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mercoledì 24 novembre 2010

Shenzhen si trasforma e ospita l'innovazione

Da 30 anni la Zona Economica Speciale di Shenzhen è il centro manifatturiero cinese per eccellenza, ma ora le autorità spingono affinchè diventi la sede di progetti innovativi ad alta densità di capitale.

Quando nel 1980 il capo del Partito Comunista, Deng Xiao Ping, decise di trasformare un piccolo paese di pescatori del Guandong in una Zona Economica Speciale, diede inizio al fenomeno di sviluppo più rappresentativo della Cina. Quell'ex villaggio si chiama Shenzhen ed è stato protagonista negli ultimi 30 anni di una crescita incredibile: attualmente rappresenta il 30% del reddito nazionale, con un PIL pari a quello di molti Paesi occidentali e conta 12 milioni di abitanti.
Shenzhen è diventato il centro dell'industria manifatturiera cinese ed è il simbolo del neocapitalismo della Repubblica Popolare. Grazie a bassi costi di produzione, incentivi statali, agevole accesso alle materie prime, sviluppo delle infrastrutture e strategica posizione geografica, ha attirato investimenti locali e stranieri che hanno contribuito a farne la sede della meccanica e dell'elettronica.
Oggi, però, si assiste ad un cambiamento importante: sulla scia di alcune aziende che da qui hanno sviluppato nuove tecnologie con successo, molte altre realtà caratterizzate da alta innovazione stanno conquistando il territorio. Energie rinnovabili, nanotecnologie e biomedicale rappresentano il futuro della Zona Economica Speciale. Le autorità incentivano queste attività e investono per offrire un centro ad elevata qualità logistica e di servizi. Inoltre, il governo spinge per tagliare la manodopera a basso costo e puntare, invece, su forza lavoro qualificata e per poter garantire produzioni efficienti ed una catena distributiva breve.
Lo sviluppo scientifico sarà, quindi, la nuova sfida di Shenzhen e molti sono i punti di forza che favoriranno questa direzione. La metropoli, infatti, può anche contare sul mondo giovanile, che qui è numeroso. L'età media degli abitanti è di 25 anni e gran parte della crescita della città è dovuta alla giovane imprenditoria cinese, che qui trova spazio e ascolto.
Per gli investitori occidentali, quindi, Shenzhen continuerà ad essere un polo di grande interesse dove saranno possibili i cambiamenti industriali richiesti oggi dal mercato mondiale, come basso inquinamento e alta tecnologia.

venerdì 3 settembre 2010

Nuova proposta di legge per il contratto collettivo: le autorità cinesi verso la riduzione dei conflitti tra imprese e operai

A Shenzhen, nel Guandong, sono state proposte nuove norme per i contratti di lavoro, al fine di evitare il sorgere di conflitti. In seguito a mesi di scioperi e manifestazioni di dissenso da parte dei lavoratori cinesi in campo industriale, si annunciano, dopo la decisione di aumentare il salario minimo in 30 municipalità, ulteriori cambiamenti. Questa volta al centro dell’attenzione è la Zona Economica Speciale di Shenzhen, sede di ingenti investimenti stranieri e importante centro manifatturiero. Le autorità locali, infatti, hanno emanato una proposta di legge che prevede una contrattazione annuale sul contratto collettivo oltre ad una serie di procedimenti per la negoziazione periodica degli aumenti di salario. Se, infatti, le aziende straniere hanno reagito alle manifestazioni operaie con tolleranza e andando incontro ai lavoratori, le imprese cinesi non hanno fatto altrettanto adottando, invece, misure repressive. Per questo, si rendono necessarie normative che ristabiliscano l’equilibrio tra aziende e operai. Oltre a Shenzhen, sembra che procedure simili si stiano mettendo in pratica anche a Shanghai, Tianjin e Xiamen.
E’ importante che anche le aziende italiane presenti sul territorio cinese siano al corrente di queste nuove norme e inizino a vedere il lavoratore cinese non più come risorsa a basso costo; difatti, nel giro di pochi anni il benessere ed il processo di democratizzazione nel paese potrebbero espandersi in modo esponenziale e ciò significherà che la popolazione cinese sarà sempre meno disposta ad essere “sfruttata”.