Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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giovedì 15 dicembre 2011

Rallentamento economico della Cina: quale impatto sulle imprese italiane?

Il lieve calo dell’economia cinese registrato negli ultimi tre trimestri potrebbe avere, nei prossimi mesi, delle conseguenze sull’export italiano, i cui operatori, però, al momento non sembrano preoccuparsi.

Negli ultimi anni la sorprendente crescita cinese ha attirato numerose imprese italiane alla ricerca di nuovi sbocchi, soprattutto nei quattro settori tipici del Made in Italy. Le potenzialità ancora enormi della Repubblica Popolare, tuttavia, devono fare i conti, oggi, con un rallentamento dell’economia nazionale, dovuta in parte a politiche sbagliate e in parte alla crisi internazionale.
Alcuni operatori italiani, parlando al Sole 24 Ore, dichiarano di avvertire un calo dei rendimenti in terra asiatica e iniziano a chiedersi se nel prossimo futuro l’impatto sull’export tricolore sarà negativo. Il comparto delle macchine utensili, ad esempio, ha perso lo 0,4% nei primi 8 mesi dell’anno, ma il Dragone rappresenta ancora il 12,8% della produzione totale. Nel caso del legno arredo, settore che ha puntato la maggior parte delle risorse sulla Cina, registra nel Paese asiatico l’8% dell’export. Il mercato cinese vale attualmente circa 60 milioni di euro e reggerà grazie al fatto che l’arredamento si può proporre ad una fascia medio-alta di clienti. Anche nella moda non si vedono gravi conseguenze per il momento, e l’unico cambiamento potrebbe esserci per i marchi che si rivolgono alle fasce medie.
In sostanza, l’opinione generale è che chi è già presente e consolidato sul territorio cinese, non avrà ripercussioni in seguito al rallentamento economico, ma anzi potrà beneficiare la corrente debolezza dell’euro, che favorisce in qualche modo le esportazioni. Le difficoltà potrebbero esserci, invece, per chi ancora non è approdato in Cina e per chi stava pianificando un ingresso nella Repubblica Popolare. In ogni caso, la maggior parte degli investitori è convinta che, data la precaria e debole situazione italiana, orientarsi verso i nuovi mercati sia l’unica scelta per sopravvivere.

mercoledì 9 novembre 2011

Cina primo mercato di esportazione per la meccanica italiana

Il settore della meccanica italiana trova in Cina un terreno molto fertile per l’export: la Repubblica Popolare apprezza la qualità e l’innovazione del Made in Italy.

Un altro settore del Made in Italy, quello della meccanica, vede nella Cina il mercato più importante per l’export: il Dragone assorbe il 14% delle esportazioni del settore italiano ed è meta preferita anche del maggior competitor del nostro paese: la Germania.
In particolare, il comparto più importante risulta essere quello della meccanica utensile, con un valore mondiale di 45 miliardi di euro di cui 16 miliardi della Cina, la cui crescita e del 47% su base annua. Nel 2010 il Paese asiatico è diventato anche il primo produttore mondiale per un valore di 10 miliardi di euro. L’Italia, quarto posto a livello globale con i suoi 3,9 miliardi di fatturato di cui 2,5 all’estero, ha venduto in Cina macchine utensili per 350 milioni di euro, con una crescita del 4,6%; tra le macchine più vendute ci sono quelle speciali ad alta performance come grandi torni a cinque assi, rettifiche, fresatrici-alesatrici, presse per la deformazione dei metalli, ma anche componenti quali mandarini e teste di lavorazione.
Interessanti i dati relativi, poi, ai macchinari per il tunnelling, di cui si ha un recente esempio di successo con l’azienda italiana SELI. L’azienda, infatti, ha firmato un accordo di fornitura da 28 milioni di dollari con la ditta di costruzioni cinese Gezhouba, sbaragliando i concorrenti americani e tedeschi. SELI fornirà una macchina per scavare gallerie, la TBM, che verrà prodotta presso la cinese HSP con design italiano. La consegna del primo macchinario avverrà entro 10 mesi, cui seguiranno altre 30 macchine simili da realizzarsi nel giro di 5 anni. La macchina verrà impiegata per scavare un tunnel in Etiopia che fa parte di un impianto idroelettrico commissionato a Gezhouba dal governo etiope.
In generale, comunque, il settore della meccanica italiana risulta essere forte in tutto il Far East; il solo continente asiatico copre il 60% della produzione mondiale.

mercoledì 1 giugno 2011

Le aziende di macchine utensili si preparano per la Cina

Per sostenere le aziende italiane di macchine utensili in Cina, Ucimu e Ice hanno ingaggiato un manager locale che analizzerà la domanda cinese valutando le opportunità di business del mercato per le nostre imprese.

L’esplorazione del mercato cinese da parte del settore delle macchine utensili italiano è cominciato nell’aprile scorso, in occasione della fiera CIMT (China International Machinery Tool Show) svoltasi a Pechino. L’evento, interamente dedicato al comparto della costruzione di macchine utensili, ha permesso l’incontro tra gli operatori mondiali di diversi settori: automotive, ferroviario, aeronautico, infrastrutture e navale. La Cina rappresenta attualmente uno sbocco fondamentale in questo ambito, dopo che nel 2009 si è confermata primo produttore ed importatore mondiale. Nel 2010, inoltre, il Paese asiatico ha importato macchine dall’Italia per 350 milioni di euro, con un incremento del 4,6% rispetto al 2009, e attestandosi così il primo cliente con il 15% dell’export Made in Italy. Per molte aziende del comparto, la Repubblica Popolare non è solo un Paese low cost, ma, contrariamente, si presta all’individuazione di nicchie che necessitano di «impianti flessibili, customizzati e con elevata produttività».
L'Italia si è presentata alla manifestazione con la migliore tecnologia da esportazione e gli operatori che hanno partecipato hanno potuto raccogliere preziosi contatti, su cui ora occorre fare una scrematura. Data la complessità dell’ambiente cinese, l’Ucimu, associazione dei costruttori di macchine utensili e robot, ha coinvolto i propri affiliati in un’iniziativa promossa dall’Ice che vede la “familiarizzazione” tra le aziende italiane di Minhu Zhang, manager cinese che si impegnerà a facilitare le opportunità di business tra le realtà nostrane e quelle cinesi del settore.
Zhang si trova in queste settimane in Italia e sta studiando alcune imprese del nostro territorio per poter incrociare le loro caratteristiche con la domanda cinese di macchine utensili, operanti nei settori automotive, aerospazio, energia, stampaggio, ferrovie, elettrodomestici e meccanica generale. Le imprese italiane interessate al Dragone hanno, infatti, espresso l’esigenza di un distributore o comunque di una figura locale che le aiuti a penetrare il mercato, sia da un punto di vista linguistico che logistico.
Compito di Zhang sarà quello di monitorare le barriere tariffarie, analizzare l’ambiente competitivo, le politiche di cooperazione, le strategie di sviluppo e le azioni del governo, oltre ad analizzare i canali distributori e monitorare le fiere in loco. Inoltre, le aziende interessate verranno puntualmente fornite di un report sulle opportunità e i cambiamenti del mercato cinese. Il progetto, che avrà inizialmente durata di due anni, passerà poi alla fase successiva, che consiste nel sostenere le imprese nel presidio effettivo del mercato, anche tramite forme di aggregazione. Nell’ambito di tale iniziativa si svolgerà, inoltre, la missione in Cina dell’Ucimu del prossimo novembre.