Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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martedì 12 marzo 2013

Febbraio porta un aumento dell’inflazione

Lo scorso mese l’inflazione in Cina è salita del 3,2% rispetto allo stesso periodo calcolato nel 2012. Particolare aumento è stato registrato per gli alimentari. Contemporaneamente la produzione industriale rallenta il passo.

Secondo le ultime statistiche pubblicate in questo fine settimana, nel mese di febbraio, l’inflazione cinese è salita del 3,2% rispetto all’anno precedente e gli alimentari sono cresciuti del 6%, mettendo a segno il maggior incremento da aprile.
Un aumento fisiologico secondo gli analisti, anche sulla scia delle festività del capodanno lunare, periodo durante il quale i prezzi (soprattutto dei cibi) balzano per effetto di un picco dei consumi.
Contenere l’inflazione rimane una delle priorità della Cina. Dopo il rallentamento della crescita nell’ultimo anno, al 7,8%, negli ultimi mesi il Paese ha messo in campo una serie di misure espansive.
Contemporaneamente, la produzione industriale ha rallentato il passo mostrando, a gennaio e febbraio, con un aumento del 9,9% rispetto al +10,3% messo a segno alla fine del 2012.
Wen Jiabao, nel suo ultimo discorso nelle vesti di premier prima del ricambio al vertice, ha lanciato un monito: se non verranno controllati i prezzi, si rischia di superare il target del 3,5%.

lunedì 12 dicembre 2011

Criticità del sistema economico e sociale cinese

La diminuzione del tasso di crescita contro l’aumento dell’inflazione e della moneta circolante rendono la Cina un Paese verso cui guardare con maggiore attenzione e spirito critico.

Con l’avvicinarsi del nuovo anno si comincino a fare i primi bilanci anche in campo economico e molte sono le notizie relative alla Cina, che quest’anno ha avuto un ritmo altalenante e sembra far preoccupare economisti ed investitori. Negli ultimi giorni i dati sul Dragone, infatti, mettono il Paese asiatico in una luce non particolarmente positiva: l’indice Pmi è sceso sotto i 50 punti manifestando una probabile contrazione della produzione industriale, mentre la crescita economica si è attestata al 9,1%, in calo rispetto ai mesi precedenti.
Tuttavia, a preoccupare maggiormente non sono tanto i dati relativi alla crescita, quanto la gestione del sistema finanziario e l’equilibrio sociale del Paese. La Repubblica Popolare ha un eccesso di moneta circolante: circa 10.500 miliardi di dollari, il doppio del Pil nazionale, che ha provocato una bolla nel settore immobiliare e delle commodity. Di pari passo si è assistito, nel corso del 2011, ad un tasso di inflazione in continua ascesa fino ad arrivare al picco del 6,5% contro il 4% prefissato. Squilibrato risulta, inoltre, il peso delle singole voci di investimenti: le infrastrutture pesano il 50% del Pil, mentre i consumi domestici rappresentano solo il 35%. Le aziende pubbliche sono ancora troppo privilegiate dallo Stato rispetto a quelle private, così che il 70% dei profitti derivano dalle prime. Risulta necessaria, quindi, una riforma strutturale del sistema finanziario cinese, che dovrebbe garantire alle imprese private maggior accesso al capitale degli istituti di credito. Ad oggi, però, non si colgono segnali in questo senso e la mossa di Pechino di ridurre la riserva obbligatoria delle banche allo 0,5% non farà alto che aumentare il denaro in circolazione.
Nel frattempo, comunque, il Dragone, prosegue nel suo impegno di salvataggio dell’Occidente: la Banca centrale cinese ha annunciato la possibilità di creare due fondi per investire in Europa e negli Stati Uniti. Lo strumento finanziario sarà affidato alla Safe e avrà una dotazione inziale di 300 miliardi di dollari: Il fondo per gli Usa si chiamerà Hua Mei e quello per l’Europa Hua Pu.

giovedì 10 novembre 2011

Rallenta l'inflazione in Cina

In ottobre l’inflazione ha registrato il dato più basso degli ultimi 5 mesi, confermando la progressiva diminuzione.

Il mese di ottobre è stato registrato un altro dato incoraggiante per l’inflazione cinese: il tasso è stato il più basso degli ultimi cinque mesi segnando un 5,5%, leggermente inferiore ad alcune previsioni. Ciò è perfettamente in linea con il progressivo calo verificatosi dopo il picco di luglio con il 6,5% ed è stato probabilmente agevolato dai guadagni ridimensionati nel settore alimentare. inoltre, le vendite al dettaglio sono salite del 17,2% in ottobre, un dato positivo ma più basso rispetto alle previsioni.
Alcuni dati mostrano il rallentamento della Repubblica Popolare Cinese: la produzione industriale ha avuto una crescita più debole con il 13,2% su base annuale, contro il 13,4% previsto.
I dati sull’inflazione hanno già avuto qualche effetto sui listini azionari: lo Shanghai Composite Index è cresciuto di 0,7 punti percentuali arrivando a 2.520,08 punti e l’interest rate è sceso di 1,25 punti base.
La diminuzione dell’inflazione, tuttavia, non è sufficiente per poter arrivare ad un taglio dei tassi di interesse. Nonostante ciò, il suo rallentamento potrebbe però permettere di attuare alcune politiche urgenti e necessarie, come l’allentamento della pressione fiscale e di misure monetarie che hanno ristretto il credito di molte compagnie.

mercoledì 20 luglio 2011

L’economia cinese regge nonostante l’inflazione

Dati incoraggianti per l’economia cinese che, a fronte dell’inflazione galoppante, non manifesta evidenti segni di cedimento ma cresce del 9,5%.

L’inflazione in Cina non lascia tregua: i dati del National Bureau of Statistics confermano la salita dei prezzi al consumo, aumentati del 6,4% in giugno, con picco dei beni alimentari il cui costo è aumentato fino al 14,4%. Parallelamente, negli ultimi mesi, l’economia della Repubblica Popolare ha manifestato segnali di rallentamento: il mese scorso le importazioni sono cresciute in modo moderato (+19,3%) contro una risalita delle esportazioni (+17.9%); il calo dell’import si è verificato in seguito alla diminuzione della domanda interna ed è stato particolarmente evidente in alcune commodities, come greggio (-11.5%), alluminio, minerale di ferro. L’effetto è stato la dilatazione del surplus commerciale, che in giugno ha raggiunto la cifra di 22,7 miliardi di dollari (il dato più alto dallo scorso novembre).
Tuttavia, il sistema economico cinese regge ancora e, nonostante le pesanti misure varate dal Governo per contrastare il fenomeno inflattivo, stanno emergendo dati incoraggianti per il Dragone. Nel secondo trimestre del 2011, infatti, il Paese è cresciuto del 9,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; il PIL trimestre su trimestre è salito del 2,2%, con lieve aumento rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Anche la produzione industriale ha registrato una ripresa: in giugno l’incremento annuo è stato del 15,1%, il migliore risultato degli ultimi 13 mesi, mentre nel primo semestre la produzione è cresciuta del 14,3%. Dati positivi per i primi sei mesi del 2011 ci sono anche per gli investimenti nominali fissi nelle aree urbane (+25,6%) e le vendite al dettaglio (+16,8% e +17,7% a giugno).
Tutto ciò fa pensare che, nonostante il rallentamento, l’economia della Cina possa reggere anche in situazioni critiche come quella in cui sta versando attualmente; inoltre, se come sostengono molti economisti l’inflazione si attenuerà a fine estate, potrà dimostrare ancora una discreta ripresa prima della fine dell’anno.

venerdì 3 giugno 2011

Allarme elettricità in Cina

La carenza energetica della Cina sta provocando un’ondata di inflazione e di riduzione delle forniture elettriche. Tra le manovre del Paese si punta sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili.

La Cina si trova in piena “crisi elettricità”, la più grave dal 2004. La carenza energetica, a fronte del continuo aumento della domanda dei consumi, sta mettendo in ginocchio i cinque maggiori produttori di energia; a ciò si aggiunge l’aumento del prezzo del carbone che rischia, tra l’altro, di far aumentare le importazioni di materie prime.
Le conseguenze di questa situazione di emergenza sono l’inflazione e la contrazione delle forniture elettriche, già imposte dalla siccità che ha colpito il Paese negli ultimi mesi. I prezzi delle utenze industriali saliranno del 3,5% e ciò si ripercuoterà in particolar modo sulle piccole e medie imprese industriali, agricole e commerciali di 15 Provincie. A livello nazionale, si stima che l’inflazione nel settore crescerà ancora dello 0,5% e addirittura del 12-14% se aumenterà ancora la domanda di energia.
Dall’altra parte, una ventina di provincie hanno dovuto, invece, fare i conti con i tagli alle erogazioni per 18 milioni di kilowatt, misura varata dal governo per ridurre i consumi e che è destinata a ripetersi con l’estate in arrivo. Molte imprese hanno già ridotto del 20,3% l’intensità energetica nel periodo 2005-2010, grazie agli investimenti statali di 37 milioni di euro, e anche per il periodo 2011-2015 si sono impegnate, così come previsto dal Nuovo Piano Quinquennale, a ridurre l’intensità elettrica del 16% e quella del carbonio del 17%. Recentemente, inoltre, la SASAC (State-owned Assets supervision and Administration Commission), ha affermato che entro il 2015 le principali compagnie statali produttrici di acciaio, energia e carbone dovranno ridurre del 16% l’energia utilizzata per la produzione industriale.
Per sopperire alla mancanza di energia si parla molto anche di rinnovabili: un ottimo esempio di sfruttamento di energie alternative viene dall’Ambasciata italiana di Pechino, la quale ha annunciato la ristrutturazione “verde” della sede diplomatica, che si completerà entro l’estate. L’edificio si doterà di pannelli solari e di una microturbina che servirà a produrre energia elettrica e acqua calda; sarà così la prima ambasciata fotovoltaica in Cina, il cui progetto vede la partecipazione di cinque imprese italiane in collaborazione con il ministero dell’Ambiente.

giovedì 12 maggio 2011

Settore farmaceutico: nuovi controlli per la sicurezza

Nei prossimi mesi partirà una campagna di controlli nel settore farmaceutico che avrà lo scopo di verificare la qualità dei medicinali di base e di garantire la sicurezza dei cittadini cinesi.

Dopo la campagna di controlli nell’agroalimentare, la Cina si prepara ad una nuova missione sulla sicurezza, questa volta nel campo farmaceutico. Nel 2010, infatti, sono aumentate dell’8,4% le segnalazioni di effetti indesiderati riguardanti, in particolare, i farmaci anti-infettivi ed i prodotti della medicina tradizionale cinese, registrando 690 mila casi anomali. A ciò si aggiunge anche l’incremento dei prezzi delle materie prime utilizzate per i medicinali, verificatosi negli ultimi mesi.
Al fine di tutelare la sicurezza dei consumatori e regolare la produzione farmaceutica cinese, l’Amministrazione di Stato per la Supervisione degli Alimenti e dei Farmaci ha, quindi, deciso di avviare una campagna di controlli sia sulla qualità dei farmaci essenziali che sulla medicina tradizionale cinese. L’operazione includerà l’analisi dei processi di produzione dei farmaci e i luoghi di origine delle materie prime, nonché ispezioni nelle strutture del settore di tutto il Paese. Ciò porterà progressivamente all’istituzione di un meccanismo di controllo strutturato per tutti i medicinali di uso più frequente.
La campagna riguarderà una rosa piuttosto ampia di aziende cinesi: nel Dragone, infatti, ci sono 2.822 industrie farmaceutiche solo per la produzione di farmaci di base. Attraverso i controlli, le autorità sperano di poter migliorare la tutela della salute dei cittadini e di avviare misure preventive che eliminino rischi e scandali, tristemente noti nella Repubblica Popolare.

mercoledì 16 marzo 2011

La Cina è il primo produttore manifatturiero mondiale

La Repubblica Popolare supera gli Stati Uniti nella produzione manifatturiera mondiale; tra le industrie più fiorenti nel Paese asiatico si affaccia quella della carta.

Non solo seconda economia mondiale: secondo un'analisi di Global Insight, ora la Cina ha superato gli Stati Uniti anche nella produzione manifatturiera, collocandosi al primo posto con il 19,8% della quota globale, pari a 1.995 miliardi di dollari, contro il 19,4% americano. A livello mondiale la produzione manifatturiera del 2010 ha un valore pari a 10.078 miliardi di dollari. Tuttavia, gli Usa detengono ancora il primato in termini di produttività e la Cina ha comunque mostrato segnali di rallentamento del settore nel mese di febbraio, un dato incoraggiante per l’assestamento dell’economia e la riduzione dell’inflazione.
Tra le industrie fiorenti del settore manifatturiero sembra che la Cina, per il 2011, punti molto su quella cartaria. Sebbene i maggiori competitor mondiali, Usa ed Europa, siano particolarmente agguerriti e abbiano innalzato barriere commerciali sulle importazioni applicando elevati dazi sui prodotti cinesi, le aziende cartarie cinesi si sono rafforzate grazie alla forte domanda interna che, a partire dal 2000, è crescita annualmente del 10%. Inoltre, i leader cinesi del comparto sono particolarmente avanzati a livello qualitativo e di produzione, nonché nella cattura di carbonio, nel risparmio energetico e nella tutela ambientale. Negli anni scorsi l’industria cartaria nazionale ha investito molto nella costruzione di fabbriche d’eccellenza e ha seguito clienti in tutto il mondo, attualmente i leader del settore stanno premendo per ottenere nuove politiche per il risparmio energetico e la riduzione dell’inquinamento. Il sistema integrativo “Plantation-Pulp-Paper” sembra essere la soluzione sostenibile più adeguata per il successo del comparto della carta in Cina, sia ad opera dei produttori nazionali che internazionali.

martedì 22 febbraio 2011

Primi segnali di rallentamento del settore siderurgico cinese

Grazie alle misure intraprese dalla Cina per contrastare l'inflazione, si sta assistendo ad una frenata della produzione siderurgica cinese.

Il settore siderurgico cinese registra da anni un eccesso di capacità produttiva: nel 2010, infatti, l’acciaio prodotto dal Dragone è ammontato a 627 milioni di tonnellate, segnando una crescita del 9,3% ed un tasso di utilizzo degli impianti dell’82%. Per il 2011, invece, le stime prevedono una crescita del 5%, registrando quindi un lieve calo rispetto all’anno precedente, ma pur sempre con una quantità di acciaio prodotto pari a 660 milioni di tonnellate.
Tuttavia, le misure intraprese dal governo di Pechino per contrastare l’inflazione e moderare la crescita economica, sembrano aver frenato la produzione siderurgica nel mese di gennaio. Rispetto al 2010, infatti, il primo mese dell’anno ha registrato un aumento dello 0,5%, con 52,8 milioni di tonnellate di acciaio prodotte; inoltre, la quota di mercato si è ridotta fino al 44,2%, rispetto al 46,35 di dicembre. Tale calo segna la tendenza che si sta registrando anche in India, a fronte di una rivitalizzazione del comparto a livello mondiale, che ha visto un aumento del 5,3% in gennaio, grazie agli output di nazioni più colpite dalla crisi economica, quali Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti e Paesi europei.
Il ridimensionamento e l’efficienza della produzione siderurgica sono tra gli obiettivi che le autorità cinesi si sono prefissate nell’ambito industriale; il miglioramento del processo produttivo, infatti, è stato ribadito anche nel dodicesimo piano quinquennale della Repubblica Popolare, in cui l’Associazione cinese dell’industria e dell’acciaio indica come priorità del settore lo sviluppo di ambiti quali l’alta velocità, l’ingegneria marittima ed il trasporto urbano su rotaie.

lunedì 15 novembre 2010

Segnali di instabilità dall’economia cinese

Dopo le critiche al vertice di Seul per gli squilibri della bilancia commerciale ora la Cina deve affrontare un’inflazione allarmante, la più alta degli ultimi due anni.

Proprio la settimana scorsa l’agenzia Moody’s aveva alzato il rating per la Cina da A1 ad Aa3, mossa giustificata dalla stabilità economica dimostrata negli ultimi tempi da Pechino. La Repubblica Popolare, infatti, registra ancora una buona crescita: nei dati anno su anno l’export è salito del 23%, la produzione industriale è aumentata del 13,1% e anche gli investimenti in infrastrutture sono cresciuti del 24,4%. Tuttavia, ora iniziano a farsi sentire numerosi campanelli d’allarme.
Innanzitutto, il record del saldo commerciale, arrivato alla cifra incredibile di 27 miliardi di dollari, ha sollevato non poche critiche, a causa del forte squilibrio di alcune bilance commerciali, al vertice del G20 di Seul, conclusosi il 12 novembre scorso. La Cina vi era già arrivata sotto pressione a causa delle misure attuate dalla Federal Reserve riguardanti il freno all’eccessiva liquidità di alcuni Paesi e i controlli sui rimpatri di capitali delle società finanziarie cinesi. La proposta americana di fissare ad un tetto massimo del 4% il Pil è comunque stata bocciata e si rimanda la questione al 2011.
Ora arriva, però, l’allarme inflazione. Il tasso, infatti, è salito da ottobre al 4,4%, contro il 3% fissato dal governo, dopo che i prezzi di beni alimentari, prodotti agricoli e materie prime hanno iniziato ad accelerare. Ciò sta già avendo i primi effetti: la borsa di Shanghai è scesa del 5% la settimana scorsa, trascinando anche i principali listini internazionali. La Banca centrale ha reagito aumentando di 50 punti la riserva obbligatoria e i tassi di interesse dello 0,25%. Anche i prestiti, inoltre, sono cresciuti oltre le aspettative e rimane alta la tensione per probabili bolle speculative.

lunedì 13 settembre 2010

Segnali rassicuranti per l’economia cinese

Osservando i dati relativi al mese di agosto 2010 sembra che l’economia cinese si sia finalmente stabilizzata dopo alcuni mesi di rallentamento, soprattutto grazie ad ottime performance nell’import ed export.
Se in agosto la domanda interna della Cina è rimasta stabile, la produzione industriale è invece cresciuta rispetto all’anno precedente (del 13,9%) e al mese di luglio, in cui aveva registrato un +13,4%. Anche le vendite al dettaglio sono aumentate oltre le previsioni, crescendo del 18,4% annuale (rispetto al 17,9% di luglio). Tuttavia, l’inflazione sui prezzi rimane un dato ancora preoccupante dal momento che il tasso è passato dal 3,3% di luglio al 3,5% di agosto, un segnale che per molti analisti rappresenta l’effetto economico dell’aumento dei salari.
Il fenomeno economico più interessante riguarda però gli scambi commerciali: ad agosto le esportazioni cinesi sono aumentate del 34% rispetto allo stesso periodo del 2009, e le importazioni hanno registrato una crescita del 35,2% anno su anno (+13 % rispetto a luglio). Si conferma così una maggior domanda ai paesi esteri di materie prime ma anche di beni quali macchinari, automobili e prodotti elettronici da parte della Cina. Di conseguenza il surplus commerciale del paese asiatico è calato, producendo un avanzo commerciale di 20 miliardi di dollari.
I dati commerciali rappresentano un segnale positivo per i partner stranieri della Cina, in quanto permette un maggior equilibrio dei flussi commerciali mondiali e configura la popolazione cinese come un ideale ed ingente bacino di consumatori di merci estere.

venerdì 27 agosto 2010

Economia in rallentamento per la seconda potenza economica mondiale

Secondo i dati pubblicati dall’Ufficio Nazionale di Statistica, la Repubblica Popolare Cinese starebbe attraversando un periodo di rallentamento della crescita economica e accelerazione del costo della vita. Nel mese di luglio scorso la produzione industriale è rallentata ottenendo un + 13,4% rispetto all’anno precedente, mentre l’inflazione è aumentata del 3,3% su base annuale. Quest’ultima potrebbe essere stata la conseguenza dell’innalzamento dei generi alimentari (in particolare del grano) e dei salari; le autorità di Pechino starebbero facendo grandi sforzi per contenere l’indice dei prezzi al consumo entro il 3%. Una buona responsabilità potrebbero averla anche le misure intraprese dal governo per ridurre le speculazioni immobiliari e i crediti bancari; nel mese di luglio, infatti, i prestiti erogati sono arrivati alla cifra di 61 miliardi di euro. Tra i soggetti colpiti dalle autorità ci sono le Local Investment Companies, agenzie gestite da amministrazioni locali che per finanziare progetti immobiliari e infrastrutturali hanno ottenuto enormi prestiti dalle banche.
A pesare sull’economia cinese ci sono anche i debiti delle amministrazioni locali che fino all’anno scorso ammontavano a 7,4 mila miliardi di yuan. Se l'andamento di questi dati dovesse continuare in questa direzione, sarà bene che gli imprenditori interessati al business cinese siano ancora più cauti negli investimenti esteri.

mercoledì 18 agosto 2010

"Dian li mei you"

Shanghai, 18 Agosto h. 09.50
"Dian li mei you". E qui vi voglio.
I cinesi non hanno la pelle gialla, ma assumono spesso e volentieri una colorazione verdastra quando si verificano gli immancabili imprevisti che rendono la vita in Cina...intensa.
Dian li (elettricità) mei you (assenza) è un problema ricorrente per chi decide di aprire stabilimenti in Cina e sottovaluta l'importanza della pianificazione del proprio fabbisogno energetico. La potenza standard dei circuiti è di 50 kVA, ma è frequente che si verifichino riduzioni durante l'estate o quando fa molto caldo, e nella maggior parte dei casi è particolarmente difficile espandere la potenza utilizzabile dato che i transformatori sono quasi sempre sfruttati a capacità massima.
E' importante, dunque, mettere le mani avanti e fare indagini accurate sulle carenze di energia registrate in passato nell'area del sito prescelto e le misure che la municipalità di competenza sta mettendo in pratica per migliorare i circuiti. Prima di trovarsi in situazioni spiacevoli, inoltre, mai dimenticarsi di tenere a disposizione una fonte di alimentazione di backup affidabile.
Prevenire è meglio che curare; specie in Cina dove "la cura" potrebbe avere costi e tempi non indifferenti.

A cura di Marta Caccamo

lunedì 14 giugno 2010

Economia cinese: aumentano le esportazioni e l’inflazione supera il tetto massimo previsto

La bilancia commerciale cinese nel mese di maggio ha registrato aumenti piuttosto elevati. Le esportazioni cinesi nel mese scorso sono cresciute del 48,5% arrivando a 132 miliardi di dollari (le previsioni erano del +32%), la più alta crescita degli ultimi sei anni. Tra i beni esportati primeggiano i prodotti elettronici, e le destinazioni principali dell’export cinese sono: Europa (+49%), Stati Uniti (+44%) e Giappone (+37%), ma si registrano buone performance dell’export anche verso i paesi emergenti (+51%). Le importazioni, invece, sono aumentate del 48,3% (le previsioni erano del +45%) raggiungendo la cifra di 112 miliardi di dollari. Così, il surplus della bilancia commerciale è arrivato a quota 19,5 miliardi di dollari (le previsioni erano di 8,2 miliardi di dollari). Tuttavia, i dati sono sospetti secondo molti economisti, in quanto potrebbero rappresentare anticipazioni degli ordini da parte degli importatori.
Nel frattempo, anche l’inflazione sale: in maggio ha raggiunto un tasso pari al 3,1%, superando la previsione che si attestava al 3%. La causa potrebbe essere l’aumento del livello dei prezzi di queste ultime settimane.
Per quanto riguarda gli altri dati economici, la produzione industriale è salita del 16,5% rispetto allo stesso periodo del 2009 e i crediti concessi dalle banche cinesi a privati ed imprese sono arrivati ad ammontare a 77,3 miliardi di dollari, dati leggermente inferiori rispetto al mese di aprile.

giovedì 13 maggio 2010

In aumento la produzione industriale cinese

Si conferma l’aumento costante della produzione industriale cinese. In aprile il valore aggiunto delle imprese industriali statali e non statali con un fatturato superiore ai 5 milioni di yuan ha avuto una crescita del 17,8% rispetto al 2009.
L’industria pesante, in particolare, è cresciuta del 19,4%, pur con un lieve calo in marzo. In questa industria si registra una forte accelerazione del settore ad alto consumo energetico. Ciò potrebbe rappresentare un problema sul fronte dell’inquinamento mondiale e quindi un contrasto con i piani di riduzione del consumo energetico e delle emissioni. La Cina è uno dei paesi più inquinanti del pianeta e l’aria di Pechino è la più inquinata al mondo, anche a causa dell’aumento di automobili circolanti.

venerdì 16 aprile 2010

Rinnovamento industriale per le produzioni cinesi

Secondo quanto riportato dal Consiglio di Stato della Cina, il governo cinese ha in previsione per il 2010 un programma di riduzione delle produzioni ormai obsolete, con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento, risparmiare energia e rinnovare il tessuto industriale. I settori che saranno coinvolti in questa operazione saranno: energia, carbone, acciaio, cemento, metalli non ferrosi, coke, carta, coloranti e stampa. Entro la fine dell’anno la Cina ha intenzione di eliminare più di 50 milioni di kilowatt di generatori a carbone e 8.000 piccole miniere di carbone che non rispettano gli standard sulla sicurezza e sull’ambiente. Saranno inoltre chiusi i piccoli stabilimenti di coke e le piccole fornaci per l’acciaio. Si chiuderanno anche tutte le produzioni divenute obsolete nei settori della costruzione dei materiali, industria leggera e industria tessile.
Il programma di rinnovamento, già iniziato nel corso del 2009, conferma il lento passaggio della Cina ad una politica di rispetto ambientale. Le produzioni cinesi, infatti, sono spesso state accusate negli ultimi anni di essere altamente inquinanti e non conformi ai requisiti di sicurezza e di impatto ambientale; ora sembra che anche la Repubblica Popolare Cinese voglia adeguarsi alle decisioni internazionali riguardanti il rispetto e la tutela dell’ambiente. Ciò avrà inoltre anche conseguenze positive sull’industria cinese, che dovrà quindi adottare tecnologie più avanzate

lunedì 12 aprile 2010

La sovracapacità nel settore delle infrastrutture e della produzione industriale allarma gli economisti cinesi

La sovracapacità di alcuni settori sta preoccupando gli economisti cinesi, i quali denunciano la realizzazione di numerosi progetti e la produzione di beni per cui non esiste una domanda sufficiente. Il problema si presenterebbe soprattutto in due ambiti: quello delle infrastrutture e quello della produzione industriale.
Nel primo caso si parla di strade, aeroporti, uffici commerciali e impianti industriali che sarebbero in costruzione senza che poi vi sia un reale bisogno. La produzione industriale lorda della Cina è cresciuta nei 5 anni precedenti al 2008 di circa 1,6 volte in più rispetto al PIL nazionale, ciò significa che la capacità produttiva dell’economia stava crescendo più velocemente rispetto alla domanda che l’economia domestica poteva supportare.
Nel secondo caso, invece, la questione riguarda in particolare industrie importanti dell’economia cinese: ferro e acciaio, cemento, vetro, carbone, carbone chimico e silicone poli-cristallino e attrezzature per l’energia eolica. Nel caso dell’acciaio, ad esempio, la Cina ha recentemente prodotto 58 milioni di tonnellate extra a fronte di una domanda mondiale in diminuzione del 14,9%. A preoccupare è inoltre la produzione di alluminio, di cui la Cina è il primo produttore mondiale; molte industrie del settore dovranno espandersi nel rame o altri metalli per sopravvivere.
Le conseguenze della sovracapacità produttiva danneggiano molte industrie, ma si verificano anche a livello globale. Secondo alcuni economisti a peggiorarne la situazione è stata la crisi economica che ha colpito l’Occidente.
Le autorità governative si stanno attivando per fronteggiare il problema attraverso misure di controllo della capacità, realizzate per ora soprattutto nel settore dell’acciaio. L’opinione di alcuni, però, è che questo fenomeno difficilmente si potrà frenare con le sole forze locali.