Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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mercoledì 25 gennaio 2012

La raccolta rifiuti

Dal Politecnico di Milano un progetto per la costruzione di cassonetti intelligenti per la raccolta rifiuti.

Nel corso del 2011 il Beijing Environmental Sanitation Engineering Research Institute ha deciso di portare avanti il Progetto Greenwaste in una zona centrale di Pechino, dove, nel corso della prima fase sono stati posizionati 150 cassonetti costruiti dall’impresa cinese AOTO. Il progetto ideato dal Politecnico di Milano ed in particolare dal Laboratorio di Robotica, Dipartimento di Meccanica, riguarda la costruzione di cassonetti intelligenti per la raccolta dei rifiuti urbani: l’installazione di un’apparecchiatura elettronica all’interno dei contenitori per la raccolta dei rifiuti permette infatti alle società attive nel settore di gestire i dati relativi al peso e al volume dei rifiuti, e quindi di analizzare, monitorare e programmare i processi di raccolta nelle aree urbane.
Iniziato grazie ad un finanziamento da parte del Ministero dell’Ambiente nel 2004, il Progetto Greenwaste è stato sviluppato in collaborazione con la Shanghai JiaoTong University e l'impresa italiana D'Apollonia.
Stando ai controlli effettuati nelle prime settimane, il progetto ha ottenuto risultati molto positivi, sottolineandone la validità.

lunedì 25 luglio 2011

La Cina cerca aziende italiane per lo smaltimento dei rifiuti

Lo smaltimento dei rifiuti è uno dei settori con maggiori opportunità di business per le imprese italiane: la Cina inquina ma non ha il know how adeguato per riciclare e smaltire i metalli non ferrosi tossici.

Le aziende cinesi hanno bisogno di know how specializzato per smaltire le 1.200 tonnellate di metalli non ferrosi tossici, come rame, alluminio e piombo, che utilizzano per scopi industriali. Il Governo di Pechino, infatti, ha avviato un intenso programma per ridurre l’inquinamento provocato dalle fabbriche: entro il 2015 il 40% del rame e del piombo e il 30% dell’alluminio dovranno essere riciclati, mentre le industrie più inquinanti dovranno convertire gli impianti. Nel piano dell’esecutivo sono state individuate dieci zone a cui destinare i finanziamenti per sostenere le imprese, tra cui Zhejiang, Guangdong, Shandong, Tianjin e Jiangxi per il rame, Guangdong, Zhejiang, Chongqing, Shanghai e Henan per l’alluminio e Henan, Shandong, Jiangsu e Hubei per il piombo.
Tuttavia, le imprese cinesi non dispongono del know how necessario per smaltire correttamente i rifiuti tossici e hanno bisogno di impianti efficienti, come quelli costruiti dalle aziende italiane che dispongono di tecnologie adeguate. Un esempio è la Merloni Progetti, già attiva nel Dragone dove opera nel settore dello smaltimento delle batterie esauste grazie ad un contratto con la municipalità di Chongqing. Le opportunità di business in questo campo, quindi, sono enormi per le realtà tricolore; solo nel 2010 sono state smaltite 2 miliardi di tonnellate di rifiuti urbani, con una crescita dell’11% negli ultimi 5 anni. Lo stesso governo italiano ha attivato 200 progetti da 324 milioni di euro e il ministero dell’Ambiente ha in programma altri importanti investimenti per la sostenibilità ambientale in Cina.
Tra le strategie più adeguate per penetrare il mercato cinese in questo ambito si parla molto di consorzi; nei giorni scorsi Cmra (China non ferrous metal industry association) e Cobat (consorzio per lo smaltimento dei rifiuti industriali) hanno firmato a Roma un accordo quadro per l’avvio di una collaborazione di sistema. Il progetto prevede l’adesione delle aziende con il know how adeguato e una missione nei prossimi mesi per aderire al protocollo anche a Pechino.

mercoledì 27 aprile 2011

La metalmeccanica italiana si espande in terra cinese

Sempre più numerose grandi aziende italiane del settore dell’ingegneria meccanica approdano in Cina con impianti di alta tecnologia per esportare il proprio know how in collaborazione con i colossi locali.

Le competenze italiane nella metalmeccanica sono molto richieste in Cina, dove invece si trovano capacità produttive e finanziamenti che in Italia spesso mancano. Numerosi sono gli esempi di nomi illustri del Made in Italy che si stanno espandendo nella Repubblica Popolare, che spaziano dalla produzione di acciaio, alla costruzione di impianti e alle progettazioni meccaniche in diversi campi.
Uno fra tutti è il caso del Gruppo Marcegaglia, che ha recentemente inaugurato il suo primo impianto nel Dragone a Yangzhou, Jiangsu, dove ha realizzato il più grande investimento industriale italiano degli ultimi dieci anni. L’impianto, che copre circa 714 mila mq e avrà 500 addetti, produrrà a pieno regime 200 mila tonnellate di saldati, 100 mila trafilati a freddo, 70 mila inox e 30 mila tubi di refrigerazione per l’industria dell’automotive, della meccanica di precisione, dell’energia e dell’idraulica. La produzione, comunque, sarà destinata interamente all’estero: il 60% alla Cina e il restante 40% ai mercati dell’Estremo Oriente. La scelta del Gruppo Marcegaglia è dettata dal fatto che la Repubblica Popolare produce oggi 700 milioni di tonnellate di acciaio (pari al 47% della produzione mondiale); inoltre, il Sistema Paese è particolarmente favorevole, in quanto le autorità locali hanno supportato l’ingresso della società nel mercato locale.
Nella costruzione di impianti si segnala Merloni Progetti, società di ingegneria del Gruppo Merloni, che realizzerà per il gruppo cinese Haier, primo produttore mondiale di elettrodomestici, sette impianti per il recupero dei frigoriferi. Inoltre, verranno costruiti anche due impianti per il trattamento ed il riciclo degli accumulatori al piombo. La Cina, infatti, si sta adeguando per la questione dello smaltimento rifiuti e gli italiani sono conosciuti per la loro capacità di riciclaggio.
Infine, nell’ambito della progettazione meccanica portuale, è stata resa nota la collaborazione biennale tra Officine Meccaniche Galileo, costruttore di gru, con la cinese Sany Port Machinery, gruppo per la costruzione e vendita di macchine industriali, movimentazione container, autobetoniere, compattatori e gru. L’accordo prevede l’utilizzo del know how dell’azienda padovana per la costruzione di gru da banchina.

venerdì 22 ottobre 2010

Cooperazione tra Italia e Cina

La tecnologia italiana sarà utilizzata in Cina in un progetto di cooperazione tra i due Paesi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti tossici.

Nell’ambito della Cooperazione tra Italia e Cina è stato varato un progetto dal valore di 70 milioni di euro per la salvaguardia dell’ambiente nel Paese asiatico. La tecnologia italiana sarà utilizzata per ora nella provincia di Hubei, dove è fiorente l’industria del piombo, la cui produzione sta mettendo a rischio l’ecosistema e la salute degli abitanti. Al momento, l’azienda italiana Engitec Technologies S.p.a. ha firmato un contratto per lo smaltimento di batterie per autotrazione esauste, progetto da 17 milioni di euro, 6 dei quali forniti dall’Italia.
L’iniziativa rientra nell’obiettivo di sviluppo sostenibile varato nel nuovo piano quinquennale del PCC e prevede la creazione di un sistema di smaltimento nazionale sul modello di quello italiano. Nel futuro, quindi, ci sarà spazio per nuove iniziative nel settore che potranno coinvolgere altre imprese italiane impegnate in progetti simili, come trattamento dell’acqua, tecnologie di energie dai rifiuti, settore dei rifiuti solidi.

giovedì 2 settembre 2010

"Rifiuti"? No, opportunità

1 kg di scarti pro capite nelle grandi città, il 70% dei rifiuti solidi totali raccolto (il 60% dei quali non viene trattato prima dello smaltimento), un investimento governativo di 4.5 miliardi USD negli ultimi cinque anni e 244.8 milioni di tonnellate di rifiuti destinati al riciclo stimati per il 2013 con una crescita composita del 9,1% annuo.
Ecco alcuni numeri del "business della spazzatura", che per quanto poco sfruttato potrebbe offrire grandi prospettive alle piccole e medie imprese d'Occidente. L'industria è, infatti, animata da PMI locali che spesso e volentieri non hanno il capitale e le competenze per farla progredire in maniera sostanziale e si scontrano con difficoltà di implementazione dei processi. Questo è vero specie nella fase di raccolta, che è tutt'ora basata in larga parte su un mercato informale costituito da persone interessate a vendere al peso ciò che hanno meticolosamente sottratto alle strade.
L'expertise e le tecnologie più avanzate nello smaltimento si presentano come un investimento di valore nel lungo periodo, tenendo conto della crescita dei consumi che sostiene la crescita dei rifiuti. Il riciclaggio di carta e plastica, che costituiscono un quinto del totale dei rifiuti urbani nei centri di prima fascia, inoltre, è stato lasciato quasi completamente scoperto dalle imprese di casa creando i margini per grandi opportunità per gli imprenditori stranieri.
Monitorare. E agire.

A cura di Marta Caccamo