Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina

mercoledì 6 aprile 2011

In Cina i controlli alimentari bloccano il 50% dei produttori caseari

I caseifici cinesi sono stati sottoposti ad un severo controllo da parte delle autorità, con il risultato che metà hanno dovuto fermare l’attività definitivamente perché non a norma e le importazioni alimentari sono destinate ad aumentare.

La Sicurezza alimentare in Cina sembra essere un tema sempre più sentito: dallo scandalo del latte contaminato nel 2008, infatti, sono state imposte norme e controlli più severi sulla qualità alimentare dei prodotti al fine di consolidare il settore eliminando le piccole imprese e quelle non regolari.
I produttori lattiero-caseari, in particolare, sono ora obbligati a dotarsi di un macchinario che rilevi la presenza di additivi. Recentemente, inoltre, l’Amministrazione Generale per il Controllo Qualità ha fatto fermare metà dei caseifici nazionali in seguito ad un controllo a tappeto: su 1.176 aziende, 426 non hanno ottenuto il rinnovo della licenza e sono state costrette alla chiusura definitiva, mentre 107 potranno riprendere l’attività quando miglioreranno gli standard di produzione e la qualità dei prodotti. In sostanza, solo il 55% cento dei produttori è risultato a norma. I dati variano, comunque, da zona a zona: la situazione peggiore si è registrata nella Provincia dello Yunnan, dove solo il 30% ha ottenuto il rinnovo, nello Zhejiang invece la percentuale è del 50% e a Pechino 25 produttori su 35 sono risultati in regola.
Nonostante l’irrigidimento da parte delle autorità, comunque, il latte in polvere adulterato è ancora distribuito nei supermercati in Cina e le conseguenze a livello commerciale sono state la crescita delle importazioni alimentari, soprattutto del latte per bambini: nel 2008, l’import pesava per il 40% e nel 2010 è arrivato al 50%. Altri comparto del settore alimentare assieme a quello caseario che ha perso la fiducia dei consumatori è quello dell’allevamento di maiali, in cui sono stati denunciati alcuni produttori dello Hennan che utilizzano farmaci stimolanti nell’alimentazione dei suini.
Fino a che la sicurezza non verrà garantita totalmente, quindi, le importazioni dall’estero nell’agroalimentare saranno prevalenti, con conseguente crisi per i produttori locali.

martedì 5 aprile 2011

Come i cinesi percepiscono l’Unione Europea

Uno studio inglese rivela quali sono le reali percezioni dei cinesi nei confronti della Ue e degli europei: molti i pregiudizi negativi e la scarsa conoscenza delle dinamiche politiche del Vecchio Continente.

La China Policy Institute dell’Università di Nottingham ha recentemente realizzato un progetto denominato ChineseviewsofEU (Disaggregating Chinese perceptions of the EU and the implications for the EU’s China policy) volto allo studio della percezione che i cinesi hanno dell’UE. L’indagine si pone come obiettivo la possibilità di migliorare i rapporti tra i due partner commerciali potenziando le istituzioni europee nell’ambito economico, politico, culturale ed educativo. Lo studio è stato condotto analizzando campioni eterogenei di segmenti cinesi tra cui: grande pubblico, ufficiali governativi, intellettuali, uomini d’affari, operatori dei media, attivisti di ONG. In seguito, i risultati dell’indagine sono stati resi noti in occasione di una conferenza internazionale tenutasi a Londra nel febbraio scorso.
Ciò che è merso dal progetto è che i cinesi hanno una percezione delle istituzioni europee filtrata dai media nazionali, i quali danno loro una visione piuttosto superficiale delle dinamiche politiche del Vecchio Continente: pur sapendo che la UE è l’organizzazione che guida l’Europa, la popolazione asiatica non è a conoscenza delle difficoltà e le problematiche interne. Dal punto di vista sociale, invece, molti cinesi hanno alcuni pregiudizi negativi nei confronti degli europei, ritenendoli maleducati e inaffidabili, motivo per cui tendono a mantenere un atteggiamento negativo nei primi contatti con gli operatori occidentali.
Tale studio ora potrà servire per rafforzare la politica europea, ma anche le realtà economiche, culturali e formative che possano contribuire a migliorare i rapporti con la Cina. A beneficiarne sarebbero, in primis, gli investitori esteri, i quali avrebbero così meno difficoltà a stabilire contatti e relazioni basate sulla fiducia con i partner cinesi. Risulta, infatti, fondamentale nel business conoscere quali sono gli stereotipi negativi che impediscono  legami solidi tra Occidente e Oriente per gestirli poi al meglio.

lunedì 4 aprile 2011

Opportunità italiane nella Provincia dello Hunan

Si è svolta nella Provincia dello Hunan la missione italiana volta all’individuazione di opportunità di business e forme di collaborazione tra la regione e le imprese italiane: numerose le potenzialità dell’area in svariati settori.

La Provincia dello Hunan, nel sud della Cina, è una delle realtà territoriali in forte sviluppo ed espansione economica negli ultimi anni, tanto da destare l’interesse delle autorità italiane per potenziali investimenti in loco. A tale scopo, la scorsa settimana si è svolta a Changsha, la capitale dello Hunan, una missione italiana guidata dall’Ambasciatore d’Italia presso la Repubblica Popolare per individuare le collaborazioni e le future opportunità per le imprese italiane, le università e specialisti nel campo del restauro e dell’ambiente. In particolare, la regione si presenta come importante snodo di collegamento sia per il trasporto ferroviario che su gomma, quindi con forti interessi nelle infrastrutture.
Le possibili collaborazioni si manifestano nell’ambito istituzionale, economico, della cooperazione museale, culturale, turistica, tecnologica, nel settore del design e accademico. Inoltre, il comparto automobilistico gode già di una presenza di rilievo: la Fiat, infatti, è presente grazie alla joint-venture con la società cinese CAG FIAT Automobiles. Prossimamente la visita istituzionale sarà ricambiata e il presidente dello Hunan si recherà in Italia per fermarsi a Torino, Roma, Ancona e Milano.
La ricerca continua di collaborazioni estere da parte delle autorità cinesi rientra nel piano di politica estera annunciato da Pechino di costruire interessi comuni con il resto del mondo nei prossimi dieci anni. La strategia mira non solo a contribuire allo sviluppo del Paese tanto economicamente quanto socialmente attraverso accordi bilaterali e multilaterali, ma anche a chiarire il ruolo pacifico della Cina a livello mondiale.

venerdì 1 aprile 2011

Con gli investimenti nell’energia pulita la Cina supera anche gli USA

Prosegue l’impegno della Repubblica Popolare nell’energia verde, annunciato già tra gli obiettivi del Piano Quinquennale 2011-2015: ora il Paese asiatico si classifica primo sia per l’eolico che per il solare.

Gli investimenti cinesi nelle energie rinnovabili sono in continuo incremento ed entro il 2011 il governo promette che il 10% del consumo energetico nazionale dovrà provenire da fonti “verdi”. Secondo il rapporto 2010 “Who’s winning the Clean Energy Race” della Pew Charitable Trusts, la Cina sarebbe al primo posto tra i Paesi che investono maggiormente nell’energia pulita, avendo superato nella classifica mondiale Stati Uniti e Germania. Lo scorso anno, infatti, il Dragone ha messo a disposizione 54,4 miliardi di dollari (38 miliardi di euro) per il settore delle energie sostenibili. Sempre a gennaio di quest’anno, inoltre, la Cina si era aggiudicata il primato anche nella produzione di energia da fonti eoliche, secondo l’indagine della American Wind Energy Association.
Allo stesso modo, nell’ambito solare la politica locale si sta impegnando molto ed un esempio illustre è dato dalla città di Rizhao, modello d’eccellenza per ciò che riguarda lo sfruttamento dell’energia dal sole. La metropoli, di circa 3 milioni di abitanti, si trova nello Shandong, a Nord del Paese, e qui l’amministrazione si è convertita radicalmente al solare, sostenuta anche da incentivi privati e offrendo facilitazioni per le imprese. Il 99% degli edifici cittadini è dotato di pannelli fotovoltaici e solari termici per il riscaldamento; 6.000 abitazioni usano l’energia solare per cucinare così come 60.000 fattorie ne usufruiscono per la produzione rurale. Il sole, inoltre, permette il funzionamento dell’illuminazione stradale e dei semafori. Per tale iniziative, Rizhao è stata definita la “città del futuro” e risulta tra le 13 migliori città al mondo per progetti innovativi e tutela dell’ambiente. I successi ottenuti tramite il rinnovabile sono molteplici: i prezzi degli impianti fotovoltaici ora sono pari a quelli degli impianti energetici tradizionali e lo sviluppo dell’energia pulita sta attirando numerosi investitori stranieri, tra cui Daewoo, che hanno contribuito a portare danaro per la costruzione di nuove infrastrutture.
L’Italia, comunque, non si posiziona male nella classifica della Pew Charitable, piazzandosi quarta. Tuttavia, i produttori italiani non godono di una buona posizione nel settore rinnovabile, sfruttando poco le potenzialità. L’esempio cinese e le opportunità in aree come quella di Rizhao potrebbero essere lo spunto per lo sviluppo del comparto.