Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina

martedì 8 marzo 2011

La futura dirigenza cinese proviene dalle guardie rosse

Dal 2012 al governo attuale succederanno nuovi leader politici che rimarranno in carica fino al 2022: il profilo della nuova dirigenza, caratterizzata da un gruppo di ex rivoluzionari, condizionerà il futuro della Cina e del mondo intero.

Il Dragone si trova in una fase di transizione politica molto delicata: da un lato, il Paese si sta avvicinando al cambio della guardia nella dirigenza, e dall’altro, sta attraversano un clima di tensione inaugurato dalla modesta “rivoluzione dei gelsomini” delle ultime settimane.
Per quanto riguarda i nuovi leader politici, è ormai confermato che i futuri presidente e premier saranno, rispettivamente, Xi Jinping e Li Keqiang. Il primo, laureato in economia e legge, ha la fama di un uomo duro e volitivo ed è un ex capo delle guardie rosse; Keqiang, giurista, è cresciuto nella gioventù comunista e tra spiriti liberali. Il profilo dei due politici, di impronta rivoluzionaria, evidenzia già un forte cambiamento rispetto alla dirigenza attuale, invece molto più tecnico. Terzo dirigente supremo sarà Li Yuanchao, capo del dipartimento organizzazione del partito; si tratta di uno dei pochi politici cinesi che parla correttamente l’inglese, anch’egli ex militante nella gioventù comunista. Infine, altro esponente sarà Bo Xilai, forse la figura più occidentale del gruppo: agile nelle relazioni politiche e nel rapporto con la stampa ed il pubblico è un uomo schietto e attivo politicamente.
La futura dirigenza del Partito dovrà probabilmente fare i conti con una società cinese in continuo mutamento. Sebbene la maggior parte della popolazione rimanga filogovernativa, si affacciano anche in Cina i primi segnali di una rivoluzione che molto gradualmente potrà cambiare il Paese. Le ultime due domeniche di febbraio, infatti, sono state organizzate alcune manifestazioni nelle piazze di alcune città della Cina, ispirate alle sommosse del mondo arabo. L’adesione all’appello è stata a dir poco modesta, con poche centinaia di partecipanti, ma è stata sufficiente per scatenare le forze dell’ordine, che hanno attirato l’attenzione internazionale per la durezza e l’eccesso con cui hanno reagito nei confronti della popolazione. La piccola rivoluzione è forse il segnale che la Repubblica Popolare nei prossimi anni, con la stabilità economica ed il benessere diffuso, vedrà sorgere nuove esigenze da parte dei cittadini: crescenti aspettative politiche ma, soprattutto, maggiore libertà.

lunedì 7 marzo 2011

Le opportunità nel campo delle rinnovabili in Cina

La forte domanda energetica del Dragone e gli incentivi del governo facilitano gli investimenti italiani nell’energia verde in Cina.

La Repubblica Popolare Cinese rappresenta oggi il mercato più interessante per gli investimenti nelle rinnovabili. Il Paese asiatico, infatti, ha visto crescere, assieme allo sviluppo economico e alla produzione industriale, anche la domanda di energia ed elettricità. Nel 2010 il consumo elettrico nazionale è aumentato del 13,1%, quello di petrolio del 12,9%, mentre la richiesta di gas naturale è salita del 18,2% e quella di carbone del 5,3%. Sono numeri che hanno, però, anche contribuito a classificare il Paese asiatico come il maggior inquinatore mondiale.
La forte necessità energetica e l’enorme impatto ambientale hanno, quindi, incentivato negli ultimi anni una particolare sensibilità del governo cinese verso le energie pulite, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza del Dragone dai combustibili fossili. Per questo motivo, infatti, tra il 2007 e il 2010 la Cina ha investito 150 miliardi di dollari in energie verdi e nel nuovo Piano quinquennale ha espresso l’intenzione di ridurre del 17% l’energia impiegata per unità di Pil entro il 2015.
Tra i settori energetici in cui la Repubblica Popolare ha già manifestato interesse vi sono: l’idroelettrico, la principale fonte rinnovabile del Paese per cui si prevede di installare ulteriori 20 GW l’anno di capacità; l’eolico, per il quale nei prossimi 10 anni sono previsti 1.500 miliardi di dollari di spese; il solare, che entro il 2020 potrà garantire 1,9 GW di capacità installata.
In questo scenario favorevole le imprese italiane vedono buone opportunità di business: la produzione Made in Italy può contare, nel campo delle rinnovabili, su know-how e tecnologie sofisticate che si legano bene con un contesto caratterizzato da incentivi governativi, forte richiesta e disponibilità di manodopera locale, al momento ancora a costi contenuti. In questa ottica è stato organizzato dall’Osservatorio Internazionale sull’Industria e la Finanza delle Rinnovabili (Oir) un ciclo di seminari che si svolgeranno a partire dal prossimo 21 marzo a Milano, in cui verranno presentate e discusse le opportunità di business nel settore nei BRIC.

mercoledì 2 marzo 2011

Nuovo aumento dei salari minimi in Cina

Per far fronte alla recente crisi inflazionistica e alla diminuzione del consumo interno, le autorità cinesi hanno deciso di aumentare i salari minimi a partire da tre grandi città: Shanghai, Pechino e Nanchino.

Per raggiungere l’obiettivo di rafforzamento della domanda interna del Paese, esplicitata nel dodicesimo Piano Quinquennale, la Cina comincia intervenendo sugli stipendi dei lavoratori. Shanghai, Pechino e Nanchino saranno le tre città che nei prossimi mesi vedranno crescere il salario minimo mensile; la scelta di applicare la nuova misura in queste tre metropoli è dovuta al fatto che proprio qui si è registrata maggiormente la crisi inflazionistica dei mesi precedenti, con conseguenze negative sui prezzi e, quindi, sul consumo interno.
A Shanghai il salario aumenterà già dal 1 aprile prossimo e vedrà un innalzamento pari al 14% mensile, che porterà lo stipendio a 1.280 yuan (130 euro); la paga oraria crescerà, così, del 22% arrivando a 11 yuan. A Pechino, invece, l’applicazione della nuova paga si verificherà posteriormente ed i salari, attualmente pari a 800 yuan mensili (80 euro), aumenteranno del 10%; a Nanchino, invece, gli stipendi passeranno da 850 a 960 yuan.
A seguire, l’aumento dei salari minimi si estenderà progressivamente ad altre regioni, tra cui la provincia dello Zhejiang e quella del Guangdong.
Si tratta di una nuova misura, quella dell’aumento delle paghe dei lavoratori, che andrà a riguardare anche tutte le realtà produttive straniere presenti in Cina; l’aumento del costo del lavoro, infatti, sarà uno dei fattori che maggiormente incideranno sugli investimenti esteri nei prossimi anni.

martedì 1 marzo 2011

Obiettivi 2011-2015 della Cina: quali le prospettive per le imprese italiane?

La crescita del 7% e lo sviluppo sostenibile prefissati nel nuovo Piano Quinquennale della Cina delineano un nuovo Sistema Paese, in cui per le imprese italiane si aprono nuove opportunità di investimento.

Con il dodicesimo Piano Quinquennale, la Repubblica Popolare Cinese ha affermato i nuovi obiettivi economici del Paese: crescita moderata nel rispetto dell’ambiente e dell’equilibrio sociale. A fronte di questo cambiamento di vedute del gigante asiatico, anche per le imprese italiane interessate al Dragone si prospettano importanti mutamenti.
Sebbene gli Investimenti Diretti Esteri, infatti, saranno ancora favoriti dal governo centrale, molte saranno le questioni critiche da affrontare: la dura concorrenza locale in primis, ma anche i costi più elevati sia del lavoro che degli immobili, nonché i prezzi alti delle materie prime. Nonostante ciò, molti saranno gli ambiti favoriti in cui sarà possibile insediarsi: outsourcing, sistema bancario, sistema assicurativo, commercio elettronico, logistica e distribuzione saranno ancora le aree in cui le imprese italiane avranno buone opportunità di investimento.
Attualmente, nonostante i buoni rapporti commerciali tra i due Paesi, la presenza italiana in Cina è ancora ridotta: si contano circa 1.500 aziende in loco, che sono, comunque, molto competitive in quanto dispongono di una tecnologia efficiente legata principalmente al settore manifatturiero e infrastrutturale.
Con i nuovi obiettivi espressi dal Piano cinese, si prospettano nuove aree di interesse dove sarà più facile penetrare, in quanto esprimono le necessità della nuova Cina: l’industria estrattiva, la sanità (per la quale il governo ha già previsto di stanziare 125 miliardi di dollari), la trasformazione dei beni alimentari, le macchine utensili sofisticate, le tecnologie per il riciclo e gli impianti per l’eolico e le energie rinnovabili.
Le novità del futuro non riguardano solo nuovi settori, ma anche nuove aree dove localizzare impianti e stabilimenti: vista la saturazione delle aree dell’Est e delle grandi metropoli, la Cina cercherà di stimolare investimenti nelle aree interne del Paese e nelle città ancora da sviluppare in zone come la Mongolia, lo Shandong e il Guangdong.