Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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giovedì 22 novembre 2012

La Cina compra in Europa

Nei primi sei mesi del 2012 sono state acquisite 27 società nell’Ue. Lo shopping cinese in Europa non conosce crisi.

Secondo un recente studio nell'Unione europea la Cina ha battuto un nuovo record: sono state infatti sottoscritte 27 acquisizioni di società europee, raggiungendo il livello degli Stati Uniti nel 2011, confermando il trend dello scorso anno (11 miliardi investiti). Nella prima parte dell’anno, ben nove transazioni hanno avuto inoltre un valore superiore a 1 miliardo di dollari.
Il 21,3% delle acquisizioni cinesi riguarda aziende del settore energetico; ben 7 su 27. Poi vengono le società ad alto contenuto tecnologico.
La strategia di Pechino è innanzitutto quella di assicurarsi le tecnologie chiave e il know how da poter importare e diffondere in patria.
Nei primi sei mesi del 2012 le transazioni e le fusioni di società nel Paese sono diminuite del 25% anche se l’attività all'estero è rimasta pressoché stabile (solo -6%).
Nella classifica che tiene conto del giro d'affari, emerge un’altra tendenza: il tentativo di farsi strada usando il cosiddetto soft power. Il 10,9% dei fondi totali, infatti, sono stati investiti in società di media e nell'industria dell'entertainment.

venerdì 3 febbraio 2012

Aiuti all’Europa dalla Cina?

Il Premier cinese Wen Jiabao promette ad Angela Merkel di sostenere il fondo europeo di stabilità.

L’Europa rappresenta il mercato più vasto dell’export cinese: proprio al fine di risolvere la crisi del debito europeo, il Premier cinese Wen Jiabao ha promesso ad Angel Merkel, in visita nel Paese, un possibile sostegno da parte della Cina al fondo europeo di stabilità, dichiarando a tal proposito “La Cina sta considerando un maggiore coinvolgimento nel risolvere la crisi del debito dell’Europa”, anche se non è stato precisato attraverso quali strumenti il gigante asiatico potrebbe intervenire al fine di sostenere il meccanismo europeo per la stabilità e il fondo finanziario di stabilità.
I 3.200 miliardi di dollari, ovvero le riserve di valuta straniera della Cina, sono considerati come una possibile fonte per risolvere le difficoltà presentate dalle economie europee, schiacciate dai debiti sovrani. Allo stesso tempo l’intervento della Cina gioverebbe al Paese stesso visto che nell’ultimo anno le esportazioni verso l’Unione Europea e gli Stati Uniti si sono ridotte: come ha sottolineato il Premier cinese risolvere la crisi del debito europeo è “urgente e importante” e , dal momento in cui l’Europa rappresenta il maggiore mercato per l’export del Dragone, un Euro stabile potrebbe avere “un grande impatto” sulla stessa Cina.

martedì 29 novembre 2011

Il CIC investirà nelle infrastrutture di Europa e USA

La Cina investirà capitale in Europa e negli Stati Uniti già dal prossimo anno: il CIC è interessato alle infrastrutture occidentali mentre il governo di Pechino comprerà asset di Paesi europei.

In un editoriale del Financial Times, il presidente di China Investment Corporation Lou Jiwei ha annunciato che il Fondo Sovrano cinese, che dispone oggi di riserve per oltre 400 miliardi di dollari, investirà nelle infrastrutture europee e statunitensi. Obiettivo degli investitori cinesi, infatti, è quello di diversificare il più possibile: se prima le operazioni all’estero li coinvolgevano solo in qualità di fornitori, oggi desiderano partecipare attivamente ai progetti e al loro sviluppo.
Il CIC è una realtà basata su principi commerciali ed economici ed è slegata dai piani governativi, motivo per cui non ne segue le dinamiche politiche; tuttavia, gli investimenti che ricerca sono necessariamente ad alta redditività e a rischi contenuti. Per questo, al momento risultano esclusi dai piani di investimento del Dragone i Paesi europei fortemente indebitati. La prima destinazione degli investimenti del Fondo sarà il Regno Unito, dove il CIC collaborerà con i gestori di fondi o investendo direttamente nel settore delle infrastrutture.
Il governo di Pechino, nel frattempo, ha dichiarato di essere interessato ad acquistare asset europei e già dall’anno prossimo invierà una delegazione di investitori cinesi in Europa per comprare aziende europee, promuovendo così il commercio e gli investimenti bilaterali. Il ministro del Commercio cinese Cheng Deming, però, chiarisce che l’Europa deve compiere alcuni passi, tra cui eliminare gli ostacoli normativi per l’entrata di capitale cinese e fronteggiare la crisi del debito. In cambio, la Repubblica Popolare aprirà alle imprese europee, soprattutto in campo finanziario.

martedì 22 novembre 2011

Progetti europei per il Programma di Governance Ambientale

L’Unione Europea promuove la partecipazione al Programma di Governance Ambientale della Cina, invitando i partner europei locali a presentare progetti ecosostenibili a fronte di un finanziamento fino al 75%.

Nell’ambito della cooperazione tra Europa e Cina, un ruolo di prim’ordine è dato al settore ambientale, attualmente oggetto del Programma di Governance Ambientale (EGP) della Repubblica Popolare. Si tratta di un piano volto a promuovere il rispetto dell’ambiente nel Dragone, operando su più fronti: il coinvolgimento dell’opinione pubblica nelle questioni ambientali, anche attraverso la facilitazione della circolazione di informazioni e la presenza dei cittadini nelle decisioni chiave; la regolamentazione giuridica delle tematiche ambientali e l’incentivo ai privati per un maggior impegno nelle attività sostenibili. Tutto ciò si concretizzerà grazie a progetti di partnership a livello locale e iniziative ambientali a livello nazionale, che permetteranno il coinvolgimento di soggetti stranieri con progetti idonei agli obiettivi dichiarati.
L’Unione Europea promuove la partecipazione al programma EGP tramite la Delegazione UE in Cina, la quale mette a diposizione un budget pari a 11.250.000 euro per lo sviluppo di partnership che mettano in campo province, municipalità e altri enti locali. Potranno presentare i progetti tutti i soggetti presenti nel territorio cinese con i loro partner europei: persone giuridiche, ONG, università e programmi di ricerca, centri in collaborazione con autorità locali, studi legali e organizzazioni internazionali.
I progetti dovranno avere una durata massima di un anno e potranno ricevere un finanziamento tra 300.000 e 1.000.000 di euro, pari al 75% dei costi ammissibili. Il concept note dovrà essere presentato per una pre-selezione il 3 gennaio 2012 o il 14 maggio 2012.

mercoledì 16 novembre 2011

Export in calo, ma aumentano gli IDE

L’economia cinese risente della crisi occidentale, a causa della quale si riducono le esportazioni del Dragone mentre aumentano le importazioni.

La crisi che sta ancora assediando l’Europa si ripercuote anche in una delle economie più in crescita di questi anni, ovvero la Cina. Nella Repubblica Popolare, infatti, la debolezza del Vecchio Continente ha provocato un significativo calo delle esportazioni, dal momento che nel 2010 le merci europee hanno rappresentato circa un terzo della produzione cinese. Secondo i dati del Ministero del Commercio di pechino, nel mese di ottobre le esportazioni cinesi hanno toccato il loro livello più basso dal 2009, crescendo del 15,9%. Di pari passo, invece, aumentano le importazioni, in particolare dai tre principali partner commerciali del Dragone: USA con + 20,5%, Australia con + 36,7% e Unione Europea con +28,2%.
In conseguenza di questo trend si sta riducendo il surplus commerciale della Cina che nel mese scorso si è attestato a 17 miliardi di dollari, contro i 24,9 miliardi attesi. Secondo le previsioni, entro la fine del 2011 il surplus arriverà a 150 miliardi di dollari, con una diminuzione pari a 30 miliardi. Tale fenomeno va anche legato alle misure del governo centrale attuate per ristabilire l’equilibrio commerciale, aumentando proprio la voce dell’import.
Resistono alla crisi gli IDE in Cina, che nel periodo gennaio-ottobre 2001 hanno attirato flussi pari a 95 miliardi di dollari, con una crescita del 15,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I settori dove si registra maggior incremento sono i servizi, con un aumento del 20,7%, e il manifatturiero cinese, con +11,7%.

mercoledì 2 novembre 2011

Si potenziano i rapporti sino-italiani nel turismo

Diversi accordi e iniziative avviate quest’anno sono volte a facilitare i flussi turistici tra Italia e Cina, confermando le potenzialità del settore per entrambi i Paesi.

Il turismo è uno dei settori che negli ultimi anni offre ottime opportunità per i rapporti di business tra Cina e Italia; il nostro Paese rappresenta una grande attrattiva per i turisti cinesi, grazie ai suoi prodotti, allo stile di vita, al cibo, ai paesaggi e alla cultura. I flussi di visitatori dal Dragone è in costante crescita, ma è vero anche il contrario: sempre più italiani, per affari o per piacere si recano nella Repubblica Popolare. Alla luce di ciò, numerosi sono gli accordi e le iniziative volte a potenziare questo settore.
Lo scorso 17 ottobre, si è svolta la Quarta Riunione della Commissione parlamentare di collaborazione Italia-Cina, costituita con l’Accordo di collaborazione parlamentare del 2001. In occasione di questi incontri si discute dei temi di maggior interesse comune e nei lavori di quest’anno, oltre ai rapporti commerciali ed economici, sono stati presentati il progetto Marco Polo e le prospettive negli scambi studenteschi e interscambi culturali.
In agosto, inoltre, è partita la tournee italiana di Enit “Italy comes to you”, alla quale è stata legata una manifestazione volta a promuovere l’Italia nella provincia di Zhejiang. L’iniziativa consiste nel dedicare un intero mese al nostro Paese presso il governo locale, organizzando presso l’albergo 5 stelle extra lusso Dragone Hotel di Hangzhou una serie di mostre, sfilate, conferenze e incontri di cucina.
Infine, arriva dall’Unione Europea un sostegno burocratico decisamente incentivante: lo scorso 24 ottobre, infatti, il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, e il ministro cinese del turismo Shao Qiwei hanno firmato un accordo Ue-Cina per facilitare la cooperazione sui visti a scopo turistico. L’intesa prevede la creazione di centri Ue ad hoc nei Bric e l’incentivo della traduzione dei moduli per ottenere il visto Schengen.

giovedì 29 settembre 2011

European Business in China Position Paper 2011

Pubblicato l’European Business in China Position Paper 2011, che indaga il contesto cinese e le opportunità di business per le imprese europee.

Il 22 settembre scorso si è tenuta a Roma la presentazione dell’European Business in China Position Paper, strumento annuale pubblicato dalla Camera di Commercio Europea in Cina. Nel documento vengono riportate osservazioni ed indicazioni sul clima imprenditoriale cinese, fornite da Gruppi di Lavoro e Forum rappresentativi di vari settori del business europeo in loco e dalla testimonianza di circa 500 aziende attive sul mercato cinese. L’obiettivo del Position Paper è quello di approfondire le prospettive del mercato per poter sviluppare nuovi investimenti.
Ciò che è emerso nel coso di quest’anno è, in sostanza, che il progresso cinese si conferma: le performance delle imprese sono migliorate sia in termini economici che di crescita, così come l’importanza strategica del Dragone a livello internazionale. Tuttavia, parallelamente si registra un’intensificazione della competizione, sia per le aziende locali che straniere, oltre ad un aumento dei prezzi delle materie prime e dei costi delle risorse umane. Inoltre, secondo il 43% dei membri della Camera di Commercio Europea, le politiche governative negli ultimi due anni sono diventate ancora più discriminatorie.
Il documento si ripropone, poi, di fornire dei consigli alle autorità economiche cinesi al fine di incentivare l’apertura del Paese; in particolare si sottolinea l’importanza dei seguenti punti: potenziare l’accesso al mercato, migliorare la trasparenza e la prevedibilità nella legislazione, migliorare l’efficienza delle normative, incoraggiare l’innovazione attraverso la protezione dei diritti della proprietà intellettuale. Infine, il Position Paper vuole anche essere uno spunto per gli operatori economici europei, incitando la promozione degli investimenti sino-europei e lo sviluppo di una politica europea coordinata verso la Cina.

martedì 20 settembre 2011

Allarme miele dalla Cina

L’Italia ha aumentato l’importazione di miele proveniente dalla Cina, sul quale però scatta l’allarme OGM della Coldiretti.

Il 50% del miele venduto in Italia viene importato da Argentina e Cina; nel 2011 il nostro Paese ha addirittura triplicato l’import del prodotto dalla Repubblica Popolare, in quanto non è in grado di provvedere autonomamente alla soddisfazione della domanda interna.
Tuttavia, come per altri beni Made in China, sorgono numerose polemiche legate alla sicurezza e alla garanzia di qualità del miele importato. La Corte di Giustizia Ue, infatti, ha lanciato un allarme sul miele proveniente dal Dragone, in quanto potrebbe essere costituito da polline ottenuto da OGM, e che quindi non può essere venduto privo di apposita autorizzazione, contrariamente a ciò che accade in alcuni Paesi extraeuropei come la Cina. Per tutelare i consumatori, la Coldiretti sostiene che la Commissione Europea dovrebbe rispettare il pronunciamento della Corte di Giustizia sottoponendo il miele e gli integratori alimentari a base di polline di origine cinese ad una autorizzazione all’immissione.
Per ora, l’unica garanzia è sul miele prodotto in Italia, che grazie al sistema di etichette obbligatorie, certifica l’assenza di OGM.

giovedì 15 settembre 2011

La Cina in aiuto della Ue

La Cina conferma il suo intento di accorrere in aiuto dell’Europa attraverso un programma di investimenti locali.

Wen Jiabao si è recentemente pronunciato sulla crisi sul debito dei Paesi sviluppati, sostenendo che un primo intervento deve essere fatto dagli stessi governi interessati tramite politiche fiscali e monetarie efficienti, come incentivi all’occupazione e tagli al deficit. Tuttavia, il premier cinese ha confermato che la Repubblica Popolare è pronta ad intervenire in aiuto delle nazioni europee con una serie di investimenti locali.
Il sostegno del Dragone non è del tutto disinteressato: l’Unione Europea, infatti, è il primo partner commerciale della Cina, e quindi una crisi europea danneggerebbe, di riflesso, anche tutte le aziende locali che puntano soprattutto all’export, ovvero la maggior parte. Inoltre, la Repubblica Popolare avrebbe posto una conditio sine qua non: i leader europei dovrebbero rafforzare le relazioni con il Paese asiatico, ovvero riconoscere alla Cina lo status di economia di mercato, riconoscimento che, comunque, dovrebbe verificarsi nel 2016.
L’intervento del Dragone dimostra ancora una volta che le problematiche occidentali sono osservate con interesse dai Paesi emergenti; I BRIC, infatti, stanno considerando l’ipotesi di acquistare obbligazioni europee: i ministri delle Finanze dei quattro Paesi si riuniranno la prossima settimana a Washington per elaborare un piano volto a stabilizzare la situazione dei mercati globali.

giovedì 1 settembre 2011

Anti dumping UE anche per le piastrelle cinesi

Con 15 voti favorevoli e 10 contrari, l’Unione Europea ha adottato, lo scorso 12 agosto, la proposta di regolamento per rinforzare e rendere permanenti le misure anti dumping nei confronti delle piastrelle Made in China.

Le esportazioni cinesi a basso costo verso l’Europa sono viste come una minaccia per le imprese occidentali, che rischiano così di perdere in competitività; per molte categorie di prodotto provenienti dalla Repubblica Popolare, quindi, negli ultimi tempi sono state adottate misure protezionistiche da parte della UE.
L’ultima disposizione applicata riguarda le piastrelle in ceramica, le cui importazioni dalla Cina sono cresciute con tassi superiori al 20% annuo. La UE ha approvato la proposta di regolamento per l’introduzione di norme anti dumping nei confronti delle piastrelle cinesi, misure che entreranno in vigore nei prossimi mesi e saranno permanenti per i prossimi 5 anni con un’aliquota al prezzo netto franco frontiera che sarà tra il 26,3% e il 69,7%.
Tuttavia, non tutti i Paesi europei sono d’accordo nell’applicazione dell’anti dumping: se l’area centro-meridionale, con Italia, Francia e Germania, preme per il protezionismo, dato che si tratta di nazioni con una forte tradizione manifatturiera che punta molto sull’export, i Paesi nordici preferiscono l’apertura al libero mercato. Pur rappresentando solo il 7% dei consumi europei, l’avanzata cinese In Europa ha causato la perdita di 15 mila posti di lavoro e la competitività è stata garantita solo grazie agli sforzi in innovazione di prodotto, tecnologica e di design. L’Italia, leader mondiale del settore, ha subito particolarmente questo fenomeno: basti pensare che l’industria italiana conta 284 aziende e 37.990 addetti, ha un fatturato di 6,5 miliardi di cui 4 provenienti dall’export. Le piastrelle di ceramica, inoltre, rappresentano il punto di forza del settore, con 172 imprese.

martedì 23 agosto 2011

Misure antidumping per le bici cinesi

La Ue chiede il rinnovo per altri 5 anni di misure anti dumping nei confronti della Cina per quanto riguarda l’esportazione dal paese asiatico di biciclette.

La Commissione Ue si prepara a chiedere, nei confronti della Cina, il rinnovo di misure antidumping e anti circumvention al 48,5% per altri 5 anni sulle esportazioni in Europa di biciclette. Per le imprese europee del settore, infatti, la Repubblica Popolare rappresenta una forte minaccia, in quanto negli ultimi anni è riuscita a conquistare enormi quote di mercato applicando prezzi inferiori anche del 50% rispetto alle concorrenti occidentali. Ciò le è possibile grazie agli incentivi governativi di cui gode sull’export e ai costi ridotti di energia e manodopera. Nonostante nel Paese asiatico la bicicletta sia ancora il mezzo più utilizzato, il Dragone detiene una sovrapproduzione di oltre 30 mila pezzi, che solo con l’esportazione in Occidente può smaltire con profitto.
Il settore delle bici nel Vecchio Continente ha un valore di produzione di circa 6 miliardi di euro e conta 60 mila addetti, ma solo nel 2009 la Ue ha importato dalla Cina pezzi per 458 milioni. L’Italia è leader europeo del comparto: ha una produzione dal valore di 1,2 miliardi, con 12 mila addetti impiegati; il nostro Paese è il principale produttore con 2,5 milioni di bici assemblate. Secondo i dati, però, la concorrenza sleale cinese sta danneggiando anche le imprese italiane: la produzione è passata dai 5,8 milioni del 1994 ai 2,5 milioni del 2010, l’export si è ridotto dai 2,7 milioni del 1995 a 1,35 milioni del 2010, mentre è cresciuto l’import, che è passato da 145 mila a 636 mila (+ 338%). A diminuire è anche il numero di imprese del settore che tra il 2000 e il 2010 è sceso del 10%. A soffrirne le conseguenze non sono solo i costruttori e assemblatori di bici ma anche chi produce componenti e accessori. Inoltre, se per le aziende cinesi sembra facile accedere al mercato europeo, è decisamente oneroso il contrario: chi tra le nostre imprese ha tentato l’approccio alla Cina ha visto applicazioni di dazi anche del 56%.
L’unica speranza, quindi, è che le misure antidumping vengano rinnovate almeno per qualche anno, fintanto che anche in Cina i costi aumentino e, nel frattempo, le aziende italiane possano innovarsi. Tuttavia, la decisione della Ue non è così scontata; c’è infatti chi potrebbe limitare l’efficacia del provvedimento, come il Nord Europa e le lobby cinesi.

giovedì 9 giugno 2011

Export: la Cina deve adeguarsi agli standard internazionali

L’Unione Europea impone duri limiti alle merci provenienti dalla Cina; il Dragone ora dovrà adeguarsi a misure anti-dumping e a standard di sicurezza internazionali.

Frequentemente la Cina viene accusata da Ue e altri Paesi occidentali di esportare beni non a norma, sia da un punto di vista qualitativo che di logiche commerciali. In qualità di seconda economia mondiale, la Repubblica Popolare, però, dovrà ora pensare a qualche forma di adeguamento, tendenza che sembra già in atto.
Nel settore della carta, un provvedimento è stato preso dall’Unione Europea: verranno infatti imposti dei dazi compensativi per cinque anni sull’importazione della carta patinata dalla Cina. Da anni, infatti, il Dragone esporta carta di alta qualità a prezzi molto bassi, facilitando così l’acquisto della merce. Sebbene la Ue importi carta cinese per pochi milioni di euro (nel 2009 erano 130 milioni), ora ha deciso di intervenire con una politica di dazi, in seguito alla segnalazione della Cepifine (associazione europea dei produttori di carta di qualità). Tale provvedimento nei confronti della carta cinese è, peraltro, già in vigore da tre anni da parte degli Stati Uniti.
Diversa la questione per quanto riguarda i giocattoli cinesi: i prodotti per bambini, infatti, sono risultato positivi ai test di sicurezza, che hanno rilevato tracce di sostanze chimiche dannose per pelle, fegato e reni. I giocattoli del Dragone, quindi, devono ora adeguarsi agli standard internazionali, che prevedono l’adesione alla certificazione ISO 8124 per le funzioni meccaniche, la combustione e le sostanze chimiche. In particolare, molta attenzione dovrà essere fatta sull’utilizzo di ftalati, su cui Unione Europea e Stati Uniti hanno imposto molti limiti. Pechino ha dichiarato che si adeguerà alle normative fissando gli stessi limiti dell’Europa, iniziando dalle tettarelle in plastica dei biberon.
L’adeguamento della Cina permetterà agli operatori commerciali di avere più garanzie sui prodotti importati dal Paese asiatico e di poter commerciare nel pieno rispetto delle regole internazionali.

venerdì 27 maggio 2011

La Ferrari rappresentante della cultura italiana in Cina

Lo scorso 23 maggio si è svolta la seconda edizione del “China Watcher-Maria Weber Annual Conference”: tra i temi trattati anche la percezione dell’Europa e dell’Italia da parte della Cina.

L’Europa e l’Italia viste dalla Cina, questo il tema dell’intervento di Luca Cordero di Montezemolo alla seconda edizione del convegno “China Watcher-Maria Weber Annual Conference”, organizzato dall’Istituto per gli studi di politica internazionale, in collaborazione con AgiChina24.
Nel suo discorso il presidente della Ferrari ha esortato a riflettere su tre aspetti fondamentali che caratterizzano la Cina: il crescente ruolo politico a livello internazionale, il rapido sviluppo economico e la ricchezza culturale.
In particolare l’ultimo punto risulta giocare un ruolo significativo all’interno dei rapporti tra il Dragone e l’Italia, infatti il possedere un’antica tradizione culturale fa parte della storia di entrambe le nazioni.
Ed è proprio su queste basi culturali che Cordero di Montezemolo punta l’attenzione quali strumenti per un’evoluzione dei rapporti economici tra i due paesi, infatti gli scambi culturali e il turismo, uniti ad impegno e rispetto delle regole, appaiono come presupposti fondamentali per il continuo miglioramento delle relazioni commerciali.
In questo contesto, molto importanti risultano i rapporti commerciali, al punto che il presidente della Ferrari ha invitato le PMI ad investire nel mercato cinese attraverso l’istituzione di joint venture, in quanto “la Cina è la porta di ingresso al più vasto mercato dell’Asia Orientale, piattaforma di lancio per i nostri affari economici anche in altri Paesi come il Vietnam e la Corea del Sud”.
In conclusione, Cordero di Montezemolo ha presentato la Ferrari come punto di incontro economico e culturale tra le due nazioni, infatti la casa automobilistica di Maranello è molto presente nei mercati asiatici e rappresenta la punta di diamante del made in Italy nel mondo.

giovedì 26 maggio 2011

Esportazioni: la Cina predilige ancora il vecchio continente

Nonostante la crisi e le restrizioni doganali, la Cina sceglie ancora l’Europa come prima destinataria delle proprie esportazioni, fiduciosa nella ripresa economica del vecchio continente.

Nel settore dell’export, la Cina conferma la propria predilezione per i paesi dell’eurozona nonostante la crisi monetaria che attanaglia l’Europa, almeno secondo quanto è emerso da uno studio condotto dall’Università di Economia e affari internazionali di Pechino (UIBE).
L’indagine, condotta su un campione di trecento aziende cinesi esportatrici e operanti soprattutto nel settore manifatturiero, ha messo in luce che il 52% di queste è ancora intenzionato a vendere i propri prodotti all’Europa.
La preferenza accordata nuovamente al continente europeo sembra essere alimentata dal “rafforzamento dell’euro sullo yuan che rende i prodotti cinesi estremamente competitivi”, secondo quanto sostiene Zhang Yansheng, direttore del dell’Istituto per la ricerca economica internazionale presso la Commissione nazionale per le riforme e lo sviluppo.
Sempre Zhang Yansheng avverte tuttavia che “i cinesi devono essere molto accorti: è probabile che la crisi del debito europeo peggiori e che Bruxelles decida di adottare misure commerciali contro le importazioni cinesi”.
Nonostante questi moniti, ciò che preoccupa maggiormente la aziende cinesi è il graduale apprezzamento dello yuan, anzi le eventuali conseguenze legate alla rivalutazione della moneta, infatti questa potrebbe avere un notevole impatto sulle esportazioni; tuttavia, dall’indagine appena conclusa, emerge che il 57% delle imprese intervistate non crede che si verificheranno gravi problemi operativi, per quanto il 75% è consapevole dell’impatto che comporterebbe la rivalutazione dello yuan.

martedì 5 aprile 2011

Come i cinesi percepiscono l’Unione Europea

Uno studio inglese rivela quali sono le reali percezioni dei cinesi nei confronti della Ue e degli europei: molti i pregiudizi negativi e la scarsa conoscenza delle dinamiche politiche del Vecchio Continente.

La China Policy Institute dell’Università di Nottingham ha recentemente realizzato un progetto denominato ChineseviewsofEU (Disaggregating Chinese perceptions of the EU and the implications for the EU’s China policy) volto allo studio della percezione che i cinesi hanno dell’UE. L’indagine si pone come obiettivo la possibilità di migliorare i rapporti tra i due partner commerciali potenziando le istituzioni europee nell’ambito economico, politico, culturale ed educativo. Lo studio è stato condotto analizzando campioni eterogenei di segmenti cinesi tra cui: grande pubblico, ufficiali governativi, intellettuali, uomini d’affari, operatori dei media, attivisti di ONG. In seguito, i risultati dell’indagine sono stati resi noti in occasione di una conferenza internazionale tenutasi a Londra nel febbraio scorso.
Ciò che è merso dal progetto è che i cinesi hanno una percezione delle istituzioni europee filtrata dai media nazionali, i quali danno loro una visione piuttosto superficiale delle dinamiche politiche del Vecchio Continente: pur sapendo che la UE è l’organizzazione che guida l’Europa, la popolazione asiatica non è a conoscenza delle difficoltà e le problematiche interne. Dal punto di vista sociale, invece, molti cinesi hanno alcuni pregiudizi negativi nei confronti degli europei, ritenendoli maleducati e inaffidabili, motivo per cui tendono a mantenere un atteggiamento negativo nei primi contatti con gli operatori occidentali.
Tale studio ora potrà servire per rafforzare la politica europea, ma anche le realtà economiche, culturali e formative che possano contribuire a migliorare i rapporti con la Cina. A beneficiarne sarebbero, in primis, gli investitori esteri, i quali avrebbero così meno difficoltà a stabilire contatti e relazioni basate sulla fiducia con i partner cinesi. Risulta, infatti, fondamentale nel business conoscere quali sono gli stereotipi negativi che impediscono  legami solidi tra Occidente e Oriente per gestirli poi al meglio.

martedì 29 marzo 2011

Agroalimentare Made in Italy: prime registrazioni di prodotti Dop e Igp in Cina

L’agroalimentare italiano continua a riscuotere successo in Cina ed ora arrivano riconoscimenti per due prodotti tipici della tavola italiana. Inoltre, la registrazione di beni di alta qualità si applica per la prima volta anche a prodotti cinesi venduti in Occidente.

Una buona notizia per l’agroalimentare italiano in Asia: la Cina ha riconosciuto due Indicazioni Geografiche italiane, il Grana Padano e il Prosciutto di Parma. Nei giorni scorsi, infatti, è entrato in vigore il protocollo sperimentale “dieci più dieci” approvato cinque anni fa tra Europa e Cina per le registrazioni di prodotti Dop e Igp. Si tratta di un’importante tappa per il settore tricolore, dato che gli alimenti italiani sono quelli con più mercato nella Repubblica Popolare; inoltre, tale accordo permetterà, da oggi in avanti, di evitare problematiche legate alla contraffazione e all’imitazione di marchi nel mercato asiatico, soprattutto alla luce dell’aumento considerevole dell’export dell’agroalimentare italiano. Nel 2010, precisamente, l’export di prodotti alimentari Made in Italy è arrivato a 21 miliardi di euro (+10,6%) con ottime performance non solo negli Stati Uniti ed in Europa ma anche in Cina, dove ha visto un incremento del 63%. Sempre l’anno scorso, il Prosciutto di Parma ha segnato un incremento record pari al 9,5% delle esportazioni, mentre il Grana Padano, assieme al Parmigiano Reggiano, ha avuto un aumento del 26%.
Tutto ciò a fronte di tradizioni alimentari fortemente diverse; nel Dragone, effettivamente, il consumo di prodotti lattiero-caseari è sempre stato limitato e solo ora inizia a farsi strada nella cultura locale. Per i prossimi anni si prevede un balzo ulteriore dei beni alimentari italiani, che potranno contare su un bacino di consumatori che arriverà a 120 milioni di persone nel prossimo decennio.
Il riconoscimento di alimenti di qualità, comunque, è reciproco: nel novembre scorso la pasta alimentare cinese “Longkou Fen”, la pasta Doc Made in China, è stata registrata a livello europeo tra gli alimenti a indicazione geografica protetta. In attesa di registrazione ci sono anche prodotti quali il tè alle mele e pere cinesi e l’aceto tipico dello Zhejiang.
Tuttavia, non va dimenticato che l’importazione di beni alimentari dalla Cina non è sempre sinonimo di qualità ed etica: molti prodotti agricoli che l’Italia acquista, in realtà, si è scoperto che provengono dai terreni lavorati da attivisti o dissidenti politici detenuti nei campi di riabilitazione.

mercoledì 9 marzo 2011

La Cina attacca il know how italiano

Secondo un rapporto dei servizi segreti, uno dei maggiori rischi delle imprese italiane in Cina è lo spionaggio industriale.

Tra i vari rischi che un’impresa italiana può correre in Cina, rimane quello dello spionaggio industriale “organizzato”. E’ questo lo scenario descritto all’inizio dell’anno dal vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani, che ha richiamato l’attenzione della Ue sul problema, e confermato poi dal servizio di intelligence italiana.
Sono molti, infatti, i casi di società nostrane che vengono acquisite da cinesi esclusivamente per apprenderne il know how tecnologico e sfruttarlo a proprio vantaggio facendo poi chiudere l’azienda italiana. Il fenomeno si è accresciuto in questi tempi a causa della crisi internazionale che ha indebolito le imprese all’estero e riguarda maggiormente le aziende con grandi capitali operanti in diversi settori: telecomunicazioni ed elettronica in primis, ma anche energia, biotecnologie e giochi on line. Molto spesso l’attività di spionaggio del patrimonio tecnologico, abilità tecniche e conoscenze acquisite, nonché di alterazione delle condizioni di mercato, avviene grazie ai soggetti cinesi che vengono inseriti nell’organico dell’impresa italiana. Ciò permette, tra l’altro, di sfruttare il territorio locale in cui è insediata l’impresa per affrontare il mercato europeo con più facilità.
La situazione di allarme riguarda, quindi, tutto il sistema imprenditoriale del Vecchio Continente; sono recenti i casi della Renault, che proprio in Cina avrebbe subito sottrazioni di tecnologie elettriche, e della società inglese City, a cui uomini di Pechino avrebbero rubato importanti segreti aziendali. Ciò richiede una soluzione imminente: tra le proposte vi è l’attuazione di un sistema di controllo ed autorizzazione degli investimenti stranieri applicato già in Paesi come Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Russia e Cina.

giovedì 23 dicembre 2010

Nuovi accordi commerciali in seguito ai colloqui annuali tra Cina e Unione Europea

In seguito agli annuali colloqui commerciali tra Cina e Ue sono state siglate nuove intese in ambito tecnologico e si sono discusse le recenti problematiche legate alle terre rare ed al protezionismo.

Non si è dibattuto solo di debito pubblico europeo ai colloqui annuali tra Cina e Ue, tema per cui la Cina si è dichiarata preoccupata: sono state siglate, infatti, alcune importanti intese commerciali che potranno rafforzare la cooperazione tra il Dragone e il Vecchio Continente. All’incontro, tenutosi a Pechino, hanno partecipato il ministro del commercio cinese Chen Deming, il vice premier Wang Qishan, il commissario della Ue Karel De Gucht e il vice presidente della Commissione Europea Joaquin Almunia.
In ambito tecnologico si è raggiunto un accordo per intensificare gli scambi di prodotti tra le due potenze economiche e si sono, inoltre, messe in discussione le restrizioni sull’esportazione di prodotti high-tech verso la Cina attuate dall’Europa.
Altro tema di dibattito è stata la questione del protezionismo messo in pratica dalla Repubblica Popolare Cinese, in particolare per ciò che riguarda le terre rare. L’Europa, infatti, auspica ad un’apertura del Paese asiatico alle aziende europee e a questo proposito la Cina ha garantito prezzi inferiori di acquisto per i consumatori europei e ha dichiarato che non interromperà il rifornimento dei metalli, di cui detiene il 60% delle riserve mondiali.
Il Dragone ha, inoltre, richiesto, che gli venga riconosciuto lo status di economia di mercato e preme per liberarsi dalle accuse di dumping mosse dagli USA per sospetto di violazione delle regole in seno al WTO. Al momento, solo i dazi doganali imposti dall’Unione Europea sui prodotti in ferro e acciaio provenienti dalla Cina sono stati definiti illegali dalla WTO, mentre per quanto riguarda le misure restrittive statunitense sui pneumatici cinesi il Paese asiatico dovrà attendere ancora.
Grazie a questi colloqui la cooperazione tra Cina ed Unione Europea potrebbe conoscere nei prossimi mesi una graduale apertura che favorirebbe le imprese che operano nel Paese asiatico e che non verrebbero così totalmente limitate dalla politica prudenziale e protezionistica attuata dalla Repubblica Popolare.

mercoledì 22 dicembre 2010

La solida economia cinese e la crisi dell'euro

Pechino conquista la fiducia delle agenzie di rating internazionale e vede innalzare l'indice di debito sovrano prima da Moody's e poi da S&P. Il Paese però teme la crisi globale e offre il suo sostegno all'eurozona.

L'economia cinese sembra più solida che mai in questi mesi di instabilità internazionale. Se la maggior parte dei Paesi europei vede minacciare dalle agenzie internazionali i propri rating, altre nazioni, invece, vengono "premiate".
Il rating sul debito sovrano della Repubblica Popolare Cinese, infatti, è migliorato secondo due dei principali istituti: Moody's e Standard&Poor's. Moody's è stata la prima ad intervenire nel novembre scorso, innalzando il rating cinese da A1 a AA3 a fronte della stabilità economica e delle rosee aspettative di crescita della Cina. S&P, invece, ha provveduto a modificare l'indice nelle scorse settimane, portandolo da A+ a AA-, e motivando la decisione con il basso livello di indebitamento del Paese asiatico (al 23% del PIL), la forte posizione patrimoniale e le buone prospettive di crescita. A sostenere la mossa, inoltre, è stata la capacità del governo di Pechino di reagire alle minacce alla sabilità finanziaria e le cospicue riserve di valuta straniera di cui dispone la Repubblica Popolare.
La stabilità economica della Cina si rivela fondamentale nella attuale crisi europea; il ministro del Commercio cinese, Chen Deming, ha recentemente dichiarato, in occasione degli annuali colloqui commerciali con i vertici dell'Unione Europea, che il Dragone è preoccupato per come l'eurozona gestirà la crisi ed i rischi sul debito sovrano. La Repubblica Popolare, quindi, ha deciso di sostenere l'euro, appoggiando le misure adottate dalla Ue e dal Fmi per la stabilità dei mercati finanziari. Una crisi estesa a tutti i Paesi europei potrebbe, infatti, ripercuotersi anche sulla Cina, la quale ha investito in euro gran parte delle sue riserve valutarie. In alcuni casi, come la Grecia, il Paese asiatico ha inoltre proposto un concreto aiuto alle nazioni colpite duramente dalla crisi.
Nei prossimi mesi il Dragone proseguirà con una politica monetaria prudente, ma anche con una politica fiscale attiva che affermi il ruolo rilevante del Paese a livello globale: un ulteriore segnale che la Cina sta diventando uno mercato solido per gli investimenti internazionali e meno rischioso di molti altri Paesi occidentali.

mercoledì 1 dicembre 2010

In Cina due nuove tasse per le imprese straniere

A partire dalla settimana in corso le autorità cinesi inizieranno a riscuotere due nuove tasse presso le aziende straniere presenti nel Paese al fine di uniformare il trattamento con quello riservato alle imprese locali.

Il Consiglio di Stato cinese ha annunciato alla fine di novembre l’applicazione di nuove tasse ai soggetti stranieri che investono in Cina. Si tratta di una misura presa, da un lato per rafforzare l’economia del Paese, che inizia così a configurarsi come un mercato sviluppato e non più come territorio a basso costo, e dall’altro per creare un sistema non discriminatorio per imprese estere e locali.
Le due nuove imposte consistono in una tassa sulle costruzioni ed un contributo all’istruzione e comporteranno l’aumento del 10% delle spese per gli investitori stranieri.
Secondo Ding Yang, economista del Centro di R&S del Consiglio di Stato, ciò non renderà la Cina meno appetibile, in quanto la grandezza del mercato, le risorse e la crescita economica continuano e continueranno ad attirare investimenti stranieri. Da gennaio ad ottobre 2010, infatti, gli IDE in Cina sono cresciuti del 16% rispetto al 2009 e il mese di ottobre 2010 è stato il quindicesimo mese consecutivo in cui gli IDE hanno registrato una crescita positiva.
Secondo quanto riportato dal China Daily, anche la Camera di Commercio Europea, tramite un sondaggio del giugno scorso, ha riportato che il 70% delle aziende affiliate ritiene di poter posizionare la Cina tra le prime tre destinazioni di investimenti nei prossimi 5 anni. Il giro d’affari in Asia, in effetti, è raddoppiato nell’anno in corso e la Cina ha sempre mantenuto il ruolo di leader nel mercato asiatico.