Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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mercoledì 8 febbraio 2012

Agenti chimici nello Yangtze

Scatta l’allerta a Shanghai per l’acqua potabile.

Le autorità di Shanghai lanciano l’allerta per l’acqua potabile dopo che alcune analisi effettuate la scorsa settimana hanno confermato la presenza di fenolo (un acido impiegato nella produzione di nylon e detergenti) nelle acque del fiume Yangtze. Stando a quanto dichiarato dai funzionari governativi di Zhenjiang, nella provincia dello Jiangsu, il ritrovamento di fenolo potrebbe essere legato alla perdita avvenuta in una imbarcazione sud-coreana.
Secondo lo Shanghai Daily al momento non ci sarebbero “minacce per la salute”, ma, la denuncia da parte di alcuni residenti della presenza di cattivi odori nei rubinetti, ha generato una psicosi tra la popolazione, con conseguente corsa all’acquisto di bottiglie di acqua potabile.
Dal canto suo il Direttore locale del Dipartimento per la protezione ambientale, ha sottolineato come, nel caso venissero riscontrati livelli anomali di agenti chimici, la città sia pronta a chiudere la sua principale riserva di acqua.
L’inquinamento atmosferico e ambientale, unitamente alla contaminazione di cibi e bevande, non rappresentano un problema nuovo per la Cina del progresso economico, basti pensare che solo il mese scorso la fuoriuscita di cadmio da un’industria mineraria ha provocato la contaminazione di due fiumi nel Paese. In numerose occasioni il Governo di Pechino ha ribadito la volontà di contrastare la perdita di agenti inquinanti e tossici dalle industrie e dagli allevamenti, ma purtroppo fino a questo momento l’impegno non è stato sufficiente.

giovedì 29 dicembre 2011

Riforma dell’Iva sui servizi

Nel 2012 verrà avviato un programma pilota per la modifica del sistema delle imposte indirette in Cina, che riguarderà l’erogazione di servizi.

La Repubblica Popolare ha deciso di migliorare il sistema di riscossione delle imposte, incentivando lo sviluppo delle modern service industries. Lo State Council, infatti, avvierà, a partire dal nuovo anno, un programma pilota che permetterà l’applicazione dell’Iva alle prestazioni di servizi. Attualmente, infatti, il regima Iva è applicato solo alla vendita di beni con un’aliquota del 17%, mentre per i servizi vige il sistema della Business Tax (BT), con un’aliquota del 5%. Tale meccanismo, però, risulta svantaggioso per le imprese perché incide notevolmente sui margini.
L’obiettivo del governo centrale ora è quello di estendere l’Iva a livello nazionale entro due anni. In fase inziale le categorie coinvolte saranno quelle dedicate alla ricerca e sviluppo, consulenza tecnica, trasporti, logistica, contabilità, consulenza fiscale e legale. La normativa, inoltre, si applicherà anche tra le consociate dei gruppi multinazionali. Il programma verrà reso operativo innanzitutto a Shanghai nell’ambito delle pilot industries e dei trasporti, dove accanto alle aliquote Iva del 17% e del 123% si aggiungeranno due nuove aliquote dell’11% e del 6%.
Le conseguenze per le industrie dei servizi saranno decisamente vantaggiose, anche per le prestazioni dall’estero. Nell’acquisto di servizi, infatti, si verificherà una importante riduzione dei costi e per le società significherà l’eliminazione dal costo del venduto della percentuale fiscale della BT.

lunedì 28 novembre 2011

Costa Crociere in Cina con una WFOE

Costa Crociere S.p.A. sarà la prima compagnia di crociera a costituire una WFOE in Cina, un traguardo ottenuto grazie al sostegno delle autorità locali.

Costa Crociere S.p.A. è uno dei migliori esempi di successo attuali in Cina ottenuto grazie alla cooperazione con le autorità locali, oltre che rappresentare un segnale positivo per il turismo crocieristico dell’area. La società, infatti, sarà la prima compagnia di crociere a costituire una WFOE (wholly foreign owned enterprise) in Cina, che avrà sede a Shanghai.
Il traguardo raggiunto è stato possibile grazie ad un percorso nel Paese asiatico cominciato nel 2006, quando Costa Crociere, anche in quel caso, fu la prima azienda internazionale del settore ad entrare nel mercato cinese e iniziò a sostenere lo sviluppo dell’industria crocieristica in qualità di first mover nel Dragone. In questi anni il marchio si è promosso ed ha ottenuto fiducia e credibilità, diventando tra i più popolari nel campo del turismo: i passeggeri cinesi che hanno viaggiato sulle navi italiane fino ad oggi sono stati 170.000. Il merito dei successi della società va dato agli investimenti in innovazione, relativamente ai servizi e agli itinerari offerti, e alla cooperazione con il Ministero dei Trasporti e la Municipalità di Shanghai; difatti una spinta decisiva è stata l’estensione alle compagnie di crociera della legislazione relativa alle WFOE nel settore dello shipping.
Con la costituzione della WFOE, Costa Crociere offrirà servizi finanziari e commerciali alle agenzie di viaggi cinesi, tra cui attività di marketing, emissione di biglietti e incassi in valuta locale, e punterà ad aumentare la domanda di mercato. Ci sarà, quindi, più spazio per la promozione dei viaggi in crociera, grazie anche alla nuova nave che verrà posizionata in Cina già nel 2012, Costa Victoria.

venerdì 23 settembre 2011

Si riscalda ancora il real estate in Cina

Nonostante le misure intraprese dal governo, aumentano ancora i prezzi degli alloggi nelle città cinesi di secondo e terzo livello.

L’estate cinese ha visto nuovamente un’impennata dei prezzi degli immobili, segno che la crisi che attraversa il settore non è ancora giunta al termine. Nel primo semestre 2011 i prezzi delle case sono aumentati in 67 città sulle 70 monitorate; a luglio il fenomeno ha riguardato ben 68 centri, mentre ad agosto per la prima volta tutte le 70 città controllate hanno subito il rialzo dei prezzi. In particolare, A Pechino l’aumento è stato pari all’1,9% rispetto all’anno scorso, mentre a Shanghai del 2,8%.
Nonostante le misure attuate dal governo per riequilibrare il mercato immobiliare con l’aumento degli acconti e dei tassi ipotecari, quindi, il real estate cinese non sembra raffreddarsi. La Repubblica Popolare ha già disposto nelle zone metropolitane, tra cui Pechino e Shanghai, la limitazione per l’acquisto della casa a una sola famiglia, ma deve trovare nuove soluzioni soprattutto nelle città meno abbienti. Inoltre, il governo centrale deve scontrarsi con le autorità locali che non sempre applicano le restrizioni aggiuntive sugli acquisti degli alloggi, in quanto necessitano di liquidi per saldare i debiti; il reddito di molte città occidentali e centrali, infatti, deriva in buona parte dalla vendita dei terreni.

venerdì 29 luglio 2011

Il vino italiano prova la strada verso la Cina

Negli ultimi anni il mercato cinese si sta aprendo anche al settore vitivinicolo, con interessanti opportunità di investimento per il Made in Italy. Quest’anno Enoteca Italiana ha, quindi, avviato un progetto pilota per diffondere le migliori etichette italiane nei ristoranti cinesi.

Il settore vitivinicolo, dopo un periodo di crisi, ha iniziato a registrare una buona ripresa dall’inizio di quest’anno, soprattutto nei nuovi mercati; in termini di valore, infatti, Cina e Russia hanno dimostrato di apprezzare maggiormente il vino, con una percentuale di crescita rispettivamente del 145% e del 69%. Anche per volume di vendita la Cina si colloca al primo posto (+218%), seguita da Russia (+123%), Canada (+50%) e Corea del Sud (+34%). Secondo le statistiche ufficiali, la Repubblica Popolare diventerà il sesto mercato al mondo per consumo di vino entro il 2014, con un aumento annuo del 19,6% nel giro di quattro anni.
I potenziali consumatori cinesi sono milioni, motivo per cui Enoteca Italiana, l’ente nazionale dei vini, ha appena avviato un progetto pilota che si svilupperà da luglio a dicembre di quest’anno a Shanghai. Si tratta di un programma di formazione e promozione delle migliori etichette italiane rivolto al mondo della ristorazione cinese. Inizialmente si partirà con i vini toscani, grazie al supporto della sede cinese di Enoteca italiana a Shanghai, Yishang, e di Toscana Promozione; si organizzeranno una serie di corsi di formazione rivolti a direttori, sommelier e chef dei migliori ristoranti di Shanghai per imparare ad abbinare il vino toscano alla cucina locale. In seguito, i ristoranti che aderiscono al progetto avranno a disposizione una lista dei vini per i clienti con le etichette toscane.
Se il programma di Enoteca Italiana avrà il successo sperato, si potrà poi estendere alle denominazioni di altre regioni italiane e si allargherà anche ad altre metropoli di seconda e terza fascia con un interessante sviluppo economico e tecnologico, quali: Chengdu, Dalian, Nanjing, Qingdao, Shenzhen, Suzhou, Tianjin.

venerdì 22 luglio 2011

Frattini in Cina: nuovi accordi tra Italia e Dragone

Terminata la missione di quattro giorni di Frattini nella Repubblica Popolare: si rafforza la diplomazia e la collaborazione economica tra i due Paesi .

Si è conclusa ieri, giovedì 21 luglio, la missione in Cina del Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini; Pechino, Shanghai e Canton sono state le tappe della visita diplomatica.
A Pechino, Frattini ha incontrato il direttore del Fondo sovrano cinese Cic (China Investment Corporation), Gao Xiqing, con il quale ha discusso di potenziali investimenti esteri e cinesi in Italia, in particolare per tre settori chiave: restauro di edifici pubblici di interesse storico, la piattaforma logistica in Alto Adriatico e alta velocità.
Dopo Pechino è stata la volta di Shanghai, dove il ministro italiano ha presentato il nuovo padiglione italiano post-expo che da marzo 2012 costituirà la vetrina permanente dell’Italia nella metropoli.
Molto proficua è stata la visita a Canton, nella Provincia del Guangdong, area ad alto sviluppo industriale tra le più redditizie della Repubblica Popolare. Qui è stata firmata con il segretario del Partito comunista locale, Wang Yang, una lettera d’intenti per una partnership tra Italia e Cina che coinvolgerà studenti e giovani manager per uno scambio formativo e professionale. Il nostro Paese, inoltre, ha proposto la decisione di esentare i visti per i passaporti diplomatici; non è escluso che tale iniziativa venga in futuro estesa anche ai passaporti di servizio per studenti, turisti e imprenditori al fine di favorirne la circolazione. La collaborazione economica nel Guangdong è una scelta strategica dettata dal fatto che l’area, oltre a essere tra le più produttive, è anche quella più aperta a riforme e dallo spirito internazionale.
Con questa missione l’Italia ha confermato l’importanza strategica della Cina nel mondo del business, evidenziando come questo sia un momento positivo per gli accordi bilaterali tra i due Paesi.

venerdì 17 giugno 2011

Ferrovia da record tra Pechino e Shanghai

Inaugurata un anno prima del previsto la linea ferroviaria ad alta velocità tra Shanghai e Pechino: il collegamento rappresenterà una migliore alternativa all’aereo e servirà a incrementare il business di molti altri settori.

Nonostante i vari scandali che ne hanno accompagnato la realizzazione, la linea ferroviaria ad alta velocità che collega Pechino e Shanghai entrerà in funzione il prossimo primo luglio, un anno prima del previsto. Il tragitto sarà percorso da due treni diversi: uno a 300 km/h, che lo coprirà in cinque ore, e l’altro a 250 km/h, che ne impiegherà otto. Il traffico stimato è di circa 80 milioni di passeggeri l’anno e il costo del biglietto sarà molto competitivo. Infatti, tra gli obiettivi del nuovo treno c’è anche quello di offrire una valida alternativa al trasporto aereo, che non riesce a garantire un servizio efficiente per la tratta Pechino-Shanghai.
Con questa nuova linea, la Cina oggi detiene la Tav più luna al mondo, con i suoi 8.400 km di binari; grazie ai numerosi investimenti nel settore, nel 2012 i chilometri potrebbero diventare 13.000 e nel 2020 addirittura 30.000. Molti saranno gli ulteriori vantaggi di cui la Cina beneficerà con l’alta velocità, in primis la creazione di un collegamento tra zona costiera e zone interne più povere. Inoltre, la facilità e la velocità di trasporto all’interno del Paese contribuirà a espandere l’urbanizzazione: sono già in progetto, infatti, quattro nuove città e l’espansione di due metropoli. Infine, secondo uno studio di Morgan Stanley, ne risentiranno positivamente anche molti altri settori economici del Dragone, come il comparto alberghiero, la ristorazione, il turismo, l’automotive, i beni di consumo, la grande distribuzione e l’immobiliare. Proprio quest’ultimo potrebbe, così, risollevarsi dalla dura crisi che l’ha colpito nell’ultimo anno, a causa della bolla speculativa. In questi giorni, il real estate è stato ulteriromente penalizzato dalla diminuzione dell’Outlook da parte dell’agenzia di rating internazionale Standard & Poor, che l’ha portato da “stabile” a “negativo”. Le motivazioni di questa decisione sono da ricercare nell’incremento dei rischi del settore e nel forte indebitamento die costruttori.
L’alta velocità, comunque, cambierà anche gli assetti geopolitici e i collegamenti internazionali: i progetti della Repubblica Popolare comprendono anche linee di lunga percorrenza che andranno dalla Cina verso tre direzioni principali: il Sudest Asiatico, l’Asia Centrale e la Russia europea, toccando una ventina di Paesi stranieri.

martedì 31 maggio 2011

Partnership tra Pmi italiane e cinesi

Il business tra le imprese italiane e cinesi è in continuo rafforzamento, grazie alle frequenti missioni diplomatiche tra i due Paesi e le numerose partnership tra realtà aziendali di piccole dimensioni.

Italia e Cina sono sempre più vicine, sia negli affari che nella diplomazia. Il mese di giugno, infatti, si terrà la visita del vice presidente cinese Xi Jinping (nonché probabile prossimo capo del governo) in Italia. Xi si fermerà a Roma per le celebrazioni della Festa della Repubblica e successivamente si recherà a Milano per discutere di affari e potenziali accordi commerciali tra i due Paesi.
L’Italia, attualmente quarto partner commerciale del Dragone, punta a incrementare il traffico commerciale tra le due economie, arrivando a 80 miliardi di dollari entro il 2015. L’obiettivo potrà essere raggiunto soprattutto tramite le attività delle piccole-medio imprese, realtà aziendali comuni ad entrambi i Paesi; in Cina ci sono 42 milioni di Pmi e 2.500 sono quelle italiane che hanno investito in loco. La strategia commerciale più adottata è quella delle partnership: la Repubblica Popolare dispone di manodopera a basso costo, materie prime, mezzi finanziari e capacità produttiva, ma ha bisogno del know how tecnologico tutto italiano. Tramite queste relazioni le aziende italiane penetrano più facilmente il mercato cinese, mentre le Pmi cinesi possono investire nel nostro Paese per poi estendere le attività di business in tutta Europa.
In quest’ottica si è tenuto la settimana scorsa a Milano l’Italy-Shanghai SME Enterprises Cooperation Forum, con la partecipazione di cinque associazioni di settore italiane, della Regione Lombardia e di Promos Milano. Per l’occasione, i rappresentanti istituzionali della municipalità di Shanghai hanno incontrato enti ed imprenditori lombardi per discutere ed analizzare le opportunità di business. L’importanza delle Pmi è emersa anche per quanto riguarda l’area di Shanghai, in quanto nella municipalità si contano 400mila piccole-medio imprese, di cui 50mila a carattere familiare.
Durante l’incontro è stato ricordato che la Repubblica Popolare dispone di un sistema normativo particolarmente favorevole alle piccole realtà aziendali: è del 2002 la legge che promuove le Pmi attraverso un sistema di finanziamenti specifici che sono riservati dai singoli ministeri. A Shanghai, inoltre, le piccole imprese sono supportate in ogni fase imprenditoriale ed esiste un fondo per i piccoli imprenditori particolarmente innovativi.
Tuttavia, la diffusione di partnership tra Pmi italiane e cinesi risulta ostacolata da alcune criticità, presenti soprattutto nella diversità dei due sistema-Paese: la concezione di “piccola impresa” differisce tra le due nazioni (per la Cina la soglia è di 3.000 dipendenti contro i 50 italiani) e la politica di visti, nonché le normative relative alla proprietà complicano ulteriormente le attività di business.

venerdì 6 maggio 2011

In Cina in aumento il business del lusso

La Cina è destinata ad essere il mercato più promettente per il settore del lusso, la cui crescita è stimata del 25% nel 2011, con grandi prospettive soprattutto per l’abbigliamento made in Italy.

Il comparto del lusso è ormai fuori dalla crisi: i consumi mondiali nel 2010 sono cresciuti del 12%, per il 2011 si prevede un rialzo pari all’8%, pari ad un valore di 185 miliardi di euro, e anche per il 2012 il trend rimane positivo con un ulteriore aumento del 5-6%. A trainare lo sviluppo del luxury saranno i mercati emergenti, ma buona parte la faranno anche USA ed Europa che recupereranno il terreno.
La Cina sarà il mercato più promettente ed è destinata a superare il Giappone, ora in seconda posizione a livello mondiale, ed entro i prossimi cinque anni anche gli Usa, attualmente al primo posto. Nella Repubblica Popolare sono già presenti molti grandi marchi del lusso, soprattutto italiani e francesi, tra cui Prada, Gucci, Ferragamo e Louis Vitton. I grandi nomi approdano nel Paese asiatico puntando sullo sviluppo del retail, affidandosi ai partner locali e avviando campagne di comunicazione mirate e specifiche per il contesto locale. Nel Dragone le vendite del comparto nel 2010 hanno visto un incremento pari al 30% e per il 2011 si prevede un rialzo del 25% (11,5 miliardi di euro) e anche nel 2009, anno della crisi, il lusso è cresciuto del 16%.
Al di là dello sviluppo economico della Cina, a stimolare il mercato è anche il cambiamento di tendenze e dei comportamenti di consumo. Innanzitutto, i clienti finali non sono più solo i ricchi, ma gradualmente si affacciano anche individui della classe medio-alta della popolazione, che già oggi rappresentano il 12% dei consumatori del lusso. Tale percentuale è destinata a crescere al 22% entro il 2015. Inoltre, la gamma di prodotti del lusso si estenderà dall’abbigliamento, accessori e gioielli ai servizi, aprendo opportunità di business anche ad altri settori. Infine, la consapevolezza e la conoscenza del consumatore sarà sempre maggiore, anche grazie alla diffusione e allo sviluppo di internet.
Le opportunità della Cina in questo contesto si focalizzano ora nelle 36 città più grandi, dove entro il 2015 si concentrerà il 76% dei consumi mondiali e il 74% della crescita del lusso. Tuttavia, per i prossimi cinque anni si prevedono nuove opportunità anche in altri centri che si espanderanno, quali Qingdao e Wuxi.
Viste le prospettive, gli investimenti in terra cinese necessiteranno di un supporto strutturato in loco. A questo scopo è stata inaugurata qualche settimana fa a Shanghai la nuova sede del Sistema moda Italia (Smi), evoluzione del desk presso gli uffici Ice della metropoli. Il nuovo organismo si occuperà di assistere le imprese italiane offrendo progetti di penetrazione del mercato, consulenza strategica, legale e finanziaria, ricerca e gestione delle risorse umane e attività formative.

venerdì 15 aprile 2011

Arriva a Shanghai l’industria del divertimento targata Disney

La Cina inaugura il suo primo parco divertimenti disneyano: sarà realizzato a Shanghai e verrà aperto nel 2015. Si tratta del terzo parco a tema americano, dopo quelli di Hong Kong e di Tokyo.

Il marchio americano Infotainment si prepara a conquistare il grande mercato cinese, a cui offrirà il terzo parco divertimenti targato Disney del continente asiatico. E’ stata, infatti, inaugurata la scorsa settimana la posa della prima pietra del parco Disney di Shanghai, la cui apertura ufficiale è prevista per il 2015. Il progetto, annunciato ancora dal comune di Shanghai nel 2009, è frutto di una joint venture tra la Walt Disney Company, socio di minoranza con una quota del 43%, e la società cinese statale Shanghai Shendi Group, e vedrà la realizzazione di un parco a tema a Pudong, la zona di Shanghai oltre il fiume. L’investimento iniziale è di circa 3,7 miliardi di dollari cui seguiranno altri finanziamenti per le varie strutture.
Per la Repubblica Popolare Cinese si tratta del primo parco divertimenti in patria (gli altri due asiatici sono a Hong Kong e Tokyo); le attrazioni, comunque, saranno adattate al pubblico locale, in quanto i celebri personaggi disneyani indosseranno costumi cinesi e saranno pensati per il pubblico del Dragone. Nonostante il flop del parco di Hong Kong, che ha subito una dura contrazione tra il 2008 e il 2010, le potenzialità del mercato per l’industria del divertimento sono enormi: secondo le stime, Disneyland Shanghai attirerà circa 7 milioni di visitatori. Il nuovo parco, infatti, non andrà a sostituire quello di Hong Kong ma sarà destinato a servire un bacino di utenti che non ha le possibilità economiche per recarsi nell’ex colonia britannica, o comunque ha difficoltà a transitarvi. Intanto, il concorrente di Hong Kong si prepara alla sua prima espansione, che sarà realizzata entro il 2013.
Con questa nuova apertura sembra, quindi, che la Cina si preparai ad aprirsi al consumismo occidentale e certamente questa scelta creerà nuovi ed interessanti flussi turistici interni.

venerdì 25 marzo 2011

La Cina è la preferita tra i Bric dalle imprese italiane

Gli investimenti italiani nella Repubblica Popolare Cinese sono in aumento nonostante la crisi e dimostrano l’appetibilità del Paese per molti settori del Made in Italy.

E’ la Cina la meta preferita per gli investimenti italiani tra i Paesi dei Bric; secondo un monitoraggio di Assolombardia, il Paese asiatico ospita circa duemila aziende tricolore, per 100.000 dipendenti e con 8 miliardi di fatturato. Sebbene ci sia un netto disavanzo tra le voci di import ed export dell’Italia, i beni Made in Italy stanno affermandosi sempre più nella Repubblica Popolare e nel 2009 le esportazioni italiane sono state pari al valore di 6,6 miliardi d dollari.
Al momento, le imprese leader sul mercato cinese sono quelle di grandi dimensioni; tuttavia, grazie al nuovo Piano Quinquennale della Cina si apriranno nuove opportunità anche per le medie imprese nei settori delle tecnologie ambientali, delle infrastrutture, della sanità e dell’agroalimentare.
Tra le grandi aziende italiane che hanno investito maggiormente nel Dragone molte hanno in programma ulteriori ampliamenti. Candy, ad esempio, ha pianificato la costruzione di un complesso industriale e direzionale a Jiangmen, nel Guangdong, dove lavoreranno 2.000 persone. Nuovo stabilimento produttivo a Zhongshan anche per PiQuadro, nella moda, e per Kopron, nel settore della logistica. Le nuove norme ambientali, inoltre, possono essere lo spunto per progetti innovativi, come ha fatto Merloni, che sta pianificando la costruzione di un sito per il riciclo del piombo.
Tra le aree geografiche più interessanti rimangono le grandi città come Shanghai, che grazie all’Expo ha attirato numerosi stranieri, e la Provincia del Guangdong, molto ambita anche dai settori del design e del lusso, dove marchi come Prada e Bulgari stanno investendo in progetti produttivi.
Nonostante le numerose esperienze positive, non va dimenticato che la Cina rimane un Paese difficile da approcciare, dove servono dosi quali umiltà e pazienza. In una recente intervista all’imprenditore Airaldo Piva, fondatore di Hengdian Group Europe che vive in Cina da anni, sono emerse due difficoltà principali nell’investire nel Dragone: l’importanza delle relazioni umane basate sulla fiducia personale e la prevalenza dell’etica sul diritto. Entrambi gli aspetti denotano come per i cinesi i rapporti di lavoro siano determinati dalla conoscenza personale e non dalla formalità, caratteristica occidentale. Questa differenza spesso causa incomprensioni nello sviluppo di relazioni lavorative tra cinesi e italiani, motivo per cui la conoscenza del contesto culturale risulta fondamentale per il successo delle attività in loco.

venerdì 18 febbraio 2011

Trasporto aereo: nuovi collegamenti tra Italia e Cina

Sarà la Cina il Paese dove il trasporto aereo crescerà maggiormente nei prossimi anni, motivo per cui aggiudicarsi le rotte tra l’Italia e il Dragone sta diventando una strategia vincente per le compagnie e uno spunto per lo sviluppo del turismo.

Secondo le previsioni della IATA (Associazione Internazionale del Trasporto Aereo), il settore del trasporto aereo vedrà una forte crescita nei prossimi anni, determinata dall’aumento di circa 800 milioni di passeggeri a livello mondiale, di cui 214 milioni solo in Cina. Nella Repubblica Popolare, infatti, i voli verso le principali metropoli hanno visto un incremento del traffico pari al 15% circa, sia per le rotte nazionali che intercontinentali. Per queste ragioni, aggiudicarsi i collegamenti diretti con il Paese asiatico diventa ora una priorità da non perdere.
Alitalia, proprio in questi giorni, ha annunciato l’avvio di due voli diretti che collegheranno Roma con Pechino e con Shanghai a partire dalla prossima estate. La novità è frutto di un accordo di partnership in codesharing tra la compagnia di bandiera italiana e China Eastern, una delle compagnie asiatiche più importanti. I voli avranno una frequenza di quattro volte a settimana e opereranno con Airbus A430 per la rotta Roma-Shanghai e con Airbus A330 per quella Roma-Pechino, entrambi con tre classi di viaggio.
Con tale iniziativa, Alitalia espanderà la propria presenza nell’Estremo Oriente, in cui è già attiva per i voli da e per il Giappone, mentre China Eastern inaugurerà i propri collegamenti con l’Italia. L’accordo, tra l’altro, prevede la possibilità di estendere il codesharing ad altre destinazioni italiane e cinesi e l’eventuale sviluppo di nuove forme di collaborazione nei settori dell’handling, della manutenzione, del cargo e dei servizi di fidelizzazione della clientela.
L’interesse per i collegamenti aerei tra Cina e Italia trova conferma, inoltre, anche in un’altra compagnia, la Cathay Pacific, che la scorsa settimana aveva annunciato l’inaugurazione di voli giornalieri tra Milano e Hong Kong. La corsa alle rotte tra i due Paesi sembra cominciata e probabilmente si estenderà ad altre compagnie italiane e straniere interessate ad investire in questa direzione. Inoltre, lo sviluppo del trasporto aereo avrà importanti ripercussioni anche sul flusso turistico tra le due mete.

martedì 28 dicembre 2010

La medicina tradizionale cinese per lo sviluppo della cosmesi straniera

Uno dei settori con buone prospettive in Cina per le aziende italiane è quello della cosmesi, che integrandosi con le tradizionali tecniche locali può svilupparsi con successo.

La cosmesi è uno dei settori che nei prossimi anni potrebbe attrarre molte imprese straniere in Cina. L’Italia in questo campo si è affacciata al mercato cinese già 20 anni fa e ora sembra esserci il clima giusto per poter cogliere opportunità di un certo peso. In Cina, infatti, cresce sempre più tra i consumatori la domanda di marchi e prodotti stranieri, in particolar modo quelli occidentali, per ciò che riguarda la moda e la cura della persona. I dermocosmetici Made in Italy, inoltre, sono riconosciuti come prodotti di alta qualità e sono molto richiesti dai consumatori cinesi con redditi medio-alti e con stili di consumo “globali”.
Tuttavia, l’ingresso nel Paese asiatico comporta ancora non poche difficoltà. In primo luogo, si registrano problematiche legate alle elevate barriere all’entrata che implicano un iter complesso per la registrazione del prodotto, la licenza di importazione, l’etichettatura e l’ analisi degli adempimenti e dei costi. A ciò si deve aggiungere il forte clima competitivo in un mercato in cui la medicina tradizionale applicata alla cosmesi sta registrando nuovi consensi tra la popolazione. Ciò, però, può essere anche uno spunto per adattarsi ai consumi locali unendo innovazione e tradizione attraverso l’utilizzo degli estratti chimici della medicina tradizionale cinese e integrandoli ai prodotti moderni.
Per accedere al mercato cinese ed avere contatti con importatori, distributori e buyer, un evento molto importante è quello della Cosmoprof di Shanghai, manifestazione appartenente agli eventi di Cosmoprof Worldwide ed espansione della Cosmoprof Asia (dal 9 all’11 novembre 2011), dedicati al settore dell'estetica, della bellezza e cosmesi.

giovedì 25 novembre 2010

Missione italiana in Cina per il settore automotive

Dal 22 al 25 novembre è stata organizzata la visita follow-up della Missione di Sistema in Cina del giugno scorso dedicata alla Filiera Automotive.
Si conclude oggi la Missione del settore automotive italiano in Cina, organizzata da ICE e Confindustria con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero degli Affari Esteri, l’ANFIA e l’Unione Industriale di Torino. L’obiettivo della visita è quello favorire la creazione di partnership tra aziende italiane e promuovere insediamenti e investimenti in loco.
Il settore automobilistico cinese è in grande espansione, nonostante la crisi economica del 2009. La Cina è il più grande produttore mondiale di auto e la sua quota di immatricolazioni è attualmente pari a 62 milioni, che nel 2020 potrebbero superare i 200 milioni. Solo nei primi 7 mesi del 2010 le vendite sono cresciute del 43% con 10,26 milioni di vetture ed entro la fine dell’anno potrebbero superare i 15 milioni di veicoli. Il governo cinese, inoltre, sta puntando molto sulla riduzione dell’impatto ambientale delle automobili spingendo sulla produzione di vetture elettriche ed ibride. Entro il 2020 si è posto l’obiettivo di far circolare solo veicoli a basse emissioni. Per raggiungere questo scopo, 16 grandi aziende cinesi hanno stipulato un’alleanza per investire 14,7 miliardi di dollari per la realizzazione di auto elettriche.
La Missione in corso si snoda in due tappe: la prima a Canton (o Guangzhou), dove ha sede il maggior gruppo automobilistico cinese, il Guangzhou Automobile Industry Group (GAIG), e la seconda a Shanghai, dove si trovano la Shanghai Automotive Industry Corporation (SAIC) e altri leader del settore, tra cui la Magneti Marelli e il Gruppo Fiat. Durante le giornate sono stati organizzati seminari, incontri B2B dedicati alla componentistica, car design e macchine utensili nonché visite a stabilimenti, distretti industriali e centri di ricerca. Vi partecipano 66 rappresentanti italiani, di cui 33 aziende (12 delle quali già presenti in Cina) e 2 associazioni industriali.
Con questa iniziativa si completerà il quadro delle opportunità di sbocco per le PMI italiane in Cina, già delineato con la missione di giugno. Se la visita di questi giorni porterà buoni frutti, si apriranno nuove prospettive per le aziende che puntano su qualità, innovazione e rispetto per l’ambiente.

martedì 2 novembre 2010

Shanghai: si è conclusa l’Expo dei record

Domenica 31 ottobre si è conclusa l’Esposizione Universale di Shanghai, dopo 184 giorni di manifestazione.

L’Expo di Shanghai è stato un evento che ha battuto ogni record, in primis quello dell’afflusso di visitatori: ne erano attesi 70 milioni e se ne sono registrati 73,08. Il picco più alto è stato comunque nell’ultimo mese, con 1,032 milioni di ingressi il giorno 16 ottobre. Comunque sia, il 97% dei visitatori è stato di nazionalità cinese, il che ridimensiona il carattere internazionale dell’esposizione su cui le autorità cinesi hanno insistito anche in occasione della sontuosa cerimonia di chiusura.
Su di un’area di 5,28 chilometri quadrati sono stati ospitati 190 Paesi e 50 organizzazioni internazionali in un centinaio di padiglioni e sono stati organizzati 20.000 eventi culturali. Non solo: si stima che l’Expo avrà comunque ripercussioni positive sull’economia cinese per i prossimi 3-5 anni e che il ritorno economico totale potrà aggirarsi intorno ai 12 milioni di dollari. La città di Shanghai intanto ne ha beneficiato in infrastrutture e sviluppo notevoli.
I numeri relativi ai costi sostenuti sono un po’ meno precisi a causa della stampa cinese poco favorevole a fornire dati di questo tipo; si calcola, comunque, che la città di Shanghai abbia investito 45 miliardi di dollari per l’organizzazione.
Il padiglione italiano è stato sicuramente uno dei più ammirati dell’Expo, con 7 milioni di visitatori; ha ospitato 150 eventi di business, 58 eventi culturali per 45 mila persone ed ha coinvolto oltre 1.500 aziende e associazioni di categoria. Come ha sottolineato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la sua visita all’Esposizione Universale, il padiglione tricolore ha avuto un ruolo fondamentale nella promozione della qualità italiana in Cina, rafforzando i rapporti tra i due Paesi. Eppure, nonostante i numerosi apprezzamenti e nonostante la Cina abbia chiesto all’Italia di lasciare in eredità gli allestimenti per il Museo dell’Expo, non è stato conferito al nostro Paese nessuno dei 9 premi assegnati ai migliori padiglioni. La sfida italiana, tra l’altro, inizia soltanto ora: con la chiusura di Shanghai si passa il testimone a Milano per l’Expo 2015. Le aspettative sono inferiori rispetto all’evento cinese, ma si vuole puntare soprattutto sulla qualità della manifestazione.
Comunque vada, resta il fatto che quella di Shanghai è stata la prima Esposizione Universale in un mercato in via di sviluppo ed i risultati, almeno nei numeri, sono stati eccellenti.

venerdì 15 ottobre 2010

Accordo per la promozione del Made in Italy in Cina

Lo scorso 6 ottobre, in occasione della visita a Roma di Wen Jiabao, è stato firmato un accordo tra BIBMC e Agenzia per la Cina per la promozione del Made in Italy nella repubblica Popolare Cinese.

La Beijing International Brand Management Center (BIBMC), società del Ministero del Commercio Cinese, e Agenzia per la Cina, società lombarda senza fini di lucro che presidia il Paese asiatico da oltre 20 anni, hanno stipulato un accordo per supportare la presenza in Cina di imprese italiane che operano nei settori della moda, delle calzature, della valigeria, dell’arredo casa, dei complementi d’arredo, dell’eno-agroalimentare e degli apparecchi elettromedicali. Il sostegno che si andrà a fornire consisterà prevalentemente nell’assistenza per la tutela della proprietà intellettuale, per la ricerca di canali di distribuzione e di vendita, per le attività di promozione e marketing e la ricerca di clienti. L’obiettivo dell’intesa è quello di favorire lo sviluppo dei prodotti Made in Italy nel mercato cinese. L’accordo si espliciterà nelle prossime settimane con una serie di incontri bilaterali i quali prevedono anche il monitoraggio di alcune aree intorno a Shanghai. Proprio in questa municipalità, nel distretto di Changning, verrà inaugurato il primo “Italian Goods Promotion Center”, importante punto di riferimento per la cooperazione tra Italia e Cina e per l’affermazione delle PMI italiane nella Repubblica Popolare Cinese.

venerdì 6 agosto 2010

Shanghai M&A Club...i cinesi la pensano così

Shanghai, 6 Agosto h. 10.00
Tra i compiti che mi sono stati affidati dall'azienda presso cui sto lavorando, rientra l'online marketing e, dato che tenere i contatti con l'Italia in questi giorni di mare e sole non impegna molto, gran parte delle mie giornate sono occupate da ricerca e produzione di notizie "focus Cina" e discussioni su blog e social networks. Anche se noiosa all'apparenza, in realtà è un'attività interessante e mi sta permettendo di scambiare opinioni e punti di vista con numerosi professionisti, oltre ad ampliare le mie conoscenze personali riguardo il business nella RPC.
Ieri cercando spunti su Linkedin, una richiesta di contatto: vengo indicata come compagna di università da un senior student in Fudan. Incuriosita, approfitto dell'invito per conoscere il futuro amico cinese e, rotto il ghiaccio, vengo a conoscenza di "Shanghai M&A Club", il gruppo presso cui sta svolgendo uno stage. Formalmente indicata come un'associazione non profit dipendente dall'ufficio di Shanghai della China Mergers and Acquisitions, si tratta di un soggetto aggregatore di figure di alto profilo, imprenditori e managers e, per missione, collabora con multinazionali, consolati e organi regolatori per diffondere informazioni valide riguardo i processi di M&A con lo scopo di "boom Chinese M&A market".
Assopito a lungo dato il controllo dello Stato e le numerose limitazioni, il mercato degli M&A cinese sta effettivamente scoppiando, grazie al clima favorevole venutosi a creare a partire dall'entrata della Cina nel WTO e con l'ntroduzione della nuova normativa nel 2006 che ha segnato il punto di svolta. Todd Marin, a capo dell'investment banking nell'Asia-Pacific per JP Morgan Chase & Co., lo stima come il più grande mercato della regione, escludendo il Giappone, riferendosi al 36% delle transazioni totali che lo hanno coinvolto quest'anno (fino a Luglio).
Davanti alla richiesta di iscrivermi al gruppo su Linkedin rimango titubante, ma per non essere scortese accetto con riserva di non essere una grande esperta in materia. Non passa molto e il mio amico mi ringrazia: "Don't worry-aggiunge-nobody is an expert. I've just joined the group last week. M&A is always shrouded in secrecy, plus the courses that university offer never go very deep in the subject. Nevertheless it's an interesting and lucrative field".

lunedì 14 giugno 2010

Green economy: la Cina attira il business dello smaltimento dei rifiuti

La Cina, assieme ad altri paesi emergenti come gli Emirati Arabi, l’India, l’Uganda, la Nigeria e lo Zimbawe, apre le porte alle aziende occidentali che producono tecnologie verdi. Nello Jiangsu, infatti, la Repubblica Popolare Cinese sta costruendo il suo primo impianto per il trattamento delle batterie al litio; verrà realizzato nel distretto di Yandu, dove operano già molte imprese dell’Information Technology, e sarà il primo di una serie si strutture del parco tematico dedicato alla tutela dell’ambiente in progetto.
A Shanghai, invece, esiste già un impianto per il recupero dell’acciaio, realizzato dalla società tedesca Cronimet e con una capacità di 250mila tonnellate. La struttura ha come clienti Baoshan Iron & Steel Co. E Taiyuan. La Cina, infatti, è uno dei più grandi consumatori di acciaio al mondo, ma ne ricicla solo il 20%, diversamente dall’Occidente che ne ricicla il 75%. Proprio per questo le possibilità di investimento sono molto grandi, così come dichiarato nei giorni scorsi proprio in Cina dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

lunedì 7 giugno 2010

La Fiat pianifica il rientro sul mercato cinese

Durante la giornata italiana all’Expo di Shanghai, avvenuta il 2 giugno scorso, il presidente della Fiat, John Elkann, ha ribadito che la Cina rappresenta per la casa automobilistica italiana una grande opportunità e quindi il gruppo sta pensando ad un incremento della propria presenza nel paese asiatico.
Fiat è assente dal mercato cinese da circa quattro anni, dopo che nel 2007 ruppe la partnership con Nanjing Automotive. Da allora la presenza di Fiat in Cina si è limitata a veicoli commerciali e vetture d’importazione.
Magneti Marelli inaugurerà prossimamente uno stabilimento a Jiading, distretto automobilistico di Shanghai, grazie alla joint venture creata con la locale Saic. Nel 2012, invece, Fiat aprirà una fabbrica nella provincia di Guandong, dove produrrà modelli assieme al nuovo partner locale, Guangzhou Automobile Group. Inizialmente la produzione si limiterà ad una linea ”made in China”, e successivamente si passerà a modelli europei. Guangzhou sembra essere un parner promettente per Fiat, dato che è il principale costruttore automobilistico della provincia di Guandong e vanta collaborazioni con grandi marchi internazionali.

venerdì 21 maggio 2010

Le opportunità del distretto di Pudong, Shanghai

Nella zona est di Shanghai si trova un’area di 1210 Kmq che rappresenta in qualche modo la crescita economica della città: è il moderno distretto di Pudong, sorto nel 1990 in seno al processo di apertura e sviluppo della Cina, e che nel 2009 ha registrato un PIL pari a 400 miliardi di yuan. Pudong nasce all’interno dell’area finanziaria e commerciale della città, Lujiazui, zona di interesse nazionale ed internazionale, e si è sviluppato in settori particolarmente innovativi per la gestione della città e l’applicazione di nuovi metodi di sviluppo economico. Recentemente si sta puntando sul settore amministrativo, tra cui risulta importante il raggiungimento di efficienza e alta qualità per attirare aziende e talenti nella zona. Il distretto concentra inoltre molte risorse nel campo scientifico e tecnologico, con particolare attenzione all’high-tech e ai servizi. Notevole in questo senso è il parco hi-tech di Zhangijan, creato nel 1992, in cui vengono sperimentate le tecnologie più recenti e in cui trovano posto le multinazionali che operano nei settori dei circuiti integrati, biofarmaceutici e servizi informatici.
Tuttavia, ciò su cui non si è ancora investito molto è lo sviluppo sociale: nel prossimo futuro saranno necessarie riforme e progetti per migliorare la qualità della vita della popolazione, dando spazio all’evoluzione ecologica e all’energia sostenibile.