Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina

mercoledì 29 settembre 2010

Russia e Cina: accordi per la cooperazione energetica

Lunedì 27 settembre, a Pechino, Dimitri Medvedev e Hu Jintao hanno firmato numerosi accordi di cooperazione nel settore energetico, in quello bancario e relativamente alla lotta al terrorismo.
Si conclude oggi la visita ufficiale di tre giorni del Presidente russo in Cina, volta a rinvigorire i rapporti tra i due Paesi. Medvedev è stato accompagnato da una folta delegazione di uomini d’affari, cui, oltre al ministro dell’Energia Sergej Shmatko, ha preso parte anche Alexej Miller, amministratore delegato di Gazprom, che mira a vendere le sue prime forniture di gas naturale in Cina dal 2015: come ha affermato il vicepremier Igor Sechin “non ci sono limiti alla crescita del consumo di gas in Cina e Mosca può fornire a Pechino tutto il gas di cui ha bisogno”. Il Dragone è il primo produttore di emissioni al mondo e intende ridurre la propria dipendenza da carbone e petrolio incrementando l’impiego di gas, fino a trarre, entro il 2020, il 10% del suo fabbisogno energetico da quest’altra fonte. Secondo i dati forniti dall’International Energy Agency, nel 2009, la domanda di energia proveniente dalla Cina è stata più consistente di quella di Washington, che deteneva il record dei consumi da oltre un secolo.
Come conseguenza di tali accordi il gas naturale andrà a sommarsi alle consistenti esportazioni di petrolio russo verso la Cina che, da una parte, permettono alla Russia di diversificare le destinazioni delle proprie risorse energetiche dalle destinazioni europee che spesso sono motivo di tensioni con gli stati partner e, dall’altra, consentono alla Cina di soddisfare la sua continua esigenza di energia.
L’unico termine contrattuale che separa i due paesi è quello relativo al prezzo finale del gas, a tal proposito Sechin ha dichiarato: “contiamo di siglare gli ultimi accordi commerciali entro i primi sei mesi del prossimo anno”.
Molti analisti sostengono che il costo finale del gas russo per la Cina sarà abbastanza simile alle tariffe stabilite per i paesi europei.

lunedì 27 settembre 2010

108ª "Import and Export" Canton Fair

Dal 15 ottobre al 4 novembre si terrà l'edizione autunnale della celebre fiera di Canton dedicata alle importazioni ed esportazioni di prodotti in Cina.

La Fiera di Canton è uno dei principali eventi dedicati al commercio internazionale in Cina sin dalla sua inaugurazione, nel 1957. Da allora, ogni anno, si tengono due edizioni della manifestazione, una in primavera e l'altra in autunno, ed ogni edizione è suddivisa in tre sessioni. La primavera scorsa hanno partecipato quasi 204 mila acquirenti provenienti da 212 paesi e si prevede che il flusso rimarrà su questi standard anche nella fase autunnale. Alla 108ª Fiera di Canton, infatti, presenzieranno più di ventimila espositori nazionali e internazionali che operano nei settori più svariati: elettronica, costruzioni, illuminazione, hardware, veicoli, macchinari, prodotti chimici, beni di largo consumo, tessile, calzature, arredamento, medico, e alimentari. Le tre sessioni previste si svolgeranno dal 15 al 19 ottobre, dal 23 al 27 ottobre e dal 31 ottobre al 4 novembre.

venerdì 24 settembre 2010

La regione dell’Asia-Pacifico è la sede favorita dei business cinesi

Nonostante le recenti dispute con il Giappone, causate dal caso del peschereccio cinese fermato dal governo di Tokyo, le piccole-medio imprese cinesi sembrano orientare sempre più i loro business verso la regione dell’Asia-Pacifico.
Secondo l’annuale sondaggio della UPS Asia Business Monitor, che indaga le tendenze e le opportunità della regione asiatica, il 78% delle PMI cinesi conduce affari nella regione dell’Asia-Pacifico, contro il 6% negli Stati Uniti e il 10% in Europa. Tale dato indica una rinnovata fiducia nella crescita economica dell’area, tanto che il 70% delle imprese coinvolte (su 1.350 totali) prevede una forte espansione della regione nei prossimi tre anni. Le previsioni ottimistiche sono confermate peraltro dal 65% delle aziende del sondaggio, che prevedono un andamento degli affari migliore rispetto al 2009, mentre solo il 12% delle PMI si aspetta un declino nel corso del 2010. Metà delle realtà imprenditoriali contattate, inoltre, pensa di incrementare la propria forza lavoro del 10% circa entro l’anno in corso.
Le conseguenze della crisi economica, infatti, non hanno frenato l’entusiasmo che si respira nell’area asiatica, ma anzi hanno spinto molte aziende orientali, incluse quelle cinesi, a cercare nuovi settori e nuove opportunità di business, come ad esempio il mercato edile, quello dell’information technology e quello manifatturiero. Sempre secondo il sondaggio, inoltre, il vantaggio competitivo percepito dalle imprese cinesi sarebbe la loro flessibilità.
Da un lato, i dati qui proposti evidenziano un punto molto debole dei mercati occidentali: questi, sebbene vedano nei paesi asiatici importanti sbocchi per l’internazionalizzazione delle proprie attività, non sono però in grado di attirare le imprese orientali nei paesi sviluppati. Ciò rappresenta un potenziale rischio nel prossimo futuro, in quanto sempre più aziende asiatiche hanno dimostrato di saper crescere e svilupparsi andando a competere con le grandi multinazionali. Dall’altro lato, lo sviluppo dell’area Asia-Pacifico, dimostra come questa regione rimanga una destinazione ideale per gli investitori globali.

giovedì 23 settembre 2010

I nuovi obiettivi della Cina in tema di urbanizzazione

Il 21 settembre scorso il Fondo di ricerca sullo sviluppo cinese ha pubblicato a Pechino il "Rapporto sullo sviluppo della Cina 2010" in cui si presentano le strategie e le politiche relative all’urbanizzazione della Repubblica Popolare Cinese.
Secondo il report, la Cina sta attraversando un’espansione dell’urbanizzazione sociale senza precedenti: negli ultimi 30 anni la popolazione delle città è salita a 600 milioni di persone, rappresentando quasi la metà della popolazione totale della nazione. Fino ad ora il tasso di urbanizzazione annuo è stato dello 0,9%, ma nonostante la forte crescita, il paese ha definito l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 un tasso del 65%. Inoltre, la Cina si impegnerà nella riconversione dei terreni agricoli in aree urbane procedendo all’amministrazione finanziaria della terra, espandendo così ulteriormente la superficie delle città.
Altra questione legata al fenomeno dell’urbanizzazione riguarda l’inserimento lavorativo per tutti i lavoratori migranti provenienti dalle aree rurali; questi rappresentano circa la metà della popolazione urbana ma non hanno accesso né agli stessi servizi pubblici né ai diritti politici dei cittadini. A fronte di questa problematica, la Repubblica Popolare Cinese si è posta l’obiettivo, sempre entro il 2030, di permettere a 400 milioni di migranti e alle loro famiglie di accedere a tali servizi e diritti.
Tutto ciò porterà a evidenti conseguenze per il paese, in primis un forte aumento dei consumi, che rappresenta un grande potenziale per chi investe in Cina. Il progresso urbano, infatti, ha spinto il Boston Consulting Group a realizzare un report sull’argomento per dimostrare che gli investitori globali dovrebbero guardare ai mercati emergenti a livello delle loro città piuttosto che a livello dei paesi nel loro complesso. Il documento prevede che entro il 2030 ci saranno più di 1.000 città nei paesi in via di sviluppo con una popolazione oltre al mezzo milione di abitanti. Ciò può rappresentare però anche un problema per le imprese, in quanto, ad esempio, per raggiungere la maggior parte della classe media cinese le aziende dovranno essere presenti in decina di città sparse sul territorio. Saranno quindi necessarie strategie specifiche per soddisfare le esigenze e i bisogni delle mega-città cinesi.