Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina

giovedì 30 giugno 2011

Tour gastronomico della Cina in Italia

Prosegue l’interesse di Italia e Cina per la cooperazione in campo alimentare: dopo i riconoscimenti reciproci di alcuni prodotti tipici, il ministro cinese per le Politiche Agricole visita alcuni consorzi italiani.

In seguito al riconoscimento qualitativo in Cina di due prodotti dell’alimentare italiano, Grana Padano e Prosciutto di Parma, la partnership sino-italiana nel settore compie un nuovo passo in avanti. La scorsa settimana il ministro cinese delle Politiche Agricole, Han Changfu, accompagnato dal ministro italiano Saverio Romano e dal Commissario Ue dell’Agricoltura Dacian Ciolos, ha visitato le zone di produzione di prodotti Dop tipici del Made in Italy del Lazio e dell’Emilia. L’obiettivo della missione, per entrambi i governi, è quello di incrementare gli scambi commerciali reciproci nell’agroalimentare. La Repubblica Popolare Cinese si presenta come un mercato appetibile, dato che i consumi alimentari dei suoi abitanti stanno gradualmente cambiando in proporzione allo sviluppo economico: sono, infatti, cresciuti i consumi di prodotti gastronomici sia nella quantità che nella qualità e si afferma sempre più il piacere del buon cibo.
Il tour gastronomico ha toccato alcune tappe significative: nel Parmense il ministro cinese ha visitato le aziende del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, ente particolarmente interessato a sviluppare una campagna promozionale nel Paese asiatico. Attualmente il consumo di formaggio nel Dragone è basso, con 30 grammi pro-capite, ma la tendenza sta cambiando grazie alla diffusione di ristoranti occidentali, alla mente globale dei giovani e alla crescente sensibilità verso prodotti di qualità. Si stima che entro il 2019 il consumo pro-capite sarà di 230 grammi, e in questo contesto il Parmigiano-Reggiano potrebbe esportare in Cina circa 370 tonnellate nel 2015, 2.730 tonnellate nel 2019 e 16.000 nel giro di dieci anni. Altra tappa nella zona è stata effettuata nel prosciuttificio Ferradini di Lesignano, mentre nel Reatino il ministro ha visitato un’azienda del consorzio di produzione di olio Sabina Dop a Canneto.
Il vantaggio delle imprese italiane del settore è che dispongono di un’offerta che non ha concorrenti locali nella Repubblica Popolare; tuttavia, anche in questo ambito, come testimoniano d’altronde le contraffazioni di marchi italiani in altri Paesi, sussiste il rischio di imitazione a prezzi competitivi se non si prosegue sulla strada dei riconoscimenti delle produzioni d’eccellenza.

mercoledì 29 giugno 2011

La moda italiana è di tendenza in Cina

La Cina, assieme alla Russia, rappresenta il mercato di sbocco d’eccellenza per la moda italiana, sia per i grandi che per i piccoli nomi del settore.

Il Made in Italy in Cina ha una reputazione molto elevata, soprattutto per quello che riguarda il mondo del fashion. Le opportunità sono enormi e la presenza del Smi agevola l’ingresso sul mercato di aziende del settore. Per le imprese di grandi dimensioni, il cui marchio è affermato internazionalmente, l’accesso è facilitato, ma la loro esperienza ha incentivato l’arrivo anche di quelle di piccola e media grandezza. Queste ultime preferiscono approcciarsi alla Cina scegliendo partner affidabili e ricercando il sostegno di istituzioni italiane.
Tra le grandi aziende, molte stanno avviando una fase espansiva nella Repubblica Popolare, a dimostrazione che il mercato è ricco e in continua crescita. Salvatore Ferragamo, ad esempio, aprirà a breve due nuove boutique nel Paese asiatico: una nel Ginko Department Store Shinghuan Shop di Kunming, città turistica protetta dall’Unesco, e l’altra a Guiyang, città di terzo livello. Un altro nome d’eccellenza, Roberto Cavalli, ha avviato una joint venture controllata al 75% con Uccal di Shanghai, che gestisce 700 punti vendita. Nell’accordo risultano due intese di 5 anni più altri 5 per la distribuzione della linea Just Cavalli per la fascia contemporary, e della linea Class Roberto Cavalli, per il segmento soft look-bridge, nei 95 negozi che verranno aperti con la primavera-estate 2012. Le due boutique della collezione principale Roberto Cavalli, invece, saranno 5 e le prime due apriranno a Pechino e a Shanghai. Con i primi 5 anni il marchio italiano punta a raggiungere 70-80 milioni di euro di fatturato vendita. A completare la lista dei grandi marchi c’è poi John Richmond, brand di punta del gruppo italiano di Saverio Moschillo, che il 18 giugno ha inaugurato un negozio monomarca a Changsha a cui seguirà uno store a Shanghai.
Tra le piccole aziende della moda si distingue, invece, Marly’s, marchio veneto che ha appena avviato una partnership con la Austen Company di Shanghai, colosso presente in 150 città cinesi e che gestisce oltre 250 clienti e distributori. Grazie a questa collaborazione, nei prossimi tre anni l’azienda aprirà 32 negozi nel Dragone in cui si troveranno le collezioni Marly’s, Marly’s 1981 e Kathleen Madden.
Dopo la dura flessione nel 2009, gli anni della ripresa per la moda italiana, quindi, saranno caratterizzati dai nuovi mercati; i tempi sono decisamente maturi per presentarsi con successo in Asia.

martedì 28 giugno 2011

Alleanza tra Cina e Russia per l’energia

Si rafforza la partnership strategica tra Cina e Russia in campo energetico, nonostante il precedente fallimento dell’accordo sul gas a San Pietroburgo.

Si consolidano i legami tra Cina e Russia, due Paesi in forte espansione. Durante il Summit della Shanghai Cooperation Organization di qualche settimana fa, i leader dei due Bric hanno ribadito l’intenzione di creare una partnership strategica al fine di garantire l’equilibrio internazionale e di consentire la crescita economica di entrambe le nazioni. Inoltre, Cina e Russia si sono prefissate di aumentare l’interscambio dai 70 miliardi di dollari attuali ai 100 miliardi di dollari entro il 2015, fino ad arrivare ai 150 miliardi nel 2020. All’interno dell’accordo è compresa la promessa delle Federazione Russa di vendere al Dragone 60 miliardi di kwh entro il 2010 per sopperire all’enorme fabbisogno energetico del Paese asiatico.
Il bacino a disposizione della Russia è decisamente ricco da poter stringere accordi in campo energetico; proprio recentemente è partito il progetto di costruzione della diga di Boguchanskaya, nella Siberia orientale, che quando entrerà in funzione, presumibilmente nell’aprile del 2012, produrrà 17 miliardi di kwh all’anno. Assieme ad altri tre impianti idroelettrici lungo il fiume Angara, costituirà un enorme disponibilità di energia che la Russia potrà esportare, contribuendo, tra l’altro, ad arricchire la Siberia, che nei prossimi 15 anni potrebbe vedere triplicato il suo PIL.
L’intesa, comunque, non ha permesso che al Forum economico di San Pietroburgo dei primi di giugno i due Paesi raggiungessero un accoro sul gas; era, infatti, molto attesa la firma tra la Gazprom russa e la Cnpc cinese per la fornitura triennale a quest’ultima di gas per 1000 miliardi di dollari. Il prezzo del gas, oltre il tetto di 250 dollari a migliaio di metri cubici che si era prefissata la compagnia cinese, ha bloccato l’ambizione della Russia di poter diversificare le esportazioni di idrocarburi e intensificare l’export di gas verso la Repubblica Popolare, già pari a 68 miliardi di metri cubici l’anno.

lunedì 27 giugno 2011

Possibili investimenti diretti esteri in yuan

Secondo un comunicato della Banca Centrale, presto gli investimenti stranieri in Cina potrebbero essere denominati in valuta locale.

Un recente report della Banca Centrale cinese ha annunciato una probabile svolta per gli investimenti diretti esteri nella Repubblica Popolare: Pechino potrebbe, infatti, varare alcune norme che permetterebbero alle società straniere di investire nel Paese asiatico direttamente in yuan. Attualmente gli investimenti in valuta locale sono in fase sperimentale, ovvero sono possibili ma devono essere approvati uno ad uno da un comitato ad hoc.
Con le nuove regole, invece, si darebbe l’opportunità alle compagnie estere, di cui molte hanno già accumulato negli ultimi anni riserve in yuan in attesa di una sua rivalutazione, di finanziare in valuta cinese la costituzione di società, le acquisizioni, l’aumento di quote nelle sussidiarie e i prestiti. Sono esclusi da queste operazioni alcuni investimenti nei settori considerati strategici per l’economia locale.
Con questi cambiamenti, di fatto la Cina punta ad internazionalizzare lo yuan e a favorire il rientro di capitali accumulati oltreconfine. Lo yuan circola già all’estero grazie ad accordi speciali con nazioni straniere, tra cui accordi di swap di valuta per facilitarne la conversione e progetti per scambi commerciali in yuan. Se anche gli IDE, quindi, fossero effettuabili in yuan, è probabile che si potenzierà l’emissione di bond in renminbi e si darà il via a finanziamenti di altro tipo nella moneta cinese.