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lunedì 24 ottobre 2011

Infrastrutture ed energia le parole chiave della nuova Cina

La Cina è un enorme cantiere in continuo sviluppo, con 130 grandi progetti in corso, in particolare nei settori delle infrastrutture e dell’energia.

Come già preannunciato nel piano quinquennale 2011-2015, la Cina si presta ad un periodo di grandi opere, alcune delle quali sono già in fase di ultimazione. In cantiere, attualmente, ci sono ben 130 progetti, per un valore di 1.700 miliardi di dollari. Due sono le priorità che il Paese asiatico si è prefissato: soddisfare la domanda di energia e sviluppare le infrastrutture nazionali, entrambi con un occhio alla produzione ad alto valore aggiunto e all’innovazione tecnologica.
Nel primo caso, la Repubblica Popolare si trova a dover far fronte ad una richiesta energetica sempre maggiore, alla quale è doveroso rispondere anche in modo sostenibile. Nel piano economico sono previsti impianti idroelettrici, nucleari ed eolici e nuovi giacimenti petroliferi. Per incentivare lo sfruttamento di fonti rinnovabili, la Cina ha stanziato 315 miliardi di dollari che sosterranno un’economia nazionale low carbon, a basse emissioni, attenta all’ambiente e al clima. Proprio in questi giorni, tra l’altro, il Dragone ospita nella città di Dalian il “Low Carbon Earth summit 2011”, evento che attira ricercatori, imprese e istituzioni mondiali per discutere delle energie rinnovabili e della sostenibilità. La Repubblica Popolare dimostra così ancora una volta l’impegno verso la green economy, sul cui fronte è all’avanguardia grazie ad investimenti in ricerca e innovazione pari a 50 miliardi di dollari l’anno. Nel campo delle rinnovabili, inoltre, la Cina possiede il parco eolico più grande del mondo, a Jiuquan, nel Gansu, con 5.160 MW che nel 2020 diventeranno 20 GW.
Nell’ambito delle infrastrutture l’urgenza non è minore e il Paese ha infatti stanziato la maggior parte delle risorse nella costruzione di ferrovie, autostrade, porti e aeroporti che possano garantire un elevato tasso di sviluppo. Numerose sono anche in questo caso i progetti da record: il canale Nord-Sud per portare acqua dal fiume Yangtze (la più grande opera pubblica in costruzione); la linea ferroviaria a lievitazione magnetica Shanghai-Hangzhou di 200 km; i futuri cantieri navali più grandi al mondo che nasceranno a Changxing; il più grande porto al mondo di Tianjin; il più grande porto al mondo dedicato ai container di Yangshan.

mercoledì 14 settembre 2011

La Cina investe in infrastrutture e industria italiane

Visita di una delegazione cinese del Cic in Italia per alcuni incontri istituzionali alla ricerca di settori del mercato italiano in cui investire.

La scorsa settimana una delegazione cinese guidata da Lou Jiwei, presidente del fondo sovrano China Investment Corp (Cic), è arrivata in Italia per una serie di appuntamenti presso alcuni ministeri e istituzioni italiani. L’obiettivo della missione è quello di individuare settori strategici in cui investire; durante gli incontri è emerso l’interesse dei cinesi in due campi importanti per l’economia: infrastrutture e industrie.
Il meeting più rilevante è stato quello tra Cic e la Cassa Depositi e Prestiti, il cui fine è quello di promuovere lo sviluppo delle Pmi italiane. Lo strumento messo a disposizione delle imprese nostrane è quello di due fondi di private equity, il Fondo italiano di investimento e il Fondo strategico italiano, ideati per rafforzare il capitale delle aziende anche attirando afflussi dall’estero. Per i cinesi lo Stato italiano ha messo a disposizione una selezione di imprese tra cui scegliere per effettuare gli investimenti.
I progetti maggiori su cui sta puntando Cic sono localizzati in Sicilia: qui è in pianificazione il finanziamento cinese di un impianto fotovoltaico per il settore energia, mentre per le infrastrutture si parla di uno stanziamento pari al 50% dei fondi privati per la costruzione del Ponte di Messina. Altri otto progetti infrastrutturali, inoltre, sarebbero stati oggetto nel novembre scorso di un memorandum tra la Regione Sicilia e la China Development Bank. La Repubblica Popolare avrebbe anche messo in campo 90 milioni di euro per ampliare i porti di Augusta e Pozzallo per poter ospitare le navi container provenienti dall’Oriente. Al vaglio ci sarà, infine, anche il completamento della tratta ferroviaria Napoli-Palermo, che verrà discusso prossimamente tra i vertici delle ferrovie cinesi e quelli della Società dello Stretto.
Per quanto riguarda il nord Italia, invece, rimane in stand-by il progetto di 700 milioni di euro per la realizzazione della piattaforma logistica dell’alto Adriatico.

martedì 9 agosto 2011

I limiti delle ferrovie cinesi

L’incidente ferroviario avvenuto lo scorso 23 luglio in Cina sta mettendo in discussione tutto il sistema ferroviario del Dragone, il più grande a livello mondiale.

Lo scorso 23 luglio, sulla nuova linea ad alta velocità vicino Wenzhou, si è verificato un grave deragliamento che ha provocato la morte di 39 persone. Il disastro sarebbe stato causato dal malfunzionamento del sistema di segnalazione che regola il traffico: non è scattata la luce rossa che avrebbe dovuto segnalare agli atri convogli il pericolo dovuto alla presenza di un treno fermo sui binari a causa di un calo di potenza causato da un fulmine, e il secondo treno, non potendo rallentare in tempo, si è schiantato contro il primo, facendolo precipitare dal ponte.
L’incidente sta sconvolgendo tutto il sistema ferroviario cinese; comincia a vacillare il progetto di portare treni cinesi a modernizzare il sistema nord-americano e saranno rivisti i piani di portare il nuovo super-rapido a Mosca, a Berlino o New Dehli per dimezzare i tempi di percorrenza.
L’unica amministrazione che resistette al cambiamento provocato dalla riforma, introdotta tra il 1996 e il 1997 - con cui Pechino spezzò le dipendenze socialiste e le industrie statali dovettero cedere le aziende – furono le Ferrovie: sono come uno stato nello stato, con polizia, tribunali e un sistema autonomo di prelievo fiscale. L’opinione pubblica, e non solo, sostiene che se il monopolio ferroviario non è risuscito a garantire la sicurezza dei treni è necessario cambiarlo. A livello governativo, si considera di scorporare il sistema in tre aziende; le funzioni di controllo resterebbero accorpate al ministero dei Trasporti.
All’inizio dell’anno, il ministro delle Ferrovie Liu Zhijun era stato arrestato con l’accusa di aver intascato mazzette per i progetti dell’alta velocità, provocando la lievitazione dei costi di costruzione, senza riscontri in termini di efficienza: pare che tutto il sistema di segnalazioni sia inadeguato, che le traversine su cui poggiano i binari siano di cemento scadente e che il materiale rotante non abbia pezzi di ricambio sufficienti. Considerando che le banche sono appesantite dagli investimenti in infrastrutture, potrebbero essere necessari nuovi calcoli politici e finanziari: si tratta quindi di un’opportunità per aziende fornitrici straniere che potrebbero essere ripescate e ingaggiate per commesse relative alle nuove linee superveloci transeurasiatiche.