Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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venerdì 3 giugno 2011

Allarme elettricità in Cina

La carenza energetica della Cina sta provocando un’ondata di inflazione e di riduzione delle forniture elettriche. Tra le manovre del Paese si punta sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili.

La Cina si trova in piena “crisi elettricità”, la più grave dal 2004. La carenza energetica, a fronte del continuo aumento della domanda dei consumi, sta mettendo in ginocchio i cinque maggiori produttori di energia; a ciò si aggiunge l’aumento del prezzo del carbone che rischia, tra l’altro, di far aumentare le importazioni di materie prime.
Le conseguenze di questa situazione di emergenza sono l’inflazione e la contrazione delle forniture elettriche, già imposte dalla siccità che ha colpito il Paese negli ultimi mesi. I prezzi delle utenze industriali saliranno del 3,5% e ciò si ripercuoterà in particolar modo sulle piccole e medie imprese industriali, agricole e commerciali di 15 Provincie. A livello nazionale, si stima che l’inflazione nel settore crescerà ancora dello 0,5% e addirittura del 12-14% se aumenterà ancora la domanda di energia.
Dall’altra parte, una ventina di provincie hanno dovuto, invece, fare i conti con i tagli alle erogazioni per 18 milioni di kilowatt, misura varata dal governo per ridurre i consumi e che è destinata a ripetersi con l’estate in arrivo. Molte imprese hanno già ridotto del 20,3% l’intensità energetica nel periodo 2005-2010, grazie agli investimenti statali di 37 milioni di euro, e anche per il periodo 2011-2015 si sono impegnate, così come previsto dal Nuovo Piano Quinquennale, a ridurre l’intensità elettrica del 16% e quella del carbonio del 17%. Recentemente, inoltre, la SASAC (State-owned Assets supervision and Administration Commission), ha affermato che entro il 2015 le principali compagnie statali produttrici di acciaio, energia e carbone dovranno ridurre del 16% l’energia utilizzata per la produzione industriale.
Per sopperire alla mancanza di energia si parla molto anche di rinnovabili: un ottimo esempio di sfruttamento di energie alternative viene dall’Ambasciata italiana di Pechino, la quale ha annunciato la ristrutturazione “verde” della sede diplomatica, che si completerà entro l’estate. L’edificio si doterà di pannelli solari e di una microturbina che servirà a produrre energia elettrica e acqua calda; sarà così la prima ambasciata fotovoltaica in Cina, il cui progetto vede la partecipazione di cinque imprese italiane in collaborazione con il ministero dell’Ambiente.

giovedì 19 maggio 2011

Estate 2011: torna il rischio black-out nelle aziende cinesi

Come ogni estate si ripresenta il problema dell’approvvigionamento di elettricità per le imprese cinesi, che devono fare i conti con l’esponenziale consumo di energia causato dai condizionatori.

Con l’arrivo della bella stagione e l’innalzamento delle temperature, cresce esponenzialmente il consumo di energia da parte di privati e di aziende, che fanno largo uso di condizionatori per sopportare il caldo che attanaglia la Cina nei mesi estivi.
Tutto ciò causa la secca dei fiumi e la conseguente diminuzione di produzione idroelettrica, nonché la riduzione delle scorte di carbone
A pagarne le conseguenze sono però solo le imprese del settore manifatturiero, che devono subire periodicamente sospensioni della fornitura di corrente elettrica, al fine di limitare il rischio di black-out dovuti all’aumento vertiginoso del consumo di elettricità; intervenire sui consumi dei privati potrebbe turbare l’ordine sociale, perciò le autorità si sono dovute rivolgere altrove.
Numerose le lamentele da parte degli interessati, come Chen Wang, imprenditore di un'azienda chimica situata in una delle province più industrializzate del Paese, il quale sottolinea quanto la situazione stia volgendo al peggio: “Le società elettriche, infatti, hanno cominciato a sospendere le forniture già all'inizio di aprile”.
La sospensione della fornitura di energia crea una serie di problemi, dovuti anche al fatto che le imprese non vengono avvisate sullo stacco di corrente.
Uno dei testimoni di questa situazione è Fabio Antonello, direttore generale di MiniGears, azienda di ingranaggi in metallo speciale con sede a Suzhou, il quale ha dichiarato che “tra scarti di produzione, ritardi di consegna e oneri vari, gli otto black-out dell'estate 2010, più gli altri quattro di gennaio, hanno pesato per circa 1,2 milioni di yuan, circa 130mila euro, sul nostro conto economico, a fronte di un risparmio energetico indotto di soli 75mila yuan, 8mila euro”.
Già preannunciati dalle autorità cinesi, i black-out colpiranno anche quest’estate il settore manifatturiero e colpiranno ancora nei prossimi anni se non verranno risolte alcune cruciali problematiche legate alla fornitura di corrente elettrica.
In primo luogo il divario esistente tra domanda e offerta di energia, che anche quest’anno causerà un vuoto energetico pari a circa 30 milioni di kilowatt; a ciò si unisce la forte dipendenza dal carbone, che soddisfa ancora oltre l’80% del fabbisogno nazionale.

lunedì 7 marzo 2011

Le opportunità nel campo delle rinnovabili in Cina

La forte domanda energetica del Dragone e gli incentivi del governo facilitano gli investimenti italiani nell’energia verde in Cina.

La Repubblica Popolare Cinese rappresenta oggi il mercato più interessante per gli investimenti nelle rinnovabili. Il Paese asiatico, infatti, ha visto crescere, assieme allo sviluppo economico e alla produzione industriale, anche la domanda di energia ed elettricità. Nel 2010 il consumo elettrico nazionale è aumentato del 13,1%, quello di petrolio del 12,9%, mentre la richiesta di gas naturale è salita del 18,2% e quella di carbone del 5,3%. Sono numeri che hanno, però, anche contribuito a classificare il Paese asiatico come il maggior inquinatore mondiale.
La forte necessità energetica e l’enorme impatto ambientale hanno, quindi, incentivato negli ultimi anni una particolare sensibilità del governo cinese verso le energie pulite, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza del Dragone dai combustibili fossili. Per questo motivo, infatti, tra il 2007 e il 2010 la Cina ha investito 150 miliardi di dollari in energie verdi e nel nuovo Piano quinquennale ha espresso l’intenzione di ridurre del 17% l’energia impiegata per unità di Pil entro il 2015.
Tra i settori energetici in cui la Repubblica Popolare ha già manifestato interesse vi sono: l’idroelettrico, la principale fonte rinnovabile del Paese per cui si prevede di installare ulteriori 20 GW l’anno di capacità; l’eolico, per il quale nei prossimi 10 anni sono previsti 1.500 miliardi di dollari di spese; il solare, che entro il 2020 potrà garantire 1,9 GW di capacità installata.
In questo scenario favorevole le imprese italiane vedono buone opportunità di business: la produzione Made in Italy può contare, nel campo delle rinnovabili, su know-how e tecnologie sofisticate che si legano bene con un contesto caratterizzato da incentivi governativi, forte richiesta e disponibilità di manodopera locale, al momento ancora a costi contenuti. In questa ottica è stato organizzato dall’Osservatorio Internazionale sull’Industria e la Finanza delle Rinnovabili (Oir) un ciclo di seminari che si svolgeranno a partire dal prossimo 21 marzo a Milano, in cui verranno presentate e discusse le opportunità di business nel settore nei BRIC.

venerdì 30 luglio 2010

Accordo nel settore elettrico tra Cina e Russia

La società elettrica cinese State Grid Corp ha recentemente firmato un importante accordo con l’operatore nazionale russo per l’energia elettrica al fine di estendere la cooperazione tra i due paesi nel campo elettrico. La cooperazione riguarderà l’ambito tecnologico, gli scambi di esperienze, la costruzione di centrali elettriche, il management, il rifornimento di materiale e la consulenza; vedrà inoltre la costruzione, da parte di entrambe le società, di una nuova centrale elettrica nell’area russa del fiume Amur, vicino al confine con la Cina. Il progetto dovrebbe partire nel 2011 mentre ancora non è stato reso noto l’ammontare degli investimenti.
La collaborazione tra Russia e Repubblica Popolare Cinese nel settore dell’energia elettrica è iniziata già nel 2009 e proseguirà sempre più intensamente nei prossimi anni, dal momento che la Cina, per sopperire alla domanda in costante crescita, soprattutto nelle aree settentrionali ed orientali del paese, dovrà aumentare le importazioni di corrente elettrica dalla Federazione Russa. Si stima, infatti, che entro la fine del 2010 il paese importerà 1 miliardo di Kwh di elettricità per un valore complessivo di 40 milioni di dollari. Cina e Russia sono i due maggiori produttori e consumatori di energia elettrica al mondo, motivo per cui la cooperazione tra i due paesi prevede, nel prossimo futuro, la creazione di una serie di elettrodotti lungo i loro confini.

martedì 1 giugno 2010

La Cina potenzia il settore energetico e promuove l’energia a basso tenore di carbonio

Durante la conferenza sulla capacità produttiva dell’industria elettrica cinese il Segretario nazionale del Dipartimento dell’energia Zhuang Guobao ha affermato che l’attuale capacità elettrica del paese (più di 900 milioni di kw) verrà ulteriormente aumentata nei prossimi anni. Nel 2010 le installazioni idroelettriche sono già passate da 11,7 a 11,97 milioni di kw e gli impianti di energia eolica hanno prodotto 2.414 milioni di kw. Intanto 23 nuove centrali nucleari sono in fase di costruzione e avranno una capacità di 25 milioni di kw. E’ previsto inoltre un rinnovamento del settore termoelettrico.
All’Expo di Shanghai la Cina si è fatta promotrice di una “rete elettrica intelligente”, ovvero a basso tenore di carbonio, tramite l’utilizzo di trasporti a zero emissioni, pannelli solari, impianti eolici, edifici a risparmio energetico e impianti di raffreddamento con una tecnologia “priva di alimentazione elettrica”. L’obiettivo è quello di diffondere nuovi prodotti innovativi a basso tenore di carbonio utilizzando le risorse naturali e diminuendo il consumo energetico.

venerdì 2 aprile 2010

Energia: l’industria elettrica cinese rischia gravi perdite

Nonostante la crescita del 9% nei consumi, l’industria elettrica in Cina rischia perdite enormi a causa dell’aumento dei prezzi del carbone registrato all’inizio di quest’anno. Nel 2004, infatti, il governo cinese approvò un meccanismo per cui il carbone fosse strettamente legato ai prezzi dell’elettricità. Di conseguenza, il prezzo dell’elettricità aumenta ogni volta che aumentano i prezzi del carbone. Secondo questo sistema, però, quando il prezzo del carbone cresce oltre il 5%, il governo dovrebbe assestare i prezzi dell’elettricità, ma ciò è accaduto solo due volte. Con questo meccanismo nel mese di febbraio l’industria elettrica ha avuto gravi cali nel mese di febbraio, esponendo le imprese energetiche a molti rischi.
L’energia elettrica ad alimentazione carbonifera rappresenta il 70% della produzione totale di elettricità in Cina, ragione per cui l’aumento dei prezzi rischia di mettere in forte crisi il settore.