Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina

mercoledì 9 maggio 2012

10 miliardi dollari per investimenti esteri

Pechino sta aumentando gli sforzi per sostenere le imprese nazionali che investono all'estero, in cerca di risorse per alimentare la sua rapida crescita economica e 1,3 miliardi di popolazione.

Pechino sta aumentando gli sforzi per sostenere le imprese nazionali che investono all'estero, in cerca di risorse per alimentare la sua rapida crescita economica e 1,3 miliardi di popolazione.
La Cina, che può vantare il più grande ammontare al mondo di riserve valutarie (3.300 miliardi di dollari), ha cercato diversi modi per diversificare i capitali, preservare il loro valore e migliorarne i rendimenti: ora la Banca Popolare della Cina intende destinare 10 miliardi dollari a favore delle imprese statali che vogliono investire all'estero. L’istituto è infatti in trattative con la China Riform Holdings Corporation Ltd - una società controllata dalla Commissione statale di supervisione e amministrazione - per istituire una joint venture, probabilmente all'estero, che cercherà di aiutare le imprese statali a investire all'estero con le riserve in valuta estera.

martedì 8 maggio 2012

Esportare in Cina, alcune precauzioni

La Cina è diventata una destinazione di notevole interesse per molti esportatori stranieri.

Grazie al dinamismo del suo mercato del lavoro, all’aumento dei redditi e alla crescita dei consumi interni, la Cina è diventata una destinazione di notevole interesse per molti esportatori stranieri. Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius ha, tuttavia, ricordato che commerciare con la Cina può essere anche rischioso: “la crescente ricchezza all’interno della Cina è da stimolo ai consumi interni e questo crea reali opportunità commerciali per gli esportatori stranieri, sempreché questi ultimi conoscano bene la natura del mercato e prendano misure adeguate alla tutela della loro attività”. Per soddisfare questa esigenza, la compagnia di assicurazioni olandese ha pubblicato una guida che titola Trade successfully with China  (Commerciare con successo con la Cina), in cui sono elencate le dieci “regole d’oro” cui è meglio gli esportatori si attengano per evitare problemi di natura logistica e finanziaria sul mercato del Dragone.
La guida ricorda che: le tariffe d’importazione sul mercato cinese, solitamente richieste all’importatore possono per alcuni tipi di prodotto essere anche del 270%, e possono quindi costituire un deterrente all’acquisto; è obbligatorio ottemperare ad alcuni obblighi previsti dalla legge cinese in tema di concorrenza, o di pubblicità ingannevole e prezzi predatori, indipendentemente dalla legge del Paese che regola il contratto di compravendita; per alcune merci è vietata l’importazione e per altre sono imposte restrizioni. Inoltre, se il valore delle merci e l’importo pagato differiscono di più che l’equivalente di 10.000 dollari USA per unico contratto, gli importatori devono segnalare i pagamenti alle autorità cinesi competenti in tema di valute estere e i fornitori esteri devono tener conto dei rischi associati al regime di controllo cinese su tali valute.

giovedì 3 maggio 2012

Lo yuan come moneta base

Entro 10 o 20 anni il renminbi sostituirà il dollaro Usa come moneta base per gli scambi.

Se in passato la Cina aveva mantenuto uno stretto controllo sullo yuan, tenendo il suo valore forzatamente basso e facilitare così le sue esportazioni, negli ultimi anni Pechino ne ha permesso una certa fluttuazione e i dialoghi con gli Stati Uniti portano a una continua rivalutazione della moneta cinese.
Per sfuggire alla dipendenza dell’andamento del dollaro, la Cina ha cominciato a fare accordi di cambio in yuan dapprima con Hong Kong, poi con Argentina, Bielorussia, Uzbekistan, Tajikistan, Mongolia, Emirati, Islanda. L’aumento del numero di Paesi che accettano di usare lo yuan per le transazioni economiche con il Dragone porteranno alla cessazione del dominio del dollaro come valuta di riserva. Secondo l'economista Maurizio d'Orlando, “questo sviluppo valutario cinese è da considerare come una minaccia strategica per l'attuale sistema economico a guida americana” e rischia di portare a conflitti politici o militari. Tuttavia, la tendenza verso questa direzione è ben consolidata: secondo dati della Society Worldwide Interbank Financial Telecommunication - SWIT, il sistema attraverso cui transitano tutti i bonifici bancari mondiali - il volume di affari europei in yuan ha sorpassato quello dell'area Asia-Pacifico ed è secondo solo a quelli di Hong Kong. Inoltre, in marzo le transazioni globali sono aumentate dell'8,6%, ma quelle registrate in moneta cinese sono aumentate del 13,2%.
Secondo Jean Francois Lambert, managing director alla HSBC, entro 10 o 20 anni, il renminbi sarà usato come moneta base per tutti gli scambi commerciali.

mercoledì 2 maggio 2012

Brembo: freni italiani per le auto cinesi

Brembo ha inaugurato il nuovo polo industriale in Cina, a Nanchino: un progetto da 70 milioni di dollari che impiegherà circa 1.000 persone.

La maggior parte delle auto cinesi avrà freni italiani: la Brembo, multinazionale leader mondiale nella progettazione e produzione di sistemi frenanti, ha investito 70 milioni di dollari per il progetto relativo ad uno stabilimento che sorge a Nanchino e sfornerà ogni anno 6 milioni di “dischi” per Bmw, Daimler, Volkswagen, Volvo, Iveco, Mg e Mitsubishi. Il nuovo polo, che impiegherà circa 1.000 persone, comprende anche un centro di ricerca e sviluppo in grado di eseguire simulazioni e test completi.
Alberto Bombassei, dirigente dell’azienda bergamasca fondata nel 1961, ha voluto sottolineare che non si tratta di un processo di delocalizzazione: “Da 20 facciamo investimenti nuovi all’estero come iternazionalizzazione, finalizzati a dare risposte a un mercato, o esistente o che sta nascendo […]. Siamo pronti a essere partner delle case automobilistiche cinesi, perché stanno investendo su nuove vetture e hanno bisogno di prodotti tecnologici. Per noi essere qui è un obbligo”.