Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina
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mercoledì 14 dicembre 2011

China International Import Expo

Dal 29 al 31 marzo 2012 Kunshan ospiterà la fiera internazionale CIE 2012, dedicata alle opportunità di introduzione di prodotti stranieri in Cina.

L’Associazione Italia Commercio Estero ha programmato una business mission per la partecipazione alla fiera di Kunshan, vicino a Shanghai, dedicata all’import cinese dall’estero. La manifestazione si terrà dal 29 al 31 marzo 2012 e il supporto di AICE prevede l’accompagnamento di una delegazione di aziende, oltre all’organizzazione di negoziati e alla facilitazioni sui costi di allestimento e partecipazione all’evento. Durante la missione interverrà anche l’associazione di promozione sociale Asian Studies Group, specializzata sull’Asia orientale e sull’internazionalizzazione di imprese B2B, che fornirà alle aziende partecipanti sostegno negli incontri, nell’introduzione ai contatti, nella comunicazione e mediazione in lingua e un servizio di studio della fattibilità commerciale sui contatti avviati.
I settori su cui si focalizzerà la fiera sono fondamentalmente quattro: macchinari tecnologici e attrezzature; Information Technology; tecnologie verdi, nuovi materiali e prodotti high-tech; prodotti di consumo di marca.
La scelta dell’area di Kunshan è dettata dal fatto che si tratta di una delle zone urbane più grandi al mondo, comprendente Shanghai, Suzhou, Wuxi, Ningbo e Nanjingis, con un Pil pari al 20% di quello nazionale. Se la Cina si è configurata come il secondo mercato per importazioni al mondo, con una quota di import pari a 1.394,83 miliardi di dollari nel 2010, la sola regione di Kunshan rappresenta oltre il 40% dell’import cinese. Per le aziende italiane coinvolte si tratta di un evento importante per poter avviare e potenziare il commercio di prodotti nell’area.

lunedì 21 novembre 2011

Il vino pugliese si promuove in Cina

La Regione Puglia partecipa con 16 aziende locali del settore vitivinicolo alla prima edizione di World Wine Meetings Asia, in corso a Canton fino al 22 novembre.

La Regione Puglia prosegue nella creazione di importanti forme di cooperazione con la Cina, attraverso programmi di sviluppo e instaurazione di relazioni stabili con le principali istituzioni locali. Dopo aver avviato azioni nell’ambito della green economy, con il presidente Nichi Vendola in prima linea, e aver stipulato un accordo con la Provincia del Guangdong lo scorso giugno, oggi la Puglia si prepara ad affrontare il mercato vitivinicolo, in forte espansione nel Paese asiatico.
Il settore si rivela per il territorio pugliese particolarmente favorevole: la domanda cinese di prodotti agroalimentari provenienti dalla Regione italiana è cresciuta del 319,5% solo nel 2010 e del 1000% negli ultimi 3 anni, segnale della preferenza accordata dai cinesi per bevande e il cibo internazionali.
Per cogliere appieno le opportunità offerte dal Dragone, Sprint Puglia, sportello regionale per l’internazionalizzazione delle imprese, con il coordinamento del Servizio Internazionalizzazione, ha organizzato la partecipazione di 16 aziende pugliesi al World Wine Meetings Asia, in programma a Canton dal 19 al 22 novembre. Si tratta di una borsa d’affari ,programmata dalla Adhesion Asia, dedicata al settore vitivinicolo, che ospiterà 80 produttori provenienti dall’Europa e 100 importatori dal Guangdong, da Hong Kong, da Singapore, dalla Cina centrale e dal Sud-Est asiatico. L’iniziativa vuole, quindi, facilitare gli incontri tra operatori internazionali del vino e importatori sezionati, oltre a dare alle aziende estere una buona occasione per promuoversi in Cina.
La Regione Puglia, che ha aperto la Convention con una presentazione dei propri vini, si è posta come obiettivo l’accompagnamento delle 16 aziende partecipanti, offrendo loro assistenza tecnica nella creazione di contatti e nell’individuazione di forme di collaborazione con i buyer esteri. Inoltre, l’ente desidera sviluppare la conoscenza dei prodotti pugliesi nella Repubblica Popolare attraverso attività formative, commerciali, promozionale e di scouting.

lunedì 7 novembre 2011

Forum Italia-Cina: ceramica e tecnologia in agenda

Innovazione tecnologica e materiali ceramici sono i due temi affrontati in occasione di recenti forum tra Italia e Cina, in cui si è ribadita l’importanza della cooperazione bilaterale.

Si sono svolti nelle ultime settimane due importanti forum nell’ambito della cooperazione Italia-Cina, in continuo rafforzamento in diversi ambiti.
Tra questi, il forum sui materiali ceramici, il primo mai realizzato tra i due Paesi, è stato realizzato grazie allo Shanghai Ceramics Insitute della China Academy of Science in collaborazione con l’Ufficio Scientifico e Tecnologico dell’Ambasciata Italiana. Si tratta di un evento volto all’individuazione di attività di ricerca, in ambito istituzionale, in un campo dalla tradizione molto forte in entrambe le realtà. Il progetto assume una rilevanza maggiore alla luce del fatto che l’industria della ceramica italiana sta puntando molto sui Paesi emergenti per risollevare il Made in Italy in seguito alla crisi. E’ importante ricordare, però, che la Cina è stata spesso accusata in questo settore di esportazioni illegali e di dumping, per le quali l’Unione Europea si è più volte pronunciata.
L’altro forum, aperto a Nanchino e concluso a Shanghai, è già al suo secondo appuntamento e riguarda l’innovazione tecnologica. L’evento ha di fatto rafforzato la cooperazione che si era già stabilita in occasione del primo incontro, puntando alla collaborazione attraverso progetti di ricerca scientifica e programmi di ricerca globale. In questo anni sono stati fatti molti passi in avanti tra i due Paesi creando tre Centri di Cooperazione in Italia (trasferimento tecnologico, design e de-governement), programmi di innovazione, di cooperazione industriale e ricerca scientifica.
Entrambi i forum rappresentano la volontà del nostro Sistema-Paese di voler affrontare la potenza cinese attraverso partnership strutturate in quelli che sono i settori chiave di entrambe le economie.

venerdì 28 ottobre 2011

Commitment tra Italia e Cina nella moda

Le camere di commercio della moda italiana e cinese rinnovano lo storico impegno di alleanza siglato lo scorso marzo.

La camera italiana della moda e la China Fashion Association hanno rinnovato, in occasione del Sino-Italian fashion forum di Pechino conclusosi ieri, una collaborazione strategica. L’alleanza prevede la realizzazione dei punti chiave individuati nel protocollo firmato tra i due Paesi lo scorso marzo e che vedrà compiere il primo passo nel marzo 2012. In primavera, infatti, le aziende italiane del settore parteciperanno alla fiera dii Pechino “Chic 2012” e verrà inoltre realizzata una sfilata di moda di marchi prêt-à-porter italiano.
L’accordo, in sostanza, permette la collaborazione tra due Paesi molto attivi nel settore del fashion: da un lato, l’Italia con la sua importante tradizione tessile e l’alta qualità e dall’altro, la Cina con la forte produzione. Per le imprese ci sarà il supporto del Ministero del Commercio con l’estero e della Camera che mette a disposizione il fondo sino-italiano Mandarin.
Tra gli obiettivi della Cina, oltre alla presenza di marchi locali in Italia, ci sarà innanzitutto il riequilibrio commerciale: il nostro Paese, infatti, con 700mila addetti, 70mila imprese e 62 miliardi di fatturato, ha esportato verso il Dragone 6,7 miliardi e importato 862 milioni con un saldo di oltre 5,8 miliardi. Molti sono, poi, i problemi che la Repubblica Popolare deve risolvere nel comparto: il rispetto delle normative, l’aumento del costo del lavoro del 20% che ha provocato la delocalizzazione cinese in Vietnam, e il rischio del credito immobiliare in province come lo Zhejiang, patria del tessile.

martedì 4 ottobre 2011

Dal “made in China” al “designed by China”

In Cina aumentano la spesa e il consumo relativi al mondo della moda e anche “il ceto medio” è  alla ricerca di articoli di qualità.

Si è conclusa ieri la prima settimana internazionale del design a Pechino: centinaia di mostre, eventi ed espositori hanno dato vita alla più grande rassegna mondiale dello stile, che ha coinvolto 600 nuovi stilisti e designer e 400 nuovi marchi.
Come ha dichiarato Merete Brunander, presidente della Design Week di Copenhagen, il Dragone sembra ormai pronto per il primato in ogni campo, anche in quello della moda: “L’era in cui l’Occidente ha avuto il monopolio sul business del gusto è finita e l’Asia si appresta a riconquistare anche questo mercato”.
Anche in Cina aumentano la spesa e il consumo relativi al mondo della moda e anche i cinesi “del ceto medio” sono alla ricerca di articoli di qualità: la spesa per moda, arredamento e beni di lusso Cresce del 124% all’anno. Un rapporto McKinsey prevede che entro il 2015 il colosso asiatico rappresenterà il 23% del fatturato globale del design e nel 2020 la quota salirà al 35%, al 58% se si prende in considerazione tutto l’Oriente.
La novità consiste nella nascita di un nuovo stile, dall’abbigliamento alla casa, uno “stile cinese contemporaneo”, che alla tradizione dell’estetica imperiale unisce l’innovazione dei materiali, la praticità degli oggetti e la sostenibilità ambientale dei processi produttivi. Il boom del design cinese ha avviato una vera e propria rivoluzione nell’artigianato e nell’industria del Dragone: sono migliaia le imprese che si stanno riconvertendo dalla produzione in serie low cost alla creazione di pezzi unici d’alta gamma, facendo fiorire laboratori famigliari dislocati dalle metropoli. L’attrattiva dei capi “designed by China” risiede nel fascino del gusto orientale e, com’è risaputo, nella modicità del prezzo: come ha affermato  Maria Ching Yeung, ad del primo marchio di lusso cinese, “finalmente anche il meglio diventerà alla portata di tutti”.

giovedì 22 settembre 2011

La ceramica italiana si rafforza in Cina

Sono i BRICS la salvezza delle aziende del settore della ceramica italiano: con l’esportazione e la delocalizzazione nei Paesi emergenti si può uscire dalla crisi. 

Il futuro della ceramica italiana dipende in buona sostanza dall’export, forte soprattutto nei BRICS, dove la Cina primeggia con tassi di crescita del settore dell’80%. E’ quanto emerge dalla fiera mondiale della ceramica di Bologna, Cersaie, dove la maggior parte dei visitatori è di origine straniera.
Il settore della ceramica, che ha visto nel 2010 ricavi pari a 6,5 miliardi di dollari, detiene un terzo del mercato nel commercio internazionale ed esporta l’80% dei propri guadagni. La maggior parte delle aziende presenti in fiera dichiara di puntare molto sui mercati esteri, dove non solo esportano ma anche producono. L’espansione all’estero riguarda sia i vicini Paesi europei (come Spagna, Francia e Russia) che le nazioni emergenti; in Cina, ad esempio, molte aziende aprono joint-venture con partner locali. La qualità italiana risulta, quindi, sempre apprezzata e può contare oggi anche sull’apporto tecnologico che permette di creare nuove strutture, nuovi materiali e lavorazioni particolarmente innovative.
L’orientamento all’estero, però, è molto spesso dettato dalle difficili condizioni con cui le aziende sono costrette a lavorare in Italia; nel nostro Paese i costi legati all’energia sono superiori anche del 30% rispetto ad altre nazioni e manca un Sistema in grado di tutelare le realtà imprenditoriali, anche dalla forte concorrenza asiatica che avanza. Le istituzioni sono assenti e l’intricata situazione politica attuale non aiuta a sostenere le imprese.

venerdì 9 settembre 2011

Delegazione cinese al Salone del camper di Parma

Dal 10 al 18 settembre il Salone del camper di Parma vedrà la partecipazione anche di una delegazione di operatori del settore di Pechino.

Al Salone del Camper di Parma, in programma dal 10 al 18 settembre prossimi, sarà presente una delegazione di operatori del settore provenienti da Pechino e accompagnata da Agenzia per la Cina. La Repubblica Popolare, infatti, sembra molto interessata al mondo del caravan e in particolare al prodotto Made in Italy e il Salone si presenta come l’occasione giusta per stringere affari. La fiera è una delle maggiori manifestazioni europee del turismo all’aria aperta e quest’anno si presenta totalmente rinnovata, con nuovi padiglioni e un afflusso previsto di oltre 100.000 visitatori.
Molte sono le novità previste per questa edizione: dal modello “easy chef”, dotato di fornello integrato, al “panoramic system”. Inoltre, saranno innovative anche le proposte straniere, a cui probabilmente i cinesi guarderanno con interesse: la tedesca Concorde presenterà il suo modello di lusso Charisma, la francese Itineo porterà la serie Next con le pareti che cambiano colore e la connazionale Fleurette mostrerà la linea luxury di Migrateur con mobili in legno massello, la Calltronic, anch’essa tedesca, avrà un camper con riscaldamento via sms. Tra gli italiani viene menzionata la gamma della Cbe di Trento con i modelli fotovoltaici.

mercoledì 31 agosto 2011

Boom di export per lo spumante italiano

Lo spumante italiano esportato in Cina ha visto una crescita del 775% in un anno. Per il settore enologico si aprono molte opportunità nel Paese asiatico e si segnalano due importanti fiere per l’autunno.

Le esportazioni italiane di spumante registrano un trend molto positivo negli ultimi mesi: la crescita in tutte le aree geografiche è del 28% complessivo. Particolare successo si sta verificando in Cina, dove l’export è aumentato esponenzialmente nell’ultimo anno, crescendo del 775%, e si stima che entro la fine del 2011 il valore delle merci esportate nella Repubblica Popolare potrebbe arrivare a 10 milioni di euro.
Il Dragone sta cominciando ora a diventare un mercato appetibile per la cultura enologica; fino a poco tempo fa, infatti, il consumo di vino e bevande alcoliche era alquanto ridotto e l’importazione limitata. Solo grazie alla diffusione tramite i ristoranti italiani e programmi internazionali di formazione anche la Cina si sta aprendo a questo business.
Nella Repubblica Popolare già da qualche anno si tengono alcune manifestazioni internazionali dedicate all’enologia: quest’anno dal 3 al 5 novembre si svolgerà ad Hong Kong la fiera INTERNATIONAL WINE & SPIRITS FAIR 2011, dall’8 al 10 novembre Guangzhou ospiterà GUANGZHOU INTERNATIONAL WINE EXHIBITION & WORLD FAMOUS WINE EXPO, mentre dal 29 novembre al 2 dicembre a Shanghai si terrà SIMPLY ITALIAN GREAT WINES.

lunedì 16 maggio 2011

Accordo di cooperazione tra Cina e USA

Si sono conclusi con un accordo di cooperazione strategica commerciale i due giorni di colloqui economici che hanno visto impegnati la Cina e gli Stati Uniti.

Quattro le aree trattate dal documento siglato dal vice premier cinese Wang Qishan e dal segretario del Tesoro americano Timothy Geithner: macroeconomia, servizi finanziari, commercio, e investimenti ed infine cooperazione internazionale.
Senza risposte concrete sono invece rimasti alcuni temi spinosi che riguardano il rapporto tra le due potenze economiche, infatti nell’accordo non si parla dell’accesso al mercato americano da parte di aziende cinesi, del protezionismo e dell’apprezzamento dello yuan.
A tal proposito i due firmatari hanno però rilasciato delle dichiarazioni dal gusto un po’ polemico.
Per primo Wang ha auspicato che “gli Usa riconoscano la Cina come un’economia di mercato; allentino i controlli sulle esportazioni di articoli high tech e assicurino un trattamento equo alle compagnie cinesi che vogliono investire in America”; il vice premier cinese è consapevole che si tratta di un processo lungo, ma ha affermato che ormai “è tempo che questi problemi trovino una soluzione”.
In risposta Geithner ha esposto una serie di lamentele sul protezionismo esercitato dal governo cinese a favore delle aziende nazionali, sul furto di proprietà intellettuale e sull’uso di software contraffatti; ma ciò che preme di più al governo americano è il tema dell’apprezzamento dello yuan, nonché l’aumento del tasso di interesse.
Conclusi i colloqui, non si sono placate le polemiche, infatti numerose dichiarazioni sono state diffuse nei giorni successivi attraverso i media.

martedì 26 aprile 2011

L’Italia promuove la collaborazione finanziaria con la Cina

L’interesse reciproco tra Italia e Cina si rafforza in questo periodo di crisi internazionale: per il nostro Paese, il Dragone rappresenta la rinascita e per la Repubblica Popolare, l’Italia è la chiave strategica sul fronte delle fluttuazioni dei rating nella crisi europea.

Si rafforza la collaborazione tra Italia e Cina sul piano economico e finanziario. Il Ministro Tremonti, infatti, sostiene il programma di collaborazione internazionale con la Scuola centrale del partito, dove nelle scorse settimane ha tenuto una lezione di politica monetaria internazionale. In particolare, il Ministro italiano ha parlato del ruolo di difesa dell’euro della Bce e del nuovo Fondo continentale che sostiene i paesi in difficoltà e che potrebbe portare a costituire un eurobond, un Titolo del Tesoro europeo.
Ciò su cui preme l’Italia è sull’eventuale coordinazione tra le tre monete che dominano oggi lo scenario internazionale: euro, dollaro e yuan. Tale partnership eviterebbe, secondo Tremonti, la speculazione finanziaria che ha influito sulla crisi in Nord Africa e che rischia di ripercuotersi anche in Asia a causa delle forti disuguaglianze, perpetrate tra l’altro dalla diffusione di internet. Per questo motivo, Italia, Cina e Usa si riuniranno a Venezia il prossimo ottobre per discutere della possibilità di collaborazione e di strategie tra le tre realtà.

mercoledì 23 marzo 2011

La Cina cresce anche nel settore moda

Il Paese asiatico inizia ad emergere sul piano internazionale anche nel comparto della moda, per il quale rappresenta un grande bacino di consumatori ma anche di stilisti emergenti di talento e senso estetico.

Sempre più stilisti italiani vedono emergere grandi potenzialità nel mercato cinese della moda, un settore che si rivela interessante non solo per l’export di capi Made in Italy, molto richiesti grazie all’aumento della classe media, ma anche per l’individuazione di nuovi stilisti cinesi. Sembra, infatti, che negli ultimi anni molti nuovi creativi del fashion provengano dalla Repubblica Popolare e che ciò decreti una nuova immagine della Cina in questo ambito: non più bassa qualità ma grande senso dell’estetica.
Ad aver individuato questo lato del Dragone sono grandi nomi della moda italiana: Elio Fiorucci, che scommette sul talento dei giovani cinesi, ma anche Prada e Dolce e Gabbana. Prada, ad esempio, ha investito nel gennaio scorso in une enorme evento al Central Academy of Fine Arts Museum di Pechino, dove ha organizzato una sfilata di modelli esclusivi a cui hanno partecipato molti vip asiatici. Tale manifestazione dimostra il crescente interesse per un mercato che finora è stato sfruttato scarsamente.
Si aggiungono ora Dolce e Gabbana, i quali hanno annunciato nei giorni scorsi il nuovo piano commerciale del loro marchio: sono in programma 15 nuovi punti vendita nelle grandi città della Cina, che si andranno ad aggiungere ai 26 già operativi. L’abbigliamento di alta moda proveniente dall’Italia continua a riscuotere un grande successo e rappresenta uno status symbol per i nuovi ricchi del Paese. Infatti, l’area dell’Asia e della Cina rappresenta il 16% delle vendite del Gruppo D&G; inoltre, la presenza del marchio verrà presto rafforzata da una linea di cosmetici per il mercato in collaborazione con la Procter & Gamble.
Il duo D&G ha partecipato anche ad un incontro con i giovani stilisti emergenti cinesi, ancora una volta presso il Central Academy of Fine Arts di Pechino: qui hanno spiegato i segreti del loro successo, dimostrando un forte interesse per i talenti locali. Peraltro, nella loro boutique milanese Spiga2, dedicata alle collezioni di stilisti emergenti, si trova la linea di Lu Kun, ormai affermato fashion designer di Shanghai, premiato come miglior stilista del 2004 dalla Shanghai Fashion Federation e già approdato sulle passerelle internazionali.

venerdì 11 marzo 2011

La nautica italiana è al primo posto in Cina per gli yacht

Gli yacht di lusso Made in Italy registrano ottimi risultati in Cina, con prospettive di crescita interessanti grazie alla crescita economica e al rafforzamento della domanda.

Il mercato degli yacht di lusso permette il lancio della nautica italiana in Cina. Nella classifica stilata dalla rivista cinese China Boating, l’Italia vede posizionate 15 barche tra i 30 yacht più lussuosi. Azimut, Ferretti, Pershing, Dominator e Admiral sono i marchi tricolore più gettonati nel Dragone; Azimut, inoltre, detiene il 40% del market share delle imbarcazioni tra i 40 ai 120 piedi.
Le barche di lusso italiane nella Repubblica Popolare sono particolarmente avvantaggiate per il valore aggiunto rappresentato dal fattore del “Made in”; molte sono le aziende cinesi che hanno provato ad acquisire stabilimenti italiani: dall’Admiral, che stava per essere ceduta alla Nauticstar, al gruppo InRizzardi, che aveva avviato una trattativa di vendita ad un gruppo cinese del settore; riuscita, invece, l’operazione di acquisto della veneta Dalla Pietà, comprata dalla Millennium Marine di Zheiang, che ha mantenuto il cantiere in Italia.
Il settore della nautica in Cina è ancora in una fase iniziale di sviluppo; tuttavia, le prospettive di crescita sono buone. Il governo locale, infatti, ha avviato una serie di agevolazioni fiscali e un processo di semplificazione burocratica che faciliteranno l’entrata nel mercato cinese. Inoltre, le autorità hanno avviato grandi opere di investimento per potenziare il settore, come la creazione del polo nautico nell’isola di Hainan, con hotel, scali aeroportuali e porti turistici.
Con l’aumento della ricchezza e della classe benestante, anche la domanda è destinata a crescere, con futuri successi per il lusso Made in Italy anche in questo comparto. Da segnalare il prossimo mese la fiera dedicata al settore della nautica a Shanghai: dal 14 al 17 aprile prossimi, infatti, si svolgerà la manifestazione “International Boat Show”.

mercoledì 19 gennaio 2011

Incontro storico tra Hu Jintao e Obama a Washington

In questi giorni a Washington si terrà la visita della delegazione cinese negli USA, un evento di grande importanza a livello globale in quanto rappresenta la volontà di incontro di quelle che sono oggi le due potenze mondiali con la maggior influenza

Sono ancora in corso gli incontri previsti tra la delegazione cinese negli Usa e i funzionari statunitensi in questi giorni. Il 18 gennaio scorso si è tenuta la prima cena di Stato, dopo 13 anni, tra il presidente cinese, Hu Jintao, e quello americano, Barack Obama, evento significativo che sottolinea l’importanza attribuita dagli americani alla Repubblica Popolare. Nella stessa giornata la delegazione cinese, composta da 120 funzionari e uomini d’affari, ha firmato a Huston alcuni accordi commerciali per 600 milioni di dollari nei settori del cotone, della meccanica e dell’energia rinnovabile e altri accordi economici seguiranno nei prossimi giorni a Boston, Chicago, Minneapolis e altre città. Oggi, 19 gennaio, invece, si svolgerà l’attesissimo incontro tra i due Presidenti, che toccherà diversi punti di reciproco interesse: dalla rivalutazione dello yuan ai dazi commerciali e rapporti esteri.
Si tratta, probabilmente, dell’appuntamento più significativo per un leader cinese degli ultimi 30 anni, il cui rilievo è ancora maggiore se si considerano le attuali difficili relazioni tra i due Paesi: numerosi sono i punti di disaccordo nell’ambito degli affari, dell’economia, del mondo finanziario e monetario e delle strategie militari. Proprio per questo le decisioni che verranno prese in questi giorni determineranno il nuovo scenario economico-politico per i prossimi anni. Analogamente, in campo commerciale sussistono diversi squilibri, dato che la Cina detiene un surplus commerciale sugli Stati Uniti pari a 181 miliardi di dollari.
Due sono le questioni fondamentale che verranno quindi discusse durante gli incontri: le concessioni economiche e le concessioni politiche. Per ciò che concerne il primo punto, molte sono le pressioni sul Dragone affinché apprezzi la valuta ed elimini i vincoli alle importazioni, che hanno causato un sostanziale abbassamento dell’export americano. Tuttavia, anche la Cina si aspetta che gli USA facciano concessioni sul tasso di cambio e sul sistema di commercio estero, concedendo trattamenti di favore per le esportazioni cinesi.
Per quanto riguarda il piano politico, la questione è più complicata. Gli americani vorrebbero che Hu Jintao diminuisse il proprio peso e aprisse le porte alla politica americana su questioni quali il programma nucleare iraniano, la Corea del Nord e la questione pakistana.

martedì 28 dicembre 2010

La medicina tradizionale cinese per lo sviluppo della cosmesi straniera

Uno dei settori con buone prospettive in Cina per le aziende italiane è quello della cosmesi, che integrandosi con le tradizionali tecniche locali può svilupparsi con successo.

La cosmesi è uno dei settori che nei prossimi anni potrebbe attrarre molte imprese straniere in Cina. L’Italia in questo campo si è affacciata al mercato cinese già 20 anni fa e ora sembra esserci il clima giusto per poter cogliere opportunità di un certo peso. In Cina, infatti, cresce sempre più tra i consumatori la domanda di marchi e prodotti stranieri, in particolar modo quelli occidentali, per ciò che riguarda la moda e la cura della persona. I dermocosmetici Made in Italy, inoltre, sono riconosciuti come prodotti di alta qualità e sono molto richiesti dai consumatori cinesi con redditi medio-alti e con stili di consumo “globali”.
Tuttavia, l’ingresso nel Paese asiatico comporta ancora non poche difficoltà. In primo luogo, si registrano problematiche legate alle elevate barriere all’entrata che implicano un iter complesso per la registrazione del prodotto, la licenza di importazione, l’etichettatura e l’ analisi degli adempimenti e dei costi. A ciò si deve aggiungere il forte clima competitivo in un mercato in cui la medicina tradizionale applicata alla cosmesi sta registrando nuovi consensi tra la popolazione. Ciò, però, può essere anche uno spunto per adattarsi ai consumi locali unendo innovazione e tradizione attraverso l’utilizzo degli estratti chimici della medicina tradizionale cinese e integrandoli ai prodotti moderni.
Per accedere al mercato cinese ed avere contatti con importatori, distributori e buyer, un evento molto importante è quello della Cosmoprof di Shanghai, manifestazione appartenente agli eventi di Cosmoprof Worldwide ed espansione della Cosmoprof Asia (dal 9 all’11 novembre 2011), dedicati al settore dell'estetica, della bellezza e cosmesi.

giovedì 23 dicembre 2010

Nuovi accordi commerciali in seguito ai colloqui annuali tra Cina e Unione Europea

In seguito agli annuali colloqui commerciali tra Cina e Ue sono state siglate nuove intese in ambito tecnologico e si sono discusse le recenti problematiche legate alle terre rare ed al protezionismo.

Non si è dibattuto solo di debito pubblico europeo ai colloqui annuali tra Cina e Ue, tema per cui la Cina si è dichiarata preoccupata: sono state siglate, infatti, alcune importanti intese commerciali che potranno rafforzare la cooperazione tra il Dragone e il Vecchio Continente. All’incontro, tenutosi a Pechino, hanno partecipato il ministro del commercio cinese Chen Deming, il vice premier Wang Qishan, il commissario della Ue Karel De Gucht e il vice presidente della Commissione Europea Joaquin Almunia.
In ambito tecnologico si è raggiunto un accordo per intensificare gli scambi di prodotti tra le due potenze economiche e si sono, inoltre, messe in discussione le restrizioni sull’esportazione di prodotti high-tech verso la Cina attuate dall’Europa.
Altro tema di dibattito è stata la questione del protezionismo messo in pratica dalla Repubblica Popolare Cinese, in particolare per ciò che riguarda le terre rare. L’Europa, infatti, auspica ad un’apertura del Paese asiatico alle aziende europee e a questo proposito la Cina ha garantito prezzi inferiori di acquisto per i consumatori europei e ha dichiarato che non interromperà il rifornimento dei metalli, di cui detiene il 60% delle riserve mondiali.
Il Dragone ha, inoltre, richiesto, che gli venga riconosciuto lo status di economia di mercato e preme per liberarsi dalle accuse di dumping mosse dagli USA per sospetto di violazione delle regole in seno al WTO. Al momento, solo i dazi doganali imposti dall’Unione Europea sui prodotti in ferro e acciaio provenienti dalla Cina sono stati definiti illegali dalla WTO, mentre per quanto riguarda le misure restrittive statunitense sui pneumatici cinesi il Paese asiatico dovrà attendere ancora.
Grazie a questi colloqui la cooperazione tra Cina ed Unione Europea potrebbe conoscere nei prossimi mesi una graduale apertura che favorirebbe le imprese che operano nel Paese asiatico e che non verrebbero così totalmente limitate dalla politica prudenziale e protezionistica attuata dalla Repubblica Popolare.

martedì 21 dicembre 2010

Turismo invernale in Cina

In Cina si sta sviluppando negli ultimi anni il turismo invernale con buone potenzialità nell’attività sciistica; molte imprese europee stanno già inaugurando impianti e strutture nelle aree montane del Paese sfruttando la fiera “Alpitec China” come vetrina internazionale.

Anche la Repubblica Popolare Cinese inizia ad aprirsi al turismo invernale, offrendo così enormi opportunità di business alle aziende internazionali del settore. E' solo dal 1996 che lo sci in Cina è uno sport di massa praticato da tutti e, grazie all’introduzione delle ferie lavorative nel 1999, il turismo e le attività sportive invernali sono diventate un’abitudine sempre più comune. Oggi in Cina lo sci appassiona soprattutto i giovani tra i 20 e i 40 anni. Tuttavia, l’attenzione delle autorità alla necessità di strutture adeguate in questo campo è stata finora carente. Solo negli ultimi anni le Amministrazioni provinciali e regionali hanno cominciato ad investire per attrarre nelle località montane i turisti anche nella stagione invernale.
Le aree di maggiore interesse per lo sviluppo del turismo invernale sono la Provincia Heilongjiang, nel nord-est del Paese, e la Regione Autonoma dello Xinjiang, nel nord-ovest. Nella prima area è stata recentemente inaugurata la prima stazione sciistica cinese: A Yabuli, 470 metri di altitudine, Club Med ha creato un vero e proprio villaggio invernale tra le montagne con 18 piste da sci. Entro il 2015 la zona potrebbe vedere nascere altri 4 villaggi, che secondo le stime verranno visitati da 200 mila turisti cinesi l’anno.
Nello Xinjiang, invece, il governo centrale ha stanziato per i prossimi anni 70 miliardi di euro per lo sviluppo economico e sono in corso numerose trattative commerciali che vedono protagoniste molte imprese dell’Europa centrale tra cui aziende dell’Alto Adige.
Per le imprese interessate al settore in Cina un appuntamento importante è quello della fiera internazionale “Ispo China/Alpitec China”, che si tiene ogni anno a Pechino e vede la consueta partecipazione di Fiere Bolzano. L’edizione 2011 si svolgerà dal 23 al 25 febbraio presso il China National Convention Center e avrà come tema le tecnologie, le infrastrutture e le attrezzature per lo sport invernale nella Repubblica Popolare. In contemporanea si terrà la Asia Pacific Snow Conference che verterà sul turismo e l’industria sciistica invernale.

martedì 16 novembre 2010

L’importanza delle fiere emergenti

Le fiere internazionali rappresentano uno strumento efficace per la comunicazione commerciale, ma anche per gli incontri d’affari e la conoscenza del mercato. Anche nei Paesi emergenti le manifestazioni fieristiche si stanno facendo largo, con iniziative di grande importanza internazionale a cui è d’obbligo essere presenti.

Per alcuni settori, la possibilità di essere presenti ad una fiera internazionale è fondamentale per accedere al mercato. Oggi, non solo Europa e Stati Uniti, ma anche i Paesi dei Bric sono in grado di organizzare eventi ed esposizioni di grande livello.
In Cina le sedi fieristiche più rilevanti si concentrano nelle zone di Pechino, Shanghai, Canton, Shenzhen e naturalmente Hong Kong. Tra le manifestazioni di maggior interesse si trovano quelle del settore tessile: Intertextile, per i tessuti pregiati, che si snoda in più edizioni, tra Pechino, Shanghai e Guangzhou, oppure Chic, specializzata nel campo del lusso. Altro tema di forte richiamo è negli ultimi anni quello del settore enogastronomico, il quale ha visto crescere esponenzialmente in Cina numerose fiere dedicate: International Wine & Spirits Fair, Food & Hospitality China, Interwine and Interfood, solo per citarne alcune. Oltre a ciò, l’abbigliamento e le nuove tecnologie attirano numerosi espositori internazionali e, sebbene siano principalmente fiere per la promozione dei prodotti cinesi, non mancano gli eventi dedicati agli scambi commerciali, come l’Import & Export di Canton o la CIFIT di Xiamen.
Anche le fiere russe rappresentano un buon modo per farsi conoscere sul mercato dell’ex area sovietica: qui le manifestazioni più importanti, localizzate ancora prevalentemente a Mosca e San Pietroburgo, riguardano i macchinari, come la Zolotoi Ocien, la meccatronica e l’edilizia, di cui si ricordano Holzhaus, Mobibuild ed Expocem.
Fiorenti anche le manifestazioni dell’India, le cui fiere maggiori si svolgono a Mumbai, New Delhi e Bangalore. Anche qui l’edilizia e l’arredo sono i settori più coinvolti nelle esposizioni: Stona a Bangalore, per la lavorazione del marmo, Index a Mumbai per l’arredamento e Cityscape per gli investimenti immobiliari. Non mancano le iniziative dedicate all’energia, un tema sempre più caro alle economie emergenti: Entech ed Energy India trattano, infatti, le rinnovabili.
Infine il Brasile, dove primeggiano le fiere dedicate all’agroalimentare e ai macchinari. Nel primo caso, va citata Agrishow a Ribeirao Preto, grande esposizione per le macchine agricole, mentre per i macchinari si trovano: Feimafe, Brasilplast, M&T Expo, Fimai e Simai. In Brasile le manifestazioni principali si tengono nei centri maggiori, come San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte.

lunedì 8 novembre 2010

Vertice G20 a Seul: la Cina al centro dei dibattiti

Al vertice del G20 di Seul si parlerà ancora molto di Cina: da un lato è accusata, assieme alla Germania, di avere una crescita del Pil eccessiva, dall’altro invece si preannuncia il suo rafforzamento di potere all’interno del Fmi.

Si avvierà già con una serie di polemiche l’imminente vertice G20, che si terrà l’11 e il 12 novembre a Seul. Prima fra tutte quella relativa alla proposta di Washington di fissare ad un massimo del 4% del PIL la crescita dei Paesi. Ciò ha scatenato le polemiche di Cina e Germania, entrambe con un avanzo superiore al 4%, che assieme ai Paesi dell’area asiatica hanno un tasso di risparmio così elevato che causerebbe la riduzione della domanda globale. La Cina, in particolare, ha un basso indice di consumi provocato da sistemi sanitari, finanziari e lavorativi assenti o inefficienti. La Repubblica Popolare, comunque, ha già fatto sapere che ritiene la proposta americana una «dichiarazione di ostilità» e che al momento non ha intenzione di apprezzare lo yuan nei confronti del dollaro USA.
Al di là delle polemiche si discuterà anche della riforma prevista all’interno del Fmi, che prevede l’aumento del potere di voto alle economie emergenti quali Cina, India e Brasile, portandolo al 6%. Tutto questo con una conseguente riduzione del peso delle economie industriali: il board del Fmi avrebbe 24 seggi, di cui nove per l’Europa, che ne perderebbe così due. La Cina diventerebbe il terzo Paese più importante all’interno dell’istituto, subito dopo Stati Uniti e Giappone. La decisione è per questo stata definita «storica», in quanto per la prima volta dopo 65 anni si assiste ad un cambiamento così importante della governance. Viene finalmente riconosciuta l’influenza mondiale dei Paesi in via di sviluppo, in termini economici e politici (basti pensare che Hu Jintao è ora l’uomo più potente del mondo secondo Forbes), i quali ora avranno qualche voce in capitolo in più. L’economia mondiale si prepara, quindi, a nuovi equilibri, che avranno importanti implicazioni anche in ambito imprenditoriale.

martedì 2 novembre 2010

Shanghai: si è conclusa l’Expo dei record

Domenica 31 ottobre si è conclusa l’Esposizione Universale di Shanghai, dopo 184 giorni di manifestazione.

L’Expo di Shanghai è stato un evento che ha battuto ogni record, in primis quello dell’afflusso di visitatori: ne erano attesi 70 milioni e se ne sono registrati 73,08. Il picco più alto è stato comunque nell’ultimo mese, con 1,032 milioni di ingressi il giorno 16 ottobre. Comunque sia, il 97% dei visitatori è stato di nazionalità cinese, il che ridimensiona il carattere internazionale dell’esposizione su cui le autorità cinesi hanno insistito anche in occasione della sontuosa cerimonia di chiusura.
Su di un’area di 5,28 chilometri quadrati sono stati ospitati 190 Paesi e 50 organizzazioni internazionali in un centinaio di padiglioni e sono stati organizzati 20.000 eventi culturali. Non solo: si stima che l’Expo avrà comunque ripercussioni positive sull’economia cinese per i prossimi 3-5 anni e che il ritorno economico totale potrà aggirarsi intorno ai 12 milioni di dollari. La città di Shanghai intanto ne ha beneficiato in infrastrutture e sviluppo notevoli.
I numeri relativi ai costi sostenuti sono un po’ meno precisi a causa della stampa cinese poco favorevole a fornire dati di questo tipo; si calcola, comunque, che la città di Shanghai abbia investito 45 miliardi di dollari per l’organizzazione.
Il padiglione italiano è stato sicuramente uno dei più ammirati dell’Expo, con 7 milioni di visitatori; ha ospitato 150 eventi di business, 58 eventi culturali per 45 mila persone ed ha coinvolto oltre 1.500 aziende e associazioni di categoria. Come ha sottolineato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la sua visita all’Esposizione Universale, il padiglione tricolore ha avuto un ruolo fondamentale nella promozione della qualità italiana in Cina, rafforzando i rapporti tra i due Paesi. Eppure, nonostante i numerosi apprezzamenti e nonostante la Cina abbia chiesto all’Italia di lasciare in eredità gli allestimenti per il Museo dell’Expo, non è stato conferito al nostro Paese nessuno dei 9 premi assegnati ai migliori padiglioni. La sfida italiana, tra l’altro, inizia soltanto ora: con la chiusura di Shanghai si passa il testimone a Milano per l’Expo 2015. Le aspettative sono inferiori rispetto all’evento cinese, ma si vuole puntare soprattutto sulla qualità della manifestazione.
Comunque vada, resta il fatto che quella di Shanghai è stata la prima Esposizione Universale in un mercato in via di sviluppo ed i risultati, almeno nei numeri, sono stati eccellenti.

martedì 19 ottobre 2010

Vertice straordinario del FMI a Shanghai

La Cina e lo yuan sono stati al centro del dibattito durante il meeting organizzato dal Fondo Monetario Internazionale a Shanghai, nel quale però non sono stati presi accordi sostanziali.

Nella giornata di ieri, a Shanghai, si è tenuto il vertice straordinario del Fondo Monetario Internazionale, convocato per discutere della situazione finanziaria internazionale caratterizzata ultimamente da forti tensioni. L’Asia, in particolare, è l’area verso cui si muovono la maggior parte dei capitali internazionali e pertanto è considerata a maggior rischio finanziario. La Cina rimane nell’occhio del ciclone a causa del mancato apprezzamento dello yuan e della conseguente decisione degli USA di applicare tariffe doganali sulle merci Made in China. La disputa tra le due potenze mondiali non sembra quindi placarsi e la Banca Centrale di Pechino rimane ferma sulle attuali posizioni.
Durante la conferenza stampa che ha seguito la conferenza “Politiche macro-prudenziali: prospettive asiatiche” tra FMI e Banca Popolare Cinese, Yi Gang, numero due dell’istituto bancario, ha riaffermato le linee guida della politica economica cinese. Gang ha dichiarato che il Paese asiatico proseguirà sull’apprezzamento graduale della valuta e che inoltre, come già intuito dalla sessione plenaria del PCC, si rafforzerà la domanda interna come strumento per lo sviluppo economico della nazione. Gang e John Lipsky, vice direttore generale del FMI, sono stati d’accordo nell’affermare che per sostenere la crescita internazionale sia necessario che ogni Paese contribuisca all’equilibrio commerciale.
Nonostante le numerose discussioni, comunque, il vertice non ha prodotto alcun accordo concreto e di conseguenza, la vicenda dello yuan non è conclusa. Le opportunità e gli investimenti nel continente asiatico dipenderanno ancora una volta dalle dinamiche finanziarie e le mosse valutarie della Cina.