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giovedì 19 gennaio 2012

Il più grande esodo della storia

In occasione del Capodanno cinese si prevede un esodo di massa.

In vista del capodanno lunare si attende il più grande esodo della storia: secondo le previsioni infatti in vista dell’inizio dell’Anno del Dragone in Cina si registreranno oltre 3,2 miliardi di spostamenti interni, con una media di oltre 80 milioni di viaggi al giorno e un aumento del 9,1% se si considerano i dati relativi all’anno scorso. Interrogato sulla questione il Governo di Pechino si è detto pessimista, dal momento in cui “Il nostro sistema di trasporti non è preparato per tutto questo”.
L’inizio del nuovo anno il 23 gennaio comporterà infatti il ritorno a casa delle centinaia di milioni di migranti che per motivi di lavoro risiedono nelle grandi città o nelle province più ricche. Alle problematiche presentate a livello infrastrutturale, si aggiungono le pessime condizioni climatiche previste per il periodo e il grave problema rappresentato purtroppo dalla catena di suicidi che si sono verificati a seguito dei mancati pagamenti dei lavoratori.
Secondo il Vice-Direttore della Commissione per lo sviluppo nazionale e le riforme, Liu Tienan, “l’enorme numero di viaggiatori previsti va oltre la capacità del nostro sistema di trasporti. […] la situazione non è positiva da nessun punto di vista. Le difficoltà sono senza precedenti e lo scopo prefissato è molto arduo”.

mercoledì 11 gennaio 2012

Foxconn

300 dipendenti della Foxconn minacciano il suicidio.

La Foxconn, il colosso cinese dell’elettronica che fabbrica iPhone e iPad per la Apple e produce beni e componenti per Sony e Nokia ritorna sotto i riflettori dopo che trecento operai hanno minacciato di suicidarsi in massa se non cambieranno le condizioni di lavoro.
Stando alle ultime indiscrezioni sembra infatti che dopo quanto avvenuto nel 2010 quando alcuni dipendenti decisero di togliersi la vita a causa delle condizioni di lavoro disumane, 300 operai abbiano deciso di salire sul tetto dello stabilimento minacciando di suicidarsi.
I problemi sorti all’inizio dell’anno sarebbero legati ad una richiesta di aumento di stipendio da parte di un centinaio di dipendenti, alla quale il colosso cinese avrebbe risposto lanciando un ultimatum che prevedeva il ritorno immediato al lavoro o una buonuscita di mese di stipendio per ogni anno lavorato nell’azienda. Di fronte all’aut aut molti dipendenti avrebbero deciso di lasciare il posto di lavoro visto che la paga media si aggira intorno ai 2mila yuan mensili (circa 245 Euro), senza però ottenere quanto promesso.
É notizia di ieri sera che anche a seguito dell’intervento del sindaco di Wuhan, tutti i dipendenti sono ritornati al lavoro, ma la questione resta irrisolta.

martedì 27 luglio 2010

Nonostante gli aumenti di salario continua “la strage” dei lavoratori della Foxconn

L’ondata di suicidi degli operai di alcune fabbriche cinesi, che lo scorso giugno aveva focalizzato l’attenzione internazionale sulla situazione dei lavoratori in Cina, non si è ancora fermata.
Un giovanissimo operaio migrante, impiegato come stagista presso la taiwanese Foxconn, fabbrica che produce componenti per i-Phone e i-Pod, si è lanciato dal sesto piano del dormitorio di proprietà della Chimi Innolux Corp (società sussidiaria dell’azienda a Foshan) nella provincia meridionale del Guangdong. Nella fabbrica della Foxconn di Shenzhen, anch’essa nella provincia del Guangdong, il numero degli operai che si sono tolti la vita è salito invece a 10.
Numeri pesantissimi che, spiegano gli analisti, vanno ricercati nelle pessime condizioni di lavoro e vita degli operai: i dipendenti, infatti, per riuscire a guadagnare uno stipendio di poco superiore ai 200 euro mensili, devono lavorare 7 giorni su 7 e sono quotidianamente costretti a fare straordinari, senza nemmeno poter parlare con il vicino di lavoro.
La Foxconn, tra le aziende produttrici di componenti elettronici, è un colosso a livello mondiale, possiede 20 fabbriche in Cina e impiega più di 800 mila lavoratori; solo a Shenzhen lavorano 420 mila persone, che producono circa il 70% dei prodotti Apple, oltre a componenti per Siemens, Nokia, Sony, Hewlett-Packard, Dell e altri. Per bloccare i suicidi e gli scioperi, le fabbriche avevano concesso ai loro dipendenti un aumento di stipendio e il governo centrale aveva chiesto agli investitori di proteggere i lavoratori migranti: tali provvedimenti si sono rivelati solo blande “misure-tampone”, inefficaci per la risoluzione di un problema strettamente legato a un boom economico che il Dragone ha raggiunto a caro prezzo, sia in termini ambientali, sia in termini di diritti civili.
In un contesto lavorativo difficile come quello cinese l'imprenditore italiano deve mettere in conto le complesse normative della Cina, ma soprattutto i diritti dei lavoratori.

venerdì 28 maggio 2010

Non si placa l’ondata di morti alla Foxconn, nonostante la clausola antisuicidi

Durante la settimana l’azienda cinese Foxconn, impresa di componentistica che lavora per aziende elettroniche internazionali, è stata il teatro dell’ennesimo suicidio di un suo dipendente. Si tratta di un giovane di 23 anni e per la Foxconn è il decimo suicidio dall’inizio dell’anno nell’impianto industriale di Shenzhen, in cui lavorano circa 300 mila persone.
L’episodio è avvenuto dopo che il presidente dell’azienda, il taiwanese Terry Gou, aveva aperto le porte della fabbrica ai media, annunciando che avrebbe introdotto una clausola antisuicidi nei contratti di lavoro. La clausola prevede che i dipendenti debbano promettere di non farsi del male e di consultare uno psichiatra se dovessero soffrire di qualche disturbo mentale. Il manager ha inoltre affermato che non saranno ammessi risarcimenti alle famiglie del lavoratore suicida, negando quindi alcuna responsabilità dell’azienda. Tra le iniziative che verranno intraprese per contrastare questa ondata di suicidi, ci sarà l’assunzione di un centinaio di monaci buddisti che aiuteranno spiritualmente i dipendenti e la creazione di un servizio interno di assistenza psichiatrica.
Il problema, però, sarà difficilmente risolto con queste misure, anche perché gli episodi di suicidio sono legati a disagi molto profondi, tra cui il distacco culturale di numerosi giovani che abbandonano il proprio villaggio per un lavoro fisso oltre a casi di violenza da parte dei datori di lavoro, sospetti che ricadono anche sulla Foxconn.
I danni di questo fenomeno ricadono anche sull’immagine dei committenti internazionali dell’azienda cinese, tra cui figurano Sony, Samsung, Dell, Nokia, Apple e molti altri. Apple e Hewlett Packard hanno, infatti, avviato separatamente due inchieste sulle condizioni di lavoro dei dipendenti della fabbrica di Shenzhen.

martedì 4 maggio 2010

Aumentano i suicidi nelle fabbriche cinesi

Secondo il China Labour Bullettin (pubblicazione on-line per la tutela dei lavoratori) aumentano ancora i suicidi nelle fabbriche della Cina. Le cause principali di questo fenomeno sono da attribuirsi alle difficili situazioni nell’ambiente di lavoro. Numerosissime sono le denunce riguardanti dirigenti poco tolleranti che impongono un rigore ed una disciplina eccessivamente severi; in molti casi le pressioni sono elevate, gli orari estenuanti e si registrano anche episodi di violenze fisiche e psicologiche subite dai dipendenti. In molte fabbriche cinesi le condizioni di vita sono disumane: spesso i dipendenti vivono in dieci in una stanza adattata presso lo stabile, lontani dalle famiglie e senza alcun sostegno. In alcune occasioni i problemi psicologici derivanti da situazioni critiche come queste possono proprio portare al suicidio.
Il problema, però, coinvolge anche le aziende straniere: in Cina una joint-venture straniera ogni tre ha permesso ai lavoratori di creare sindacati per proteggere i loro diritti legali sul posto di lavoro, ma solo 160.000 imprese straniere su 450.000 sono registrate ai sindacati. Il tutto avviene nella maggior parte dei casi sotto lo sguardo di molti ufficiali di governi locali.
Tra le aziende sotto accusa ci sono la ditta taiwanese Foxconn a Shenzhen, produttrice di apparecchi elettronici, in cui si sono verificati già 5 i tentativi di suicidio tra marzo e aprile 2010 e negli ultimi due anni si sono registrati almeno 12 casi di morte. Analoghi sospetti ricadono sulla rivale Huawei che registra a propria volta 6 morti misteriose in 2 anni.