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venerdì 18 marzo 2011

In Cina più tutela di marchi e proprietà intellettuale stranieri

Negli ultimi anni la Cina sta dimostrando una minor tolleranza nei confronti di fenomeni quali la contraffazione e la concorrenza sleale a danno delle imprese straniere; la recente vittoria giudiziaria di Ariston sembra confermarlo.

Nella Repubblica Popolare Cinese si sta assistendo ad un’evoluzione giudiziaria riguardante il rafforzamento della tutela di marchi e proprietà intellettuale, anche stranieri. Il 31 marzo prossimo, infatti, si concluderà un’importante campagna promossa dal governo cinese il cui lo scopo era diffondere l’importanza della tutela di proprietà intellettuale e dimostrare l’impegno delle autorità cinesi in questo ambito dinnanzi alla comunità internazionale. Difatti, tra le principali difficoltà riscontrate dagli investitori esteri in Cina si rilevano la contraffazione di marchi e la concorrenza sleale, tuttora fenomeno molto diffuso. I tribunali locali, inoltre, hanno sempre manifestato un certo favoritismo nei confronti di soggetti locali, compromettendo le attività straniere. Ora, però, sembra che le cose siano migliorate, grazie anche a nuove interpretazioni di leggi emanate in materia; negli ultimi anni, la Corte del Popolo di Shanghai e le autorità dei grandi centri urbani hanno dimostrato di risolvere le controversie con professionalità ed imparzialità, garantendo la certezza della giustizia agli operatori esteri.
Un esempio di recente rilievo per il nostro Paese è la vittoria giudiziaria di Ariston: un competitor cinese del gruppo tricolore, infatti, aveva utilizzato per anni il nome “Arisitun”, commerciando prodotti quasi uguali all’impresa italiana. M&B Marchi e Brevetti srl e Ariston Thermo China Co. Ltd, quindi, hanno deciso di citare in giudizio la concorrente ottenendo dal tribunale di Shanghai la condanna di Foshan Shunde Arizhu Electric Appliance Co.Ltd per contraffazione del marchio, concorrenza sleale e uso di ragione sociale simile al marchio italiano. L’azienda cinese è stata condannata a risarcire 300.000 yuan, a cancellare il proprio sito web e a pubblicare l’ammissione dell’atto di contraffazione e concorrenza sleale. Si tratta di una vittoria doppiamente significativa, in quanto rappresenta il primo caso per aziende produttrici di beni di riscaldamento e comfort; infatti, rimangono ancora i prodotti di beni ad alta tecnologia i più tutelati e con una protezione estesa del marchio.
Nonostante il clima di cambiamento, comunque, si consiglia sempre di tutelarsi sin dall’inizio delle proprie attività nel Paese asiatico, registrando i propri marchi e i titoli di proprietà industriale, anche stipulando contratti previsti dall’ordinamento cinese.

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