Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina

giovedì 30 dicembre 2010

Novità in azienda: salario minimo aumentato e niente inglese

Le autorità cinesi stanno introducendo in questi giorni alcune novità che interessano da vicino le aziende straniere in loco: a Pechino il salario minimo aumneterà di oltre il 20% mentre verranno previste nuove sanzioni per chi userà la lingua inglese.

Per il 2011 la competitività in Cina si prevede piuttosto elevata, a causa di alcune misure intraprese dal governo centrale in questo periodo di fine anno.
La prima di queste è l’aumento del salario minimo, tendenza che ha caratterizzato il mondo lavorativo del Paese negli ultimi mesi. Dopo l’innalzamento di sei mesi fa, infatti, a Pechino dal primo gennaio prossimo il salario aumenterà del 21% (200 yuan) passando così a 1.160 yuan mensili (175 dollari) e la paga oraria dovrà superare i 6,7 yuan. Tale novità interesserà circa 3 milioni di lavoratori cinesi. Accanto a Pechino, altri sono i centri interessati da questo orientamento: sono stati annunciato aumenti nella Provincia del Guangdong e anche ad Hong Kong, dove dal primo maggio 2011 verrà introdotto il salario minimo a 28 dollari locali l’ora.
L’aumento salariale è stato deciso al fine di ridurre gli squilibri sociali della Cina, stimolare i consumi e rafforzare la domanda interna; l’effetto di ciò potrà comportare, inoltre, la crescita competitiva delle aree produttive ma anche l’intensificarsi delle spinte inflazionistiche.
Altra novità riguarda invece la visibilità delle aziende straniere nel Paese asiatico: una direttiva dell’Amministrazione generale della stampa vieta ora su giornali, riviste, libri e siti web cinesi l’utilizzo di parole inglesi. Ciò significa che anche alcuni marchi internazionali e acronimi saranno interessati dal divieto. Le aziende che non rispetteranno la normativa verranno sanzionate duramente anche se si potranno usare eccezionalmente alcune parole seguite da traduzione o da una spiegazione in cinese. La censura probabilmente creerà non pochi problemi logistici legati alla pubblicità e al brand, che dovranno essere aggirati con espedienti quali l’utilizzo di marchi specifici per il mercato cinese.

mercoledì 29 dicembre 2010

Via libera ai voli privati nei cieli della Cina

Il mese scorso le autorità cinesi hanno deciso di aprire gradualmente lo spazio aereo del Paese anche ai voli a bassa quota, aprendo così un mercato per l’aviazione privata ed il business ad essa connesso.
Una circolare congiunta del Consiglio di Stato e della Commissione Militare Centrale ha dato il via ai decolli dei voli privati, come quelli di business jet ed elicotteri. Se fino ad oggi, infatti, i voli a bassa quota erano controllati militarmente e le autorizzazioni richiedevano tempistiche piuttosto lunghe, ora si potrà sorvolare il cielo cinese e con permessi ottenuti nel giro di poche ore.
Questa apertura permetterà, nei prossimi anni, di sviluppare nuove opportunità per i costruttori di elicotteri, jet privati e aeromobili d’affari che rappresentano l’offerta dell’aviazione privata. Attualmente, il settore detiene un tasso annuale pari al 30% ma si stima una forte crescita nei prossimi dieci anni, grazie anche ai Paesi emergenti come la Cina, dove i voli di questo tipo sono ridotti. La domanda, però, esiste ed è rappresentata dalla fascia di popolazione di ceto alto che, pur essendo una minoranza, conta milioni di individui. I ricchi cinesi amano ostentare e il jet è da sempre uno degli status symbol per eccellenza.
Tra l’altro, lo sviluppo di questo settore farebbe la fortuna anche di tutte quelle aziende costruttrici di piste d’atterraggio per elicotteri, le compagnie di resort e le imprese di campi da golf, quest’ultime due strettamente connesse con il mondo del lusso e dell’agio moderno. Inoltre, potrebbero migliorarsi anche i servizi di soccorso via elicottero, che in Cina non sono particolarmente efficienti.

martedì 28 dicembre 2010

La medicina tradizionale cinese per lo sviluppo della cosmesi straniera

Uno dei settori con buone prospettive in Cina per le aziende italiane è quello della cosmesi, che integrandosi con le tradizionali tecniche locali può svilupparsi con successo.

La cosmesi è uno dei settori che nei prossimi anni potrebbe attrarre molte imprese straniere in Cina. L’Italia in questo campo si è affacciata al mercato cinese già 20 anni fa e ora sembra esserci il clima giusto per poter cogliere opportunità di un certo peso. In Cina, infatti, cresce sempre più tra i consumatori la domanda di marchi e prodotti stranieri, in particolar modo quelli occidentali, per ciò che riguarda la moda e la cura della persona. I dermocosmetici Made in Italy, inoltre, sono riconosciuti come prodotti di alta qualità e sono molto richiesti dai consumatori cinesi con redditi medio-alti e con stili di consumo “globali”.
Tuttavia, l’ingresso nel Paese asiatico comporta ancora non poche difficoltà. In primo luogo, si registrano problematiche legate alle elevate barriere all’entrata che implicano un iter complesso per la registrazione del prodotto, la licenza di importazione, l’etichettatura e l’ analisi degli adempimenti e dei costi. A ciò si deve aggiungere il forte clima competitivo in un mercato in cui la medicina tradizionale applicata alla cosmesi sta registrando nuovi consensi tra la popolazione. Ciò, però, può essere anche uno spunto per adattarsi ai consumi locali unendo innovazione e tradizione attraverso l’utilizzo degli estratti chimici della medicina tradizionale cinese e integrandoli ai prodotti moderni.
Per accedere al mercato cinese ed avere contatti con importatori, distributori e buyer, un evento molto importante è quello della Cosmoprof di Shanghai, manifestazione appartenente agli eventi di Cosmoprof Worldwide ed espansione della Cosmoprof Asia (dal 9 all’11 novembre 2011), dedicati al settore dell'estetica, della bellezza e cosmesi.

venerdì 24 dicembre 2010

Obiettivo 2011: ridurre l'export e aumentare l'import

Per il 2011 uno degli obiettivi della Repubblica Popolare Cinese sarà quello di riassorbire il surpuls commerciale e riassestare la bilancia commerciale facendo calare le esportazioni ed aumentando le importazioni verso il Paese.

Lo squilibrio della bilancia commerciale cinese è stato nei mesi scorsi una delle principali preoccupazioni delle autorità cinesi e sarà tra le sfide più rilevanti anche per il prossimo anno. Il surpuls ha raggiunto livelli record nelle ultime settimane, ma si è tuttavia ridimensionato a causa della crisi scendendo del 3,9%, e dovrebbe arrivare entro la fine del 2010 a quota 190 miliardi di dollari. L'interscambio del Dragone con il resto del mondo è comunque cresciuto del 36% anno su anno fino a 2,68 trilioni di dollari e dovrebbe arrivare a 2,9 trilioni a fine anno.
Per poter proseguire nel riassorbimento dell'avanzo di bilancia commerciale la Cina prevede per il 2011, così come dichiarato più volte dal governo centrale, una riduzione delle esportazioni dal 30% al 10% e ad un aumento delle importazioni, anche se finora non sono state date ulteriori informazioni circa gli ambiti produttivi interessati da questa scelta. Una misura tale permetterebbe, inoltre, di riequilibrare le scorte di alcuni prodotti alimentari; come annunciato dal ministro del Commercio Cinese Chen Deming, la Cina deve aumentare, infatti, la disponibilità di carni, zucchero, cereali e cotone i cui raccolti sono minacciati anche dalla rapida urbanizzazione.
Se, comunque, la decisione riguardante l'import cinese dovesse concretizzarsi, ciò significherebbe che la Repubblica Popolare sarà nei prossimi anni un crescente mercato di destinazione per molti atri settori.