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venerdì 30 dicembre 2011

Indebitamento delle amministrazioni locali

Oltre una decina di amministrazioni locali cinesi stanno ritardando i pagamenti degli interessi sui prestiti: situazione finanziaria critica

La situazione finanziaria delle amministrazioni locali cinesi sembra entrata in una fase di crisi da qualche tempo: molte sono le società controllate dai governi locali che hanno stanno ritardando i pagamenti degli interessi sui prestiti erogati dagli istituti di credito. Se ad ottobre 2011 a chiedere la proroga concessa dalla China Banking Regulatory Commission erano solo determinate agenzie finanziarie controllate da amministrazioni locali, ora sono sempre più le società maggiormente indebitate. Secondo le stime, infatti, una decina tra queste stanno posticipando i pagamenti per un valore complessivo di circa 3,6 miliardi di euro.
Nell’ottobre scorso erano state varate alcune manovre per venire incontro alle amministrazioni su questo fronte: era, dunque, stato avviato un progetto pilota che permetteva ai governi locali di finanziare il rispettivo debito pubblico, contrariamente a quanto previsto dalla riforma del 1994, che voleva centralizzare i conti degli enti locali. Ciò è stato possibile anche grazie alla creazione delle LIC (Local Invetsment Companies) nel 2008, agenzie semipubbliche che offrono come garanzia la terra di proprietà dello Stato in cambio di prestiti per realizzare infrastrutture, opere pubbliche e immobili.
A causa di questa complessità organizzativa, risulta difficile quantificare esattamente a quanti ammonti il debito pubblico delle amministrazioni locali: secondo i dati dell’Ufficio Nazionale dei Revisori dei Conti, il 25% del debito scadrà entro la fine del 2011, il 17% entro il 2012 e l’11% alla fine del 2013. Tuttavia, Standard & Poor’s fornisce un dato più allarmante in merito: nel 2009 risulta raddoppiato l’indebitamento delle società locali cinesi, a fronte, però, di un aumento delle entrate fiscali di solo il 20%.

venerdì 23 settembre 2011

Si riscalda ancora il real estate in Cina

Nonostante le misure intraprese dal governo, aumentano ancora i prezzi degli alloggi nelle città cinesi di secondo e terzo livello.

L’estate cinese ha visto nuovamente un’impennata dei prezzi degli immobili, segno che la crisi che attraversa il settore non è ancora giunta al termine. Nel primo semestre 2011 i prezzi delle case sono aumentati in 67 città sulle 70 monitorate; a luglio il fenomeno ha riguardato ben 68 centri, mentre ad agosto per la prima volta tutte le 70 città controllate hanno subito il rialzo dei prezzi. In particolare, A Pechino l’aumento è stato pari all’1,9% rispetto all’anno scorso, mentre a Shanghai del 2,8%.
Nonostante le misure attuate dal governo per riequilibrare il mercato immobiliare con l’aumento degli acconti e dei tassi ipotecari, quindi, il real estate cinese non sembra raffreddarsi. La Repubblica Popolare ha già disposto nelle zone metropolitane, tra cui Pechino e Shanghai, la limitazione per l’acquisto della casa a una sola famiglia, ma deve trovare nuove soluzioni soprattutto nelle città meno abbienti. Inoltre, il governo centrale deve scontrarsi con le autorità locali che non sempre applicano le restrizioni aggiuntive sugli acquisti degli alloggi, in quanto necessitano di liquidi per saldare i debiti; il reddito di molte città occidentali e centrali, infatti, deriva in buona parte dalla vendita dei terreni.

giovedì 7 luglio 2011

Per Moody’s l’outlook delle banche cinesi è a rischio

L’agenzia Moody’s minaccia di far diventare negativo l’outlook sul credito delle banche cinesi a causa di operazioni di prestito poco chiare.

La situazione dei governi locali in Cina è alquanto delicata, soprattutto per ciò che riguarda i prestiti a loro concessi. Secondo l’agenzia di rating Moody’s, infatti, le banche cinesi avrebbero fatto prestiti alle amministrazioni periferiche per somme pari a 3.500 miliardi di yuan (540 milioni di euro), oltre ai 10.700 miliardi (1.141 euro) dichiarati dal rapporto dell’Ufficio Nazionale Revisore dei Conti. Molte delle operazioni legate a questi prestiti, però, risultano poco trasparenti e la stessa agenzia di rating ha segnalato che ci sono delle discrepanze tra ciò che dichiarano i revisori dei conti e le informazioni che provengono dalle authority bancarie. Per questo, Moody’s ha minacciato le banche cinesi di declassare l’Outlook sul credito facendolo diventare negativo.
In realtà, l’indebitamento delle amministrazioni locali è una situazione sotto controllo già da tempo, a causa della nascita delle agenzie semipubbliche L.I.C. (Local Investment Companies) e LGFP (Local Government Financing Platfrom) che chiedono finanziamenti alle banche per conto dei governi periferici offrendo come garanzia la terra e ottenendo così danaro per progetti in infrastrutture e nell’immobiliare. Esistono 6.500 agenzie di questo tipo in tutta la Cina e molto spesso sono gestite da personaggi vicini alla politica locale la cui attività non è sempre regolare. Il risultato è che si può stimare una percentuale dei crediti in sofferenza compresa tra l’8 e il 12%.
Per evitare il declassamento dell’Outlook la Repubblica Popolare dovrà, quindi, realizzare un piano per risanare i debiti dei governi locali e fare chiarezza sulle modalità di prestito alle amministrazioni da parte delle banche.