Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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lunedì 11 giugno 2012

Previsioni di crescita per l’economia

Notevolmente superiori alle attese di mercato i dati economici relativi alla Cina.

Secondo i dati pubblicati il 10 giugno dall'Amministrazione Generale delle Dogane della Repubblica Popolare Cinese, a maggio di quest'anno il valore totale dell'esportazione cinese ha superato i 343,5 miliardi di dollari americani (+ 14% rispetto allo scorso anno), facendo registrare un nuovo record.
Sempre secondo le statistiche della Dogana, da gennaio a maggio l'importo delle importazioni ed esportazioni cinesi ha superato i 1500 miliardi di USD, con una crescita del 7.7%. Il bilancio favorevole totale ammonta a 37.91 miliardi di USD.
Secondo gli analisti, i motivi principali del miglioramento dell'esportazione cinese sono da ricercare sia nella ripresa economica americana sia nella produzione ove l’esportazione cinese è gradualmente ritornata nei suoi standard.

giovedì 22 dicembre 2011

Boom dell’interscambio di prodotti elettrici tra Cina e Italia

Il settore dei prodotti elettrici è una delle voci più attive nelle importazioni italiane dalla Cina, con una crescita dell’11,3% rispetto al 2010.

L’interscambio di prodotti elettrici tra Italia e Cina, quest’anno, ha conosciuto una buona crescita: l’import italiano è salito del 14,4% rispetto al 2010, mentre l’export è aumentato del 12%. Sul totale delle importazioni di merci del settore nel Belpaese, il 17,3% sono prodotti Made in China e nel 2011 gli apparecchi elettrici dal Dragone hanno visto una crescita dell’11,3% rispetto all’anno scorso, confermando il ruolo di leader del Paese asiatico nelle esportazioni del comparto in Italia.
La maggior parte degli interscambi tra i due Paesi si concentrano nel Nord italiano, con ai primi posti le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. L’interscambio tra Lombardia e Cina si è attestato quest’anno a 580 milioni di euro, con una quota di importazioni dalla Repubblica Popolare del 15,7%. Milano, in particolare, è il principale centro delle attività import/export con la Cina, assorbendo il 53% delle esportazioni di prodotti elettrici e il 63% delle esportazioni, per un valore di interscambio pari a 315 milioni di euro. Seguono le città di Sondrio (con una crescita del 158,3%), Lodi (+54,8%) e Como (+49,7%).

mercoledì 16 novembre 2011

Export in calo, ma aumentano gli IDE

L’economia cinese risente della crisi occidentale, a causa della quale si riducono le esportazioni del Dragone mentre aumentano le importazioni.

La crisi che sta ancora assediando l’Europa si ripercuote anche in una delle economie più in crescita di questi anni, ovvero la Cina. Nella Repubblica Popolare, infatti, la debolezza del Vecchio Continente ha provocato un significativo calo delle esportazioni, dal momento che nel 2010 le merci europee hanno rappresentato circa un terzo della produzione cinese. Secondo i dati del Ministero del Commercio di pechino, nel mese di ottobre le esportazioni cinesi hanno toccato il loro livello più basso dal 2009, crescendo del 15,9%. Di pari passo, invece, aumentano le importazioni, in particolare dai tre principali partner commerciali del Dragone: USA con + 20,5%, Australia con + 36,7% e Unione Europea con +28,2%.
In conseguenza di questo trend si sta riducendo il surplus commerciale della Cina che nel mese scorso si è attestato a 17 miliardi di dollari, contro i 24,9 miliardi attesi. Secondo le previsioni, entro la fine del 2011 il surplus arriverà a 150 miliardi di dollari, con una diminuzione pari a 30 miliardi. Tale fenomeno va anche legato alle misure del governo centrale attuate per ristabilire l’equilibrio commerciale, aumentando proprio la voce dell’import.
Resistono alla crisi gli IDE in Cina, che nel periodo gennaio-ottobre 2001 hanno attirato flussi pari a 95 miliardi di dollari, con una crescita del 15,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I settori dove si registra maggior incremento sono i servizi, con un aumento del 20,7%, e il manifatturiero cinese, con +11,7%.

venerdì 4 novembre 2011

Preoccupazione per il manifatturiero cinese

Gli indici relativi al settore manifatturiero cinese per il mese di ottobre non registrano segnali positivi, offrendo un quadro economico indebolito e a rischio.

Nel mese di ottobre gli indici relativi al manifatturiero cinese fanno intravedere un rallentamento dell’economia cinese, in linea con i dati registrati anche nel terzo trimestre 2011.
Il Purchasing Managers Index della China Federation of Logistic and Purchasing è sceso dal 51,2 di settembre al 50,4, poco sopra la soglia del 50, che separa la fase di contrazione da quella di espansione. Anche il Pmi della Hong Kong Shanghai Bank, pur registrando un trend positivo, non dipinge un quadro ottimista: per ottobre, l’indicatore Hsbc è cresciuto dal 49,9 al 51.
Nonostante il Pmi sia considerato un indice poco affidabile per molti analisti, in quanto basato sulla produzione industriale, la domanda domestica, le scorte, l’occupazione, gli ordini e il commercio estero, è comunque evidente che questi dati delineino un’economia cinese in un equilibrio precario, minacciata dalla politica monetaria restrittiva, dalla crisi dell’immobiliare, dalla contrazione della domanda mondiale che pesa sull’export cinese.

venerdì 14 ottobre 2011

Nuova tassa sulle terre rare

Le aziende operative nel settore delle terre rare in Cina dovranno pagare una nuova tassa decisa dal governo centrale per ridurre l’estrazione dei metalli e il conseguente inquinamento.

Il governo di Pechino ha introdotto una nuova tassa sulle terre rare: le aziende del settore dovranno così pagare tra il 5% e il 10% dei loro profitti al fisco cinese. Si tratta dell’ennesima misura intrapresa dalla Repubblica Popolare per equilibrare il comparto delle Ree, metalli piuttosto rari ma utili in molte industrie a livello globale.
Il Dragone ha recentemente intrapreso una linea dura nei confronti dell’estrazione di terre rare, soprattutto verso il mercato illegale, in quanto si tratta di elementi tossici e quindi molto dannosi per l’ambiente. Il settore, inoltre, è particolarmente complesso, dato che, oltre alla difficoltà e alla pericolosità dell’estrazione, il vantaggio redditivo di un’azienda si verifica solo nel momento in cui riesce ad estrarre enormi quantitativi di Ree, ovvero grandi percentuali per tonnellata. A ciò si deve aggiungere la difficoltà nel reperire personale esperto o con una formazione adatta al comparto: figure quali esperti minerari e chimici che abbiano dimestichezza con le terre rare sono poche nel mondo e per la maggior parte di nazionalità cinese o russa.
Attualmente la Cina detiene il monopolio di Ree, grazie ai numerosi siti di cui dispone e agli investimenti nella formazione di personale che ha effettuato negli ultimi decenni. Tuttavia, a causa della conseguente scarsa disponibilità dei metalli in questione, nuovi siti estrattivi verranno resi operativi nel giro di due anni: Lynas in Australia, Moolycorp negli USA, Stans Energy in Asia.

giovedì 13 ottobre 2011

Cina, quarto mercato per la seta italiana

La Cina sorpassa la Germania nella classifica degli acquirenti di seta mondiale italiana, confermando la ricerca per l’alta qualità.

La Repubblica Popolare è diventata il quarto mercato di destinazione dei tessuti serici italiani, dopo Francia, Spagna e Stati Uniti, superando così la Germania. Secondo l’analisi dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, nel primo semestre 2011 la Cina ha avuto un incremento del 35% negli acquisti delle stoffe in seta Made in Italy, prodotte per la maggior parte nella zona di Como. Il trend conferma l’interesse dei consumatori cinesi per articoli di elevata qualità, pregiati e più costosi. Infatti, oltre alle stoffe, si registra un buon andamento anche nelle vendite di accessori femminili, quali i foulard.
In generale, comunque, il comparto italiano della seta ha raggiunto ottimi risultati quest’anno, secondo quanto riportato dagli studi di Sistema Moda Italia: il fatturato è cresciuto nel primo trimestre di quest’anno del 23,7% rispetto al 2010 e le vendite del 13,4%. L’andamento del fatturato nei mercati esteri ha avuto un balzo del 21%, mentre sul mercato nazionale è salito del 27,3%.
Tuttavia, se il Dragone da un lato rappresenta un mercato di sbocco interessante, dall’altro è visto come una minaccia. La produzione locale nel settore tessile ha visto un aumento dei livelli qualitativi, con il risultato che nel giro di pochi anni il Paese asiatico potrebbe diventare un temibile concorrente nell’offerta di articoli e tessuti in seta ma non solo. Lo conferma anche la tendenza tra le aziende italiane di abbigliamento che negli ultimi anni hanno trasferito le produzioni in Cina senza diminuire gli standard qualitativi della merce. Ne sono un esempio Snobby Sheep, marchio fondato da Stefano Impecora, che ha spostato gli stabilimenti in Cina per poter vendere prodotti di stile italiano ma a prezzi sostenibili; analoga scelta per la Lerock di Luca Berti, che produce a Guangzhou la sua linea di jeans. In entrambi i casi il design, i prototipi e i materiali sono italiani ma la fabbricazione è diventata cinese.

martedì 20 settembre 2011

Allarme miele dalla Cina

L’Italia ha aumentato l’importazione di miele proveniente dalla Cina, sul quale però scatta l’allarme OGM della Coldiretti.

Il 50% del miele venduto in Italia viene importato da Argentina e Cina; nel 2011 il nostro Paese ha addirittura triplicato l’import del prodotto dalla Repubblica Popolare, in quanto non è in grado di provvedere autonomamente alla soddisfazione della domanda interna.
Tuttavia, come per altri beni Made in China, sorgono numerose polemiche legate alla sicurezza e alla garanzia di qualità del miele importato. La Corte di Giustizia Ue, infatti, ha lanciato un allarme sul miele proveniente dal Dragone, in quanto potrebbe essere costituito da polline ottenuto da OGM, e che quindi non può essere venduto privo di apposita autorizzazione, contrariamente a ciò che accade in alcuni Paesi extraeuropei come la Cina. Per tutelare i consumatori, la Coldiretti sostiene che la Commissione Europea dovrebbe rispettare il pronunciamento della Corte di Giustizia sottoponendo il miele e gli integratori alimentari a base di polline di origine cinese ad una autorizzazione all’immissione.
Per ora, l’unica garanzia è sul miele prodotto in Italia, che grazie al sistema di etichette obbligatorie, certifica l’assenza di OGM.

giovedì 1 settembre 2011

Anti dumping UE anche per le piastrelle cinesi

Con 15 voti favorevoli e 10 contrari, l’Unione Europea ha adottato, lo scorso 12 agosto, la proposta di regolamento per rinforzare e rendere permanenti le misure anti dumping nei confronti delle piastrelle Made in China.

Le esportazioni cinesi a basso costo verso l’Europa sono viste come una minaccia per le imprese occidentali, che rischiano così di perdere in competitività; per molte categorie di prodotto provenienti dalla Repubblica Popolare, quindi, negli ultimi tempi sono state adottate misure protezionistiche da parte della UE.
L’ultima disposizione applicata riguarda le piastrelle in ceramica, le cui importazioni dalla Cina sono cresciute con tassi superiori al 20% annuo. La UE ha approvato la proposta di regolamento per l’introduzione di norme anti dumping nei confronti delle piastrelle cinesi, misure che entreranno in vigore nei prossimi mesi e saranno permanenti per i prossimi 5 anni con un’aliquota al prezzo netto franco frontiera che sarà tra il 26,3% e il 69,7%.
Tuttavia, non tutti i Paesi europei sono d’accordo nell’applicazione dell’anti dumping: se l’area centro-meridionale, con Italia, Francia e Germania, preme per il protezionismo, dato che si tratta di nazioni con una forte tradizione manifatturiera che punta molto sull’export, i Paesi nordici preferiscono l’apertura al libero mercato. Pur rappresentando solo il 7% dei consumi europei, l’avanzata cinese In Europa ha causato la perdita di 15 mila posti di lavoro e la competitività è stata garantita solo grazie agli sforzi in innovazione di prodotto, tecnologica e di design. L’Italia, leader mondiale del settore, ha subito particolarmente questo fenomeno: basti pensare che l’industria italiana conta 284 aziende e 37.990 addetti, ha un fatturato di 6,5 miliardi di cui 4 provenienti dall’export. Le piastrelle di ceramica, inoltre, rappresentano il punto di forza del settore, con 172 imprese.

martedì 23 agosto 2011

Misure antidumping per le bici cinesi

La Ue chiede il rinnovo per altri 5 anni di misure anti dumping nei confronti della Cina per quanto riguarda l’esportazione dal paese asiatico di biciclette.

La Commissione Ue si prepara a chiedere, nei confronti della Cina, il rinnovo di misure antidumping e anti circumvention al 48,5% per altri 5 anni sulle esportazioni in Europa di biciclette. Per le imprese europee del settore, infatti, la Repubblica Popolare rappresenta una forte minaccia, in quanto negli ultimi anni è riuscita a conquistare enormi quote di mercato applicando prezzi inferiori anche del 50% rispetto alle concorrenti occidentali. Ciò le è possibile grazie agli incentivi governativi di cui gode sull’export e ai costi ridotti di energia e manodopera. Nonostante nel Paese asiatico la bicicletta sia ancora il mezzo più utilizzato, il Dragone detiene una sovrapproduzione di oltre 30 mila pezzi, che solo con l’esportazione in Occidente può smaltire con profitto.
Il settore delle bici nel Vecchio Continente ha un valore di produzione di circa 6 miliardi di euro e conta 60 mila addetti, ma solo nel 2009 la Ue ha importato dalla Cina pezzi per 458 milioni. L’Italia è leader europeo del comparto: ha una produzione dal valore di 1,2 miliardi, con 12 mila addetti impiegati; il nostro Paese è il principale produttore con 2,5 milioni di bici assemblate. Secondo i dati, però, la concorrenza sleale cinese sta danneggiando anche le imprese italiane: la produzione è passata dai 5,8 milioni del 1994 ai 2,5 milioni del 2010, l’export si è ridotto dai 2,7 milioni del 1995 a 1,35 milioni del 2010, mentre è cresciuto l’import, che è passato da 145 mila a 636 mila (+ 338%). A diminuire è anche il numero di imprese del settore che tra il 2000 e il 2010 è sceso del 10%. A soffrirne le conseguenze non sono solo i costruttori e assemblatori di bici ma anche chi produce componenti e accessori. Inoltre, se per le aziende cinesi sembra facile accedere al mercato europeo, è decisamente oneroso il contrario: chi tra le nostre imprese ha tentato l’approccio alla Cina ha visto applicazioni di dazi anche del 56%.
L’unica speranza, quindi, è che le misure antidumping vengano rinnovate almeno per qualche anno, fintanto che anche in Cina i costi aumentino e, nel frattempo, le aziende italiane possano innovarsi. Tuttavia, la decisione della Ue non è così scontata; c’è infatti chi potrebbe limitare l’efficacia del provvedimento, come il Nord Europa e le lobby cinesi.

giovedì 11 agosto 2011

Pechino: la politica delle terre rare.

L’unione Europea condanna Pechino per le restrizioni all’esportazione delle “terre rare”. Si stima che la Cina produca circa il 97% a livello mondiale ma, mentre le esportazioni sono soggette a pesanti limiti, il mercato interno non ha subito alcuna restrizione.

L’unione Europea condanna Pechino per le restrizioni all’esportazione delle “terre rare”, diciassette elementi chimici che fungono da materia prima per la produzione di una vasta gamma di prodotti di largo consumo ed in particolare nel settore dell’hi-tech, quali:, schermi LCD, fibre ottiche, ma anche batterie ricaricabili, magneti, turbine eoliche etc. Si stima che la Cina produca circa il 97% delle terre rare a livello mondiale ma, mentre le esportazioni sono soggette a pesanti limiti, il mercato interno non ha subito alcuna restrizione. In questo modo le imprese cinesi sono avvantaggiate rispetto alle imprese estere che non hanno uguale accesso alle materie prime.
In una nota della Commissione Europea si legge che “La Ue continua a incoraggiare le autorità cinesi a rivedere le restrizioni all’export per assicurare che l’industria europea abbia un accesso pieno, equo, prevedibile e non discriminatorio alle forniture di terre rare, così come di ogni altra materia prima”. Dopo la condanna della Wto per i limiti all’export di altre 9 materie perime Pechino ha quasi più che raddoppiato le quantità già autorizzate a varcare i confini per un totale di 30.184 tonnellate, allineandosi alle esportazioni del 2010.
Si prevede che vadano in porto progetti minerari negli Stati Uniti e in Australia al fine di generare un’offerta alternativa e garantire una più equa distribuzione delle materie prime a partire dal 2013.

mercoledì 20 luglio 2011

L’economia cinese regge nonostante l’inflazione

Dati incoraggianti per l’economia cinese che, a fronte dell’inflazione galoppante, non manifesta evidenti segni di cedimento ma cresce del 9,5%.

L’inflazione in Cina non lascia tregua: i dati del National Bureau of Statistics confermano la salita dei prezzi al consumo, aumentati del 6,4% in giugno, con picco dei beni alimentari il cui costo è aumentato fino al 14,4%. Parallelamente, negli ultimi mesi, l’economia della Repubblica Popolare ha manifestato segnali di rallentamento: il mese scorso le importazioni sono cresciute in modo moderato (+19,3%) contro una risalita delle esportazioni (+17.9%); il calo dell’import si è verificato in seguito alla diminuzione della domanda interna ed è stato particolarmente evidente in alcune commodities, come greggio (-11.5%), alluminio, minerale di ferro. L’effetto è stato la dilatazione del surplus commerciale, che in giugno ha raggiunto la cifra di 22,7 miliardi di dollari (il dato più alto dallo scorso novembre).
Tuttavia, il sistema economico cinese regge ancora e, nonostante le pesanti misure varate dal Governo per contrastare il fenomeno inflattivo, stanno emergendo dati incoraggianti per il Dragone. Nel secondo trimestre del 2011, infatti, il Paese è cresciuto del 9,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; il PIL trimestre su trimestre è salito del 2,2%, con lieve aumento rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Anche la produzione industriale ha registrato una ripresa: in giugno l’incremento annuo è stato del 15,1%, il migliore risultato degli ultimi 13 mesi, mentre nel primo semestre la produzione è cresciuta del 14,3%. Dati positivi per i primi sei mesi del 2011 ci sono anche per gli investimenti nominali fissi nelle aree urbane (+25,6%) e le vendite al dettaglio (+16,8% e +17,7% a giugno).
Tutto ciò fa pensare che, nonostante il rallentamento, l’economia della Cina possa reggere anche in situazioni critiche come quella in cui sta versando attualmente; inoltre, se come sostengono molti economisti l’inflazione si attenuerà a fine estate, potrà dimostrare ancora una discreta ripresa prima della fine dell’anno.

venerdì 8 luglio 2011

WTO: discriminatorie le restrizioni sull’export della Cina

La WTO condanna le misure restrittive sull’export di minerali applicate dalla Cina, dichiarandole discriminatorie e contro i principi del libero mercato.

Martedì scorso la WTO si è pronunciata sulla disputa tra USA, UE e Messico da un alto, e la Cina dall’altro, in merito alle restrizioni applicate dal Dragone sulle esportazioni di materie prime. Il report dell’Organizzazione giudica discriminatorio l’atteggiamento della Repubblica Popolare e incompatibili alle regole della WTO le restrizioni applicate.
La controversia era cominciata nel 2009, dopo che il Paese asiatico aveva diminuito le quote sull’export di alcuni minerali utilizzati dalle industrie chimiche e siderurgiche, come manganese, silicio, molibdeno e tungsteno; tale comportamento aveva avuto come conseguenza una riduzione delle forniture mondiali delle materie prime in questione e un loro aumento di prezzi, svantaggiando le industrie del settore e i Paesi che non dispongono di questi minerali.
La Cina si è sempre difesa, sostenendo che si trattava di una misura presa per ridurre l’impatto ambientale: difatti, l’estrazione di terre rare e la loro lavorazione producono sostanze tossiche che aumentano l’inquinamento. Tuttavia, le indagini della WTO hanno riscontrato che a fronte di questo provvedimento non vi era poi una diminuzione dei consumi interni cinesi. Ora l’Organizzazione chiede alla Repubblica Popolare di adeguare il regime di esportazioni alle norme del commercio internazionale basate sul libero mercato, permettendo il libero accesso ai minerali terre rare.
La reazione della Cina, pur se non ancora ufficiale, non sembra finora positiva: il quotidiano del Partito Comunista Cinese sostiene che il Paese non abbia violato nessuna regola internazionale, mentre l’agenzia Xinhua accusa l’influenza di altre nazioni sul verdetto della WTO. I funzionari cinesi, intanto, pare che presenteranno appello. Secondo il ministero della Terra e delle Risorse, il governo di Pechino avrebbe innalzato il tetto massimo di esportazioni tra il 2010 e il 2011 del 5%, portandolo a 93.800 tonnellate.
Comunque sia, la repubblica Popolare non gode di buoni rapporti con la WTO sin dal suo ingresso nel 2001: negli ultimi cinque anni, infatti, il Paese asiatico è stato coinvolto in 26 degli 84 casi di disputa presentati dall’Organizzazione internazionale.

giovedì 26 maggio 2011

Esportazioni: la Cina predilige ancora il vecchio continente

Nonostante la crisi e le restrizioni doganali, la Cina sceglie ancora l’Europa come prima destinataria delle proprie esportazioni, fiduciosa nella ripresa economica del vecchio continente.

Nel settore dell’export, la Cina conferma la propria predilezione per i paesi dell’eurozona nonostante la crisi monetaria che attanaglia l’Europa, almeno secondo quanto è emerso da uno studio condotto dall’Università di Economia e affari internazionali di Pechino (UIBE).
L’indagine, condotta su un campione di trecento aziende cinesi esportatrici e operanti soprattutto nel settore manifatturiero, ha messo in luce che il 52% di queste è ancora intenzionato a vendere i propri prodotti all’Europa.
La preferenza accordata nuovamente al continente europeo sembra essere alimentata dal “rafforzamento dell’euro sullo yuan che rende i prodotti cinesi estremamente competitivi”, secondo quanto sostiene Zhang Yansheng, direttore del dell’Istituto per la ricerca economica internazionale presso la Commissione nazionale per le riforme e lo sviluppo.
Sempre Zhang Yansheng avverte tuttavia che “i cinesi devono essere molto accorti: è probabile che la crisi del debito europeo peggiori e che Bruxelles decida di adottare misure commerciali contro le importazioni cinesi”.
Nonostante questi moniti, ciò che preoccupa maggiormente la aziende cinesi è il graduale apprezzamento dello yuan, anzi le eventuali conseguenze legate alla rivalutazione della moneta, infatti questa potrebbe avere un notevole impatto sulle esportazioni; tuttavia, dall’indagine appena conclusa, emerge che il 57% delle imprese intervistate non crede che si verificheranno gravi problemi operativi, per quanto il 75% è consapevole dell’impatto che comporterebbe la rivalutazione dello yuan.

martedì 3 maggio 2011

L’economia cinese continua a crescere ma la produzione si assesta

Le previsioni di crescita dell’economia cinese per il 2011 indicano un tasso del 9,3%, accompagnato dai rischi connessi ad un ritmo così veloce. Tuttavia, nel mese di aprile la produzione del Dragone non ha manifestato incrementi preoccupanti.

La Banca Mondiale ha rivisto nuovamente le previsioni di crescita dell’economia cinese per il 2011, portando il precedente tasso dell’8,3% ad un più alto 9,3%, segnale di ritmi ancora molto elevati per il Dragone. Tuttavia, lo sviluppo economico si accompagna ancora ai rischi su cui l’istituto mette in guardia: l’impennata dei prezzi delle commodities primarie e la minaccia della bolla immobiliare che ancora gravano sulla Cina. Il ritmo di crescita così veloce, infatti, porta a continui rincari sul costo vita, così che le famiglie cinesi hanno visto ridurre progressivamente il loro potere di acquisto. Nel mese di marzo, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 5,4% anno su anno contro il 4,9% di gennaio e febbraio. Relativamente al real estate, la scorsa settimana la China Banking Regulatory Commission ha ordinato alle banche di effettuare nuovi stress test sulle società immobiliari e sui prestiti a loro concessi, mentre il governo di Pechino continua a prendere misure per contenere i prezzi degli immobili.
Nonostante ciò, l’economia della Repubblica Popolare ha manifestato nel mese di aprile segnali di assestamento. In primo luogo, la produzione non ha avuto grandi accelerazioni; in particolare nel settore manifatturiero c’è stato un leggero rallentamento: il Purchasing Managers Index, basato su 820 società di 28 settori diversi, ha registrato un calo da 53,4 punti del mese di marzo a 52,9 di aprile. Altro dato incoraggiante è stata la diminuzione degli ordini per le esportazioni rispetto a marzo, segnale che la politica cinese sta ottenendo risultati nel suo tentativo di essere più autosufficiente e di puntare sulla domanda interna.

martedì 29 marzo 2011

Agroalimentare Made in Italy: prime registrazioni di prodotti Dop e Igp in Cina

L’agroalimentare italiano continua a riscuotere successo in Cina ed ora arrivano riconoscimenti per due prodotti tipici della tavola italiana. Inoltre, la registrazione di beni di alta qualità si applica per la prima volta anche a prodotti cinesi venduti in Occidente.

Una buona notizia per l’agroalimentare italiano in Asia: la Cina ha riconosciuto due Indicazioni Geografiche italiane, il Grana Padano e il Prosciutto di Parma. Nei giorni scorsi, infatti, è entrato in vigore il protocollo sperimentale “dieci più dieci” approvato cinque anni fa tra Europa e Cina per le registrazioni di prodotti Dop e Igp. Si tratta di un’importante tappa per il settore tricolore, dato che gli alimenti italiani sono quelli con più mercato nella Repubblica Popolare; inoltre, tale accordo permetterà, da oggi in avanti, di evitare problematiche legate alla contraffazione e all’imitazione di marchi nel mercato asiatico, soprattutto alla luce dell’aumento considerevole dell’export dell’agroalimentare italiano. Nel 2010, precisamente, l’export di prodotti alimentari Made in Italy è arrivato a 21 miliardi di euro (+10,6%) con ottime performance non solo negli Stati Uniti ed in Europa ma anche in Cina, dove ha visto un incremento del 63%. Sempre l’anno scorso, il Prosciutto di Parma ha segnato un incremento record pari al 9,5% delle esportazioni, mentre il Grana Padano, assieme al Parmigiano Reggiano, ha avuto un aumento del 26%.
Tutto ciò a fronte di tradizioni alimentari fortemente diverse; nel Dragone, effettivamente, il consumo di prodotti lattiero-caseari è sempre stato limitato e solo ora inizia a farsi strada nella cultura locale. Per i prossimi anni si prevede un balzo ulteriore dei beni alimentari italiani, che potranno contare su un bacino di consumatori che arriverà a 120 milioni di persone nel prossimo decennio.
Il riconoscimento di alimenti di qualità, comunque, è reciproco: nel novembre scorso la pasta alimentare cinese “Longkou Fen”, la pasta Doc Made in China, è stata registrata a livello europeo tra gli alimenti a indicazione geografica protetta. In attesa di registrazione ci sono anche prodotti quali il tè alle mele e pere cinesi e l’aceto tipico dello Zhejiang.
Tuttavia, non va dimenticato che l’importazione di beni alimentari dalla Cina non è sempre sinonimo di qualità ed etica: molti prodotti agricoli che l’Italia acquista, in realtà, si è scoperto che provengono dai terreni lavorati da attivisti o dissidenti politici detenuti nei campi di riabilitazione.

lunedì 28 marzo 2011

Gli approvvigionamenti cinesi mettono in crisi il tessile italiano

Cotone e lana iniziano a scarseggiare e il loro costo aumenta; mentre le aziende cinesi sono disposte a pagare di più per l’approvvigionamento tessile, le imprese italiane rimangono prive di materie prime.

Negli ultimi mesi la speculazione sulle materie prime ha messo in ginocchio il settore tessile italiano, comportando oneri molto alti per le imprese nell’approvvigionamento delle fibre: solo nell’ultimo anno il prezzo del cotone, ad esempio, è aumentato del 66%.
Inoltre, la difficoltà a reperire materiali come lana e cotone ha permesso la diffusione di un sistema praticato da molti mercanti della Repubblica Popolare, i quali acquistano i quantitativi di fibre dei commercianti già promessi ad altri clienti, essendo anche disposti a pagare la penale prevista in questi casi. Il risultato è che le aziende cinesi, che al momento hanno maggiore disponibilità economica ed un mercato tessile in continua crescita, possono permettersi di pagare prezzi più alti per l’approvvigionamento delle materie prime, riducendo così la disponibilità di fibre per le imprese italiane. Infatti, la lana, venduta alle aste dai commercianti australiani, neozelandesi e sudafricani, viene aggiudicata in maggioranza da cinesi, così come il prezioso cashmere sta diventando sempre più raro in Italia perché trattenuto dagli operatori del Dragone. Questa tendenza è rafforzata, poi, dal nuovo sistema di commercio cinese, caratterizzato ora dall’esportazione del prodotto finito, per alzare i guadagni, anziché dal bene grezzo.
A ciò si aggiunge che, mentre le scorte mondiali diminuiscono e i prezzi di approvvigionamento salgono, la domanda nel tessile continua ad aumentare: la produzione mondiale di fibre nel 2009 è arrivata a 71 milioni di tonnellate ed il consumo medio è salito a 10,4 chili a persona. Ciò pone un problema non indifferente alle aziende del Made in Italy, in uno dei settori più rappresentativi del manifatturiero tricolore.

lunedì 21 febbraio 2011

La Cina annuncia le zone per l’estrazione pianificata di terre rare

Al fine di tutelare le risorse di terre rare e di salvaguardare l’ambiente, il Dragone annuncia la creazione di 11 zone per l’estrazione di terre rare. Tuttavia, la riduzione delle esportazioni cinesi spinge i Paesi occidentali a cercare nuove riserve in aree vicine.

La riduzione di riserve nell’ambito delle terre rare porta ad una nuova misura in Cina, primo produttore mondiale dei minerali preziosi: il Ministero della Terra e Risorse, infatti, ha annunciato la creazione di 11 zone per l’estrazione pianificata dei metalli di terre rare. L’insieme delle aree individuate occupa una superficie di 2.500 kmq e si stima possegga 760 mila tonnellate di riserve. La prima zona interessata a questo scopo sarà quella di Ganzhou, nello Jiangxi, a cui seguiranno altre due zone a Panzhihua, nello Sichuan, che rappresenteranno, quindi, le nuove frontiere per l’approvvigionamento nazionale e internazionale.
La decisione è stata presa anche in vista di una maggiore sostenibilità del processo di recupero delle terre rare; l’estrazione, infatti, ha conseguenze negative su foreste, terreni e suolo coltivabile. La tutela ambientale è una carta già giocata dalla Cina, che l’aveva usata come giustificazione nel momento in cui annunciò la stretta sulle esportazioni ai Paesi sviluppati. Le riduzione sull’export, comunque, non ha comportato cali nell’attività commerciale: tra gennaio e novembre 2010, infatti, le esportazioni dei minerali dal Dragone sono cresciute del 14,5% rispetto al 2009, con 35 mila tonnellate di metalli vendute.
Nonostante ciò, le limitazioni della Repubblica Popolare nell’estrazione e nel commercio di terre rare stanno costringendo le potenze mondiali, particolarmente bisognose di questi metalli, a ricercare altrove nuove fonti di approvvigionamento. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno individuato la Mongolia come interessante partner commerciale: il Paese, infatti, detiene il 16,77% di riserve mondiali e si colloca al secondo posto in qualità di produttore, dopo la Cina.

mercoledì 16 febbraio 2011

Merce irregolare dalla Cina

La Cina primeggia nell’esportazione verso l’Europa di beni fuori norma; l’allarme proviene da due settori importanti per l’Italia: il distretto della piastrella e il comparto alimentare.

La Repubblica Popolare Cinese non detiene posizioni da leader solo nello sviluppo economico, ma anche nelle irregolarità delle merci. Negli ultimi mesi, infatti, si è potuto assistere ad un crescente allarmismo nel Vecchio Continente dovuto all’importazione dalla Cina di beni contraffatti e illegali.
Il primo segnale viene dal comparto italiano della piastrella, impegnato da tempo nella lotta alla contraffazione di articoli clonati provenienti dal distretto della ceramica cinese, a Dongguan. In questa zona, infatti, viene prodotta da colossi cinesi quali Dugres, Dongpeng e Marco Polo, tramite aziende satellite sotto altro nome, una piastrella clone di quella italiana brevettata a Fiorano Modenese. Gli articoli in ceramica Made in China utilizzano materiali contraffatti e applicano nomi ed etichette "italianeggianti" che traggono facilmente in inganno. Tale situazione rischia di compromettere il mercato e le dinamiche competitive delle imprese italiane ed europee; a questo proposito il Cet, associazione europea dei prodotti di ceramica, nel 2010 ha ottenuto l’apertura di un dossier antidumping sull’importazione di piastrelle cinesi.
Altro fronte su cui l’Europa si sta battendo nei confronti della Cina è il settore alimentare; nel 2010 la Repubblica Popolare ha ottenuto il primato per la produzione di beni alimentari contenenti sostanze illegali nella UE e tossiche, quali microtossine, additivi e coloranti. La Coldiretti, infatti, ha denunciato che il 13% dei prodotti irregolari importati è di origine cinese. Anche in questo caso il rischio è che, per contrastare il commercio cinese, nel settore si ricorra al ribasso, con conseguenze gravi per la sicurezza degli alimenti.
Questi segnali dimostrano come il Dragone, pur essendo la seconda potenza economica mondiale, non è ancora in grado di contrastare fenomeni illeciti che danneggiano le attività di import-export dei suoi partner commerciali. Ciò comporta che gli operatori che hanno a che fare con la Cina dovrebbero sempre tutelarsi e mantenere un rigido controllo sulle attività e le dinamiche nel Paese asiatico.

martedì 15 febbraio 2011

La Cina verso l’equilibrio economico

Il surplus commerciale della Cina registrato a gennaio 2011 risulta notevolmente ridimensionato rispetto ai mesi precedenti, grazie ad un forte aumento delle importazioni, segno che il Paese si sta avviando verso un maggior equilibrio economico e commerciale.

Con la conquista definitiva del secondo posto in qualità di economia mondiale, la Repubblica Popolare Cinese sembra ora assestare il proprio sviluppo. Il surplus commerciale del Dragone, infatti, ha registrato, a gennaio, il livello più basso degli ultimi mesi, vedendo un forte aumento delle importazioni (+51% annuale), con un valore pari a 144 miliardi di dollari. Le esportazioni, pur essendo aumentate del 37,7% su base annuale per un valore di 150 miliardi di dollari, hanno portato ad una diminuzione del disavanzo commerciale, che è passato così dai 13,1 ai 6,45 miliardi di dollari.
Nonostante tali dati siano distorti dalle festività cinesi, che hanno fatto diminuire le attività nel periodo del Capodanno cinese, la tendenza sembra comunque essere quella di un maggior equilibrio negli scambi internazionali. Infatti, anche il 2010 si era concluso con un ridimensionamento del surplus commerciale, attestatosi a 183 miliardi di dollari (13 miliardi in meno rispetto al 2009).
L’aumento delle importazioni è stato possibile grazie alla crescita dei consumi interni, ma anche degli acquisti di semilavorati e beni di investimento, nonché di materie prime. La riduzione delle riserve, infatti, ha portato la Cina ad importare maggiori quantità di soia (+26%), petrolio (+12%), rame (+25%) e minerale di ferro (+48%) rispetto all’anno scorso.
L’equilibrio economico cinese non solo permetterà al Paese asiatico di mantenere salda la propria posizione sullo scenario mondiale, e probabilmente a superare gli Stati Uniti entro il 2020 come dicono le stime, ma metterà il Dragone in buona luce all’imminente G20 di Parigi, in cui all’ordine del giorno sono previste le misure per prevenire gli squilibri economici mondiali.
Per gli operatori esteri interessati alla Repubblica Popolare, tale direzione è segno da un lato, di numerose opportunità per le attività di export in Cina e dall’altra, di una maggiore stabilità del Sistema Paese a vantaggio degli investimenti diretti.

martedì 4 gennaio 2011

2011 con ulteriore riduzione di terre rare

Per il primo semestre 2011 il Ministro del Commercio Cinese Che Deming ha annunciato una nuova riduzione delle terre rare, contraddicendo così le rassicurazioni fatte nei mesi scorsi.

Nuova riduzione dell’export da parte della Cina: anche nel 2011 si proseguirà con un drastico taglio delle terre rare che saranno ridotte a 14.508 tonnellate (il 35% in meno dello stesso periodo dell’anno scorso) contro il limite di 30.000 che era stato deciso nel 2010. A fronte di questa riduzione, però, la domanda mondiale non cala, anzi nel 2010, secondo le stime della Industrial Minerals Company of Australia, è stata di 48.000 tonnellate e attualmente ammonta a 110.000 con un aumento previsto entro il 2015 a 250.000 tonnellate. La Cina trattiene per il consumo interno il 75% della produzione, che è pari al 90% delle risorse globali.
Per questo motivo, la reazione di molti Paesi, tra cui in primis gli stati Uniti, è stata di grande preoccupazione ed in alcuni casi, infatti, si sta cercando di diversificare le fonti di approvvigionamento, come si sta già facendo in Australia e in California. L’accusa rivolta alla Repubblica Popolare è di forte protezionismo ingiustificato, denuncia già espressa precedentemente dall’Unione Europea per l’esportazione di bauxite e magnesio. Per questo motivo il Paese asiatico dovrà rispondere sulla riduzione delle terre rare all’Organizzazione Mondiale del Commercio il prossimo aprile.
Il Dragone, a sua difesa, ha giocato la carta dell’ecologia, sostenendo che la riduzione dell’export è una misura necessaria per contrastare l’esaurimento delle materie prime. Inoltre, le autorità cinesi hanno dichiarato che a determinare il flusso di terre rare esportabili per la seconda metà dell’anno saranno fattori come l’andamento dei consumi, il mercato interno ed estero e i livelli di produzione.