrand, che analizza il valore economico delle aziende, vede ai primi dieci posti società che poco hanno a che vedere con i beni di largo consumo. Sul primo scalino del podio, infatti, si classifica China Mobile, marchio cinese dal valore pari a 24 miliardi di euro, seguita quasi esclusivamente da sette società di servizi finanziari, eccezione fatta per il settimo posto di Moutai, produttore di alcolici. Buon posizionamento anche per Tencent, internet provider, portale e fornitore di servizi ad alto valore aggiunto, con il +50% di fatturato nel primo semestre 2011, e Lenovo per l’hi-tech. Nel campo di internet vanno bene Baidu, il più importante motore di ricerca cinese, e Alibaba, colosso dell’e-commerce dal valore di 32 miliardi di dollari. Quest’ultimo, oltre ad essere utilizzato da piccole e medio imprese in tutto il mondo, sarebbe intenzionato ad acquistare Yahoo! Inc., al quale è già legato da sei anni, per entrare nel mercato statunitense.
Tra i produttori di beni di alto consumo sono in fase di ascesa Anta Sports, che possiede tra l’altro l’italiana Fila, e Dongfeng, importante produttore locale di auto. Meno bene, invece, per le aziende di elettrodomestici, quali Gree, Midea e Haier, che occupano la parte medio-bassa della classifica. In calo le imprese alimentari: Yurun per la carne di maiale (- 10%), Mengniu per latte e derivati (- 27%) e Shuanghui (- 41%).

giovedì 8 settembre 2011

Aumentano le vendite di auto in agosto

Nel mese di agosto le vendite di auto sono cresciute del 3,3%, anche se secondo gli esperti il settore non è ancora in ripresa.

Secondo l’organizzazione China Passenger Car Association, nel mese di agosto il settore automobilistico cinese ha visto un lieve aumento delle vendite pari al 3,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un totale di 1.041.584 vetture. Tuttavia, non si tratta, secondo gli analisti, di un segnale di ripresa per l’automotive, in quanto si è ben lontani dalla crescita del 32,4% del 2010, per quanto riguarda vendita di autoveicoli nel complesso.
Una delle motivazioni di sofferenza del comparto è stata l’interruzione di incentivi governativi all’acquisto, avvenuta a fine 2010 e che ha provocato un calo di vendite tra i produttori nazionali che operano nella fascia inferiore del mercato.
Per l’associazione, una migliore ripresa si avrà nel terzo semestre 2011.

mercoledì 7 settembre 2011

Nuove acquisizioni per Illy Caffè in Cina

IIly Caffè potenzia la presenza in Cina attraverso lo sviluppo di una rete di punti vendita al dettaglio, con la quale prevede di quadruplicare le vendite.

Il mercato cinese del caffè si sta sviluppando molto velocemente in questi anni, aprendo opportunità per gli operatori stranieri del settore. Sebbene la bevanda non sia ancora particolarmente consumata nel Dragone, dove si preferisce il tè e il caffè viene consumato occasionalmente fuori casa, le abitudini in merito si stanno occidentalizzando. Secondo Euromonitor International le vendite di caffè in Cina hanno raggiunto il valore di mezzo miliardo di euro. Starbucks, ad esempio, ha già 400 coffee-shop distribuiti nel Paese e ora anche Illy caffè vuole potenziare la propria presenza in loco.
Illy Caffè è presente nella Repubblica Popolare da dieci anni ormai tramite il canale wholesale, ovvero nei bar, alberghi, supermercati e uffici, e ha una rete che arriva in circa 12 città dove vende 110 tonnellate di caffè a un migliaio di clienti. Il 2010 è stato un anno d’oro per l’azienda italiana, che ha visto crescere i ricavi dell’8%, per un valore di 305 milioni di euro, e il margine operativo lordo dell’11%, per un valore di 44 milioni, mentre l’utile è raddoppiato a 11 milioni. Per quest’anno si prevede un andamento ancora più positivo, grazie anche al boom del prezzo del caffè. Illy ha deciso comunque di puntare sulla Cina e ha appena acquisito il distributore locale Dachan Espressamente che prenderà il nome di Illycaffè China, con il quale l’azienda punta a quadruplicare gli affari nel giro di cinque anni. La strategia prevede lo sviluppo di una rete di punti di vendita al dettaglio e di attività commerciali di alto livello.

giovedì 30 giugno 2011

Tour gastronomico della Cina in Italia

Prosegue l’interesse di Italia e Cina per la cooperazione in campo alimentare: dopo i riconoscimenti reciproci di alcuni prodotti tipici, il ministro cinese per le Politiche Agricole visita alcuni consorzi italiani.

In seguito al riconoscimento qualitativo in Cina di due prodotti dell’alimentare italiano, Grana Padano e Prosciutto di Parma, la partnership sino-italiana nel settore compie un nuovo passo in avanti. La scorsa settimana il ministro cinese delle Politiche Agricole, Han Changfu, accompagnato dal ministro italiano Saverio Romano e dal Commissario Ue dell’Agricoltura Dacian Ciolos, ha visitato le zone di produzione di prodotti Dop tipici del Made in Italy del Lazio e dell’Emilia. L’obiettivo della missione, per entrambi i governi, è quello di incrementare gli scambi commerciali reciproci nell’agroalimentare. La Repubblica Popolare Cinese si presenta come un mercato appetibile, dato che i consumi alimentari dei suoi abitanti stanno gradualmente cambiando in proporzione allo sviluppo economico: sono, infatti, cresciuti i consumi di prodotti gastronomici sia nella quantità che nella qualità e si afferma sempre più il piacere del buon cibo.
Il tour gastronomico ha toccato alcune tappe significative: nel Parmense il ministro cinese ha visitato le aziende del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, ente particolarmente interessato a sviluppare una campagna promozionale nel Paese asiatico. Attualmente il consumo di formaggio nel Dragone è basso, con 30 grammi pro-capite, ma la tendenza sta cambiando grazie alla diffusione di ristoranti occidentali, alla mente globale dei giovani e alla crescente sensibilità verso prodotti di qualità. Si stima che entro il 2019 il consumo pro-capite sarà di 230 grammi, e in questo contesto il Parmigiano-Reggiano potrebbe esportare in Cina circa 370 tonnellate nel 2015, 2.730 tonnellate nel 2019 e 16.000 nel giro di dieci anni. Altra tappa nella zona è stata effettuata nel prosciuttificio Ferradini di Lesignano, mentre nel Reatino il ministro ha visitato un’azienda del consorzio di produzione di olio Sabina Dop a Canneto.
Il vantaggio delle imprese italiane del settore è che dispongono di un’offerta che non ha concorrenti locali nella Repubblica Popolare; tuttavia, anche in questo ambito, come testimoniano d’altronde le contraffazioni di marchi italiani in altri Paesi, sussiste il rischio di imitazione a prezzi competitivi se non si prosegue sulla strada dei riconoscimenti delle produzioni d’eccellenza.

venerdì 6 maggio 2011

In Cina in aumento il business del lusso

La Cina è destinata ad essere il mercato più promettente per il settore del lusso, la cui crescita è stimata del 25% nel 2011, con grandi prospettive soprattutto per l’abbigliamento made in Italy.

Il comparto del lusso è ormai fuori dalla crisi: i consumi mondiali nel 2010 sono cresciuti del 12%, per il 2011 si prevede un rialzo pari all’8%, pari ad un valore di 185 miliardi di euro, e anche per il 2012 il trend rimane positivo con un ulteriore aumento del 5-6%. A trainare lo sviluppo del luxury saranno i mercati emergenti, ma buona parte la faranno anche USA ed Europa che recupereranno il terreno.
La Cina sarà il mercato più promettente ed è destinata a superare il Giappone, ora in seconda posizione a livello mondiale, ed entro i prossimi cinque anni anche gli Usa, attualmente al primo posto. Nella Repubblica Popolare sono già presenti molti grandi marchi del lusso, soprattutto italiani e francesi, tra cui Prada, Gucci, Ferragamo e Louis Vitton. I grandi nomi approdano nel Paese asiatico puntando sullo sviluppo del retail, affidandosi ai partner locali e avviando campagne di comunicazione mirate e specifiche per il contesto locale. Nel Dragone le vendite del comparto nel 2010 hanno visto un incremento pari al 30% e per il 2011 si prevede un rialzo del 25% (11,5 miliardi di euro) e anche nel 2009, anno della crisi, il lusso è cresciuto del 16%.
Al di là dello sviluppo economico della Cina, a stimolare il mercato è anche il cambiamento di tendenze e dei comportamenti di consumo. Innanzitutto, i clienti finali non sono più solo i ricchi, ma gradualmente si affacciano anche individui della classe medio-alta della popolazione, che già oggi rappresentano il 12% dei consumatori del lusso. Tale percentuale è destinata a crescere al 22% entro il 2015. Inoltre, la gamma di prodotti del lusso si estenderà dall’abbigliamento, accessori e gioielli ai servizi, aprendo opportunità di business anche ad altri settori. Infine, la consapevolezza e la conoscenza del consumatore sarà sempre maggiore, anche grazie alla diffusione e allo sviluppo di internet.
Le opportunità della Cina in questo contesto si focalizzano ora nelle 36 città più grandi, dove entro il 2015 si concentrerà il 76% dei consumi mondiali e il 74% della crescita del lusso. Tuttavia, per i prossimi cinque anni si prevedono nuove opportunità anche in altri centri che si espanderanno, quali Qingdao e Wuxi.
Viste le prospettive, gli investimenti in terra cinese necessiteranno di un supporto strutturato in loco. A questo scopo è stata inaugurata qualche settimana fa a Shanghai la nuova sede del Sistema moda Italia (Smi), evoluzione del desk presso gli uffici Ice della metropoli. Il nuovo organismo si occuperà di assistere le imprese italiane offrendo progetti di penetrazione del mercato, consulenza strategica, legale e finanziaria, ricerca e gestione delle risorse umane e attività formative.

venerdì 15 aprile 2011

Arriva a Shanghai l’industria del divertimento targata Disney

La Cina inaugura il suo primo parco divertimenti disneyano: sarà realizzato a Shanghai e verrà aperto nel 2015. Si tratta del terzo parco a tema americano, dopo quelli di Hong Kong e di Tokyo.

Il marchio americano Infotainment si prepara a conquistare il grande mercato cinese, a cui offrirà il terzo parco divertimenti targato Disney del continente asiatico. E’ stata, infatti, inaugurata la scorsa settimana la posa della prima pietra del parco Disney di Shanghai, la cui apertura ufficiale è prevista per il 2015. Il progetto, annunciato ancora dal comune di Shanghai nel 2009, è frutto di una joint venture tra la Walt Disney Company, socio di minoranza con una quota del 43%, e la società cinese statale Shanghai Shendi Group, e vedrà la realizzazione di un parco a tema a Pudong, la zona di Shanghai oltre il fiume. L’investimento iniziale è di circa 3,7 miliardi di dollari cui seguiranno altri finanziamenti per le varie strutture.
Per la Repubblica Popolare Cinese si tratta del primo parco divertimenti in patria (gli altri due asiatici sono a Hong Kong e Tokyo); le attrazioni, comunque, saranno adattate al pubblico locale, in quanto i celebri personaggi disneyani indosseranno costumi cinesi e saranno pensati per il pubblico del Dragone. Nonostante il flop del parco di Hong Kong, che ha subito una dura contrazione tra il 2008 e il 2010, le potenzialità del mercato per l’industria del divertimento sono enormi: secondo le stime, Disneyland Shanghai attirerà circa 7 milioni di visitatori. Il nuovo parco, infatti, non andrà a sostituire quello di Hong Kong ma sarà destinato a servire un bacino di utenti che non ha le possibilità economiche per recarsi nell’ex colonia britannica, o comunque ha difficoltà a transitarvi. Intanto, il concorrente di Hong Kong si prepara alla sua prima espansione, che sarà realizzata entro il 2013.
Con questa nuova apertura sembra, quindi, che la Cina si preparai ad aprirsi al consumismo occidentale e certamente questa scelta creerà nuovi ed interessanti flussi turistici interni.

mercoledì 6 aprile 2011

In Cina i controlli alimentari bloccano il 50% dei produttori caseari

I caseifici cinesi sono stati sottoposti ad un severo controllo da parte delle autorità, con il risultato che metà hanno dovuto fermare l’attività definitivamente perché non a norma e le importazioni alimentari sono destinate ad aumentare.

La Sicurezza alimentare in Cina sembra essere un tema sempre più sentito: dallo scandalo del latte contaminato nel 2008, infatti, sono state imposte norme e controlli più severi sulla qualità alimentare dei prodotti al fine di consolidare il settore eliminando le piccole imprese e quelle non regolari.
I produttori lattiero-caseari, in particolare, sono ora obbligati a dotarsi di un macchinario che rilevi la presenza di additivi. Recentemente, inoltre, l’Amministrazione Generale per il Controllo Qualità ha fatto fermare metà dei caseifici nazionali in seguito ad un controllo a tappeto: su 1.176 aziende, 426 non hanno ottenuto il rinnovo della licenza e sono state costrette alla chiusura definitiva, mentre 107 potranno riprendere l’attività quando miglioreranno gli standard di produzione e la qualità dei prodotti. In sostanza, solo il 55% cento dei produttori è risultato a norma. I dati variano, comunque, da zona a zona: la situazione peggiore si è registrata nella Provincia dello Yunnan, dove solo il 30% ha ottenuto il rinnovo, nello Zhejiang invece la percentuale è del 50% e a Pechino 25 produttori su 35 sono risultati in regola.
Nonostante l’irrigidimento da parte delle autorità, comunque, il latte in polvere adulterato è ancora distribuito nei supermercati in Cina e le conseguenze a livello commerciale sono state la crescita delle importazioni alimentari, soprattutto del latte per bambini: nel 2008, l’import pesava per il 40% e nel 2010 è arrivato al 50%. Altri comparto del settore alimentare assieme a quello caseario che ha perso la fiducia dei consumatori è quello dell’allevamento di maiali, in cui sono stati denunciati alcuni produttori dello Hennan che utilizzano farmaci stimolanti nell’alimentazione dei suini.
Fino a che la sicurezza non verrà garantita totalmente, quindi, le importazioni dall’estero nell’agroalimentare saranno prevalenti, con conseguente crisi per i produttori locali.

mercoledì 2 marzo 2011

Nuovo aumento dei salari minimi in Cina

Per far fronte alla recente crisi inflazionistica e alla diminuzione del consumo interno, le autorità cinesi hanno deciso di aumentare i salari minimi a partire da tre grandi città: Shanghai, Pechino e Nanchino.

Per raggiungere l’obiettivo di rafforzamento della domanda interna del Paese, esplicitata nel dodicesimo Piano Quinquennale, la Cina comincia intervenendo sugli stipendi dei lavoratori. Shanghai, Pechino e Nanchino saranno le tre città che nei prossimi mesi vedranno crescere il salario minimo mensile; la scelta di applicare la nuova misura in queste tre metropoli è dovuta al fatto che proprio qui si è registrata maggiormente la crisi inflazionistica dei mesi precedenti, con conseguenze negative sui prezzi e, quindi, sul consumo interno.
A Shanghai il salario aumenterà già dal 1 aprile prossimo e vedrà un innalzamento pari al 14% mensile, che porterà lo stipendio a 1.280 yuan (130 euro); la paga oraria crescerà, così, del 22% arrivando a 11 yuan. A Pechino, invece, l’applicazione della nuova paga si verificherà posteriormente ed i salari, attualmente pari a 800 yuan mensili (80 euro), aumenteranno del 10%; a Nanchino, invece, gli stipendi passeranno da 850 a 960 yuan.
A seguire, l’aumento dei salari minimi si estenderà progressivamente ad altre regioni, tra cui la provincia dello Zhejiang e quella del Guangdong.
Si tratta di una nuova misura, quella dell’aumento delle paghe dei lavoratori, che andrà a riguardare anche tutte le realtà produttive straniere presenti in Cina; l’aumento del costo del lavoro, infatti, sarà uno dei fattori che maggiormente incideranno sugli investimenti esteri nei prossimi anni.

martedì 11 gennaio 2011

…E reality sia

Che la Cina sia un’altra storia ormai se ne sono accorti tutti, i più accorti studiando il mercato, i meno scottandosi nel tentativo di gestire il proprio business cinese come quello domestico. Certo è che al dilemma tra adattamento e standardizzazione della propria formula, una soluzione assoluta non esiste. Perché dunque sostenere l’impossibilità di una scelta strategica del secondo tipo applicata al mercato cinese? Perché la Cina viene da anni di isolamento e la base di consumatori, aldilà dei grandi centri è ancora lontana anni luce dallo sviluppo di una coscienza e conoscenza comparabile a quella occidentale nel processo d’acquisto. Non che ci si debba totalmente piegare alle richieste del Dragone, ma chiunque intenda approcciarlo deve essere pronto e disposto a riconoscere la necessità di una dual strategy, una per “casa” e una per la Cina nella definizione della quale è bene coinvolgere risorse umane locali. Questo non vuol dire necessariamente che dovrà essere il prodotto a cambiare implicando alti costi e una potenziale “mission drifting” (se voglio vendere un vero caffè italiano ci può stare che non mi vada di includere una linea di prodotti aromatizzati al tè verde), ma è possibile differenziarsi ed educare il consumatore cinese allo stesso tempo, attraverso canali di promozione ad hoc. Molte aziende, difatti, sottovalutano l’importanza di un piano marketing attento al differente stadio di sviluppo. Ed è con questa premessa che portiamo a esempio un caso di successo di casa nostra. Dopo l’innovativa “Elevator campaign”, campagna pubblicitaria andata in onda in esclusiva sui teleschermi all’interno degli ascensori di Beijing e Shanghai, Technogym ha replicato il successo dell’Indiano “The Biggest loser Jeetega” con “The Gym”: il reality dei palestrati cinesi. E se l’idea può far sorridere, in realtà quella delle sei persone normali seguite per oltre 3 mesi di allenamento in una delle palestre più all’avanguardia di Shanghai va ben oltre la sfida fisica; con la partecipazione di Barilla, vuole essere un vero e proprio tentativo di promozione dell’Italian way of living. Non ci credete? Cliccare per credere, la serie è visibile sul sito dedicato tramite Youku, lo Youtube cinese, e ancora una volta la scelta di un canale di comunicazione mirato ai giovani, principali utenti di internet non è un caso, ma frutto di una segmentazione vincente. Prendere appunti.

A cura di Marta Caccamo

giovedì 18 novembre 2010

Allarme inflazione in Cina: aumentano a dismisura i prezzi alimentari

Continua in Cina la preoccupante crescita del tasso di inflazione, spinto dall’aumento incontrollato dei prezzi dei beni alimentari. E’ elevato il rischio di malcontento sociale e speculazioni.L’aumento record del 4,4% dell’inflazione cinese, registrato ad ottobre, trova la sua causa nella crescita vertiginosa dei prezzi delle derrate alimentari, aumentati il mese scorso fino al 10%. Verdure, aglio, zenzero, cotone sono alcuni degli alimenti tipici della dieta cinese che hanno subito il rincaro. La situazione è critica soprattutto fuori dalle grandi metropoli, dove, non essendoci molti punti di distribuzione, la speculazione trova terreno fertile.
Per frenare il fenomeno inflazionistico, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme cinese ha varato nei giorni scorsi una serie di misure. Il governo interverrà con controlli diretti dei prezzi, anche al fine di evitare le speculazioni già verificatesi per cereali e cotone, controlli degli aiuti al commercio, sussidi ai consumi per le famiglie più povere, decentralizzazione del potere amministrativo per rafforzare le autorità dei sindaci, incremento degli approvvigionamenti, imposizione di un tetto massimo dei prezzi.
Tuttavia, sembra che l’allarme sia ben più grave secondo le previsioni della Fao (Food and Agricolture Organization). L’organizzazione ha stimato che le scorte di mais, zucchero e cotone della Cina si stanno esaurendo e che ciò comporterà, già nel 2011, una forte riduzione dell’offerta di prodotti agricoli, fenomeno che avrà implicazioni a livello globale. Tutto questo, infatti, si tramuterà in una forte crisi del commercio alimentare, in cui si verificheranno aumenti elevati dei prezzi che ricadranno maggiormente sulle economie meno sviluppate.
Per molti economisti, comunque, tra le cause dell’inflazione cinese ci sarebbe ancora una volta la politica monetaria cinese, che solo con l’apprezzamento dello yuan e l’aumento del tasso di cambio della valuta potrà riequilibrare la situazione economica e quindi anche il commercio del Dragone con l’estero.
Gli operatori che commerciano con la Repubblica Popolare Cinese, quindi, in una fase congiunturale così delicata pongono molta attenzione alle dinamiche economiche del Paese asiatico; è molto alto, infatti, il rischio di riduzione degli scambi e di aumento dei costi.

lunedì 8 novembre 2010

Vertice G20 a Seul: la Cina al centro dei dibattiti

Al vertice del G20 di Seul si parlerà ancora molto di Cina: da un lato è accusata, assieme alla Germania, di avere una crescita del Pil eccessiva, dall’altro invece si preannuncia il suo rafforzamento di potere all’interno del Fmi.

Si avvierà già con una serie di polemiche l’imminente vertice G20, che si terrà l’11 e il 12 novembre a Seul. Prima fra tutte quella relativa alla proposta di Washington di fissare ad un massimo del 4% del PIL la crescita dei Paesi. Ciò ha scatenato le polemiche di Cina e Germania, entrambe con un avanzo superiore al 4%, che assieme ai Paesi dell’area asiatica hanno un tasso di risparmio così elevato che causerebbe la riduzione della domanda globale. La Cina, in particolare, ha un basso indice di consumi provocato da sistemi sanitari, finanziari e lavorativi assenti o inefficienti. La Repubblica Popolare, comunque, ha già fatto sapere che ritiene la proposta americana una «dichiarazione di ostilità» e che al momento non ha intenzione di apprezzare lo yuan nei confronti del dollaro USA.
Al di là delle polemiche si discuterà anche della riforma prevista all’interno del Fmi, che prevede l’aumento del potere di voto alle economie emergenti quali Cina, India e Brasile, portandolo al 6%. Tutto questo con una conseguente riduzione del peso delle economie industriali: il board del Fmi avrebbe 24 seggi, di cui nove per l’Europa, che ne perderebbe così due. La Cina diventerebbe il terzo Paese più importante all’interno dell’istituto, subito dopo Stati Uniti e Giappone. La decisione è per questo stata definita «storica», in quanto per la prima volta dopo 65 anni si assiste ad un cambiamento così importante della governance. Viene finalmente riconosciuta l’influenza mondiale dei Paesi in via di sviluppo, in termini economici e politici (basti pensare che Hu Jintao è ora l’uomo più potente del mondo secondo Forbes), i quali ora avranno qualche voce in capitolo in più. L’economia mondiale si prepara, quindi, a nuovi equilibri, che avranno importanti implicazioni anche in ambito imprenditoriale.

giovedì 23 settembre 2010

I nuovi obiettivi della Cina in tema di urbanizzazione

Il 21 settembre scorso il Fondo di ricerca sullo sviluppo cinese ha pubblicato a Pechino il "Rapporto sullo sviluppo della Cina 2010" in cui si presentano le strategie e le politiche relative all’urbanizzazione della Repubblica Popolare Cinese.
Secondo il report, la Cina sta attraversando un’espansione dell’urbanizzazione sociale senza precedenti: negli ultimi 30 anni la popolazione delle città è salita a 600 milioni di persone, rappresentando quasi la metà della popolazione totale della nazione. Fino ad ora il tasso di urbanizzazione annuo è stato dello 0,9%, ma nonostante la forte crescita, il paese ha definito l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 un tasso del 65%. Inoltre, la Cina si impegnerà nella riconversione dei terreni agricoli in aree urbane procedendo all’amministrazione finanziaria della terra, espandendo così ulteriormente la superficie delle città.
Altra questione legata al fenomeno dell’urbanizzazione riguarda l’inserimento lavorativo per tutti i lavoratori migranti provenienti dalle aree rurali; questi rappresentano circa la metà della popolazione urbana ma non hanno accesso né agli stessi servizi pubblici né ai diritti politici dei cittadini. A fronte di questa problematica, la Repubblica Popolare Cinese si è posta l’obiettivo, sempre entro il 2030, di permettere a 400 milioni di migranti e alle loro famiglie di accedere a tali servizi e diritti.
Tutto ciò porterà a evidenti conseguenze per il paese, in primis un forte aumento dei consumi, che rappresenta un grande potenziale per chi investe in Cina. Il progresso urbano, infatti, ha spinto il Boston Consulting Group a realizzare un report sull’argomento per dimostrare che gli investitori globali dovrebbero guardare ai mercati emergenti a livello delle loro città piuttosto che a livello dei paesi nel loro complesso. Il documento prevede che entro il 2030 ci saranno più di 1.000 città nei paesi in via di sviluppo con una popolazione oltre al mezzo milione di abitanti. Ciò può rappresentare però anche un problema per le imprese, in quanto, ad esempio, per raggiungere la maggior parte della classe media cinese le aziende dovranno essere presenti in decina di città sparse sul territorio. Saranno quindi necessarie strategie specifiche per soddisfare le esigenze e i bisogni delle mega-città cinesi.

lunedì 20 settembre 2010

Il settore vinicolo trova terreno fertile in Cina

La Cina ha un grande potenziale nell’industria vinicola ed è destinata a diventare il più importante paese consumatore e produttore di vino al mondo.
Sempre più consumatori cinesi iniziano ad apprezzare il vino e negli ultimi anni la popolarità di questa bevanda si è diffusa notevolmente nel paese asiatico, tanto da rendere il mercato cinese molto promettente per il settore. Le vendite di vino nella Repubblica Popolare Cinese lo scorso anno sono aumentate del 12% rispetto all’anno precedente e proprio in questi giorni si è data la notizia che il paese è diventato il primo mercato di esportazione per il Bordeaux francese, superando Regno Unito e Germania.
Tuttavia, la Cina si rivela interessante non solo come mercato di destinazione ma anche e soprattutto come paese produttore di vino. Nella provincia di Hebei (a nord del paese), ad esempio, si trova Quinhuangdao, città meglio conosciuta come “La Bordeaux orientale”, dato che si trova alla stessa latitudine della regione francese in cui si produce l’omonimo vino, che rappresenta una delle aree di produzione vinicola più interessanti per il paese. Proprio qui il mese scorso si è inoltre tenuto l’undicesimo Festival Internazionale del vino di Quinhuangdao. A sud-ovest di Pechino, invece, si trova Chateau Bolongbao, vigneto che sin dal 2006 serve vino rosso in molti ristoranti di Parigi.
Secondo i dati dell’International Organization of Vine and Wine, dal 2006 al 2009 la superficie adibita a vigneti in Cina è cresciuta del 6,1% e la produzione di uva del 10,7%; mentre nel 2009 la produzione di vino è aumentata del 27,63% rispetto al 2008. Attualmente nel paese ci sono circa 400 vigneti che, secondo le stime, sono destinati a crescere nei prossimi 50 anni portando la Cina a diventare entro il 2058 il primo produttore di vino al mondo. E’ interessante notare che molti operatori puntano sulla qualità del prodotto per garantire un vino migliore attraverso l’utilizzo di tecniche di produzione e di viticoltura accurate e all’assenza di pesticidi e altre sostanze chimiche.
Grazie alle notevoli potenzialità del paese sempre più investitori stranieri stanno accorrendo per conquistare una fetta del mercato, il che rappresenta una grande opportunità anche per i produttori di vino italiani, i quali potrebbero quindi intensificare l’esportazione di vino in Cina puntando sulla qualità, il prestigio e una tradizione vitivinicola ben consolidata. Da segnalare, inoltre, la presenza di numerose fiere dedicate al settore, una di queste in programma il prossimo mese nel Guangdong.

martedì 14 settembre 2010

La Cina è meta ideale per il settore del lusso

Il mercato cinese del lusso è in continuo sviluppo e si rivela interessante per il posizionamento di prodotti quali auto, orologi, borse e vestiti, ma anche per l’espansione di attività di lusso come quella turistica.
La Cina si configura come una meta ideale per il business del lusso in quanto, grazie alla continua crescita e al progressivo aumento dei salari e quindi della capacità di acquisto della popolazione, tanto la classe media quanto quella dei ricchi e superricchi è destinata ad aumentare. L’elevata opportunità in questo settore è data anche dal fatto che il tasso demografico della Cina, così come di altri paesi emergenti, è particolarmente elevato, il che significa che pur essendo la classe ricca una netta minoranza rispetto alla popolazione nazionale totale, essa è costituita da un numero di individui nettamente superiore a quello dei paesi sviluppati. In un recente studio dell’aprile 2010, i milionari cinesi ammontavano a 875.000 persone (+6,1% rispetto al 2009) concentrate nelle grandi città, tanto che la Repubblica Popolare Cinese è oggi il secondo mercato mondiale del lusso.
A confermare questo trend negli ultimi mesi sono numerose realtà imprenditoriali che operano in Cina, tra cui l’azienda di Hong Kong che gestisce The Peninsula Hotel, catena di resort di lusso. The Peninsula è presente sia a Shanghai che a Hong Kong, ed ha visto un notevole incremento del proprio business (un l’aumento dell’utile netto del 31% nel primo semestre 2010) grazie al maggior utilizzo proprio dello scalo di Hong Kong da parte dei viaggiatori cinesi.
Altro segnale positivo viene dal Gruppo Ermenegildo Zegna, impresa italiana dell’abbigliamento di lusso, che ha recentemente inaugurato un punto vendita a Shenzhen, il secondo in Cina dopo quello aperto nel 1991 a Pechino. Nell’ultimo anno le vendite del brand sono aumentate del 30%, tanto che si prevede l’apertura di un terzo negozio a Chengdu.
Puntare sui mercati di nicchia è uno degli obiettivi principali delle imprese italiane che internazionalizzano ed il settore del lusso rappresenta un’ottima opportunità, poiché le nostre PMI possono eccellere in quest’ambito grazie all’elevata qualità, esclusività ed innovazione di prodotti e servizi specifici.

venerdì 7 maggio 2010

Difficile e lenta innovazione per le aziende farmaceutiche cinesi

Il settore farmaceutico cinese intravede grandi prospettive nei prossimi anni, dal momento che, con la crescita economica, sono aumentate in Cina le malattie legate al benessere economico, come l’inquinamento e la sovralimentazione. Ciò significa che sempre più persone avranno bisogno di farmaci e, tenendo conto che la popolazione cinese è in continua crescita, il numero di persone aumenterà esponenzialmente. Secondo le previsioni, entro il 2015 la Cina diventerà il secondo o terzo mercato farmaceutico più grande al mondo ed il reddito del settore potrebbe raggiungere la cifra di 40 miliardi di dollari entro il 2011. Nonostante ciò l’industria farmaceutica cinese non è pronta a questo sviluppo e risulta ancora troppo radicata nella produzione di farmaci generici. Solo il 5% delle industrie farmaceutiche locali risulta innovativo e la maggior parte di queste è ancora legata alla medicina tradizionale cinese. La maggior parte dei brevetti nel campo farmaceutico è ancora detenuta dalle imprese straniere.
Il governo sta cercando di sostenere l’innovazione del settore con la nuova legge che impedisce alle aziende straniere di svolgere attività inventive in Cina. Con la recente normativa verrà istituito l’EDL (Essential Drug List), una lista di medicinali che dovranno essere sottoposti a prezzi controllati attraverso il piano sanitario e ciò sarà accompagnato probabilmente da un invito del governo ad abbassare i prezzi. Così chi vorrà sopravvivere dovrà necessariamente differenziarsi. Inoltre, nelle grandi città esistono già norme che impediscono la presenza di più marchi che vendono le stesse molecole, e che contribuiranno quindi al consolidamento di alcune imprese. Tuttavia questi sforzi da parte delle autorità potrebbero essere vani, dato che le multinazionali cinesi non hanno ancora la struttura e le qualità adeguate per innovarsi nel breve periodo.

martedì 27 aprile 2010

In aumento la classe media cinese: quali saranno le implicazioni nel mondo economico e politico?

In Cina continua a diminuire la classe di consumatori bassa, incrementando così le fasce più elevate. La fetta di consumatori del lusso attualmente conta 13 milioni di individui ed è destinata ad aumentare. La crescita economica della popolazione urbana sta inoltre ispessendo anche la classe media, la quale detiene un enorme potenziale di sviluppo. Secondo le previsioni della Banca Mondiale nel 2025 la fascia medio - alta potrebbe raggiungere la cifra di 361 milioni di persone, portando così il paese ad avere la domanda di beni di consumo più elevata al mondo. Ciò rappresenterebbe una potenzialità enorme per le imprese straniere che volessero investire in Cina. Tuttavia è necessario essere cauti nelle previsioni, dal momento che gli acquirenti cinesi hanno dimostrato di non portare il livello di consumo a quote così elevate come si sperava in passato. Domina ancora tra i consumatori quell’insicurezza sul futuro per cui le famiglie cinesi preferiscono risparmiare, anche fino al 25% del proprio reddito, a causa dell’alto rischio di calamità naturali e di un sistema di welfare carente. Finora, infatti, nonostante il PIL nazionale sia cresciuto, a beneficiarne sono state solo le aziende, che hanno visto crescere il proprio profitto. Si renderà quindi necessaria una nuova strategia economica più efficiente che tenga conto di una popolazione sempre meno diversificata.
Dal punto di vista politico l’emergere di una classe media numerosa potrebbe essere positivo: sempre più persone acclamano la democrazia ed un sistema giuridico formale, anche se il rischio di nuovi regimi è sempre alto