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venerdì 26 novembre 2010

Intesa commerciale tra Cina, Giappone e Corea del Sud

A Qingdao si è tenuto questa settimana il summit del OEAED per rafforzare la cooperazione e gli investimenti tra le tre potenze asiatiche.

L’Organizzazione per lo Sviluppo dell’Economia nell’Asia Orientale ha organizzato nei giorni scorsi il summit di Quingdao, nello Shangdong, al fine di stimolare le intese commerciali tra Cina, Giappone e Corea del Sud, anche in risposta ad una ASEAN sempre più indebolita dalle problematiche geopolitiche. La necessità di un’area di libero scambio nell’Asia Orientale ha portato, durante il convegno, alla stipulazione del Trattato di Cooperazione tra le tre economie e alla creazione di un fondo per gli investimenti.
Il Trattato firmato coinvolge 10 città tra le quali verrà creata una zona free trade: Qingdao, Tianjin, Dalian e Yantai in Cina, Kitakyushuu, Shimonoseki e Fukuoka in Giappone e Busan, Inchon e Ulsan nella Corea del Sud.
Il piano di investimenti, invece, prevede l’incentivo di IDE nell’area, in particolare nel settore del commercio, della logistica e dei servizi. Misure di sostegno sono state discusse anche per ciò che riguarda le energie rinnovabili, da implementare nei prossimi anni nell’area, e per lo sviluppo del turismo internazionale nella zona del Mar Giallo, con la creazione di un’area ad alta ricettività tra i tre Paesi.
Gli accordi presi dalle tre potenze economiche favoriscono la presenza straniera, non solo per gli investimenti che sono stati stanziati, ma anche perché la collaborazione interna alla regione facilita gli scambi delle aziende operanti nella zona, potendo così estendere il business ai Paesi confinanti, forti delle intese commerciali vigenti.

mercoledì 17 novembre 2010

Yokohama vision

Lo scorso fine settimana si è tenuto in Giappone il vertice asiatico APEC, a cui hanno partecipato i Paesi dell’area Asia-Pacifico. Molti i risultati concreti ottenuti, definiti come la “Yokohama vision”.

Il 13 e 14 novembre scorso si è tenuto a Yokhoma, in Giappone, il 18º summit dell’APEC (Asian Pacific Economic Cooperation), il secondo vertice asiatico, dopo quello del G20. Vi hanno partecipato tutte le economie dell’area Asia-Pacifico, tra cui le maggiori potenze mondiali quali Cina, Giappone, Stati Uniti, Russia e Canada.
Contrariamente al G20, in questa occasione qualche accordo concreto è stato preso. Innanzitutto, i 21 Paesi aderenti hanno messo in cantiere la creazione di un’area di libero commercio nella zona Asia-Pacifico, obiettivo da tempo pianificato e che potrebbe realizzarsi entro il 2011. Per fare ciò gli Stati partecipanti si sono impegnati a sostenere la crescita equilibrata nella regione e impedire i fenomeni di svalutazione dilaganti negli ultimi mesi.
Tra le misure necessarie per il progetto di cooperazione commerciale, infatti, vi è il rafforzamento della flessibilità dei tassi di cambio. Inoltre, entro il 2013 i Paesi dell’APEC hanno garantito che non eleveranno ulteriori dazi e rimuoveranno quelli innalzati nel periodo di crisi.
Per ciò che riguarda la Cina in modo specifico, il forum APEC ha fatto affiorare una precisa politica di contenimento da parte degli USA nei confronti del Dragone, volta ad assicurare una crescita compatibile con gli equilibri mondiali.
Altra questione riaperta è stata quella delle esportazioni di terre rare. Nei giorni scorsi la Repubblica Popolare, che detiene il 60% delle riserve mondiali di metalli magnetici, aveva fatto sapere che avrebbe permesso le esportazioni di terre rare solo verso quei produttori che rispettassero il limite di emissioni inquinanti e che fossero in possesso della certificazione ISO 9000. Al summit, però, pare che il presidente della Commissione per le Riforme e lo Sviluppo nazionale cinese Zhang Ping abbia riaperto le esportazioni verso il Giappone, dopo un periodo di irrigidimento tra i due Paesi.
Tutto ciò non fa altro che confermare non solo che gli accordi presi all’incontro APEC sono di fondamentale importanza per l’economia mondiale, non fosse altro perché i soli partecipanti detengono il 40% del Pil mondiale, ma anche che la Cina è sempre più un Paese leader, capace di intimorire il resto del mondo e dettare le regole.

venerdì 24 settembre 2010

La regione dell’Asia-Pacifico è la sede favorita dei business cinesi

Nonostante le recenti dispute con il Giappone, causate dal caso del peschereccio cinese fermato dal governo di Tokyo, le piccole-medio imprese cinesi sembrano orientare sempre più i loro business verso la regione dell’Asia-Pacifico.
Secondo l’annuale sondaggio della UPS Asia Business Monitor, che indaga le tendenze e le opportunità della regione asiatica, il 78% delle PMI cinesi conduce affari nella regione dell’Asia-Pacifico, contro il 6% negli Stati Uniti e il 10% in Europa. Tale dato indica una rinnovata fiducia nella crescita economica dell’area, tanto che il 70% delle imprese coinvolte (su 1.350 totali) prevede una forte espansione della regione nei prossimi tre anni. Le previsioni ottimistiche sono confermate peraltro dal 65% delle aziende del sondaggio, che prevedono un andamento degli affari migliore rispetto al 2009, mentre solo il 12% delle PMI si aspetta un declino nel corso del 2010. Metà delle realtà imprenditoriali contattate, inoltre, pensa di incrementare la propria forza lavoro del 10% circa entro l’anno in corso.
Le conseguenze della crisi economica, infatti, non hanno frenato l’entusiasmo che si respira nell’area asiatica, ma anzi hanno spinto molte aziende orientali, incluse quelle cinesi, a cercare nuovi settori e nuove opportunità di business, come ad esempio il mercato edile, quello dell’information technology e quello manifatturiero. Sempre secondo il sondaggio, inoltre, il vantaggio competitivo percepito dalle imprese cinesi sarebbe la loro flessibilità.
Da un lato, i dati qui proposti evidenziano un punto molto debole dei mercati occidentali: questi, sebbene vedano nei paesi asiatici importanti sbocchi per l’internazionalizzazione delle proprie attività, non sono però in grado di attirare le imprese orientali nei paesi sviluppati. Ciò rappresenta un potenziale rischio nel prossimo futuro, in quanto sempre più aziende asiatiche hanno dimostrato di saper crescere e svilupparsi andando a competere con le grandi multinazionali. Dall’altro lato, lo sviluppo dell’area Asia-Pacifico, dimostra come questa regione rimanga una destinazione ideale per gli investitori globali.