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martedì 31 maggio 2011

Partnership tra Pmi italiane e cinesi

Il business tra le imprese italiane e cinesi è in continuo rafforzamento, grazie alle frequenti missioni diplomatiche tra i due Paesi e le numerose partnership tra realtà aziendali di piccole dimensioni.

Italia e Cina sono sempre più vicine, sia negli affari che nella diplomazia. Il mese di giugno, infatti, si terrà la visita del vice presidente cinese Xi Jinping (nonché probabile prossimo capo del governo) in Italia. Xi si fermerà a Roma per le celebrazioni della Festa della Repubblica e successivamente si recherà a Milano per discutere di affari e potenziali accordi commerciali tra i due Paesi.
L’Italia, attualmente quarto partner commerciale del Dragone, punta a incrementare il traffico commerciale tra le due economie, arrivando a 80 miliardi di dollari entro il 2015. L’obiettivo potrà essere raggiunto soprattutto tramite le attività delle piccole-medio imprese, realtà aziendali comuni ad entrambi i Paesi; in Cina ci sono 42 milioni di Pmi e 2.500 sono quelle italiane che hanno investito in loco. La strategia commerciale più adottata è quella delle partnership: la Repubblica Popolare dispone di manodopera a basso costo, materie prime, mezzi finanziari e capacità produttiva, ma ha bisogno del know how tecnologico tutto italiano. Tramite queste relazioni le aziende italiane penetrano più facilmente il mercato cinese, mentre le Pmi cinesi possono investire nel nostro Paese per poi estendere le attività di business in tutta Europa.
In quest’ottica si è tenuto la settimana scorsa a Milano l’Italy-Shanghai SME Enterprises Cooperation Forum, con la partecipazione di cinque associazioni di settore italiane, della Regione Lombardia e di Promos Milano. Per l’occasione, i rappresentanti istituzionali della municipalità di Shanghai hanno incontrato enti ed imprenditori lombardi per discutere ed analizzare le opportunità di business. L’importanza delle Pmi è emersa anche per quanto riguarda l’area di Shanghai, in quanto nella municipalità si contano 400mila piccole-medio imprese, di cui 50mila a carattere familiare.
Durante l’incontro è stato ricordato che la Repubblica Popolare dispone di un sistema normativo particolarmente favorevole alle piccole realtà aziendali: è del 2002 la legge che promuove le Pmi attraverso un sistema di finanziamenti specifici che sono riservati dai singoli ministeri. A Shanghai, inoltre, le piccole imprese sono supportate in ogni fase imprenditoriale ed esiste un fondo per i piccoli imprenditori particolarmente innovativi.
Tuttavia, la diffusione di partnership tra Pmi italiane e cinesi risulta ostacolata da alcune criticità, presenti soprattutto nella diversità dei due sistema-Paese: la concezione di “piccola impresa” differisce tra le due nazioni (per la Cina la soglia è di 3.000 dipendenti contro i 50 italiani) e la politica di visti, nonché le normative relative alla proprietà complicano ulteriormente le attività di business.

lunedì 30 maggio 2011

Una Cina ipertecnologica

Dati da record in Cina per i servizi di telecomunicazione: nei primi mesi dell’anno decine di milioni di nuovi utenti sia delle linee telefoniche mobili che di internet.

Il settore tecnologico in Cina si rafforza continuamente, segnando dati sorprendenti già nei primi quattro mesi del 2011. L’industria delle telecomunicazioni, infatti, è cresciuta da gennaio ad aprile del 9,4% rispetto allo stesso periodo del 2010 e si attesta ad un valore pari a 31 miliardi di euro.
Le cifre sono supportate dall’aumento di utilizzatori di telefoni e computer dichiarate recentemente dal ministero dell’Industria e dell’Information Technology della Repubblica Popolare. Solo quest’anno sono stati registrati 41,39 milioni di nuovi utenti di telefono cellulari, arrivando così a 900,93 milioni totali, ovvero due terzi della popolazione cinese. Alla fine di aprile si contavano 1,19 miliardi di sottoscrittori di servizi di telefonia, pur con delle tendenze ben chiare: mentre aumentano gli utenti delle linee di terza generazione, arrivando a 67,57 milioni di individui, calano quelli delle linee fisse, con una diminuzione di 2,93 milioni di sottoscrittori (giungendo a 291,45 milioni).
Per la rete internet si registra un analogo sviluppo: nei primi quattro mesi dell’anno i collegamenti a internet dsl sono cresciuti di 9,58 milioni di utenti, arrivando ad un totale di 135,92 milioni. Oggi la Cina è così diventato il più grande mercato globale per le connessioni, con 477 milioni di internauti registrati a fine marzo, ovvero un terzo della popolazione.
La velocità con cui le tecnologie della comunicazione si stanno diffondendo ed affermando nel Dragone è segno del progresso del Paese e della sua capacità di aderire alle innovazioni del secolo; ciò permette lo sviluppo delle industrie del settore ma anche lo sfruttamento delle nuove forme di informazione, divulgazione e di fare business della nostra epoca.

venerdì 27 maggio 2011

La Ferrari rappresentante della cultura italiana in Cina

Lo scorso 23 maggio si è svolta la seconda edizione del “China Watcher-Maria Weber Annual Conference”: tra i temi trattati anche la percezione dell’Europa e dell’Italia da parte della Cina.

L’Europa e l’Italia viste dalla Cina, questo il tema dell’intervento di Luca Cordero di Montezemolo alla seconda edizione del convegno “China Watcher-Maria Weber Annual Conference”, organizzato dall’Istituto per gli studi di politica internazionale, in collaborazione con AgiChina24.
Nel suo discorso il presidente della Ferrari ha esortato a riflettere su tre aspetti fondamentali che caratterizzano la Cina: il crescente ruolo politico a livello internazionale, il rapido sviluppo economico e la ricchezza culturale.
In particolare l’ultimo punto risulta giocare un ruolo significativo all’interno dei rapporti tra il Dragone e l’Italia, infatti il possedere un’antica tradizione culturale fa parte della storia di entrambe le nazioni.
Ed è proprio su queste basi culturali che Cordero di Montezemolo punta l’attenzione quali strumenti per un’evoluzione dei rapporti economici tra i due paesi, infatti gli scambi culturali e il turismo, uniti ad impegno e rispetto delle regole, appaiono come presupposti fondamentali per il continuo miglioramento delle relazioni commerciali.
In questo contesto, molto importanti risultano i rapporti commerciali, al punto che il presidente della Ferrari ha invitato le PMI ad investire nel mercato cinese attraverso l’istituzione di joint venture, in quanto “la Cina è la porta di ingresso al più vasto mercato dell’Asia Orientale, piattaforma di lancio per i nostri affari economici anche in altri Paesi come il Vietnam e la Corea del Sud”.
In conclusione, Cordero di Montezemolo ha presentato la Ferrari come punto di incontro economico e culturale tra le due nazioni, infatti la casa automobilistica di Maranello è molto presente nei mercati asiatici e rappresenta la punta di diamante del made in Italy nel mondo.

giovedì 26 maggio 2011

Esportazioni: la Cina predilige ancora il vecchio continente

Nonostante la crisi e le restrizioni doganali, la Cina sceglie ancora l’Europa come prima destinataria delle proprie esportazioni, fiduciosa nella ripresa economica del vecchio continente.

Nel settore dell’export, la Cina conferma la propria predilezione per i paesi dell’eurozona nonostante la crisi monetaria che attanaglia l’Europa, almeno secondo quanto è emerso da uno studio condotto dall’Università di Economia e affari internazionali di Pechino (UIBE).
L’indagine, condotta su un campione di trecento aziende cinesi esportatrici e operanti soprattutto nel settore manifatturiero, ha messo in luce che il 52% di queste è ancora intenzionato a vendere i propri prodotti all’Europa.
La preferenza accordata nuovamente al continente europeo sembra essere alimentata dal “rafforzamento dell’euro sullo yuan che rende i prodotti cinesi estremamente competitivi”, secondo quanto sostiene Zhang Yansheng, direttore del dell’Istituto per la ricerca economica internazionale presso la Commissione nazionale per le riforme e lo sviluppo.
Sempre Zhang Yansheng avverte tuttavia che “i cinesi devono essere molto accorti: è probabile che la crisi del debito europeo peggiori e che Bruxelles decida di adottare misure commerciali contro le importazioni cinesi”.
Nonostante questi moniti, ciò che preoccupa maggiormente la aziende cinesi è il graduale apprezzamento dello yuan, anzi le eventuali conseguenze legate alla rivalutazione della moneta, infatti questa potrebbe avere un notevole impatto sulle esportazioni; tuttavia, dall’indagine appena conclusa, emerge che il 57% delle imprese intervistate non crede che si verificheranno gravi problemi operativi, per quanto il 75% è consapevole dell’impatto che comporterebbe la rivalutazione dello yuan.