Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Cina

venerdì 5 novembre 2010

Le imprese cinesi sono poco innovative

Gli investimenti cinesi in scienza e tecnologia sono stati scarsi negli ultimi due anni, con il risultato che le imprese hanno poca capacità innovativa. Ciò può rappresentare un’opportunità per le imprese italiane innovative interessate alla Cina.

Durante la 12ma Conferenza dell’Associazione della Scienza e Tecnologia di Fuzhou, tenutosi il 1°novembre scorso, il ministro della Scienza e Tecnologia cinese, Wan Gang, ha dichiarato che le imprese cinesi hanno ancora scarsa capacità innovativa. Nonostante nel 2009 gli investimenti in questi ambiti da parte delle finanze centrali cinesi siano stati pari a 15 miliardi di yuan, mentre quelli totali in ricerca e sviluppo tecnico-scientifico siano ammontati a 58 miliardi di yuan, la competitività dal punto di vista dell’innovazione non è ancora sufficiente.
La criticità delle imprese cinesi può essere un vantaggio però per gli operatori esteri, in quanto la necessità di innovare e di disporre di conoscenze e know-how di alto livello potrebbe favorire la stipulazione di forme di collaborazione internazionale, quali sono: accordi interaziendali, licenze, e joint venture. Quest’ultima possibilità è una delle modalità di ingresso più utilizzata dalle aziende straniere in Cina, sostenuta peraltro da numerose leggi del Paese e dall’impulso dato dall’ingresso della Cina nella WTO nel 2001. Tramite le joint venture, i soci stranieri solitamente apportano capitale ma anche tecnologia, innovazione e know-how, beneficiando di un partner cinese ben consolidato sul mercato e con una conoscenza diretta della domanda, dei canali distributivi e delle strategie di marketing più adatte.
Relativamente all’innovazione, un importante incontro per le imprese italiane interessate alla Cina si terrà il prossimo 8 novembre presso l'Auditorium della Tecnica di Confindustria. Si tratta del “Forum dell’innovazione Italia-Cina”, uno degli incontri organizzati per l’Anno Culturale Cinese in Italia, a cui presenzierà proprio il ministro Wan Gang assieme alle istituzioni italiane. Tra i temi che verranno trattati si segnalano: efficienza energetica e fonti alternative; scienze della vita; design; e-government.

giovedì 4 novembre 2010

Perché puntare sulla Cina?

Gli interventi di Napolitano e le recenti indagini della Banca Mondiale confermano che la Cina rappresenterà il futuro per molte imprese internazionali, italiane comprese.

I rapporti tra Italia e Cina sono molto stati positivi negli ultimi mesi e l’incoraggiamento a investire nel Paese asiatico è forte. Il primo fattore di spinta è dato dal successo delle esportazioni italiane: secondo il direttore dell’ICE di Pechino, Antonio Laspina, i prodotti italiani nella Repubblica Popolare Cinese non hanno risentito della crisi perché si collocano nella fascia medio-alta del mercato, rappresentata da 300 milioni di consumatori; nel primo quadrimestre del 2010 l’interscambio tra i due Paesi è salito del 34%. I settori coinvolti in questo processo di crescita sono ancora una volta quelli del tradizionale Made in Italy: macchinari, semilavorati, robotica, beni di lusso, abbigliamento, design, alimentari.
Ulteriore considerazione deriva dalle stima sull’economia: la Banca Mondiale ha corretto le previsioni di crescita della Cina per il 2010, alzando il tasso dal 9,5% al 10%, segno che la crescita è ancora in forte espansione.
Altro stimolo, anche se di connotazione negativa, è dato dal recente rapporto Doing Business della Banca Mondiale, in cui l’Italia sembra messa peggio della Cina, collocandosi al 78esimo posto in classifica (su 183 Paesi) per l’elevata complessità, in termini burocratici e di tempi, nell’avviare e gestire un’attività economica. In Italia sono necessarie, in media, 285 ore l’anno per adempiere a tutti gli obblighi connessi all’attività.
Tuttavia, non vanno dimenticati i disagi della Cina, un Paese dalle mille contraddizioni. La stessa Banca Mondiale sottolinea le difficoltà legate al settore immobiliare e ai rischi del credito. Si aggiunge, inoltre, la direzione intrapresa dalla Repubblica Popolare durante l’ultimo plenum del PCC, ovvero il rafforzamento del mercato interno, che potrà danneggiare le esportazioni estere e le delocalizzazioni straniere.
E’ da segnalare, poi, che il cambiamento relativo alla manodopera a basso costo sembra stia dando qualche prima avvisaglia: negli ultimi due anni, infatti, sono aumentate del 95% le denunce ai tribunali cinesi da parte di lavoratori sottopagati. Il che costringerà le aziende, a beneficio dei lavoratori cinesi, a rivedere le strategie di costo. Difficile credere, comunque, che un veloce cambiamento si possa avere anche per ciò che riguarda le condizioni in cui vivono gli operai delle fabbriche. E’ appena stato pubblicato, infatti, un reportage di Gizmondo USA e Wired USA in uno dei dormitori della Foxconn, a Shenzen, il quale documenta una realtà ancora poco umana.

mercoledì 3 novembre 2010

In Cina è iniziato il censimento della popolazione più grande della storia

Fino al prossimo 10 novembre i funzionari della Repubblica Popolare Cinese raccoglieranno i dati della popolazione che verranno messi a disposizione dell'Ufficio Nazionale per le Statistiche per avere un nuovo quadro del Paese.

Nell'aprile 2011 il mondo conoscerà la nuova realtà cinese. E' partito, infatti, quello che è considerato il censimento più grande della storia: nei prossimi dieci giorni la popolazione della Cina di 31 province, 330 città, 2.800 contee, 4.000 township e 680.000 villaggi verrà conteggiata per la sesta volta nella storia del Paese. L'ultimo censimento risale al 2000, quando il numero di cinesi risultò risalire a un miliardo e 295 mila persone.
Tuttavia, quest'anno il conteggio utilizzerà un metodo differente: i cittadini verranno registrati in base al luogo in cui vivono realmente, senza tenere in considerazione il certificato di residenza. Ciò significa che gli immigrati interni saranno considerati residenti urbani. L'obiettivo del censimento è quello di conoscere il reale ammontare della popolazione cinese e comprendere la situazione delle migrazioni tra campagna e città, che riguarderebbe 211 milioni di persone. Secondo i calcoli degli esperti, oggi il 45% dei cinesi vive nelle metropoli. Inoltre, si vuole indagare qual è la percentuale di anziani e di giovani, in modo da regolare le politiche sociali del Paese.
Saranno molte le difficoltà che i funzionari incontreranno durante la loro "missione": gli immigrati privi di residenza, le famiglie che hanno violato la legge del figlio unico e i proprietari delle case disabitate potrebbero non collaborare in modo adeguato. La campagna pubblicitaria a favore del censimento è stata ingente in questi ultimi giorni e si sono anche alleggerite le sanzioni previste per chi dichiarasse di aver infranto le leggi.
I dati statistici che verranno ottenuti saranno naturalmente di fondamentale importanza anche in campo economico. Gli operatori internazionali, infatti, avranno bisogni di informazioni riguardanti l'entità della popolazione, l'età media ed i fenomeni sociali per comprendere meglio le potenzialità del mercato cinese, le necessità e le tendenze dei consumatori.

martedì 2 novembre 2010

Shanghai: si è conclusa l’Expo dei record

Domenica 31 ottobre si è conclusa l’Esposizione Universale di Shanghai, dopo 184 giorni di manifestazione.

L’Expo di Shanghai è stato un evento che ha battuto ogni record, in primis quello dell’afflusso di visitatori: ne erano attesi 70 milioni e se ne sono registrati 73,08. Il picco più alto è stato comunque nell’ultimo mese, con 1,032 milioni di ingressi il giorno 16 ottobre. Comunque sia, il 97% dei visitatori è stato di nazionalità cinese, il che ridimensiona il carattere internazionale dell’esposizione su cui le autorità cinesi hanno insistito anche in occasione della sontuosa cerimonia di chiusura.
Su di un’area di 5,28 chilometri quadrati sono stati ospitati 190 Paesi e 50 organizzazioni internazionali in un centinaio di padiglioni e sono stati organizzati 20.000 eventi culturali. Non solo: si stima che l’Expo avrà comunque ripercussioni positive sull’economia cinese per i prossimi 3-5 anni e che il ritorno economico totale potrà aggirarsi intorno ai 12 milioni di dollari. La città di Shanghai intanto ne ha beneficiato in infrastrutture e sviluppo notevoli.
I numeri relativi ai costi sostenuti sono un po’ meno precisi a causa della stampa cinese poco favorevole a fornire dati di questo tipo; si calcola, comunque, che la città di Shanghai abbia investito 45 miliardi di dollari per l’organizzazione.
Il padiglione italiano è stato sicuramente uno dei più ammirati dell’Expo, con 7 milioni di visitatori; ha ospitato 150 eventi di business, 58 eventi culturali per 45 mila persone ed ha coinvolto oltre 1.500 aziende e associazioni di categoria. Come ha sottolineato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la sua visita all’Esposizione Universale, il padiglione tricolore ha avuto un ruolo fondamentale nella promozione della qualità italiana in Cina, rafforzando i rapporti tra i due Paesi. Eppure, nonostante i numerosi apprezzamenti e nonostante la Cina abbia chiesto all’Italia di lasciare in eredità gli allestimenti per il Museo dell’Expo, non è stato conferito al nostro Paese nessuno dei 9 premi assegnati ai migliori padiglioni. La sfida italiana, tra l’altro, inizia soltanto ora: con la chiusura di Shanghai si passa il testimone a Milano per l’Expo 2015. Le aspettative sono inferiori rispetto all’evento cinese, ma si vuole puntare soprattutto sulla qualità della manifestazione.
Comunque vada, resta il fatto che quella di Shanghai è stata la prima Esposizione Universale in un mercato in via di sviluppo ed i risultati, almeno nei numeri, sono stati eccellenti.