Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
Visualizzazione post con etichetta normative Cina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta normative Cina. Mostra tutti i post

venerdì 30 dicembre 2011

Indebitamento delle amministrazioni locali

Oltre una decina di amministrazioni locali cinesi stanno ritardando i pagamenti degli interessi sui prestiti: situazione finanziaria critica

La situazione finanziaria delle amministrazioni locali cinesi sembra entrata in una fase di crisi da qualche tempo: molte sono le società controllate dai governi locali che hanno stanno ritardando i pagamenti degli interessi sui prestiti erogati dagli istituti di credito. Se ad ottobre 2011 a chiedere la proroga concessa dalla China Banking Regulatory Commission erano solo determinate agenzie finanziarie controllate da amministrazioni locali, ora sono sempre più le società maggiormente indebitate. Secondo le stime, infatti, una decina tra queste stanno posticipando i pagamenti per un valore complessivo di circa 3,6 miliardi di euro.
Nell’ottobre scorso erano state varate alcune manovre per venire incontro alle amministrazioni su questo fronte: era, dunque, stato avviato un progetto pilota che permetteva ai governi locali di finanziare il rispettivo debito pubblico, contrariamente a quanto previsto dalla riforma del 1994, che voleva centralizzare i conti degli enti locali. Ciò è stato possibile anche grazie alla creazione delle LIC (Local Invetsment Companies) nel 2008, agenzie semipubbliche che offrono come garanzia la terra di proprietà dello Stato in cambio di prestiti per realizzare infrastrutture, opere pubbliche e immobili.
A causa di questa complessità organizzativa, risulta difficile quantificare esattamente a quanti ammonti il debito pubblico delle amministrazioni locali: secondo i dati dell’Ufficio Nazionale dei Revisori dei Conti, il 25% del debito scadrà entro la fine del 2011, il 17% entro il 2012 e l’11% alla fine del 2013. Tuttavia, Standard & Poor’s fornisce un dato più allarmante in merito: nel 2009 risulta raddoppiato l’indebitamento delle società locali cinesi, a fronte, però, di un aumento delle entrate fiscali di solo il 20%.

giovedì 29 dicembre 2011

Riforma dell’Iva sui servizi

Nel 2012 verrà avviato un programma pilota per la modifica del sistema delle imposte indirette in Cina, che riguarderà l’erogazione di servizi.

La Repubblica Popolare ha deciso di migliorare il sistema di riscossione delle imposte, incentivando lo sviluppo delle modern service industries. Lo State Council, infatti, avvierà, a partire dal nuovo anno, un programma pilota che permetterà l’applicazione dell’Iva alle prestazioni di servizi. Attualmente, infatti, il regima Iva è applicato solo alla vendita di beni con un’aliquota del 17%, mentre per i servizi vige il sistema della Business Tax (BT), con un’aliquota del 5%. Tale meccanismo, però, risulta svantaggioso per le imprese perché incide notevolmente sui margini.
L’obiettivo del governo centrale ora è quello di estendere l’Iva a livello nazionale entro due anni. In fase inziale le categorie coinvolte saranno quelle dedicate alla ricerca e sviluppo, consulenza tecnica, trasporti, logistica, contabilità, consulenza fiscale e legale. La normativa, inoltre, si applicherà anche tra le consociate dei gruppi multinazionali. Il programma verrà reso operativo innanzitutto a Shanghai nell’ambito delle pilot industries e dei trasporti, dove accanto alle aliquote Iva del 17% e del 123% si aggiungeranno due nuove aliquote dell’11% e del 6%.
Le conseguenze per le industrie dei servizi saranno decisamente vantaggiose, anche per le prestazioni dall’estero. Nell’acquisto di servizi, infatti, si verificherà una importante riduzione dei costi e per le società significherà l’eliminazione dal costo del venduto della percentuale fiscale della BT.

mercoledì 7 dicembre 2011

La nuova legge sulle Ong e la disabilità in Cina

La nuova legge all’esame del governo del Guangdong sulla registrazione delle Organizzazioni non governative riaccende il dibattito sulla situazione dei disabili in Cina.

Il governo del Guandong sta esaminando una nuova legge sulle Ong, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 1° luglio. Si riapre il dibattito sui portatori di handicap e sulla loro condizione nella società cinese: secondo alcuni, la nuova legge rappresenta un passo avanti non tanto nel campo della registrazione delle Ong, quanto nella visione che la Cina riserva ai portatori di handicap, categoria relegata ai margini del sistema sociale. Per motivi di natura culturale e politica, infatti, la società cinese ha sempre avuto una sorta di repulsione nei confronti dei i disabili che non di rado venivano tenuti chiusi in casa e discriminati. “La Cina ha sempre avuto un atteggiamento molto difficile nei confronti della malattia. Ma in questi ultimi tempi qualcosa sta cambiando: nei mesi scorsi, ad esempio, abbiamo organizzato una cena di gala per raccogliere fondi a favore dei nostri assistiti. E, per la prima volta, è stato un gruppo di cinesi a fornirci quello che ci serviva. Di solito sono gli stranieri a fare la parte principale”, ha di recente dichiararto un dipendente impiegato presso una casa famiglia per disabili a Guangzhou.
Nel dettaglio, secondo la bozza, la provincia più ricca del Dragone si prepara a eliminare la figura del “patrono governativo”, obbligatoria per tutte le Ong intenzionate a registrarsi e quindi a operare nel territorio cinese: spesso si tratta di un controllore del governo che, limitandone l’operato sociale e quindi la possibilità di contribuire a un’adeguata integrazione dei disabili nel contesto sociale, costituisce il maggiore ostacolo per le Ong.

mercoledì 30 novembre 2011

La Cina entra nel mercato dei vaccini

Grazie alle regole più severe e ai numerosi controlli imposti dal governo nel settore farmaceutico, la Cina potrà vendere, nel giro di due anni, vaccini a costi ridotti.

Nonostante gli scandali che hanno riguardato il settore farmaceutico cinese negli ultimi anni, la Repubblica Popolare si prepara ad entrare nel mercato dei vaccini a costi ridotti. Il Paese asiatico ha dimostrato di poter essere al pari degli standard internazionali, tanto che lo scorso marzo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che l’Autorità per la sicurezza dei farmaci di Pechino è conforme ai requisiti internazionali. Questo riconoscimento permetterà ora di sottoporre i singoli vaccini all’organizzazione entro due anni per venderli successivamente alle Nazioni Unite e alla Gavi raggiungendo le popolazioni più povere. Il primo vaccino potrebbe essere quello contro l’encefalite giapponese, malattia che può condurre anche al decesso.
Già nel 2009 una ditta farmaceutica cinese fu in grado di sviluppare, dopo solo 87 giorni, il primo vaccino contro la febbre suina. Oggi in Cina esistono 30 aziende che producono circa un miliardo di dosi annuali, un record mondiale. Il merito di questi successi è dovuto anche alle misure intraprese dal governo per aumentare i controlli e le sanzioni in caso di irregolarità. L’Oms, comunque, continuerà a verificare la sicurezza dei vaccini.

venerdì 11 novembre 2011

Aprire una società commerciale in Cina

Con i costi elevati per l’apertura di un RO in Cina, sempre più investitori prediligono la società commerciale. Ecco alcuni dettagli per la costituzione di una FICE. 

Dopo che negli ultimi anni il governo cinese ha introdotto diverse limitazioni ai RO delle imprese straniere, una valida alternativa per gli investitori è quella della FICE (Foreign Invested Commercial Enterprise), forma societaria che permette di: importare ed esportare, vendere al dettaglio e all’ingrosso, avviare un franchising, svolgere attività di controllo, post vendita e altri servizi sul suolo cinese. Inoltre, la FICE è un’organizzazione economica, grazie ai vantaggi fiscali di cui gode. Ha a disposizione due forme: la WFOE, società a totale partecipazione straniera, o la joint venture con un socio cinese.
La legislazione di riferimento è quella stabilita dalle Disposizioni Amministrative sugli Investimenti Esteri nel Settore Commerciale entrate in vigore nel 2004. Per poter avviare una società commerciale è necessario disporre di una buona base economica, avere una capacità operativa commerciale avanzata e una estesa rete di vendita internazionale. Per quanto riguarda il capitale minimo, i requisiti variano a seconda del settore industriale e su base regionale.
Il processo di costituzione di una FICE si sviluppa in tre fasi: pre-registrazione, registrazione e post-registrazione. Nella prima fase l’imprenditore straniero dovrà rivolgersi alla State Adminsitration for Ibndustry and commerce (SAIC), che verificherà l’accettabilità del nome societario. Ciò che è vincolante in questo caso è il nome cinese e non la sua traduzione, Nella seconda fase l’investitore dovrà fornire la licenza commerciale (o certificato di costituzione), il conto bancario e prove di affidabilità creditizia. Il certificato di approvazione verrà rilasciato dall’ufficio locale del Ministero del Commercio, dopodiché saranno necessari 30 giorni per la registrazione presso la Adminsitration of Industry and Commerce. In seguito alla registrazione e all’ottenimento della licenza commerciale, l’investitore dovrà effettuare altri registrazioni.

giovedì 27 ottobre 2011

L’acquisizione in Cina

L’acquisizione in Cina è un’operazione che permette numerosi vantaggi ma risulta in alcuni aspetti ancora complessa richiedendo tempo e investimenti.

Tra i canali d’ingresso più interessanti che gli imprenditori hanno a disposizione per entrare in Cina, si sta facendo sempre più strada lo strumento delle acquisizioni. Con le riforme economiche e la forte crescita del Paese asiatico, infatti, le operazioni di acquisizione hanno subito una certa accelerazione e in molti casi sono preferite alle greenfield per i vantaggi che offrono. Esse permettono di evitare iter burocratici eccessivamente lunghi e garantiscono un’analisi del mercato più celere e specifica. A ciò va aggiunto che la giurisdizione cinese che riguarda le acquisizioni si sta adeguando al mercato moderno, abbandonando la complessità e la confusione che la caratterizzava fino a qualche tempo fa.
Tuttavia, alcuni aspetti del mondo imprenditoriale cinese rendono questa scelta ancora difficile per molti gruppi occidentali; tra le problematiche riscontrate vi sono: valutazioni elevate, difficoltà gestionale del management locale e l’età giovane degli imprenditori cinesi. Per ovviare a queste criticità risulta necessario conoscere a fondo il mercato locale e tutti i processi e le normative riguardanti questo tipo di operazioni, conoscenze che si stabiliscono nel lungo periodo.
Esistono alcune realtà italiane di successo in questo campo che possono offrire una valido esempio. Biesse, azienda pesarese produttrice di macchinari per la lavorazione del legno, ha recentemente acquisito il 70% di Centre Gain Group, gruppo cinese attivo nel settore da 25 anni. L’azienda italiana è stata per anni sul territorio cinese solo attraverso una filiale commerciale che le permetteva buoni risultati ma non proporzionali alla crescita del mercato locale, dove il boom edilizio ha permesso di raggiungere numeri da record. Dopo anni di impegno da parte delle proprie risorse sul campo nella creazione di relazioni con fornitori e concorrenti, Biesse è riuscita a ottenere credibilità. Ora l’azienda continuerà ad essere guidata da uno dei soci co-fondatori e con l’acquisizione ha ricavato un terreno a Dong Guan, nel Guangdong, importante area industriale.

venerdì 14 ottobre 2011

Nuova tassa sulle terre rare

Le aziende operative nel settore delle terre rare in Cina dovranno pagare una nuova tassa decisa dal governo centrale per ridurre l’estrazione dei metalli e il conseguente inquinamento.

Il governo di Pechino ha introdotto una nuova tassa sulle terre rare: le aziende del settore dovranno così pagare tra il 5% e il 10% dei loro profitti al fisco cinese. Si tratta dell’ennesima misura intrapresa dalla Repubblica Popolare per equilibrare il comparto delle Ree, metalli piuttosto rari ma utili in molte industrie a livello globale.
Il Dragone ha recentemente intrapreso una linea dura nei confronti dell’estrazione di terre rare, soprattutto verso il mercato illegale, in quanto si tratta di elementi tossici e quindi molto dannosi per l’ambiente. Il settore, inoltre, è particolarmente complesso, dato che, oltre alla difficoltà e alla pericolosità dell’estrazione, il vantaggio redditivo di un’azienda si verifica solo nel momento in cui riesce ad estrarre enormi quantitativi di Ree, ovvero grandi percentuali per tonnellata. A ciò si deve aggiungere la difficoltà nel reperire personale esperto o con una formazione adatta al comparto: figure quali esperti minerari e chimici che abbiano dimestichezza con le terre rare sono poche nel mondo e per la maggior parte di nazionalità cinese o russa.
Attualmente la Cina detiene il monopolio di Ree, grazie ai numerosi siti di cui dispone e agli investimenti nella formazione di personale che ha effettuato negli ultimi decenni. Tuttavia, a causa della conseguente scarsa disponibilità dei metalli in questione, nuovi siti estrattivi verranno resi operativi nel giro di due anni: Lynas in Australia, Moolycorp negli USA, Stans Energy in Asia.

martedì 6 settembre 2011

Normative ambientali più rigide per le aziende in Cina

Il Governo di Pechino promuove la tutela ambientale introducendo nuove tasse e norme più severe in materia, a cui le aziende dovranno adeguarsi.

Tra le priorità della Cina dichiarate nel nuovo Piano Quinquennale c’è la tutela ambientale; il governo di Pechino si è fatto molto più rigido in materia, introducendo nuove regole e programmi per ridurre l’inquinamento. Da qui al 2015 il Dragone investirà ben 450 miliardi di dollari nella tutela ambientale; entro cinque anni verranno costruiti 4 mila nuovi impianti per il trattamento delle acque reflue e continuerà l’impiego di fonti di energia rinnovabile, per le quali il Paese asiatico è al primo posto nel mondo. Secondo il nuovo Piano, la Repubblica Popolare dovrà ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2020 e il consumo energetico dovrà scendere del 16% per ogni dollaro di output; inoltre, entro il 2011 il consumo di acqua dovrà essere ridotto del 7%.
Le normative più stringenti hanno colpito maggiormente le aziende, sia cinesi che italiane, sulle quali gravano rigidi standard , test e nuove tasse. Le licenze per poter aprire stabilimenti in loco sono ancora più difficili da ottenere, mentre il rispetto delle norme ambientali cinesi sono ormai indispensabili per poter chiedere prestiti ad alcune banche. In determinati settori, come quello chimico, ad esempio, vengono richiesti ulteriori test oltre a quelli internazionali, con conseguenti costi extra.
Tre sono le nuove tasse che verranno applicate a tutte le aziende: carbon tax per chi supera i livelli di emissioni di carbonio, green tax, per i maggiori inquinatori e resource tax, imposta del 5% sulle risorse naturali.
I settori in cui si avranno maggiori spese, comunque, saranno quello metallurgico, aeroportuale e del cemento, in quanto producono più emissioni e hanno costi elevati per la riconversione degli impianti.

venerdì 12 agosto 2011

Convegno contro la contraffazione cinese

Nel mese di luglio si è tenuto l’incontro dal titolo “Cina, il mercato oltre la muraglia” incentrato sul tema della piaga della contraffazione nel mercato cinese e le conseguenze che questa comporta sull’attività delle imprese italiane.

Nel mese di luglio si è tenuto l’incontro dal titolo “Cina, il mercato oltre la muraglia” incentrato sul tema della piaga della contraffazione in Cina e le conseguenze che questa comporta sull’attività delle imprese italiane. Il relatore Giovanni de Sanctis, responsabile dell’IPR Desk Anticontraffazione con sede a Pechino ha sottolineato la necessita di adottare delle strategie di tutela preventiva dei propri prodotti appoggiandosi a strutture accreditate.
In questo senso l’IPR Desk Anticontraffazione svolge un ruolo molto importante in quanto si occupa del monitoraggio delle dinamiche di mercato, delle relazioni con le istituzioni cinesi e con l’Agenzia delle Dogane, fornendo un sostegno concreto alle imprese italiane che desiderano difendere le loro creazioni sul mercato cinese.
Tale convegno risponde alla necessità delle imprese italiane di venire a conoscenza di tutti mezzi possibili per muoversi nel mercato cinese ed evitare raggiri. Molto spesso, infatti, le imprese sono impreparate e subiscono truffe e copia del marchio.
Il Presidente della Cosmit, Carlo Guglielmi, ha evidenziato, inoltre, il fatto che il Paesi dell’Unione Europea non sono allineati per quanto riguarda le normative doganali, il che causa delle discriminazione a livello di controlli: l’Italia, infatti, è soggetta a controlli molto più rigidi rispetto ad altri paesi, subendo un pregiudizio.

mercoledì 27 luglio 2011

La Cina apre il mercato delle emissioni

I media cinesi annunciano l’avvio di un progetto pilota per la riduzione di gas inquinanti attraverso un mercato di compravendita delle emissioni di CO2.

Il problema dell’inquinamento in Cina rimane serio e uno dei punti focali del programma governativo, motivo per cui diverse sono le iniziative intraprese da parte delle autorità. Per ridurre le emissioni di CO2 il Paese asiatico ha tracciato alcune linee guida che serviranno a fronteggiare, da un lato l’elevato tasso di inquinamento e, dall’altro la crescente urbanizzazione e il consumo energetico in aumento.
Tra le iniziative, il Dragone ha deciso di avviare un progetto pilota per la creazione di un mercato nazionale di compravendita delle emissioni di carbone. Il programma prevede l’introduzione di un tetto massimo di emissioni industriali e l’applicazione di tariffe punitive per le industrie che supereranno tali limiti. In sostanza, le aziende inquinanti e che dispendono maggior energia acquisteranno i diritti di emissione delle imprese più virtuose; a ciò verranno aggiunte anche nuove politiche in materia. Il progetto partirà inizialmente nelle principali città, che lo attueranno entro il 2013, dopodiché si estenderà al resto del Paese entro il 2015.
Con questa iniziativa la Repubblica Popolare potrà essere in grado di rispettare il proprio impegno che consiste nella riduzione tra il 40% e il 45% dei gas dannosi entro il 2020. Nonostante la Cina, come gli altri Paesi emergenti, non sia vincolata dal Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni entro il 2012, rimane una delle nazioni che più si impegna per contrastare il fenomeno.

giovedì 21 luglio 2011

Made in Italy in Cina: le regole per non sbagliare

Non sempre investire in Cina è sinonimo di successo per le imprese italiane: è importante conoscere quali sono i rischi e le scelte più adeguate.

Nonostante la Cina rappresenti per il nostro Paese un partner fondamentale, le aziende italiane che vi approdano non sempre hanno avuto il successo sperato, registrando clamorosi fallimenti. Sulla base degli errori commessi da alcune imprese, anche molto note, le società di consulenza cercano in questo periodo di fornire consigli per non ricadere negli stessi tranelli.
Due sono gli errori più comuni che si commettono: Il primo consiste nel penetrare il mercato cinese con lo stesso approccio che si applica in Italia o in altri Paesi, senza capire che non tutti i prodotti o servizi possono essere adattati nel Dragone. La diversità culturale nei Paesi emergenti è fondamentale e anche nelle contrattazioni può fare la differenza: un classico esempio è la diversa concezione del tempo.
Il secondo errore, soprattutto negli ultimi tempi, è pensare ancora che la Cina sia un Paese low cost, dove produrre e commerciare costa poco; ormai la Repubblica Popolare non può più essere considerata in questo modo, basta pensare ai recenti aumenti di salari per la manodopera, all’elevata inflazione e agli aumenti dei costi anche delle materie prime.
Parlando di risorse umane, molti sono i passi falsi: spesso non ci sono i manager adeguati da spendere nel Paese asiatico e si mandano figure che lavorano in Italia, ma non specializzate per il mercato asiatico.
Per quanto riguarda il metodo di penetrazione del mercato, molte aziende si limitano ad esportare senza investire in progetti a lungo-medio termine in loco; inoltre, spesso ci si affida ad un unico partner locale, mentre sarebbe consigliabile cercare un controllo diretto tramite proprie filiali in più zone o stipulando accordi commerciali senza partecipazione societaria.
In termini finanziari, è utile conoscere a fondo la situazione fiscale del Paese, al fine di valutare correttamente il fabbisogno finanziario; in un territorio così vasto, poi, ogni distretto avrà un sistema differente. Analogo discorso vale per le questioni giuridiche: è importante monitorare non solo i cambiamenti normativi, piuttosto frequenti in Cina, ma anche le diversificazioni a livello locale. In questo campo, inoltre, è opportuno fare attenzione al metodo di applicazione delle leggi, spesso affidate alla libera interpretazione delle autorità. Regola fondamentale in Cina è poi quella di tutelare sin dall’inizio la proprietà intellettuale, visti i numerosi casi di contraffazione.
Infine, è sbagliato pensare che le opportunità della Repubblica Popolare si concentrino esclusivamente nelle grandi metropoli: negli ultimi anni sono sorti importanti distretti industriali anche nelle aree meno conosciute del Paese, zone dall’elevato valore di produttività e di business che andrebbero conosciute e sfruttate.

giovedì 9 giugno 2011

Export: la Cina deve adeguarsi agli standard internazionali

L’Unione Europea impone duri limiti alle merci provenienti dalla Cina; il Dragone ora dovrà adeguarsi a misure anti-dumping e a standard di sicurezza internazionali.

Frequentemente la Cina viene accusata da Ue e altri Paesi occidentali di esportare beni non a norma, sia da un punto di vista qualitativo che di logiche commerciali. In qualità di seconda economia mondiale, la Repubblica Popolare, però, dovrà ora pensare a qualche forma di adeguamento, tendenza che sembra già in atto.
Nel settore della carta, un provvedimento è stato preso dall’Unione Europea: verranno infatti imposti dei dazi compensativi per cinque anni sull’importazione della carta patinata dalla Cina. Da anni, infatti, il Dragone esporta carta di alta qualità a prezzi molto bassi, facilitando così l’acquisto della merce. Sebbene la Ue importi carta cinese per pochi milioni di euro (nel 2009 erano 130 milioni), ora ha deciso di intervenire con una politica di dazi, in seguito alla segnalazione della Cepifine (associazione europea dei produttori di carta di qualità). Tale provvedimento nei confronti della carta cinese è, peraltro, già in vigore da tre anni da parte degli Stati Uniti.
Diversa la questione per quanto riguarda i giocattoli cinesi: i prodotti per bambini, infatti, sono risultato positivi ai test di sicurezza, che hanno rilevato tracce di sostanze chimiche dannose per pelle, fegato e reni. I giocattoli del Dragone, quindi, devono ora adeguarsi agli standard internazionali, che prevedono l’adesione alla certificazione ISO 8124 per le funzioni meccaniche, la combustione e le sostanze chimiche. In particolare, molta attenzione dovrà essere fatta sull’utilizzo di ftalati, su cui Unione Europea e Stati Uniti hanno imposto molti limiti. Pechino ha dichiarato che si adeguerà alle normative fissando gli stessi limiti dell’Europa, iniziando dalle tettarelle in plastica dei biberon.
L’adeguamento della Cina permetterà agli operatori commerciali di avere più garanzie sui prodotti importati dal Paese asiatico e di poter commerciare nel pieno rispetto delle regole internazionali.

lunedì 6 giugno 2011

Assicurazione obbligatoria per i lavoratori in Cina

Dal prossimo 1 luglio una legge estenderà la previdenza sociale ai lavoratori stranieri in Cina, con conseguente aumento dei costi per le aziende con sede nel Paese asiatico.

Sebbene non sia ancora chiaro in che modo entrerà in vigore, dal primo luglio sembra che la Cina introdurrà la sua prima legge in ambito sociale, frutto di un provvedimento approvato lo scorso ottobre. Secondo quanto dichiarato dal Ministero cinese delle Risorse Umane e della Previdenza Sociale, infatti, i lavoratori stranieri della Repubblica Popolare saranno obbligati a dotarsi di un’assicurazione e, quindi, le aziende presso cui lavorano dovranno pagare un contributo, non si sa bene se obbligatorio o volontario, pe l’assistenza medica statale, le pensioni, gli infortuni sul lavoro, i sussidi di disoccupazione e la maternità.
La normativa riguarderà circa 600 mila individui che lavorano attualmente nel Dragone e si stima che, per le aziende, la legge comporterà una spesa di 200 dollari al mese per dipendente, che andrà a sommarsi ai costi di produzione.
Ciò significa che, con l’aumento generalizzato dei salari dello scorso autunno, questa novità inciderà non poco sulla convenienza delle aziende straniere a delocalizzare in Cina. Già da tempo, infatti, i movimenti sociali che stanno interessando il Paese asiatico fanno pensare ad un cambiamento significativo nel mondo del lavoro del Dragone, in particolare per ciò che riguarda la manodopera basso costo. Nel giro di qualche anno, infatti, è probabile che la Repubblica Popolare riesca ad attirare investimenti stranieri non tanto per i costi contenuti, ma sempre più per la grande domanda e la capacità produttiva.

giovedì 12 maggio 2011

Settore farmaceutico: nuovi controlli per la sicurezza

Nei prossimi mesi partirà una campagna di controlli nel settore farmaceutico che avrà lo scopo di verificare la qualità dei medicinali di base e di garantire la sicurezza dei cittadini cinesi.

Dopo la campagna di controlli nell’agroalimentare, la Cina si prepara ad una nuova missione sulla sicurezza, questa volta nel campo farmaceutico. Nel 2010, infatti, sono aumentate dell’8,4% le segnalazioni di effetti indesiderati riguardanti, in particolare, i farmaci anti-infettivi ed i prodotti della medicina tradizionale cinese, registrando 690 mila casi anomali. A ciò si aggiunge anche l’incremento dei prezzi delle materie prime utilizzate per i medicinali, verificatosi negli ultimi mesi.
Al fine di tutelare la sicurezza dei consumatori e regolare la produzione farmaceutica cinese, l’Amministrazione di Stato per la Supervisione degli Alimenti e dei Farmaci ha, quindi, deciso di avviare una campagna di controlli sia sulla qualità dei farmaci essenziali che sulla medicina tradizionale cinese. L’operazione includerà l’analisi dei processi di produzione dei farmaci e i luoghi di origine delle materie prime, nonché ispezioni nelle strutture del settore di tutto il Paese. Ciò porterà progressivamente all’istituzione di un meccanismo di controllo strutturato per tutti i medicinali di uso più frequente.
La campagna riguarderà una rosa piuttosto ampia di aziende cinesi: nel Dragone, infatti, ci sono 2.822 industrie farmaceutiche solo per la produzione di farmaci di base. Attraverso i controlli, le autorità sperano di poter migliorare la tutela della salute dei cittadini e di avviare misure preventive che eliminino rischi e scandali, tristemente noti nella Repubblica Popolare.

giovedì 5 maggio 2011

Tre nuovi centri italo-cinesi per le PMI

La collaborazione tra amministrazione italiana e quella cinese ha dato il via all’apertura di tre centri che sosterranno le PMI italiane e cinesi e ne incentiveranno le relazioni.

Lo scorso 25 aprile il Ministro italiano per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, assieme al ministro cinese della Scienza e della Tecnologia, Wan Gang, ha inaugurato a Pechino il nuovo centro italo-cinese sul trasferimento tecnologico. Si tratta di un supporto per le PMI italiane e cinesi che promuoverà le relazioni tra le diverse realtà nell’ambito della tecnologia e della protezione della proprietà intellettuale. Il Centro offrirà un’assistenza giuridica, tecnica e amministrativa che ridurrà il rischio legato alla proprietà intellettuale; inoltre, si occuperà anche della promozione, tutela e valorizzazione delle imprese sul territorio.
Altra inaugurazione è stata quella per il nuovo centro di Shanghai, anch’esso frutto della cooperazione tra l’amministrazione italiana e quella cinese, dedicato al design e dell’innovazione. E’ invece in previsione un terzo centro di e-governament e cloud computing.
Affiancheranno le tre realtà le rispettive sezioni italiane, che verranno aperte a Roma (per il design e l’innovazione), a Milano (per il trasferimento tecnologico) e a Torino (per l’e-governament e cloud computing).

venerdì 8 aprile 2011

La Cina limita le acquisizioni straniere

Una normativa del marzo scorso emanata dal Ministero del Commercio Cinese introduce forti limitazioni alle operazioni di multinazionali e fondi internazionali di alcuni settori strategici come i macchinari e l’agroalimentare.

Se, da un lato La Repubblica Popolare Cinese si sta espandendo a livello internazionale nei nuovi Paesi emergenti, dall’altro inizia a regolare l’accesso degli stranieri al proprio mercato. Il 5 marzo scorso, infatti, il Ministero del Commercio cinese ha introdotto una nuova norma che regola, di fatto, l’acquisizione di aziende cinesi da parte dei grandi Gruppi e multinazionali straniere. La legge, che dovrà essere poi integrata dai consueti regolamenti applicativi e che quindi ora lascia un certo margine di interpretazione, prevede la richiesta di una autorizzazione preventiva per le operazioni ritenute minacciose per la stabilità o sicurezza del Paese o che prevedono la cessione di tecnologie strategiche.
Nello specifico, i settori che sono coinvolti risultano essere: l’industria, l’energia, le telecomunicazioni, i trasporti, l’agricoltura e i macchinari, ambiti, questi ultimi, particolarmente gettonati dagli investimenti stranieri. Per i controlli dei singoli casi è, inoltre, prevista la costituzione di una apposita commissione composta da membri di vari Ministeri.
Non tutti i tipi di investimenti saranno oggetto di tale novità, ma solo quelli delle multinazionali e dei fondi internazionali che vedranno, quindi, innalzare i costi delle operazioni estere in Cina. Tra i primi casi che risultano aver visto applicare la legge in oggetto c’è la Coca-Cola, la cui acquisizione di un produttore locale di succhi di frutta è stata bloccata dal governo cinese.
Al momento, gli investitori italiani non sono eccessivamente colpiti dalla normativa, in quanto non ci sono Gruppi industriali che possano fare grandi acquisizioni nel Paese asiatico. Inoltre, per alcuni settori, come quello della meccanica, le attività imprenditoriali italiane e cinesi risultano essere complementari e quindi le operazioni tricolore non vengono ostacolate.

mercoledì 6 aprile 2011

In Cina i controlli alimentari bloccano il 50% dei produttori caseari

I caseifici cinesi sono stati sottoposti ad un severo controllo da parte delle autorità, con il risultato che metà hanno dovuto fermare l’attività definitivamente perché non a norma e le importazioni alimentari sono destinate ad aumentare.

La Sicurezza alimentare in Cina sembra essere un tema sempre più sentito: dallo scandalo del latte contaminato nel 2008, infatti, sono state imposte norme e controlli più severi sulla qualità alimentare dei prodotti al fine di consolidare il settore eliminando le piccole imprese e quelle non regolari.
I produttori lattiero-caseari, in particolare, sono ora obbligati a dotarsi di un macchinario che rilevi la presenza di additivi. Recentemente, inoltre, l’Amministrazione Generale per il Controllo Qualità ha fatto fermare metà dei caseifici nazionali in seguito ad un controllo a tappeto: su 1.176 aziende, 426 non hanno ottenuto il rinnovo della licenza e sono state costrette alla chiusura definitiva, mentre 107 potranno riprendere l’attività quando miglioreranno gli standard di produzione e la qualità dei prodotti. In sostanza, solo il 55% cento dei produttori è risultato a norma. I dati variano, comunque, da zona a zona: la situazione peggiore si è registrata nella Provincia dello Yunnan, dove solo il 30% ha ottenuto il rinnovo, nello Zhejiang invece la percentuale è del 50% e a Pechino 25 produttori su 35 sono risultati in regola.
Nonostante l’irrigidimento da parte delle autorità, comunque, il latte in polvere adulterato è ancora distribuito nei supermercati in Cina e le conseguenze a livello commerciale sono state la crescita delle importazioni alimentari, soprattutto del latte per bambini: nel 2008, l’import pesava per il 40% e nel 2010 è arrivato al 50%. Altri comparto del settore alimentare assieme a quello caseario che ha perso la fiducia dei consumatori è quello dell’allevamento di maiali, in cui sono stati denunciati alcuni produttori dello Hennan che utilizzano farmaci stimolanti nell’alimentazione dei suini.
Fino a che la sicurezza non verrà garantita totalmente, quindi, le importazioni dall’estero nell’agroalimentare saranno prevalenti, con conseguente crisi per i produttori locali.

lunedì 21 marzo 2011

La Cina rallenta la corsa al nucleare

In seguito al dramma del Giappone e all’allerta radiazioni, anche la Cina ha deciso di rivedere il suo programma di potenziamento nucleare previsto per sopperire all’enorme domanda energetica del Paese.

Il Consiglio di stato cinese, presieduto dal premier Wen Jiabao, ha deciso nei giorni scorsi di rivedere il programma di potenziamento nucleare del Paese, visto l’allarme di Fukushima in Giappone. Il Dragone, difatti, aveva pianificato la realizzazione di un grande numero di centrali (circa il 40% delle centrali mondiali), di cui una dozzina già in fase di costruzione e 25 in fase di progettazione, per un totale di 400 gigawatt entro il 2050. L’obiettivo era quello di soddisfare il fabbisogno energetico del Paese, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili provenienti dall’estero e limitando l’impatto ambientale del carbone, che attualmente copre il 70% della domanda energetica e produce l’83% delle emissioni di gas serra della Repubblica Popolare.
Fino a qualche tempo fa il nucleare in Cina è stata una voce poco sentita: al momento il Paese dispone di 13 reattori distribuiti in 4 centrali che producono il 2% dell’elettricità nazionale; inoltre, la tecnologia a disposizione in questo campo non è mai stata particolarmente avanzata e il Dragone ha sempre dovuto importare il know how necessario dall’estero. Solo negli ultimi anni si è presa in considerazione l’idea di puntare sull’energia nucleare per soddisfare il crescente fabbisogno, tanto che la Cina ha dichiarato di aver sviluppato una nuova tecnologia per riprocessare il combustibile nucleare esaurito.
Ora, però, la paura proveniente dal Giappone sta rimettendo in gioco i programmi nucleari di molte nazioni, Cina compresa. Il governo di Pechino ha predisposto un test sia sui reattori già in funzione che su quelli in fase di progettazione, per verificarne il rispetto degli standard di sicurezza. L’esito dei test e, presumibilmente, l’evoluzione della situazione giapponese decreteranno il futuro energetico della Cina e di altri Paesi, con un probabile ed ulteriore sviluppo delle fonti rinnovabili.

venerdì 18 marzo 2011

In Cina più tutela di marchi e proprietà intellettuale stranieri

Negli ultimi anni la Cina sta dimostrando una minor tolleranza nei confronti di fenomeni quali la contraffazione e la concorrenza sleale a danno delle imprese straniere; la recente vittoria giudiziaria di Ariston sembra confermarlo.

Nella Repubblica Popolare Cinese si sta assistendo ad un’evoluzione giudiziaria riguardante il rafforzamento della tutela di marchi e proprietà intellettuale, anche stranieri. Il 31 marzo prossimo, infatti, si concluderà un’importante campagna promossa dal governo cinese il cui lo scopo era diffondere l’importanza della tutela di proprietà intellettuale e dimostrare l’impegno delle autorità cinesi in questo ambito dinnanzi alla comunità internazionale. Difatti, tra le principali difficoltà riscontrate dagli investitori esteri in Cina si rilevano la contraffazione di marchi e la concorrenza sleale, tuttora fenomeno molto diffuso. I tribunali locali, inoltre, hanno sempre manifestato un certo favoritismo nei confronti di soggetti locali, compromettendo le attività straniere. Ora, però, sembra che le cose siano migliorate, grazie anche a nuove interpretazioni di leggi emanate in materia; negli ultimi anni, la Corte del Popolo di Shanghai e le autorità dei grandi centri urbani hanno dimostrato di risolvere le controversie con professionalità ed imparzialità, garantendo la certezza della giustizia agli operatori esteri.
Un esempio di recente rilievo per il nostro Paese è la vittoria giudiziaria di Ariston: un competitor cinese del gruppo tricolore, infatti, aveva utilizzato per anni il nome “Arisitun”, commerciando prodotti quasi uguali all’impresa italiana. M&B Marchi e Brevetti srl e Ariston Thermo China Co. Ltd, quindi, hanno deciso di citare in giudizio la concorrente ottenendo dal tribunale di Shanghai la condanna di Foshan Shunde Arizhu Electric Appliance Co.Ltd per contraffazione del marchio, concorrenza sleale e uso di ragione sociale simile al marchio italiano. L’azienda cinese è stata condannata a risarcire 300.000 yuan, a cancellare il proprio sito web e a pubblicare l’ammissione dell’atto di contraffazione e concorrenza sleale. Si tratta di una vittoria doppiamente significativa, in quanto rappresenta il primo caso per aziende produttrici di beni di riscaldamento e comfort; infatti, rimangono ancora i prodotti di beni ad alta tecnologia i più tutelati e con una protezione estesa del marchio.
Nonostante il clima di cambiamento, comunque, si consiglia sempre di tutelarsi sin dall’inizio delle proprie attività nel Paese asiatico, registrando i propri marchi e i titoli di proprietà industriale, anche stipulando contratti previsti dall’ordinamento cinese.

mercoledì 2 marzo 2011

Nuovo aumento dei salari minimi in Cina

Per far fronte alla recente crisi inflazionistica e alla diminuzione del consumo interno, le autorità cinesi hanno deciso di aumentare i salari minimi a partire da tre grandi città: Shanghai, Pechino e Nanchino.

Per raggiungere l’obiettivo di rafforzamento della domanda interna del Paese, esplicitata nel dodicesimo Piano Quinquennale, la Cina comincia intervenendo sugli stipendi dei lavoratori. Shanghai, Pechino e Nanchino saranno le tre città che nei prossimi mesi vedranno crescere il salario minimo mensile; la scelta di applicare la nuova misura in queste tre metropoli è dovuta al fatto che proprio qui si è registrata maggiormente la crisi inflazionistica dei mesi precedenti, con conseguenze negative sui prezzi e, quindi, sul consumo interno.
A Shanghai il salario aumenterà già dal 1 aprile prossimo e vedrà un innalzamento pari al 14% mensile, che porterà lo stipendio a 1.280 yuan (130 euro); la paga oraria crescerà, così, del 22% arrivando a 11 yuan. A Pechino, invece, l’applicazione della nuova paga si verificherà posteriormente ed i salari, attualmente pari a 800 yuan mensili (80 euro), aumenteranno del 10%; a Nanchino, invece, gli stipendi passeranno da 850 a 960 yuan.
A seguire, l’aumento dei salari minimi si estenderà progressivamente ad altre regioni, tra cui la provincia dello Zhejiang e quella del Guangdong.
Si tratta di una nuova misura, quella dell’aumento delle paghe dei lavoratori, che andrà a riguardare anche tutte le realtà produttive straniere presenti in Cina; l’aumento del costo del lavoro, infatti, sarà uno dei fattori che maggiormente incideranno sugli investimenti esteri nei prossimi anni.