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mercoledì 4 aprile 2012

Pechino: maggiori investimenti stranieri

Pechino intende incrementare gli investimenti stranieri all’interno del proprio mercato finanziario e aprire al settore bancario privato.

Il sito del China Securities Regulatory Commission ieri ha comunicato che la soglia per gli investitori stranieri sale da 30 a 80 miliardi di dollari Usa, mentre quella per gli investitori offshore passa da 20 a 50 miliardi di yuan: il Dragone ha deciso di incrementare la soglia di investimenti stranieri nel suo mercato finanziario e di aprire al settore bancario privato. Secondo gli analisti, si tratta di un passo decisivo per aprire maggiormente l'economia cinese al mercato internazionale e rendere lo yuan un moneta per gli scambi planetari. Inoltre, è evidente che Pechino - ora che l'economia cinese si sta raffreddando e che molti investitori hanno cominciato a preferire altri mercati, come Vietnam e Indonesia - cerca di attrarre maggiori investimenti internazionali: un incremento di questi ultimi, porterebbe infatti a impegni a lunga scadenza nel Paese, garantendone la stabilità.
Tuttavia, rimangono da fare ancora molti passi per rendere veramente libero il mercato finanziario cinese: “vi sono ancora restrizioni sia sulle quote, nella trasparenza e nel rimpatrio dei soldi. C'è ancora molta strada da fare per [fare della Cina] una destinazione ideale per gli investitori stranieri”, come ha dichiarato David Sample, direttore presso il Van Eck Emerging Markets Fund a New York.
Una maggiore apertura del mercato cinese, è comunque confermata dalle recenti dichiarazioni del premier Wen Jiabao circa l’intenzione di consentire investimenti privati anche nel settore delle banche: la Cina ha bisogno di rompere con il monopolio di pochi istituti che fanno “guadagni fin troppo facili”. Il settore bancario in Cina è infatti dominato da quattro banche statali, accusate di non fare prestiti alle piccole e medie imprese, che sono così costrette a richiedere prestiti a istituti privati sotterranei.

martedì 31 gennaio 2012

Investimenti stranieri: Pechino apre con riserva

Il governo cinese si sta muovendo per favorire l’integrazione delle yuan ma rimangono ancora molte restrizioni sugli investimenti concessi alle imprese QFII.

La China Securities Regulatory Commission (CSRC), nel mese scorso, ha concesso 14 licenze Qualified Foreign Institutional Investors (QFII). Le istituzioni dotate di licenze QFII sono le uniche entità straniere alle quali è consentito comprare o vendere titoli denominati in yuan o investire nei mercati azionari cinesi.
Ora le istituzioni con licenze QFII sono 135, di cui 29 sono state approvate nel corso del 2011: la Cina ha allentato le politiche che limitano l’acquisto di beni cinesi da parte degli stranieri per aiutare l’integrazione di uno yuan più liberalizzato. Aprendo i suoi mercati dei capitali, il governo cinese sta lentamente allentando il suo controllo, consentendo lo sviluppo di un mercato “libero”, ma è presumibile che si tratterà di un processo lungo. Lo yuan è scambiato entro una banda stretta rispetto al dollaro statunitense, in quanto Pechino non consente apprezzamenti (o svalutazioni) repentini. Inoltre, sussistono ancora molte restrizioni relativamente ai tipi di investimenti che le imprese QFII possono fare: il massimo che ogni programma QFII può investire è 20 miliardi di yuan, di cui almeno l’80% deve essere investito in titoli a reddito fisso (un meccanismo atto a impedire la formazione di una bolla che potrebbe verificarsi in seguito all’afflusso di quantità eccessive di capitali in un mercato). Infine, pare che una ditta QFII debba aspettare diversi mesi prima che venga definitivamente approvata e possa quindi effettuare investimenti in Cina.