Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina

giovedì 12 maggio 2011

Settore farmaceutico: nuovi controlli per la sicurezza

Nei prossimi mesi partirà una campagna di controlli nel settore farmaceutico che avrà lo scopo di verificare la qualità dei medicinali di base e di garantire la sicurezza dei cittadini cinesi.

Dopo la campagna di controlli nell’agroalimentare, la Cina si prepara ad una nuova missione sulla sicurezza, questa volta nel campo farmaceutico. Nel 2010, infatti, sono aumentate dell’8,4% le segnalazioni di effetti indesiderati riguardanti, in particolare, i farmaci anti-infettivi ed i prodotti della medicina tradizionale cinese, registrando 690 mila casi anomali. A ciò si aggiunge anche l’incremento dei prezzi delle materie prime utilizzate per i medicinali, verificatosi negli ultimi mesi.
Al fine di tutelare la sicurezza dei consumatori e regolare la produzione farmaceutica cinese, l’Amministrazione di Stato per la Supervisione degli Alimenti e dei Farmaci ha, quindi, deciso di avviare una campagna di controlli sia sulla qualità dei farmaci essenziali che sulla medicina tradizionale cinese. L’operazione includerà l’analisi dei processi di produzione dei farmaci e i luoghi di origine delle materie prime, nonché ispezioni nelle strutture del settore di tutto il Paese. Ciò porterà progressivamente all’istituzione di un meccanismo di controllo strutturato per tutti i medicinali di uso più frequente.
La campagna riguarderà una rosa piuttosto ampia di aziende cinesi: nel Dragone, infatti, ci sono 2.822 industrie farmaceutiche solo per la produzione di farmaci di base. Attraverso i controlli, le autorità sperano di poter migliorare la tutela della salute dei cittadini e di avviare misure preventive che eliminino rischi e scandali, tristemente noti nella Repubblica Popolare.

mercoledì 11 maggio 2011

Il Dragone ha raggiunto il punto di svolta di Lewis

Sempre più economisti sostengono che la Cina abbia ormai raggiunto il punto di svolta di Lewis, secondo il quale l’epoca della manodopera a costi ridotti sia ormai giunta al termine.

Anche le previsioni di Ba Shusong, senior economist del Centro per la Ricerca e lo Sviluppo del Consiglio di Stato, confermano che la Repubblica Popolare Cinese non possa più disporre di lavoratori a basso costo, ma dovrà ora fare i conti con la scarsità di manodopera. L’allarme era già stato dato da diversi economisti negli anni scorsi: il primo nel 2004, quando lo stesso governo aveva riscontrato un primo calo della forza lavoro cinese, poi è stata la volta della ricerca di Credit Agricole del marzo scorso, secondo cui entro il 2014 la Cina avrà un netto disavanzo tra domanda e offerta di lavoratori.
Ora la conferma di Ba arriva dopo la pubblicazione dei dati del Censimento Nazionale 2010: la popolazione cinese sta invecchiando, con conseguente fine del surplus di forza lavoro, e i salari aumentano di pari passo con lo sviluppo economico del Paese; nel 2010, infatti, i redditi rurali sono cresciuti del 10,9%, mentre quelli delle città del 7,8%. Tale quadro rafforza l’inflazione, che difficilmente può essere contenuta con i salari in aumento. Il fenomeno a cui il Dragone sta assistendo è conosciuto come “punto di svolta di Lewis” e avrà come conseguenza un rallentamento della crescita economica.
Ciò spiega ulteriormente gli sforzi delle autorità di Pechino nel portare l’economia ad un sistema basato sui consumi interni anziché sulle esportazioni, situazione che si potrà verificare solo con un’equa distribuzione del reddito su tutto il territorio nazionale.

martedì 10 maggio 2011

Boom dell’e-commerce in Cina

Aumentano in Cina le opportunità di business garantite dall’e-commerce, fenomeno che attira numerosi imprenditori pronti a lanciare ogni prodotto sul web e milioni di consumatori alla ricerca di offerte.

In Cina l’utilizzo di internet sta conoscendo una crescita esponenziale: alla fine del 2010 si contavano 457 milioni di utenti, un terzo del mercato potenziale che include oltre un miliardo di individui. Le opportunità offerte dal mondo del web sono numerose e crescono di pari passo con lo sviluppo economico del paese.
Il business maggiore viene dall’e-commerce, settore in cui la Cina è diventata leader assoluto con quasi 150 milioni di consumatori virtuali. Le prime basi del commercio elettronico nella Repubblica Popolare vennero lanciate nel 1998 da Alibaba, sito per il B2B, seguito da Eachnet, di cui ora è socio di maggioranza Ebay, e Joyo, acquistato da Amazon nel 2004. L’espansione iniziò nel 2005, quando Alibaba acquisì Yahoo! China e iniziò a coinvolgere milioni di persone oltre che a muovere grandi quantità di denaro.
Oggi il primo sito di e-commerce in Cina, oltre che tra i maggiori al mondo, è Taobao.com, piattaforma che nei periodi di grandi offerte attira circa 1,8 miliardi di visitatori. Il vero motore del commercio on line è rappresentato dal C2C, dove piccoli negozi virtuali, guidati da singole persone, riescono a far crescere il proprio fatturato grazie ad accordi con le fabbriche di beni, trasformandosi così nel giro di poco tempo in grandi aziende che transitano nel B2B.
Il sistema di e-commerce in Cina si sviluppa in tre direzioni: l’intermediazione (in cui il sito funge da punto di incontro tra venditore e compratore), il commercio al dettaglio elettronico (l’azienda esiste solo sul web) e il commercio al dettaglio tradizionale (l’azienda esiste anche con una rete di negozi reali).
La maggior parte dei consumatori cinesi che si serve di questa forma di compravendita è rappresentata da giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, soprattutto donne. In genere, i cinesi acquistano on line ogni tipo di prodotto riuscendo ad ottenerli a prezzi molto bassi; ciò ha permesso recentemente lo sviluppo on line anche di nicchie di mercato, prima difficilmente spendibili sul web, come i beni ad alta personalizzazione.
Le opportunità di business sono, infine, supportate dallo stesso governo cinese, che incentiva l’e-commerce con leggi e regolamenti specifici, in virtù del fatto che il commercio sul web favorisce l’occupazione e mantiene attiva l’economia del Dragone.

lunedì 9 maggio 2011

Taiwan canale strategico per entrare in Cina

Sta emergendo tra gli operatori italiani l’interesse per l’isola di Taiwan, provincia con notevole sviluppo economico e che può essere un canale privilegiato per penetrare il mercato cinese.

Il Sistema Italia sta implementando in questo ultimo anno i rapporti commerciali con l’isola di Taiwan, la quale si rivela un potenziale partner per penetrare il mercato cinese, e in generale tutto il Sud-est asiatico, con minor difficoltà, soprattutto a livello burocratico.
L’analisi delle opportunità della provincia è emersa nel corso del seminario sullo sviluppo e le opportunità economiche e commerciali con Taiwan, tenutosi a Roma la scorsa settimana e organizzato dall’Ice e dall’ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia. La spinta ad occuparsi di questa piccola isola è venuta dall’accordo firmato da Pechino lo scorso giugno, denominato Economic Cooperation Framework Agreement (ECFA) e volto ad incrementare gli scambi commerciali tra le due realtà attraverso la riduzione ed eliminazione di tariffe e barriere commerciali.
Taiwan ha molte caratteristiche per cui si rende attraente per gli operatori italiani: innanzitutto, è un territorio ricco di imprese di piccola e media dimensione il cui sviluppo è sostenuto e promosso dallo stesso governo. Le autorità incentivano gli investimenti esteri offrendo la copertura del soggiorno in loco alle aziende interessate ad investire e contrastando il fenomeno della contraffazione con leggi che tutelino la proprietà intellettuale. Numerose risorse sono impiegate anche nella ricerca e sviluppo e nel potenziamento di alcuni settori chiave dell’economia, quali: energie alternative, agricoltura high-end, biotecnologie, cultura, turismo e sanità, oltre ad una serie di industrie definite “intelligenti”, tra cui veicoli intelligenti, bioarchitettura e alcune industrie di servizi.
Dal punto di vista tariffario, inoltre, l’isola detiene le imposte commerciali tra le più basse del Sud-est asiatico (17%); inoltre, la forza lavoro locale è molto qualificata: il 42,9% è laureato. Questi dati confermano il trend economico positivo della provincia, il cui Pil nel 2010 è cresciuto del 10,82% e per il 2011 è stimato un innalzamento del 5,4%. Gli cambi commerciali sono pure particolarmente attivi, con un export che lo scorso anno ha segnato un +34,83% e l’import + 44,16%. Taiwan è, inoltre, il terreno ideale per la produzione a basso costo di componenti dell’IPC e delle telecomunicazioni.
Sebbene i rapporti con la Cina dal punto di vista politico siano ancora tesi, dato l’interesse del Dragone a riannettere la provincia alla madrepatria, i legami commerciali tra le due potenze asiatiche sono particolarmente fiorenti. Taiwan nel 2010 ha avuto investimenti in Cina pari a 97,3 miliardi di dollari, concentrati nell’elettronica, informatica e nel real estate. Infine, il governo di Taipei conosce bene il sistema burocratico cinese e, grazie all’accordo ECFA, ha un canale d’ingresso privilegiato nella Repubblica Popolare.